Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Art. 191 bis TUF – (Sanzioni accessorie)

    Art. 191 bis TUF – (Sanzioni accessorie)

    Art. 191 bis D.Lgs. 58/1998 (TUF) – (Sanzioni accessorie)

    1. La Consob, con il provvedimento di applicazione delle sanzioni amministrative pecuniarie previste dall’articolo 191 nei confronti delle persone fisiche nei casi ivi previsti, in ragione della gravità della violazione accertata e tenuto conto dei criteri stabiliti dall’articolo 194-bis, può disporre: a) l’interdizione temporanea dallo svolgimento di funzioni di amministrazione, direzione e controllo presso soggetti autorizzati ai sensi del presente decreto, del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, del decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209, o presso fondi pensione; b) l’interdizione temporanea dallo svolgimento di funzioni di amministrazione, direzione e controllo di società quotate e di società appartenenti al medesimo gruppo di società quotate; c) la sospensione dal Registro, ai sensi dell’articolo 26, commi 1, lettera d), e 1-bis, del decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 39, del revisore legale, della società di revisione legale o del responsabile dell’incarico; d) la sospensione dall’albo di cui all’articolo 31, comma 4, per i consulenti finanziari abilitati all’offerta fuori sede; e) la perdita temporanea dei requisiti di onorabilità per i partecipanti al capitale dei soggetti indicati alla lettera a).

    2. Le sanzioni amministrative accessorie di cui al comma 1 hanno una durata non inferiore a due mesi e non superiore a tre anni.

    3. Quando l’emittente, l’offerente o il soggetto che chiede l’ammissione alla negoziazione in un mercato regolamentato, ha già commesso, due o più volte negli ultimi cinque anni, una violazione con dolo o colpa grave delle disposizioni indicate all’art. 191, la Consob può negare l’approvazione di un prospetto redatto dal medesimo soggetto per un periodo massimo di cinque anni.

  • Art. 191 TUF – Offerta al pubblico di sottoscrizione e di vendita di prodotti fina…

    Art. 191 TUF – Offerta al pubblico di sottoscrizione e di vendita di prodotti fina…

    Art. 191 D.Lgs. 58/1998 (TUF) – Offerta al pubblico di sottoscrizione e di vendita di prodotti finanziari e ammissione alla negoziazione di titoli

    In vigore dal 01/07/1998

    1. Nei confronti degli enti e delle società che commettono una violazione delle disposizioni richiamate dall’articolo 38, paragrafo 1, lettera a), del regolamento prospetto e delle relative disposizioni attuative, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da cinquemila euro fino a cinque milioni di euro, ovvero fino al tre per cento del fatturato, quando tale importo è superiore a euro cinque milioni e il fatturato è determinabile ai sensi dell’articolo 195, comma

    1-bis. 2. Se la violazione delle disposizioni di cui al comma 1 è commessa da una persona fisica si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da cinquemila euro a settecentomila euro.

    3. Fermo quanto previsto dal comma 1, la sanzione indicata dal comma 2 si applica nei confronti degli esponenti aziendali e del personale della società o dell’ente responsabile della violazione, nei casi previsti dall’articolo 190-bis, comma 1, lettera a).

    3-bis. Nei confronti degli enti e delle società richiamati dall’ articolo 2, lettere a), c) e d), del regolamento (UE) 2019/1156, che commettono una violazione dell’articolo 4 del medesimo regolamento relativamente a fondi di investimento alternativi chiusi, si applica la sanzione prevista dal comma

    1. Si applicano altresì i commi 2 e

    3.

    4. Chiunque effettua un’offerta al pubblico in assenza di un prospetto approvato dalla Consob ai sensi dell’articolo 94-bis, comma 3, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da venticinquemila euro fino a cinque milioni di euro.

    5. Chiunque viola gli articoli 94-bis, commi 1 e 4, 96, 97, commi 1 e 3, 101, o le disposizioni generali o particolari emanate dalla Consob ai sensi degli articoli 94-bis, comma 2, 95, commi 1 e 2, 97, comma 2, 99, comma 1, lettere a), b), c), d) e l), 113, comma 2, lettera f), è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da cinquemila euro fino a settecentocinquantamila euro.

    6. Se all’osservanza delle disposizioni indicate dai commi 4 e 5 è tenuta una società o un ente, le sanzioni amministrative pecuniarie ivi previste si applicano altresì nei confronti degli esponenti aziendali e del personale dell’ente o della società responsabile della violazione, nei casi previsti dall’articolo 190-bis, comma 1, lettera a). Se all’osservanza delle medesime disposizioni è tenuta una persona fisica, in caso di violazione, la sanzione si applica nei confronti di quest’ultima.

    7. Si applica l’articolo 187-quinquiesdecies, comma 1-quater.

  • Art. 190-ter TUF – Altre violazioni in tema di attività riservate (abrogato)

    Art. 190-ter TUF – Altre violazioni in tema di attività riservate (abrogato)

    Art. 190-ter TUF – Altre violazioni in tema di attività riservate

    D.Lgs. 24 febbraio 1998, n. 58 – Testo unico della finanza

    Articolo abrogato. Non è più in vigore: l’abrogazione è stata disposta dal D.Lgs. 3 agosto 2017, n. 129. Il testo previgente è riportato qui sotto a fini di consultazione storica.

    Testo previgente

    1. Si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da euro cinquemila fino a cinque milioni di euro: a) in caso di esercizio dell’attività di consulente finanziario o di promotore finanziario in assenza dell’iscrizione negli albi prevista, rispettivamente, agli articoli 18-bis e 31; b) [Lettera abrogata dalla L. 28 dicembre 2015, n. 208] ; c) [Lettera abrogata dalla L. 28 dicembre 2015, n. 208] ; d) alle persone fisiche, in caso di inosservanza dell’articolo 32-quater, commi 1 e 3, ovvero in caso di esercizio dell’attività di gestore di portale in assenza dell’iscrizione nel registro di cui all’articolo 50-quinquies.

    2. Si applica l’articolo 188, commi 2 e 2-bis.

    2-bis. Su proposta della CONSOB, il Ministro dell’economia e delle finanze può sciogliere gli organi di gestione e di controllo dell’organismo di cui all’articolo 31 qualora risultino gravi irregolarità nell’amministrazione, ovvero gravi violazioni delle disposizioni legislative, amministrative o statutarie che regolano l’attività dello stesso.

    Il Ministero dell’economia e delle finanze provvede agli adempimenti necessari alla ricostituzione degli organi di gestione e controllo dell’organismo, assicurandone la continuità operativa, se necessario anche attraverso la nomina di un commissario.

    La CONSOB può disporre la rimozione di uno o più componenti degli organi di gestione e controllo in caso di grave inosservanza dei doveri ad essi assegnati dalla legge, dallo statuto o dalle disposizioni di vigilanza, nonché dei provvedimenti specifici e di altre istruzioni impartite dalla CONSOB, ovvero in caso di comprovata inadeguatezza, accertata dalla CONSOB, all’esercizio delle funzioni cui sono preposti

  • Art. 190 quater TUF – (Sanzioni amministrative in tema di servizi di crowdfunding)

    Art. 190 quater TUF – (Sanzioni amministrative in tema di servizi di crowdfunding)

    Art. 190 quater D.Lgs. 58/1998 (TUF) – (Sanzioni amministrative in tema di servizi di crowdfunding)

    1. Nei confronti dei fornitori di servizi di crowdfunding, in caso di inosservanza delle disposizioni richiamate dall’ articolo 39, paragrafo 1, del regolamento (UE) 2020/1503 o dei relativi atti delegati e norme tecniche di regolamentazione o in caso di inosservanza delle disposizioni nazionali applicabili alle comunicazioni di marketing individuate dalla Consob con proprio regolamento, nonché nei confronti dei soggetti che prestano servizi di crowdfunding diversi da quelli indicati all’ articolo 2, paragrafo 1, lettera a), del regolamento (UE) 2020/1503 in caso di inosservanza dell’articolo 100-ter, comma 9, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 500 fino a euro 500.000, ovvero fino al 5 per cento del fatturato, quando tale importo è superiore a euro 500.000 e il fatturato è determinabile ai sensi dell’articolo 195, comma

    1-bis. Per i casi di cui all’ articolo 39, paragrafo 1, lettera b), del regolamento (UE) 2020/1503 è fatto salvo il rifiuto motivato qualora le informazioni richieste possono fare emergere la propria responsabilità per un illecito passibile di sanzioni amministrative di carattere punitivo o per un reato.

    2. Fermo restando quanto previsto per le società e gli enti nei confronti dei quali sono accertate le violazioni, la sanzione di cui al comma 1 si applica nei confronti dei soggetti che svolgono funzioni di amministrazione, di direzione o controllo e del personale dei fornitori di servizi di crowdfunding nei confronti dei quali sono accertate le violazioni, nei casi previsti dall’articolo 190-bis, comma 1, lettera a).

    3. Se il vantaggio ottenuto dall’autore della violazione come conseguenza della violazione stessa è superiore ai limiti massimi edittali indicati al comma 1, la sanzione amministrativa pecuniaria è elevata fino al doppio dell’ammontare del vantaggio ottenuto, purché tale ammontare sia determinabile.

    4. Salvo che il fatto non costituisca reato, con il provvedimento di applicazione delle sanzioni amministrative pecuniarie previste dal comma 2, in ragione della gravità della violazione accertata e tenuto conto dei criteri stabiliti dall’articolo 194-bis, la Banca d’Italia e la Consob, secondo le rispettive competenze, possono disporre l’applicazione delle misure di cui all’ articolo 39, paragrafo 2, lettere a), b) e c), del regolamento (UE) 2020/1503. Nel caso di violazione della misura di cui all’ articolo 39, paragrafo 2, lett. b), del regolamento (UE) 2020/1503, si applica l’articolo 192-bis, comma 1-quater.

  • Art. 190 bis TUF – Responsabilità degli esponenti aziendali e del personale per le violazioni in tema di disciplina degli intermediari, dei mercati, dei depositari centrali e della gestione accentrata di strumenti finanziari e dei servizi di di APA e di ARM). (73

    Art. 190 bis TUF – Responsabilità degli esponenti aziendali e del personale per le violazioni in tema di disciplina degli intermediari, dei mercati, dei depositari centrali e della gestione accentrata di strumenti finanziari e dei servizi di di APA e di ARM). (73

    Art. 190 bis D.Lgs. 58/1998 (TUF) – Articolo 190-bis

    (Responsabilità degli esponenti aziendali e del personale per le violazioni in tema di disciplina degli intermediari, dei mercati, dei depositari centrali e della gestione accentrata di strumenti finanziari e dei servizi di di APA e di ARM). (73)

    1. Fermo restando quanto previsto per le società e gli enti nei confronti dei quali sono accertate le violazioni, per l’inosservanza delle disposizioni richiamate dagli articoli 188, 189, 190, 190.1, 190.2, commi 1 e 2, 190.3, 190.4, e 190.5, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da euro cinquemila fino a euro cinque milioni nei confronti dei soggetti che svolgono funzioni di amministrazione, di direzione o di controllo, nonché nei confronti del personale, quando l’inosservanza è conseguenza della violazione di doveri propri o dell’organo di appartenenza e ricorrono una o più delle seguenti condizioni: (73) a) la condotta ha inciso in modo rilevante sulla complessiva organizzazione o sui profili di rischio aziendali, ovvero ha provocato un grave pregiudizio per la tutela degli investitori o per la trasparenza, l’integrità e il corretto funzionamento del mercato; (73) b) la condotta ha contribuito a determinare la mancata ottemperanza della società o dell’ente a provvedimenti specifici adottati ai sensi degli articoli 7, comma 2, e 12, comma 5-bis; c) le violazioni riguardano obblighi imposti ai sensi dell’articolo 6, commi, 2-septies, 2-octies, 2-novies, o dell’articolo 13, ovvero obblighi in materia di remunerazione e incentivazione, quando l’esponente o il personale è la parte interessata.

    2. Nei confronti dei soggetti che svolgono funzioni di amministrazione, di direzione o di controllo, nonché del personale, nei casi in cui la loro condotta abbia contribuito a determinare l’inosservanza dell’ordine di cui all’articolo 194-quater da parte della società o dell’ente, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da euro cinquemila fino a euro cinque milioni. (73)

    3. Con il provvedimento di applicazione della sanzione, in ragione della gravità della violazione accertata e tenuto conto dei criteri stabiliti dall’articolo 194-bis, la Banca d’Italia o la Consob possono applicare la sanzione amministrativa accessoria dell’interdizione, per un periodo non inferiore a sei mesi e non superiore a tre anni, dallo svolgimento di funzioni di amministrazione, direzione e controllo presso soggetti autorizzati ai sensi del presente decreto legislativo, del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, del decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209, o presso fondi pensione. (73)

    3-bis. La Banca d’Italia o la Consob, in ragione della gravità della violazione accertata e tenuto conto dei criteri stabiliti dall’articolo 194-bis, possono applicare la sanzione amministrativa accessoria dell’interdizione permanente dallo svolgimento delle funzioni richiamate al comma 3, nel caso in cui al medesimo soggetto sia stata già applicata, due o più volte negli ultimi dieci anni, sempre per le violazioni commesse con dolo o colpa grave, l’interdizione di cui al comma 3, per un periodo complessivo non inferiore a cinque anni. (73)

    4. Si applica l’articolo 187-quinquiesdecies, comma

    1-quater. (73) (61) (84)

  • Art. 190 TUF – Sanzioni amministrative pecuniarie in tema di disciplina degli inte…

    Art. 190 TUF – Sanzioni amministrative pecuniarie in tema di disciplina degli inte…

    Art. 190 D.Lgs. 58/1998 (TUF) – Sanzioni amministrative pecuniarie in tema di disciplina degli intermediari

    In vigore dal 01/07/1998

    1. Salvo che il fatto costituisca reato ai sensi dell’articolo 166, nei confronti dei soggetti abilitati, delle holding di investimento come definite all’articolo 4, paragrafo 1, punto 23, del regolamento (UE) 2019/2033, delle società di partecipazione finanziaria mista come definite all’articolo 4, paragrafo 1, punto 40, del medesimo regolamento, dei depositari e dei soggetti ai quali sono state esternalizzate funzioni operative essenziali o importanti si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da euro trentamila fino a euro cinque milioni, ovvero fino al dieci per cento del fatturato, quando tale importo è superiore a euro cinque milioni e il fatturato è determinabile ai sensi dell’articolo 195, comma 1-bis, per la mancata osservanza degli articoli 6; 6-bis; 6-ter; 7, commi 2, 2-bis, 2-ter, 3 e 3-bis; 7-bis, comma 5; 7-ter; 8, comma 1-bis; 9; 11-bis; 12; 13, comma 3; 21; 22; 23, commi 1 e 4-bis; 24, commi 1 e 1-bis; 24-bis; 25; 25-bis; 26, commi 1, 3 e 4; 27, commi 1 e 3; 28, comma 4; 29; 29-bis, comma 1; 29-ter, comma 4; 30, comma 5; 31, commi 1, 2, 2-bis, 3-bis, 5, 6 e 7; 32, comma 2; 33, commi 4 e 4-bis; 34, comma 2-bis; 35-bis, commi 1-bis, 5-bis, 6, 6-bis e 6-ter; 35-novies; 35-novies.1, commi 7 e 8; 35-decies; 36, commi 2, 3 e 4; 37, commi 1, 2 e 3;,38, commi 3 e 5; 38-bis, commi 5 e 7 39; 39-bis; 39-ter; 39-quater; 39-quinquies; 39-sexies; 39-septies; 39-octies; 39-novies; 39-decies; 39-undecies; 40, commi 2, 4 e 5; 40-bis, comma 4; 40-ter, comma 4; 41, commi 2, 2-bis 3 e 4; 41-bis; 41-ter; 41-quater; 42, commi 1, 3 e 4; 42-bis, commi 2, 3, 4, 5, 8, 9 e 10, 43, commi 2, 3, 4, 7, 7-bis, 7-ter, 8 e 9; 44, commi 1, 2, 3, 4, lettera b) e 5; 45; 46, commi 1, 3 e 4; 46-bis, commi 1-bis, 1-ter, 1-quater, 1-quinquies e 1-sexies, primo periodo; 46-ter, commi 2 e 3; 47; 48; 49, commi 3 e 4; 55-ter; 55-quater; 55-quinquies; ovvero delle disposizioni generali o particolari emanate in base ai medesimi articoli. (73) (78) (109) (132) 1-bis.1 Chiunque presti servizi di crowdfunding in assenza dell’autorizzazione prevista dall’ articolo 12 del regolamento (UE) 2020/1503 è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro cinquemila fino a euro cinque milioni. Se la violazione è commessa da una società o un ente, si applica nei confronti di questi ultimi la sanzione amministrativa pecuniaria da euro trentamila fino a euro cinque milioni, ovvero fino al dieci per cento del fatturato, quando tale importo è superiore a euro cinque milioni e il fatturato è determinabile ai sensi dell’articolo 195, comma

    1-bis. (73)

    2. La stessa sanzione prevista dal comma 1 si applica: a) alle banche non autorizzate alla prestazione di servizi o di attività di investimento, nel caso in cui non osservino le disposizioni dell’articolo 25-bis e di quelle emanate in base ad esse; b) ai soggetti abilitati alla distribuzione assicurativa, nel caso in cui non osservino le disposizioni previste dall’articolo 25-ter, commi 1 e 2, e quelle emanate in base ad esse;(78) c) ai depositari centrali che prestano servizi o attività di investimento per la violazione delle disposizioni del presente decreto richiamate dall’articolo 79-noviesdecies.1. (73)

    2-bis. La medesima sanzione prevista dal comma 1 si applica a) ai gestori dei fondi europei per il venture capital (EuVECA), in caso di violazione delle disposizioni previste dagli articoli 2, 4-bis, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14 e 14-bis del regolamento (UE) n. 345/2013 e delle relative disposizioni attuative; b) ai gestori dei fondi europei per l’imprenditoria sociale (EuSEF), in caso di violazione delle disposizioni previste dagli articoli 2, 4-bis, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15 e 15-bis del regolamento (UE) n. 346/2013 e delle relative disposizioni attuative; b-bis) ai gestori e ai depositari di FIA, in caso di violazione delle disposizioni del regolamento delegato (UE) n. 231/2013 della Commissione, del regolamento (UE) n. 2015/760, e delle relative disposizioni attuative; b-ter) ai gestori e ai depositari di OICVM, in caso di violazione delle disposizioni del regolamento delegato (UE) n. 438/2016 della Commissione e delle relative disposizioni attuative. b-quater) ai gestori di OICVM e di FIA, in caso di violazione delle disposizioni dell’ articolo 13 del regolamento (UE) 2015/2365 e delle relative disposizioni attuative. (61) (84) b-quinquies) ai gestori di OICVM e di FIA, in caso di violazione delle disposizioni del regolamento (UE) 2017/1131 e delle relative disposizioni attuative. 2-bis.1. La medesima sanzione prevista dal comma 1 si applica anche in caso di inosservanza delle norme tecniche di regolamentazione e di attuazione relative ai regolamenti di cui al comma 2-bis, lettere a), b), b-bis), b-ter) e b-quinquies), emanate dalla Commissione europea ai sensi degli articoli 10 e 15 del regolamento (CE) n. 1095/2010.

    2-ter. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 3 AGOSTO 2017, N. 129. (73)

    2-quater. La medesima sanzione prevista al comma 1 si applica per la violazione dell’ articolo 59, paragrafi 2, 3 e 5, del regolamento (UE) n. 1031/2010 e delle relative disposizioni di attuazione nei confronti di: a) Sim e banche italiane autorizzate a presentare offerte nel mercato delle aste delle quote di emissione dei gas a effetto serra per conto dei loro clienti ai sensi dell’articolo 20-ter; b) soggetti stabiliti nel territorio della Repubblica che beneficiano dell’esenzione prevista dall’articolo 4-terdecies, comma 1, lettera l), autorizzate a presentare offerte nel mercato delle aste delle quote di emissione dei gas a effetto serra ai sensi dell’articolo

    20-ter. 2-quinquies. La Consob applica nei confronti dei soggetti abilitati la sanzione prevista dal comma 1 per l’inosservanza dell’articolo

    25-quater. (108)

    2-sexies. La medesima sanzione prevista al comma 1 si applica alle Sim autorizzate ai sensi dell’articolo 19 che soddisfano i requisiti previsti dall’articolo 4, paragrafo 1, punto 1), lettera b), del regolamento (UE) n. 575/2013 e, fuori dal caso previsto dall’articolo 20-bis.1, comma 3, svolgono uno dei servizi di investimento indicati nell’Allegato I, Sezione A, numeri 3) e 6), in assenza dell’autorizzazione prevista dall’articolo 20-bis.1.

    3. Si applica l’articolo 187-quinquiesdecies, comma 1-quater.(61) (84) (73) 3.1. Le disposizioni contenute ai commi 1, 2-bis, lettera b-bis) e 2-bis.1 non si applicano ai GEFIA sotto soglia registrati.

    3-bis. I soggetti che svolgono funzioni di amministrazione, direzione o controllo nei soggetti abilitati, i quali non osservano le disposizioni previste dall’articolo 6, comma 2-bis, ovvero le disposizioni generali o particolari emanate in base al medesimo comma dalla Banca d’Italia, sono puniti con la sanzione amministrativa pecuniaria da cinquantamila euro a cinquecentomila euro.

    4. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 3 AGOSTO 2017, N. 129. (73)

  • Art. 189 TUF – Partecipazioni al capitale

    Art. 189 TUF – Partecipazioni al capitale

    Art. 189 D.Lgs. 58/1998 (TUF) – Partecipazioni al capitale

    In vigore dal 01/07/1998

    1. La violazione degli obblighi di comunicazione previsti dagli articoli 15, commi 1 e 3, 64-bis, comma 2, e delle relative disposizioni attuative, e di quelli richiesti ai sensi dell’articolo 17, nonché di quelli previsti dall’ articolo 31, paragrafo 2, del regolamento (UE) n. 648/2012 e dall’ articolo 27-bis, paragrafo 2, del regolamento (UE) n. 909/2014, è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro cinquemila fino a euro cinque milioni. Se la violazione è commessa da una società o un ente, è applicata la sanzione amministrativa pecuniaria da euro trentamila fino a euro cinque milioni, ovvero fino al dieci per cento del fatturato, quando tale importo è superiore a euro cinque milioni e il fatturato è determinabile ai sensi dell’articolo 195, comma

    1-bis. 2. La stessa sanzione si applica in caso di violazione dei divieti di esercizio dei diritti e in caso di inadempimento degli obblighi di alienazione previsti dagli articoli 14, commi 4 e 7; 16, commi 1, 2 e 4; 64-bis, commi 7 e 9; 79-sexies, comma 9; e 79-noviesdecies, comma

    1. 3. Si applica l’articolo 187-quinquiesdecies, comma

    1-quater. (73)

  • Art. 188 TUF – Abuso di denominazione

    Art. 188 TUF – Abuso di denominazione

    Art. 188 D.Lgs. 58/1998 (TUF) – Abuso di denominazione

    In vigore dal 01/07/1998

    1. L’uso, nella denominazione o in qualsivoglia segno distintivo o comunicazione rivolta al pubblico, delle parole: “Sim” o “società di intermediazione mobiliare” o “impresa di investimento”; “Sgr” o “società di gestione del risparmio”; “Sicav” o “società di investimento a capitale variabile”; “Sicaf” o “società di investimento a capitale fisso”; “Eu-VECA” o “fondo europeo per il venture capital”; “Eu-SEF” o “fondo europeo per l’imprenditoria sociale”; “ELTIF” o “fondo di investimento europeo a lungo termine”; “FCM” o “fondo comune monetario”; “APA” o “dispositivo di pubblicazione autorizzato” a cui si applicherebbe la deroga prevista dall’ articolo 2, paragrafo 3, del regolamento (UE) n. 600/2014 e dai relativi atti delegati; “ARM” o “meccanismo di segnalazione autorizzato” a cui si applicherebbe la deroga prevista dall’ articolo 2, paragrafo 3, del regolamento (UE) n. 600/2014 e dai relativi atti delegati; “mercato regolamentato”; “mercato di crescita per le piccole e medie imprese”; ovvero di altre parole o locuzioni, anche in lingua straniera, idonee a trarre in inganno sulla legittimazione allo svolgimento dei servizi o delle attività di investimento o del servizio di gestione collettiva del risparmio o della gestione di un APA o di un ARM o dell’attività di gestione di mercati regolamentati è vietato a soggetti diversi, rispettivamente, dalle imprese di investimento, dalle società di gestione del risparmio, dalle Sicav, dalle Sicaf, dai soggetti abilitati a tenore dei regolamenti (UE) n. 345/2013, relativo ai fondi europei per il venture capital (EuVECA), n. 346/2013, relativo ai fondi europei per l’imprenditoria sociale (EuSEF), 2015/760, relativo ai fondi di investimento europei a lungo termine, e 2017/1131, relativo ai fondi comuni monetari, dai soggetti di cui all’articolo 79, dai mercati regolamentati e dai sistemi registrati come un mercato di crescita per le piccole e medie imprese, ai sensi del presente decreto. Chiunque contravviene al divieto previsto dal presente articolo è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro cinquemila fino a euro cinque milioni. Se la violazione è commessa da una società o un ente, è applicata la sanzione amministrativa pecuniaria da euro trentamila fino a euro cinque milioni, ovvero fino al 10 per cento del fatturato, quando tale importo è superiore a euro cinque milioni e il fatturato è determinabile ai sensi dell’articolo 195, comma

    1-bis. 2. Si applica l’articolo 187-quinquiesdecies, comma

    1-quater. (73)

  • Art. 187 undecies TUF – (Facoltà della CONSOB nel procedimento penale)

    Art. 187 undecies TUF – (Facoltà della CONSOB nel procedimento penale)

    Art. 187 undecies D.Lgs. 58/1998 (TUF) – (Facoltà della CONSOB nel procedimento penale)

    1. Nei procedimenti per i reati previsti dagli articoli 184 e 185, la CONSOB esercita i diritti e le facoltà attribuiti dal codice di procedura penale agli enti e alle associazioni rappresentativi di interessi lesi dal reato.

    2. La CONSOB può costituirsi parte civile e richiedere, a titolo di riparazione dei danni cagionati dal reato all’integrità del mercato, una somma determinata dal giudice, anche in via equitativa, tenendo comunque conto dell’offensività del fatto, delle qualità personali del colpevole e dell’entità del prodotto o del profitto conseguito dal reato.

  • Spese telefoniche e cellulari: quanto deduce un’impresa

    In sintesi

    • 80% deducibile per tutte le spese telefoniche d’impresa: fisso, mobile, canoni e quote di ammortamento (art. 102, comma 9 TUIR).
    • Il 20% resta indeducibile: la norma presume un uso parzialmente personale e non ammette prova contraria in via ordinaria.
    • Rientrano nel limite sia i canoni mensili degli abbonamenti sia le spese di acquisto o ammortamento dei dispositivi (smartphone, centraline).
    • Stessa regola per i professionisti: anche chi produce reddito di lavoro autonomo applica l’80% sulle spese telefoniche.
    • In dichiarazione (modello Redditi SC, quadro RF) la quota indeducibile del 20% è una variazione in aumento che riduce il costo deducibile.

    Come funziona la deducibilità delle spese telefoniche

    Se la tua impresa paga bollette del telefono, canoni di abbonamento per i cellulari aziendali o acquista smartphone per i dipendenti, non puoi dedurre tutto dal reddito. La legge (articolo 102, comma 9 del TUIR, cioè il Testo Unico delle Imposte sui Redditi) stabilisce che le spese telefoniche sono deducibili nella misura dell’80%. Il restante 20% non è mai deducibile, indipendentemente da come usi davvero il telefono.

    Il ragionamento del legislatore è semplice: un telefono aziendale può essere usato anche per scopi personali, quindi la norma introduce automaticamente una franchigia – cioè una quota di spesa che resta a carico dell’impresa senza beneficio fiscale – fissata al 20%. Non serve dimostrare nulla: la percentuale si applica sempre, sia che il telefono venga usato tutto per lavoro, sia che non lo sia.

    La regola vale per tutti i costi legati alla telefonia: abbonamenti di rete fissa, piani dati e voce per i cellulari, spese di acquisto degli apparecchi, canoni di leasing degli impianti telefonici e le relative quote di ammortamento. In pratica, se spendi 1.000 euro in un anno per la telefonia aziendale, ne puoi dedurre 800 e i restanti 200 sono fiscalmente irrecuperabili.

    Deducibilità delle spese telefoniche per le imprese
    Voce di costo Deducibilità
    Canoni abbonamento telefonia fissa 80%
    Canoni abbonamento telefonia mobile (SIM aziendali) 80%
    Acquisto smartphone e dispositivi 80% (o 80% delle quote di ammortamento)
    Impianti telefonici e centraline: quote di ammortamento 80%
    Quota indeducibile (franchigia legale) 20% – sempre, senza eccezioni

    Esempio pratico

    • Alfa SRL, nel 2025, sostiene 4.800 euro di costi per telefonia: 2.400 euro di canoni SIM aziendali e 2.400 euro di ammortamento di dieci smartphone acquistati per i propri commerciali. In dichiarazione dei redditi, la società può dedurre l’80% di 4.800 euro, cioè 3.840 euro. I restanti 960 euro (il 20%) costituiscono una variazione in aumento nel quadro RF e non abbattono il reddito imponibile. Se l’aliquota IRES è del 24%, il costo fiscale effettivo della quota indeducibile è 960 × 24% = 230 euro di IRES in più rispetto a una deduzione integrale.

    Documenti necessari

    • Fatture degli operatori di telefonia intestate all’impresa
    • Contratti di abbonamento aziendali (fisso e mobile)
    • Registro cespiti con le quote di ammortamento degli smartphone
    • Estratti conto aziendali che documentano i pagamenti
    • Eventuale piano di assegnazione dei dispositivi ai dipendenti

    Alfa SRL: molti cellulari aziendali, nessun registro

    Scenario. Alfa SRL ha 12 dipendenti commerciali, ognuno con un piano SIM aziendale da 40 euro al mese. Il responsabile amministrativo vuole sapere quanto può dedurre dalla dichiarazione dei redditi.

    Come si applica. I costi SIM annui sono 12 × 40 × 12 = 5.760 euro. La deduzione è l’80%, cioè 4.608 euro. La quota indeducibile è 1.152 euro, che finisce in variazione in aumento nel quadro RF del modello Redditi SC. Non serve tenere un registro delle chiamate: la percentuale è fissa per legge. Se Alfa SRL avesse acquistato anche i telefoni (es. 300 euro a dispositivo × 12 = 3.600 euro), potrebbe dedurre l’80% delle quote di ammortamento annuali, non del costo intero in un colpo.

    In pratica

    • Somma tutti i costi telefonici dell’anno (canoni + ammortamenti dispositivi).
    • Moltiplica per 0,80: questo è il costo deducibile.
    • Il restante 20% va inserito come variazione in aumento nel quadro RF.

    Beta SNC: un unico telefono condiviso tra soci

    Scenario. Beta SNC è una piccola società di due soci. Hanno un solo abbonamento aziendale da 60 euro al mese. Un socio sostiene che, siccome usano il telefono solo per lavoro, andrebbero dedotti integralmente.

    Come si applica. La norma non ammette eccezioni: l’80% è la misura massima di deducibilità prevista dall’articolo 102, comma 9 del TUIR, indipendentemente dall’uso effettivo. Non è possibile portare prove per ottenere la deduzione al 100%. I costi annui sono 720 euro, deducibili per 576 euro (80%). I restanti 144 euro sono indeducibili. Tentare di dedurre il 100% esporrebbe la società a una rettifica in sede di accertamento.

    In pratica

    • La percentuale dell’80% è fissa: non si può superare nemmeno con documentazione aggiuntiva.
    • Registra correttamente la variazione in aumento del 20% in dichiarazione per evitare rischi fiscali.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Quanto si deduce per le spese telefoniche di un'impresa?

    L’80% di tutti i costi telefonici (canoni, abbonamenti, ammortamento dispositivi). Il 20% è sempre indeducibile per legge, senza possibilità di prova contraria.

    La regola dell'80% vale anche per l'acquisto dello smartphone?

    Sì. Se acquisti uno smartphone aziendale, lo ammortizzi secondo le aliquote ordinarie e deduce l’80% delle quote di ammortamento annuali, non il 100%.

    Come si tratta il 20% indeducibile in dichiarazione?

    Va inserito come variazione in aumento nel quadro RF del modello Redditi SC (o Redditi SP per le società di persone), riducendo così la quota di costo che abbatte il reddito imponibile.

    La stessa regola vale per i professionisti?

    Sì. L’articolo 102, comma 9 del TUIR si applica nella stessa misura (80%) anche alle spese telefoniche dei lavoratori autonomi e dei professionisti.

    Posso dedurre il 100% se dimostro che il telefono è usato solo per lavoro?

    No. La norma non prevede questa possibilità per le imprese. L’80% è il tetto massimo assoluto stabilito dalla legge.

    Rientrano nell'80% anche i costi per internet aziendale via rete mobile?

    Sì, i piani dati aziendali e la connettività mobile rientrano nelle spese di telefonia e seguono la stessa regola dell’80%.

  • Cessioni intracomunitarie: come funziona l’IVA UE

    In sintesi

    • Non imponibili IVA: la cessione intracomunitaria non sconta l’IVA italiana se sono rispettate le condizioni di legge.
    • Cliente soggetto passivo UE: l’acquirente deve essere iscritto al VIES (sistema di verifica partite IVA UE).
    • Beni trasportati in altro Stato UE: i beni devono essere fisicamente trasferiti fuori dall’Italia e occorre conservare la prova del trasporto.
    • INTRASTAT: le cessioni intracomunitarie vanno riepilogate nei modelli INTRASTAT da presentare periodicamente.
    • Plafond esportatori abituali: le cessioni intracomunitarie concorrono alla formazione del plafond, utile per acquistare senza IVA.
    • Fattura con dicitura specifica: la fattura va emessa senza IVA con riferimento alla norma (art. 41 DL 331/93).

    Cosa sono le cessioni intracomunitarie e perché non si paga l'IVA italiana

    Quando un’impresa italiana vende beni a un’impresa di un altro Paese dell’Unione Europea, non si applica l’IVA italiana. L’operazione si chiama ‘cessione intracomunitaria’ ed è classificata come ‘non imponibile’ ai sensi dell’art. 41 del DL 331/1993. Non imponibile non significa esente: significa che l’IVA non viene addebitata in Italia perché sarà il Paese dell’acquirente a tassare l’operazione.

    Questa regola vale a condizione che siano rispettati tre requisiti insieme: il cliente deve essere un soggetto passivo IVA (cioè un’impresa o un professionista, non un privato) iscritto al VIES, i beni devono essere fisicamente trasportati in un altro Stato membro UE, e il cedente deve conservare la prova del trasporto. Se anche una sola di queste condizioni manca, l’operazione non può essere trattata come non imponibile e va assoggettata a IVA ordinaria.

    Verificare l’iscrizione al VIES del cliente straniero è un passaggio fondamentale. Lo si fa gratuitamente sul portale dell’Agenzia delle Entrate o direttamente sul sito della Commissione Europea. La verifica va effettuata prima di emettere la fattura e conviene conservarne traccia (ad esempio uno screenshot con data). La prova del trasporto, invece, può essere un documento di trasporto (CMR), una lettera di vettura o analoga documentazione che attesti l’uscita dei beni dall’Italia verso l’altro Stato UE.

    Requisiti e adempimenti per le cessioni intracomunitarie
    Elemento Dettaglio
    Norma di riferimento Art. 41 DL 331/1993
    Trattamento IVA Non imponibile (IVA non addebitata in Italia)
    Verifica cliente Iscrizione al VIES obbligatoria
    Prova del trasporto CMR, lettera di vettura o doc. equivalente da conservare
    Modello INTRASTAT Presentazione periodica per le cessioni
    Concorso al plafond Sì, le cessioni intracomunitarie formano il plafond

    Esempio pratico

    • Alfa Srl (Milano) vende macchinari per 50.000 euro a Beta GmbH (Monaco di Baviera), regolarmente iscritta al VIES. Alfa emette fattura da 50.000 euro senza addebito di IVA, con la dicitura «non imponibile art. 41 DL 331/93». I macchinari partono con CMR verso la Germania. Alfa registra l’operazione nel registro delle fatture emesse nel quadro VE della dichiarazione IVA (colonna operazioni non imponibili) e compila il modello INTRASTAT cessioni. I 50.000 euro concorrono al plafond di Alfa per i mesi successivi.

    Documenti necessari

    • Fattura emessa senza IVA con riferimento all’art. 41 DL 331/93
    • Prova del trasporto (CMR, lettera di vettura o documento equivalente)
    • Verifica VIES del cliente UE (screenshot con data consigliato)
    • Modello INTRASTAT cessioni (mensile o trimestrale secondo la soglia)
    • Registro delle fatture emesse con annotazione dell’operazione

    Caso 1 – Alfa Srl vende a un'impresa tedesca con VIES

    Scenario. Alfa Srl produce componentistica e riceve un ordine da un’impresa tedesca. Prima di emettere la fattura, controlla sul portale VIES che la partita IVA tedesca sia attiva e valida.

    Come si applica. Poiché il cliente è soggetto passivo iscritto al VIES e i beni vengono trasportati in Germania (documentato dal CMR), l’operazione è non imponibile ex art. 41 DL 331/93. Alfa emette la fattura senza IVA per l’importo concordato. L’operazione va indicata nel modello INTRASTAT e nel quadro VE della dichiarazione IVA annuale tra le operazioni non imponibili. I 50.000 euro concorrono al plafond di Alfa.

    In pratica

    • Verificare sempre il VIES prima di emettere fattura: se la partita IVA non è attiva, l’operazione va trattata come imponibile.
    • Conservare la prova del trasporto per almeno 10 anni: in caso di controllo è l’unica tutela contro la contestazione dell’IVA.
    • Inserire nella fattura la dicitura «non imponibile art. 41 DL 331/93» per evitare contestazioni formali.

    Caso 2 – Tizio vende a un privato francese: le regole cambiano

    Scenario. Tizio è titolare di una ditta individuale che vende arredi artigianali. Un privato francese (non imprenditore, senza partita IVA) gli ordina un tavolo da 3.000 euro con spedizione in Francia.

    Come si applica. Poiché l’acquirente è un privato e non un soggetto passivo IVA, la cessione non può essere trattata come intracomunitaria non imponibile. Si tratta di una vendita B2C transfrontaliera. Se il volume annuo di vendite a distanza verso consumatori UE non supera la soglia di 10.000 euro complessivi, Tizio può applicare l’IVA italiana. Se supera quella soglia, deve applicare l’IVA del Paese del consumatore (Francia), eventualmente avvalendosi del regime OSS per gestire il versamento tramite un unico portale.

    In pratica

    • Le cessioni intracomunitarie non imponibili valgono solo tra soggetti passivi IVA (B2B): nelle vendite a privati (B2C) le regole sono diverse.
    • Monitorare la soglia OSS di 10.000 euro annui complessivi sulle vendite a distanza B2C verso consumatori UE.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Devo sempre verificare il VIES?

    Sì. La verifica dell’iscrizione al VIES è una condizione necessaria per applicare la non imponibilità. Se non la effettui e il cliente non risulta iscritto, rischi di dover versare l’IVA di tasca tua.

    Cosa succede se non ho la prova del trasporto?

    Senza prova del trasporto l’Agenzia delle Entrate può contestare la non imponibilità e richiedere il pagamento dell’IVA italiana sull’operazione. La prova va conservata per almeno 10 anni.

    Le cessioni intracomunitarie danno diritto alla detrazione dell'IVA sugli acquisti?

    Sì. Le operazioni non imponibili, a differenza di quelle esenti, danno pieno diritto alla detrazione dell’IVA sugli acquisti inerenti. Questo è uno dei vantaggi rispetto alle operazioni esenti art. 10.

    Cosa sono i modelli INTRASTAT e quando si presentano?

    Sono modelli statistici e fiscali che riepilogano le cessioni (e gli acquisti) intracomunitari. La periodicità (mensile o trimestrale) dipende dal volume delle operazioni. Si presentano telematicamente all’Agenzia delle Dogane.

    Le cessioni intracomunitarie contribuiscono al plafond esportatori?

    Sì. Le cessioni intracomunitarie non imponibili concorrono alla formazione del plafond insieme alle esportazioni, consentendo all’esportatore abituale di acquistare beni e servizi senza IVA entro il limite del plafond maturato.

    Posso applicare la non imponibilità anche se il cliente non ha ancora la partita IVA UE attiva?

    No. Se al momento dell’emissione della fattura il cliente non risulta iscritto al VIES, l’operazione non può essere non imponibile. Devi attendere l’iscrizione o fatturare con IVA italiana.

    Vedi anche: IVA su omaggi e cessioni gratuite, IVA sulla cessione di fabbricati, Acquisti intracomunitari, Cessioni di beni IVA, Cessioni di beni e territorialità IVA e Aprire la partita IVA.

  • Art. 187 terdecies TUF – (Applicazione ed esecuzione delle sanzioni penali ed amministrative)

    Art. 187 terdecies TUF – (Applicazione ed esecuzione delle sanzioni penali ed amministrative)

    Art. 187 terdecies D.Lgs. 58/1998 (TUF) – (Applicazione ed esecuzione delle sanzioni penali ed amministrative)

    1. Quando per lo stesso fatto è stata applicata, a carico del reo, dell’autore della violazione o dell’ente una sanzione amministrativa pecuniaria ai sensi dell’articolo 187-septies ovvero una sanzione penale o una sanzione amministrativa dipendente da reato: a) l’autorità giudiziaria o la CONSOB tengono conto, al momento dell’irrogazione delle sanzioni di propria competenza, delle misure punitive già irrogate; b) l’esazione della pena pecuniaria, della sanzione pecuniaria dipendente da reato ovvero della sanzione pecuniaria amministrativa è limitata alla parte eccedente quella riscossa, rispettivamente, dall’autorità amministrativa ovvero da quella giudiziaria.

Informazione di carattere generale. I calcoli e le indicazioni di questa pagina hanno finalità divulgativa e si basano sulle fonti ufficiali indicate nel metodo editoriale. Non sostituiscono il parere di un professionista abilitato: per la valutazione del caso concreto è necessario rivolgersi a un avvocato, a un commercialista o a un consulente iscritto al proprio albo.