Autore: Andrea Marton

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Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Art. 200 TUF – Intermediari già autorizzati

    Art. 200 TUF – Intermediari già autorizzati

    Art. 200 D.Lgs. 58/1998 (TUF) – Intermediari già autorizzati

    In vigore dal 01/07/1998

    1. Le imprese di investimento che alla data di entrata in vigore del presente decreto sono iscritte nell’albo previsto dall’ articolo 9 del decreto legislativo 23 luglio 1996, n. 415 sono iscritte di diritto nell’albo previsto dall’articolo

    20. 2. Le società di gestione che alla data di entrata in vigore del presente decreto sono iscritte nell’albo previsto dall’ articolo 7, comma 1, della legge 23 marzo 1983, n. 77 , nell’albo previsto dall’ articolo 3, comma 1 della legge 14 agosto 1993, n. 344 , e nell’albo previsto dall’ articolo 3, comma 1, della legge 25 gennaio 1994, n. 86 , vengono iscritte di diritto nell’albo previsto dall’articolo 35 e si intendono autorizzate ai sensi dell’articolo

    34. 3. Le SICAV che alla data di entrata in vigore del presente decreto sono iscritte nell’albo previsto dall’ articolo 9, comma 1 del decreto legislativo 25 gennaio 1992, n. 84 , vengono iscritte di diritto nell’albo previsto dall’articolo

    44. 4. Le banche che alla data di entrata in vigore del presente decreto sono autorizzate a prestare servizi di investimento restano autorizzate a prestare i servizi medesimi. Nota all’art. 200: – Il testo dell’ art. 9 del D.Lgs. 23 luglio 1996, n. 415 (Recepimento della direttiva 93/22/CEE del 10 maggio 1993 relativa ai servizi di investimento nel settore dei valori mobiliari e della direttiva 93/6/CEE del 15 marzo 1993 relativa all’adeguatezza patrimoniale delle imprese di investimento e degli enti creditizi) è il seguente: “Art. 9 (Albo). –

    1. La CONSOB iscrive in un apposito albo le SIM e le imprese di investimento extracomunitarie. Le imprese di investimento comunitarie sono iscritte in un apposito elenco allegato all’albo.

    2. Le imprese d’investimento indicano negli atti e nella corrispondenza gli estremi dell’iscrizione all’albo o all’elenco”. – Il testo dell’ art. 7, comma 1, della legge 23 marzo 1983, n. 77 (Istituzione e disciplina dei fondi comuni d’investimento mobiliare), come modificato dall’ art. 8, D.Lgs. 25 gennaio 1992, n. 83 , è il seguente: “Art. 7 (Vigilanza) –

    1. Le società autorizzate alla gestione dei fondi comuni di investimento sono iscritte in un apposito albo tenuto a cura della Banca d’Italia. (Omissis)”. – Il testo dell’ art. 3, comma 1, della legge 14 agosto 1993, n. 344 (Istituzione e disciplina dei fondi comuni di investimento mobiliare chiusi) è il seguente: “Art. 3 (Vigilanza). –

    1. Le società autorizzate alla gestione di fondi comuni di investimento mobiliare chiusi sono iscritte in un apposito albo tenuto dalla Banca d’Italia, che ne dà comunicazione alla CONSOB. (Omissis)”. – Il testo dell’ art. 3, comma 1, della legge 25 gennaio 1994, n. 86 (Istituzione e disciplina dei fondi comuni di investimento immobiliare chiusi) è il seguente: “Art. 3 (Vigilanza). –

    1. Le società autorizzate alla gestione di fondi comuni di investimento immobiliare chiusi sono iscritte in un apposito albo tenuto dalla Banca d’Italia. (Omissis)”. – Il testo dell’ art. 9, comma 1, del D.Lgs. 25 gennaio 1992, n. 84 (Attuazione delle direttive n. 85/611/CEE e n. 88/220/CEE , relative agli organismi di investimento collettivo in valori mobiliari, operanti nella forma di società di investimento a capitale variabile (SICAV) è il seguente: “Art. 9 (Vigilanza).–

    1. Ai fini della vigilanza sulla SICAV si applicano i commi 2 , 4 , 5 e 6 dell’art. 7, della legge 23 marzo 1983, n. 77 . La SICAV è iscritta in apposito albo tenuto dalla Banca d’Italia. (Omissis)”.

  • Art. 79 Cont. Trib. – norme transitorie e finali

    Art. 79 Cont. Trib. – norme transitorie e finali

    Art. 79 Cont. Trib. – Norme transitorie e finali

    D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546 – testo aggiornato

    1. Le disposizioni di cui agli articoli 57, comma 2, e 58, comma 1, non si applicano ai giudizi già pendenti in grado d’appello davanti alla commissione tributaria di secondo grado e a quelli iniziati davanti alla corte di giustizia tributaria di secondo grado se il primo grado si è svolto sotto la disciplina della legge anteriore.

    2. Nei giudizi davanti alla corte di giustizia tributaria di primo e secondo grado riguardanti controversie già pendenti davanti ad altri organi giurisdizionali o amministrativi la regolarizzazione della costituzione delle parti secondo le nuove norme sulla assistenza tecnica è disposta, ove necessario, secondo le modalità e nel termine perentorio fissato dal presidente della sezione o dal collegio rispettivamente con decreto o con ordinanza da comunicare alle parti a cura della segreteria. 2 bis. Con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, sentito il Consiglio di presidenza della giustizia tributaria e i consigli nazionali dei professionisti abilitati alla difesa davanti alle corti di giustizia tributaria, sono emanate le norme tecniche per il processo tributario telematico, nonchè approvati i modelli per la redazione degli atti processuali e per le deposizioni testimoniali, dei verbali e dei provvedimenti giurisdizionali. Il decreto indica altresì tutte le disposizioni tecnico-operative, anche di fonte regolamentare, adottate anteriormente alla data della sua adozione e che dalla medesima data restano abrogate. 2 ter. Con il decreto di cui al comma 2-bis sono altresì stabilite, nei limiti delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente, le regole tecnico-operative per lo svolgimento da remoto delle udienze e camere di consiglio. 2 quater. Nei casi eccezionali previsti dalle norme tecniche per il processo tributario telematico, e, fino al momento della loro individuazione, previa autorizzazione espressa del Presidente della corte di giustizia tributaria di primo o di secondo grado ovvero, in corso di causa, del relativo Presidente di sezione, il deposito delle notifiche, degli atti processuali, dei documenti, e dei provvedimenti giurisdizionali e le relative comunicazioni possono essere effettuate con modalità cartacea.

  • Art. 199 TUF – (Società fiduciarie)

    Art. 199 TUF – (Società fiduciarie)

    Art. 199 D.Lgs. 58/1998 (TUF) – (Società fiduciarie)

    In vigore dal 01/07/1998

    1. Fino alla riforma organica della disciplina delle società fiduciarie e di revisione conservano vigore le disposizioni previste dalla legge 23 novembre 1939, n. 1966, e dell’articolo 60, comma 4, del decreto legislativo 23 luglio 1996, n. 415.

    2. Le società fiduciarie di cui alla legge 23 novembre 1939, n. 1966, che svolgono attività di custodia e amministrazione di valori mobiliari e che, alternativamente, sono controllate direttamente o indirettamente da una banca o da un intermediario finanziario o hanno adottato la forma di società per azioni ed hanno capitale versato di ammontare non inferiore al doppio di quello richiesto dall’ articolo 2327 del codice civile, sono autorizzate e iscritte in una sezione separata dell’albo previsto dall’ articolo 106 del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, ma non possono esercitare le attività elencate nel comma 1 del medesimo articolo. All’istanza si applica l’ articolo 107 del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, in quanto compatibile. Il diniego dell’autorizzazione, con la relativa motivazione, è comunicato al Ministero dello sviluppo economico e comporta la revoca dell’autorizzazione di cui all’ articolo 2 della legge 23 novembre 1939, n. 1966, ove non vengano meno, nel termine di novanta giorni dalla notifica del provvedimento di diniego, le condizioni che comportano l’obbligo di iscrizione. La Banca d’Italia esercita i poteri indicati all’ articolo 108 del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, al fine di assicurare il rispetto da parte delle società fiduciarie iscritte nella sezione separata delle disposizioni contenute nel decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231. Alle società fiduciarie iscritte si applicano gli articoli 110, 113-bis, 113-ter del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, in quanto compatibili.

    3. Il Ministero dello sviluppo economico e la Banca d’Italia, per quanto concerne le società di cui al comma 2, si danno reciproca comunicazione dei provvedimenti adottati ai fini dell’adozione dei rispettivi provvedimenti di competenza.

  • Art. 198 TUF – Girata di titoli azionari

    Art. 198 TUF – Girata di titoli azionari

    Art. 198 D.Lgs. 58/1998 (TUF) – Girata di titoli azionari

    In vigore dal 01/07/1998

    1. Il potere di autenticare le girate dei titoli azionari previsto dall’ articolo 12 del regio decreto – legge 29 marzo 1942, n. 239 , può essere esercitato anche da SIM. Nota all’art. 198: – Il testo dell’ art. 12 del regio decreto-legge 29 marzo 1942, n. 239 (Norme interpretative, integrative e complementari del regio decreto-legge 25 ottobre 1941, n. 1148 , convertito nella legge 9 febbraio 1942, n. 96 , riguardante la nominatività obbligatoria dei titoli azionari) è il seguente: “Art. 12 (Girata dei titoli azionari). – La girata dei titoli azionari deve essere datata e sottoscritta dal girante, il quale deve indicare tutte le generalità e la nazionalità del giratario richieste dall’art. 4 per l’intestazione dei titoli. Se il titolo non è interamente liberato, è necessaria anche la sottoscrizione del giratario. La girata è scritta sul titolo ovvero su un foglio di allungamento, che deve ripetere la indicazione della specie, serie, numero e importo del titolo e deve portare il timbro e la firma del notaio, agente di cambio o azienda di credito autorizzata, apposti in modo che figurino in parte sul titolo e in parte sul foglio di allungamento. La sottoscrizione del girante, e, ove richiesta, quella del giratario debbono, all’atto dell’apposizione, essere autenticate da un notaio, da un agente di cambio, ovvero dai funzionari delle aziende di credito autorizzate, da queste a ciò delegati. I notai, gli agenti di cambio e le aziende di credito autorizzate possono autenticare la sottoscrizione del girante anche quando la girata è fatta in proprio favore. La sottoscrizione da essi apposta sul titolo in qualità di giranti o di giratari non ha bisogno di autenticazione. L’autenticazione può essere fatta anche con la semplice formula: ”vera la firma dì’. L’autenticante risponde dell’identità del girante e, nel caso di titoli non liberati, del giratario e della loro capacità. Egli si accerta altresì che la girata contenga tutte le indicazioni prescritte dal presente articolo. La firma dell’autenticante è esente da legalizzazione. Nessuna imposta di registro o bollo è dovuta per le girate”.

  • Art. 197 TUF – Personale della CONSOB

    Art. 197 TUF – Personale della CONSOB

    Art. 197 D.Lgs. 58/1998 (TUF) – Personale della CONSOB

    In vigore dal 01/07/1998

    1. Al fine di assicurare il pieno e tempestivo esercizio delle funzioni di controllo previste dall’ articolo 62 della legge 27 dicembre 1997, n. 449 , la CONSOB provvede direttamente a tutte le procedure necessarie per l’immediata copertura dei posti di organico secondo i criteri concorsuali ivi previsti, nei limiti delle autonome risorse finanziarie e senza oneri per la finanza pubblica. Nota all’art. 197: – Il testo dell’ art. 62 della legge 27 dicembre 1997, n. 449 (Misure per la stabilizzazione della finanza pubblica) è il seguente: “Art. 62 (Organico della CONSOB). –

    1. Al fine di realizzare le funzioni di controllo attribuite dal decreto legislativo 23 luglio 1996, n. 415 , nonché quelle che deriveranno a seguito dell’entrata in vigore dell’emanando testo unico sulla finanza di cui all’ art. 8 della legge 6 febbraio 1996, n. 52 , la Commissione nazionale per le società e la borsa (CONSOB) provvederà al completamento del proprio organico, come rideterminato dall’ art. 2, comma 186, della legge 23 dicembre 1996, n. 662 , mediante concorsi pubblici, per titoli ed esami, con richiesta di rigorosi requisiti di competenza ed esperienza, e per un numero di posti non superiori a sessanta unità mediante una procedura concorsuale interna, fermo restando quanto disposto dall’art. 39, comma 3.

  • Art. 196 ter TUF – (Impegni)

    Art. 196 ter TUF – (Impegni)

    Art. 196 ter D.Lgs. 58/1998 (TUF) – (Impegni)

    1. Per le violazioni di competenza della Consob, entro trenta giorni dalla notificazione della lettera di contestazione degli addebiti, il soggetto destinatario della stessa può presentare impegni tali da far venir meno i profili di lesione degli interessi degli investitori e del mercato oggetto della contestazione. A tal fine la Consob, valutata la gravità delle violazioni e l’idoneità di tali impegni anche in relazione alla tutela degli interessi lesi e previa eventuale consultazione degli operatori di settore, può, nei limiti previsti dall’ordinamento dell’Unione europea, rendere gli impegni assunti obbligatori per i soggetti destinatari del procedimento sanzionatorio e pubblicare gli impegni medesimi. Tale decisione può essere adottata per un periodo di tempo determinato e chiude il procedimento sanzionatorio senza accertare la violazione.

    2. In caso di mancato rispetto degli impegni resi obbligatori ai sensi del comma 1, i limiti edittali massimi della sanzione amministrativa pecuniaria prevista dalla normativa di riferimento sono aumentati del 10 per cento. Al fine di monitorare l’attuazione degli impegni, la Consob può esercitare i poteri di vigilanza a essa attribuiti al fine dell’accertamento della violazione contestata.

    3. La Consob può d’ufficio riaprire il procedimento sanzionatorio se: a) si modifica in modo determinante la situazione di fatto rispetto a un elemento su cui si fonda la decisione; b) i soggetti interessati contravvengono agli impegni assunti; c) la decisione si fonda su informazioni trasmesse dalle parti che sono incomplete, inesatte o fuorvianti.

    4. La Consob definisce con proprio provvedimento generale, in conformità con l’ordinamento dell’Unione europea e garantendo il diritto al contraddittorio, le regole procedurali che disciplinano la presentazione e la valutazione degli impegni di cui al presente articolo

  • Art. 196 bis TUF – Disposizioni di attuazione

    Art. 196 bis TUF – Disposizioni di attuazione

    Art. 196 bis D.Lgs. 58/1998 (TUF) – (Disposizioni di attuazione). 1. La Consob e la Banca d’Italia, secondo le rispettive competenze, emanano disposizioni di attuazione del presente titolo

  • Quadro RU: come si indicano i crediti d’imposta dell’impresa

    In sintesi

    • Quadro RU: è il quadro dei modelli REDDITI (PF, SP, SC ed ENC) in cui l’impresa indica i crediti d’imposta da agevolazioni: R&S, beni strumentali 4.0, Transizione 5.0, ZES unica e molti altri.
    • La sezione I si compila con un modulo per ogni credito: nel rigo RU1 il codice credito (per esempio L1, 2L, T1, T6), poi residuo precedente (RU2), credito spettante nell’anno (RU5), utilizzo in F24 (RU6) e residuo da riportare (RU12).
    • Il codice credito del quadro RU non è il codice tributo dell’F24: ogni credito ha il suo codice tributo, indicato nelle istruzioni (per esempio 6938 per R&S, 7034 per la ZES unica, 7072 per la Transizione 5.0).
    • Molti crediti si usano solo in compensazione con F24, presentato con i servizi telematici dell’Agenzia; alcuni si possono usare anche in dichiarazione (rigo RU7) e, fino a concorrenza dell’imposta, nel quadro RN (rigo RN18 nel modello SC).
    • Limite annuo di utilizzo dei crediti del quadro RU: 250.000 euro (art. 1, comma 53, L. 244/2007), che non si applica ai crediti esclusi dalla loro norma, come 2L, T1 e T6.
    • Il residuo non usato si riporta nella dichiarazione successiva, secondo i termini della norma che ha istituito il credito.

    Cosa sono i crediti d'imposta del quadro RU e come funzionano

    Le imprese che effettuano determinati investimenti – in ricerca e sviluppo, in nuovi macchinari, in formazione del personale, in aree svantaggiate come il Mezzogiorno – maturano spesso un credito d’imposta: in pratica, lo Stato ‘rimborsa’ una parte della spesa sostenuta non con un bonifico, ma riducendo i debiti fiscali futuri dell’impresa. Tutti questi crediti agevolati trovano posto nel quadro RU della dichiarazione dei redditi.

    Il meccanismo è semplice: il credito maturato (la somma che ‘spetta’ all’impresa) viene indicato nel quadro RU insieme a quanto già utilizzato in compensazione durante l’anno tramite modello F24. La differenza è il residuo, che si riporta alla dichiarazione dell’anno successivo. In questo modo si tiene traccia completa dell’utilizzo di ogni agevolazione.

    Come si usa il credito lo decide la norma che lo ha istituito. La maggior parte dei crediti per investimenti (beni strumentali, R&S, ZES unica, Transizione 5.0) è utilizzabile esclusivamente in compensazione con F24, a riduzione di altri debiti tributari e contributivi. Altri crediti si possono usare anche in dichiarazione, a riduzione di imposte e ritenute (rigo RU7), e nel modello REDDITI SC il rigo RN18 accoglie, fino a concorrenza dell’IRES dovuta, i crediti del quadro RU utilizzati in questo modo. Per questo il quadro RU richiede un modulo per ogni credito: le istruzioni indicano, credito per credito, quali righi si possono compilare.

    Quadro RU 2026: alcuni codici credito e i codici tributo F24 (istruzioni REDDITI SC 2026)
    Codice credito (rigo RU1) Credito d'imposta Codice tributo F24 Limite 250.000 euro
    L1 Ricerca, sviluppo, innovazione tecnologica 4.0 e design (L. 160/2019) 6938 Secondo la norma
    2L Beni strumentali nuovi nel territorio dello Stato, compresi i beni 4.0 (L. 178/2020 e L. 207/2024) 6936 e 7077 (indicati per i beni materiali dell'allegato A) Non si applica
    T1 Investimenti nella ZES unica (art. 16 DL 124/2023) 7034 Non si applica
    T6 Transizione 5.0 (art. 38 DL 19/2024) 7072 Non si applica
    C4 Beni strumentali nel Mezzogiorno (L. 208/2015), investimenti fino al 2023 6869 Non si applica
    E5 Beni strumentali nelle ZES (DL 91/2017), investimenti fino al 2023 6906 Secondo la norma
    99 Altri crediti d'imposta senza un codice proprio Quello del singolo credito Secondo la norma

    Esempio pratico

    • Alfa SRL ha sostenuto nel 2025 spese per attività di ricerca e sviluppo e ha maturato un credito d’imposta pari a 15.000 euro. Nel corso del 2025 ne ha già utilizzati 5.000 in compensazione tramite F24. Nel quadro RU del modello REDDITI SC 2026 compila un modulo con codice credito L1 nel rigo RU1 e indica: credito spettante 15.000 (RU5, colonna 3), utilizzato in F24 con il codice tributo 6938 per 5.000 (RU6), residuo da riportare 10.000 (RU12). Il residuo di 10.000 euro sarà disponibile per compensazioni F24 nel 2026 e negli anni successivi, entro i limiti di utilizzo previsti dalla norma istitutiva del credito.

    Documenti necessari

    • Documentazione tecnica e contabile attestante l’attività di R&S, l’acquisto dei beni o la spesa agevolata
    • Fatture e registri contabili relativi agli investimenti o alle spese che hanno generato il credito
    • Comunicazioni preventive inviate all’Agenzia delle Entrate o al MIMIT (dove previste dalla norma specifica)
    • Modelli F24 con le compensazioni già effettuate durante l’anno, per riconciliarle con quanto indicato nel quadro RU
    • Relazione tecnica di certificazione del credito (obbligatoria per alcuni crediti sopra determinate soglie)

    Caso 1: Alfa SRL con credito Transizione 4.0 pluriennale

    Scenario. Alfa SRL ha acquistato nel 2023 un macchinario Industry 4.0 del valore di 200.000 euro. Il credito d’imposta spettante si utilizza in tre quote annuali di pari importo a partire dall’anno di interconnessione del bene, qui il 2024: le quote sono utilizzabili nel 2024, nel 2025 e nel 2026. Nel 2025 diventa utilizzabile la seconda quota.

    Come si applica. Alfa SRL compila un modulo del quadro RU con il codice credito 2L nel rigo RU1, il residuo risultante dalla dichiarazione precedente (RU2), l’importo utilizzato in compensazione con F24 nel 2025 (RU6) e il residuo da riportare (RU12). Il credito si usa solo in F24 e non incide sull’IRES nel quadro RN: la società paga l’IRES calcolata normalmente, ma può azzerare o ridurre altri debiti in F24 usando il credito. Se la quota 2025 non viene utilizzata interamente entro i termini, il residuo non si perde: può essere impiegato in F24 nei periodi successivi, sempre entro le scadenze di legge.

    In pratica

    • Verificare che il credito sia correttamente registrato nella contabilità e riconciliato con le compensazioni F24 già effettuate.
    • Indicare nel quadro RU solo i crediti effettivamente spettanti e documentabili: l’utilizzo indebito di crediti inesistenti espone a sanzioni severe.
    • Il residuo indicato nel quadro RU diventa il punto di partenza per la dichiarazione dell’anno successivo.

    Caso 2: Beta Srl con credito ZES Mezzogiorno

    Scenario. Beta Srl ha effettuato nel 2025 investimenti in beni strumentali per uno stabilimento situato nella ZES unica per il Mezzogiorno. Ha presentato la comunicazione richiesta e ha ottenuto il riconoscimento del credito d’imposta.

    Come si applica. Il credito ZES unica ha il codice credito T1 e si usa esclusivamente in compensazione con F24, con il codice tributo 7034, che è unico per tutta la ZES: non cambia da regione a regione. Nel quadro RU Beta Srl indica nel rigo RU5, colonna 3, il credito riconosciuto nel 2025, comprensivo dell’eventuale contributo aggiuntivo previsto dalla legge di bilancio 2026 per gli investimenti del 2025 (da indicare anche in colonna 1), poi le compensazioni effettuate (RU6) e il residuo (RU12). Al credito non si applica il limite annuo di 250.000 euro. Poiché si tratta di un aiuto di Stato, l’importo del rigo RU5 va riportato anche nel prospetto Aiuti di Stato del quadro RS (rigo RS401).

    In pratica

    • Conservare la comunicazione presentata e tutta la documentazione dell’investimento ZES.
    • In F24 si usa il codice tributo 7034, con l’F24 presentato tramite i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate.
    • Ricordarsi del prospetto Aiuti di Stato nel quadro RS: senza, la dichiarazione è incompleta.

    Quadro RU: come si compila la sezione I, rigo per rigo

    Quadro RU, sezione I: i righi principali
    Rigo Cosa si indica
    RU1 Codice credito (dalla tabella delle istruzioni) e descrizione
    RU2 Credito residuo risultante dal rigo RU12 della dichiarazione precedente
    RU3 Credito ricevuto: da società trasparenti, da Trust, per cessione o per operazioni straordinarie
    RU5 Credito spettante nel periodo d’imposta (colonna 3, comprensiva delle colonne di dettaglio)
    RU6 Credito utilizzato in compensazione con F24 nel periodo, con il codice tributo del credito
    RU7 Credito utilizzato in dichiarazione a riduzione di ritenute, IVA, IRES, sostitutive o IRAP, solo per i crediti che lo consentono
    RU8 Credito restituito con F24 (per esempio dopo una rideterminazione o con ravvedimento)
    RU9 Credito ceduto (art. 1260 c.c. o art. 43-ter DPR 602/1973) o trasferito con l’azienda
    RU10 Credito trasferito al consolidato, ai soci della società trasparente o ai beneficiari del Trust
    RU11 Credito chiesto a rimborso, solo per i crediti che lo prevedono
    RU12 Residuo da riportare nella dichiarazione successiva

    La sezione II raccoglie i dati sui crediti per ricerca e sviluppo, beni strumentali e bonus bonifica ambientale; la sezione III riguarda i crediti ricevuti (III-A), quelli trasferiti (III-B) e quelli eccedenti il limite annuo di utilizzo (III-C). Dal 2024 non vanno più indicati nella sezione I alcuni crediti non automatici, concessi da amministrazioni diverse dall’Agenzia delle Entrate e utilizzabili solo in F24: sono elencati nella «Tabella crediti esclusi sezione I» delle istruzioni generali.

    Il limite di 250.000 euro dei crediti del quadro RU

    Per l’art. 1, commi 53-57, della legge 244/2007 i crediti del quadro RU si possono utilizzare fino a 250.000 euro all’anno, anche in deroga alle singole norme. L’eccedenza si riporta in avanti ed è comunque compensabile per intero dal terzo anno successivo a quello in cui si forma. Il limite si cumula con quello generale delle compensazioni (oggi 2 milioni di euro) e non si applica ai crediti che la norma esclude espressamente, come 2L, T1, T6 e C4. Il calcolo si fa nella sezione III-C.

    Quando rivolgersi a un professionista

    Codici credito, righi compilabili e limiti cambiano da un credito all’altro e vanno verificati ogni anno sulle istruzioni del modello. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Sui crediti per investimenti vedi anche Transizione 5.0: fondi e rendicontazione GSE.

    Domande frequenti

    Come si usa il credito d’imposta del quadro RU per pagare meno tasse?

    Dipende dalla norma che lo ha istituito. La maggior parte dei crediti per investimenti si usa solo in compensazione con F24: invece di versare un debito (IRES, IVA, ritenute, contributi), lo si copre con il credito. Alcuni crediti si possono usare anche in dichiarazione (rigo RU7) e, nel modello SC, nel rigo RN18 fino a concorrenza dell’IRES dovuta.

    Cosa succede se non utilizzo tutto il credito in un anno?

    Il residuo si indica nel rigo RU12 e si riporta nel rigo RU2 della dichiarazione successiva. Resta utilizzabile nei termini previsti dalla norma che ha istituito il credito.

    Dove trovo il codice credito da indicare nel rigo RU1?

    Nelle istruzioni del quadro RU, accanto alla descrizione di ogni credito, e nella tabella delle istruzioni generali dei modelli REDDITI. Per esempio: L1 ricerca e sviluppo, 2L beni strumentali, T1 ZES unica, T6 Transizione 5.0, C4 beni strumentali nel Mezzogiorno. Il codice credito è diverso dal codice tributo da usare nell’F24.

    Quale codice tributo F24 corrisponde ai principali crediti del quadro RU?

    Secondo le istruzioni REDDITI SC 2026: 6938 per il credito ricerca e sviluppo (L1), 7034 per la ZES unica (T1), 7072 per la Transizione 5.0 (T6), 6869 per i beni strumentali nel Mezzogiorno (C4), 6906 per le vecchie ZES (E5); per i beni strumentali 2L le istruzioni indicano 6936 e 7077.

    È necessario fare qualcosa prima di utilizzare il credito RU in F24?

    Dipende dal credito: alcuni richiedono una comunicazione preventiva (al Ministero, al GSE o all’Agenzia delle Entrate) o l’autorizzazione dell’Agenzia. In ogni caso l’F24 con compensazione va presentato solo con i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate. Va rispettato anche il limite annuo di 250.000 euro, se la norma del credito non lo esclude.

    Cosa rischio se utilizzo un credito inesistente o in misura superiore a quella spettante?

    Per le violazioni dal 1° settembre 2024 la sanzione è del 25% del credito non spettante utilizzato e del 70% del credito inesistente; nei casi più gravi di credito inesistente previsti dalla norma la sanzione è aumentata dalla metà al doppio (art. 13 del D.Lgs. 471/1997). Il credito indebitamente usato si può restituire con il ravvedimento, indicandolo nel rigo RU8.

    I crediti del quadro RU compaiono nel quadro RN?

    Solo quelli che la norma consente di usare in dichiarazione: nel modello REDDITI SC il rigo RN18 accoglie, fino a concorrenza dell’IRES dovuta, i crediti del quadro RU. I crediti utilizzabili solo in F24, come quelli per beni strumentali, ZES unica e Transizione 5.0, non passano dal quadro RN.

    Un credito da quadro RU può essere ceduto?

    Solo se la norma che lo istituisce lo consente: la cessione si indica nel rigo RU9 (art. 1260 c.c. o art. 43-ter del DPR 602/1973) con i dati dei cessionari nella sezione III-B. Il trasferimento al consolidato fiscale o ai soci della società trasparente si indica invece nel rigo RU10.

  • Trasformare una SNC in SRL: cosa succede sul piano fiscale

    In sintesi

    • Nessuna plusvalenza: la trasformazione da SNC a SRL non genera reddito imponibile immediato (art. 170 TUIR).
    • Anno spezzato: il periodo d’imposta si divide in due frazioni – prima e dopo la data di effetto della trasformazione.
    • Due dichiarazioni distinte: una per la fase SNC (reddito trasparente in capo ai soci) e una per la fase SRL (reddito in capo alla società, soggetto a IRES).
    • Riserve da monitorare: le riserve di utili formate durante la vita della SNC vanno ricostruite e tracciate con attenzione.
    • Cambia il regime impositivo: la SNC è trasparente (i soci dichiarano il reddito), la SRL è soggetta a IRES (la società paga le imposte).

    Perché la trasformazione è fiscalmente neutra

    Quando i soci di una SNC (società in nome collettivo) decidono di diventare una SRL (società a responsabilità limitata), la prima domanda è: «Dobbiamo pagare le tasse su qualcosa?». La risposta, in linea generale, è no: l’art. 170 del TUIR stabilisce che la trasformazione omogenea tra tipi societari è un’operazione fiscalmente neutra. Questo significa che non emerge nessuna plusvalenza e non si tassa nessun «guadagno» per il semplice fatto di cambiare forma giuridica.

    La neutralità, però, non vuol dire che non cambierà nulla. Il passaggio da SNC a SRL cambia completamente il regime fiscale: la SNC funziona per trasparenza (ogni socio dichiara la propria quota di reddito nella propria dichiarazione dei redditi personale), mentre la SRL è soggetta a IRES (la società stessa paga l’imposta sul reddito delle società). Da questo cambiamento derivano alcuni adempimenti specifici.

    Il punto più delicato è la spezzatura del periodo d’imposta: l’anno fiscale in cui avviene la trasformazione non è un anno normale, ma si divide in due tranche con regole diverse. È essenziale capire come funziona questa divisione per non sbagliare le dichiarazioni e non incorrere in sanzioni.

    Confronto SNC vs SRL: regime fiscale e dichiarazioni
    Aspetto SNC (ante-trasformazione) SRL (post-trasformazione)
    Soggetto che paga le imposte I singoli soci (trasparenza) La società (IRES)
    Reddito dove appare Dichiarazione personale di ogni socio Dichiarazione Redditi SC della SRL
    Effetto della trasformazione su plusvalenze Nessuno (operazione neutra) Nessuno (operazione neutra)
    Riserve di utili pregresse Vanno ricostruite e monitorate Restano sospese – tassabili in futuro
    Periodo d'imposta nell'anno della trasformazione Frazione ante-trasformazione Frazione post-trasformazione

    Esempio pratico

    • Alfa SNC si trasforma in Alfa SRL con effetto dal 1° luglio. Nei primi sei mesi (1° gennaio-30 giugno), la SNC ha prodotto un reddito di 60.000 euro: ogni socio dichiara la propria quota nel modello Redditi PF. Nei secondi sei mesi (1° luglio-31 dicembre), la neonata SRL produce un reddito di 40.000 euro: sarà la SRL a presentare il proprio modello Redditi SC e a versare l’IRES. Il valore dell’azienda non viene «rivalutato» dalla trasformazione: i valori fiscali restano quelli precedenti, senza emersione di plusvalenze.

    Documenti necessari

    • Atto notarile di trasformazione (estratto)
    • Perizia di stima del patrimonio netto alla data di trasformazione
    • Situazione patrimoniale ante-trasformazione (ex art. 2500-ter c.c.)
    • Registro dei soci e quote ante e post-trasformazione
    • Prospetto delle riserve di utili con indicazione della loro origine fiscale
    • Delibera assembleare di trasformazione

    Caso 1: Tizio e Caio trasformano la loro SNC a metà anno

    Scenario. Beta SNC, con due soci Tizio e Caio al 50% ciascuno, delibera la trasformazione in Beta SRL con effetto dal 1° settembre. Nell’anno in corso, la SNC ha operato da gennaio ad agosto e la SRL da settembre a dicembre.

    Come si applica. Per il periodo gennaio-agosto, il reddito prodotto dalla SNC viene imputato per trasparenza a Tizio e a Caio: ognuno inserisce la propria quota nel quadro RH del modello Redditi PF. Per il periodo settembre-dicembre, la neonata Beta SRL presenta il proprio modello Redditi SC e versa l’IRES sul reddito del trimestre residuo. Non emerge alcuna plusvalenza dalla trasformazione stessa: i valori dell’azienda restano invariati sul piano fiscale. Le riserve di utili accumulate durante la vita della SNC devono essere censite: se in futuro la SRL le distribuisce, la tassazione dipenderà dalla loro natura (utili già tassati per trasparenza oppure no).

    In pratica

    • Tizio e Caio ricevono ciascuno un prospetto con la quota di reddito SNC da dichiarare nei Redditi PF.
    • La Beta SRL presenta autonomamente il Redditi SC per i mesi settembre-dicembre.
    • Nessun versamento straordinario di imposte è dovuto per effetto della trasformazione in sé.

    Caso 2: Sempronio vuole capire cosa succede alle riserve accumulate

    Scenario. Gamma SNC ha accumulato negli anni riserve di utili che i soci avevano già tassato per trasparenza. Dopo la trasformazione in Gamma SRL, Sempronio (socio unico) vuole sapere se quelle riserve saranno tassate di nuovo quando le distribuirà.

    Come si applica. Il punto cruciale è l’origine delle riserve. Gli utili già imputati ai soci per trasparenza durante la vita della SNC sono stati tassati una volta in capo a Sempronio: se la SRL li distribuisce come dividendo, in via generale non dovrebbero scontare una doppia tassazione integrale, ma la disciplina applicabile va verificata in dettaglio caso per caso. Le riserve formate dopo la trasformazione, invece, seguono le regole normali dei dividendi SRL (tassazione parziale a seconda del regime del socio). Per questo motivo è fondamentale ricostruire un prospetto chiaro delle riserve alla data di trasformazione, distinguendo la loro origine.

    In pratica

    • Redigere subito dopo la trasformazione un prospetto delle riserve con data di formazione e natura fiscale.
    • Conservare la documentazione che attesta che certi utili furono già tassati per trasparenza in capo ai soci.
    • Prima di distribuire riserve pregresse, verificare con il commercialista il trattamento fiscale applicabile.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    La trasformazione da SNC a SRL comporta il pagamento di imposte immediate?

    No. L’art. 170 del TUIR qualifica la trasformazione come operazione fiscalmente neutra: non emerge nessuna plusvalenza e non si pagano imposte per il solo fatto di cambiare forma giuridica.

    Quante dichiarazioni dei redditi si devono presentare nell'anno della trasformazione?

    Due dichiarazioni distinte: una per la SNC relativa al periodo ante-trasformazione (reddito imputato per trasparenza ai soci) e una per la SRL relativa al periodo post-trasformazione (reddito tassato in capo alla società con IRES).

    I soci della SNC devono dichiarare qualcosa nel loro 730 o Redditi PF?

    Sì, per la quota di reddito prodotta dalla SNC nel periodo anteriore alla trasformazione. Il reddito va inserito nel quadro RH del modello Redditi PF per quella parte dell’anno.

    Cosa succede alle riserve di utili accumulate durante la vita della SNC?

    Devono essere ricostruite e monitorate. La loro futura distribuzione potrebbe avere un trattamento fiscale diverso a seconda che fossero già state tassate per trasparenza in capo ai soci o meno.

    La trasformazione è una cessione d'azienda?

    No. La trasformazione è un’operazione interna alla stessa entità che cambia veste giuridica. Non si tratta di una cessione: non cambia il soggetto titolare dell’azienda, quindi non si applicano le regole sulle plusvalenze da cessione.

    Dal punto di vista dell'IVA, la trasformazione ha effetti?

    La trasformazione in sé non è un’operazione rilevante ai fini IVA: la posizione IVA della società prosegue senza interruzioni. Va però aggiornata la partita IVA (ragione sociale, codice fiscale della nuova SRL) e notificata la modifica all’Agenzia delle Entrate.

  • Art. 196 TUF – Sanzioni applicabili ai consulenti finanziari

    Art. 196 TUF – Sanzioni applicabili ai consulenti finanziari

    Art. 196 D.Lgs. 58/1998 (TUF) – Sanzioni applicabili ai consulenti finanziari

    In vigore dal 01/07/1998

    1. I soggetti iscritti all’albo di cui all’articolo 31, comma 4 che violano le norme del presente decreto o le disposizioni generali o particolari emanate in forza di esso, sono puniti, in base alla gravità della violazione e tenuto conto dell’eventuale recidiva, con una delle seguenti sanzioni: (73) a) richiamo scritto; b) sanzione amministrativa pecuniaria da lire un milione a lire cinquanta milioni; c) sospensione da uno a quattro mesi dall’albo; d) radiazione dall’albo.

    2. Il procedimento sanzionatorio è retto dai principi del contraddittorio, della conoscenza degli atti istruttori, della verbalizzazione nonché della distinzione tra funzioni istruttorie e funzioni decisorie. Le sanzioni sono applicate dall’Organismo di vigilanza e tenuta dell’albo unico dei consulenti finanziari previsto dall’articolo 31, comma 4, con provvedimento motivato, previa contestazione degli addebiti agli interessati, da effettuarsi entro centottanta giorni dall’accertamento ovvero entro trecentossessanta giorni se l’interessato risiede o ha la sede all’estero, e valutate le deduzioni da essi presentate nei successivi trenta giorni. Nello stesso termine gli interessati possono altresì chiedere di essere sentiti personalmente. (73)

    3. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 3 AGOSTO 2017, N. 129.

    4. Le società che si avvalgano dei responsabili delle violazioni rispondono, in solido con essi, del pagamento delle sanzioni pecuniarie e sono tenute ad esercitare il regresso verso i responsabili.

    4-bis. Avverso le decisioni adottate ai sensi del comma 1 dall’Organismo di vigilanza e tenuta dell’albo unico dei consulenti finanziari è ammesso ricorso dinanzi alla Corte d’Appello. Si applicano i commi 4, 5, 6, 7, 7-bis e 8 dell’articolo

    195. (73)

  • Art. 296 Cod. Amb. – Controlli e sanzioni

    Art. 296 Cod. Amb. – Controlli e sanzioni

    D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato

    1. Fuori dai casi sanzionati ai sensi dell’articolo 29-quattuordecies, comma 4, Chi effettua la combustione di materiali o sostanze in difformità alle prescrizioni del presente titolo, ove gli stessi non costituiscano rifiuti ai sensi della vigente normativa, è punito: a) in caso di combustione effettuata presso gli impianti di cui al titolo I della parte quinta del presente decreto, con l’arresto fino a due anni o con l’ammenda da duecentocinquantotto euro a milletrentadue euro; b) in caso di combustione effettuata presso gli impianti di cui al titolo II della parte quinta, inclusi gli impianti termici civili di potenza termica inferiore al valore di soglia, con una sanzione amministrativa pecuniaria da duecento euro a mille euro; a tale sanzione, da irrogare ai sensi dell’articolo 288, comma 6, non si applica il pagamento in misura ridotta di cui all’ articolo 16 della legge 24 novembre 1981, n. 689 , e successive modificazioni; la sanzione non si applica se, dalla documentazione relativa all’acquisto di tali materiali o sostanze, risultano caratteristiche merceologiche conformi a quelle dei combustibili consentiti nell’impianto, ferma restando l’applicazione dell’ articolo 515 del codice penale e degli altri reati previsti dalla vigente normativa.

    2. I controlli sul rispetto delle disposizioni del presente titolo sono effettuati, per gli impianti di cui al titolo I della parte quinta, dall’autorità di cui all’articolo 268, comma 1, lettera p), e per gli impianti di cui al titolo II della parte quinta, dall’autorità di cui all’articolo 283, comma 1, lettera i).

    3. In caso di mancato rispetto delle prescrizioni di cui all’articolo 294, il gestore degli impianti disciplinati dal titolo I della parte quinta è punito con l’arresto fino a un anno o con l’ammenda fino a milletrentadue euro. Per gli impianti disciplinati dal titolo II della parte quinta si applica la sanzione prevista dall’articolo 288, comma 2; tale sanzione, in caso di mancato rispetto delle prescrizioni di cui all’articolo 294, si applica al responsabile per l’esercizio e la manutenzione se ricorre il caso previsto dall’ultimo periodo dell’articolo 284, comma

    2. 4. In caso di mancata trasmissione dei dati di cui all’articolo 298, comma 3, nei termini prescritti, il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, anche ai fini di quanto previsto dall’ articolo 650 del codice penale , ordina ai soggetti inadempienti di provvedere.

    5. Salvo che il fatto costituisca reato, sono puniti con una sanzione amministrativa pecuniaria da 15.000 a 150.000 euro coloro che immettono sul mercato combustibili per uso marittimo aventi un tenore di zolfo superiore ai limiti previsti nell’articolo 295 e l’armatore o il comandante che, anche in concorso tra loro, utilizzano combustibili per uso marittimo aventi un tenore di zolfo superiore a tali limiti. In caso di recidiva e in caso di infrazioni che, per l’entità del tenore di zolfo o della quantità del combustibile o per le caratteristiche della zona interessata, risultano di maggiore gravità, all’irrogazione segue, per un periodo da un mese a due anni: a) la sospensione dei titoli professionali marittimi o la sospensione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche nell’esercizio dei quali l’infrazione è commessa, ovvero, se tali sanzioni accessorie non sono applicabili, b) l’inibizione dell’accesso ai porti italiani per il comandante che ha commesso l’infrazione o per le navi dell’armatore che ha commesso l’infrazione.

    6. In caso di violazione dell’articolo 295, comma 10, il comandante è punito con la sanzione amministrativa prevista dall’ articolo 1193 del codice della navigazione .

    7. Salvo che il fatto costituisca reato, chi, senza commettere l’infrazione di cui al comma 5, non consegna il bollettino o il campione di cui all’articolo 295, comma 11, o consegna un bollettino in cui l’indicazione ivi prevista sia assente è punito con una sanzione amministrativa pecuniaria da 5.000 a 15.000 euro. Con la stessa sanzione è punito chi, senza commettere l’infrazione di cui al comma 5, non conserva a bordo il bollettino o il campione previsto dall’articolo 295, comma

    11. 8. I fornitori di combustibili che non comunicano in termini i dati previsti dall’articolo 295, comma 12, sono puniti con una sanzione amministrativa pecuniaria da 10.000 a 30.000 euro.

    9. All’accertamento delle infrazioni previste dai commi da 5 a 8, provvedono, con adeguata frequenza e programmazione e nell’ambito delle rispettive competenze, ai sensi degli articoli 13 e seguenti della legge 24 novembre 1981, n. 689 , il Corpo delle capitanerie di porto, la Guardia costiera, gli altri soggetti di cui all’ articolo 1235 del codice della navigazione e gli altri organi di polizia giudiziaria. All’irrogazione delle sanzioni previste da tali commi provvedono le autorità marittime competenti per territorio e, in caso di infrazioni attinenti alla immissione sul mercato, le regioni o le diverse autorità indicate dalla legge regionale. Restano ferme, per i fatti commessi all’estero, le competenze attribuite alle autorità consolari.

    10. Gli accertamenti previsti dal comma 9, ove relativi all’utilizzo dei combustibili, possono essere effettuati con le seguenti modalità: a) mediante il campionamento e l’analisi dei combustibili per uso marittimo al momento della consegna alla nave; il campionamento deve essere effettuato secondo le linee guida di cui alla risoluzione 182 del comitato MEPC dell’IMO ; b) mediante il campionamento e l’analisi dei combustibili per uso marittimo contenuti nei serbatoi della nave o, ove ciò non sia tecnicamente possibile, nei campioni sigillati presenti a bordo, c) mediante controlli sui documenti di bordo e sui bollettini di consegna dei combustibili.

    10-bis. Per i controlli analitici si applica la procedura di verifica prevista all’appendice VI dell’allegato VI alla Convenzione MARPOL 73/78.

    10-ter. Nei casi soggetti alla giurisdizione dell’Italia, l’armatore o il comandante della nave, fermi restando i termini previsti al comma 10-quater, hanno l’obbligo di comunicare all’autorità marittima competente per territorio tutti i casi in cui sussiste l’impossibilità di ottenere combustibile a norma. È utilizzato, a tal fine, il rapporto contenuto all’allegato X, parte I, sezione 6, alla Parte Quinta. La comunicazione è effettuata prima dell’accesso nelle acque soggette alla giurisdizione nazionale e, nel caso di viaggi effettuati esclusivamente all’interno di tali zone, prima dell’arrivo al porto di prima destinazione. In caso di violazioni commesse all’estero, l’armatore o il comandante delle navi battenti bandiera italiana notificano inoltre al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, per il tramite del porto di iscrizione, tutti i casi in cui sussiste l’impossibilità di ottenere combustibile per uso marittimo a norma.

    10-quater. Nei casi in cui vi sia una violazione degli obblighi relativi al tenore di zolfo dei combustibili per uso marittimo l’armatore o il comandante possono presentare all’autorità competente per il controllo operante presso il porto di destinazione, anche su richiesta della stessa, un rapporto nel quale indicano tutte le misure adottate, prima e durante il viaggio, al fine di rispettare l’obbligo violato e, in particolare, le azioni intraprese per ottenere combustibile a norma nell’ambito del proprio piano di viaggio e, se tale combustibile non era disponibile nel luogo previsto, le azioni intraprese per ottenerlo da altre fonti. Il rapporto deve essere diretto a dimostrare che tali tentativi sono stati effettuati con la massima diligenza possibile, la quale non comporta tuttavia l’obbligo di deviare la rotta prevista o di ritardare il viaggio per ottenere il combustibile a norma. Se il rapporto è presentato almeno 48 ore prima dell’accesso nelle zone soggette alla giurisdizione nazionale l’autorità competente per il controllo, valutando la diligenza osservata dal responsabile alla luce del numero, della gravità e della imprevedibilità delle cause del mancato ottenimento del combustibile a norma, può stabilire di non procedere al controllo per la presenza di una causa esimente della violazione. Con le stesse modalità si procede se, in caso di viaggi effettuati esclusivamente all’interno di zone soggette alla giurisdizione nazionale, il rapporto è presentato almeno 48 ore prima dell’arrivo al porto di prima destinazione. Se il rapporto è stato presentato oltre tali termini e, comunque, se nel rapporto non è dimostrato che il responsabile ha osservato la massima diligenza possibile, l’autorità competente per il controllo acquisisce il rapporto e procede ai sensi degli articoli 14 e 17 della legge 24 novembre 1981, n. 689 . In tali casi l’autorità competente all’irrogazione della sanzione, valutando la diligenza osservata dal responsabile alla luce del numero, della gravità e della imprevedibilità delle cause del mancato ottenimento del combustibile a norma, procede, se necessario, ad adeguare l’entità della sanzione ai sensi dell’ articolo 11 della legge 24 novembre 1981, n. 689 , o adottare l’ordinanza di archiviazione ai sensi dell’articolo 18, comma 2, di tale legge.

    10-quinquies. Le autorità che ricevono il rapporto di cui al comma 10-quater ne informano, entro dieci giorni, il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare che provvede a trasmettere alla Commissione europea tutti i rapporti ricevuti in ciascun mese civile entro la fine del mese successivo. Il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, alla luce di tali informazioni e di quelle ricevute ai sensi del comma 10-ter, può attivare la procedura prevista all’articolo 295, comma 12-bis, con particolare riferimento ai casi in cui emerga, presso un porto o terminale, la ricorrente impossibilità di ottenere combustibile per uso marittimo a norma.

    11. In caso di accertamento degli illeciti previsti al comma 5, fatti salvi i casi di cui al comma 10-quater, l’autorità competente all’applicazione delle procedure di sequestro, dispone, ove tecnicamente possibile, ed assicurando il preventivo prelievo di campioni e la conservazione degli altri elementi necessari a fini di prova, il cambio del combustibile fuori norma con combustibile marittimo a norma, a spese del responsabile.

  • Art. 195 ter TUF – Comunicazione all’ABE e all’AESFEM sulle sanzioni applicate

    Art. 195 ter TUF – Comunicazione all’ABE e all’AESFEM sulle sanzioni applicate

    Art. 195 ter D.Lgs. 58/1998 (TUF) – Comunicazione all’ABE e all’AESFEM sulle sanzioni applicate

    1. La Banca d’Italia comunica all’ABE le sanzioni amministrative applicate alle banche alle Sim, alle imprese di investimento UE e alle imprese di paesi terzi diverse dalle banche ai sensi degli articoli 189, 190 190.3, 190-bis, 194-ter, 194-ter.1, 194-quater e 194-septies, ivi comprese quelle pubblicate in forma anonima, nonché le informazioni ricevute dai soggetti interessati sulle azioni da essi avviate avverso i provvedimenti sanzionatori e sull’esito delle stesse. (73)

    1-bis. La Consob e la Banca d’Italia, secondo le rispettive competenze, comunicano all’AESFEM le informazioni relative alle sanzioni amministrative da esse applicate, nonché alle sanzioni penali applicate dall’Autorità giudiziaria, necessarie ai fini dell’adempimento degli obblighi informativi previsti dalla normativa europea nei confronti dell’AESFEM. (61) (84)

Informazione di carattere generale. I calcoli e le indicazioni di questa pagina hanno finalità divulgativa e si basano sulle fonti ufficiali indicate nel metodo editoriale. Non sostituiscono il parere di un professionista abilitato: per la valutazione del caso concreto è necessario rivolgersi a un avvocato, a un commercialista o a un consulente iscritto al proprio albo.