Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Art. 194 bis TUF – Criteri per la determinazione delle sanzioni

    Art. 194 bis TUF – Criteri per la determinazione delle sanzioni

    Art. 194 bis D.Lgs. 58/1998 (TUF) – Criteri per la determinazione delle sanzioni

    1. Nella determinazione del tipo e dell’ammontare delle sanzioni amministrative pecuniarie o della durata delle sanzioni accessorie previste dal presente decreto, la Banca d’Italia o la Consob considerano ogni circostanza rilevante e, in particolare, tenuto conto del fatto che il destinatario della sanzione sia persona fisica o giuridica, le seguenti, ove pertinenti: (66) a) gravità e durata della violazione; b) grado di responsabilità; c) capacità finanziaria del responsabile della violazione; d) entità del vantaggio ottenuto o delle perdite evitate attraverso la violazione, nella misura in cui essa sia determinabile; e) pregiudizi cagionati a terzi attraverso la violazione, nella misura in cui il loro ammontare sia determinabile; f) livello di cooperazione del responsabile della violazione con la Banca d’Italia o la Consob; g) precedenti violazioni in materia bancaria o finanziaria commesse da parte del medesimo soggetto; g-bis) la criticità dell’indice di riferimento per la stabilità finanziaria; h) potenziali conseguenze sistemiche della violazione; h-bis) misure adottate dal responsabile della violazione, successivamente alla violazione stessa, al fine di evitare, in futuro, il suo ripetersi. (61) (84)

  • Art. 128 DPR 230/2000 – Entrate

    Art. 128 DPR 230/2000 – Entrate

    Decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 2000, n. 230 – Regolamento recante norme sull’ordinamento penitenziario e sulle misure privative e limitative della libertà

    1. Le entrate della Cassa delle ammende si distinguono in entrate correnti ed entrate in conto capitale.

    2. 2. Le entrate correnti sono costituite: a) dalle rendite patrimoniali; b) dagli interessi sui depositi e su titoli; c) dai proventi o altre entrate espressamente devolute o assegnate dalla legge, o da altre fonti normative, direttamente alla Cassa; d) dai depositi costituiti presso la Cassa e ad essa devoluti per disposizione dell'autorità giudiziaria; e) dai proventi delle manifatture carcerarie riassegnate annualmente sul bilancio della Cassa; f) da eventuali oblazioni volontarie, donazioni, sovvenzioni, contributi di enti o privati; g) dalla vendita di beni mobili fuori uso; h) da entrate eventuali e diverse.

    3. 3. Le entrate in conto capitale sono costituite da: a) ricavi per vendite di beni immobili ed altri beni fruttiferi; b) rimborsi di titoli di proprietà; c) lasciti ed oblazioni in denaro con l'onere di investimento; d) finanziamenti per acquisizioni patrimoniali. 5

  • Art. 194 TUF – Deleghe di voto

    Art. 194 TUF – Deleghe di voto

    Art. 194 D.Lgs. 58/1998 (TUF) – Deleghe di voto

    In vigore dal 01/07/1998

    1. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 27 GENNAIO 2010, N.27.

    2. Il soggetto che promuove una sollecitazione di deleghe di voto che viola le norme degli articoli 138, 142, commi 1 e 2, 144, comma 4, e del regolamento emanato a norma dell’articolo 144, comma 1, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro cinquemila a euro settecentocinquantamila. (61) (84)

    2-bis. La sanzione prevista al comma 2 si applica al rappresentante designato dalla società con azioni quotate che viola l’articolo 135-undecies, comma

    4. 2-ter. Se all’osservanza delle disposizioni previste dal comma 2 è tenuta una società o un ente le sanzioni ivi previste si applicano nei confronti di questi; la stessa sanzione si applica nei confronti degli esponenti aziendali e del personale della società o dell’ente nei casi previsti dall’articolo 190-bis, comma 1, lettera a). Se all’osservanza delle medesime disposizioni è tenuta una persona fisica, in caso di violazione, la sanzione si applica nei confronti di quest’ultima. (61) (84)

    2-quater. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 3 AGOSTO 2017, N. 129.

  • Art. 252 TUEL – Composizione, nomina e attribuzioni

    Art. 252 TUEL – Articolo 252

    D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267 – testo aggiornato

    1. Per i comuni con popolazione sino a 5.000 abitanti l’organo straordinario di liquidazione è composto da un singolo commissario; per i comuni con popolazione superiore ai 5.000 abitanti e per le province l’organo straordinario di liquidazione è composto da una commissione di tre membri. Il commissario straordinario di liquidazione, per i comuni sino a 5.000 abitanti, o i componenti della commissione straordinaria di liquidazione, per i comuni con popolazione superiore a 5.000 abitanti e per le province, sono nominati fra magistrati a riposo della Corte dei conti, della magistratura ordinaria, del Consiglio di Stato, fra funzionari dotati di un’idonea esperienza nel campo finanziario e contabile in servizio o in quiescenza degli uffici centrali o periferici del Ministero dell’interno, del Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, del Ministero delle finanze e di altre amministrazioni dello Stato, fra i segretari ed i ragionieri comunali e provinciali particolarmente esperti, anche in quiescenza, fra gli iscritti nel registro dei revisori contabili, gli iscritti nell’albo dei dottori commercialisti e gli iscritti nell’albo dei ragionieri. La commissione straordinaria di liquidazione è presieduta, se presente, dal magistrato a riposo della Corte dei conti o della magistratura ordinaria o del Consiglio di Stato. Diversamente la stessa provvede ad eleggere nel suo seno il presidente. La commissione straordinaria di liquidazione delibera a maggioranza dei suoi componenti.

    2. La nomina dell’organo straordinario di liquidazione è disposta con decreto del Presidente della Repubblica su proposta del Ministro dell’interno. L’insediamento presso l’ente avviene entro 5 giorni dalla notifica del provvedimento di nomina.

    3. Per i componenti dell’organo straordinario di liquidazione valgono le incompatibilità di cui all’articolo 236.

    4. 4. L’organo straordinario di liquidazione ha competenza relativamente a fatti ed atti di gestione verificatisi entro il 31 dicembre dell’anno precedente a quello dell’ipotesi di bilancio riequilibrato e provvede alla: a) rilevazione della massa passiva; b) acquisizione e gestione dei mezzi finanziari disponibili ai fini del risanamento anche mediante alienazione dei beni patrimoniali; c) liquidazione e pagamento della massa passiva.

    5. In ogni caso di accertamento di danni cagionati all’ente locale o all’erario, l’organo straordinario di liquidazione provvede alla denuncia dei fatti alla Procura Regionale presso la Corte dei conti ed alla relativa segnalazione al Ministero dell’interno tramite le prefetture.

  • Art. 138 Reg. (UE) 2023/1114 – Delega dei compiti dell’ABE alle autorità competenti

    Art. 138 Reg. (UE) 2023/1114 – Delega dei compiti dell’ABE alle autorità competenti

    Regolamento (UE) 2023/1114 del Parlamento europeo e del Consiglio del 31 maggio 2023 relativo ai mercati delle cripto-attività (Markets in Crypto-Assets, MiCA)

    1. Se necessario ai fini del corretto esercizio di un’attività di vigilanza in relazione agli emittenti di token collegati ad attività significativi o agli emittenti di token di moneta elettronica significativi, l’ABE può delegare specifici compiti di vigilanza all’autorità competente. Tali funzioni di vigilanza specifiche possono includere il potere di richiedere informazioni in forza dell’articolo 122 e di condurre indagini e ispezioni in loco in forza dell’articolo 123 o 124.

    2. Prima di delegare un compito di cui al paragrafo 1, l’ABE consulta l’autorità competente interessata in merito:

    a) alla portata del compito da delegare;

    b) ai tempi di esecuzione del compito; e

    c) alla trasmissione delle informazioni necessarie da parte dell’ABE e all’ABE stessa.

    3. Conformemente all’atto delegato relativo alle commissioni adottato dalla Commissione a norma dell’articolo 137, paragrafo 3, e dell’articolo 139, l’ABE rimborsa all’autorità competente le spese sostenute nell’eseguire i compiti che le sono stati delegati.

    4. L’ABE riesamina la delega di compiti a opportuni intervalli di tempo. Tale delega può essere revocata in qualsiasi momento.

  • Art. 193 ter TUF – Sanzioni amministrative pecuniarie relative alle violazioni delle prescrizioni di cui al regolamento (UE) n. 236/2012

    Art. 193 ter TUF – Sanzioni amministrative pecuniarie relative alle violazioni delle prescrizioni di cui al regolamento (UE) n. 236/2012

    Art. 193 ter D.Lgs. 58/1998 (TUF) – Sanzioni amministrative pecuniarie relative alle violazioni delle prescrizioni di cui al regolamento (UE) n. 236/2012

    1. Chiunque non osservi le disposizioni previste dagli articoli 5, 6, 7, 8, 9, 15, 17, 18 e 19 del regolamento (UE) n. 236/2012 e relative disposizioni attuative, è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro venticinquemila a euro duemilionicinquecentomila.

    2. La stessa sanzione del comma 1 è applicabile a chi: a) violi le disposizioni di cui agli articoli 12, 13 e 14 del regolamento indicato al comma 1 e relative disposizioni attuative; (73) b) violi le misure adottate dall’autorità competente di cui all’articolo 4-ter ai sensi degli articoli 20, 21 e 23 del medesimo regolamento.

    3. Le sanzioni amministrative pecuniarie previste al comma 2, lettere a) e b), sono aumentate fino al triplo o fino al maggiore importo di dieci volte il prodotto o il profitto conseguito dall’illecito quando, per le qualità personali del colpevole, per l’entità del prodotto o del profitto conseguito dall’illecito ovvero per gli effetti prodotti sul mercato, esse appaiono inadeguate anche se applicate nel massimo.

    4. L’applicazione delle sanzioni amministrative pecuniarie previste dal presente articolo comporta sempre la confisca del prodotto o del profitto dell’illecito. Qualora non sia possibile eseguire la confisca, la stessa può avere ad oggetto somme di denaro, beni o altre utilità di valore equivalente.

    5. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 3 AGOSTO 2017, N. 129.

  • Art. 193 sexies TUF – (Sistemi interni di segnalazione)

    Art. 193 sexies TUF – (Sistemi interni di segnalazione)

    Art. 193 sexies D.Lgs. 58/1998 (TUF) – (Sistemi interni di segnalazione)

    1. In caso di inosservanza delle disposizioni previste dall’articolo 4-undecies e dalle relative disposizioni attuative, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da euro trentamila fino a euro cinque milioni, ovvero fino al dieci per cento del fatturato, quando tale importo è superiore a euro cinque milioni e il fatturato è determinabile ai sensi dell’articolo 195, comma

    1-bis. In tal caso, fermo restando quanto previsto per le società e gli enti nei confronti dei quali sono accertate le violazioni, si applica anche la sanzione amministrativa pecuniaria da euro cinquemila fino a euro cinque milioni nei confronti degli esponenti aziendali e del personale della società o dell’ente nei casi previsti dall’articolo 190-bis, comma 1, lettera a).

  • Articolo 3 TU Giustizia Tributaria – La composizione delle corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado

    Art. 3 D.Lgs. 175/2024 – La composizione delle corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado

    Testo vigente – D.Lgs. 14 novembre 2024, n. 175 (Testo unico della giustizia tributaria) (aggiornato da Normattiva)

    1. A ciascuna delle corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado è preposto un presidente che presiede anche la prima sezione. L'incarico ha durata quadriennale a decorrere dalla data di esercizio effettivo delle funzioni ed è rinnovabile per una sola volta e per un uguale periodo, previa valutazione positiva da parte del Consiglio di presidenza della giustizia tributaria dell'attività svolta nel primo triennio del quadriennio iniziale. Il Consiglio di presidenza della giustizia tributaria stabilisce con proprio regolamento il procedimento e le modalità di tale valutazione, garantendo la previa interlocuzione con l'interessato. Il Presidente non può essere nominato tra soggetti che raggiungeranno l'età pensionabile entro i quattro anni successivi alla data di scadenza del termine per la presentazione della domanda di partecipazione all'interpello per ricoprire la funzione di presidente.

    2. A seguito di valutazione negativa da parte del Consiglio di presidenza della giustizia tributaria e comunque all'esito dell'ottavo anno di esercizio delle funzioni di cui al comma 1, il giudice tributario è riassegnato a sua richiesta, salvo tramutamento all'esercizio di funzioni analoghe o diverse all'incarico di presidente di sezione nella corte di giustizia tributaria di primo e secondo grado a cui era preposto ovvero in quella di precedente provenienza.

    3. Il presidente della corte di giustizia tributaria, in caso di assenza o di impedimento, è sostituito nelle funzioni non giurisdizionali dal presidente di sezione con maggiore anzianità nell'incarico subordinatamente d'età.

    4. Il presidente della corte di giustizia tributaria con oltre quindici sezioni può delegare sue attribuzioni non giurisdizionali ad uno o più presidenti di sezione con i criteri di cui al comma 3.

    5. A ciascuna sezione è assegnato un presidente, un vice-presidente e non meno di due magistrati o giudici tributari.

    6. Ogni corte in composizione collegiale è presieduta dal presidente della sezione o dal vicepresidente e giudica con numero invariabile di tre votanti.

    7. Se in una sezione mancano i componenti necessari per costituire il collegio giudicante, il presidente della corte di giustizia tributaria designa i componenti di altre sezioni.

  • Art. 193 quinquies TUF – Sanzioni amministrative pecuniarie relative alle violazioni delle disposizioni previste dal regolamento (UE) n. 1286/2014

    Art. 193 quinquies TUF – Sanzioni amministrative pecuniarie relative alle violazioni delle disposizioni previste dal regolamento (UE) n. 1286/2014

    Art. 193 quinquies D.Lgs. 58/1998 (TUF) – Sanzioni amministrative pecuniarie relative alle violazioni delle disposizioni previste dal regolamento (UE) n. 1286/2014)

    1. La violazione delle disposizioni richiamate dall’ articolo 24, paragrafo 1, del regolamento (UE) n. 1286/2014, ovvero la mancata osservanza delle misure adottate ai sensi dell’articolo 4-sexies, comma 5, nonché delle misure adottate ai sensi dell’articolo 4-septies, comma 1, è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro cinquemila fino a euro settecentomila con provvedimento adottato dalla Consob o dall’IVASS secondo le rispettive competenze definite ai sensi dell’articolo

    4-sexies. Se la violazione è commessa da una società o un ente, è applicata la sanzione amministrativa pecuniaria da euro trentamila fino a euro cinque milioni, ovvero fino al tre per cento del relativo fatturato quando tale importo è superiore a euro cinque milioni e il fatturato è determinabile ai sensi dell’articolo 195, comma 1-bis.(73)

    2. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 25 NOVEMBRE 2019, N. 165.

    3. Le sanzioni previste ai commi 1 e 2 per le persone fisiche si applicano nei confronti degli esponenti aziendali e del personale della società o dell’ente nei casi previsti dall’articolo 190-bis, comma 1, lettera a).

    4. Se il profitto ottenuto dall’autore della violazione come conseguenza della violazione stessa o la perdita evitata grazie alla violazione sono superiori ai limiti massimi indicati nel comma 1, la sanzione amministrativa pecuniaria è elevata fino al doppio dell’ammontare dei profitti ottenuti o delle perdite evitate, purché tale ammontare sia determinabile.

    5. La Consob e l’IVASS possono imporre, secondo le rispettive competenze definite ai sensi dell’articolo 4-sexies, agli ideatori di PRIIP o ai soggetti che forniscono consulenza sui PRIIP o vendono tali prodotti, di trasmettere una comunicazione diretta all’investitore al dettaglio in PRIIP interessato, fornendogli informazioni circa le sanzioni adottate e comunicando le modalità per la presentazione di eventuali reclami o domande di risarcimento anche mediante il ricorso ai meccanismi di risoluzione stragiudiziale delle controversie previsti dal decreto legislativo 8 ottobre 2007, n. 179. (69)

  • Art. 291 Cod. Amb. – campo di applicazione

    Art. 291 Cod. Amb. – campo di applicazione

    D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato

    1. Il presente titolo disciplina, ai fini della prevenzione e della limitazione dell’inquinamento atmosferico, le caratteristiche merceologiche dei combustibili che possono essere utilizzati negli impianti di cui ai titoli I e II della parte quinta del presente decreto, inclusi gli impianti termici civili di potenza termica inferiore al valore di soglia, e le caratteristiche merceologiche dei combustibili per uso marittimo . Il presente titolo stabilisce inoltre le condizioni di utilizzo dei combustibili, comprese le prescrizioni finalizzate ad ottimizzare il rendimento di combustione, e i metodi di misura delle caratteristiche merceologiche.

  • Aumento di capitale in una SRL: cosa comporta a livello fiscale

    In sintesi

    • Aumento a pagamento: i conferimenti dei soci non sono reddito per la società e non generano tassazione immediata in capo ai soci.
    • Sovrapprezzo di emissione: la parte versata oltre il valore nominale delle quote è una riserva di patrimonio netto, non un ricavo tassabile.
    • Aumento gratuito: si realizza imputando a capitale riserve disponibili; non genera tassazione immediata, ma le riserve di utili capitalizzate restano potenzialmente tassabili in caso di successiva restituzione.
    • Imposta di registro: le modifiche dello statuto per aumento di capitale scontano imposta di registro in misura fissa.
    • Nessuna plusvalenza né reddito emerge per la società in nessuna delle due modalità di aumento.

    Come funziona l'aumento di capitale in una SRL

    Aumentare il capitale sociale di una SRL è un’operazione comune nella vita di un’impresa: serve per finanziare la crescita, per rispettare obblighi di legge (ad esempio dopo perdite che hanno eroso il capitale) o per accogliere nuovi soci. Dal punto di vista fiscale, però, le regole cambiano a seconda che l’aumento avvenga ‘a pagamento’ – cioè con nuovi versamenti dei soci – oppure ‘a titolo gratuito’, attingendo alle riserve già accantonate in bilancio.

    Nell’aumento a pagamento i soci versano denaro (o conferiscono altri beni) in cambio di nuove quote o dell’aumento del valore nominale delle quote esistenti. La somma incassata dalla società non è un ricavo: è un apporto di capitale. Non entra nel conto economico e non viene tassata in capo alla società. Se i soci versano più del valore nominale delle quote – il cosiddetto sovrapprezzo di emissione – la differenza non è un utile: diventa una riserva di patrimonio netto, indisponibile per la distribuzione salvo delibera e nel rispetto delle norme di legge.

    Nell’aumento gratuito, invece, non entra nuovo denaro: la società ‘converte’ riserve già iscritte in bilancio (utili non distribuiti, riserve statutarie, riserve da rivalutazione) in capitale sociale. L’operazione non genera alcuna tassazione immediata: né per la società né per i soci. Tuttavia, le riserve di utili ‘capitalizzate’ non perdono la loro natura originaria. Se in futuro il capitale venisse ridotto e quelle riserve restituite ai soci, scatterebbe la tassazione come dividendo.

    Comprendere queste distinzioni è fondamentale per pianificare correttamente la struttura finanziaria della società e per evitare sorprese fiscali nelle operazioni successive, come la distribuzione di utili o il recesso di un socio.

    Aumento di capitale: modalità e effetti fiscali
    Modalità Fonte delle risorse Effetto fiscale per la società Effetto fiscale per i soci
    A pagamento – conferimento Nuovi versamenti dei soci Nessun reddito tassabile Nessuna tassazione immediata; aumenta il costo fiscale della partecipazione
    A pagamento – con sovrapprezzo Versamenti oltre il valore nominale Sovrapprezzo = riserva PN, non ricavo Nessuna tassazione immediata
    Gratuito – da riserve di utili Utili accantonati in bilancio Nessuna tassazione immediata Riserve restano potenzialmente tassabili in caso di restituzione futura
    Gratuito – da riserve da rivalutazione Rivalutazioni di legge o volontarie Nessuna tassazione immediata Tassazione eventuale solo in caso di successiva restituzione

    Esempio pratico

    • Alfa SRL ha un capitale sociale di 10.000 euro e riserve di utili non distribuiti per 30.000 euro. L’assemblea delibera un aumento gratuito di 20.000 euro attingendo alle riserve: il capitale sale a 30.000 euro, le riserve scendono a 10.000 euro. Nessuna tassazione scatta ora per la società né per i soci Tizio e Caio. Se però in futuro Alfa SRL riducesse il capitale di 20.000 euro restituendo quella somma ai soci, i 20.000 euro – proveniendo da riserve di utili capitalizzate – sarebbero tassati come dividendi in capo a Tizio e Caio.

    Documenti necessari

    • Verbale di assemblea straordinaria dei soci con delibera di aumento del capitale
    • Atto notarile di modifica dello statuto (per SRL l’aumento deve risultare da atto pubblico o scrittura privata autenticata)
    • Iscrizione nel Registro delle Imprese della modifica dello statuto
    • Estratto conto o attestazione bancaria del versamento dei conferimenti (per aumento a pagamento)
    • Bilancio da cui risultano le riserve utilizzate (per aumento gratuito)
    • Ricevuta del versamento dell’imposta di registro in misura fissa

    Caso 1 – Aumento a pagamento con sovrapprezzo

    Scenario. Alfa SRL ha un capitale di 10.000 euro diviso tra i soci Tizio (60%) e Caio (40%). Per finanziare un nuovo investimento, l’assemblea delibera un aumento di capitale a pagamento di 50.000 euro, con un sovrapprezzo di emissione di 15.000 euro. I soci versano complessivamente 65.000 euro.

    Come si applica. I 50.000 euro di aumento del valore nominale delle quote aumentano il capitale sociale. I 15.000 euro di sovrapprezzo confluiscono in una riserva da sovrapprezzo di emissione nel patrimonio netto. Né i 50.000 né i 15.000 euro sono reddito per la società. Per Tizio e Caio, i versamenti effettuati aumentano il costo fiscalmente riconosciuto delle rispettive partecipazioni: se in futuro venderanno le quote, questa base di costo maggiorata ridurrà la plusvalenza imponibile.

    In pratica

    • Il versamento (quota + sovrapprezzo) non è mai reddito tassabile per la società.
    • Il sovrapprezzo è una riserva di patrimonio netto: non può essere distribuita come utile senza delibera e nel rispetto delle norme di legge.
    • Per i soci, i 65.000 euro versati aumentano il costo fiscale della partecipazione, rilevante per future cessioni.

    Caso 2 – Aumento gratuito da riserve di utili

    Scenario. Alfa SRL ha accumulato nel tempo riserve di utili per 40.000 euro. L’assemblea decide di rafforzare il capitale sociale portandolo da 10.000 a 40.000 euro, imputando 30.000 euro di riserve di utili a capitale.

    Come si applica. L’operazione è contabilmente e fiscalmente neutra nell’immediato: non entrano nuovi fondi e non si genera alcun reddito. Le quote dei soci Tizio e Caio aumentano di valore nominale senza che essi versino nulla. Tuttavia, i 30.000 euro ‘capitalizzati’ conservano la loro natura di riserve di utili: se l’assemblea deliberasse in futuro una riduzione del capitale con restituzione di quelle somme, Tizio e Caio sarebbero tassati su di esse come dividendi.

    In pratica

    • Nessun versamento da parte dei soci e nessuna tassazione immediata.
    • Le riserve di utili capitalizzate non ‘cambiano natura’: restano potenzialmente tassabili come dividendi in caso di futura restituzione.
    • L’aumento gratuito da riserve da rivalutazione monetaria segue regole specifiche: verificare la normativa della singola legge di rivalutazione utilizzata.

    Quando rivolgersi a un professionista

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    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    L'aumento di capitale a pagamento è mai tassabile per la società?

    No. I conferimenti ricevuti dai soci – in denaro o in natura – non sono ricavi e non entrano nel reddito imponibile della società. Lo stesso vale per il sovrapprezzo di emissione, che è una riserva di patrimonio netto.

    Cosa succede se un socio non partecipa all'aumento a pagamento?

    Se l’aumento è riservato ai soci esistenti in proporzione alle quote, chi non sottoscrive vede diluita la propria partecipazione percentuale. La delibera può anche prevedere l’esclusione del diritto di opzione o l’ingresso di nuovi soci: le modalità dipendono dallo statuto e dalla delibera assembleare.

    Le riserve da rivalutazione possono essere usate per un aumento gratuito?

    Sì, le riserve da rivalutazione disponibili possono essere imputate a capitale. L’effetto fiscale dipende dalla specifica legge di rivalutazione utilizzata: alcune prevedono un’imposta sostitutiva già versata, altre hanno regole proprie per la distribuzione. È sempre opportuno verificare la disciplina della singola rivalutazione.

    Quale imposta si paga per la delibera di aumento?

    Le modifiche dello statuto, incluso l’aumento del capitale, scontano l’imposta di registro in misura fissa. Per il versamento in denaro non è dovuta alcuna imposta proporzionale.

    L'aumento di capitale influenza il costo fiscale della partecipazione per il socio?

    Sì. I versamenti effettuati dal socio in sede di aumento a pagamento aumentano il costo fiscalmente riconosciuto della partecipazione. Questo dato è rilevante per calcolare la plusvalenza (o minusvalenza) in caso di successiva cessione delle quote.

    Un aumento di capitale gratuito può essere revocato?

    Una volta deliberato e iscritto nel Registro delle Imprese, l’aumento gratuito è definitivo. Una successiva riduzione del capitale – con restituzione ai soci – è possibile ma soggetta alle regole civilistiche e fiscali proprie delle riduzioni di capitale, inclusa la potenziale tassazione come dividendo se le riserve capitalizzate provenivano da utili.

  • Art. 193 quater TUF – Articolo 193-quater

    Art. 193 quater TUF – Articolo 193-quater

    Art. 193 quater D.Lgs. 58/1998 (TUF) – Articolo 193-quater

    (Sanzioni amministrative relative alla violazione delle disposizioni previste dal regolamento (UE) n. 648/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 4 luglio 2012, dal regolamento (UE) 2015/2365 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 novembre 2015, e dal regolamento (UE) 2021/23 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 2020)

    1. Le controparti centrali, i gestori delle sedi di negoziazione, le controparti finanziarie e le controparti non finanziarie, come definite dall’articolo 2, punti 1), 4), 8) e 9), del regolamento (UE) n. 648/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 4 luglio 2012, i soggetti che agiscono in qualità di partecipanti alle controparti centrali o in qualità di clienti di questi ultimi, come definiti dall’articolo 2, punto 15), del citato regolamento, i quali non osservano le disposizioni previste dai titoli II, III, IV e V del medesimo regolamento e le relative disposizioni attuative, sono puniti con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro cinquemila fino a euro cinque milioni, se sono persone fisiche. Se la violazione è commessa da una società o da un ente, si applica nei confronti di questi ultimi la sanzione amministrativa pecuniaria da euro trentamila fino a euro cinque milioni, ovvero fino al dieci per cento del fatturato, quando tale importo è superiore a euro cinque milioni e il fatturato è determinabile ai sensi dell’articolo 195, comma 1-bis, del presente decreto e ai sensi dell’ articolo 325-bis del decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209. (73)

    1-bis. Le controparti finanziarie e le controparti non finanziarie, come definite dall’articolo 3, punti 3) e 4), del regolamento (UE) 2015/2365 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 novembre 2015, le quali non osservano le disposizioni previste dall’articolo 4 del medesimo regolamento e le norme tecniche di regolamentazione e attuazione previste dal medesimo regolamento, sono punite con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro cinquemila fino a euro cinque milioni, se sono persone fisiche. Se la violazione è commessa da una società o da un ente, si applica nei confronti di questi ultimi la sanzione amministrativa pecuniaria da euro trentamila fino a euro cinque milioni, ovvero fino al dieci per cento del fatturato complessivo annuo, quando tale importo è superiore a euro cinque milioni e il fatturato è determinabile ai sensi dell’articolo 195, comma 1-bis, del presente decreto e ai sensi dell’ articolo 325-bis del decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209.

    1-ter. Nei confronti delle controparti indicate al comma 1-bis, le quali non osservano le disposizioni previste dall’ articolo 15 del regolamento (UE) 2015/2365 si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da euro cinquemila fino a euro cinque milioni, se sono persone fisiche. Se la violazione è commessa da una società o da un ente, si applica nei confronti di questi ultimi la sanzione amministrativa pecuniaria da euro trentamila fino a euro quindici milioni, ovvero fino al dieci per cento del fatturato, quando tale importo è superiore a euro quindici milioni e il fatturato è determinabile ai sensi dell’articolo 195, comma 1-bis, del presente decreto e ai sensi dell’ articolo 325-bis del decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209.

    1-quater. Nei confronti delle controparti centrali e dei partecipanti diretti, come definiti dall’articolo 2, punti 1) e 12), del regolamento (UE) 2021/23 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 2020, per l’inosservanza degli obblighi che derivano dal medesimo regolamento (UE) 2021/23 e dalla relativa normativa nazionale di attuazione, o dai relativi atti delegati o dalle norme tecniche di regolamentazione e di attuazione emanati dalla Commissione europea, nonché in caso di inosservanza delle relative disposizioni generali o particolari emanate dalla Banca d’Italia e dalla Consob, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 30.000 fino al 10 per cento del fatturato, determinato ai sensi dell’articolo 195, comma 1-bis, del presente decreto e ai sensi dell’ articolo 325-bis del decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209. Per l’inosservanza delle medesime disposizioni, nei confronti delle persone fisiche si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 5.000 a euro 5 milioni. La Banca d’Italia e la Consob non procedono alla contestazione delle violazioni nei casi di assoluta mancanza di pregiudizio per la tutela degli investitori e per la trasparenza del mercato del controllo societario e del mercato dei capitali, ovvero per il tempestivo esercizio delle funzioni di vigilanza.

    2. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 12 MAGGIO 2015, N. 72. (61) (84)

    2-bis. Fermo quanto previsto per le società e per gli enti nei confronti dei quali sono accertate le violazioni, nei confronti dei soggetti che svolgono funzioni di amministrazione, di direzione o controllo e del personale si applicano le sanzioni previste per le persone fisiche dai commi 1, 1-bis, 1-ter e 1-quater, nei casi previsti dall’articolo 190-bis, comma 1, lettera a).

    2-ter. Con il provvedimento di applicazione della sanzione amministrativa pecuniaria prevista dal comma 2-bis, in ragione della gravità della violazione accertata e tenuto conto dei criteri stabiliti dall’articolo 194-bis, può essere applicata la sanzione amministrativa accessoria dell’interdizione, per un periodo non inferiore a sei mesi e non superiore a tre anni, dallo svolgimento di funzioni di amministrazione, direzione e controllo presso le controparti centrali, i gestori delle sedi di negoziazione e le controparti finanziarie, come definite rispettivamente dagli articoli 2, punto 8), del regolamento (UE) n. 648/2012 e 3, punto 3), del regolamento (UE) 2015/2365.

    2-quater. Se il vantaggio ottenuto dall’autore della violazione come conseguenza della violazione stessa è superiore ai limiti massimi indicati nel presente articolo, la sanzione amministrativa pecuniaria è elevata fino al triplo dell’ammontare del vantaggio ottenuto, purché tale ammontare sia determinabile. Nei casi di cui al comma 1-quater, se il vantaggio ottenuto dall’autore della violazione come conseguenza della violazione stessa è superiore ai limiti massimi indicati nel medesimo comma, la sanzione amministrativa pecuniaria è elevata fino al doppio dell’ammontare del vantaggio ottenuto, purché tale ammontare sia determinabile.

    3. Le sanzioni previste dal presente articolo sono applicate dalla Banca d’Italia, dalla Consob, dall’IVASS e dalla COVIP, sui soggetti dalle medesime vigilati e secondo le attribuzioni di vigilanza specificate all’articolo 4-quater e le rispettive procedure sanzionatorie. Nei riguardi dell’IVASS e della COVIP trovano comunque applicazione, per quanto di rispettiva competenza e ai fini del presente articolo, gli articoli 194-bis, 194-quater, 194-septies e 195-ter, comma

    1-bis. IVASS e COVIP pubblicano le sanzioni irrogate secondo le procedure di settore.

    4. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 13 FEBBRAIO 2019, N. 19.

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