Autore: Andrea Marton

  • Articolo 26 Codice di Procedura Civile: Foro dell’esecuzione forzata

    Articolo 26 Codice di Procedura Civile: Foro dell’esecuzione forzata

    Art. 26 c.p.c. – Foro dell’esecuzione forzata

    In vigore dal 21 aprile 1942 (R.D. 1443/1940)

    Per l’esecuzione forzata su cose mobili o immobili è competente il giudice del luogo in cui le cose si trovano. Se le cose immobili soggette all’esecuzione non sono interamente comprese nella circoscrizione di un solo tribunale, si applica l’art. 21.

    Per l’esecuzione forzata su autoveicoli, motoveicoli e rimorchi è competente il giudice del luogo in cui il debitore ha la residenza, il domicilio, la dimora o la sede. [1]

    Per l’esecuzione forzata degli obblighi di fare e di non fare è competente il giudice del luogo dove l’obbligo deve essere adempiuto.

    [1] Comma così sostituito dall’art. 19, comma 1a, D.L. 12 settembre 2014, n. 132, convertito con modificazioni dalla L. 10 novembre 2014, n. 162.

  • Articolo 816-ter Codice di Procedura Civile: Istruzione probatoria

    Articolo 816-ter Codice di Procedura Civile: Istruzione probatoria

    Art. 816-ter c.p.c. – Istruzione probatoria

    In vigore dal 21 aprile 1942 (R.D. 1443/1940)

    L’istruttoria o singoli atti di istruzione possono essere delegati dagli arbitri ad uno di essi.

    Gli arbitri possono assumere direttamente presso di sé la testimonianza, ovvero deliberare di assumere

    la deposizione del testimone, ove questi vi consenta, nella sua abitazione o nel suo ufficio. Possono

    altresì deliberare di assumere la deposizione richiedendo al testimone di fornire per iscritto risposte a

    quesiti nel termine che essi stessi stabiliscono.

    Se un testimone rifiuta di comparire davanti agli arbitri, questi, quando lo ritengono opportuno

    secondo le circostanze, possono richiedere al Presidente del Tribunale della sede dell’arbitrato, che ne

    ordini la comparizione davanti a loro.

    Nell’ipotesi prevista dal precedente comma il termine per la pronuncia del lodo è sospeso dalla data

    dell’ordinanza alla data dell’udienza fissata per l’assunzione della testimonianza.

    Gli arbitri possono farsi assistere da uno o più consulenti tecnici. Possono essere nominati consulenti

    tecnici sia persone fisiche, sia enti.

    Gli arbitri possono chiedere alla pubblica amministrazione le informazioni scritte relative ad atti e

    documenti dell’amministrazione stessa, che è necessario acquisire al giudizio.

  • Articolo 26-bis Codice di Procedura Civile: Foro dell’espropriazione forzata di crediti

    Articolo 26-bis Codice di Procedura Civile: Foro dell’espropriazione forzata di crediti

    Art. 26-bis c.p.c. – Foro dell’espropriazione forzata di crediti

    In vigore dal 21 aprile 1942 (R.D. 1443/1940)

    Quando il debitore è una delle pubbliche amministrazioni indicate dall’articolo 413, quinto comma, per l’espropriazione forzata di crediti è competente, salvo quanto disposto dalle leggi speciali, il giudice del luogo dove il terzo debitore ha la residenza, il domicilio, la dimora o la sede.

    Fuori dei casi di cui al primo comma, per l’espropriazione forzata di crediti è competente il giudice del luogo in cui il debitore ha la residenza, il domicilio, la dimora o la sede.

    Articolo introdotto dall’art. 19, comma 1b, D.L. 12 settembre 2014, n. 132 convertito con modificazioni dalla L. 10 novembre 2014, n. 162.

  • Articolo 816-bis Codice di Procedura Civile: Svolgimento del procedimento

    Articolo 816-bis Codice di Procedura Civile: Svolgimento del procedimento

    Art. 816-bis c.p.c. – Svolgimento del procedimento

    In vigore dal 21 aprile 1942 (R.D. 1443/1940)

    Le parti possono stabilire nella convenzione d’arbitrato, o con atto scritto separato, purché anteriore

    all’inizio del giudizio arbitrale, le norme che gli arbitri debbono osservare nel procedimento e la lingua

    dell’arbitrato. In mancanza di tali norme gli arbitri hanno facoltà di regolare lo svolgimento del

    giudizio e determinare la lingua dell’arbitrato nel modo che ritengono più opportuno. Essi debbono in

    ogni caso attuare il principio del contraddittorio, concedendo alle parti ragionevoli ed equivalenti

    possibilità di difesa.

    Le parti possono stare in arbitrato per mezzo di difensori. In mancanza di espressa limitazione, la

    procura al difensore si estende a qualsiasi atto processuale, ivi compresa la rinuncia agli atti e la

    determinazione o proroga del termine per la pronuncia del lodo. In ogni caso, il difensore può essere

    destinatario della comunicazione della notificazione del lodo e della notificazione della sua

    impugnazione

    Le parti o gli altri arbitri possono autorizzare il presidente del collegio arbitrale a deliberare le

    ordinanze circa lo svolgimento del procedimento.

    Su tutte le questioni che si presentano nel corso del procedimento gli arbitri, se non ritengono di

    provvedere con lodo non definitivo, provvedono con ordinanza revocabile non soggetta a deposito.

  • Articolo 816 Codice di Procedura Civile: Svolgimento del procedimento

    Articolo 816 Codice di Procedura Civile: Svolgimento del procedimento

    Art. 816 c.p.c. – Svolgimento del procedimento

    In vigore dal 21 aprile 1942 (R.D. 1443/1940)

    Le parti determinano la sede dell’arbitrato nel territorio della Repubblica; altrimenti provvedono gli arbitri nella loro prima riunione.

    Le parti possono stabilire nel compromesso, nella clausola compromissoria o con atto scritto separato, purché anteriore all’inizio del giudizio arbitrale, le norme che gli arbitri debbono osservare nel procedimento.

    In mancanza di tali norme gli arbitri hanno facoltà di regolare lo svolgimento del giudizio nel modo che ritengono più opportuno.

    Essi debbono in ogni caso assegnare alle parti i termini per presentare documenti e memorie, e per esporre le loro repliche.

    Gli atti di istruzione possono essere delegati dagli arbitri ad uno di essi.

    Su tutte le questioni che si presentano nel corso del procedimento gli arbitri provvedono con ordinanza non soggetta a deposito e revocabile tranne che nel caso previsto nell’articolo 819.

    Articolo così sostituito dall’art. 8, Legge 5 gennaio 1994, n. 25.

  • Articolo 815 Codice di Procedura Civile: Ricusazione degli arbitri

    Articolo 815 Codice di Procedura Civile: Ricusazione degli arbitri

    Art. 815 c.p.c. – Ricusazione degli arbitri

    In vigore dal 21 aprile 1942 (R.D. 1443/1940)

    Un arbitro può essere ricusato:

    se non ha le qualifiche espressamente convenute dalle parti;

    se egli stesso, o un ente, associazione o società di cui sia amministratore, ha interesse nella causa;

    se egli stesso o il coniuge è parente fino al quarto grado o è convivente o commensale abituale di una

    delle parti, di un rappresentante legale di una delle parti, o di alcuno dei difensori;

    se egli stesso o il coniuge ha causa pendente o grave inimicizia con una delle parti, con un suo

    rappresentante legale, o con alcuno dei suoi difensori;

    se è legato ad una delle parti, a una società da questa controllata, al soggetto che la controlla, o a

    società sottoposta a comune controllo, da un rapporto di lavoro subordinato o da un rapporto

    continuativo di consulenza o di prestazione d’opera retribuita, ovvero da altri rapporti di natura

    patrimoniale o associativa che ne compromettono l’indipendenza; inoltre, se è tutore o curatore di una

    delle parti;

    se ha prestato consulenza, assistenza o difesa ad una delle parti in una precedente fase della vicenda

    o vi ha deposto come testimone.

    Una parte non può ricusare l’arbitro che essa ha nominato o contribuito a nominare se non per motivi

    conosciuti dopo la nomina.

    La ricusazione è proposta mediante ricorso al presidente del tribunale indicato nell’articolo 810, secondo

    comma, entro il termine perentorio di dieci giorni dalla notificazione della nomina o dalla sopravvenuta

    conoscenza della causa di ricusazione. Il presidente pronuncia con ordinanza non impugnabile, sentito

    l’arbitro ricusato e le parti e assunte, quando occorre, sommarie informazioni.

    Con ordinanza il presidente provvede sulle spese. Nel caso di manifesta inammissibilità o manifesta

    infondatezza dell’istanza di ricusazione condanna la parte che l’ha proposta al pagamento, in favore

    dell’altra parte, di una somma equitativamente determinata non superiore al triplo del massimo del

    compenso spettante all’arbitro singolo in base alla tariffa forense.

    La proposizione dell’istanza di ricusazione non sospende il procedimento arbitrale, salvo diversa

    determinazione degli arbitri. Tuttavia, se l’istanza è accolta, l’attività compiuta dall’arbitro ricusato o

    con il suo concorso è inefficace.

  • Articolo 29 Codice di Procedura Civile: Forma ed effetti dell’accordo delle parti

    Articolo 29 Codice di Procedura Civile: Forma ed effetti dell’accordo delle parti

    Art. 29 c.p.c. – Forma ed effetti dell’accordo delle parti

    In vigore dal 21 aprile 1942 (R.D. 1443/1940)

    L’accordo delle parti per la deroga della competenza territoriale deve riferirsi ad uno o più affari determinati e risultare da atto scritto.

    L’accordo non attribuisce al giudice designato competenza esclusiva quando ciò non è espressamente stabilito.

  • Articolo 30 Codice di Procedura Civile: Foro del domicilio eletto

    Articolo 30 Codice di Procedura Civile: Foro del domicilio eletto

    Art. 30 c.p.c. – Foro del domicilio eletto

    In vigore dal 21 aprile 1942 (R.D. 1443/1940)

    Chi ha eletto domicilio a norma dell’art. 47 del codice civile può essere convenuto davanti al giudice del domicilio stesso.

  • Articolo 814 Codice di Procedura Civile: Diritti degli arbitri

    Articolo 814 Codice di Procedura Civile: Diritti degli arbitri

    Art. 814 c.p.c. – Diritti degli arbitri

    In vigore dal 21 aprile 1942 (R.D. 1443/1940)

    Gli arbitri hanno diritto al rimborso delle spese e all’onorario per l’opera prestata, se non vi hanno

    rinunciato al momento dell’accettazione o con atto scritto successivo.

    Le parti sono tenute solidalmente al pagamento, salvo rivalsa tra loro.

    Quando gli arbitri provvedono direttamente alla liquidazione delle spese e dell’onorario, tale liquidazione

    non è vincolante per le parti se esse non l’accettano.

    In tal caso l’ammontare delle spese e dell’onorario è determinato con ordinanza dal presidente del tribunale

    indicato nell’articolo 810, secondo comma, su ricorso degli arbitri e sentite le parti.

    L’ordinanza è titolo esecutivo contro le parti ed è soggetta a reclamo a norma dell’articolo 825, quarto

    comma. Si applica l’articolo 830, quarto comma.

  • Articolo 813-ter Codice di Procedura Civile: Responsabilità degli arbitri

    Articolo 813-ter Codice di Procedura Civile: Responsabilità degli arbitri

    Art. 813-ter c.p.c. – Responsabilità degli arbitri

    In vigore dal 21 aprile 1942 (R.D. 1443/1940)

    Risponde dei danni cagionati alle parti l’arbitro che:

    con dolo o colpa grave ha omesso o ritardato atti dovuti ed è stato perciò dichiarato decaduto,

    ovvero ha rinunciato all’incarico senza giustificato motivo;

    con dolo o colpa grave ha omesso o impedito la pronuncia del lodo entro il termine fissato a norma

    degli articoli 820 o 826.

    Fuori dai precedenti casi, gli arbitri rispondono esclusivamente per dolo o colpa grave entro i limiti

    previsti dall’articolo 2 della legge 13 aprile 1988, n. 117, commi secondo e terzo.

    L’azione di responsabilità può essere proposta in pendenza del giudizio arbitrale soltanto nel caso

    previsto dal primo comma, n. 1)

    Se è stato pronunciato il lodo, l’azione di responsabilità può essere proposta soltanto dopo

    l’accoglimento dell’impugnazione con sentenza passata in giudicato e per i motivi per cui

    l’impugnazione è stata accolta.

    Se la responsabilità non dipende da dolo dell’arbitro, la misura del risarcimento non può superare una

    somma pari al triplo del compenso convenuto o, in mancanza di determinazione convenzionale, pari al

    triplo del compenso previsto dalla tariffa applicabile.

    Nei casi di responsabilità dell’arbitro il corrispettivo e il rimborso delle spese non gli sono dovuti o, nel

    caso di nullità parziale del lodo, sono soggetti a riduzione.

    Ciascun arbitro risponde solo del fatto proprio.