Indice
  1. Testo dell'articolo
  2. Commento
  3. Massime giurisprudenziali
  4. Pronunce Corte Costituzionale
  5. Prassi e linee guida
  6. Casi pratici
  7. Domande frequenti
  8. Vedi anche

Testo dell'articoloVigente

Informazione giuridica di carattere generale. Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.

Art. 186 c.p.c. – Pronuncia dei provvedimenti

In vigore dal 21 aprile 1942 (R.D. 1443/1940)

Sulle domande e sulle eccezioni delle parti, il giudice istruttore, sentite le loro ragioni, dà in udienza i provvedimenti opportuni; ma può anche riservarsi di pronunciarli entro i cinque giorni successivi.

In sintesi

  • Potere del giudice istruttore di richiedere chiarimenti su singole questioni di causa
  • Possibilità di sentire le parti separatamente per ottenere precisazioni mirate
  • Obbligo di indicare le questioni rilevabili d'ufficio meritevoli di trattazione
  • Strumento di attuazione del contraddittorio sostanziale ex art. 101 c.p.c.
  • Funzione strumentale alla direzione del procedimento e alla preparazione della decisione
Indice dei contenuti

Il giudice istruttore può chiedere chiarimenti alle parti, anche separatamente, e segnalare le questioni rilevabili d'ufficio sulle quali ritiene opportuna la trattazione tra i contendenti.

Ratio della norma

L'art. 186 c.p.c. attribuisce al giudice istruttore un potere di interlocuzione diretta con le parti, finalizzato a chiarire i termini della controversia e a garantire un contraddittorio effettivo sulle questioni che il giudice intende porre a fondamento della decisione. La ratio risiede nell'esigenza di evitare le cosiddette "sentenze a sorpresa", assicurando che le parti possano interloquire su ogni profilo rilevante, anche se rilevato d'ufficio dal magistrato. La norma si inserisce nel quadro dei poteri di direzione del procedimento riconosciuti dall'art. 175 c.p.c., ed è strettamente collegata al principio del contraddittorio sancito dall'art. 101 c.p.c., riformato proprio per imporre al giudice di sottoporre alle parti le questioni rilevabili d'ufficio prima di porle a base della decisione.

Analisi del testo

La disposizione contempla due distinti poteri. Il primo riguarda la richiesta di chiarimenti su "singole questioni", che può avvenire anche separatamente nei confronti di ciascuna parte: si tratta di uno strumento elastico che consente al giudice di approfondire profili specifici senza la formalità di un contraddittorio incrociato. Il secondo potere, di natura più pregnante, impone al giudice di indicare le questioni rilevabili d'ufficio sulle quali ritiene opportuna la trattazione, attivando così un contraddittorio anticipato sui profili che, se trascurati, vizierebbero la sentenza per violazione del diritto di difesa.

Quando si applica

La norma trova applicazione in qualsiasi fase del giudizio di primo grado dinanzi al giudice istruttore, tipicamente nelle udienze di trattazione e istruzione previste dall'art. 183 c.p.c. e successive. Il potere di richiedere chiarimenti può essere esercitato d'ufficio o su sollecitazione delle parti, e si presta a coprire profili in fatto (precisazioni su circostanze allegate) e in diritto (qualificazioni giuridiche dubbie). L'indicazione delle questioni rilevabili d'ufficio è invece doverosa ogniqualvolta il giudice ravvisi profili di rito o di merito (nullità, difetto di legittimazione, prescrizione non eccepita ma evidente da atti) suscettibili di incidere sull'esito.

Connessioni con altre norme

L'art. 186 c.p.c. va letto in combinato disposto con l'art. 101, comma 2, c.p.c., che generalizza l'obbligo di contraddittorio sulle questioni rilevate d'ufficio a pena di nullità della sentenza. Si coordina inoltre con l'art. 175 c.p.c. sui poteri di direzione del processo e con l'art. 183 c.p.c. sull'udienza di trattazione, momento privilegiato per l'esercizio dei poteri istruttori. Sul piano sistematico, la norma esprime quel modello di processo collaborativo che impone al giudice un dialogo costante con le parti.

Casi pratici

Gli esempi che seguono sono scenari illustrativi a scopo divulgativo, non sentenze reali.

Tizio cita Caio per il pagamento di un compenso professionale. All'udienza di trattazione il giudice istruttore, ravvisando profili di prescrizione presuntiva non eccepiti dal convenuto ma desumibili dai documenti, indica la questione come rilevabile d'ufficio ai sensi dell'art. 186 c.p.c. e assegna termine alle parti per memorie sul punto, evitando una pronuncia a sorpresa.

Nella causa tra Sempronio e Caio per risarcimento danni da inadempimento contrattuale, il giudice convoca separatamente Sempronio per chiedere chiarimenti sull'effettiva data di consegna della merce, circostanza allegata in modo ambiguo negli atti introduttivi. Acquisiti i chiarimenti, sottopone alle parti la questione della tempestività della denuncia dei vizi ex art. 1495 c.c., quale questione rilevabile d'ufficio.

Domande frequenti

Il giudice istruttore può sentire una sola parte senza l'altra ai sensi dell'art. 186 c.p.c.?

Sì, la norma consente espressamente al giudice di richiedere chiarimenti alle parti anche separatamente, trattandosi di un'interlocuzione informale finalizzata a precisare profili specifici della controversia, senza che ciò violi il contraddittorio purché gli esiti siano poi resi noti.

Cosa accade se il giudice non indica una questione rilevabile d'ufficio prima di decidere?

La sentenza fondata su una questione rilevata d'ufficio senza previa sottoposizione al contraddittorio delle parti è nulla per violazione dell'art. 101, comma 2, c.p.c., norma strettamente collegata all'art. 186 c.p.c. e applicabile anche in appello e in cassazione.

Le parti possono sollecitare il giudice a esercitare i poteri dell'art. 186 c.p.c.?

Sì, pur trattandosi di un potere ufficioso, le parti possono segnalare al giudice l'opportunità di chiarimenti o l'esistenza di questioni rilevabili d'ufficio, soprattutto in udienza di trattazione ex art. 183 c.p.c. La decisione resta comunque rimessa al magistrato.

I chiarimenti resi ai sensi dell'art. 186 c.p.c. hanno valore di prova?

No, non costituiscono interrogatorio formale né libero in senso tecnico, ma servono unicamente a chiarire allegazioni o profili giuridici. Possono tuttavia orientare il giudice nella valutazione complessiva dei fatti e nella conduzione dell'istruttoria.

Ultimo aggiornamento redazionale: 2026-05-09
Fonti consultate: 1 fonte verificate
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A cura di
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza, praticante commercialista
Fondatore e responsabile editoriale di Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica e fiscale gratuita su 101 testi e codici italiani. I contenuti sono curati e rivisti da un team di laureati in economia; hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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