Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • I contenuti più tecnici sono sottoposti a revisione di professionisti abilitati.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Premi e vincite: come sono tassati e quando vanno nel 730

    In sintesi

    • Ritenuta a titolo d’imposta: per lotterie, concorsi e giochi nazionali la ritenuta è definitiva e non vai in dichiarazione
    • Ritenuta a titolo d’acconto: per alcuni premi (es. riconoscimento meriti artistici, scientifici o sociali non soggetti a ritenuta definitiva) il reddito entra nel 730
    • Vincite dall’estero: le vincite conseguite all’estero (es. giochi on line esteri) senza ritenuta italiana vanno dichiarate nel rigo D4, codice 9
    • Premi da lavoro autonomo: i premi attribuiti in riconoscimento di meriti artistici, scientifici o sociali non soggetti a ritenuta d’imposta si indicano nel rigo D5
    • Quadro da compilare: rigo D4 (codice 9) per vincite estere senza ritenuta; rigo D5 (codice 2) per premi da meriti non assoggettati a ritenuta definitiva
    • Premi erogati da enti internazionali a cittadini italiani: esclusi dall’obbligo di dichiarazione

    Premi e vincite: quando l'imposta è già pagata e quando no

    Quando vinci a una lotteria italiana, a un gratta-e-vinci o a un concorso a premi organizzato in Italia, l’organizzatore trattiene una ritenuta alla fonte a titolo d’imposta. Questo tipo di ritenuta ‘chiude’ il conto con il Fisco: non devi dichiarare la vincita nel 730 e non c’è altro da versare. La ritenuta è infatti sostitutiva dell’IRPEF ordinaria.

    La situazione cambia se hai partecipato a giochi on line organizzati da operatori esteri o hai incassato vincite all’estero senza che nessun intermediario italiano abbia applicato la ritenuta. In quel caso sei tu a dover dichiarare il provento come ‘altro reddito diverso’ nel rigo D4 del Quadro D, indicando il codice 9.

    Un capitolo a parte riguarda i premi assegnati in riconoscimento di meriti artistici, scientifici o sociali. Se questi premi non sono stati assoggettati a ritenuta a titolo d’imposta (cioè se la ritenuta è solo un acconto oppure non c’è stata ritenuta), devono essere indicati nel rigo D5 come redditi da attività di lavoro autonomo non esercitata abitualmente. Fanno eccezione i premi corrisposti da Stati esteri o enti internazionali a cittadini italiani: questi sono esclusi dall’obbligo dichiarativo.

    La regola generale, quindi, è: se qualcuno ha già applicato una ritenuta definitiva, il Fisco è soddisfatto e non devi fare nulla in dichiarazione. Se invece la ritenuta era un acconto oppure non c’è stata alcuna ritenuta (in particolare per vincite estere), devi dichiarare il reddito e pagare l’imposta attraverso il 730.

    Premi e vincite: quadro sintetico della tassazione
    Tipologia Trattamento fiscale Da dichiarare nel 730?
    Lotterie e concorsi nazionali (operatore italiano) Ritenuta a titolo d'imposta definitiva No
    Gratta-e-vinci e giochi nazionali Ritenuta a titolo d'imposta definitiva No
    Vincite giochi on line esteri senza ritenuta italiana Tassazione ordinaria IRPEF Sì – rigo D4, codice 9
    Premi per meriti artistici/scientifici/sociali (ritenuta definitiva) Ritenuta a titolo d'imposta definitiva No
    Premi per meriti artistici/scientifici/sociali (senza ritenuta definitiva) Tassazione ordinaria IRPEF Sì – rigo D5, codice 2
    Premi da Stati esteri o enti internazionali a cittadini italiani Esclusi da imposizione No

    Esempio pratico

    • Tizio partecipa nel 2025 a un torneo di poker on line gestito da un operatore con sede a Malta. Vince 2.000 euro. Nessun intermediario italiano applica ritenute. Tizio deve dichiarare i 2.000 euro nel rigo D4 del Quadro D, colonna 3 (tipo di reddito: codice 9), colonna 4 (reddito: 2.000 euro), colonna 6 (ritenute: 0). L’importo confluirà nel reddito complessivo e sarà tassato con le aliquote IRPEF ordinarie. Se invece Tizio avesse vinto la stessa cifra a un gratta-e-vinci Lotterie Nazionali, la ritenuta sarebbe già stata applicata dall’ente e lui non avrebbe nulla da dichiarare.

    Documenti necessari

    • Documentazione della vincita (ricevuta, estratto conto dell’operatore on line estero, attestazione del concorso)
    • Eventuale Certificazione Unica 2026 se il premio è stato certificato da un sostituto d’imposta italiano
    • Prova del mancato assoggettamento a ritenuta italiana (estratto conto o documentazione dell’operatore estero)

    Vincita a un casinò on line straniero senza ritenuta italiana

    Scenario. Caio, residente in Italia, gioca su una piattaforma di poker registrata in Gibilterra. Nel 2025 accumula vincite nette per 3.500 euro. La piattaforma non applica alcuna ritenuta italiana e non rilascia Certificazione Unica.

    Come si applica. Caio deve dichiarare i 3.500 euro nel rigo D4 del Quadro D: colonna 3 con codice 9 (‘altri redditi diversi senza ritenuta’), colonna 4 con l’importo 3.500. Non ci sono ritenute da indicare in colonna 6. Il reddito entra nel calcolo dell’IRPEF ordinaria insieme agli altri suoi redditi.

    In pratica

    • Conserva la documentazione dell’operatore estero (storico delle sessioni di gioco, estratti conto) per dimostrare l’importo delle vincite in caso di controllo
    • Se l’operatore estero ha applicato ritenute nel suo Paese, potresti avere diritto al credito d’imposta per redditi prodotti all’estero (Quadro G, rigo G4): verifica se l’imposta estera è diventata definitiva

    Premio per merito scientifico senza ritenuta definitiva

    Scenario. Sempronia, ricercatrice universitaria, vince nel 2025 un premio da 5.000 euro assegnato da una fondazione privata italiana per una pubblicazione scientifica. La fondazione applica una ritenuta del 20 per cento a titolo d’acconto (non a titolo d’imposta definitiva).

    Come si applica. Poiché la ritenuta è ‘a titolo d’acconto’ e non definitiva, Sempronia deve dichiarare il reddito. Indica i 5.000 euro nel rigo D5, colonna 2 (reddito lordo), e la ritenuta di 1.000 euro nella colonna 4 (ritenute). Il reddito si aggiunge agli altri redditi di Sempronia e la ritenuta già pagata verrà scomputata dall’IRPEF dovuta.

    In pratica

    • Controlla la Certificazione Unica rilasciata dalla fondazione: se il punto ‘Causale’ riporta la lettera ‘M’, il reddito va in D5 codice 2; se la ritenuta è indicata come ‘titolo d’imposta’ non devi dichiararlo
    • I premi corrisposti da Stati esteri o enti internazionali a cittadini italiani sono esclusi dall’imposizione e non vanno mai dichiarati

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Ho vinto al Superenalotto: devo dichiarare la vincita?

    No. Le vincite delle lotterie nazionali sono soggette a ritenuta a titolo d’imposta definitiva applicata dall’ente. Non devi indicare nulla nel 730.

    Ho vinto un viaggio come premio di un concorso aziendale: è tassato?

    Dipende da come l’ha trattato l’azienda organizzatrice. Se ha applicato la ritenuta a titolo d’imposta sul valore del premio, non hai nulla da fare. Se invece hai ricevuto una Certificazione Unica con ritenuta a titolo d’acconto, devi dichiarare il reddito nel rigo D5.

    Le vincite al casinò fisico italiano vanno dichiarate?

    Le vincite ai giochi gestiti dallo Stato o con concessione statale (casinò autorizzati, slot machine nei locali autorizzati) sono generalmente soggette a prelievo fiscale alla fonte. Non occorre dichiarazione aggiuntiva. Verifica in ogni caso se hai ricevuto documentazione fiscale.

    Devo dichiarare i premi in natura (es. un'auto, un viaggio)?

    Sì, se non è stata applicata una ritenuta definitiva. Il valore normale del bene ricevuto costituisce reddito imponibile. Se l’organizzatore ha certificato il reddito con Certificazione Unica, segui le istruzioni riportate in quella certificazione.

    Come si calcola l'imposta sulle vincite estere dichiarate nel 730?

    L’importo dichiarato nel rigo D4 (codice 9) si aggiunge agli altri redditi nel calcolo del reddito complessivo. L’IRPEF si calcola applicando le aliquote ordinarie per scaglioni sull’intero reddito complessivo. Non esiste un’aliquota fissa separata.

  • Art. 291 D.P.R. 115/2002

    Art. 291 D.P.R. 115/2002

    D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 – T.U. spese di giustizia

    1. Fino alla data di trasformazione in forme di previdenza complementare dei trattamenti erogati dalle casse di previdenza, agli accertatori dei reati finanziari spetta una percentuale sui crediti recuperati relativi alle pene pecuniarie, alle sanzioni amministrative e ai beni confiscati.

    2. I soggetti beneficiari, la base di calcolo e la misura percentuale risultano dalle previsioni di cui: all' articolo 113, della legge 17 luglio 1942, n. 907 ; all' articolo 1, del decreto legislativo del Capo Provvisorio dello Stato 15 dicembre 1947, n. 1511 ; all' articolo 1, della legge 7 febbraio 1951, n. 168 ; all' articolo 26, della legge 29 ottobre 1961, n. 1216 ; all' articolo 75, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633 ; all' articolo 37, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 640 ; all' articolo 10, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 641 ; all' articolo 38, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 642 ; all' articolo 337, del decreto del Presidente della Repubblica 23 gennaio 1973, n. 43 ; all' articolo 70, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600 ; all' articolo 30, del decreto del Presidente della Repubblica 31 marzo 1988, n. 148 , e da eventuali altre norme vigenti alla data di entrata in vigore della legge 24 dicembre 1993, n. 537 .

  • Enfiteusi e livelli: deduci gli oneri fondiari nel 730/2026

    In sintesi

    • Deduzione, non detrazione: i canoni di enfiteusi, livelli e censi riducono il reddito complessivo, abbassando la base su cui calcoli le tasse.
    • Solo oneri gravanti sui redditi immobiliari: la deduzione riguarda i canoni e gli oneri che pesano sui redditi degli immobili dichiarati nel tuo 730.
    • Comprende anche i contributi ai consorzi obbligatori: se sei obbligato per legge o per provvedimento della pubblica amministrazione a versare contributi consortili, puoi dedurli.
    • Dove si compila: rigo E26, codice 21 (altri oneri deducibili).
    • Esclusi i contributi agricoli unificati: i contributi unificati versati all’INPS per la posizione previdenziale vanno in un rigo diverso (E21).
    • Esclusi gli immobili in cedolare secca: i contributi ai consorzi obbligatori non si deducono se l’immobile locato è in regime di cedolare secca.

    Che cosa sono l'enfiteusi e i livelli, e perché si deducono

    L’enfiteusi e i livelli sono forme antiche di diritto sui terreni e sugli immobili: chi ha il diritto di godere del bene (l’enfiteuta) paga periodicamente un canone al proprietario originario (il concedente). Questi canoni, insieme ai censi (obblighi di pagamento collegati al possesso di un immobile), gravano sul reddito fondiario, cioè sul reddito che l’immobile produce e che dichiari nel tuo 730.

    La legge ti permette di dedurre questi oneri dal reddito complessivo: in pratica, la somma che paghi come canone di enfiteusi, livello o censo viene sottratta dal totale dei tuoi redditi prima di calcolare le imposte. Il risparmio effettivo dipende dalla tua aliquota IRPEF marginale.

    Nella stessa voce rientrano anche i contributi obbligatori versati a consorzi (ad esempio consorzi di bonifica o irrigui), quando l’obbligo di versamento deriva dalla legge o da un provvedimento della pubblica amministrazione. Attenzione: se l’immobile per cui paghi il contributo consortile è locato con cedolare secca, quella quota non è deducibile.

    Riepilogo oneri fondiari deducibili
    Tipo di onere Deducibile?
    Canoni di enfiteusi Si, rigo E26 cod. 21
    Livelli e censi Si, rigo E26 cod. 21
    Contributi a consorzi obbligatori per legge o PA Si, rigo E26 cod. 21
    Contributi consorzi su immobili non locati (IMU sostitutiva IRPEF) Si, se il contributo non e' nella rendita catastale
    Contributi consorzi su immobili in cedolare secca No
    Contributi agricoli unificati INPS No (vanno in E21)

    Esempio pratico

    • Tizio e’ proprietario di un terreno gravato da un canone di enfiteusi di 250 euro l’anno, che versa al concedente. Ha anche un contributo obbligatorio al consorzio di bonifica di 80 euro l’anno. In totale indica 330 euro nel rigo E26 con codice 21. Se la sua aliquota marginale IRPEF e’ del 23%, risparmia circa 76 euro di imposta (330 x 23%).

    Documenti necessari

    • Contratto o atto costitutivo dell’enfiteusi o del livello
    • Quietanze di pagamento dei canoni periodici
    • Bollettino o avviso di pagamento del contributo consortile obbligatorio
    • Eventuale provvedimento della pubblica amministrazione che impone il contributo

    Proprietario con canone di enfiteusi su terreno agricolo

    Scenario. Caio possiede un terreno agricolo ereditato dal padre, sul quale grava un canone di enfiteusi annuo di 180 euro che versa al concedente originario. Il terreno e’ dichiarato nel quadro A del 730.

    Come si applica. Il canone di enfiteusi e’ un onere che grava direttamente sul reddito fondiario di Caio. Puo’ inserirlo nel rigo E26 del quadro E con codice 21, per l’importo di 180 euro. Il CAF lo dedurra’ dal reddito complessivo.

    In pratica

    • Rigo E26, codice 21: inserisci 180 euro.
    • Conserva le quietanze di pagamento del canone.
    • La deduzione riduce il reddito imponibile: il risparmio effettivo dipende dalla tua aliquota IRPEF.

    Proprietario con contributo consorzio di bonifica

    Scenario. Sempronio possiede un appartamento non locato in un comune servito da un consorzio di bonifica. L’ente locale lo obbliga a pagare 95 euro all’anno come contributo consortile. L’appartamento e’ soggetto a IMU (che sostituisce l’IRPEF sul reddito fondiario).

    Come si applica. Anche se l’IRPEF sul reddito dell’immobile e’ sostituita dall’IMU, il contributo consortile obbligatorio resta deducibile, a condizione che non sia gia’ stato considerato nella rendita catastale. Sempronio puo’ inserirlo nel rigo E26 con codice 21.

    In pratica

    • Verifica che il contributo consortile non sia incluso nella rendita catastale dell’immobile.
    • Rigo E26, codice 21: inserisci 95 euro.
    • Se l’immobile fosse locato con cedolare secca, il contributo non sarebbe deducibile.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Cos'e' l'enfiteusi in parole semplici?

    E’ un diritto reale antico: il proprietario (concedente) cede a qualcun altro (enfiteuta) il godimento di un terreno o immobile, in cambio di un canone periodico. Chi paga il canone puo’ dedurlo dal reddito.

    Dove indico questi oneri nel 730?

    Nel rigo E26 del quadro E, codice 21. E’ la voce ‘altri oneri deducibili’ e comprende canoni, livelli, censi e contributi obbligatori ai consorzi.

    Posso dedurre anche il contributo al consorzio di irrigazione?

    Si, se il versamento e’ obbligatorio per legge o per provvedimento della pubblica amministrazione. Conserva il bollettino o l’avviso di pagamento.

    Ho un immobile locato con cedolare secca: posso dedurre il contributo consortile?

    No. Le istruzioni ufficiali escludono espressamente la deduzione dei contributi ai consorzi obbligatori per gli immobili locati con regime di cedolare secca.

    La deduzione si applica sull'intero importo pagato?

    Si, non c’e’ una franchigia (parte di spesa non detraibile): l’intero canone o contributo obbligatorio e’ deducibile, nei limiti in cui grava sui redditi degli immobili dichiarati.

    I contributi agricoli unificati versati all'INPS seguono le stesse regole?

    No: i contributi agricoli unificati vanno indicati nel rigo E21 (contributi previdenziali e assistenziali), non nel rigo E26. E’ una voce separata.

    Vedi anche: Detrazione affitto lavoratori trasferiti, Canoni non percepiti, Affitto studenti fuori sede, Il Comune può scontare rette e canoni arretrati? La definizione agevolata delle entrate patrimoniali e Canoni non pagati e riconsegna in ritardo.

  • Usufrutto e nuda proprieta nel 730: chi dichiara l’immobile

    In sintesi

    • Dichiara solo l’usufruttuario: chi ha il diritto di usufrutto (o un altro diritto reale come uso o abitazione) compila il quadro B; il nudo proprietario non deve dichiarare il fabbricato.
    • Nuda proprieta esclusa: il titolare della sola nuda proprieta non produce reddito di fabbricati e non inserisce l’immobile nel proprio 730.
    • Diritto di abitazione del coniuge superstite: il coniuge superstite che ha il diritto di abitazione sull’immobile (art. 540 del Codice Civile) deve dichiararlo nel quadro B.
    • IMU: l’obbligo IMU segue la stessa logica – spetta all’usufruttuario, non al nudo proprietario.
    • Regola valida anche per i terreni: nel quadro A, il titolare della sola nuda proprieta su un terreno non dichiara ne il reddito dominicale ne quello agrario.

    Usufrutto e nuda proprieta: chi compila il quadro B e perche

    Quando un immobile e diviso tra usufruttuario e nudo proprietario, la dichiarazione dei redditi segue una regola precisa: l’immobile va dichiarato solo dall’usufruttuario. Il nudo proprietario, cioe chi ha la proprieta ‘spogliata’ del diritto di godimento, non deve indicare quel fabbricato nel proprio 730.

    Questo principio vale per tutti i diritti reali di godimento: l’usufrutto, il diritto d’uso e il diritto di abitazione. Per esempio, il coniuge superstite che per legge (art. 540 del Codice Civile) ha il diritto di abitare la casa familiare deve inserirla nel suo quadro B, anche se non ne e proprietario.

    La logica fiscale e semplice: produce reddito fondiario chi effettivamente gode dell’immobile o lo detiene. Il nudo proprietario non ha alcun vantaggio economico dall’immobile finche dura l’usufrutto, quindi non e tassato su di esso. Lo stesso vale per i terreni: nel quadro A, chi ha solo la nuda proprieta di un fondo non dichiara ne il reddito dominicale ne quello agrario.

    Chi dichiara cosa in caso di usufrutto
    Soggetto Quadro B (fabbricati) Quadro A (terreni)
    Usufruttuario Si: indica la rendita catastale e i dati dell'immobile Si: dichiara sia il reddito dominicale sia quello agrario (se coltiva)
    Nudo proprietario No: non deve compilare il quadro B per quell'immobile No: non deve dichiarare il terreno
    Titolare del diritto di abitazione Si: dichiara l'immobile nel quadro B Non applicabile
    Coniuge superstite (art. 540 c.c.) Si: ha diritto di abitazione sull'immobile coniugale Non applicabile

    Esempio pratico

    • Tizio e proprietario di un appartamento ma ne ha ceduto l’usufrutto alla madre Caia fino alla sua morte. Caia indica l’appartamento nel proprio quadro B con la rendita catastale e il codice di utilizzo corretto (per esempio codice ‘1’ se vi abita come abitazione principale). Tizio non inserisce quell’immobile nel suo 730. Quando l’usufrutto si estinguera alla morte di Caia, Tizio dovra nuovamente dichiarare l’immobile nella propria dichiarazione.

    Documenti necessari

    • Atto notarile di costituzione dell’usufrutto o di separazione della nuda proprieta
    • Visura catastale con la rendita attribuita all’immobile
    • Eventuale contratto di locazione se l’usufruttuario affitta l’immobile
    • Certificato di morte (per il diritto di abitazione del coniuge superstite, se richiesto)

    Genitore usufruttuario, figlio nudo proprietario

    Scenario. Sempronio ha donato la nuda proprieta dell’appartamento al figlio, mantenendo per se l’usufrutto. Lui ci abita tutto l’anno.

    Come si applica. Sempronio compila il quadro B indicando la rendita catastale nella colonna 1 e il codice ‘1’ nella colonna 2 (abitazione principale). Spetta a Sempronio la deduzione per abitazione principale pari alla rendita catastale, che riduce il reddito complessivo. Il figlio nudo proprietario non inserisce quell’immobile nel suo 730.

    In pratica

    • Sempronio: compila il quadro B, ottiene la deduzione per abitazione principale.
    • Figlio nudo proprietario: non dichiara l’appartamento, non paga IMU su di esso.
    • L’IMU spetta a Sempronio nella sua qualita di usufruttuario.

    Coniuge superstite con diritto di abitazione

    Scenario. Caio muore lasciando la moglie Tizia nella casa di famiglia. Per legge (art. 540 del Codice Civile) Tizia acquista il diritto di abitazione sulla casa coniugale.

    Come si applica. Tizia deve compilare il quadro B indicando la rendita dell’immobile e il codice ‘1’ (abitazione principale), perche vi dimora abitualmente. I figli che hanno ereditato la nuda proprieta non dichiarano quell’immobile nei loro 730 finche dura il diritto di abitazione di Tizia.

    In pratica

    • Tizia dichiara l’immobile come abitazione principale e ottiene la relativa deduzione.
    • I figli eredi (nudi proprietari) non inseriscono la casa nel loro 730.
    • L’IMU sull’abitazione principale in genere non e dovuta; se dovuta, spetta a Tizia.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Il nudo proprietario deve pagare l'IMU?

    No. L’IMU grava sull’usufruttuario (o sul titolare del diritto di uso o di abitazione), non sul nudo proprietario. Questa regola e coerente con quella della dichiarazione dei redditi.

    Se l'usufruttuario affitta l'immobile, chi dichiara il canone?

    L’usufruttuario. E lui che gode del diritto reale e che percepisce (o ha diritto a percepire) il canone di locazione. Lo indica nel quadro B con il relativo codice di utilizzo e il canone nella colonna 6.

    Cosa succede se l'usufrutto si estingue a meta anno?

    Occorre compilare due righi nel quadro B (o quadro A per i terreni): uno per il periodo di usufrutto, uno per il periodo successivo in cui il proprietario riacquista il pieno godimento. Si usa la casella ‘Continuazione’ per segnalare che si tratta dello stesso immobile.

    Il diritto d'uso e uguale all'usufrutto ai fini fiscali?

    Si, le istruzioni le equiparano. Anche chi ha il diritto d’uso o il diritto di abitazione e tenuto a dichiarare l’immobile nel quadro B; il nudo proprietario resta escluso.

    L'usufruttuario puo scegliere la cedolare secca se affitta l'appartamento?

    Si, a condizione di essere titolare del diritto di usufrutto (che e un diritto reale di godimento) e che l’immobile abbia le caratteristiche richieste per la cedolare secca. Le istruzioni precisano che il regime spetta al locatore titolare del diritto di proprieta o di altro diritto reale di godimento sull’immobile.

    Vedi anche: Pegno, usufrutto e sequestro di quote di SRL, Plusvalenza sulla vendita di un immobile entro 5 anni, Sistema del prezzo-valore, Imposta di registro e ipocatastali sulla donazione, Imposta di registro sulla divisione di eredità e immobili e Plusvalenza su immobile ricevuto in donazione.

  • Art. 167 D.Lgs. 209/2005 – Nullità dei contratti conclusi con imprese non autorizzate

    Art. 167 D.Lgs. 209/2005 – Nullità dei contratti conclusi con imprese non autorizzate

    D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private

    1. È nullo il contratto di assicurazione stipulato con un'impresa non autorizzata o con un'impresa alla quale sia fatto divieto di assumere nuovi affari.

    2. La nullità può essere fatta valere solo dal contraente o dall'assicurato. La pronuncia di nullità obbliga alla restituzione dei premi pagati. In ogni caso non sono ripetibili gli indennizzi e le somme eventualmente corrisposte o dovute dall'impresa agli assicurati ed agli altri aventi diritto a prestazioni assicurative.

  • Art. 290 D.P.R. 115/2002

    Art. 290 D.P.R. 115/2002

    D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 – T.U. spese di giustizia

    1. In applicazione dell' articolo 6, quarto comma, della legge 15 novembre 1973, n. 734 , le somme di cui all'articolo 289 sono liquidate con decreto dirigenziale del Ministero della giustizia.

    2. Con decreto dirigenziale del Ministero della giustizia sono individuate le modalità e le regole tecniche telematiche per acquisire le notizie utili dai concessionari.

  • Reddito complessivo e oneri deducibili: come funziona il calcolo IRPEF

    In sintesi

    • Reddito complessivo: la somma di tutti i redditi che per legge concorrono alla formazione della base imponibile IRPEF (lavoro dipendente, immobili, ecc.).
    • Oneri deducibili: spese che si sottraggono dal reddito complessivo prima di calcolare l’IRPEF – riducono la base imponibile.
    • Reddito imponibile: reddito complessivo meno gli oneri deducibili – e su questa cifra che si applica l’aliquota IRPEF.
    • Detrazioni d’imposta: funzionano diversamente – si sottraggono dall’imposta lorda gia calcolata, non dal reddito.
    • Dove trovi gli oneri deducibili nel 730: nella Sezione II del Quadro E (righi da E21 a E36).

    Dal reddito all'imposta: i passaggi fondamentali

    Quando si parla di dichiarazione dei redditi, due concetti vengono spesso confusi: deduzione e detrazione. Capire la differenza aiuta a capire quanto davvero si risparmia e perche certi vantaggi fiscali pesano piu di altri.

    Il punto di partenza e il reddito complessivo: e la somma di tutte le entrate che concorrono alla formazione della base imponibile IRPEF. Ci rientrano, per esempio, il reddito da lavoro dipendente o da pensione, i redditi degli immobili (abitazione, affitti), i redditi da lavoro autonomo occasionale e altri redditi previsti dalla legge. Il reddito dell’abitazione principale gode di una deduzione specifica (la cosiddetta deduzione per abitazione principale), che lo scorporo dal calcolo.

    Dal reddito complessivo si sottraggono gli oneri deducibili: si tratta di spese che la legge ammette in riduzione della base imponibile. Esempi tipici: i contributi previdenziali obbligatori (rigo E21), i contributi versati per i lavoratori domestici (rigo E23), le erogazioni a istituzioni religiose (rigo E24), le spese mediche e di assistenza per disabili (rigo E25), i contributi ai fondi pensione complementari (righi E27-E30). Il risultato e il reddito imponibile.

    Sull’imponibile si applicano le aliquote IRPEF per scaglioni, ottenendo l’imposta lorda. Da questa si sottraggono poi le detrazioni: sconti fissi sull’imposta dovuta (non sul reddito). Le detrazioni piu note sono quelle per spese sanitarie (19% della spesa che supera la franchigia di 129,11 euro), per interessi sul mutuo, per ristrutturazioni. Il risultato finale e l’imposta netta.

    Schema semplificato: dal reddito all'imposta netta
    Passaggio Cosa accade
    Reddito complessivo Somma di tutti i redditi imponibili (lavoro, immobili, ecc.)
    meno Oneri deducibili (Sez. II Quadro E) Contributi previdenziali, contributi colf, donazioni religiose, spese disabilita, previdenza complementare, ecc.
    = Reddito imponibile Base su cui si applicano le aliquote IRPEF per scaglioni
    Aliquote IRPEF per scaglioni (2025) 3 scaglioni, primo al 23%
    = Imposta lorda IRPEF calcolata sul reddito imponibile
    meno Detrazioni d'imposta (Sez. I Quadro E) Spese sanitarie, mutuo, istruzione, ristrutturazioni, ecc.
    = Imposta netta Imposta effettivamente dovuta

    Esempio pratico

    • Tizio ha un reddito da lavoro dipendente di 32.000 euro nel 2025. Nel corso dell’anno ha versato: 500 euro di contributi INPS per la colf (rigo E23) e 900 euro alla previdenza complementare (rigo E27). Totale oneri deducibili: 1.400 euro. Reddito imponibile = 32.000 – 1.400 = 30.600 euro. Su 30.600 euro si applicano le aliquote IRPEF. Oltre a cio, Tizio ha anche 1.500 euro di spese sanitarie (rigo E1): la detrazione del 19% si calcola sulla parte che supera 129,11 euro, quindi su 1.370,89 euro, per una detrazione di circa 260 euro che si sottrae dall’imposta lorda gia calcolata. Le deduzioni hanno ridotto la base imponibile; la detrazione riduce l’imposta finale.

    Documenti necessari

    • Certificazione Unica rilasciata dal datore di lavoro o ente pensionistico (per redditi di lavoro dipendente e pensione)
    • Dichiarazione dei redditi dell’anno precedente (per eventuali redditi fondiari gia dichiarati)
    • Documentazione degli oneri deducibili (ricevute contributi INPS, attestazioni fondi pensione, ricevute donazioni, ecc.)
    • Fatture e ricevute delle spese per le quali si richiede la detrazione d’imposta

    Caso 1: lavoratrice dipendente con contributi previdenziali e donazione

    Scenario. Caio e una lavoratrice dipendente con reddito di 28.000 euro. Ha versato 200 euro di contributi volontari INPS (rigo E21) e donato 600 euro alla Chiesa Evangelica Valdese (rigo E24). Ha anche sostenuto 800 euro di spese mediche (rigo E1).

    Come si applica. Oneri deducibili totali: 800 euro (200 + 600). Reddito imponibile: 28.000 – 800 = 27.200 euro. Su 27.200 euro si calcola l’IRPEF per scaglioni. Poi si sottrae la detrazione per le spese sanitarie: la parte detraibile e 800 – 129,11 = 670,89 euro, per cui la detrazione e il 19% di 670,89 euro = circa 127 euro sottratti dall’imposta lorda. Le due agevolazioni operano in momenti diversi del calcolo.

    In pratica

    • Compilare prima la Sezione II del Quadro E (oneri deducibili), poi la Sezione I (spese per detrazioni): il CAF o il sostituto fa tutti i calcoli in automatico.
    • Un onere deducibile vale di piu se la tua aliquota marginale e elevata; una detrazione vale uguale per tutti (percentuale fissa).

    Caso 2: pensionato con previdenza complementare e figlio disabile

    Scenario. Sempronio e un pensionato con reddito complessivo di 24.000 euro. Ha versato 3.000 euro a un fondo pensione complementare (rigo E27) e pagato 5.000 euro di assistenza specifica per il figlio disabile (rigo E25).

    Come si applica. Oneri deducibili totali: 8.000 euro (3.000 + 5.000). Reddito imponibile: 24.000 – 8.000 = 16.000 euro. La riduzione e molto significativa: Sempronio paga l’IRPEF su 16.000 euro invece che su 24.000 euro. In questo caso le deduzioni producono un risparmio sensibile perche gli importi sono rilevanti e la spesa per il figlio disabile non ha massimale.

    In pratica

    • La spesa per l’assistenza specifica al disabile (rigo E25) non ha massimale: si deduce per intero.
    • I contributi alla previdenza complementare (rigo E27) hanno un massimale annuo di 5.164,57 euro.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Qual e la differenza pratica tra deduzione e detrazione?

    Con una deduzione, risparmi una percentuale pari alla tua aliquota IRPEF marginale (varia da soggetto a soggetto). Con una detrazione, risparmi la percentuale fissa prevista dalla legge (es. 19%) indipendentemente dal tuo reddito. In generale, chi ha un reddito alto trae piu vantaggio dalle deduzioni.

    Il reddito dell'abitazione principale entra nel reddito complessivo?

    Formalmente si, e incluso nel reddito complessivo (rigo B del 730), ma poi gode di una deduzione specificamente prevista che lo neutralizza ai fini del calcolo IRPEF. Il reddito imponibile netto dell’abitazione principale e quindi zero.

    Se ho piu oneri deducibili, si sommano tutti?

    Si. Tutti gli oneri deducibili che indichi nella Sezione II del Quadro E si sommano e vengono sottratti dal reddito complessivo. Il reddito imponibile e la differenza tra i due.

    Se la detrazione supera l'imposta dovuta, mi rimborso la differenza?

    In genere no: le detrazioni non rimborsabili non danno diritto a rimborso per la parte eccedente l’imposta. Fa eccezione la detrazione per canoni di locazione, che in alcuni casi puo generare rimborso. Anche la detrazione per spese sanitarie relative a patologie esenti ha una regola speciale.

    Dove trovo nel 730 gli oneri deducibili da inserire?

    Nella Sezione II del Quadro E (righi da E21 in avanti). Lì vanno inseriti i contributi previdenziali (E21), gli assegni al coniuge (E22), i contributi colf (E23), le donazioni religiose (E24), le spese per disabilita (E25), i fondi pensione complementari (E27-E30) e altri oneri (E26).

  • Art. 289 D.P.R. 115/2002 – Articolo abrogato

    Art. 289 D.P.R. 115/2002 – Articolo abrogato

    D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 – T.U. spese di giustizia

    Articolo abrogato

  • ONG e cooperazione allo sviluppo: deduzione nel 730/2026

    In sintesi

    • Deduzione, non detrazione: le donazioni alle ONG riconosciute riducono il tuo reddito imponibile, non direttamente l’imposta.
    • Limite del 2%: puoi dedurre al massimo il 2% del reddito complessivo (che include anche i redditi soggetti a cedolare secca).
    • ONG riconosciute idonee: la deduzione spetta solo per le organizzazioni non governative inserite nell’elenco ufficiale del sito AICS.
    • Pagamento tracciabile obbligatorio: versamento postale o bancario, carte di debito/credito/prepagate, assegni bancari e circolari.
    • No cumulo: se usi questa deduzione (codice 7, rigo E26) non puoi usare contemporaneamente le detrazioni dei codici 61, 71, 76 o il rigo E36 per le stesse donazioni.
    • Dove si compila: rigo E26 del quadro E, codice 7.

    Come funziona la deduzione per le donazioni alle ONG

    Quando doni a un’organizzazione non governativa che opera nel campo della cooperazione con i Paesi in via di sviluppo, quella somma non va ‘persa’ ai fini fiscali. Puoi indicarla nel 730/2026 come onere deducibile: questo significa che viene sottratta dal tuo reddito complessivo prima di calcolare le imposte.

    La deduzione, cioè la riduzione del reddito su cui paghi le tasse, è ammessa nella misura massima del 2 per cento del reddito complessivo. Il calcolo lo fa direttamente il CAF, il professionista o il tuo datore di lavoro (sostituto d’imposta) quando elabora il 730: tu devi solo indicare l’importo donato e conservare le ricevute.

    Attenzione: la deduzione vale solo per le ONG ‘riconosciute idonee’. L’elenco aggiornato è disponibile sul sito dell’AICS (Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo). Se doni a un’associazione non presente in quell’elenco, l’agevolazione non spetta.

    Riepilogo deduzione ONG cooperazione sviluppo
    Voce Dettaglio
    Tipo di agevolazione Deduzione dal reddito complessivo
    Limite massimo deducibile 2% del reddito complessivo
    Dove si compila nel 730 Rigo E26, codice 7
    Modalità di pagamento Bancario, postale, carte di debito/credito/prepagate, assegni
    ONG ammesse Solo ONG riconosciute idonee (elenco AICS)
    Cumulabilità Non cumulabile con cod. 61, 71, 76 e rigo E36 per le stesse erogazioni

    Esempio pratico

    • Tizio ha un reddito complessivo di 30.000 euro e ha donato 800 euro a una ONG riconosciuta idonea che realizza progetti idrici in Africa subsahariana. Il 2% di 30.000 euro è 600 euro: il CAF dedurrà quindi 600 euro (non gli 800 donati, perché superano il limite). Se invece avesse donato 500 euro, l’intera somma sarebbe deducibile, perché inferiore al 2% del reddito.

    Documenti necessari

    • Ricevuta del versamento bancario o postale intestata al donante
    • Quietanza liberatoria o ricevuta del bonifico bancario
    • Estratto conto della carta di credito (se il pagamento è avvenuto con carta)
    • Verifica che l’ONG sia nell’elenco AICS delle organizzazioni riconosciute idonee

    Donazione entro il limite del 2%

    Scenario. Caio ha un reddito complessivo di 25.000 euro. Durante il 2025 ha donato 400 euro a una ONG riconosciuta che gestisce progetti di accesso all’istruzione in Mozambico.

    Come si applica. Il 2% di 25.000 euro è 500 euro. La donazione di Caio (400 euro) è inferiore al limite, quindi può dedurre l’intero importo di 400 euro. Il suo reddito imponibile si riduce a 24.600 euro, su cui verranno calcolate le imposte.

    In pratica

    • Rigo E26, codice 7: inserisci 400 euro.
    • Conserva la ricevuta del bonifico come prova del pagamento.
    • Il CAF applicherà la deduzione: risparmio IRPEF effettivo dipende dall’aliquota marginale di Caio.

    Donazione che supera il limite

    Scenario. Sempronio ha un reddito complessivo di 18.000 euro e ha fatto una donazione di 500 euro a una ONG idonea che opera in Bangladesh.

    Come si applica. Il 2% di 18.000 euro è 360 euro. Sempronio ha donato 500 euro, ma la deduzione è ammessa solo fino a 360 euro. I restanti 140 euro non danno diritto ad alcun beneficio fiscale. Conviene indicare l’importo effettivo donato (500 euro): sarà il CAF a calcolare la quota deducibile.

    In pratica

    • Rigo E26, codice 7: inserisci 500 euro (l’importo effettivamente donato).
    • Il CAF porterà in deduzione solo 360 euro, pari al 2% del reddito.
    • Non cumulare con la detrazione del 26% (cod. 61) per la stessa donazione.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Qual è la differenza tra deduzione e detrazione?

    La deduzione abbassa il reddito su cui calcoli le imposte; la detrazione abbassa direttamente l’imposta già calcolata. Per le ONG di cooperazione allo sviluppo si applica la deduzione (rigo E26), non la detrazione.

    Come faccio a sapere se la mia ONG è 'riconosciuta idonea'?

    Consulta il sito dell’AICS (Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo): pubblica l’elenco aggiornato delle ONG ammesse. Se l’organizzazione non compare, la deduzione non spetta.

    Posso detrarre le donazioni alle ONG invece di dedurle?

    No: per le ONG di cooperazione con i Paesi in via di sviluppo (codice 7) è prevista solo la deduzione. Se vuoi detrarre, devi donare a ONLUS, APS o organizzazioni di volontariato che rientrano in altri codici, ma non puoi usare entrambe le agevolazioni per la stessa donazione.

    Che documenti devo conservare?

    Le ricevute di versamento bancario o postale, le quietanze liberatorie e le ricevute di bonifici bancari. Se hai pagato con carta di credito, conserva l’estratto conto della società che gestisce la carta.

    Posso dedurre donazioni fatte in contanti?

    No. Il pagamento deve essere tracciabile: versamento postale o bancario, carte di debito, di credito o prepagate, assegni bancari o circolari. Le donazioni in contanti non sono deducibili.

    Posso cumulare questa deduzione con la detrazione del 26% sulle ONLUS per la stessa donazione?

    No. Se scegli la deduzione ONG (codice 7), non puoi usare contemporaneamente le detrazioni dei codici 61, 71, 76 o il rigo E36 per le medesime somme erogate.

  • Art. 166 D.Lgs. 209/2005 – Criteri di redazione

    Art. 166 D.Lgs. 209/2005 – Criteri di redazione

    D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private

    1. Il contratto e ogni altro documento consegnato dall'impresa al contraente va redatto in modo chiaro ed esauriente.

    2. Le clausole che indicano decadenze, nullità o limitazione delle garanzie ovvero oneri a carico del contraente o dell'assicurato sono riportate mediante caratteri di particolare evidenza.

  • Quali debiti restano fuori dalla rottamazione quinquies: 3 casi reali

    In sintesi

    • Carichi affidati prima del 2000 o dopo il 31 dicembre 2023: esclusi
    • Debiti da avviso di accertamento: esclusi tassativamente dalla norma
    • Risorse proprie dell’Unione Europea: non rottamabili
    • Contributi INPS da accertamento ispettivo: esclusi (inclusi solo quelli da dichiarazione)
    • Carichi già oggetto di precedente rottamazione decaduta: valutare caso per caso

    Cosa prevede la Legge di Bilancio 2026

    I commi 82-84 della L. 199/2025 escludono dalla rottamazione-quinquies i carichi affidati ad AdER prima del 1° gennaio 2000 o dopo il 31 dicembre 2023, quelli derivanti da avvisi di accertamento e, in linea di principio, le risorse proprie dell’Unione Europea e i crediti di natura risarcitoria.

    Approfondimento normativo completo: Commi 82-84 LB 2026: rottamazione cartelle 2000-2023, 54 rate fi.

    Quali debiti sono esclusi dalla rottamazione quinquies e perché

    La rottamazione-quinquies ha un perimetro ampio, ma non illimitato: i commi 82-84 della legge di bilancio 2026 (L. 30 dicembre 2025, n. 199) definiscono con precisione sia i debiti inclusi sia quelli esclusi. Conoscere le esclusioni è fondamentale per evitare di presentare domande incomplete o di crearsi aspettative non fondate su posizioni che la norma non ammette. La prima esclusione riguarda la finestra temporale: rientrano solo i carichi affidati ad AdER tra il 1° gennaio 2000 e il 31 dicembre 2023.

    La seconda esclusione, strutturalmente più rilevante, riguarda la natura del debito: sono esclusi i carichi originati da avvisi di accertamento, cioè da atti impositivi emessi a seguito di controllo sostanziale (accertamento analitico, sintetico, induttivo, da studi di settore o da indici sintetici di affidabilità). Non rileva la forma esteriore della cartella esella: ciò che conta è il titolo sottostante, leggibile nella descrizione del carico nell’area riservata AdER.

    Esistono poi esclusioni specifiche per determinate categorie di crediti: le risorse proprie dell’Unione Europea (dazi doganali, prelievi agricoli e relative sanzioni) non sono rottamabili, trattandosi di entrate il cui stralcio richiederebbe l’autorizzazione comunitaria. Analogamente, i contributi INPS sorti da accertamento ispettivo restano esclusi, mentre quelli da dichiarazione sono inclusi. Il quadro richiede quindi un’analisi puntuale di ogni singolo carico prima di procedere con la domanda.

    Come identificare i debiti esclusi: verifica pratica

    • Controllare la data di affidamento in AdER: deve essere 2000-2023
    • Leggere il titolo sottostante: se c’è un avviso di accertamento, il carico è escluso
    • Verificare se il carico riguarda dazi doganali o prelievi UE: esclusi
    • Per i contributi INPS: distinguere da dichiarazione (inclusi) da accertamento ispettivo (esclusi)
    • In caso di dubbio, richiedere la visura completa del carico allo sportello AdER

    Caso 1: Caio, imprenditore con accertamento da ISA e omesso versamento IVA

    Scenario. Caio gestisce un ristorante. Nell’area riservata AdER trova due cartelle: la prima per IVA 2016 da dichiarazione annuale (capitale 9.800 euro, affidamento 2018); la seconda per IRPEF 2018 da avviso di accertamento basato su indici sintetici di affidabilità (ISA), capitale accertato 28.000 euro, affidamento 2021. Entrambe ricadono nella finestra 2000-2023.

    Come si legge in pratica. La cartella IVA 2016 è rottamabile: il debito nasce da un omesso versamento già dichiarato, non da un accertamento. Caio paga solo 9.800 euro di capitale con stralcio di sanzioni e interessi. La cartella IRPEF 2018, invece, nasce da un avviso di accertamento ISA: è tassativamente esclusa dalla rottamazione-quinquies, indipendentemente dal fatto che l’affidamento ricada nel periodo ammissibile. Caio deve gestirla autonomamente, valutando il contenzioso o la rateazione ordinaria.

    Riepilogo Caso 1

    • IVA 2016 da dichiarazione (capitale 9.800 euro): rottamabile
    • IRPEF 2018 da accertamento ISA (capitale 28.000 euro): esclusa
    • Criterio discriminante: titolo sottostante, non la data di affidamento
    • Per la cartella esclusa: valutare rateazione ordinaria o contenzioso
    • Azione: richiedere visura completa dei carichi prima di presentare domanda

    Caso 2: Tizio, importatore con debiti doganali e IVA doganale

    Scenario. Tizio è titolare di una società di import-export. Ha due cartelle: la prima per IVA doganale 2014 (capitale 17.500 euro, affidamento 2016); la seconda per dazi doganali su merci UE 2015 (capitale 12.200 euro, affidamento 2017). Entrambe ricadono nel periodo 2000-2023 e non derivano da accertamento sostanziale in senso stretto.

    Come si legge in pratica. I dazi doganali costituiscono risorse proprie dell’Unione Europea: il loro stralcio non è nella disponibilità dello Stato italiano senza previa autorizzazione comunitaria. La cartella per dazi doganali è pertanto esclusa dalla rottamazione-quinquies. La posizione dell’IVA doganale è più articolata: in linea di principio, salvo provvedimento attuativo dell’Agenzia che chiarisca il punto, l’IVA all’importazione potrebbe rientrare se non configura risorsa propria UE in senso stretto. Tizio deve verificare la natura esatta di ciascun carico prima di procedere.

    Riepilogo Caso 2

    • Dazi doganali UE (capitale 12.200 euro): esclusi (risorse proprie UE)
    • IVA doganale (capitale 17.500 euro): verificare con AdER la classificazione esatta
    • Regola: le risorse proprie UE non sono nella disponibilità dello Stato italiano
    • Azione: richiedere chiarimento ad AdER o all’Agenzia delle Dogane
    • In caso di esclusione: valutare rateazione ordinaria o piano di dilazione doganale

    Caso 3: Sempronio, contributi INPS da dichiarazione e da verbale ispettivo

    Scenario. Sempronio ha tre posizioni INPS in AdER: la prima per contributi Gestione Separata 2013 non versati da dichiarazione (capitale 8.400 euro, affidamento 2015); la seconda per contributi IVS artigiani 2017 da dichiarazione (capitale 5.600 euro, affidamento 2019); la terza per contributi accertati da verbale ispettivo INPS 2019 a seguito di una verifica sul lavoro irregolare (capitale 22.000 euro, affidamento 2021).

    Come si legge in pratica. Le prime due posizioni sono espressamente incluse dalla norma: i contributi INPS da dichiarazione rientrano nella rottamazione-quinquies. Sempronio paga 14.000 euro di capitale, con stralcio delle sanzioni civili e delle somme aggiuntive accumulate. La terza posizione, derivante da un verbale ispettivo INPS su lavoro irregolare, è di natura accertativa e non dichiarativa: è esclusa dalla rottamazione e deve essere gestita secondo le regole ordinarie, eventualmente previa contestazione del verbale nelle sedi competenti.

    Riepilogo Caso 3

    • Contributi GS 2013 da dichiarazione (8.400 euro): rottamabili
    • Contributi IVS artigiani 2017 da dichiarazione (5.600 euro): rottamabili
    • Contributi da verbale ispettivo 2019 (22.000 euro): esclusi
    • Risparmio sulle posizioni ammesse: sanzioni civili e somme aggiuntive
    • Per il verbale ispettivo: valutare ricorso o accordo in sede amministrativa

    Quando conviene una verifica

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    Norme e fonti collegate

    Domande frequenti

    Quali debiti sono esclusi dalla rottamazione quinquies?

    Sono esclusi i carichi affidati ad AdER prima del 1° gennaio 2000 o dopo il 31 dicembre 2023, quelli derivanti da avvisi di accertamento (fiscali o previdenziali da verbale ispettivo), le risorse proprie dell’Unione Europea come i dazi doganali, e in genere i crediti di natura non tributaria o non previdenziale da dichiarazione.

    Come capisco se la mia cartella deriva da un accertamento o da una dichiarazione?

    Nell’area riservata di AdER, ogni carico riporta il titolo sottostante: se compare la dicitura relativa a un avviso di accertamento, un processo verbale di constatazione o un atto di irrogazione sanzioni autonomo, il carico è di origine accertativa. Se invece compare un riferimento alla dichiarazione annuale o all’autoliquidazione, il carico è da dichiarazione e in linea di principio rottamabile.

    I dazi doganali possono essere rottamati?

    No. I dazi doganali costituiscono risorse proprie dell’Unione Europea e il loro stralcio non è nella disponibilità dello Stato italiano. La rottamazione-quinquies non si applica a questa tipologia di debiti. Per i dazi è necessario seguire i canali ordinari di rateazione o di contestazione doganale.

    Cosa succede se presento domanda includendo un debito escluso?

    In base alle prassi delle rottamazioni precedenti, l’AdER in genere non accoglie la domanda per la parte relativa ai carichi esclusi, mentre può accoglierla per i carichi ammissibili. È quindi importante verificare preventivamente la natura di ogni carico per evitare che un errore sulla parte esclusa possa compromettere l’intera domanda.

    Un debito già in rottamazione-quater può essere incluso nella quinquies?

    I debiti già definiti con la rottamazione-quater e non decaduti non possono essere nuovamente rottamati: il beneficio è già stato accordato. I debiti per i quali la rottamazione-quater era decaduta potrebbero in linea di principio rientrare nella quinquies, salvo provvedimento attuativo che chiarisca il punto, se rispettano i requisiti temporali e di origine.

  • Art. 92 L. 633/1941

    Art. 92 L. 633/1941

    Testo vigente verificato su Normattiva. Scheda in arricchimento editoriale.

    Il diritto esclusivo sulle fotografie dura settant'anni dalla produzione della fotografia.

    COMMA SOPPRESSO DAL D.P.R. 8 GENNAIO 1979, N. 19 .

    COMMA SOPPRESSO DAL D.P.R. 8 GENNAIO 1979, N. 19 .

    COMMA SOPPRESSO DAL D.P.R. 8 GENNAIO 1979, N. 19 . (1)

    Fonte: Normattiva.it.

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