Testo dell'articoloVigente
In sintesi
- Aliquota del 3% sull’importo condannato per sentenze e decreti ingiuntivi di condanna al pagamento di somme.
- Imposta fissa (200 euro) per tutti gli altri provvedimenti giudiziari non di condanna pecuniaria.
- Obbligo solidale: l’imposta è dovuta in solido da entrambe le parti del giudizio.
- Chi anticipa il pagamento è di norma chi ha interesse a far valere il provvedimento, cioè il creditore vincitore.
- Registrazione obbligatoria per rendere l’atto opponibile e avviare l’esecuzione forzata.
Come funziona l'imposta di registro sugli atti giudiziari
Quando un giudice emette un decreto ingiuntivo o una sentenza che condanna qualcuno a pagare una somma di denaro, quell’atto deve essere registrato presso l’Agenzia delle Entrate. La registrazione — cioè il deposito ufficiale dell’atto — è il passaggio che rende il provvedimento pienamente valido e consente di avviare il recupero forzato del credito.
Sull’atto registrato si paga l’imposta di registro. Per i provvedimenti che condannano al pagamento di somme, l’imposta è proporzionale: il 3% dell’importo indicato nel decreto o nella sentenza. Se invece il provvedimento non ha contenuto pecuniario — per esempio un decreto che ordina un fare o un non fare — si applica l’imposta fissa, pari a 200 euro.
L’imposta è dovuta in solido da tutte le parti del giudizio: creditore e debitore sono entrambi responsabili verso l’Erario. Nella pratica, però, è quasi sempre il creditore — la parte che ha vinto la causa e vuole far valere il provvedimento — a occuparsi della registrazione e ad anticipare l’imposta. In seguito, se lo desidera, può rivalersi sul debitore per la quota di sua spettanza.
| Tipo di provvedimento | Imposta applicabile |
|---|---|
| Sentenza o decreto ingiuntivo di condanna al pagamento di somme | Proporzionale 3% sull'importo |
| Altri provvedimenti giudiziari (contenuto non pecuniario) | Fissa 200 euro |
| Base imponibile (condanna pecuniaria) | Importo della somma oggetto di condanna |
Esempio pratico
-
Tizio ottiene un decreto ingiuntivo che condanna Caio a pagargli 15.000 euro per una fornitura non saldata. Per registrare il decreto, Tizio deve versare l’imposta di registro al 3% su 15.000 euro: 450 euro. Anticipati da Tizio al momento della registrazione, questi 450 euro possono poi essere recuperati — insieme al credito principale — nell’azione esecutiva contro Caio.
Documenti necessari
- Originale o copia autentica del decreto ingiuntivo o della sentenza
- Documento di identità del richiedente la registrazione
- Modello F24 per il versamento dell’imposta di registro
- Eventuale nota di registrazione (per atti da presentare in ufficio)
Caso 1 — Decreto ingiuntivo per un credito commerciale
Scenario. Tizio è un artigiano che ha eseguito lavori di ristrutturazione per 8.000 euro. Il committente non ha pagato. Tizio ottiene un decreto ingiuntivo di condanna.
Come si applica. Il decreto ingiuntivo condanna il committente a pagare una somma determinata: si applica l’aliquota proporzionale del 3%. L’imposta è 3% × 8.000 = 240 euro. Tizio, quale creditore con interesse a far valere il provvedimento, anticipa i 240 euro al momento della registrazione. L’imposta è però dovuta in solido: se Tizio non pagasse, l’Agenzia delle Entrate potrebbe chiedere i 240 euro anche al debitore.
In pratica
- Calcola il 3% sulla somma indicata nel decreto: è l’imposta da versare con F24.
- Registra prima di procedere all’esecuzione: senza registrazione il titolo non è efficace.
- Conserva la ricevuta di registrazione: ti servirà davanti all’ufficiale giudiziario.
Caso 2 — Sentenza di condanna per risarcimento danni
Scenario. Caio ha subito danni a causa di un sinistro stradale. Dopo un lungo processo, la sentenza condanna il responsabile a pagargli 22.000 euro a titolo di risarcimento.
Come si applica. La sentenza ha contenuto pecuniario (condanna al pagamento di una somma): si applica il 3% su 22.000 euro, pari a 660 euro. Caio, che vuole procedere all’esecuzione, anticipa il pagamento. Se il convenuto avesse invece ricevuto una sentenza che lo obbligava solo a rimuovere un’opera abusiva (senza condanna pecuniaria), l’imposta sarebbe stata fissa a 200 euro.
In pratica
- Distingui il dispositivo: solo la condanna al pagamento di somme attira il 3%; le altre condanne restano a 200 euro fissi.
- Se la sentenza condanna a somme diverse (es. capitale + rivalutazione), verifica l’importo complessivo su cui si calcola il 3%.
- Il vincitore anticipa, ma può aggiungere l’imposta di registro alle spese da recuperare dal soccombente.
Quando rivolgersi a un professionista
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Fonti e approfondimenti
Domande frequenti
Chi deve pagare l'imposta di registro sul decreto ingiuntivo?
L’imposta è dovuta in solido da entrambe le parti. Nella pratica la anticipa il creditore, cioè chi ha ottenuto il provvedimento e vuole usarlo per recuperare il credito.
Quanto si paga di registro su un decreto ingiuntivo da 10.000 euro?
Il 3% di 10.000 euro: 300 euro. L’aliquota del 3% si applica all’intero importo oggetto di condanna.
Cosa succede se il provvedimento non riguarda una somma di denaro?
Se il provvedimento non condanna al pagamento di somme (ad esempio ordina un fare o un non fare), si applica l’imposta fissa di 200 euro invece del 3% proporzionale.
Posso recuperare dal debitore l'imposta di registro che ho anticipato?
Sì. L’imposta è dovuta in solido, quindi il creditore che ha anticipato il pagamento può rivalersi sul debitore per la quota di sua competenza, anche inserendola tra le spese dell’azione esecutiva.
Entro quanto tempo va registrato un decreto ingiuntivo o una sentenza?
Il termine ordinario per la registrazione degli atti giudiziari è di 20 giorni. La registrazione avviene in via telematica tramite i servizi dell’Agenzia delle Entrate.
Il 3% si calcola solo sul capitale o anche sugli interessi?
Il 3% si applica all’importo complessivo oggetto di condanna, come indicato nel provvedimento. Se il dispositivo specifica capitale e interessi separatamente, occorre verificare la formulazione concreta del titolo.
Domande frequenti
Chi deve pagare l'imposta di registro sul decreto ingiuntivo?
L'imposta è dovuta in solido da entrambe le parti. Nella pratica la anticipa il creditore, cioè chi ha ottenuto il provvedimento e vuole usarlo per recuperare il credito.
Quanto si paga di registro su un decreto ingiuntivo da 10.000 euro?
Il 3% di 10.000 euro: 300 euro. L'aliquota del 3% si applica all'intero importo oggetto di condanna.
Cosa succede se il provvedimento non riguarda una somma di denaro?
Se il provvedimento non condanna al pagamento di somme (ad esempio ordina un fare o un non fare), si applica l'imposta fissa di 200 euro invece del 3% proporzionale.
Posso recuperare dal debitore l'imposta di registro che ho anticipato?
Sì. L'imposta è dovuta in solido, quindi il creditore che ha anticipato il pagamento può rivalersi sul debitore per la quota di sua competenza, anche inserendola tra le spese dell'azione esecutiva.
Entro quanto tempo va registrato un decreto ingiuntivo o una sentenza?
Il termine ordinario per la registrazione degli atti giudiziari è di 20 giorni. La registrazione avviene in via telematica tramite i servizi dell'Agenzia delle Entrate.
Il 3% si calcola solo sul capitale o anche sugli interessi?
Il 3% si applica all'importo complessivo oggetto di condanna, come indicato nel provvedimento. Se il dispositivo specifica capitale e interessi separatamente, occorre verificare la formulazione concreta del titolo.
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