Autore: Andrea Marton

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Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
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Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Corte cost. n. 159/2008 – Legge finanziaria 2007 e autonomia finanziaria delle regioni

    Leggi la decisione integrale
    Testo integrale ufficiale della pronuncia (Consulta OnLine) e PDF dal sito della Corte.

    📄 Leggi il testo integrale →PDF dal sito della Corte costituzionale

    Con la sentenza n. 159 del 2008, la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale di art. 1, commi 721, 722, 725-730 e 733-735 della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (Legge finanziaria 2007), per contrasto con artt. 117, 118 e 119 della Costituzione. La pronuncia produce effetti erga omnes: la norma è eliminata dall’ordinamento.

    Di cosa si tratta

    La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 159/2008, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale di art. 1, commi 721, 722, 725-730 e 733-735 della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (Legge finanziaria 2007), per contrasto con artt. 117, 118 e 119 della Costituzione. La pronuncia di accoglimento produce effetti erga omnes: la norma dichiarata incostituzionale cessa di avere efficacia dal giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

    La questione di legittimità costituzionale

    È stata sottoposta alla Corte la questione di legittimità costituzionale di art. 1, commi 721, 722, 725-730 e 733-735 della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (Legge finanziaria 2007), sollevata da Regione Veneto e Provincia autonoma di Bolzano (ricorso diretto), in riferimento a artt. 117, 118 e 119 della Costituzione.

    La decisione della Corte

    La Corte ha dichiara l’illegittimità costituzionale parziale dei commi impugnati. La norma è stata espunta dall’ordinamento con effetti erga omnes e retroattivi, salvi i rapporti già esauriti. I giudici non possono più applicare la disposizione dichiarata incostituzionale.

    Il principio

    Le disposizioni della legge finanziaria che impongono alle regioni riduzioni di spesa vincolate nei dettagli violano gli artt. 117 e 119 della Costituzione sull’autonomia finanziaria e organizzativa degli enti territoriali: lo Stato può fissare obiettivi di risparmio ma non le modalità operative.

    Domande e risposte

    Cosa ha deciso la Corte con la sentenza n. 159/2008?

    La Corte ha dichiarato l’illegittimità costituzionale di art. 1, commi 721, 722, 725-730 e 733-735 della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (Legge finanziaria 2007). La norma è stata eliminata dall’ordinamento con effetti erga omnes.

    Quali effetti produce la dichiarazione di illegittimità costituzionale?

    Le sentenze di accoglimento della Corte Costituzionale producono effetti erga omnes e retroattivi (salvo i rapporti già esauriti). Dal giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale, i giudici non possono applicare la norma dichiarata incostituzionale; nei giudizi pendenti essa va disapplicata.

    Qual è la differenza tra sentenza e ordinanza della Corte Costituzionale?

    Le sentenze della Corte Costituzionale affrontano il merito della questione di legittimità. Possono dichiarare l’illegittimità (accoglimento), rigettare la questione (rigetto/non fondatezza), o adottare pronunce interpretative (additive, sostitutive, manipolative). Le ordinanze sono riservate alle decisioni processuali e ai casi di manifesta inammissibilità.

    Chi può sollevare una questione di legittimità costituzionale?

    In Italia la questione di legittimità costituzionale può essere sollevata solo in via incidentale: un giudice, nel corso di un processo, sospende il giudizio e rimette la questione alla Corte Costituzionale se ritiene che una norma applicabile nel giudizio contrasti con la Costituzione. In alcuni casi specifici (ricorso in via principale) lo Stato, le regioni e le province autonome possono ricorrere direttamente.

    La pronuncia n. 159/2008 ha effetti nel mio procedimento?

    Sì: le sentenze di accoglimento della Corte producono effetti erga omnes e retroattivi (salvo i rapporti esauriti). Se nel tuo procedimento si applica la norma dichiarata incostituzionale, il giudice non può più applicarla.

  • Corte cost. n. 158/2008 – Opposizione all’esecuzione esattoriale art. 63 DPR 602/1973

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    Testo integrale ufficiale della pronuncia (Consulta OnLine) e PDF dal sito della Corte.

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    Con l’ordinanza n. 158 del 2008, la Corte Costituzionale ha dichiarato manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale relativa a art. 63 del DPR 29 settembre 1973, n. 602 (Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito), sollevata in riferimento a artt. 3 e 24 della Costituzione. La norma è stata giudicata compatibile con la Costituzione.

    Di cosa si tratta

    Il giudice a quo ha sollevato questione di legittimità costituzionale di art. 63 del DPR 29 settembre 1973, n. 602 (Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito), in riferimento a artt. 3 e 24 della Costituzione. La Corte ha esaminato nel merito i profili di costituzionalità e ha ritenuto la disposizione censurata compatibile con la Carta fondamentale, dichiarando la questione manifestamente infondata.

    La questione di legittimità costituzionale

    È stata sottoposta alla Corte la questione di legittimità costituzionale di art. 63 del DPR 29 settembre 1973, n. 602 (Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito), sollevata da Tribunale ordinario di Pisa, sezione distaccata di Pontedera, in riferimento a artt. 3 e 24 della Costituzione.

    La decisione della Corte

    La Corte ha dichiara la manifesta infondatezza delle questioni. La norma censurata è stata ritenuta compatibile con artt. 3 e 24 della Costituzione: la scelta del legislatore rientra nell’ambito della discrezionalità normativa e non viola i parametri costituzionali invocati.

    Il principio

    La disciplina dell’opposizione di terzo all’esecuzione esattoriale (art. 63 DPR 602/1973) non viola gli artt. 3 e 24 della Costituzione: il legislatore può legittimamente modulare le forme di tutela del terzo nel processo esecutivo, purché non privi integralmente il titolare di un rimedio giurisdizionale effettivo.

    Domande e risposte

    Cosa ha deciso la Corte con la ordinanza n. 158/2008?

    La Corte ha dichiarato manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale relativa a art. 63 del DPR 29 settembre 1973, n. 602 (Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito). La norma è stata ritenuta compatibile con artt. 3 e 24 della Costituzione.

    Cosa significa “manifesta infondatezza”?

    Una questione è dichiarata manifestamente infondata quando, pur soddisfatti i requisiti di ammissibilità, la questione è palesemente priva di pregio nel merito: la norma censurata risulta chiaramente compatibile con i parametri costituzionali invocati, senza necessità di una trattazione approfondita.

    Qual è la differenza tra sentenza e ordinanza della Corte Costituzionale?

    La Corte usa le ordinanze per le decisioni processuali e per i casi di manifesta inammissibilità o infondatezza, che non richiedono una motivazione approfondita nel merito. Le sentenze, invece, affrontano nel merito la questione di legittimità costituzionale con motivazione estesa.

    Chi può sollevare una questione di legittimità costituzionale?

    In Italia la questione di legittimità costituzionale può essere sollevata solo in via incidentale: un giudice, nel corso di un processo, sospende il giudizio e rimette la questione alla Corte Costituzionale se ritiene che una norma applicabile nel giudizio contrasti con la Costituzione. In alcuni casi specifici (ricorso in via principale) lo Stato, le regioni e le province autonome possono ricorrere direttamente.

    La pronuncia n. 158/2008 ha effetti nel mio procedimento?

    Le ordinanze di inammissibilità e infondatezza, e le sentenze di non fondatezza, non eliminano la norma dall’ordinamento. Tuttavia, altri giudici possono sollevare la stessa questione in futuro con motivazione più adeguata. Per valutare gli effetti nel tuo procedimento è opportuno consultare un professionista legale.

  • Corte cost. n. 169/2008 – Foro competente nei procedimenti di divorzio

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    La Corte costituzionale ha dichiarato illegittima la norma della legge sul divorzio che fissava come foro esclusivo per i procedimenti contenziosi il luogo dell’ultima residenza comune dei coniugi. Tale criterio era irragionevole perché poteva risultare privo di qualsiasi collegamento effettivo con i coniugi e i figli minori e comprometteva il diritto di difesa.

    Di cosa si tratta

    L’art. 4, comma 1, della legge 1° dicembre 1970, n. 898 (legge sul divorzio), modificato nel 2005, stabiliva che il foro competente per i procedimenti contenziosi di scioglimento del matrimonio fosse il luogo dell’ultima residenza comune dei coniugi. Nel caso concreto, i coniugi non risiedevano più in quel luogo da molti anni, rendendo il criterio del tutto avulso dalla realtà.

    La questione di legittimità costituzionale

    Il Tribunale ordinario di Pisa ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell’art. 4, comma 1, della legge n. 898 del 1970, in riferimento agli artt. 3, 24 e 111 della Costituzione, nella parte in cui individua come foro esclusivo il luogo dell’ultima residenza comune dei coniugi, con esclusione di ogni altro criterio alternativo.

    La decisione della Corte

    La Corte ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della disposizione nella parte in cui non prevede, quale criterio alternativo di competenza territoriale, la residenza o il domicilio del convenuto. Il criterio dell’ultima residenza comune come foro esclusivo viola l’art. 3 Cost. per irragionevolezza, l’art. 24 Cost. per le difficoltà che crea all’esercizio del diritto di difesa del convenuto, e l’art. 111 Cost. per contrasto con il giusto processo.

    Il principio

    I criteri di competenza territoriale in materia di status personale non possono essere talmente rigidi da risultare privi di qualsiasi collegamento effettivo con le parti del giudizio. Deve sempre essere previsto almeno un criterio alternativo che garantisca al convenuto di essere giudicato in un foro ad esso ragionevolmente collegato.

    Domande e risposte

    Cosa succede dopo questa sentenza per i procedimenti di divorzio?

    Accanto al foro dell’ultima residenza comune dei coniugi, è ora possibile adire il tribunale del luogo di residenza o domicilio del convenuto, garantendo un effettivo collegamento tra il foro e le parti del giudizio.

    Perché il foro dell’ultima residenza comune era irragionevole?

    Perché quando i coniugi si separano si trasferiscono altrove, e imporre loro di agire davanti al tribunale del luogo dove hanno vissuto insieme — magari molti anni prima — crea difficoltà pratiche e processuali senza alcuna utilità concreta per il buon andamento del giudizio.

    Il criterio dell’ultima residenza comune viene abolito?

    No: la Corte non lo ha eliminato ma lo ha reso alternativo, affiancandogli il foro del convenuto. I coniugi potranno quindi scegliere il tribunale più appropriato tra i due criteri.

    Norme collegate

  • Corte cost. n. 168/2008 – Legge finanziaria 2007 fondo energia e ICI

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    La Corte costituzionale ha esaminato il ricorso della Regione Lombardia contro diverse disposizioni della legge finanziaria 2007 (l. n. 296 del 2006), dichiarando inammissibili le questioni sui commi 362-365 per difetto di motivazione e infondata la questione sul comma 1284 relativo all’ICI sull’abitazione principale. La decisione sulle restanti questioni è stata riservata a pronunce separate.

    Di cosa si tratta

    La Regione Lombardia ha impugnato varie disposizioni della legge finanziaria 2007 (legge 27 dicembre 2006, n. 296). In questa pronuncia la Corte ha esaminato i commi 362-365 dell’art. 1 (che istituivano un fondo per l’efficienza energetica alimentato dal maggior gettito IVA sui carburanti) e il comma 1284 (detrazioni ICI sull’abitazione principale).

    La questione di legittimità costituzionale

    La Regione Lombardia ha impugnato l’art. 1, commi 362-365 e 1284, della legge n. 296 del 2006, in riferimento agli artt. 3, 97, 117 e 119 della Costituzione, sostenendo che le disposizioni ledevano l’autonomia finanziaria regionale e il riparto di competenze legislative.

    La decisione della Corte

    La Corte ha dichiarato inammissibili le questioni relative ai commi 362, 363, 364 e 365 per difetto di adeguata motivazione della rilevanza. Ha dichiarato non fondata la questione relativa al comma 1284 sulle detrazioni ICI per l’abitazione principale, ritenendo che tale disciplina rientri nella competenza statale in materia di coordinamento del sistema tributario. Ha riservato a separate pronunce le restanti questioni sollevate nel ricorso.

    Il principio

    Le disposizioni statali che istituiscono detrazioni sull’ICI per l’abitazione principale rientrano nel coordinamento del sistema tributario di competenza statale, anche quando incidono sulle entrate dei Comuni. Il ricorrente deve adeguatamente motivare la rilevanza della questione per ogni singola disposizione impugnata.

    Domande e risposte

    Cosa prevedevano i commi 362-365 della legge finanziaria 2007?

    Prevedevano che il maggior gettito IVA derivante dall’aumento del prezzo internazionale del petrolio rispetto al valore di riferimento del DPEF 2007-2011 fosse destinato, nel limite di 100 milioni di euro annui, a un fondo per interventi di efficienza energetica e riduzione dei costi della fornitura energetica a finalità sociali.

    Perché queste questioni sono state dichiarate inammissibili?

    Perché la Regione non aveva motivato in modo adeguato la rilevanza di tali questioni rispetto alle proprie competenze, requisito indispensabile per l’ammissibilità del ricorso in via principale davanti alla Corte costituzionale.

    Cosa stabiliva il comma 1284 sull’ICI?

    Introduceva detrazioni ICI sull’abitazione principale, disciplina che la Corte ha ritenuto rientrare nel coordinamento del sistema tributario di competenza statale esclusiva, non violando l’autonomia finanziaria delle Regioni.

    Norme collegate

  • Corte cost. n. 157/2008 – IVA su leasing immobiliare art. 35 d.l. 223/2006

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    Con l’ordinanza n. 157 del 2008, la Corte Costituzionale ha dichiarato manifestamente inammissibile la questione di legittimità costituzionale relativa a art. 35, comma 26-quinquies, del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223 (c.d. decreto Bersani), convertito dalla legge n. 248/2006. La Corte non è entrata nel merito, rilevando carenze nei presupposti processuali dell’ordinanza di rimessione.

    Di cosa si tratta

    Il giudice a quo ha sollevato questione di legittimità costituzionale di art. 35, comma 26-quinquies, del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223 (c.d. decreto Bersani), convertito dalla legge n. 248/2006. La Corte, nella rsquo;ordinanza n. 157/2008, ha verificato i presupposti processuali della questione e ha ritenuto che l’ordinanza di rimessione non soddisfi i requisiti di rilevanza o di adeguata motivazione richiesti per l’accesso al giudizio di legittimità.

    La questione di legittimità costituzionale

    È stata sottoposta alla Corte la questione di legittimità costituzionale di art. 35, comma 26-quinquies, del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223 (c.d. decreto Bersani), convertito dalla legge n. 248/2006, sollevata da Commissione tributaria provinciale, in riferimento a artt. 3 e 53 della Costituzione.

    La decisione della Corte

    La Corte ha dichiara la manifesta inammissibilità della questione. L’inammissibilità può dipendere da: difetto di rilevanza della questione nel giudizio a quo, motivazione insufficiente dell’ordinanza di rimessione, difetto di incidentalità, o assenza delle condizioni processuali di accesso.

    Il principio

    La questione di legittimità costituzionale dell’art. 35, comma 26-quinquies, del d.l. n. 223/2006 — che ha modificato il regime IVA delle locazioni e dei leasing immobiliari — è manifestamente inammissibile per insufficiente motivazione sulla rilevanza e sulla non manifesta infondatezza.

    Domande e risposte

    Cosa ha deciso la Corte con la ordinanza n. 157/2008?

    La Corte ha dichiarato manifestamente inammissibile la questione di legittimità costituzionale relativa a art. 35, comma 26-quinquies, del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223 (c.d. decreto Bersani), convertito dalla legge n. 248/2006. Non ha pertanto esaminato nel merito la conformità della norma alla Costituzione.

    Cosa significa “manifesta inammissibilità”?

    Una questione è dichiarata manifestamente inammissibile quando mancano i presupposti processuali per l’esame nel merito: ad esempio, difetto di rilevanza nel giudizio a quo, motivazione insufficiente dell’ordinanza di rimessione, o assenza di incidentalità. In questi casi la Corte non si pronuncia sulla conformità a Costituzione della norma.

    Qual è la differenza tra sentenza e ordinanza della Corte Costituzionale?

    La Corte usa le ordinanze per le decisioni processuali e per i casi di manifesta inammissibilità o infondatezza, che non richiedono una motivazione approfondita nel merito. Le sentenze, invece, affrontano nel merito la questione di legittimità costituzionale con motivazione estesa.

    Chi può sollevare una questione di legittimità costituzionale?

    In Italia la questione di legittimità costituzionale può essere sollevata solo in via incidentale: un giudice, nel corso di un processo, sospende il giudizio e rimette la questione alla Corte Costituzionale se ritiene che una norma applicabile nel giudizio contrasti con la Costituzione. In alcuni casi specifici (ricorso in via principale) lo Stato, le regioni e le province autonome possono ricorrere direttamente.

    La pronuncia n. 157/2008 ha effetti nel mio procedimento?

    Le ordinanze di inammissibilità e infondatezza, e le sentenze di non fondatezza, non eliminano la norma dall’ordinamento. Tuttavia, altri giudici possono sollevare la stessa questione in futuro con motivazione più adeguata. Per valutare gli effetti nel tuo procedimento è opportuno consultare un professionista legale.

  • Corte cost. n. 167/2008 – Abilitazione insegnamento concorsi riservati 2001

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    La Corte costituzionale ha dichiarato illegittima la norma che limitava la proroga del termine per maturare il requisito di servizio ai fini dell’abilitazione all’insegnamento solo a chi aveva partecipato al concorso del 2001, escludendo chi aveva superato l’esame del concorso del 1999. La disparità di trattamento era irragionevole perché le due categorie di insegnanti versavano in situazione sostanzialmente identica.

    Di cosa si tratta

    L’art. 2, comma 7-bis, del d.l. n. 97 del 2004 prevedeva che fosse valida l’abilitazione all’insegnamento conseguita da chi era stato ammesso con riserva ai concorsi del 2001, purché avesse maturato un requisito di servizio entro il 29 ottobre 2000. Due insegnanti ammesse con riserva al concorso del 1999 (ordinanza ministeriale n. 153 del 1999) avevano superato l’esame ma non potevano beneficiare della stessa proroga.

    La questione di legittimità costituzionale

    Il TAR per la Toscana ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell’art. 2, comma 7-bis, del d.l. n. 97 del 2004, convertito dalla legge n. 143 del 2004, in riferimento agli artt. 3 e 97 della Costituzione, nella parte in cui limitava il beneficio della proroga solo ai concorsisti del 2001 escludendo quelli del 1999.

    La decisione della Corte

    La Corte ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della norma nella parte in cui non estendeva il beneficio della proroga anche a chi era stato ammesso con riserva al concorso del 1999 e ne aveva superato l’esame finale. La distinzione era irragionevole perché le due procedure concorsuali, pur diverse, conducevano allo stesso risultato e le situazioni erano sostanzialmente equivalenti.

    Il principio

    Il legislatore non può introdurre distinzioni di trattamento tra categorie di lavoratori che si trovano in situazione sostanzialmente identica senza una ragione giustificativa oggettiva. L’estensione per via interpretativa di un beneficio può essere imposta dalla Corte quando la disparità è manifestamente irragionevole rispetto al fine perseguito dalla norma.

    Domande e risposte

    Chi erano le insegnanti coinvolte nel giudizio?

    Due insegnanti della scuola elementare ammesse con riserva alla sessione di esame del 1999 (o.m. n. 153 del 1999) che avevano superato la prova ma non rientravano nel perimetro del beneficio previsto dalla norma censurata, riservato ai soli concorsisti del 2001.

    Cosa cambia dopo questa sentenza?

    Il beneficio della proroga del termine per maturare il requisito di servizio si estende anche a chi ha partecipato alla sessione riservata del 1999 e ha superato l’esame finale, con pieno riconoscimento dell’abilitazione all’insegnamento.

    Quali parametri costituzionali sono stati ritenuti violati?

    L’art. 3 Cost. (principio di uguaglianza e ragionevolezza) e l’art. 97 Cost. (buon andamento della pubblica amministrazione), poiché la disparità di trattamento non aveva alcuna giustificazione razionale.

    Norme collegate

  • Corte cost. n. 156/2008 – Inappellabilità sentenza di non luogo a procedere art. 428 cpp

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    Con l’ordinanza n. 156 del 2008, la Corte Costituzionale ha dichiarato manifestamente inammissibile la questione di legittimità costituzionale relativa a art. 428 del codice di procedura penale (come sostituito dalla legge n. 46/2006) e artt. 4 e 10 della medesima legge. La Corte non è entrata nel merito, rilevando carenze nei presupposti processuali dell’ordinanza di rimessione.

    Di cosa si tratta

    Il giudice a quo ha sollevato questione di legittimità costituzionale di art. 428 del codice di procedura penale (come sostituito dalla legge n. 46/2006) e artt. 4 e 10 della medesima legge. La Corte, nella rsquo;ordinanza n. 156/2008, ha verificato i presupposti processuali della questione e ha ritenuto che l’ordinanza di rimessione non soddisfi i requisiti di rilevanza o di adeguata motivazione richiesti per l’accesso al giudizio di legittimità.

    La questione di legittimità costituzionale

    È stata sottoposta alla Corte la questione di legittimità costituzionale di art. 428 del codice di procedura penale (come sostituito dalla legge n. 46/2006) e artt. 4 e 10 della medesima legge, sollevata da Corte militare d’appello di Napoli e Corti d’appello, in riferimento a artt. 3, 24, 111 e 112 della Costituzione.

    La decisione della Corte

    La Corte ha dichiara la manifesta inammissibilità delle questioni. L’inammissibilità può dipendere da: difetto di rilevanza della questione nel giudizio a quo, motivazione insufficiente dell’ordinanza di rimessione, difetto di incidentalità, o assenza delle condizioni processuali di accesso.

    Il principio

    Le questioni relative all’art. 428 cpp sull’inappellabilità della sentenza di non luogo a procedere sono manifestamente inammissibili: i giudici rimettenti non hanno adeguatamente motivato la rilevanza e la non manifesta infondatezza della questione sollevata.

    Domande e risposte

    Cosa ha deciso la Corte con la ordinanza n. 156/2008?

    La Corte ha dichiarato manifestamente inammissibile la questione di legittimità costituzionale relativa a art. 428 del codice di procedura penale (come sostituito dalla legge n. 46/2006) e artt. 4 e 10 della medesima legge. Non ha pertanto esaminato nel merito la conformità della norma alla Costituzione.

    Cosa significa “manifesta inammissibilità”?

    Una questione è dichiarata manifestamente inammissibile quando mancano i presupposti processuali per l’esame nel merito: ad esempio, difetto di rilevanza nel giudizio a quo, motivazione insufficiente dell’ordinanza di rimessione, o assenza di incidentalità. In questi casi la Corte non si pronuncia sulla conformità a Costituzione della norma.

    Qual è la differenza tra sentenza e ordinanza della Corte Costituzionale?

    La Corte usa le ordinanze per le decisioni processuali e per i casi di manifesta inammissibilità o infondatezza, che non richiedono una motivazione approfondita nel merito. Le sentenze, invece, affrontano nel merito la questione di legittimità costituzionale con motivazione estesa.

    Chi può sollevare una questione di legittimità costituzionale?

    In Italia la questione di legittimità costituzionale può essere sollevata solo in via incidentale: un giudice, nel corso di un processo, sospende il giudizio e rimette la questione alla Corte Costituzionale se ritiene che una norma applicabile nel giudizio contrasti con la Costituzione. In alcuni casi specifici (ricorso in via principale) lo Stato, le regioni e le province autonome possono ricorrere direttamente.

    La pronuncia n. 156/2008 ha effetti nel mio procedimento?

    Le ordinanze di inammissibilità e infondatezza, e le sentenze di non fondatezza, non eliminano la norma dall’ordinamento. Tuttavia, altri giudici possono sollevare la stessa questione in futuro con motivazione più adeguata. Per valutare gli effetti nel tuo procedimento è opportuno consultare un professionista legale.

  • Corte cost. n. 155/2008 – Inappellabilità proscioglimento parte civile art. 576 cpp

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    Con l’ordinanza n. 155 del 2008, la Corte Costituzionale ha dichiarato manifestamente inammissibile la questione di legittimità costituzionale relativa a art. 576 del codice di procedura penale (legge n. 46/2006) e artt. 6 e 10 della medesima legge. La Corte non è entrata nel merito, rilevando carenze nei presupposti processuali dell’ordinanza di rimessione.

    Di cosa si tratta

    Il giudice a quo ha sollevato questione di legittimità costituzionale di art. 576 del codice di procedura penale (legge n. 46/2006) e artt. 6 e 10 della medesima legge. La Corte, nella rsquo;ordinanza n. 155/2008, ha verificato i presupposti processuali della questione e ha ritenuto che l’ordinanza di rimessione non soddisfi i requisiti di rilevanza o di adeguata motivazione richiesti per l’accesso al giudizio di legittimità.

    La questione di legittimità costituzionale

    È stata sottoposta alla Corte la questione di legittimità costituzionale di art. 576 del codice di procedura penale (legge n. 46/2006) e artt. 6 e 10 della medesima legge, sollevata da diverse Corti d’appello, in riferimento a artt. 3, 24, 111 e 112 della Costituzione.

    La decisione della Corte

    La Corte ha dichiara la manifesta inammissibilità delle questioni. L’inammissibilità può dipendere da: difetto di rilevanza della questione nel giudizio a quo, motivazione insufficiente dell’ordinanza di rimessione, difetto di incidentalità, o assenza delle condizioni processuali di accesso.

    Il principio

    Le questioni di legittimità costituzionale dell’art. 576 cpp, nella parte in cui limita l’appello della parte civile avverso le sentenze di proscioglimento, sono manifestamente inammissibili per difetto di motivazione o rilevanza nell’ordinanza di rimessione.

    Domande e risposte

    Cosa ha deciso la Corte con la ordinanza n. 155/2008?

    La Corte ha dichiarato manifestamente inammissibile la questione di legittimità costituzionale relativa a art. 576 del codice di procedura penale (legge n. 46/2006) e artt. 6 e 10 della medesima legge. Non ha pertanto esaminato nel merito la conformità della norma alla Costituzione.

    Cosa significa “manifesta inammissibilità”?

    Una questione è dichiarata manifestamente inammissibile quando mancano i presupposti processuali per l’esame nel merito: ad esempio, difetto di rilevanza nel giudizio a quo, motivazione insufficiente dell’ordinanza di rimessione, o assenza di incidentalità. In questi casi la Corte non si pronuncia sulla conformità a Costituzione della norma.

    Qual è la differenza tra sentenza e ordinanza della Corte Costituzionale?

    La Corte usa le ordinanze per le decisioni processuali e per i casi di manifesta inammissibilità o infondatezza, che non richiedono una motivazione approfondita nel merito. Le sentenze, invece, affrontano nel merito la questione di legittimità costituzionale con motivazione estesa.

    Chi può sollevare una questione di legittimità costituzionale?

    In Italia la questione di legittimità costituzionale può essere sollevata solo in via incidentale: un giudice, nel corso di un processo, sospende il giudizio e rimette la questione alla Corte Costituzionale se ritiene che una norma applicabile nel giudizio contrasti con la Costituzione. In alcuni casi specifici (ricorso in via principale) lo Stato, le regioni e le province autonome possono ricorrere direttamente.

    La pronuncia n. 155/2008 ha effetti nel mio procedimento?

    Le ordinanze di inammissibilità e infondatezza, e le sentenze di non fondatezza, non eliminano la norma dall’ordinamento. Tuttavia, altri giudici possono sollevare la stessa questione in futuro con motivazione più adeguata. Per valutare gli effetti nel tuo procedimento è opportuno consultare un professionista legale.

  • Corte cost. n. 166/2008 – Edilizia residenziale pubblica e livelli essenziali

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    Testo integrale ufficiale della pronuncia (Consulta OnLine) e PDF dal sito della Corte.

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    La Corte costituzionale ha dichiarato parzialmente illegittima la legge n. 9 del 2007 sull’edilizia residenziale pubblica, annullando la norma che istituiva commissioni con poteri di graduare le procedure esecutive di rilascio degli alloggi. Le restanti disposizioni sul piano straordinario abitativo sono state ritenute non fondate perché rientrano nella competenza statale di fissare livelli essenziali delle prestazioni.

    Di cosa si tratta

    La legge 8 febbraio 2007, n. 9 ha introdotto misure urgenti per ridurre il disagio abitativo di categorie sociali vulnerabili (anziani ultrasessantacinquenni, malati terminali, portatori di handicap). La Regione Lombardia ha impugnato alcune disposizioni davanti alla Corte sostenendo che invadevano le competenze regionali in materia di edilizia residenziale pubblica.

    La questione di legittimità costituzionale

    La Regione Lombardia ha impugnato gli artt. 3, commi 1 e 2, 4, comma 2, e 5, comma 1, della legge n. 9 del 2007, in riferimento agli artt. 3, 97, 117 (terzo, quarto, quinto e sesto comma), 118 e 119 della Costituzione, sostenendo che le disposizioni esorbitavano dalla competenza statale e incidevano sulle attribuzioni regionali in materia di governo del territorio e politiche abitative.

    La decisione della Corte

    La Corte ha dichiarato illegittimo l’art. 3, comma 2, nella parte in cui prevedeva la possibilità di istituire apposite commissioni con poteri di graduare le esecuzioni dei provvedimenti di rilascio degli alloggi, ritenendo tale norma lesiva della competenza legislativa regionale. Ha invece dichiarato non fondata la questione relativa all’art. 3, comma 1, sul piano straordinario edilizio, che rientra nei livelli essenziali delle prestazioni di competenza statale esclusiva ai sensi dell’art. 117, secondo comma, lettera m), Cost. Le questioni relative agli artt. 4 e 5 sono state dichiarate inammissibili per difetto di motivazione.

    Il principio

    La pianificazione straordinaria del fabbisogno di edilizia residenziale pubblica per categorie sociali vulnerabili rientra nella competenza statale di determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni. Al contrario, l’istituzione di commissioni con poteri di graduare le procedure esecutive di rilascio degli alloggi travalica tale competenza, invadendo la sfera regionale.

    Domande e risposte

    Cosa sono i «livelli essenziali delle prestazioni» citati dalla Corte?

    Sono le prestazioni minime che lo Stato deve garantire uniformemente su tutto il territorio nazionale ai sensi dell’art. 117, secondo comma, lettera m), Cost. Rientrano in questa categoria anche alcune politiche abitative per categorie sociali molto vulnerabili.

    Perché le commissioni per graduare le esecuzioni sono state dichiarate incostituzionali?

    Perché il potere di sospendere o graduare le esecuzioni dei provvedimenti di rilascio degli alloggi incide sull’ordinamento civile e sulle competenze regionali in materia abitativa, senza che vi sia un titolo di competenza statale esclusiva sufficiente a giustificare tale intervento.

    Chi può essere beneficiario delle misure di protezione abitativa della legge n. 9/2007?

    I conduttori con reddito annuo lordo familiare inferiore a 27.000 euro che abbiano nel nucleo familiare anziani ultrasessantacinquenni, malati terminali o portatori di handicap con invalidità superiore al 66%, purché non siano proprietari di altri immobili idonei.

    Norme collegate

  • Corte cost. n. 154/2008 – Inappellabilità proscioglimento artt. 593 e 576 cpp

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    Con l’ordinanza n. 154 del 2008, la Corte Costituzionale ha deciso in modo differenziato sulle questioni di legittimità costituzionale relative a artt. 593 e 576 del codice di procedura penale (legge n. 46/2006, inappellabilità sentenze proscioglimento): per alcune ha ordinato la restituzione degli atti al giudice rimettente, per altre ha dichiarato la manifesta inammissibilità.

    Di cosa si tratta

    Il giudice rimettente aveva sollevato questione di legittimità costituzionale di artt. 593 e 576 del codice di procedura penale (legge n. 46/2006, inappellabilità sentenze proscioglimento). La Corte, anziché pronunciarsi nel merito, ha restituito gli atti al giudice a quo affinché verifichi se la questione mantenga rilevanza alla luce di successivi mutamenti normativi o di pronunce della stessa Corte.

    La questione di legittimità costituzionale

    È stata sottoposta alla Corte la questione di legittimità costituzionale di artt. 593 e 576 del codice di procedura penale (legge n. 46/2006, inappellabilità sentenze proscioglimento), sollevata da Corti d’appello di Roma, Lecce e Bologna, in riferimento a artt. 3, 24, 111 e 112 della Costituzione.

    La decisione della Corte

    La Corte ha restituzione atti parziale + dichiarazione di manifesta inammissibilità delle questioni residue. La restituzione degli atti è disposta quando sopravvengono elementi nuovi (sentenze della stessa Corte, modifiche legislative) che impongono al giudice rimettente di rivalutare la rilevanza e la non manifesta infondatezza della questione.

    Il principio

    La Corte restituisce gli atti alle corti d’appello per le questioni relative all’art. 593 cpp già decise con la sentenza n. 26/2007, e dichiara manifestamente inammissibili le questioni sull’art. 576 cpp per difetto di rilevanza o motivazione insufficiente.

    Domande e risposte

    Cosa ha deciso la Corte con la ordinanza n. 154/2008?

    La Corte ha adottato la pronuncia n. 154/2008: consultare il testo integrale per i dettagli.

    Perché la Corte restituisce gli atti al giudice rimettente?

    La restituzione degli atti è uno strumento processuale che la Corte utilizza quando, dopo la proposizione della questione, sopravviene un mutamento normativo o una propria pronuncia che incide sulla questione sollevata. Il giudice a quo deve quindi verificare se la questione mantenga rilevanza e, in caso affermativo, può sollevarla nuovamente.

    Qual è la differenza tra sentenza e ordinanza della Corte Costituzionale?

    La Corte usa le ordinanze per le decisioni processuali e per i casi di manifesta inammissibilità o infondatezza, che non richiedono una motivazione approfondita nel merito. Le sentenze, invece, affrontano nel merito la questione di legittimità costituzionale con motivazione estesa.

    Chi può sollevare una questione di legittimità costituzionale?

    In Italia la questione di legittimità costituzionale può essere sollevata solo in via incidentale: un giudice, nel corso di un processo, sospende il giudizio e rimette la questione alla Corte Costituzionale se ritiene che una norma applicabile nel giudizio contrasti con la Costituzione. In alcuni casi specifici (ricorso in via principale) lo Stato, le regioni e le province autonome possono ricorrere direttamente.

    La pronuncia n. 154/2008 ha effetti nel mio procedimento?

    La restituzione degli atti non incide direttamente sui procedimenti pendenti presso altri giudici: riguarda solo il giudice rimettente, che deve rivalutare la rilevanza della questione. Per valutare eventuali effetti nel tuo procedimento, è opportuno consultare un professionista legale.

  • Corte cost. n. 105/2008 – Programma quadro settore forestale competenza regionale

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    Testo integrale ufficiale della pronuncia (Consulta OnLine) e PDF dal sito della Corte.

    📄 Leggi il testo integrale →PDF dal sito della Corte costituzionale

    La Corte dichiara non fondata la questione sull’art. 1, comma 1082, della legge finanziaria 2007, che prevedeva un «programma quadro per il settore forestale» da proporre alla Conferenza Stato-Regioni. La norma non imponeva alle Regioni obiettivi vincolanti, ma si limitava a promuovere un’iniziativa di coordinamento nel rispetto delle competenze regionali in materia forestale.

    Di cosa si tratta

    La Regione Veneto aveva impugnato il comma 1082 dell’art. 1 della legge finanziaria 2007, che incaricava il Ministero delle politiche agricole e il Ministero dell’ambiente di proporre alla Conferenza Stato-Regioni un programma quadro per la gestione forestale sostenibile, da finanziare con fondi di cui all’art. 61 della legge n. 289/2002. La Regione Veneto riteneva che questa norma invadesse la competenza regionale in materia forestale.

    La questione di legittimità costituzionale

    La Regione Veneto ha impugnato il comma 1082 dell’art. 1 della legge n. 296/2006, in riferimento agli artt. 117, 118 e 119 della Costituzione e al principio di leale collaborazione, sostenendo che lo Stato aveva invaso la competenza legislativa regionale residuale in materia di foreste.

    La decisione della Corte

    La Corte dichiara la questione non fondata. Il comma 1082 non imponeva alle Regioni alcun obbligo né modificava le competenze legislative: si limitava ad autorizzare i Ministeri a elaborare una proposta da sottoporre alla Conferenza Stato-Regioni, nelle forme dell’accordo previsto dal d.lgs. n. 281/1997. La norma rispettava quindi il principio di leale collaborazione.

    Il principio

    Una norma statale che si limita a promuovere un’iniziativa di coordinamento inter-istituzionale in materia di competenza regionale, senza imporre obiettivi vincolanti né modificare le competenze legislative, non viola il riparto costituzionale delle attribuzioni. Il raccordo cooperativo con le Regioni attraverso la Conferenza Stato-Regioni è la forma corretta per le politiche forestali nazionali.

    Domande e risposte

    Chi ha la competenza legislativa in materia forestale?

    Le foreste rientrano nella competenza legislativa residuale delle Regioni (art. 117, quarto comma, Cost.), fatta eccezione per i profili che attengono alla tutela dell’ambiente (competenza esclusiva statale) e alla tutela dell’ecosistema in senso lato.

    Cos’è un «programma quadro» ai sensi della norma?

    È un documento di pianificazione condivisa tra Stato e Regioni, da adottare in sede di Conferenza Stato-Regioni, che definisce obiettivi e linee d’azione per la gestione forestale sostenibile, senza forza di legge e senza vincoli automatici sulle legislazioni regionali.

    In che senso la norma rispettava le competenze regionali?

    La norma non attribuiva allo Stato il potere di imporre direttamente norme forestali alle Regioni: richiedeva solo che i Ministeri formulassero una proposta, poi da concordare in sede di Conferenza Stato-Regioni. Il risultato finale avrebbe comunque richiesto il consenso delle Regioni per diventare vincolante.

    Norme collegate

  • Corte cost. n. 153/2008 – Inappellabilità nel giudizio abbreviato art. 443 cpp

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    Con l’ordinanza n. 153 del 2008, la Corte Costituzionale ha ordinato la restituzione degli atti al giudice rimettente a seguito di sopravvenute pronunce della Corte che hanno modificato il quadro normativo di riferimento. La decisione non entra nel merito della legittimità costituzionale della norma impugnata.

    Di cosa si tratta

    Il giudice rimettente aveva sollevato questione di legittimità costituzionale di art. 443, comma 1, del codice di procedura penale e art. 10, commi 1 e 2, della legge n. 46/2006. La Corte, anziché pronunciarsi nel merito, ha restituito gli atti al giudice a quo affinché verifichi se la questione mantenga rilevanza alla luce di successivi mutamenti normativi o di pronunce della stessa Corte.

    La questione di legittimità costituzionale

    È stata sottoposta alla Corte la questione di legittimità costituzionale di art. 443, comma 1, del codice di procedura penale e art. 10, commi 1 e 2, della legge n. 46/2006, sollevata da Corte militare d’appello di Napoli e Corte d’appello di Torino, in riferimento a artt. 3, 24, 111 e 112 della Costituzione.

    La decisione della Corte

    La Corte ha ordina la restituzione degli atti ai giudici rimettenti. La restituzione degli atti è disposta quando sopravvengono elementi nuovi (sentenze della stessa Corte, modifiche legislative) che impongono al giudice rimettente di rivalutare la rilevanza e la non manifesta infondatezza della questione.

    Il principio

    A seguito della sentenza n. 26/2007 della Corte Costituzionale, le questioni relative all’inappellabilità delle sentenze di proscioglimento nel giudizio abbreviato devono essere restituite ai giudici rimettenti, che rivaluteranno la rilevanza alla luce del mutato quadro normativo derivante dalla pronuncia di illegittimità.

    Domande e risposte

    Cosa ha deciso la Corte con la ordinanza n. 153/2008?

    La Corte ha ordinato la restituzione degli atti al giudice rimettente. Non si è pronunciata nel merito della legittimità costituzionale di art. 443, comma 1, del codice di procedura penale e art. 10, commi 1 e 2, della legge n. 46/2006, poiché successivi mutamenti normativi o pronunce della Corte stessa impongono al giudice a quo di rivalutare la questione.

    Perché la Corte restituisce gli atti al giudice rimettente?

    La restituzione degli atti è uno strumento processuale che la Corte utilizza quando, dopo la proposizione della questione, sopravviene un mutamento normativo o una propria pronuncia che incide sulla questione sollevata. Il giudice a quo deve quindi verificare se la questione mantenga rilevanza e, in caso affermativo, può sollevarla nuovamente.

    Qual è la differenza tra sentenza e ordinanza della Corte Costituzionale?

    La Corte usa le ordinanze per le decisioni processuali e per i casi di manifesta inammissibilità o infondatezza, che non richiedono una motivazione approfondita nel merito. Le sentenze, invece, affrontano nel merito la questione di legittimità costituzionale con motivazione estesa.

    Chi può sollevare una questione di legittimità costituzionale?

    In Italia la questione di legittimità costituzionale può essere sollevata solo in via incidentale: un giudice, nel corso di un processo, sospende il giudizio e rimette la questione alla Corte Costituzionale se ritiene che una norma applicabile nel giudizio contrasti con la Costituzione. In alcuni casi specifici (ricorso in via principale) lo Stato, le regioni e le province autonome possono ricorrere direttamente.

    La pronuncia n. 153/2008 ha effetti nel mio procedimento?

    La restituzione degli atti non incide direttamente sui procedimenti pendenti presso altri giudici: riguarda solo il giudice rimettente, che deve rivalutare la rilevanza della questione. Per valutare eventuali effetti nel tuo procedimento, è opportuno consultare un professionista legale.

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