Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Art. 271 c.p.c.: Costituzione del terzo chiamato

    Art. 271 c.p.c.: Costituzione del terzo chiamato

    Art. 271 c.p.c. – Costituzione del terzo chiamato

    Testo vigente – R.D. 1443/1940 (aggiornato da Normattiva)

    Al terzo si applicano, con riferimento all’udienza per la quale è citato, le disposizioni degli articoli 166, 167, primo comma e 171-ter. Se intende chiamare a sua volta in causa un terzo, deve farne dichiarazione a pena di decadenza nella comparsa di risposta ed essere poi autorizzato dal giudice ai sensi degli articoli 171-bis, secondo comma, e 269, terzo comma, secondo periodo .

  • Art. 272 c.p.c.: Decisione delle questioni relative all’intervento

    Art. 272 c.p.c.: Decisione delle questioni relative all’intervento

    Art. 272 c.p.c. – Decisione delle questioni relative all’intervento

    Testo vigente – R.D. 1443/1940 (aggiornato da Normattiva)

    Le questioni relative all’intervento sono decise dal collegio insieme col merito, salvo che il giudice istruttore disponga a norma dell’articolo 187 secondo comma.

  • Articolo 275 Codice di Procedura Civile: Decisione del collegio

    Articolo 275 Codice di Procedura Civile: Decisione del collegio

    Art. 275 c.p.c. – Decisione del collegio

    Testo vigente – R.D. 1443/1940 (aggiornato da Normattiva)

    Rimessa la causa al collegio, la sentenza è depositata entro sessanta giorni dall’udienza di cui all’articolo 189.

    Ciascuna delle parti, con la nota di precisazione delle conclusioni, può chiedere al presidente del tribunale che la causa sia discussa oralmente dinanzi al collegio. In tal caso, resta fermo il rispetto dei termini indicati nell’articolo 189 per il deposito delle sole comparse conclusionali.

    Il presidente provvede sulla richiesta revocando l’udienza di cui all’articolo 189 e fissando con decreto la data dell’udienza di discussione davanti al collegio, da tenersi entro sessanta giorni.

    Nell’udienza il giudice istruttore fa la relazione orale della causa. Dopo la relazione, il presidente ammette le parti alla discussione e la sentenza è depositata …

    entro i sessanta giorni successivi.

  • Articolo 277 Codice di Procedura Civile: Pronuncia sul merito

    Articolo 277 Codice di Procedura Civile: Pronuncia sul merito

    Art. 277 c.p.c. – Pronuncia sul merito

    Testo vigente – R.D. 1443/1940 (aggiornato da Normattiva)

    Il collegio nel deliberare sul merito deve decidere tutte le domande proposte e le relative eccezioni, definendo il giudizio.

    Tuttavia il collegio, anche quando il giudice istruttore gli ha rimesso la causa a norma dell’articolo 187 primo comma, può limitare la decisione ad alcune domande, se riconosce che per esse soltanto non sia necessaria un’ulteriore istruzione, e se la loro sollecita definizione è di interesse apprezzabile per la parte che ne ha fatto istanza.

  • Art. 279 c.p.c.: Forma dei provvedimenti del collegio

    Art. 279 c.p.c.: Forma dei provvedimenti del collegio

    Art. 279 c.p.c. – Forma dei provvedimenti del collegio

    Testo vigente – R.D. 1443/1940 (aggiornato da Normattiva)

    Il collegio pronuncia ordinanza quando provvede soltanto su questioni relative all’istruzione della causa, senza definire il giudizio, nonché quando decide soltanto questioni di competenza. In tal caso, se non definisce il giudizio, impartisce con la stessa ordinanza i provvedimenti per l’ulteriore istruzione della causa.

    Il collegio pronuncia sentenza:

    1° quando definisce il giudizio, decidendo questioni di giurisdizione;

    2° quando definisce il giudizio, decidendo questioni pregiudiziali attinenti al processo o questioni preliminari di merito;

    3° quando definisce il giudizio, decidendo totalmente il merito; 4° quando, decidendo alcune delle questioni di cui ai numeri 1, 2 e 3, non definisce il giudizio e impartisce distinti provvedimenti per l’ulteriore istruzione della causa;

    5° quando, valendosi della facoltà di cui agli articoli 103, secondo comma, e 104, secondo comma, decide solo alcune delle cause fino a quel momento riunite, e con distinti provvedimenti dispone la separazione delle altre cause e l’ulteriore istruzione riguardo alle medesime, ovvero la rimessione al giudice inferiore delle cause di sua competenza.

    I provvedimenti per l’ulteriore istruzione, previsti dai numeri 4 e 5, sono dati con separata ordinanza.

    I provvedimenti del collegio, che hanno forma di ordinanza, comunque motivati, non possono mai pregiudicare la decisione della causa; salvo che la legge disponga altrimenti, essi sono modificabili e revocabili dallo stesso collegio, e non sono soggetti ai mezzi di impugnazione previsti per le sentenze. Le ordinanze del collegio sono sempre immediatamente esecutive. Tuttavia, quando sia stato proposto appello immediato contro una delle sentenze previste dal n. 4 del secondo comma, il giudice istruttore, su istanza concorde delle parti, qualora ritenga che i provvedimenti dell’ordinanza collegiale siano dipendenti da quelli contenuti nella sentenza impugnata, può disporre con ordinanza non impugnabile che l’esecuzione o la prosecuzione dell’ulteriore istruttoria sia sospesa sino alla definizione del giudizio di appello.

    L’ordinanza è depositata …

    insieme con la sentenza.

  • Art. 281-quater c.p.c.: Decisione del tribunale in composizione

    Art. 281-quater c.p.c.: Decisione del tribunale in composizione

    Art. 281-quater c.p.c. – Decisione del tribunale in composizione monocratica

    Testo vigente – R.D. 1443/1940 (aggiornato da Normattiva)

    Le cause nelle quali il tribunale giudica in composizione monocratica sono decise, con tutti i poteri del collegio, dal giudice designato a norma dell’articolo 168-bis o dell’articolo 484, secondo comma.

  • Art. 281-quinquies c.p.c.: Decisione a seguito di trattazione scritta o mista

    Art. 281-quinquies c.p.c.: Decisione a seguito di trattazione scritta o mista

    Art. 281-quinquies c.p.c. – Decisione a seguito di trattazione scritta o mista

    Testo vigente – R.D. 1443/1940 (aggiornato da Normattiva)

    Quando la causa è matura per la decisione il giudice fissa davanti a sé l’udienza di rimessione della causa in decisione assegnando alle parti i termini di cui all’articolo 189. All’udienza trattiene la causa in decisione e la sentenza è depositata entro i trenta giorni successivi.

    Se una delle parti lo richiede, il giudice, disposto lo scambio dei soli scritti difensivi a norma dell’articolo 189 numeri 1) e 2), fissa l’udienza di discussione orale non oltre trenta giorni dalla scadenza del termine per il deposito delle comparse conclusionali e la sentenza è depositata entro trenta giorni.

  • Art. 281-sexies c.p.c.: Decisione a seguito di trattazione orale

    Art. 281-sexies c.p.c.: Decisione a seguito di trattazione orale

    Art. 281-sexies c.p.c. – Decisione a seguito di trattazione orale

    Testo vigente – R.D. 1443/1940 (aggiornato da Normattiva)

    Se non dispone a norma dell’articolo 281-quinquies, il giudice, fatte precisare le conclusioni, può ordinare la discussione orale della causa nella stessa udienza o, su istanza di parte, in un’udienza successiva e pronunciare sentenza al termine della discussione, dando lettura del dispositivo e della concisa esposizione delle ragioni di fatto e di diritto della decisione.

    In tal caso, la sentenza si intende pubblicata con la sottoscrizione da parte del giudice del verbale che la contiene ed è immediatamente depositata …

    .

    Al termine della discussione orale il giudice, se non provvede ai sensi del primo comma, deposita la sentenza nei successivi trenta giorni.

  • Art. 281-octies c.p.c.: Rimessione della causa al tribunale in composizione collegiale

    Art. 281-octies c.p.c.: Rimessione della causa al tribunale in composizione collegiale

    Art. 281-octies c.p.c. – Rimessione della causa al tribunale in composizione collegiale

    Testo vigente – R.D. 1443/1940 (aggiornato da Normattiva)

    Il giudice, quando rileva che una causa, riservata per la decisione davanti a sé in funzione di giudice monocratico, deve essere decisa dal tribunale in composizione collegiale, rimette la causa al collegio per la decisione, con ordinanza comunicata alle parti.

    Entro dieci giorni dalla comunicazione, ciascuna parte può chiedere la fissazione dell’udienza di discussione davanti al collegio, e in questo caso il giudice istruttore procede ai sensi dell’articolo 275-bis.

  • Articolo 282 Codice di Procedura Civile: Esecuzione provvisoria

    Articolo 282 Codice di Procedura Civile: Esecuzione provvisoria

    Art. 282 c.p.c. – Esecuzione provvisoria

    Testo vigente – R.D. 1443/1940 (aggiornato da Normattiva)

    La sentenza di primo grado è provvisoriamente esecutiva tra le parti.

    Spiegazione

    La sentenza di primo grado è provvisoriamente esecutiva tra le parti: produce effetti e può essere messa in esecuzione anche se è stata impugnata in appello, senza dover attendere il passaggio in giudicato.

    Come funziona e quando si applica

    La regola evita che l’appello sospenda automaticamente gli effetti della decisione. Il giudice d’appello può però sospendere l’esecutività in presenza di gravi e fondati motivi (art. 283 c.p.c.). Riguarda in particolare le sentenze di condanna.

    Esempio pratico

    Vinco una causa di pagamento in primo grado: posso avviare il pignoramento anche se il debitore propone appello, salvo che il giudice d’appello disponga la sospensione.

    Domande frequenti

    Devo aspettare l’appello per eseguire la sentenza?

    No: la sentenza di primo grado è già esecutiva. L’appello non sospende automaticamente l’esecuzione.

    Si può fermare l’esecuzione?

    Sì, chiedendo al giudice d’appello la sospensione per gravi e fondati motivi (art. 283 c.p.c.).

    Norme collegate

    Spiegazione divulgativa a scopo informativo, aggiornata alla normativa vigente; non sostituisce una consulenza legale sul caso concreto.

  • Art. 283 c.p.c.: Provvedimenti sull’esecuzione provvisoria in appello

    Art. 283 c.p.c.: Provvedimenti sull’esecuzione provvisoria in appello

    Art. 283 c.p.c. – Provvedimenti sull’esecuzione provvisoria in appello

    Testo vigente – R.D. 1443/1940 (aggiornato da Normattiva)

    Il giudice d’appello, su istanza di parte proposta con l’impugnazione principale o con quella incidentale, sospende in tutto o in parte l’efficacia esecutiva o l’esecuzione della sentenza impugnata, con o senza cauzione, se l’impugnazione appare manifestamente fondata o se dall’esecuzione della sentenza può derivare un pregiudizio grave e irreparabile, pur quando la condanna ha ad oggetto il pagamento di una somma di denaro, anche in relazione alla possibilità di insolvenza di una delle parti.

    L’istanza di cui al primo comma può essere proposta o riproposta nel corso del giudizio di appello se si verificano mutamenti nelle circostanze, che devono essere specificamente indicati nel ricorso, a pena di inammissibilità.

    Se l’istanza prevista dal primo e dal secondo comma è inammissibile o manifestamente infondata il giudice, con ordinanza non impugnabile, può condannare la parte che l’ha proposta al pagamento in favore della cassa delle ammende di una pena pecuniaria non inferiore ad euro 250 e non superiore ad euro 10.000. L’ordinanza è revocabile con la sentenza che definisce il giudizio.

  • Art. 285 c.p.c.: Modo di notificazione della sentenza

    Art. 285 c.p.c.: Modo di notificazione della sentenza

    Art. 285 c.p.c. – Modo di notificazione della sentenza

    Testo vigente – R.D. 1443/1940 (aggiornato da Normattiva)

    La notificazione della sentenza, al fine della decorrenza del termine per l’impugnazione, si fa, su istanza di parte, a norma dell’articolo 170 …

    .

Informazione di carattere generale. I calcoli e le indicazioni di questa pagina hanno finalità divulgativa e si basano sulle fonti ufficiali indicate nel metodo editoriale. Non sostituiscono il parere di un professionista abilitato: per la valutazione del caso concreto è necessario rivolgersi a un avvocato, a un commercialista o a un consulente iscritto al proprio albo.