Autore: Andrea Marton

  • Corte cost. n. 153/2007 – Riesame cautelare reale e fumus delicti

    Leggi la decisione integrale
    Testo integrale ufficiale della pronuncia (Consulta OnLine) e PDF dal sito della Corte.

    📄 Leggi il testo integrale →PDF dal sito della Corte costituzionale

    La Corte ha dichiarato manifestamente inammissibile la questione sollevata dal Tribunale di Parma sull’art. 324 c.p.p. in tema di poteri del giudice del riesame dei sequestri preventivi. Il rimettente chiedeva in realtà alla Corte di reinterpretare un principio di diritto già vincolante per lui come giudice del rinvio, senza verificare se quella regula iuris consentisse già la verifica in concreto del fumus.

    Di cosa si tratta

    Il Tribunale di Parma, giudice del rinvio dopo una sentenza rescindente della Cassazione, dubitava che l’art. 324 c.p.p. — così come interpretato dalla Corte di cassazione — consentisse un controllo effettivo di legalità sul sequestro preventivo. La Cassazione aveva stabilito che il riesame deve limitarsi alla verifica dell’astratta configurabilità del reato, senza entrare nel merito concreto dell’accusa.

    La questione di legittimità costituzionale

    Il Tribunale di Parma ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell’art. 324 c.p.p. in riferimento all’art. 111, secondo comma, Cost., nella parte in cui, secondo l’interpretazione vincolante della Cassazione, limita i poteri del tribunale del riesame in caso di impugnazione di un decreto di sequestro preventivo alla sola verifica astratta della configurabilità del reato, senza possibilità di verificare nel caso concreto il fumus delicti.

    La decisione della Corte

    Ordinanza di manifesta inammissibilità. La questione si risolveva in una richiesta impropria di reinterpretazione del principio di diritto enunciato dalla Cassazione. Il rimettente non aveva verificato se quel principio precludesse davvero la verifica concreta del fumus: in realtà il principio stesso ammette la rilevabilità ictu oculi del difetto di elemento soggettivo, e quindi non impedisce un controllo in concreto entro i limiti propri del riesame cautelare reale.

    Il principio

    Il giudice del rinvio che ritiene incostituzionale un principio di diritto vincolante deve prima verificare l’effettiva portata di quel principio e se sia possibile un’interpretazione conforme a Costituzione; solo se ciò è impossibile può rimettere la questione alla Corte. Riproporre la questione come richiesta di reinterpretazione del principio vincolante rende il ricorso inammissibile.

    Domande e risposte

    Quali poteri ha il tribunale del riesame sui sequestri preventivi?

    Può verificare il fumus commissi delicti (apparenza del reato) e il periculum in mora (rischio che la libera disponibilità della cosa aggravi o prolunghi le conseguenze del reato). Non può entrare nel merito concreto della fondatezza dell’accusa né anticipare la decisione sul merito dell’imputazione.

    Cosa significa «principio di diritto vincolante» per il giudice del rinvio?

    Quando la Cassazione annulla con rinvio, il giudice del rinvio è vincolato al principio di diritto enunciato (art. 627, comma 3, c.p.p.). Non può discostarsene; se ritiene quel principio incostituzionale deve sollevare questione davanti alla Corte costituzionale, dopo aver verificato l’impossibilità di un’interpretazione adeguatrice.

    Il fumus delicti richiede la prova concreta del reato?

    No. Richiede solo un’apparenza di commissione del reato: un controllo più leggero rispetto alla gravità indiziaria richiesta per le misure cautelari personali. Il giudice del riesame può però rilevare ictu oculi il difetto di elemento soggettivo quando sia manifesto.

    Norme collegate

  • Corte cost. n. 152/2007 – Insindacabilità senatore e critica politica locale

    Leggi la decisione integrale
    Testo integrale ufficiale della pronuncia (Consulta OnLine) e PDF dal sito della Corte.

    📄 Leggi il testo integrale →PDF dal sito della Corte costituzionale

    La Corte ha accolto il conflitto di attribuzione sollevato dal Tribunale di Isernia contro il Senato, che aveva dichiarato insindacabili le dichiarazioni del senatore D’Ambrosio alla televisione locale sui presunti favori concessi alla Neuromed. Non vi era alcun atto parlamentare specifico cui riferire quelle dichiarazioni: il mandato politico generico non basta a creare il nesso funzionale.

    Di cosa si tratta

    Un senatore aveva rilasciato interviste a un’emittente locale del Molise denunciando presunti illeciti contabili nella gestione di fondi regionali destinati alla Neuromed s.r.l. La società lo aveva convenuto in giudizio per risarcimento danni. Il Senato aveva ritenuto le dichiarazioni insindacabili ex art. 68 Cost. Il Tribunale civile di Isernia ha sollevato conflitto.

    La questione di legittimità costituzionale

    Conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato. Il Tribunale di Isernia ha impugnato la deliberazione del Senato del 26 novembre 2003 (Doc. IV-quater, n. 19) che aveva qualificato come insindacabili ai sensi dell’art. 68, primo comma, Cost. le dichiarazioni televisive rese dal senatore Alfredo D’Ambrosio sulla gestione di fondi regionali a favore della Neuromed s.r.l.

    La decisione della Corte

    La Corte ha dichiarato che non spettava al Senato deliberare l’insindacabilità e ha annullato la delibera. Non esisteva alcun atto parlamentare tipico cui riferire le dichiarazioni extra moenia del senatore; la sola appartenenza al Parlamento e il generico esercizio del mandato politico non sono sufficienti a fondare la prerogativa dell’insindacabilità.

    Il principio

    La garanzia dell’art. 68, primo comma, Cost. non copre tutte le opinioni espresse dal parlamentare nello svolgimento della sua attività politica, ma solo quelle legate da nesso funzionale con una concreta e specifica attività svolta nella qualità di membro delle Camere. Non è sufficiente che le dichiarazioni riguardino argomenti di pubblico interesse o siano connesse alla più ampia attività politica del parlamentare.

    Domande e risposte

    Una denuncia politica generica è coperta dall’insindacabilità parlamentare?

    No. La Corte ha ribadito che occorre un’attività parlamentare specifica e tipica cui le dichiarazioni esterne si ricolleghino. Il semplice fatto di svolgere attività politica, anche se su temi di interesse pubblico, non crea il nesso funzionale richiesto.

    Quale ruolo ha la legge n. 140 del 2003 sull’art. 68 Cost.?

    La difesa del Senato aveva invocato l’art. 3 di quella legge per sostenere che la critica politica è di per sé insindacabile. La Corte ha respinto questa lettura: la norma non può espandere la garanzia costituzionale oltre i confini tracciati dall’art. 68 Cost. e dalla giurisprudenza costituzionale.

    Il danno a un’azienda privata è tutelabile anche se chi lo ha causato è un parlamentare?

    Sì, quando manca il nesso funzionale con l’attività parlamentare. In quel caso la valutazione sulla diffamatorietà delle dichiarazioni spetta al giudice comune, nel caso di specie al Tribunale civile di Isernia.

    Norme collegate

  • Corte cost. n. 151/2007 – Insindacabilità parlamentare e nesso funzionale

    Leggi la decisione integrale
    Testo integrale ufficiale della pronuncia (Consulta OnLine) e PDF dal sito della Corte.

    📄 Leggi il testo integrale →PDF dal sito della Corte costituzionale

    La Corte ha accolto il conflitto di attribuzione sollevato dal GIP del Tribunale di Milano contro la delibera del Senato che aveva dichiarato insindacabili le dichiarazioni del senatore Raffaele Jannuzzi. Mancava il nesso funzionale con atti parlamentari: gli articoli pubblicati su «Panorama» non erano divulgativi di alcuna attività parlamentare. Spettava quindi alla magistratura giudicare.

    Di cosa si tratta

    Un senatore aveva scritto articoli su un settimanale nazionale accusando magistrati palermitani di aver condotto il processo Andreotti per finalità politiche. Il Senato aveva dichiarato le sue opinioni insindacabili ai sensi dell’art. 68, primo comma, della Costituzione. Il GIP di Milano ha contestato questa delibera, chiedendo alla Corte di stabilire se spettasse davvero al Senato quella valutazione.

    La questione di legittimità costituzionale

    Conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato. Il GIP del Tribunale di Milano ha impugnato la deliberazione del Senato del 23 luglio 2003 (Doc. IV-quater, n. 14) che aveva riconosciuto l’insindacabilità delle opinioni espresse dal senatore Jannuzzi in due articoli pubblicati su «Panorama» nei confronti di magistrati della Procura di Palermo, in asserita violazione dell’art. 68, primo comma, Cost.

    La decisione della Corte

    La Corte ha dichiarato che non spettava al Senato deliberare l’insindacabilità delle opinioni in questione e ha annullato la delibera. Le affermazioni contenute negli articoli non presentavano alcuna corrispondenza sostanziale con atti parlamentari tipici del senatore: mancava sia il legame temporale sia la sostanziale identità di contenuto tra dichiarazioni esterne e attività parlamentare.

    Il principio

    La prerogativa dell’insindacabilità ex art. 68, primo comma, Cost. copre solo le opinioni legate da nesso funzionale con le attività svolte nella qualità di membro del Parlamento. Non basta il generico contesto politico: occorre una sostanziale identità di contenuto tra l’opinione espressa fuori sede e un atto parlamentare specifico, nonché un collegamento temporale con una funzione divulgativa.

    Domande e risposte

    Cosa significa «nesso funzionale» per l’insindacabilità parlamentare?

    È il collegamento tra un’opinione espressa fuori del Parlamento e un atto tipico compiuto nell’esercizio delle funzioni parlamentari. Senza questo collegamento, la dichiarazione del parlamentare è soggetta al sindacato del giudice comune come quella di qualsiasi cittadino.

    Chi giudica se esiste il nesso funzionale?

    La Camera di appartenenza delibera dapprima sull’applicabilità dell’art. 68 Cost. Se il giudice ritiene insussistente il nesso, può sollevare conflitto di attribuzione davanti alla Corte costituzionale, che si pronuncia in via definitiva.

    Un articolo di giornale scritto da un parlamentare è sempre insindacabile?

    No. Lo è soltanto se il contenuto dell’articolo è sostanzialmente identico a opinioni già espresse in sede parlamentare e si configura come divulgazione esterna di quell’attività. Altrimenti si tratta di un’espressione protetta solo dai limiti generali della libertà di manifestazione del pensiero.

    Norme collegate

  • Corte cost. n. 180/2007 – Condono edilizio 2003 e diritto di difesa: manifesta infondatezza

    Leggi la decisione integrale
    Testo integrale ufficiale della pronuncia (Consulta OnLine) e PDF dal sito della Corte.

    📄 Leggi il testo integrale →PDF dal sito della Corte costituzionale

    La Corte dichiara manifestamente infondate le questioni di legittimità sull’art. 62, comma 1, lettera a), della legge finanziaria 2003 (condono edilizio), sollevate dalla Commissione tributaria provinciale di Benevento in riferimento agli artt. 24 e 97 della Costituzione.

    Di cosa si tratta

    La Commissione tributaria provinciale di Benevento aveva dubitato della legittimità della norma che, nell’ambito del condono edilizio del 2003 (l. n. 289/2002), sospendeva i giudizi tributari pendenti in attesa della definizione del procedimento di condono. Due ordinanze di rimessione erano state riunite dalla Corte.

    La questione di legittimità costituzionale

    La Commissione tributaria provinciale di Benevento ha sollevato — in due ordinanze riunite — questione di legittimità costituzionale dell’art. 62, comma 1, lettera a), della l. n. 289/2002 (legge finanziaria 2003), in riferimento agli artt. 24 e 97 della Costituzione, per la sospensione dei giudizi tributari pendenti disposta dalla norma in pendenza di condono.

    La decisione della Corte

    La Corte dichiara manifestamente infondati i dubbi di costituzionalità. La sospensione dei giudizi tributari in pendenza di condono è strumentale al buon andamento dell’amministrazione (art. 97 Cost.) e non lede il diritto di difesa (art. 24 Cost.), trattandosi di una sospensione temporanea giustificata da ragioni di coordinamento procedurale.

    Il principio

    La sospensione temporanea di un giudizio pendente, disposta dalla legge in attesa della definizione di un procedimento amministrativo alternativo (come il condono), non viola il diritto di difesa né il principio di buon andamento dell’amministrazione, purché la sospensione sia limitata nel tempo e giustificata da esigenze di coordinamento.

    Domande e risposte

    Che cos’è il condono edilizio del 2003?

    Il condono edilizio previsto dall’art. 32 della l. n. 326/2003 (inserito nel d.l. n. 269/2003) consentiva la regolarizzazione di abusi edilizi realizzati entro il 31 marzo 2003, previo pagamento di un’oblazione e degli oneri concessori.

    Perché la sospensione del giudizio non viola l’art. 24 Cost.?

    Il diritto di azione garantito dall’art. 24 Cost. non è assoluto: può essere temporaneamente compresso quando sussistono ragioni di coordinamento procedimentale adeguate. La sospensione non impedisce definitivamente il ricorso al giudice, ma lo rinvia in attesa della definizione del condono.

    Cosa succede se il condono non viene perfezionato?

    Se il procedimento di condono non si conclude (ad esempio per mancato pagamento dell’oblazione), la sospensione cessa e il giudizio tributario riprende il suo corso normale.

    Norme collegate

  • Corte cost. n. 179/2007 – Controllo Corte dei conti su enti locali e autonomia del Friuli

    Leggi la decisione integrale
    Testo integrale ufficiale della pronuncia (Consulta OnLine) e PDF dal sito della Corte.

    📄 Leggi il testo integrale →PDF dal sito della Corte costituzionale

    La Corte dichiara non fondate le questioni sollevate dalla Regione Friuli-Venezia Giulia sui commi 166-169 della legge finanziaria 2006: le norme che rafforzano il controllo della Corte dei conti sulla gestione finanziaria degli enti locali non ledono l’autonomia finanziaria regionale garantita dallo statuto speciale del Friuli.

    Di cosa si tratta

    La Regione Friuli-Venezia Giulia aveva impugnato i commi 166-169 dell’art. 1 della legge finanziaria 2006 (l. n. 266/2005), che obbligano gli organi di revisione degli enti locali a trasmettere alla sezione regionale di controllo della Corte dei conti una relazione sul bilancio di previsione e sul rendiconto, attribuendo alla Corte dei conti il potere di definire i criteri per tali relazioni e di vigilare sul rispetto degli obiettivi del patto di stabilità interno.

    La questione di legittimità costituzionale

    La Regione Friuli-Venezia Giulia ha censurato i commi da 166 a 169 dell’art. 1 della l. n. 266/2005, in riferimento all’art. 60 dello statuto speciale della Regione Friuli-Venezia Giulia (l. cost. n. 1/1963), che garantisce specifiche competenze finanziarie alla Regione e ai propri enti locali.

    La decisione della Corte

    La Corte dichiara non fondate tutte le questioni. I commi impugnati non incidono sull’autonomia finanziaria degli enti locali del Friuli, ma si limitano a rafforzare i meccanismi di controllo — affidati alla Corte dei conti — sul rispetto degli equilibri di bilancio e del patto di stabilità interno. Tali controlli costituiscono espressione del coordinamento della finanza pubblica, legittimamente esercitato dallo Stato.

    Il principio

    Il legislatore statale può potenziare le funzioni di controllo della Corte dei conti sulla gestione finanziaria degli enti locali, inclusi quelli delle Regioni a statuto speciale, quando ciò è funzionale al coordinamento della finanza pubblica e non incide sulla sfera di autonomia garantita dallo statuto speciale.

    Domande e risposte

    Che ruolo ha la Corte dei conti nel controllo sugli enti locali?

    La Corte dei conti esercita un controllo sulla sana gestione finanziaria degli enti locali, verificando il rispetto degli equilibri di bilancio e degli obiettivi del patto di stabilità interno. Le sezioni regionali di controllo sono gli organi periferici deputati a questo compito.

    Che cosa è il patto di stabilità interno?

    Il patto di stabilità interno è lo strumento con cui lo Stato coinvolge gli enti territoriali nel rispetto degli obiettivi di finanza pubblica concordati in sede europea. Fissa vincoli alla spesa e all’indebitamento degli enti locali.

    Perché la Regione Friuli invocava lo statuto speciale?

    Lo statuto speciale della Regione Friuli-Venezia Giulia, adottato con legge costituzionale, garantisce specifiche competenze e risorse finanziarie alla Regione e ai propri enti locali. Tali previsioni speciali possono derogare alla disciplina ordinaria, ma non alle norme statali di coordinamento della finanza pubblica.

    Norme collegate

  • Corte cost. n. 178/2007 – Istituto oncologico veneto e IRCCS: rinnovo direttore scientifico

    Leggi la decisione integrale
    Testo integrale ufficiale della pronuncia (Consulta OnLine) e PDF dal sito della Corte.

    📄 Leggi il testo integrale →PDF dal sito della Corte costituzionale

    La Corte dichiara incostituzionale l’art. 3, comma 6, della legge della Regione Veneto n. 26/2005 nella parte in cui vieta il rinnovo dell’incarico di direttore scientifico per più di una volta: tale limite contrasta con i principi fondamentali statali in materia di IRCCS. Sono invece rigettate le altre questioni sui poteri nomina e revoca.

    Di cosa si tratta

    Il Presidente del Consiglio dei ministri aveva impugnato l’art. 3 della legge della Regione Veneto 22 dicembre 2005, n. 26, istitutiva dell’Istituto oncologico veneto (IRCCS — Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico). I commi contestati riguardavano la nomina dei componenti del consiglio di indirizzo da parte del Consiglio regionale, la limitazione dei rinnovi del direttore scientifico, e le modalità di revoca del direttore generale.

    La questione di legittimità costituzionale

    Il Presidente del Consiglio dei ministri ha impugnato l’art. 3, commi 3, 6 e 7, della legge della Regione Veneto n. 26/2005, in riferimento all’art. 117, terzo comma, Cost. e al principio di leale collaborazione (artt. 117, 118, primo comma, e 120 Cost.), per contrasto con i principi fondamentali in materia di IRCCS contenuti nel d.lgs. n. 288/2003.

    La decisione della Corte

    La Corte dichiara incostituzionale il comma 6 nella parte in cui esclude più di un rinnovo dell’incarico di direttore scientifico: il d.lgs. n. 288/2003 prevede il limite di un solo rinnovo, ma non vieta ulteriori rinnovi, e la norma regionale è più restrittiva del principio fondamentale statale. Dichiara invece non fondate le questioni sui commi 3 e 7 e dichiara estinto il giudizio sui commi 4 e 5 per rinuncia accettata.

    Il principio

    Le Regioni non possono adottare in materia di competenza concorrente (organizzazione degli IRCCS) norme che si discostino dai principi fondamentali statali, né in senso più permissivo né in senso più restrittivo, quando ciò alteri l’equilibrio che il legislatore statale ha raggiunto nella disciplina della materia.

    Domande e risposte

    Che cosa sono gli IRCCS?

    Gli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (IRCCS) sono ospedali di eccellenza riconosciuti dal Ministero della salute per la ricerca biomedica e la cura di specifiche patologie. Possono avere natura pubblica o privata.

    Perché la Regione non può imporre un limite più restrittivo di quello statale?

    In materia di competenza concorrente, le Regioni possono disciplinare la materia nel rispetto dei principi fondamentali statali. Se lo Stato ha fissato un determinato equilibrio (ad esempio il limite di un solo rinnovo), una norma regionale che lo alteri — anche in modo apparentemente più severo — viola il riparto costituzionale delle competenze.

    Chi nomina il direttore scientifico di un IRCCS?

    Secondo la normativa statale di principio (d.lgs. n. 288/2003), il direttore scientifico degli IRCCS non trasformati in fondazioni è nominato con decreto del Ministro della salute, sentita la Regione. L’autonomia regionale nella designazione degli organi dell’ente è quindi limitata.

    Norme collegate

  • Corte cost. n. 177/2007 – Disciplina transitoria giochi e restituzione atti

    Leggi la decisione integrale
    Testo integrale ufficiale della pronuncia (Consulta OnLine) e PDF dal sito della Corte.

    📄 Leggi il testo integrale →PDF dal sito della Corte costituzionale

    La Corte restituisce gli atti al Tribunale di Bergamo, sezione distaccata di Treviglio, che aveva sollevato questione sull’art. 1, comma 547, della legge finanziaria 2006 (norma transitoria sulla responsabilità penale per violazioni relative agli apparecchi da gioco). Nel frattempo è intervenuta una modifica normativa rilevante.

    Di cosa si tratta

    La legge finanziaria 2006 aveva depenalizzato la condotta di chi distribuisce o consente l’uso di apparecchi da gioco non conformi alle prescrizioni di legge (art. 110 T.U.L.P.S.). Il comma 547 stabiliva però una norma transitoria: per le violazioni commesse prima dell’entrata in vigore della legge continuava ad applicarsi la disciplina penale previgente, in deroga al principio di retroattività della lex mitior. Il rimettente contestava questa disposizione in riferimento all’art. 3 Cost.

    La questione di legittimità costituzionale

    Il Tribunale di Bergamo ha sollevato questione di legittimità dell’art. 1, comma 547, della l. n. 266/2005 (legge finanziaria 2006), in riferimento all’art. 3 della Costituzione, per violazione del principio di uguaglianza: la norma transitoria determinava una disparità di trattamento in ragione di circostanze occasionali (la data del processo) non predeterminate dalla legge.

    La decisione della Corte

    La Corte ordina la restituzione degli atti al giudice rimettente. Dopo l’ordinanza di rimessione è intervenuta una modifica normativa del comma 547 o della norma ad esso correlata, che impone al giudice a quo di rivalutare rilevanza e fondatezza della questione alla luce del nuovo testo.

    Il principio

    Lo ius superveniens (modifica normativa intervenuta dopo la rimessione della questione) comporta la restituzione degli atti al giudice rimettente, che deve rivalutare se la questione di legittimità mantenga rilevanza nel giudizio principale e se i dubbi di incostituzionalità persistano nel nuovo contesto normativo.

    Domande e risposte

    Che cos’è il principio di retroattività della lex mitior in materia penale?

    In base all’art. 2, secondo e terzo comma, del codice penale, se la legge successiva è più favorevole all’imputato, si applica la norma più mite, anche se il fatto è stato commesso sotto la vigenza di una legge più severa. La depenalizzazione di un reato è la forma più radicale di lex mitior.

    Perché il legislatore ha potuto prevedere una norma transitoria che deroga alla lex mitior?

    La questione è controversa e costituisce il cuore del dubbio di incostituzionalità sollevato. In linea generale, la giurisprudenza costituzionale ha ammesso deroghe alla retroattività della lex mitior se sorrette da una ragione giustificatrice adeguata.

    Quali apparecchi erano interessati dalla depenalizzazione del 2006?

    La l. n. 266/2005 aveva trasformato in illecito amministrativo la condotta di chi distribuisce o mette a disposizione del pubblico apparecchi da gioco (slot machine, ecc.) non rispondenti alle caratteristiche e prescrizioni di legge previste dal T.U.L.P.S.

    Norme collegate

  • Corte cost. n. 176/2007 – Patente di categoria B e guida di motociclo: inammissibilità

    Leggi la decisione integrale
    Testo integrale ufficiale della pronuncia (Consulta OnLine) e PDF dal sito della Corte.

    📄 Leggi il testo integrale →PDF dal sito della Corte costituzionale

    La Corte dichiara manifestamente inammissibile la questione di legittimità degli artt. 116, commi 13 e 18, del Codice della strada (sanzione per chi guida con patente di categoria diversa da quella richiesta), sollevata dalla Corte di cassazione in riferimento all’art. 76 Cost., per difetto di motivazione sulla non manifesta infondatezza.

    Di cosa si tratta

    La Corte di cassazione aveva dubitato che l’art. 116, commi 13 e 18, del Codice della strada — nella parte in cui sanzionano chi guida un motociclo (che richiede la patente A) pur essendo titolare della sola patente B — fosse stato adottato in eccesso di delega rispetto alla legge n. 205/1999. Il caso concreto riguardava un cittadino sanzionato per aver guidato un motociclo da 19,5 kW con la sola patente B.

    La questione di legittimità costituzionale

    La Corte di cassazione ha sollevato questione di legittimità costituzionale dei commi 13 e 18 dell’art. 116 del d.lgs. n. 285/1992 (Codice della strada), come sostituiti dall’art. 19 del d.lgs. n. 507/1999, in riferimento all’art. 76 della Costituzione, deducendo che tali norme avessero ecceduto i criteri della delega.

    La decisione della Corte

    La Corte dichiara la manifesta inammissibilità della questione. L’ordinanza di rimessione non motiva in modo adeguato la non manifesta infondatezza del dubbio di costituzionalità: la Corte di cassazione non ha argomentato perché le norme censurate eccedessero i criteri della delega legislativa, limitandosi ad affermarlo apoditticamente.

    Il principio

    L’ordinanza di rimessione deve contenere una motivazione non apparente sulla non manifesta infondatezza della questione di legittimità. Non è sufficiente enunciare il vizio costituzionale in modo apodittico: il giudice rimettente deve indicare le ragioni per cui la norma censurata contrasta con il parametro costituzionale invocato.

    Domande e risposte

    Che differenza c’è tra patente di categoria A e patente di categoria B?

    La patente di categoria A abilita alla guida di motocicli, mentre la categoria B abilita alla guida di autovetture e veicoli leggeri. Chi possiede la sola patente B non può guidare motocicli superiori a determinate soglie di cilindrata e potenza.

    Cos’è la «depenalizzazione» prevista dal d.lgs. n. 507/1999?

    Il d.lgs. n. 507/1999, in attuazione della l. n. 205/1999, ha trasformato in illeciti amministrativi (sanzionati con sanzione pecuniaria) numerosi reati minori, tra cui alcune violazioni del Codice della strada precedentemente punite come reati.

    Se la questione fosse stata ammissibile, la norma avrebbe potuto essere incostituzionale?

    Non è possibile prevederlo sulla base di questa sola ordinanza. La Corte non si è pronunciata nel merito, quindi la questione resta aperta.

    Norme collegate

  • Corte cost. n. 150/2007 – TAR sospensione legge regionale caccia Emilia-Romagna

    Leggi la decisione integrale
    Testo integrale ufficiale della pronuncia (Consulta OnLine) e PDF dal sito della Corte.

    📄 Leggi il testo integrale →PDF dal sito della Corte costituzionale

    La Corte costituzionale ha dichiarato inammissibile il conflitto di attribuzione promosso dalla Regione Emilia-Romagna nei confronti dello Stato in relazione al decreto presidenziale del TAR Lazio n. 4932/2006, che aveva sospeso in via cautelare una legge regionale sul calendario venatorio. Il decreto presidenziale di un TAR non è un atto imputabile allo Stato nel senso richiesto per il conflitto di attribuzione tra enti.

    Di cosa si tratta

    La Regione Emilia-Romagna aveva approvato una legge (l.r. n. 10/2006) e una delibera di giunta (n. 658/2006) per definire il calendario venatorio regionale per le stagioni 2006-2009, autorizzando le Province ad anticipare l’esercizio venatorio a settembre per alcune specie. Un’associazione ambientalista (LAV) aveva impugnato questi atti davanti al TAR Lazio, che con decreto presidenziale aveva concesso la sospensiva. La Regione aveva quindi sollevato conflitto di attribuzione sostenendo che il TAR avesse sospeso una legge regionale.

    La questione di legittimità costituzionale

    La Regione Emilia-Romagna ha promosso conflitto di attribuzione nei confronti dello Stato in riferimento agli artt. 117, 134 e 136 della Costituzione, sostenendo che il decreto presidenziale del TAR Lazio avesse illegittimamente sospeso l’efficacia di una legge regionale, attributo di competenza riservato alla Corte costituzionale.

    La decisione della Corte

    La Corte ha dichiarato inammissibile il conflitto. Il decreto presidenziale del TAR Lazio non è un atto imputabile allo Stato nel senso richiesto per il conflitto di attribuzione tra enti ai sensi degli artt. 134 Cost. e 39 della l. n. 87 del 1953: è un atto di un organo giurisdizionale che, in quanto tale, non può essere ricondotto al “potere dello Stato” controparte in un conflitto tra enti.

    Il principio

    Il conflitto di attribuzione tra enti presuppone che l’atto contestato sia imputabile a un potere dello Stato in senso costituzionale; i provvedimenti cautelari adottati da un giudice amministrativo nell’esercizio della funzione giurisdizionale non sono imputabili allo Stato come “potere” e non possono essere oggetto di conflitto tra enti Stato-Regione.

    Domande e risposte

    Può un TAR sospendere una legge regionale?

    No, in via generale. Solo la Corte costituzionale può dichiarare l’incostituzionalità di una legge regionale. Il TAR può però sospendere in via cautelare atti amministrativi, e la questione nel caso concreto era se il decreto presidenziale avesse sospeso la legge regionale o solo la delibera di giunta.

    Perché il conflitto è stato dichiarato inammissibile?

    Perché il decreto presidenziale del TAR è un atto giurisdizionale e non un atto imputabile allo Stato come soggetto del conflitto di attribuzione tra enti. Il conflitto tra enti presuppone atti di un “potere politico” statale, non di un organo giurisdizionale.

    La Regione aveva altri rimedi?

    Sì: poteva proporre reclamo cautelare davanti al Consiglio di Stato, che è il rimedio ordinario avverso i decreti presidenziali dei TAR in materia cautelare.

    Norme collegate

  • Corte cost. n. 175/2007 – Estinzione del giudizio su legge regionale Sardegna (volontariato)

    Leggi la decisione integrale
    Testo integrale ufficiale della pronuncia (Consulta OnLine) e PDF dal sito della Corte.

    📄 Leggi il testo integrale →PDF dal sito della Corte costituzionale

    La Corte dichiara estinto il processo nel giudizio di legittimità costituzionale dell’art. 45, comma 4, della legge della Regione Sardegna n. 23/2005 (organizzazione centri di servizio per il volontariato), a seguito di rinuncia al ricorso da parte del Governo e di accettazione da parte della Regione.

    Di cosa si tratta

    Il Presidente del Consiglio dei ministri aveva impugnato l’art. 45, comma 4, della legge della Regione Sardegna 23 dicembre 2005, n. 23, nella parte in cui prevedeva la suddivisione su base provinciale dei finanziamenti del fondo speciale per il volontariato e l’istituzione di centri di servizi provinciali e distrettuali. Il ricorso sosteneva che la norma regionale invadesse la competenza statale in materia di ordinamento civile (art. 117, secondo comma, lett. l, Cost.).

    La questione di legittimità costituzionale

    Il Presidente del Consiglio dei ministri ha impugnato l’art. 45, comma 4, della legge della Regione Sardegna n. 23/2005, in riferimento agli artt. 117, secondo comma, lettera l), e 118, terzo comma, della Costituzione, sostenendo che la norma regionale interferisse con la libertà organizzativa del Comitato di gestione del fondo per il volontariato, ente privato.

    La decisione della Corte

    La Corte dichiara estinto il processo. Il Presidente del Consiglio dei ministri aveva rinunciato al ricorso durante il procedimento, e la Regione Sardegna aveva formalmente accettato tale rinuncia. In applicazione dell’art. 25 delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale, il giudizio si estingue.

    Il principio

    Il giudizio di legittimità costituzionale in via principale si estingue quando la parte ricorrente (nella specie, il Governo) rinuncia al ricorso e la parte resistente (la Regione) accetta formalmente tale rinuncia, ai sensi dell’art. 25 delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.

    Domande e risposte

    La Regione poteva non accettare la rinuncia?

    Sì. Se la Regione non avesse accettato la rinuncia al ricorso, il processo sarebbe proseguito e la Corte avrebbe dovuto decidere nel merito. L’estinzione richiede la rinuncia di chi ha proposto il ricorso e l’accettazione della controparte.

    Cosa prevede l’art. 45 c.4 della legge Sardegna n. 23/2005 che era stato impugnato?

    La norma prevedeva che il Comitato di gestione del fondo speciale per il volontariato (costituito ai sensi dell’art. 15 della l. n. 266/1991) provvedesse alla suddivisione dei finanziamenti su base provinciale, istituendo centri di servizi per il volontariato provinciali e distrettuali a partire dal 2006.

    Con l’estinzione, la norma regionale impugnata è definitivamente salva?

    Sì, nel senso che questa specifica impugnazione non ha prodotto alcuna decisione di merito. Tuttavia, la norma potrebbe essere impugnata in futuro se ne ricorressero i presupposti.

    Norme collegate

  • Corte cost. n. 174/2007 – Improcedibilità del conflitto regionale per insindacabilità del Presidente

    Leggi la decisione integrale
    Testo integrale ufficiale della pronuncia (Consulta OnLine) e PDF dal sito della Corte.

    📄 Leggi il testo integrale →PDF dal sito della Corte costituzionale

    La Corte dichiara improcedibile il conflitto di attribuzione proposto dalla Regione Veneto nei confronti dello Stato in relazione agli atti giudiziari avviati contro il Presidente Galan. L’improcedibilità deriva dal fatto che il conflitto è stato proposto prima che la Corte stessa ne ammettesse la proponibilità con un’ordinanza apposita.

    Di cosa si tratta

    La Regione Veneto aveva proposto conflitto di attribuzione in relazione alla richiesta di rinvio a giudizio e al decreto di fissazione dell’udienza preliminare emessi a carico del Presidente della Regione Giancarlo Galan per dichiarazioni rese alla stampa in risposta a un esponente sindacale nel contesto della manifestazione del giorno successivo all’attentato dell’11 settembre 2001. La Regione invocava l’insindacabilità ex art. 122, quarto comma, Cost.

    La questione di legittimità costituzionale

    La Regione Veneto ha proposto conflitto di attribuzione nei confronti dello Stato per violazione degli artt. 121, 122, quarto comma, e 123 della Costituzione, in relazione agli atti del procedimento penale avviato contro il Presidente regionale Galan.

    La decisione della Corte

    La Corte dichiara il conflitto improcedibile. La Regione Veneto non aveva attendito la preventiva delibera di ammissibilità da parte della Corte — prevista dalle norme integrative per i giudizi costituzionali — prima di notificare il ricorso e depositare il conflitto. Il mancato rispetto di questa fase preliminare determina l’improcedibilità.

    Il principio

    Il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato richiede che la Corte costituzionale ne ammetta previamente la proponibilità con ordinanza, prima che il ricorso possa essere notificato e il conflitto proseguire. Il mancato rispetto di tale procedura preliminare determina l’improcedibilità del conflitto.

    Domande e risposte

    Qual è la differenza tra inammissibilità e improcedibilità?

    L’inammissibilità riguarda vizi del ricorso o condizioni dell’azione (ad esempio un atto che non lede le attribuzioni). L’improcedibilità riguarda il mancato rispetto di requisiti procedurali: nel caso del conflitto di attribuzione, occorre prima ottenere l’ammissibilità dalla Corte, poi notificare il ricorso.

    I Presidenti di Regione godono di insindacabilità per le dichiarazioni alla stampa?

    In linea di principio, sì: l’art. 122, quarto comma, Cost. estende la tutela ai componenti del Consiglio regionale, ivi compreso il Presidente della Regione nella sua veste consiliare. Il nesso funzionale è tuttavia indispensabile.

    Cosa avrebbe dovuto fare la Regione per proporre correttamente il conflitto?

    Avrebbe dovuto depositare il ricorso presso la Cancelleria della Corte e attendere l’ordinanza con cui la Corte ne dichiara l’ammissibilità. Solo dopo tale ordinanza è possibile notificare il conflitto al soggetto resistente.

    Norme collegate

  • Corte cost. n. 173/2007 – Insindacabilità consiglieri regionali e inammissibilità

    Leggi la decisione integrale
    Testo integrale ufficiale della pronuncia (Consulta OnLine) e PDF dal sito della Corte.

    📄 Leggi il testo integrale →PDF dal sito della Corte costituzionale

    La Corte dichiara inammissibile il conflitto di attribuzione proposto dalla Regione Veneto nei confronti dello Stato in relazione a un’ordinanza del Tribunale di Roma: l’atto impugnato (fissazione udienza di trattazione) è un atto dovuto del giudice che non lede in sé alcuna prerogativa regionale.

    Di cosa si tratta

    La Regione Veneto aveva proposto conflitto di attribuzione dopo che il Tribunale di Roma aveva fissato l’udienza di trattazione in una causa per risarcimento danni promossa nei confronti del consigliere regionale Gianfranco Bettin per alcune dichiarazioni rilasciate alla stampa. La Regione sosteneva che quelle dichiarazioni fossero coperte dall’insindacabilità garantita ai consiglieri regionali dall’art. 122, quarto comma, Cost.

    La questione di legittimità costituzionale

    La Regione Veneto ha proposto conflitto di attribuzione nei confronti dello Stato per violazione degli artt. 122, quarto comma, 121 e 123 della Costituzione, in relazione all’ordinanza con cui il giudice istruttore del Tribunale di Roma aveva fissato l’udienza di trattazione nel giudizio civile promosso dal dott. Corrado Clini contro il consigliere regionale Bettin.

    La decisione della Corte

    La Corte dichiara inammissibile il conflitto. Il provvedimento impugnato — la fissazione dell’udienza di trattazione — era un atto processuale dovuto (art. 180 c.p.c.), privo di qualsivoglia valutazione nel merito delle eccezioni di insindacabilità. Non integrava quindi un atto di esercizio del potere giurisdizionale in grado di ledere le attribuzioni costituzionali della Regione.

    Il principio

    Il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato è ammissibile solo quando l’atto impugnato esprima l’esercizio di un potere del soggetto ricorrente e possa concretamente ledere le attribuzioni costituzionalmente garantite. Un atto processuale meramente preparatorio (fissazione dell’udienza) non può essere fonte di un conflitto di attribuzione.

    Domande e risposte

    L’insindacabilità dei consiglieri regionali è analoga a quella dei parlamentari?

    Sì, ma con differenze. L’art. 122, quarto comma, Cost. garantisce ai consiglieri regionali l’insindacabilità per le opinioni espresse e i voti dati nell’esercizio delle loro funzioni, in modo analogo all’art. 68 per i parlamentari. Anche qui è necessario il nesso funzionale con l’attività consiliare.

    Che cos’è l’udienza di trattazione?

    L’udienza di trattazione è la prima udienza nel processo civile in cui vengono discusse le questioni processuali e di merito, vengono precisate le eccezioni, si definisce il thema decidendum. La sua fissazione da parte del giudice è un atto dovuto che non pregiudica alcun diritto delle parti.

    Qual è la differenza tra conflitto di attribuzione «da menomazione» e «vindicatio potestatis»?

    Nel conflitto da menomazione, un potere sostiene che l’atto di un altro potere abbia ridotto la propria sfera di attribuzioni. Nella vindicatio potestatis, un potere rivendica la propria competenza su un atto che non è stato ancora adottato dall’altro. Nel caso di specie è stato proposto un conflitto da menomazione.

    Norme collegate