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Ultimo aggiornamento: 23 Maggio 2026
Fonte: Normattiva.it · Gazzetta Ufficiale
Indice
  1. Testo dell'articolo
  2. Commento
  3. Massime giurisprudenziali
  4. Pronunce Corte Costituzionale
  5. Prassi e linee guida
  6. Domande frequenti
  7. Vedi anche
In sintesi
  • L'articolo 143 TUIR (ex art. 108 ante riforma 2003) apre il Capo III del Titolo II dedicato alla disciplina degli enti non commerciali di cui all'art. 73 c. 1 lett. c) TUIR (enti residenti in Italia che non hanno per oggetto esclusivo o principale l'esercizio di attività commerciali).
  • Il reddito complessivo degli enti non commerciali è formato da: redditi fondiari, redditi di capitale, redditi di impresa, redditi diversi, ovunque prodotti e quale ne sia la destinazione, ad esclusione dei redditi esenti dall'imposta e di quelli soggetti a ritenuta alla fonte a titolo di imposta o ad imposta sostitutiva.
  • Per gli enti non commerciali non si considerano attività commerciali le prestazioni di servizi non rientranti nell'art. 2195 c.c. rese in conformità alle finalità istituzionali dell'ente, senza specifica organizzazione e verso pagamento di corrispettivi che non eccedono i costi di diretta imputazione. La disposizione esonera dalla qualificazione di "attività commerciale" prestazioni occasionali e a corrispettivo solo sostanzialmente compensativo dei costi sostenuti.
  • Il reddito complessivo è determinato secondo le disposizioni dell'art. 8 TUIR (somma algebrica delle singole categorie reddituali). Le perdite derivanti dall'esercizio di attività commerciali e quelle derivanti dalla partecipazione in società in nome collettivo e in accomandita semplice sono computabili in diminuzione dei relativi redditi.
  • Il comma 3 esclude dalla formazione del reddito una serie di entrate "neutre" tipiche del Terzo Settore: (a) fondi da raccolte pubbliche occasionali in concomitanza di celebrazioni, ricorrenze, campagne di sensibilizzazione, anche con offerta di beni di modico valore o servizi; (b) contributi corrisposti da Amministrazioni pubbliche per lo svolgimento convenzionato o in regime di accreditamento ex art. 8 c. 7 D.Lgs. 502/1992 e succ. mod.
  • La disposizione costituisce il fondamento normativo della tassazione degli enti non commerciali: associazioni, fondazioni, ONLUS storiche, enti del Terzo Settore (con coordinamento del D.Lgs. 117/2017 - CTS), enti ecclesiastici civilmente riconosciuti, comitati. Il commercialista deve coordinare l'art. 143 con la specifica disciplina settoriale (CTS, ASD/SSD, ONLUS) per la corretta qualificazione fiscale dell'ente assistito.

Testo dell'articoloVigente

Informazione giuridica di carattere generale — Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.

Art. 143 TUIR – Reddito complessivo (ex art. 108)

In vigore dal 01/01/2004

Modificato da: Decreto legislativo del 12/12/2003 n. 344 Articolo 1

“1. Il reddito complessivo degli enti non commerciali di cui alla lettera c) del comma 1 dell’articolo 73 e’ formato dai redditi fondiari, di capitale, di impresa e diversi, ovunque prodotti e quale ne sia la destinazione, ad esclusione di quelli esenti dall’imposta e di quelli soggetti a ritenuta alla fonte a titolo di imposta o ad imposta sostitutiva. Per i medesimi enti non si considerano attivita’ commerciali le prestazioni di servizi non rientranti nell’articolo 2195 del codice civile rese in conformita’ alle finalita’ istituzionali dell’ente senza specifica organizzazione e verso pagamento di corrispettivi che non eccedono i costi di diretta imputazione.
2. Il reddito complessivo e’ determinato secondo le disposizioni dell’articolo 8.
3. Non concorrono in ogni caso alla formazione del reddito degli enti non commerciali di cui alla lettera c) del comma 1 dell’articolo 73:
a) i fondi pervenuti ai predetti enti a seguito di raccolte pubbliche effettuate occasionalmente, anche mediante offerte di beni di modico valore o di servizi ai sovventori, in concomitanza di celebrazioni, ricorrenze o campagne di sensibilizzazione;
b) i contributi corrisposti da Amministrazioni pubbliche ai predetti enti per lo svolgimento convenzionato o in regime di accreditamento di cui all’articolo 8, comma 7, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, come sostituito dall’articolo 9, comma 1, lettera g), del decreto legislativo 7 dicembre 1993, n. 517, di attivita’ aventi finalita’ sociali esercitate in conformita’ ai fini istituzionali degli enti stessi.”

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⚖ Aggiornato dalla Legge di Bilancio 2026
Questo articolo è interessato da 8 commi della Legge 30 dicembre 2025, n. 199.

Commento

L'articolo 143 TUIR: la base della tassazione degli enti non commerciali

L'articolo 143 del TUIR, introdotto dalla riforma IRES (D.Lgs. 344/2003) come riformulazione del previgente art. 108, apre il Capo III del Titolo II dedicato alla disciplina fiscale degli enti non commerciali. La norma è di importanza fondamentale per il commercialista che assiste enti del Terzo Settore, associazioni, fondazioni, ONLUS, enti ecclesiastici e ogni altro ente residente che non abbia per oggetto esclusivo o principale l'esercizio di attività commerciali (art. 73 c. 1 lett. c TUIR).

La disciplina degli enti non commerciali rappresenta uno snodo del sistema tributario italiano: bilancia la tutela del Terzo Settore (associazionismo, volontariato, attività di pubblica utilità) con la necessità di evitare elusioni mediante schermi formalmente "non commerciali" che mascherino attività di natura imprenditoriale. L'art. 143 e le norme correlate (artt. 144-150 TUIR) costituiscono l'architettura di questo bilanciamento, integrate negli ultimi anni dalle normative settoriali del Codice del Terzo Settore (D.Lgs. 117/2017) e della disciplina ASD/SSD (L. 398/1991, D.Lgs. 36/2021).

La definizione di reddito complessivo: comma 1, primo periodo

Il comma 1, primo periodo dell'art. 143 stabilisce che il reddito complessivo degli enti non commerciali è formato da:

(1) redditi fondiari (terreni e fabbricati posseduti, art. 25 e ss. TUIR);

(2) redditi di capitale (interessi, dividendi, proventi finanziari, art. 44 e ss. TUIR);

(3) redditi di impresa (eventualmente prodotti dall'ente nello svolgimento di attività commerciali, anche secondarie rispetto alle finalità istituzionali, art. 55 e ss. TUIR);

(4) redditi diversi (plusvalenze immobiliari, redditi occasionali, art. 67 e ss. TUIR).

I redditi sono considerati "ovunque prodotti e quale ne sia la destinazione": l'inclusione nel reddito complessivo prescinde dal luogo di produzione (Italia o estero, salvo regimi convenzionali) e dalla destinazione dei redditi stessi (utilizzo per finalità istituzionali, accantonamento a riserve, distribuzione ai membri).

La regola conferma il principio di tassazione mondiale degli enti residenti in Italia: il "world-wide income principle" si applica anche agli enti non commerciali, salvo specifiche esenzioni e detassazioni stabilite dalla disciplina settoriale.

Le esclusioni dal reddito complessivo

Il c. 1 esclude dal reddito complessivo:

(a) i redditi esenti dall'imposta: tipicamente derivanti da specifiche disposizioni di legge (es. interessi su titoli di Stato esenti, redditi di fonte estera in regime convenzionale, etc.);

(b) i redditi soggetti a ritenuta alla fonte a titolo di imposta (ritenuta "definitiva" che esaurisce l'obbligo tributario, es. ritenuta sui dividendi non qualificati, su proventi di fondi comuni, etc.);

(c) i redditi soggetti a imposta sostitutiva (es. cedolare secca su locazioni, regimi sostitutivi su redditi finanziari, etc.).

L'esclusione è coerente con la logica generale del sistema: i redditi già definitivamente tassati (ritenuta a titolo di imposta o imposta sostitutiva) non rientrano nel calcolo del reddito complessivo per evitare doppia imposizione.

Il "non commerciale": prestazioni occasionali a corrispettivo compensativo

Il secondo periodo del c. 1 introduce una norma di sistema cruciale per il Terzo Settore: per gli enti non commerciali, non si considerano attività commerciali le prestazioni di servizi che soddisfino congiuntamente quattro requisiti:

(1) Non rientranti nell'art. 2195 c.c.: il limite oggettivo. L'art. 2195 c.c. elenca le attività considerate commerciali (industria di beni o servizi, intermediazione, trasporto, banca, assicurazione, ausiliarie). Solo le prestazioni che esulano dall'elenco possono qualificarsi come "non commerciali" ex art. 143.

(2) Rese in conformità alle finalità istituzionali: la prestazione deve essere coerente con le finalità statutarie dell'ente. Una prestazione resa al di fuori delle finalità istituzionali, anche se a corrispettivo modesto, sarà commerciale.

(3) Senza specifica organizzazione: l'ente non deve aver predisposto una struttura organizzata per la prestazione del servizio (locali, personale dedicato, sistemi informativi specifici, marketing). La specifica organizzazione è indice dell'imprenditorialità.

(4) Verso pagamento di corrispettivi che non eccedono i costi di diretta imputazione: la prestazione deve essere "compensativa", cioè il corrispettivo non deve eccedere i costi diretti sostenuti. Non vi deve essere lucro, neanche minimale.

La verifica della concomitante presenza dei quattro requisiti è di norma complessa sul piano probatorio. L'Agenzia delle Entrate, in sede di verifica fiscale, valuta la sostanza economica della prestazione e applica indici presuntivi (es. dimensione organizzativa, regolarità delle prestazioni, modalità promozionali, capacità di generare margini, etc.). La giurisprudenza tributaria ha sviluppato una casistica articolata sull'interpretazione di questi requisiti.

La determinazione del reddito complessivo: comma 2 e art. 8 TUIR

Il comma 2 dell'art. 143 prevede che il reddito complessivo sia determinato secondo le disposizioni dell'art. 8 TUIR: somma algebrica delle singole categorie reddituali, con specifiche regole sulla compensabilità delle perdite. Le perdite derivanti dall'esercizio di attività commerciali e quelle derivanti dalla partecipazione in società in nome collettivo e in accomandita semplice sono computabili in diminuzione dei relativi redditi (compensazione "verticale" all'interno della categoria reddituale).

L'applicazione dell'art. 8 TUIR agli enti non commerciali realizza un'integrazione sistematica: l'ente non commerciale è trattato fiscalmente in modo simile a una persona fisica (somma algebrica di redditi di natura diversa), con specificità derivanti dalla natura giuridica e dalle finalità istituzionali.

Le entrate "neutre" del Terzo Settore: comma 3

Il comma 3 dell'art. 143 esclude dalla formazione del reddito una serie di entrate "neutre" tipiche del Terzo Settore:

Lett. a), Fondi da raccolte pubbliche occasionali: i fondi pervenuti agli enti a seguito di raccolte pubbliche effettuate occasionalmente, anche mediante offerte di beni di modico valore o di servizi ai sovventori, in concomitanza di celebrazioni, ricorrenze o campagne di sensibilizzazione. La norma agevola le iniziative di fundraising tipiche del volontariato e del non profit (mercatini, eventi solidali, campagne tematiche), che altrimenti rischierebbero di essere qualificate come "attività commerciali" sulla base del corrispettivo ricevuto.

I requisiti per l'esclusione sono: (i) occasionalità della raccolta; (ii) connessione con celebrazioni, ricorrenze o campagne di sensibilizzazione; (iii) eventuali beni offerti in cambio devono essere di modico valore. Il D.M. 25 maggio 1995 (e successive disposizioni di prassi dell'Agenzia) ha definito specifici criteri quantitativi e procedurali per l'applicazione dell'esclusione.

Lett. b), Contributi pubblici per lo svolgimento convenzionato/accreditato: i contributi corrisposti da Amministrazioni pubbliche agli enti non commerciali per lo svolgimento convenzionato o in regime di accreditamento di cui all'art. 8 c. 7 D.Lgs. 502/1992 (servizio sanitario nazionale e relativi rapporti convenzionali) come sostituito dall'art. 9 c. 1 lett. g) D.Lgs. 7 dicembre 1993 n. 517 e successive modificazioni. La norma riconosce il carattere "neutro" dei contributi pubblici destinati a finanziare attività di pubblica utilità svolte in regime convenzionale o accreditato (ad esempio, RSA convenzionate, centri socio-assistenziali, servizi educativi accreditati).

Coordinamento con la disciplina settoriale: CTS, ASD/SSD, ONLUS

L'art. 143 TUIR va sempre letto in coordinamento con la disciplina settoriale degli enti non commerciali, particolarmente articolata negli ultimi anni:

(1) Codice del Terzo Settore (D.Lgs. 117/2017): per gli enti del Terzo Settore (ETS) iscritti al RUNTS, la disciplina fiscale di base è oggi quella del D.Lgs. 117/2017 (artt. 79 e ss.), che definisce specifiche attività di interesse generale, regimi forfetari, esenzioni IVA e IRES, e coordinamento con il TUIR. Le ONLUS storiche (D.Lgs. 460/1997) sono state gradualmente assorbite nel CTS.

(2) ASD/SSD (L. 398/1991, D.Lgs. 36/2021): le associazioni e società sportive dilettantistiche godono di un regime forfetario specifico, con esclusioni e detassazioni diverse da quelle dell'art. 143 TUIR.

(3) Enti ecclesiastici civilmente riconosciuti: applicano l'art. 143 TUIR ma con specifiche disposizioni della L. 222/1985 e dei relativi accordi internazionali (es. Concordato).

Il commercialista che assiste un ente non commerciale deve verificare la corretta qualificazione dell'ente (ETS, ONLUS storica, ASD/SSD, ente ecclesiastico, comitato, fondazione, associazione) e applicare la disciplina fiscale appropriata, coordinando l'art. 143 TUIR con le specifiche normative settoriali.

Profili applicativi e gestione operativa

Sul piano operativo, l'art. 143 TUIR richiede al commercialista una serie di verifiche annuali:

(1) Qualificazione dell'ente: l'ente è effettivamente "non commerciale" (oggetto esclusivo o principale non commerciale)? La risposta richiede l'analisi dello statuto e delle attività effettivamente svolte (l'art. 149 TUIR introduce specifiche regole sulla "perdita della qualifica" di ente non commerciale).

(2) Categorizzazione dei redditi: distinzione tra redditi fondiari, di capitale, d'impresa (eventuali attività commerciali secondarie), diversi.

(3) Esclusioni e detassazioni: applicazione delle esclusioni del c. 3 (raccolte pubbliche, contributi convenzionali) e delle eventuali detassazioni settoriali (CTS, ASD, ecc.).

(4) Rendicontazione: tenuta della contabilità (eventualmente separata per le attività commerciali, ex art. 144 TUIR), redazione del bilancio sociale e dei documenti rendicontativi richiesti dalla normativa settoriale.

(5) Adempimenti dichiarativi: presentazione del modello UNICO Enti non commerciali, calcolo e versamento di IRES, IRAP, eventuali altre imposte applicabili (es. IMU su immobili non rientranti in esenzioni).

La gestione fiscale degli enti non commerciali è una specialità in costante evoluzione, con frequenti modifiche normative e interventi di prassi dell'Agenzia delle Entrate. La formazione continua su questa materia è essenziale per il commercialista che assiste enti del Terzo Settore.

Prassi e linee guida

Circolare · n. 34/E del 20 ottobre 2022

Disciplina fiscale dei trust e degli enti non commerciali residenti: chiarisce la determinazione del reddito complessivo ai sensi dell'art. 143 TUIR, fondata sulla somma delle singole categorie di reddito (fondiari, capitale, lavoro autonomo, d'impresa, diversi).

Leggi il documento su www.agenziaentrate.gov.it

Risposta a interpello · n. 158 del 2023

Affronta la tassazione delle plusvalenze da cessione di immobili realizzate dagli enti non commerciali alla luce dell'art. 143 TUIR, distinguendo l'attività istituzionale da quella di natura commerciale.

Leggi il documento su www.agenziaentrate.gov.it

Domande frequenti

Cosa stabilisce l'art. 143 TUIR sul reddito complessivo degli enti non commerciali?

L'art. 143 TUIR (ex art. 108 ante riforma 2003) apre il Capo III del Titolo II dedicato agli enti non commerciali (art. 73 c. 1 lett. c TUIR). Il reddito complessivo è formato da redditi fondiari, di capitale, d'impresa e diversi, ovunque prodotti e quale ne sia la destinazione, ad esclusione dei redditi esenti e di quelli soggetti a ritenuta a titolo di imposta o ad imposta sostitutiva. Per gli enti non commerciali non si considerano commerciali le prestazioni di servizi non rientranti nell'art. 2195 c.c. rese in conformità alle finalità istituzionali, senza specifica organizzazione e verso corrispettivi che non eccedono i costi di diretta imputazione. Il reddito è determinato secondo l'art. 8 TUIR.

Quando una prestazione di servizi non si considera "attività commerciale" per un ente non commerciale?

Ai sensi dell'art. 143 c. 1 secondo periodo TUIR, una prestazione di servizi non si considera commerciale per un ente non commerciale quando ricorrono congiuntamente quattro requisiti: (1) non rientra nell'elenco delle attività commerciali ex art. 2195 c.c. (industria, intermediazione, trasporto, banca, assicurazione, ausiliarie); (2) è resa in conformità alle finalità istituzionali statutarie dell'ente; (3) è resa senza specifica organizzazione (non vi è una struttura dedicata, locali, personale, sistemi); (4) il corrispettivo non eccede i costi di diretta imputazione. La verifica della concomitanza dei requisiti è complessa sul piano probatorio: l'Agenzia delle Entrate valuta la sostanza economica della prestazione applicando indici presuntivi.

Quali entrate non concorrono al reddito degli enti non commerciali ex art. 143 c. 3 TUIR?

L'art. 143 c. 3 TUIR esclude dalla formazione del reddito: (a) i fondi pervenuti agli enti a seguito di raccolte pubbliche occasionali (mercatini, eventi solidali, campagne di sensibilizzazione), anche mediante offerte di beni di modico valore o servizi ai sovventori, in concomitanza di celebrazioni, ricorrenze o campagne, il D.M. 25 maggio 1995 disciplina i criteri quantitativi e procedurali; (b) i contributi corrisposti da Amministrazioni pubbliche agli enti per lo svolgimento convenzionato o in regime di accreditamento ex art. 8 c. 7 D.Lgs. 502/1992 (es. RSA convenzionate, servizi sanitari accreditati, centri socio-assistenziali). La norma agevola il fundraising tipico del Terzo Settore e il finanziamento pubblico delle attività di pubblica utilità.

Come si coordina l'art. 143 TUIR con la disciplina degli enti del Terzo Settore (CTS)?

L'art. 143 TUIR va letto in coordinamento con la disciplina settoriale: (1) per gli enti del Terzo Settore (ETS) iscritti al RUNTS, la disciplina fiscale di base è oggi quella del D.Lgs. 117/2017 (artt. 79 e ss. CTS), che definisce specifiche attività di interesse generale, regimi forfetari, esenzioni IVA e IRES, le ONLUS storiche del D.Lgs. 460/1997 sono state gradualmente assorbite nel CTS; (2) per le ASD/SSD si applica la L. 398/1991 e il D.Lgs. 36/2021 con regime forfetario specifico; (3) per gli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti vale l'art. 143 con specifiche disposizioni della L. 222/1985. Il commercialista deve verificare la corretta qualificazione dell'ente assistito.

Il principio di tassazione mondiale si applica anche agli enti non commerciali?

Sì. L'art. 143 c. 1 TUIR include nel reddito complessivo i redditi "ovunque prodotti e quale ne sia la destinazione", confermando il principio di tassazione mondiale (world-wide income principle) per gli enti residenti in Italia. L'inclusione nel reddito complessivo prescinde sia dal luogo di produzione (Italia o estero) sia dalla destinazione dei redditi (utilizzo per finalità istituzionali, accantonamento a riserve, eventuale distribuzione). Restano salve le esenzioni e detassazioni stabilite dalla disciplina settoriale (CTS, ASD, etc.) e dalle convenzioni internazionali contro le doppie imposizioni, applicabili anche agli enti non commerciali.

A cura di
Andrea Marton — Autore e divulgatore giuridico
Autore e responsabile editoriale di La Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica gratuita su 54 testi e codici italiani. I contenuti hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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