Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • I contenuti più tecnici sono sottoposti a revisione di professionisti abilitati.
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Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Art. 34 D.Lgs. 151/2001 – Trattamento economico congedo parentale

    Art. 34 D.Lgs. 151/2001 – Trattamento economico congedo parentale

    D.Lgs. 26 marzo 2001, n. 151 – T.U. tutela e sostegno della maternità e paternità

    1. Durante il periodo di congedo parentale, il genitore ha diritto a percepire un’indennità pari al 30 per cento della retribuzione, per un periodo massimo complessivo tra i genitori di sei mesi.

    2. Per i periodi di congedo parentale di cui al comma 1 dell’articolo 32, oltre il limite dei sei mesi, l’indennità è dovuta solo se il reddito individuale del richiedente sia inferiore a 2,5 volte l’importo del trattamento minimo di pensione a carico del Fondo pensioni lavoratori dipendenti.

    3. I periodi di congedo parentale sono computati nell’anzianità di servizio e non comportano riduzione di ferie, riposi e tredicesima mensilità, né di trattamenti economici e normativi connessi alla qualifica professionale.

  • Art. 33 D.Lgs. 151/2001 – Prolungamento del congedo parentale

    Art. 33 D.Lgs. 151/2001 – Prolungamento del congedo parentale

    D.Lgs. 26 marzo 2001, n. 151 – T.U. tutela e sostegno della maternità e paternità

    1. La lavoratrice madre o, in alternativa, il lavoratore padre di minore con handicap in situazione di gravità accertata ai sensi dell’articolo 4, comma 1, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, hanno diritto al prolungamento del congedo parentale, fruibile in misura continuativa o frazionata, per un periodo complessivo che, computato insieme alle ordinarie ore di congedo parentale, non può essere superiore a tre anni.

    2. Per fruire del prolungamento del congedo parentale, il genitore è tenuto a presentare al datore di lavoro la documentazione attestante lo stato di handicap del figlio.

  • Art. 32 D.Lgs. 151/2001 – Congedo parentale: durata e condizioni

    Art. 32 D.Lgs. 151/2001 – Congedo parentale: durata e condizioni

    D.Lgs. 26 marzo 2001, n. 151 – T.U. tutela e sostegno della maternità e paternità

    1. Per ogni figlio, nei primi dodici anni di vita, ciascun genitore ha diritto a un periodo di congedo di cui al presente articolo denominato «congedo parentale».

    2. Il congedo parentale può essere fruito dal genitore richiedente anche in modo frazionato, con il limite minimo di un giorno lavorativo.

    3. Ferme restando la durata complessiva del congedo parentale di cui al comma 1 e le condizioni di fruizione previste dal presente articolo, il padre lavoratore dipendente ha diritto a un periodo di congedo di durata continuativa o frazionata non superiore a tre mesi, non cedibili alla madre.

    4. Il congedo parentale spetta al genitore richiedente anche qualora l’altro genitore non ne abbia diritto.

    5. I genitori hanno diritto, in alternativa tra loro, a un ulteriore periodo di congedo parentale, della durata complessiva di tre mesi, per il quale è dovuta un’indennità nella misura dell’80 per cento della retribuzione, a condizione che il figlio abbia un’età non superiore a sei anni.

  • Art. 31-bis D.Lgs. 151/2001 – Sanzioni per il congedo di paternità

    Art. 31-bis D.Lgs. 151/2001 – Sanzioni per il congedo di paternità

    D.Lgs. 26 marzo 2001, n. 151 – T.U. tutela e sostegno della maternità e paternità

    1. Il datore di lavoro che impedisca l’esercizio del congedo di paternità obbligatorio di cui all’articolo 27-bis è punito con la sanzione amministrativa da 516 euro a 2.582 euro.

  • Art. 31 D.Lgs. 151/2001 – Adozioni e affidamenti in congedo paternità

    Art. 31 D.Lgs. 151/2001 – Adozioni e affidamenti in congedo paternità

    D.Lgs. 26 marzo 2001, n. 151 – T.U. tutela e sostegno della maternità e paternità

    1. Le disposizioni del presente capo si applicano anche in caso di adozione e di affidamento, alle stesse condizioni previste dall’articolo 26 per il congedo di maternità.

  • Art. 30 D.Lgs. 151/2001 – Trattamento previdenziale congedo paternità

    Art. 30 D.Lgs. 151/2001 – Trattamento previdenziale congedo paternità

    D.Lgs. 26 marzo 2001, n. 151 – T.U. tutela e sostegno della maternità e paternità

    1. Il periodo di congedo di paternità è computato ai fini del trattamento previdenziale e pensionistico, con le stesse modalità previste per il congedo di maternità dall’articolo 25.

  • Art. 29 D.Lgs. 151/2001 – Trattamento economico congedo paternità

    Art. 29 D.Lgs. 151/2001 – Trattamento economico congedo paternità

    D.Lgs. 26 marzo 2001, n. 151 – T.U. tutela e sostegno della maternità e paternità

    1. Durante il congedo di paternità il lavoratore padre ha diritto all’indennità di maternità, alle stesse condizioni della lavoratrice madre.

    2. Il congedo di paternità si configura come sostituzione al congedo di maternità spettante alla madre e, pertanto, produce gli stessi effetti normativi.

  • Redditi assimilati al lavoro dipendente nel 730/2026: come dichiararli

    In sintesi

    • Cosa sono: redditi che la legge equipara al lavoro dipendente anche se non derivano da un contratto di lavoro subordinato classico.
    • Esempi tipici: collaborazioni coordinate e continuative (co.co.co), compensi per cariche di amministratore o sindaco, borse di studio, assegni periodici all’ex coniuge, indennità parlamentari.
    • Dove si dichiarano: in parte nel Quadro C Sezione I (con detrazione rapportata al periodo), in parte nella Sezione II (con detrazione non rapportata al periodo).
    • Documento chiave: Certificazione Unica 2026 rilasciata da chi ha pagato il compenso (punto 4 per la Sezione II, punto 1 o 2 per la Sezione I).
    • Co.co.co tra familiari: i compensi pagati dal coniuge o dai figli minori non vanno dichiarati – non concorrono al reddito complessivo.
    • Addetti alle corse ippiche: dal 2025, i compensi che eccedono 15.000 euro sono redditi assimilati; vanno dichiarati nella Sezione II con codice 3 in colonna 3.

    Redditi assimilati: cosa sono e dove vanno nel 730

    Non tutti i redditi da lavoro derivano da un contratto standard di lavoro subordinato. La legge prevede una categoria di redditi ‘assimilati’ al lavoro dipendente: si tratta di compensi che, pur avendo natura diversa, vengono tassati con le stesse regole dello stipendio. Il Quadro C del 730/2026 raccoglie anche questi redditi.

    I redditi assimilati si dividono in due gruppi, che nel modello 730 finiscono in sezioni diverse. Il primo gruppo, in Sezione I, comprende i compensi per cui spetta una detrazione d’imposta rapportata al periodo di lavoro: per esempio i compensi per collaborazione coordinata e continuativa (co.co.co), i compensi per lavori socialmente utili, le borse di studio erogate fuori da un rapporto di lavoro. Il secondo gruppo, in Sezione II (righi da C6 a C8), include i redditi per cui la detrazione non è rapportata al periodo: come gli assegni periodici all’ex coniuge, i compensi per cariche pubbliche elettive, le rendite vitalizie a titolo oneroso.

    In tutti i casi, il punto di partenza è la Certificazione Unica 2026 rilasciata da chi ha pagato il compenso. Se hai svolto più collaborazioni o ricevuto compensi da più soggetti senza conguaglio, potresti dover compilare più righi.

    Principali redditi assimilati e loro collocazione nel 730
    Tipo di reddito Sezione Quadro C Codice colonna 1
    Collaborazione coord. e continuativa (co.co.co) Sezione I 2
    Compensi amm.re, sindaco, revisore di società Sezione I 2
    Borsa di studio (fuori rapporto di lavoro) Sezione I 2
    Assegni periodici all'ex coniuge (dal giudice) Sezione II (rigo C6-C8) – (colonna 1 barrata)
    Compensi per cariche pubbliche elettive Sezione II (rigo C6-C8)
    Rendite vitalizie a titolo oneroso (post 2000) Sezione II (rigo C6-C8)
    Compensi addetti corse ippiche (eccedenza >15.000) Sezione II (rigo C6-C8) codice 3 in col. 3

    Esempio pratico

    • Caio, dipendente di un’azienda, nel 2025 ha anche svolto una collaborazione coordinata e continuativa (co.co.co) per un’associazione, percependo 12.000 euro. L’associazione gli ha rilasciato la Certificazione Unica 2026. Caio compila un rigo distinto nella Sezione I del Quadro C, inserisce codice 2 in colonna 1 e l’importo di 12.000 euro in colonna 3. La detrazione per lavoro dipendente/assimilato sarà calcolata da chi presta l’assistenza fiscale tenendo conto di entrambi i redditi e del reddito complessivo.

    Documenti necessari

    • Certificazione Unica 2026 rilasciata da ciascun soggetto che ha corrisposto i compensi
    • Contratto di collaborazione (co.co.co) o lettera di incarico
    • Provvedimento del giudice (per assegni periodici all’ex coniuge)
    • Documentazione della borsa di studio o dell’assegno di ricerca
    • Atti di nomina (per compensi come amministratore, sindaco, revisore)

    Compenso come amministratore di società

    Scenario. Tizio è dipendente di una spa e nel 2025 è anche membro del consiglio di amministrazione di una srl di famiglia. Ha ricevuto un compenso di 8.000 euro per questa carica, su cui sono state operate ritenute. La srl gli ha rilasciato la Certificazione Unica 2026.

    Come si applica. Il compenso da amministratore rientra tra i redditi assimilati al lavoro dipendente (art. 50 TUIR). Tizio lo dichiara nella Sezione I del Quadro C con codice 2 in colonna 1, compilando un rigo separato rispetto al reddito da lavoro dipendente. Le ritenute operate dalla srl vanno nel rigo C9. Chi presta assistenza fiscale calcola la detrazione tenendo conto del reddito complessivo.

    In pratica

    • Il compenso da amministratore non va nel Quadro D (redditi diversi): va nel Quadro C, Sezione I.
    • Se sei commercialista o ingegnere e amministri una società nel tuo settore di competenza, la regola potrebbe essere diversa: verifica con un professionista.

    Assegno periodico all'ex coniuge

    Scenario. Sempronio paga ogni mese un assegno di mantenimento all’ex moglie, stabilito dal giudice nel 2020 a 1.200 euro mensili. L’ex moglie, Sempronia, ha percepito in totale 14.400 euro nel 2025.

    Come si applica. Per Sempronia, i 14.400 euro ricevuti sono redditi assimilati al lavoro dipendente e vanno dichiarati nella Sezione II del Quadro C (righi C6-C8). Si barra la casella ‘Assegno del coniuge’ in colonna 1 e si riporta l’importo in colonna 2. Non spetta una detrazione rapportata al periodo. Nota: gli assegni destinati al mantenimento dei figli non sono imponibili e non vanno dichiarati.

    In pratica

    • Solo l’assegno al coniuge è imponibile; quello per i figli è escluso dal reddito e non va dichiarato.
    • Se il provvedimento del giudice non distingue la quota coniuge dalla quota figli, si considera destinata al coniuge metà dell’importo totale.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Una borsa di studio va dichiarata nel 730?

    Dipende: se è erogata nell’ambito di un rapporto di lavoro dipendente, segue le regole ordinarie. Se è erogata fuori da tale rapporto e non c’è una specifica esenzione di legge, sì, va dichiarata nel Quadro C come reddito assimilato. Alcune borse di studio sono esenti per legge: verifica in Appendice alle istruzioni 730 la voce ‘Redditi esenti’.

    I compensi co.co.co. pagati da un familiare vanno dichiarati?

    No. I compensi di collaborazione coordinata e continuativa corrisposti dal coniuge, dai figli minori o affidati, o dagli ascendenti non concorrono al reddito complessivo e non vanno dichiarati.

    Come si dichiarano i compensi da amministratore di società?

    Vanno nel Quadro C, Sezione I, con codice 2 in colonna 1. Fa eccezione il caso in cui la carica rientri nell’oggetto proprio della professione (ad esempio un commercialista che fa il revisore): in quel caso potrebbe trattarsi di reddito professionale da indicare nel Quadro D.

    Le rendite vitalizie a titolo oneroso come si tassano?

    Le rendite da contratti stipulati dal 1° gennaio 2001 in poi costituiscono reddito per l’intero importo lordo percepito. Quelle da contratti stipulati fino al 31 dicembre 2000 costituiscono reddito solo per il 60% dell’importo lordo.

    Dove trovo i redditi assimilati nella Certificazione Unica 2026?

    I redditi assimilati che vanno in Sezione II (righi C6-C8) si trovano al punto 4 della CU 2026 (altri redditi assimilati) o al punto 5 (assegni periodici al coniuge). Quelli che vanno in Sezione I si trovano ai punti 1 o 2.

    Gli addetti alle corse ippiche hanno novità nel 2025?

    Sì. Dal 2025, i compensi che eccedono complessivamente 15.000 euro nel periodo d’imposta sono considerati redditi assimilati al lavoro dipendente. Vanno indicati nella Sezione II con il codice 3 nella colonna 3 (Altri dati). Per questi compensi non è prevista la detrazione da lavoro.

    Vedi anche: Trattamento integrativo e detrazioni da lavoro dipendente, Fringe benefit, Lavoro autonomo occasionale, Detrazione per lavoro dipendente, Quando arrivano aumenti e arretrati dei dipendenti pubblici e Aumento stipendio polizia locale e dipendenti comunali 2022-2024.

  • Articolo 67 L. 184/1983: Abrogazioni codice civile e capo III

    Art. 67 L. 184/1983 – Abrogazioni codice civile e capo III

    Testo vigente – Legge 4 maggio 1983, n. 184 (aggiornato da Normattiva)

    Sono abrogati: il secondo e il terzo comma dell'articolo 293, il secondo e il terzo comma dell'articolo 296, gli articoli 301, 302, 303, 308 e 310 del codice civile. È abrogato altresì il capo III del titolo VIII del libro I del codice civile.

  • Beni dell’azienda usati dai soci: come si tassa l’uso personale

    In sintesi

    • Reddito diverso per il socio: se un bene aziendale (auto, immobile, imbarcazione) viene usato dal socio o da un suo familiare a un prezzo inferiore al valore di mercato, la differenza costituisce reddito diverso tassabile in capo all’utilizzatore (art. 67, c. 1, lett. h-ter TUIR).
    • Costi indeducibili per la societa: i costi relativi al bene concesso in godimento al socio a condizioni non di mercato sono indeducibili per la societa o l’impresa cedente.
    • Obbligo di comunicazione all’AdE: la societa deve comunicare all’Agenzia delle Entrate i dati dei beni concessi in godimento ai soci o ai loro familiari.
    • Il confronto chiave e con il valore di mercato: si calcola quanto costerebbe al socio ottenere lo stesso godimento da un terzo indipendente; se paga meno, la differenza e tassata.
    • Corrispettivo adeguato = nessun effetto: se il socio paga un corrispettivo pari al valore di mercato del godimento, non si produce alcuna componente reddituale aggiuntiva ne per il socio ne per la societa.

    Cosa succede quando un socio usa un bene dell'azienda per uso personale

    Molte societa mettono a disposizione dei soci beni che in realta vengono usati per scopi personali: l’auto aziendale usata come vettura di famiglia, l’appartamento di proprieta della srl in cui il socio ci abita, il natante intestato alla societa che il titolare usa per le vacanze. Dal punto di vista fiscale questo non e una zona grigia: la legge prevede regole precise, stabilite dall’art. 2 del decreto legge 138/2011 e dall’art. 67, comma 1, lettera h-ter del TUIR.

    Il meccanismo e il seguente. Si calcola quanto varrebbe sul mercato libero il diritto di godimento di quel bene per quel periodo. Se il socio paga alla societa un corrispettivo inferiore a questo valore di mercato, la differenza – cioe il ‘vantaggio’ ricevuto – diventa un reddito diverso tassabile in capo al socio o al suo familiare utilizzatore. Non si tratta di un compenso in natura da lavoro dipendente (che avrebbe altre regole), ma di un reddito della categoria ‘redditi diversi’.

    Dal lato della societa, la regola e speculare: i costi relativi al bene concesso in godimento a condizioni non di mercato sono indeducibili. Se la societa deduce quote di ammortamento, carburante, assicurazione e manutenzione di un’auto che in realta usa il socio per scopi personali, quei costi vengono disconosciuti. L’indeducibilita si applica nella misura in cui il bene e usato per finalita estranee all’impresa.

    Oltre alle conseguenze reddituali, esiste un obbligo formale: la societa deve comunicare all’Agenzia delle Entrate i dati dei beni concessi in godimento ai soci o ai loro familiari e il corrispettivo eventualmente pagato. La mancata comunicazione espone la societa a sanzioni.

    Beni aziendali in godimento ai soci – effetti fiscali (art. 67 TUIR e art. 2 DL 138/2011)
    Soggetto Effetto fiscale Condizione
    Socio utilizzatore Reddito diverso pari alla differenza tra valore di mercato del godimento e corrispettivo pagato Solo se il corrispettivo e inferiore al valore di mercato
    Societa concedente Indeducibilita dei costi relativi al bene nella misura dell'uso extraimprenditoriale Solo se il corrispettivo e inferiore al valore di mercato
    Societa concedente Obbligo di comunicazione all'Agenzia delle Entrate con dati del bene e del socio Sempre, indipendentemente dal corrispettivo pagato
    Socio che paga a valore di mercato Nessun reddito diverso, nessuna indeducibilita per la societa Corrispettivo = valore di mercato del godimento

    Esempio pratico

    • Alfa SRL possiede un appartamento a Roma. Il valore di mercato del canone di locazione per quell’immobile e 1.500 euro al mese, pari a 18.000 euro annui. Il socio Tizio lo abita e paga alla societa un corrispettivo simbolico di 200 euro al mese (2.400 euro annui). La differenza e 18.000 – 2.400 = 15.600 euro: questa somma costituisce reddito diverso per Tizio, che la deve dichiarare nella propria dichiarazione dei redditi (modello 730 o Redditi PF). Per Alfa SRL, i costi relativi all’immobile (IMU, spese condominiali, manutenzione, eventuale ammortamento) sono indeducibili nella misura corrispondente all’uso del socio. Alfa SRL e inoltre obbligata a comunicare all’AdE il dato del bene e del corrispettivo.

    Documenti necessari

    • Contratto o accordo scritto tra la societa e il socio che regola le condizioni di godimento e il corrispettivo
    • Documentazione del valore di mercato del godimento (perizia, valutazione, comparabili di mercato)
    • Ricevute del corrispettivo pagato dal socio alla societa
    • Comunicazione inviata all’Agenzia delle Entrate (modello telematico beni in godimento ai soci)
    • Estratto conto dei costi sostenuti dalla societa per il bene (ammortamenti, manutenzione, utenze, assicurazione)

    Alfa SRL: auto aziendale usata dal socio Tizio anche per uso privato

    Scenario. Alfa SRL ha in flotta un’autovettura di lusso. Il valore di mercato del noleggio di quel veicolo per uso privato sarebbe di 800 euro al mese. Il socio Tizio la usa prevalentemente per scopi personali e paga alla societa 100 euro al mese. I costi annui della societa per quell’auto (ammortamento, bollo, assicurazione, manutenzione) ammontano a 12.000 euro.

    Come si applica. La differenza tra il valore di mercato del godimento (800 × 12 = 9.600 euro) e il corrispettivo pagato da Tizio (100 × 12 = 1.200 euro) e pari a 8.400 euro. Questa somma e reddito diverso per Tizio: va dichiarata nella sua dichiarazione dei redditi. Per Alfa SRL, i 12.000 euro di costi sono indeducibili nella parte riferibile all’uso privato. Se l’auto e usata esclusivamente dal socio per uso personale, tutti i 12.000 euro di costi sono indeducibili. Alfa SRL deve anche effettuare la comunicazione all’AdE.

    In pratica

    • Quantificare il valore di mercato del godimento consultando listini di noleggio a lungo termine per veicoli analoghi
    • Aumentare il corrispettivo al livello di mercato per eliminare la componente di reddito diverso e recuperare la deducibilita dei costi
    • Effettuare la comunicazione all’AdE entro i termini previsti, anche se il corrispettivo e adeguato al mercato

    Beta SNC: immobile sociale usato dal socio Tizio come ufficio e abitazione

    Scenario. Beta SNC possiede un immobile che in parte e usato come ufficio della societa (40% della superficie) e in parte e abitato dal socio Tizio a titolo gratuito (60% della superficie). Il valore di mercato del canone per la sola parte abitativa e 800 euro al mese, 9.600 euro annui. Tizio non paga nulla per quella parte.

    Come si applica. Poiche Tizio non paga alcun corrispettivo, la differenza e pari all’intero valore di mercato del godimento: 9.600 euro annui di reddito diverso in capo a Tizio. Per Beta SNC, i costi relativi al 60% dell’immobile usato da Tizio (quota di ammortamento, spese condominiali, utenze pagate dalla societa) sono indeducibili. I costi relativi al 40% usato come ufficio rimangono invece deducibili secondo le regole ordinarie. Beta SNC deve comunicare all’AdE il dato del bene e l’assenza di corrispettivo.

    In pratica

    • Tenere separata la contabilita analitica dei costi per la parte dell’immobile ad uso imprenditoriale e per quella ad uso del socio
    • Valutare se stipulare un contratto di locazione a prezzo di mercato con il socio per eliminare l’indeducibilita e il reddito diverso
    • Ricordare che l’obbligo di comunicazione all’AdE sussiste indipendentemente dal corrispettivo (anche se e zero)

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Cosa si intende per 'valore di mercato del diritto di godimento'?

    E il corrispettivo che si pagherebbe sul mercato per ottenere lo stesso diritto di usare quel bene da un soggetto indipendente. Per un’auto e assimilabile al canone di noleggio a lungo termine; per un immobile al canone di locazione di mercato. E questo valore che va confrontato con cio che il socio paga effettivamente alla societa.

    Se il socio paga il giusto prezzo di mercato, ci sono comunque conseguenze fiscali?

    No. Se il corrispettivo pagato dal socio e uguale o superiore al valore di mercato del godimento, non si produce alcun reddito diverso per il socio e i costi restano deducibili per la societa. L’obbligo di comunicazione all’AdE, pero, rimane anche in questo caso.

    L'indeducibilita dei costi vale per tutti i beni o solo per alcuni?

    La norma si applica a qualsiasi bene dell’impresa concesso in godimento al socio o a un suo familiare: autovetture, immobili, imbarcazioni, aeromobili e in generale qualsiasi bene per il quale vi sia un valore di mercato del godimento determinabile. Non riguarda i beni strumentali usati esclusivamente per l’attivita d’impresa.

    Quali sono le sanzioni per la mancata comunicazione all'AdE?

    La mancata o tardiva comunicazione dei beni in godimento ai soci espone la societa a sanzioni amministrative. I dati comunicati sono inoltre usati dall’Agenzia delle Entrate per i controlli incrociati con le dichiarazioni dei soci.

    Come si dichiara il reddito diverso da beni aziendali in godimento?

    Il socio deve indicare il reddito diverso nella propria dichiarazione dei redditi (nel quadro D del modello 730 o nel quadro RL del modello Redditi PF) come reddito diverso ai sensi dell’art. 67 TUIR. L’importo e pari alla differenza tra il valore di mercato del godimento e il corrispettivo effettivamente pagato.

  • Art. 28 D.Lgs. 151/2001 – Congedo di paternità alternativo

    Art. 28 D.Lgs. 151/2001 – Congedo di paternità alternativo

    D.Lgs. 26 marzo 2001, n. 151 – T.U. tutela e sostegno della maternità e paternità

    1. Il padre lavoratore dipendente ha diritto al congedo di paternità, per il periodo corrispondente a quello di maternità o per il suo residuo, nelle ipotesi in cui:

    a) la madre sia morta o gravemente inferma;

    b) il figlio sia affidato esclusivamente al padre.

    2. Il congedo di paternità si prolunga, fino a cinque mesi, in applicazione delle disposizioni di cui all’articolo 16, lettere a), b), c) e d), nei casi previsti dalla lettera a) del comma 1.

  • Logopedista: le sedute si possono detrarre?

    In sintesi

    • Detrazione del 19% per le spese di logopedia sostenute nel 2025, da indicare nel rigo E1 del modello 730 tra le spese sanitarie.
    • Franchigia di 129,11 euro: la detrazione si calcola solo sulla parte di spesa sanitaria complessiva che supera questa soglia.
    • Pagamento tracciabile obbligatorio: bonifico, carta di credito o bancomat. Eccezione per strutture pubbliche o private accreditate al SSN.
    • Spesa detraibile anche per i familiari a carico: coniuge, figli e altri familiari fiscalmente a carico del dichiarante.
    • Voce aggiuntiva per DSA: se il figlio ha un disturbo specifico dell’apprendimento, possono spettare anche le spese per strumenti compensativi e sussidi tecnici (codice 44, rigo E8-E10).
    • Spese rimborsate escluse: l’importo eventualmente rimborsato dalla mutua o dal fondo sanitario aziendale non si può detrarre.

    Come funziona la detrazione per le spese di logopedia

    Le sedute di logopedia rientrano tra le prestazioni sanitarie detraibili nella dichiarazione dei redditi. Se nel 2025 hai sostenuto spese per un logopedista – per te o per un tuo familiare a carico – puoi recuperare il 19% della spesa attraverso il modello 730 o il modello Redditi PF.

    Come per tutte le spese sanitarie ordinarie, esiste una franchigia di 129,11 euro: si tratta della parte di spesa che resta sempre a tuo carico e non entra nel calcolo della detrazione. La detrazione del 19% si applica solo all’importo che supera questa soglia, considerando il totale delle spese sanitarie dell’anno, non ogni voce separatamente.

    Le spese di logopedia vanno indicate nel rigo E1 del quadro E del modello 730. Chi ti aiuta con la dichiarazione – il CAF, il commercialista o il datore di lavoro che fa da sostituto d’imposta – calcola automaticamente la detrazione. Le spese sanitarie sono esplicitamente escluse dal ‘riordino delle detrazioni’ introdotto dalla legge di Bilancio 2025, quindi non subiscono i tagli previsti per chi ha un reddito superiore a 75.000 euro.

    Un caso frequente riguarda i bambini con disturbi del linguaggio o con diagnosi di DSA (disturbo specifico dell’apprendimento). Per questi casi, oltre alla detrazione ordinaria delle spese sanitarie, può spettare una voce aggiuntiva dedicata agli strumenti compensativi e ai sussidi tecnici informatici, da indicare nel rigo E8-E10 con il codice 44. Le due detrazioni riguardano spese diverse e non si sovrappongono.

    Detrazione logopedista: riepilogo dei parametri principali
    Voce Importo / Regola
    Aliquota di detrazione 19%
    Franchigia (quota a tuo carico) 129,11 euro
    Rigo del 730 E1 (Spese sanitarie)
    Pagamento accettato Tracciabile (carta, bonifico, bancomat)
    Eccezione pagamento tracciabile Strutture pubbliche o accreditate SSN
    Voce aggiuntiva DSA (strumenti compensativi) Rigo E8-E10, codice 44

    Esempio pratico

    • Caio ha un figlio di 9 anni con difficoltà nel linguaggio. Nel 2025 ha pagato 12 sedute di logopedia da 50 euro ciascuna, per un totale di 600 euro, con bonifico bancario. Ha anche sostenuto altre spese sanitarie per 200 euro (visite mediche). Il totale delle spese sanitarie da indicare nel rigo E1 è 800 euro. Il CAF sottrae la franchigia: 800 – 129,11 = 670,89 euro. La detrazione del 19% è pari a circa 127,47 euro. Se il figlio avesse anche una diagnosi di DSA, Caio potrebbe indicare separatamente le eventuali spese per strumenti compensativi nel rigo E8-E10 (codice 44), che segue regole diverse.

    Documenti necessari

    • Fattura o ricevuta fiscale intestata al contribuente o al figlio a carico, con indicazione del professionista (logopedista), della prestazione resa e del codice fiscale del paziente
    • Ricevuta del pagamento tracciabile: estratto conto, ricevuta bonifico, ricevuta di pagamento con carta di credito o bancomat
    • Per i figli con DSA che vogliono detrarre strumenti compensativi: certificazione della diagnosi DSA rilasciata da struttura pubblica o privata accreditata, fattura degli strumenti acquistati
    • Eventuale prescrizione medica o documentazione clinica, utile a dimostrare la natura sanitaria della prestazione in caso di controllo fiscale

    Sedute di logopedia per un bambino con ritardo del linguaggio

    Scenario. Tizio ha un figlio di 6 anni con ritardo nel linguaggio. Nel 2025 ha pagato 20 sedute di logopedia presso uno studio privato, per un totale di 800 euro, con carta di credito. Il logopedista ha rilasciato fattura con nome, codice fiscale del bambino e descrizione della prestazione.

    Come si applica. La spesa è detraibile al 19% come prestazione sanitaria. Tizio indica gli 800 euro nel rigo E1 del proprio 730, insieme a tutte le altre spese sanitarie dell’anno. La franchigia di 129,11 euro si applica una volta sola sul totale. Il figlio è fiscalmente a carico, quindi la detrazione spetta a Tizio anche se la fattura è intestata al bambino.

    In pratica

    • Conserva le fatture con il nome del logopedista e la descrizione della prestazione.
    • Tieni le ricevute del pagamento con carta: servono a dimostrare la tracciabilità.
    • Somma tutte le spese sanitarie del 2025 nel rigo E1: la franchigia di 129,11 euro si applica una volta sola sull’importo totale.

    Figlio con diagnosi di DSA: due detrazioni possibili

    Scenario. Caio ha una figlia di 12 anni con diagnosi di DSA (dislessia), certificata dalla ASL. Nel 2025 ha pagato 600 euro di logopedia (pagamento con bonifico) e ha acquistato per 400 euro un software di sintesi vocale indicato nella diagnosi come strumento compensativo.

    Come si applica. Caio può detrarre i 600 euro di logopedia nel rigo E1, insieme alle altre spese sanitarie. Per il software compensativo (400 euro) può utilizzare la voce specifica prevista per i DSA (rigo E8-E10, codice 44), che riguarda l’acquisto di strumenti compensativi e sussidi tecnici informatici necessari all’apprendimento ai sensi della legge 170/2010. Le due voci sono distinte e cumulabili.

    In pratica

    • Le spese di logopedia (prestazione sanitaria) vanno nel rigo E1 come spese sanitarie.
    • Le spese per strumenti compensativi DSA (software, dispositivi specifici) vanno nel rigo E8-E10 con codice 44: sono una voce separata.
    • Per il codice 44 è necessaria la diagnosi ufficiale DSA e la fattura dello strumento acquistato; il pagamento deve essere tracciabile.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Quanto si detrae per le spese di logopedista?

    Si detrae il 19% della spesa che supera la franchigia di 129,11 euro. La franchigia si applica sul totale delle spese sanitarie dell’anno, non su ogni singola voce. Se ad esempio hai 800 euro di spese sanitarie totali, la detrazione è il 19% di (800 – 129,11) = circa 127 euro.

    Serve la prescrizione medica per detrarre la logopedia?

    Non è obbligatoria ai fini fiscali, ma la fattura deve indicare la figura professionale (logopedista) e la prestazione resa. Avere una prescrizione o un’indicazione clinica è comunque utile a documentare la natura sanitaria in caso di controllo.

    Posso detrarre la logopedia per mio figlio se la fattura è a suo nome?

    Sì. Se il figlio è fiscalmente a carico, la detrazione spetta al genitore che ha effettivamente pagato, anche se la fattura è intestata al figlio. Se entrambi i genitori hanno contribuito, ciascuno detrae la quota che ha effettivamente sostenuto.

    Cosa significa DSA e quali spese aggiuntive si possono detrarre?

    DSA sta per disturbo specifico dell’apprendimento (dislessia, disgrafia, discalculia, ecc.). Oltre alla detrazione sanitaria ordinaria per le sedute di logopedia, chi ha un figlio con diagnosi DSA certificata può detrarre separatamente le spese per strumenti compensativi e sussidi tecnici informatici previsti dalla legge 170/2010, indicandole nel rigo E8-E10 con codice 44.

    Posso pagare il logopedista in contanti e detrarre la spesa?

    No, se il logopedista opera in uno studio privato non accreditato al SSN. Dal 2020 la detrazione del 19% spetta solo se il pagamento è tracciabile (bonifico, carta, bancomat). L’unica eccezione riguarda strutture pubbliche o strutture private convenzionate con il Servizio Sanitario Nazionale.

    Le spese di logopedia rientrano nel riordino delle detrazioni per redditi alti?

    No. Le spese sanitarie sono espressamente escluse dal riordino delle detrazioni introdotto dalla legge di Bilancio 2025. Anche chi ha un reddito superiore a 75.000 euro può detrarre per intero le spese sanitarie, comprese quelle di logopedia.

    Vedi anche: Detrazione spese mediche, Spese mediche all’estero, Spese mediche specialistiche, Franchigia spese sanitarie, Spese mediche oltre 15.493 euro e Spese mediche per patologie esenti.

Informazione di carattere generale. I calcoli e le indicazioni di questa pagina hanno finalità divulgativa e si basano sulle fonti ufficiali indicate nel metodo editoriale. Non sostituiscono il parere di un professionista abilitato: per la valutazione del caso concreto è necessario rivolgersi a un avvocato, a un commercialista o a un consulente iscritto al proprio albo.