Autore: Andrea Marton

  • Corte cost. n. 48/2008 – Patente di guida e misure di prevenzione

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    La Corte dichiara manifestamente inammissibili le questioni sulle norme del Codice della strada (artt. 120, 128 e 130, comma 1, lett. b)) che prevedono la revoca o sospensione della patente per soggetti sottoposti a misure di prevenzione antimafia. Le ordinanze di rimessione presentano carenze motivazionali.

    Di cosa si tratta

    Il Tribunale di S. Maria Capua Vetere aveva sollevato questioni di legittimità costituzionale di alcune norme del Codice della strada (d.lgs. n. 285/1992) che disciplinano la revoca, sospensione e diniego di rilascio della patente nei confronti di soggetti destinatari di misure di prevenzione antimafia.

    La questione di legittimità costituzionale

    Il Tribunale di S. Maria Capua Vetere ha impugnato gli artt. 120, 128 e 130, comma 1, lettera b), del d.lgs. 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), in riferimento agli artt. 3, 4, 29, 32 e 35 della Costituzione, lamentando un’eccessiva automaticità delle sanzioni accessorie.

    La decisione della Corte

    La Corte dichiara manifestamente inammissibili le questioni, rilevando che le ordinanze di rimessione non soddisfano gli oneri motivazionali minimi richiesti: le censure sono generiche e non illustrano adeguatamente la rilevanza e il nesso tra le norme impugnate e il giudizio a quo.

    Il principio

    Il giudice rimettente è tenuto a motivare puntualmente la rilevanza e la non manifesta infondatezza della questione di costituzionalità: la mancanza di tale motivazione comporta la manifesta inammissibilità della questione stessa.

    Domande e risposte

    Cosa prevedono le norme del Codice della strada impugnate?

    Gli artt. 120, 128 e 130 del d.lgs. n. 285/1992 disciplinano i requisiti morali per il rilascio della patente e i casi di revoca o sospensione, anche nei confronti di soggetti sottoposti a misure di prevenzione.

    Perché le questioni sono state dichiarate inammissibili?

    Le ordinanze di rimessione erano carenti nella motivazione: non illustravano adeguatamente la rilevanza delle questioni nel giudizio e la non manifesta infondatezza delle censure.

    Cosa significava per i soggetti interessati?

    La decisione di inammissibilità non risolve nel merito la compatibilità della norma con la Costituzione: quel giudizio rimane aperto a future questioni correttamente motivate.

    Norme collegate

  • Corte cost. n. 47/2008 – Contributi previdenziali commercio e INPS

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    La Corte dichiara parzialmente manifestamente inammissibili e parzialmente non fondate le questioni sui contributi previdenziali per i lavoratori del commercio. La disciplina contributiva contestata non viola i parametri di eguaglianza, libertà d’impresa e assistenza sociale.

    Di cosa si tratta

    Cinque ordinanze dei Tribunali di Bolzano, Milano e Bologna avevano sollevato questioni di legittimità costituzionale di diverse norme in materia di contributi previdenziali per i lavoratori del commercio, in relazione all’obbligo contributivo verso l’INPS (erede dell’Istituto per l’assistenza di malattia ai lavoratori, nato nel 1943).

    La questione di legittimità costituzionale

    I Tribunali di Bolzano, Milano e Bologna hanno impugnato gli artt. 6 e 9 della legge 11 gennaio 1943, n. 138, gli artt. 1 e 2 del d.lgs.lgt. 2 aprile 1946, n. 142, e l’art. 2 del d.lgs. 31 ottobre 1947, n. 1304, in riferimento agli artt. 2, 3, 38 e 41 della Costituzione, per ritenuta irragionevolezza del sistema contributivo e lesione della libertà d’impresa.

    La decisione della Corte

    La Corte, riuniti i giudizi, dichiara manifestamente inammissibili alcune questioni (per difetto di motivazione sulla rilevanza e per errori nel petitum) e non fondate le restanti, ritenendo che il sistema contributivo per i lavoratori del commercio non violi i parametri costituzionali evocati.

    Il principio

    La disciplina contributiva previdenziale per i lavoratori del commercio, pur frutto di normazione stratificata nel tempo, non viola i principi di eguaglianza e solidarietà: le differenze di trattamento tra categorie di lavoratori trovano giustificazione nelle diverse caratteristiche dei settori e nel sistema di tutele apprestato.

    Domande e risposte

    Cosa contestavano le ordinanze?

    Contestavano l’obbligo di corrispondere contributi previdenziali all’INPS secondo regole risalenti al periodo 1943-1947, ritenendole irragionevoli e lesive della libertà d’impresa.

    Perché alcune questioni erano inammissibili?

    Per carenze nell’ordinanza di rimessione: motivazione insufficiente sulla rilevanza nel giudizio a quo o petitum non correttamente formulato.

    Cosa ha stabilito la Corte sulle questioni non inammissibili?

    Le ha dichiarate non fondate, ritenendo che le norme contributive contestate non violassero gli artt. 2, 3, 38 e 41 Cost.

    Norme collegate

  • Corte cost. n. 46/2008 – Immunità parlamentare e Corte dei conti

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    La Corte dichiara non fondata la questione sull’estensione dell’immunità parlamentare ex art. 68 Cost. ai giudizi innanzi alla Corte dei conti. L’art. 3, comma 3, ultimo periodo, della legge n. 140/2003 è compatibile con la Costituzione.

    Di cosa si tratta

    La Corte dei conti (sezione giurisdizionale regionale per la Campania), nel corso di un giudizio di responsabilità amministrativa a carico di alcuni esponenti politici, aveva dubitato che l’estensione dell’immunità parlamentare ai procedimenti innanzi a tutti i giudici — compresa la Corte dei conti in sede giurisdizionale — fosse compatibile con la Costituzione.

    La questione di legittimità costituzionale

    La Corte dei conti, sezione giurisdizionale regionale per la Campania, ha impugnato l’art. 3, comma 3, ultimo periodo, della legge 20 giugno 2003, n. 140 (attuazione dell’art. 68 Cost.), nella parte in cui estende la garanzia prevista dall’art. 68, comma 1, Cost. «ai procedimenti innanzi a tutti i giudici», in riferimento agli artt. 3, 24, 25 e 68 della Costituzione.

    La decisione della Corte

    La Corte dichiara non fondata la questione. La disposizione impugnata, interpretata in modo sistematico, non incide sull’autonomia della funzione giurisdizionale della Corte dei conti, poiché l’immunità ex art. 68 Cost. riguarda le opinioni espresse nell’esercizio delle funzioni parlamentari e non si traduce in una causa di irresponsabilità sostanziale davanti ai giudici contabili.

    Il principio

    L’estensione dell’immunità parlamentare ai procedimenti dinanzi a qualsiasi giudice, compresa la Corte dei conti in sede giurisdizionale, non viola i parametri costituzionali di eguaglianza, diritto di difesa e giudice naturale, in quanto la garanzia opera solo per le opinioni espresse nell’esercizio delle funzioni e non svuota la giurisdizione contabile.

    Domande e risposte

    Cosa prevede l’art. 68, comma 1, della Costituzione?

    Stabilisce che i membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni.

    La legge n. 140/2003 estendeva questa garanzia anche alla Corte dei conti?

    Sì, l’art. 3, comma 3, ultimo periodo, prevedeva l’estensione dell’immunità ai procedimenti innanzi a tutti i giudici, inclusa la Corte dei conti in sede giurisdizionale.

    Perché la Corte ha ritenuto la questione non fondata?

    Perché la garanzia costituzionale si applica solo alle opinioni espresse nell’esercizio delle funzioni parlamentari, e non configura una causa di irresponsabilità generale nei confronti della giurisdizione contabile.

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  • Corte cost. n. 299/2009 – Aliquota IRAP regionale per editori di periodici locali

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    La Regione Piemonte aveva ridotto l’IRAP al 2,25% per gli editori di periodici locali: il Governo aveva impugnato la norma. Prima che la Corte si pronunciasse nel merito, la disposizione è stata integralmente sostituita da leggi regionali successive senza aver mai prodotto effetti. La Corte ha dichiarato la cessazione della materia del contendere.

    Di cosa si tratta

    La legge regionale del Piemonte n. 18/2008 sugli interventi a sostegno dell’editoria locale prevedeva, all’art. 8, comma 1, lettera d), una riduzione dell’aliquota IRAP al 2,25% a partire dall’anno 2009 per gli editori di periodici locali di informazione. Il Governo contestava che la Regione avesse così dettato autonomamente l’aliquota IRAP, materia riservata allo Stato.

    La questione di legittimità costituzionale

    Il Presidente del Consiglio dei ministri ha impugnato l’art. 8, comma 1, lettera d), della legge della Regione Piemonte n. 18/2008, in riferimento agli artt. 117, secondo comma, lettera e) (tutela della concorrenza), terzo comma e 119, secondo comma, della Costituzione (autonomia finanziaria regionale e limiti nella fissazione dell’IRAP).

    La decisione della Corte

    La Corte ha dichiarato la cessazione della materia del contendere. La disposizione impugnata era entrata in vigore il 3 luglio 2008 ma era stata integralmente sostituita dal non impugnato art. 28 della legge regionale n. 28/2008, con decorrenza dal 6 ottobre 2008, e successivamente ancora modificata. La norma originaria non ha mai prodotto effetti concreti prima della propria abrogazione, condizione che la giurisprudenza costituzionale ritiene necessaria per dichiarare la cessazione della materia del contendere in caso di abrogazione sopravvenuta.

    Il principio

    Quando la norma regionale impugnata viene abrogata prima ancora di poter esplicare effetti concreti, la questione di legittimità costituzionale perde oggetto e deve essere dichiarata la cessazione della materia del contendere. La condizione è che la norma non abbia spiegato alcun effetto nel periodo di vigenza.

    Domande e risposte

    Le Regioni possono fissare autonomamente l’aliquota IRAP?

    Le Regioni possono maggiorare o ridurre l’aliquota IRAP entro i limiti fissati dalla legge statale (d.lgs. n. 446/1997). La riduzione al 2,25% contestata nel caso in esame era, secondo il Governo, al di fuori di questi limiti. La questione non è stata risolta nel merito, per la cessazione della materia.

    Cosa significa cessazione della materia del contendere?

    È una pronuncia di rito con cui la Corte dichiara che la questione ha perso il proprio oggetto: la norma impugnata è stata abrogata, modificata o sostituita in modo da far venire meno ogni effetto giuridico rilevante. Non è una decisione nel merito sulla costituzionalità o meno della norma originaria.

    Il sostegno pubblico all’editoria locale è compatibile con la Costituzione?

    Sì, ma deve rispettare i limiti del riparto di competenze tra Stato e Regioni. Le Regioni possono sostenere l’editoria locale, ma non possono farlo attraverso misure fiscali che eccedano la propria competenza in materia tributaria o che interferiscano con la tutela della concorrenza (competenza statale esclusiva).

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  • Corte cost. n. 298/2009 – Esenzione ICI prima casa e autonomia finanziaria degli enti locali

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    La Regione Calabria contestava l’esenzione ICI sulla prima casa introdotta nel 2008, sostenendo che privasse i Comuni di entrate proprie senza un adeguato rimborso statale e senza rispettare l’autonomia finanziaria degli enti locali. La Corte ha accolto solo una specifica censura: l’inciso che rimandava a un decreto ministeriale per ripartire i rimborsi senza criteri certi era incostituzionale.

    Di cosa si tratta

    Il decreto-legge n. 93/2008 ha esentato dall’ICI (imposta comunale sugli immobili) le abitazioni principali a partire dall’anno 2008. I Comuni perdevano così un’entrata propria consistente. Lo Stato si impegnava a rimborsarli con trasferimenti compensativi, ma il meccanismo di ripartizione era delegato a un decreto ministeriale con criteri indefiniti. La Regione Calabria, a tutela dei propri comuni, ha impugnato la norma.

    La questione di legittimità costituzionale

    La Regione Calabria ha impugnato l’art. 1 del d.l. n. 93/2008 (sia nel testo originario sia dopo la conversione in legge n. 126/2008) in riferimento agli artt. 119 e 120 della Costituzione, sostenendo la violazione dell’autonomia finanziaria dei Comuni e dell’obbligo di un equo trasferimento compensativo.

    La decisione della Corte

    La Corte ha dichiarato l’illegittimità costituzionale solo di un inciso nel terzo periodo del comma 4 dell’art. 1 (nel testo della legge di conversione), nella parte in cui rimandava a un decreto ministeriale da adottare “secondo principi che tengano conto dell’efficienza nella riscossione dell’imposta, del rispetto del patto di stabilità interno, per l’esercizio 2007, e della tutela dei piccoli comuni”: tali criteri erano troppo vaghi e avrebbero consentito di distribuire i rimborsi in modo non equo. Ha invece dichiarato non fondate le questioni per la maggior parte delle disposizioni, e inammissibili quelle su art. 77 Cost. e sul combinato disposto con la legge n. 42/2009 (federalismo fiscale, non ancora vigente).

    Il principio

    Quando lo Stato elimina un tributo proprio dei Comuni, deve prevedere un meccanismo di rimborso che garantisca l’integralità delle risorse sottratte e utilizzi criteri di ripartizione determinati e non arbitrari. Un meccanismo di rimborso affidato a criteri ministeriali vaghi viola l’autonomia finanziaria degli enti locali garantita dall’art. 119 Cost.

    Domande e risposte

    L’esenzione ICI sulla prima casa era incostituzionale?

    No nella sostanza: la Corte ha dichiarato non fondate le censure sull’esenzione in sé. L’incostituzionalità ha riguardato solo il meccanismo di ripartizione dei rimborsi ai Comuni, che era troppo vago e potenzialmente discriminatorio.

    I Comuni devono essere rimborsati quando lo Stato sopprime un loro tributo?

    Sì. L’art. 119 Cost. garantisce l’autonomia finanziaria degli enti locali. Quando lo Stato elimina o riduce risorse proprie degli enti (come l’ICI), deve sostituirle con risorse equivalenti, mediante trasferimenti o compartecipazioni, con criteri che assicurino equità distributiva.

    Cos’è il patto di stabilità interno?

    È il sistema di vincoli che lo Stato imponeva agli enti locali per il contenimento della spesa pubblica, in attuazione degli obblighi europei di stabilità finanziaria (Patto di stabilità e crescita UE). Dal 2016 è stato sostituito dal pareggio di bilancio.

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  • Corte cost. n. 297/2009 – Legge finanziaria 2008 e autonomia regionale nelle spese

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    La Regione Veneto contestava alcune norme della legge finanziaria 2008 che imponevano anche alle Regioni di attuare misure di risparmio (autovetture di servizio, posta elettronica, VoIP) originariamente indirizzate alle sole amministrazioni statali. La Corte ha dichiarato parzialmente incostituzionale la norma impositiva: le misure dettagliate di risparmio non costituiscono principi di coordinamento della finanza pubblica.

    Di cosa si tratta

    La legge finanziaria 2008 (art. 2, commi 588-602) aveva introdotto varie misure di razionalizzazione della spesa pubblica: tetto alla cilindrata delle auto di servizio (1.600 cc), obbligo di usare la posta elettronica, uso del VoIP, piani triennali per ottimizzare le dotazioni strumentali. Il comma 600 imponeva a Regioni ed enti del SSN di attuare i “principi fondamentali di coordinamento della finanza pubblica desumibili” da questi commi. La Regione Veneto contestava che questo meccanismo non rispettasse l’autonomia regionale.

    La questione di legittimità costituzionale

    La Regione Veneto ha impugnato l’art. 2, comma 600, e l’art. 3, comma 162, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, in riferimento agli artt. 117, terzo e quarto comma, 118 e 119 della Costituzione.

    La decisione della Corte

    Esito articolato. La Corte ha dichiarato illegittimo il comma 600 nella parte in cui imponeva alle Regioni di attuare i principi desumibili dai commi 588-593 (specifiche misure sulle auto, l’email e il VoIP): si tratta di norme di dettaglio, non di principi di coordinamento della finanza pubblica, e la loro imposizione alle Regioni viola l’autonomia organizzativa garantita dalla Costituzione. Ha dichiarato non fondate le censure relative ai commi 594-602 (piani triennali di razionalizzazione), che invece esprimono principi di carattere generale. Ha dichiarato inammissibili le questioni sul comma 600 in riferimento all’art. 118 e sul comma 162 in riferimento all’art. 117 terzo comma.

    Il principio

    Lo Stato può imporre alle Regioni principi fondamentali di coordinamento della finanza pubblica, ma non norme di dettaglio sull’organizzazione interna (es. tetto alla cilindrata delle auto di servizio, obbligo specifico di usare email o VoIP). Queste ultime, quando imposte alle Regioni, violano la loro autonomia organizzativa e finanziaria garantita dagli artt. 117 e 119 Cost.

    Domande e risposte

    Cosa si intende per principio fondamentale di coordinamento della finanza pubblica?

    È una norma statale che fissa un obiettivo di contenimento della spesa pubblica lasciando alle Regioni libertà di scelta su come raggiungerlo. Non è un principio di coordinamento la norma che impone direttamente uno specifico comportamento (es. “le auto devono avere cilindrata massima di 1.600 cc”).

    Le Regioni devono rispettare le norme sul contenimento della spesa pubblica?

    Sì, ma solo nei limiti in cui lo Stato rispetti la competenza regionale. I principi generali di risparmio (riduzione della spesa, ottimizzazione delle risorse) vincolano le Regioni; le norme di dettaglio sull’organizzazione interna no.

    Cosa sono i piani triennali di razionalizzazione citati nella sentenza?

    Sono documenti di programmazione che le pubbliche amministrazioni devono adottare per ottimizzare l’uso di beni strumentali, autovetture e immobili. La Corte ha ritenuto che l’obbligo di adottare tali piani costituisca un principio di coordinamento della finanza pubblica legittimamente esteso anche alle Regioni.

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  • Corte cost. n. 296/2009 – Concessioni idroelettriche tra Province autonome

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    La Provincia di Trento contestava una norma della Provincia di Bolzano che imponeva l’intesa tra le due Province per le concessioni idroelettriche a cavallo dei rispettivi territori. La Corte ha dichiarato non fondata la questione: il meccanismo dell’intesa è coerente con i principi di buona amministrazione e di leale collaborazione tra enti autonomi.

    Di cosa si tratta

    La legge provinciale di Bolzano del 2008 aveva introdotto l’obbligo di intesa tra le due Province autonome per il rilascio di concessioni di grandi derivazioni d’acqua a scopo idroelettrico che interessassero entrambi i territori. Il caso concreto riguardava l’impianto di San Floriano d’Egna (lago di Stramentizzo), le cui infrastrutture ricadono in parte in Trentino e in parte in Alto Adige. Trento sosteneva di essere l’unica competente, in base alle norme di attuazione dello statuto speciale.

    La questione di legittimità costituzionale

    La Provincia autonoma di Trento ha impugnato l’art. 13 della legge della Provincia autonoma di Bolzano n. 4/2008, deducendo violazione dello Statuto speciale (d.P.R. n. 670/1972, artt. 8, 9, 16), delle norme di attuazione (d.P.R. n. 381/1974, d.P.R. n. 235/1977, d.lgs. n. 463/1999) e degli artt. 117 e 118 della Costituzione, nonché dei principi di buon andamento e di leale collaborazione.

    La decisione della Corte

    La Corte ha dichiarato non fondata la questione. Il meccanismo dell’intesa obbligatoria tra le due Province per le concessioni a cavallo dei rispettivi territori non viola le attribuzioni di Trento: è anzi coerente con i principi di buon andamento e di leale collaborazione che devono regolare i rapporti tra enti titolari di competenze concorrenti sullo stesso bene. Le norme di attuazione dello statuto già prevedevano forme di coordinamento, e la norma bolzanina ne è sviluppo coerente.

    Il principio

    Quando una concessione di grande derivazione a scopo idroelettrico interessa il territorio di due diverse Province autonome, l’obbligo di intesa tra le Province per il rilascio della concessione è coerente con i principi di leale collaborazione e di buon andamento e non viola le attribuzioni di nessuna delle due Province.

    Domande e risposte

    Chi ha competenza sulle grandi derivazioni d’acqua in Trentino-Alto Adige?

    Dopo le norme di attuazione del 1999 e del 2006, ciascuna Provincia autonoma ha competenza legislativa e amministrativa per le grandi derivazioni d’acqua che ricadono nel proprio territorio. Per gli impianti a cavallo dei due territori, la competenza è condivisa e richiede coordinamento.

    Cosa è il principio di leale collaborazione?

    È un principio costituzionale che impone agli enti pubblici di cooperare in buona fede nell’esercizio delle rispettive competenze, specialmente quando queste si sovrappongono. Si concretizza in istituti come l’intesa, il concerto, la concertazione e la conferenza di servizi.

    Cosa è una grande derivazione d’acqua a scopo idroelettrico?

    È una concessione che autorizza il prelievo di grandi quantità d’acqua da corsi d’acqua o laghi per produrre energia elettrica. Per le grandi derivazioni (oltre soglie di potenza stabilite dalla legge), la concessione è rilasciata dall’Autorità di bacino o, nelle Province autonome, dall’ente provinciale competente.

    Norme collegate

    • Art. 117 della Costituzione — Distribuzione delle competenze legislative; applicato in combinato con le norme dello Statuto speciale
  • Corte cost. n. 295/2009 – Disciplina regionale farmacie e tutela della concorrenza

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    La Puglia ha cercato di disciplinare autonomamente tre aspetti delle farmacie: i margini di distribuzione dei farmaci di fascia A, la pianta organica nei piccoli comuni e l’età massima per il proseguimento del servizio. La Corte ha dichiarato incostituzionali tutte e tre le norme: la materia appartiene allo Stato (concorrenza, ordinamento civile e penale, principi della tutela della salute).

    Di cosa si tratta

    La legge regionale pugliese n. 19/2008 conteneva tre disposizioni sulle farmacie: l’art. 8 vietava di modificare, anche per accordo tra privati, le quote di spettanza (margini) su farmaci di fascia A; l’art. 14 ricalcolava la pianta organica delle farmacie nei comuni fino a 12.500 abitanti (una farmacia ogni 3.500 abitanti); l’art. 17 prolungava automaticamente il servizio dei farmacisti oltre i 65 anni fino al pensionamento.

    La questione di legittimità costituzionale

    Il Presidente del Consiglio dei ministri ha impugnato gli artt. 8, 14 e 17 della legge della Regione Puglia n. 19/2008, in riferimento all’art. 117, secondo comma, lettere e) e l), e terzo comma, della Costituzione (tutela della concorrenza, ordinamento civile e penale, tutela della salute come materia concorrente).

    La decisione della Corte

    La Corte ha dichiarato l’illegittimità costituzionale di tutti e tre gli articoli. L’art. 8: incide sulla tutela della concorrenza (competenza esclusiva statale) e sull’ordinamento penale (introduce di fatto una nuova fattispecie di illecito). L’art. 14: viola i principi fondamentali in materia di tutela della salute (pianta organica è materia statale di principio). L’art. 17: la deroga al limite massimo di età non è circoscritta nel tempo e manca di qualsiasi valutazione discrezionale dell’Amministrazione, violando i principi della materia.

    Il principio

    La disciplina delle farmacie coinvolge materie di competenza esclusiva statale (tutela della concorrenza, ordinamento penale) e principi fondamentali di competenza concorrente (tutela della salute). Le regioni non possono intervenire su questi aspetti nemmeno invocando le proprie competenze in materia di commercio o salute, quando le disposizioni toccano il nucleo di competenza statale.

    Domande e risposte

    Le regioni possono modificare le regole sulla pianta organica delle farmacie?

    Non liberamente. La pianta organica è disciplinata da principi fondamentali di derivazione statale che le regioni devono rispettare. Modifiche al criterio demografico (una farmacia ogni tot abitanti) devono restare nei margini consentiti dalla legge statale.

    Perché la norma sui margini farmaceutici viola la tutela della concorrenza?

    Le quote di spettanza sui farmaci di fascia A sono fissate dalla legge statale. Una norma regionale che vieta di modificarle anche per accordo privato incide sull’assetto concorrenziale del settore, materia riservata allo Stato dall’art. 117, secondo comma, lettera e), Cost.

    Un farmacista può continuare a lavorare oltre i 65 anni?

    Le deroghe al limite massimo di età per il proseguimento del servizio possono essere previste dalla legge, ma devono essere circoscritte nel tempo e prevedere una valutazione discrezionale dell’Amministrazione. Un prolungamento automatico senza limiti temporali e senza valutazione del caso concreto è incostituzionale.

    Norme collegate

    • Art. 117 della Costituzione — Secondo comma lett. e): tutela della concorrenza (competenza statale esclusiva); lett. l): ordinamento civile e penale; terzo comma: tutela della salute (competenza concorrente)
  • Corte cost. n. 314/2009 – Rifiuti Campania, localizzazione impianti e concorrenza

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    La Corte costituzionale dichiara incostituzionali la lettera e) e la lettera m) dell’art. 1, comma 1, della legge della Regione Campania n. 4/2008 (rifiuti), mentre dichiara non fondata la questione sulla lettera c). La legge regionale ha abrogato norme di tutela ambientale essenziali e ha introdotto deroghe alle gare per la gestione dei rifiuti in contrasto con la disciplina statale.

    Di cosa si tratta

    Il Presidente del Consiglio dei ministri ha impugnato in via principale l’art. 1, comma 1, lettere c), e) e m), della legge della Regione Campania 14 aprile 2008, n. 4 (Modifiche alla legge regionale 28 marzo 2007, n. 4, in materia di gestione, trasformazione, riutilizzo dei rifiuti e bonifica dei siti inquinati). La lettera c) riguardava la competenza delle Province nell’individuare le zone idonee alla localizzazione degli impianti di recupero dei rifiuti; la lettera e) abrogava l’obbligo regionale di rispettare determinati criteri di tutela ambientale; la lettera m) modificava le regole sulle gare per l’affidamento dei servizi di gestione dei rifiuti. I parametri erano l’art. 117, primo e secondo comma, lettere e) e s), della Costituzione, e l’art. 81 del Trattato CE.

    Le questioni di legittimità costituzionale

    Lo Stato censurava: 1) la lettera c), per avere attribuito alle Province il potere di individuare (non solo escludere) le zone idonee alla localizzazione degli impianti di recupero, in contrasto con l’art. 197 del d.lgs. 152/2006; 2) la lettera e), per avere abrogato la lettera p) dell’art. 10, comma 2, della legge regionale 4/2007, che imponeva alla Regione di rispettare soglie minime di tutela ambientale; 3) la lettera m), per avere introdotto deroghe alle procedure di gara in contrasto con i principi comunitari di concorrenza.

    La decisione della Corte

    La questione sulla lettera c) è non fondata: la localizzazione degli impianti di recupero rientra nel “governo del territorio” regionale e le Province possono individuare le zone idonee nell’ambito delle valutazioni urbanistiche, purché nel rispetto dei criteri tecnici statali. La questione sulla lettera e) è fondata: l’abrogazione della clausola di garanzia ambientale lede la competenza esclusiva statale in materia di tutela dell’ambiente (art. 117, secondo comma, lettera s), Cost.), rimuovendo un livello uniforme di tutela imposto dalla legislazione statale. La questione sulla lettera m) è fondata nei sensi di cui in motivazione: le deroghe alle gare si pongono in contrasto con la tutela della concorrenza (art. 117, secondo comma, lettera e), Cost.) e con i principi comunitari.

    Il principio

    Le Regioni non possono abrogare clausole di garanzia che assicurano il rispetto dei livelli minimi di tutela ambientale imposti dalla legislazione statale. In materia di tutela dell’ambiente, la disciplina statale costituisce un livello uniforme inderogabile che le Regioni possono solo rafforzare, non abbassare.

    Domande e risposte

    Perché la localizzazione degli impianti di recupero dei rifiuti è di competenza regionale?

    Perché attiene al “governo del territorio”, materia di competenza legislativa concorrente. Lo Stato fissa i criteri tecnici essenziali (soglie di protezione ambientale), mentre le Regioni – attraverso le Province – valutano le condizioni urbanistiche e territoriali per individuare le aree idonee.

    Cosa si intende per “livello uniforme di tutela ambientale”?

    La disciplina statale in materia ambientale stabilisce soglie minime di protezione che si applicano su tutto il territorio nazionale. Le Regioni possono adottare norme più rigorose, ma non possono derogare in senso peggiorativo ai livelli di tutela fissati dallo Stato, pena la violazione della competenza esclusiva statale ex art. 117, secondo comma, lettera s), Cost.

    Norme collegate

  • Corte cost. n. 294/2009 – Riammissione in polizia penitenziaria dopo guarigione

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    Un agente della polizia penitenziaria, dichiarato inidoneo per leucemia e trasferito ai ruoli amministrativi, aveva poi guarito completamente. La legge non gli consentiva di chiedere la riammissione nel corpo di provenienza. La Corte ha dichiarato incostituzionale questa lacuna: l’avvenuta guarigione deve aprire la porta al rientro nei ruoli operativi.

    Di cosa si tratta

    Un agente del Corpo di polizia penitenziaria era stato giudicato inidoneo ai compiti di istituto a causa di una leucemia diagnosticata nel 1994. Su sua domanda era stato trasferito ai ruoli amministrativi dell’Amministrazione penitenziaria. Nel 2006, ottenuta la completa guarigione certificata dai medici, aveva chiesto di essere riammesso nel Corpo originario. L’Amministrazione aveva respinto la domanda: l’art. 80 del d.lgs. n. 443/1992 non prevedeva la possibilità di riammissione una volta avvenuto il trasferimento.

    La questione di legittimità costituzionale

    Il Tribunale amministrativo regionale del Lazio ha sollevato questione di legittimità dell’art. 80 del d.lgs. 30 ottobre 1992, n. 443, in riferimento agli artt. 2, 3, 4 e 35 della Costituzione, per la mancanza di qualsiasi meccanismo che consentisse al dipendente guarito di rientrare nel ruolo operativo di provenienza.

    La decisione della Corte

    La Corte ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 80 del d.lgs. n. 443/1992, nella parte in cui non consentiva al dipendente che fosse guarito di presentare istanza di riammissione nel ruolo di provenienza. Il parametro è l’art. 3 Cost.: la norma trattava in modo irragionevolmente uguale situazioni diverse (inidoneità permanente e inidoneità temporanea poi superata). Gli altri parametri (artt. 2, 4, 35) restano assorbiti.

    Il principio

    La normativa sul personale dei corpi di polizia che disciplina il trasferimento per inidoneità ai compiti di istituto non può essere interpretata in modo da precludere in assoluto al dipendente guarito di chiedere la riammissione nel ruolo operativo di provenienza. Tale preclusione assoluta è irragionevole e contrasta con l’art. 3 della Costituzione.

    Domande e risposte

    Un dipendente pubblico dichiarato inidoneo può rientrare nel ruolo operativo se guarisce?

    Dopo questa sentenza, sì: almeno per la polizia penitenziaria, la guarigione apre il diritto a presentare istanza di riammissione nel ruolo di provenienza. L’Amministrazione deve poi valutare la domanda anche tenendo conto delle esigenze organiche al momento della presentazione.

    Il rientro è automatico?

    No. La Corte ha dichiarato incostituzionale la norma solo nella parte in cui non prevedeva la possibilità di presentare l’istanza. L’accoglimento della domanda dipende dalle valutazioni dell’Amministrazione, inclusa la verifica dei posti disponibili in organico.

    La sentenza vale solo per la polizia penitenziaria?

    Formalmente sì, perché la Corte ha dichiarato incostituzionale solo l’art. 80 del d.lgs. n. 443/1992. Il principio espresso – l’irragionevolezza di una preclusione assoluta al rientro dopo guarigione – ha però ispirato interpretazioni analoghe per altri corpi di polizia e per i militari.

    Norme collegate

    • Art. 3 della Costituzione — Principio di ragionevolezza: parametro decisivo per dichiarare incostituzionale la preclusione assoluta al rientro
  • Corte cost. n. 313/2009 – Misure di prevenzione, arresto fuori flagranza infondato

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    La Corte costituzionale dichiara manifestamente infondata la questione sull’art. 9, commi 2 e 3, della legge n. 1423/1956 (misure di prevenzione – arresto fuori flagranza del sorvegliato speciale per violazione delle prescrizioni). La questione è già stata risolta in senso negativo dalla sentenza n. 161 del 2009 e, anteriormente, dalla sentenza n. 64 del 1977.

    Di cosa si tratta

    Il GIP del Tribunale di Trapani ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell’art. 9, commi 2 e 3, della legge 27 dicembre 1956, n. 1423 (Misure di prevenzione nei confronti delle persone pericolose per la sicurezza e per la pubblica moralità), nella parte in cui prevede che la violazione delle prescrizioni imposte al sorvegliato speciale con obbligo di soggiorno – inclusa la commissione di delitti di qualsiasi gravità – legittima l’arresto fuori flagranza. I parametri indicati erano gli artt. 3 e 13 della Costituzione (il rimettente aveva erroneamente citato l’art. 19, corretto a art. 13).

    La questione di legittimità costituzionale

    Il rimettente dubitava che estendere la misura dell’arresto fuori flagranza anche alla commissione di qualsiasi delitto – indipendentemente dalla sua gravità – violasse il principio di uguaglianza (art. 3 Cost.) e la libertà personale (art. 13 Cost.).

    La decisione della Corte

    La questione è manifestamente infondata. La Corte richiama la sentenza n. 161 del 2009, con cui aveva già esaminato e rigettato una questione identica, e, ancor prima, la sentenza n. 64 del 1977. Poiché il rimettente non adduce argomentazioni nuove idonee a far riesaminare tali conclusioni, la questione è dichiarata manifestamente infondata per identità con precedenti pronunce.

    Il principio

    La previsione dell’arresto fuori flagranza per il sorvegliato speciale con obbligo di soggiorno che violi le prescrizioni – anche commettendo delitti – è compatibile con gli artt. 3 e 13 della Costituzione, come già affermato dalla Corte nelle sentenze n. 64 del 1977 e n. 161 del 2009.

    Domande e risposte

    Chi è il sorvegliato speciale con obbligo di soggiorno?

    Il sorvegliato speciale è il soggetto nei cui confronti è stata applicata la misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza. L’obbligo di soggiorno impone al sorvegliato di risiedere in un determinato comune e di rispettare una serie di prescrizioni comportamentali stabilite dall’autorità giudiziaria.

    Perché l’arresto fuori flagranza è consentito per le misure di prevenzione?

    La violazione delle prescrizioni del sorvegliato speciale costituisce un reato autonomo. La legge n. 1423/1956 consente l’arresto fuori flagranza in questi casi come strumento per garantire l’effettività delle misure di prevenzione e contrastare la recidiva di soggetti già ritenuti pericolosi per la sicurezza pubblica.

    Norme collegate

  • Corte cost. n. 293/2009 – Stabilizzazione dirigenti regionali senza concorso pubblico

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    La legge del Veneto che stabilizzava in ruolo – senza concorso – il personale dirigenziale precario (incluso quello di fiducia degli organi politici) è stata dichiarata integralmente incostituzionale. La Corte ha ribadito che l’accesso ai ruoli pubblici mediante concorso è regola generale derogabile solo in modo rigorosamente circoscritto.

    Di cosa si tratta

    La legge regionale del Veneto n. 3/2008 dettava due misure: la prima (art. 1) interpretava autenticamente una norma precedente per estendere la stabilizzazione del personale precario del SSN anche al livello dirigenziale; la seconda (art. 4, commi 1, 2 e 4) disponeva l’accesso nei ruoli regionali del personale degli uffici di diretta collaborazione degli organi politici (personale fiduciario), attraverso una procedura selettiva riservata e senza previo concorso pubblico.

    La questione di legittimità costituzionale

    Il Presidente del Consiglio dei ministri ha impugnato gli artt. 1 e 4 della legge del Veneto n. 3/2008, in riferimento agli artt. 3, 51 primo comma, 97 e 117 secondo comma della Costituzione, contestando la violazione dei principi statali sulla stabilizzazione del personale pubblico e dell’obbligo costituzionale del concorso pubblico.

    La decisione della Corte

    La Corte ha dichiarato l’illegittimità costituzionale di entrambe le disposizioni. Quanto all’art. 1: la stabilizzazione dei dirigenti viola i principi statali di coordinamento della finanza pubblica (art. 117 co. 2 Cost.) che escludono tale livello dalle stabilizzazioni. Quanto all’art. 4: la stabilizzazione in ruolo senza concorso del personale di fiducia viola l’art. 97 Cost.; tale personale può essere assunto a tempo determinato (per la durata dell’organo politico), ma non stabilizzato in pianta stabile senza selezione pubblica.

    Il principio

    Il concorso pubblico è la regola per l’accesso agli impieghi pubblici (art. 97, quarto comma, Cost.). Deroghe sono ammissibili solo in modo rigorosamente circoscritto nel tempo e per il solo personale assunto a tempo determinato. La stabilizzazione in ruolo – senza selezione pubblica – del personale di fiducia degli organi politici è incostituzionale perché non soddisfa queste condizioni.

    Domande e risposte

    Il personale precario delle pubbliche amministrazioni può essere stabilizzato?

    Sì, ma entro i limiti fissati dalla legge statale, che fissa criteri di anzianità, requisiti e tetti di spesa. La stabilizzazione dei livelli dirigenziali è espressamente esclusa dalla normativa statale, che la Corte qualifica come principio fondamentale di coordinamento della finanza pubblica.

    Il personale di fiducia degli organi politici regionali può essere assunto senza concorso?

    Può essere assunto a tempo determinato, per la durata dell’organo politico che lo ha nominato, anche con modalità fiduciarie. Non può però essere successivamente stabilizzato in ruolo senza concorso: quella fase richiede sempre una selezione pubblica che garantisca merito e imparzialità.

    Cosa ha detto la Corte sul merito nei concorsi pubblici?

    La Corte ha ribadito (citando la sentenza n. 252/2009) che anche le deroghe al concorso pubblico richiedono criteri di valutazione idonei a garantire la competenza e la professionalità dei soggetti prescelti. Non è sufficiente una procedura selettiva riservata che prescinda dal raffronto con candidati esterni.

    Norme collegate