Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

Profilo LinkedIn ›

I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Art. 56 D.Lgs. 159/2011 – Rapporti pendenti

    Art. 56 D.Lgs. 159/2011 – Rapporti pendenti

    D.Lgs. 6 settembre 2011, n. 159 – Codice antimafia

    2. Il contraente può mettere in mora l'amministratore giudiziario, facendosi assegnare dal giudice delegato un termine non superiore a sessanta giorni, decorso il quale il contratto si intende risolto.

    3. Se dalla sospensione di cui al comma 1 può derivare un danno grave al bene o all'azienda, il giudice delegato autorizza, entro trenta giorni dall'esecuzione del sequestro, la provvisoria esecuzione dei rapporti pendenti. L'autorizzazione perde efficacia a seguito della dichiarazione prevista dal comma 1.

    4. La risoluzione del contratto in forza di provvedimento del giudice delegato fa salvo il diritto al risarcimento del danno nei soli confronti del proposto e il contraente ha diritto di far valere nel passivo il credito conseguente al mancato adempimento secondo le disposizioni previste al capo II del presente titolo

    5. In caso di scioglimento del contratto preliminare di vendita immobiliare, trascritto ai sensi dell' articolo 2645-bis del codice civile , l'acquirente ha diritto di far valere il proprio credito secondo le disposizioni del capo II del presente titolo e gode del privilegio previsto nell' articolo 2775-bis del codice civile a condizione che gli effetti della trascrizione del contratto preliminare non siano cessati anteriormente alla data del sequestro. Al promissario acquirente non è dovuto alcun risarcimento o indennizzo.

  • Art. 44 D.Lgs. 159/2011 – Gestione dei beni confiscati

    Art. 44 D.Lgs. 159/2011 – Gestione dei beni confiscati

    D.Lgs. 6 settembre 2011, n. 159 – Codice antimafia

    1. L'Agenzia gestisce i beni confiscati anche in via non definitiva dal decreto di confisca della corte di appello, ai sensi dell' articolo 20 della legge 23 dicembre 1993, n. 559 , e, in quanto applicabile, dell'articolo 40 del presente decreto, nonché sulla base degli indirizzi e delle linee guida adottati dal Consiglio direttivo dell'Agenzia medesima ai sensi dell'articolo 112, comma 4, lettera d). Essa provvede al rimborso ed all'anticipazione delle spese, nonché alla liquidazione dei compensi che non trovino copertura nelle risorse della gestione, anche avvalendosi di apposite aperture di credito disposte, a proprio favore, sui fondi dello specifico capitolo istituito nello stato di previsione della spesa del Ministero dell'economia e delle finanze, salva, in ogni caso, l'applicazione della normativa di contabilità generale dello Stato e del decreto del Presidente della Repubblica 20 aprile 1994, n. 367 .

    2. L'Agenzia richiede al giudice delegato il nulla osta al compimento degli atti di cui all'articolo 40, comma 3.

    2-bis. Per il recupero e la custodia dei veicoli a motore e dei natanti confiscati, l'Agenzia applica le tariffe stabilite con il decreto del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, emanato ai sensi dell'articolo 59 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115 . Ferme restando le tariffe stabilite dal periodo precedente, l'Agenzia può avvalersi di aziende da essa amministrate operanti nello specifico settore.

    2-ter. L'Agenzia, dopo il decreto di confisca della Corte di appello, provvede alla comunicazione di cui all'articolo 41, comma 5-bis, previo nulla osta del giudice delegato .

  • Art. 43 D.Lgs. 159/2011 – Rendiconto di gestione

    Art. 43 D.Lgs. 159/2011 – Rendiconto di gestione

    D.Lgs. 6 settembre 2011, n. 159 – Codice antimafia

    1. All'esito della procedura, e comunque dopo i provvedimenti di confisca di primo e di secondo grado, entro sessanta giorni dal deposito di ciascuno dei medesimi provvedimenti , l'amministratore giudiziario presenta al giudice delegato il conto della gestione, tenuto conto dei criteri fissati dall'articolo 37, comma 5.

    2. Il conto della gestione espone in modo completo e analitico le modalità e i risultati della gestione e contiene, tra l'altro, l'indicazione delle somme pagate e riscosse, la descrizione analitica dei cespiti e il saldo finale. Al conto sono essere allegati i documenti giustificativi, le relazioni periodiche sull'amministrazione e il registro delle operazioni effettuate. In caso di irregolarità o di incompletezza, il giudice delegato invita l'amministratore giudiziario ad effettuare, entro il termine indicato, le opportune integrazioni o modifiche.

    3. Verificata la regolarità del conto, il giudice delegato ne ordina il deposito in cancelleria, unitamente ai documenti allegati, assegnando in calce allo stesso termine per la presentazione di eventuali osservazioni e contestazioni. Del deposito è data immediata comunicazione agli interessati, al pubblico ministero e all'Agenzia.

    4. Se non sorgono o non permangono contestazioni, che debbono a pena di inammissibilità essere specifiche e riferite a singole voci contabili e non possono in ogni caso avere ad oggetto i criteri e i risultati di gestione, il giudice delegato lo approva; altrimenti fissa l'udienza di comparizione dinanzi al collegio, che in esito a procedimento in camera di consiglio approva il conto o invita l'amministratore giudiziario a sanarne le irregolarità con ordinanza esecutiva, notificata all'interessato e comunicata al pubblico ministero.

    5. Avverso l'ordinanza di cui al comma 4 è ammesso ricorso per cassazione entro i dieci giorni dalla notificazione o comunicazione.

    5-bis. Dopo il conferimento di cui all'articolo 38, comma 3, l'Agenzia provvede al rendiconto ai sensi dei commi precedenti qualora la confisca venga revocata. In caso di confisca definitiva l'Agenzia trasmette al giudice delegato una relazione sull'amministrazione dei beni, esponendo le somme pagate e riscosse, le spese sostenute e il saldo finale, con l'indicazione dei limiti previsti dall'articolo 53. In tale ultimo caso, il giudice delegato, all'esito degli eventuali chiarimenti richiesti, prende atto della relazione

  • Art. 71 D.Lgs. 159/2011 – Circostanza aggravante

    Art. 71 D.Lgs. 159/2011 – Circostanza aggravante

    D.Lgs. 6 settembre 2011, n. 159 – Codice antimafia

    1. Le pene stabilite per i delitti previsti dagli articoli 270-bis, 270-ter, 270-quater, 270-quater.1, 270-quinquies, 314, 316, 316-bis, 316-ter, 317, 318, 319, 319-ter, 319-quater, 320, 321, 322, 322-bis, 336, 338, 353, 377, terzo comma, 378, 379, 416, 416-bis, 416-ter, 418, 424, 435, 513-bis, 575, 582, 600, 601, 602, 605, 610, 611, 612, 628, 629, 630, 632, 633, 634, 635, 636, 637, 638, 640-bis, 648-bis, 648-ter, del codice penale , nonché per i delitti di cui all' articolo 4-bis della legge 18 aprile 1975, n. 110 , e per quelli commessi con le finalità di terrorismo di cui all' articolo 270-sexies del codice penale , sono aumentate da un terzo alla metà e quelle stabilite per le contravvenzioni di cui agli articoli 695, primo comma, 696, 697, 698, 699 del codice penale sono aumentate nella misura di cui al secondo comma dell'articolo 99 del codice penale se il fatto è commesso da persona sottoposta con provvedimento definitivo ad una misura di prevenzione personale durante il periodo previsto di applicazione e sino a tre anni dal momento in cui ne è cessata l'esecuzione.

    2. In ogni caso si procede d'ufficio e quando i delitti di cui al comma 1, per i quali è consentito l'arresto in flagranza, sono commessi da persone sottoposte alla misura di prevenzione, la polizia giudiziaria può procedere all'arresto anche fuori dei casi di flagranza.

    3. Alla pena è aggiunta una misura di sicurezza detentiva.

  • Art. 55 D.Lgs. 159/2011 – Azioni esecutive

    Art. 55 D.Lgs. 159/2011 – Azioni esecutive

    D.Lgs. 6 settembre 2011, n. 159 – Codice antimafia

    1. A seguito del sequestro non possono essere iniziate o proseguite azioni esecutive. I beni già oggetto di esecuzione sono presi in consegna dall'amministratore giudiziario.

    2. Le procedure esecutive già pendenti sono sospese sino alla conclusione del procedimento di prevenzione. Le procedure esecutive si estinguono in relazione ai beni per i quali interviene un provvedimento definitivo di confisca. In caso di dissequestro, la procedura esecutiva deve essere iniziata o riassunta entro il termine di un anno dall'irrevocabilità del provvedimento che ha disposto la restituzione del bene.

    3. Se il sequestro riguarda beni oggetto di domande giudiziali precedentemente trascritte, aventi ad oggetto il diritto di proprietà ovvero diritti reali o personali di godimento o di garanzia sul bene, il terzo, che sia parte del giudizio, è chiamato ad intervenire nel procedimento di prevenzione ai sensi degli articoli 23 e 57; il giudizio civile è sospeso sino alla conclusione del procedimento di prevenzione

    4. In caso di revoca definitiva del sequestro o della confisca per motivi diversi dalla pretesa originariamente fatta valere in sede civile dal terzo chiamato ad intervenire, il giudizio civile deve essere riassunto entro un anno dalla revoca.

  • Art. 42 D.Lgs. 159/2011 – Disciplina delle spese, dei compensi e dei rimborsi

    Art. 42 D.Lgs. 159/2011 – Disciplina delle spese, dei compensi e dei rimborsi

    D.Lgs. 6 settembre 2011, n. 159 – Codice antimafia

    1. Le spese necessarie o utili per la conservazione e l'amministrazione dei beni sono sostenute dall'amministratore giudiziario mediante prelevamento dalle somme riscosse a qualunque titolo ovvero sequestrate, confiscate o comunque nella disponibilità del procedimento.

    2. Se dalla gestione dei beni sequestrati o confiscati non è ricavabile denaro sufficiente per il pagamento delle spese di cui al comma 1, le stesse sono anticipate dallo Stato, con diritto al recupero nei confronti del titolare del bene in caso di revoca del sequestro o della confisca.

    3. Nel caso sia disposta la confisca dei beni, le somme per il pagamento dei compensi spettanti all'amministratore giudiziario, per il rimborso delle spese sostenute per i coadiutori e quelle di cui all'articolo 35, comma 9, sono inserite nel conto della gestione; qualora la confisca non venga disposta, ovvero le disponibilità del predetto conto non siano sufficienti per provvedere al pagamento delle anzidette spese, le somme occorrenti sono anticipate, in tutto o in parte, dallo Stato, senza diritto al recupero. Se il sequestro o la confisca sono revocati, le somme suddette sono poste a carico dello Stato.

    4. La determinazione dell'ammontare del compenso, la liquidazione dello stesso e del trattamento di cui all'articolo 35, comma 8, nonché il rimborso delle spese sostenute per i coadiutori, sono disposti con decreto motivato del tribunale, su relazione del giudice delegato. Il compenso degli amministratori giudiziari è liquidato sulla base delle tabelle allegate al decreto di cui all' articolo 8 del decreto legislativo 4 febbraio 2010, n. 14 .

    5. Le liquidazioni e i rimborsi di cui al comma 4 sono fatti prima della redazione del conto finale. In relazione alla durata dell'amministrazione e per gli altri giustificati motivi il tribunale concede, su richiesta dell'amministratore giudiziario e sentito il giudice delegato, acconti sul compenso finale. Il tribunale dispone in merito agli adempimenti richiesti entro cinque giorni dal ricevimento della richiesta.

    6. I provvedimenti di liquidazione o di rimborso sono comunicati all'amministratore giudiziario mediante avviso di deposito del decreto in cancelleria e all'Agenzia per via telematica.

    7. Entro venti giorni dalla comunicazione dell'avviso, l'amministratore giudiziario può proporre ricorso avverso il provvedimento che ha disposto la liquidazione o il rimborso. La corte d'appello decide sul ricorso in camera di consiglio, previa audizione del ricorrente, entro quindici giorni dal deposito del ricorso. Se il provvedimento impugnato è stato emesso dalla corte d'appello, sul ricorso decide la medesima corte in diversa composizione.

  • Compensi dei professionisti dalla PA 2026: cosa cambia con l’art. 48-bis, esempio

    In sintesi

    • Dal 15 giugno 2026, la verifica ex art. 48-bis DPR 602/73 si applica anche ai pagamenti fino a 5.000 euro
    • Riguarda i compensi di lavoro autonomo ai sensi dell’art. 54 TUIR, incluso il patrocinio a spese dello Stato
    • La PA deve verificare se il beneficiario è inadempiente a cartelle di pagamento di qualunque importo
    • In caso di morosità: pagamento all’agente della riscossione fino a concorrenza del debito
    • L’efficacia operativa decorre dal 15 giugno 2026; la norma è in vigore dal 1° gennaio 2026

    Cosa prevede la Legge di Bilancio 2026

    Il comma 725 della legge di bilancio 2026 (L. 199/2025) inserisce il comma 1-ter nell’art. 48-bis del DPR 29 settembre 1973, n. 602. Dal 15 giugno 2026, le pubbliche amministrazioni sono tenute a verificare l’eventuale inadempienza da cartella di qualunque ammontare prima di pagare compensi di lavoro autonomo (art. 54 TUIR) anche sotto la soglia dei 5.000 euro, con obbligo di pagare direttamente all’agente della riscossione fino a concorrenza del debito.

    Approfondimento normativo completo: Comma 725 LB 2026: art. 48-bis DPR 602/73 e compensi professionisti.

    La nuova verifica per i compensi professionali erogati dalla PA dal 2026

    Il comma 725 della legge di bilancio 2026 interviene sull’art. 48-bis del DPR 29 settembre 1973, n. 602, inserendo un nuovo comma 1-ter che estende in modo significativo l’ambito applicativo della verifica di morosità obbligatoria. Sino al 14 giugno 2026, tale verifica era prevista solo per pagamenti di importo pari o superiore a 5.000 euro. A decorrere dal 15 giugno 2026, la soglia viene eliminata per i compensi di lavoro autonomo: qualunque pagamento effettuato dalla PA a un professionista richiede la preventiva verifica presso l’agente della riscossione.

    La norma si rivolge ai soggetti indicati nel comma 1 dell’art. 48-bis – in primo luogo le pubbliche amministrazioni di cui all’art. 1, comma 2, del D.Lgs. n. 165/2001 – e trova applicazione in relazione alle somme di cui all’art. 54 TUIR: si tratta dei compensi percepiti nell’esercizio di arti e professioni, anche quando derivano da incarichi conferiti in favore di persone ammesse al patrocinio a spese dello Stato. La nuova disposizione incide quindi su una platea molto ampia di professionisti che lavorano stabilmente con le amministrazioni pubbliche.

    In caso di esito positivo della verifica – cioè quando risulta che il beneficiario è inadempiente all’obbligo di versamento derivante da una o più cartelle di pagamento di qualunque ammontare – la PA è tenuta a pagare direttamente all’agente della riscossione l’importo del debito fino a concorrenza delle somme dovute al professionista. L’eccedenza viene corrisposta al professionista. Il meccanismo si attiva in base all’esito della verifica, senza necessità di una pronuncia giudiziaria o di un provvedimento aggiuntivo.

    Cosa deve fare il professionista prima di emettere parcella alla PA

    • Verificare la propria posizione debitoria presso l’agente della riscossione (Agenzia delle Entrate-Riscossione)
    • Regolarizzare eventuali cartelle di pagamento inevase, anche di importo ridotto, prima del 15 giugno 2026
    • Richiedere, se del caso, la rateizzazione del debito prima della data di efficacia operativa della norma
    • Informare il responsabile amministrativo della PA committente dell’eventuale presenza di cartelle
    • Consultare un commercialista per pianificare la gestione dei debiti tributari pregressi prima della nuova scadenza

    Caso 1: Tizio, avvocato con parcella da 3.000 euro e cartella inevasa

    Scenario. Tizio è un avvocato iscritto all’albo che nel luglio 2026 riceve un pagamento di 3.000 euro da un comune per una consulenza legale. L’importo è inferiore alla precedente soglia di 5.000 euro, ma la nuova norma si applica già dal 15 giugno 2026. Il comune, prima di disporre il pagamento, effettua la verifica ex art. 48-bis, comma 1-ter, e riscontra che Tizio ha una cartella di pagamento inevasa di 1.800 euro.

    Come si legge in pratica. Il comune è obbligato a pagare 1.800 euro direttamente all’agente della riscossione, a concorrenza del debito risultante dalla verifica. I restanti 1.200 euro vengono corrisposti a Tizio. Il meccanismo si attiva automaticamente in base all’esito della verifica, senza necessità di ulteriori procedimenti. Tizio avrebbe potuto evitare questa situazione regolarizzando la cartella o richiedendone la rateizzazione prima del 15 giugno 2026. Da quella data, anche i pagamenti sotto soglia sono soggetti alla verifica.

    Riepilogo Caso 1

    • Compenso dovuto dalla PA: 3.000 euro (sotto la precedente soglia di 5.000 euro)
    • Cartella inevasa risultante dalla verifica: 1.800 euro
    • Pagamento all’agente della riscossione: 1.800 euro
    • Pagamento al professionista: 1.200 euro
    • Norma applicata: art. 48-bis, comma 1-ter, DPR 602/73, introdotto dal comma 725 LB 2026

    Caso 2: Caia, consulente del lavoro senza debiti con il fisco

    Scenario. Caia è una consulente del lavoro che nel settembre 2026 emette una parcella di 2.500 euro a favore di un ente pubblico per un’attività di assistenza nella gestione del personale. L’ente effettua la verifica obbligatoria ex art. 48-bis, comma 1-ter. L’esito della verifica è negativo: Caia non risulta inadempiente ad alcuna cartella di pagamento.

    Come si legge in pratica. Poiché la verifica dà esito negativo, l’ente pubblico paga l’intero importo di 2.500 euro direttamente a Caia, senza alcun trattenimento a favore dell’agente della riscossione. La verifica rimane un adempimento obbligatorio per l’ente, ma non produce effetti sul pagamento quando il professionista è in regola con i propri obblighi. Caia non deve fare nulla di diverso rispetto al passato, se non essere consapevole che dal 15 giugno 2026 la verifica avviene anche per compensi inferiori a 5.000 euro.

    Riepilogo Caso 2

    • Compenso dovuto dalla PA: 2.500 euro
    • Esito verifica art. 48-bis, comma 1-ter: nessuna cartella inevasa
    • Pagamento all’agente della riscossione: 0 euro
    • Pagamento al professionista: 2.500 euro (importo integrale)
    • Effetto pratico: nessuno, grazie alla posizione regolare del professionista

    Caso 3: Sempronio, commercialista con debito superiore al compenso

    Scenario. Sempronio è un commercialista che riceve un pagamento di 1.500 euro da un’azienda sanitaria locale per una consulenza fiscale. La verifica ex art. 48-bis rivela che Sempronio ha cartelle di pagamento inevase per un totale di 4.000 euro, quindi un importo superiore al compenso dovuto. La PA deve applicare il meccanismo previsto dal comma 725 LB 2026.

    Come si legge in pratica. Poiché il debito di Sempronio (4.000 euro) è superiore al compenso dovuto (1.500 euro), la PA versa l’intero importo di 1.500 euro all’agente della riscossione, fino a concorrenza del debito risultante dalla verifica. A Sempronio non viene corrisposto nulla in questa occasione. Il debito residuo (2.500 euro) rimane a carico di Sempronio e sarà oggetto dei normali strumenti di riscossione. La norma si applica a cartelle di qualunque ammontare, come espressamente previsto dal comma 725 LB 2026.

    Riepilogo Caso 3

    • Compenso dovuto dalla PA: 1.500 euro
    • Debito da cartelle inevase: 4.000 euro (superiore al compenso)
    • Pagamento all’agente della riscossione: 1.500 euro (intero compenso, fino a concorrenza)
    • Pagamento al professionista: 0 euro
    • Debito residuo non coperto dal compenso: 2.500 euro (soggetto a ordinaria riscossione)

    Quando conviene una verifica

    Hai compensi pendenti da una PA e cartelle non regolarizzate? Un esperto può aiutarti a gestire la tua posizione prima del 15 giugno 2026. Parla con un commercialista.

    Norme e fonti collegate

    Domande frequenti

    Dal quando si applica la nuova verifica per i compensi professionali sotto 5.000 euro?

    La nuova verifica ex art. 48-bis, comma 1-ter, DPR 602/73, introdotta dal comma 725 della legge di bilancio 2026 (L. 199/2025), ha efficacia operativa a decorrere dal 15 giugno 2026. La norma è formalmente in vigore dal 1° gennaio 2026, ma l’applicazione pratica ai pagamenti è fissata al 15 giugno 2026. Prima di questa data, la soglia dei 5.000 euro continuava ad applicarsi per la verifica di morosità.

    Quali professionisti sono interessati dalla nuova norma?

    La norma riguarda i titolari di compensi di lavoro autonomo ai sensi dell’art. 54 del TUIR: avvocati, commercialisti, consulenti del lavoro, ingegneri, architetti e ogni altro esercente arti e professioni che riceva compensi da soggetti pubblici rientranti nell’ambito dell’art. 48-bis, comma 1, DPR 602/73. È espressamente inclusa la fattispecie del patrocinio a spese dello Stato, in cui il compenso è erogato dalla PA in favore del difensore del non abbiente.

    Cosa succede se il professionista ha più cartelle, di importi diversi?

    L’art. 48-bis, comma 1-ter, come inserito dal comma 725 LB 2026, fa riferimento all’inadempienza derivante dalla notifica di «una o più cartelle di pagamento di qualunque ammontare». La verifica tiene quindi conto dell’intero debito complessivo risultante da tutte le cartelle inevase. La PA pagherà all’agente della riscossione fino a concorrenza di tale importo complessivo, e l’eventuale eccedenza sarà corrisposta al professionista.

    Il professionista può fare qualcosa per evitare la trattenuta?

    Sì. Se il professionista regolarizza il proprio debito – pagando integralmente le cartelle o ottenendo una rateizzazione ammessa – prima che la PA effettui la verifica, l’esito sarà negativo e il pagamento avverrà per intero in suo favore. È opportuno verificare la propria posizione presso l’Agenzia delle Entrate-Riscossione con anticipo rispetto alla data del pagamento, e pianificare con un commercialista le modalità di regolarizzazione.

    Il patrocinio a spese dello Stato è incluso nella nuova norma?

    Sì. Il comma 725 LB 2026 menziona esplicitamente i compensi dovuti agli esercenti arti e professioni «anche in favore di persone ammesse al patrocinio a spese dello Stato». Ciò significa che anche quando la liquidazione del compenso avviene in seguito all’ammissione al gratuito patrocinio e il pagamento è disposto dall’ufficio giudiziario o da altra PA, la verifica ex art. 48-bis, comma 1-ter, è obbligatoria a decorrere dal 15 giugno 2026.

  • Credito d’imposta agricoltura 2026: quali investimenti rientrano, caso pratico

    In sintesi

    • Base normativa: commi 454-458 L. 199/2025, attuati dai commi 459-462.
    • Decreto attuativo: MASAF-MIMIT-MEF entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge.
    • Percentuale rideterminata: 58,7839% per microimprese e PMI agricole e forestali (comma 460).
    • Registro aiuti di Stato: adempimenti europei a cura del MASAF.
    • Operatività: il credito 2026 è subordinato all’emanazione del decreto ministeriale.

    Cosa prevede la Legge di Bilancio 2026

    I commi 459-462 della legge di bilancio 2026 (L. 199/2025) intervengono sul credito d’imposta per investimenti in agricoltura e foreste (commi 454-458). Il comma 459 demanda a un decreto MASAF-MIMIT-MEF, da adottare entro 60 giorni, i criteri e le modalità attuative nel rispetto della normativa UE sugli aiuti di Stato. Il comma 460 ridetermina al 58,7839% la percentuale del credito per microimprese e PMI del settore agricolo e forestale, sulla base del provvedimento AdE del 12 dicembre 2025.

    Approfondimento normativo completo: Commi 459-462 LB 2026: credito d imposta agricoltura e foreste, attuazione.

    Il credito d'imposta per l'agricoltura 2026: una misura distinta dal credito ZES

    I commi 459-462 della legge di bilancio 2026 (L. 199/2025) non istituiscono un nuovo incentivo autonomo, ma dettano le disposizioni attuative e integrative dei commi 454-458, che riconoscono un credito d’imposta per investimenti nel settore agricolo, della pesca e delle foreste. Questa misura è distinta tanto dal credito ZES unica (commi 439-452) quanto dal credito ZES per agricoltura e pesca (commi 463-466): si applica a tutto il territorio nazionale, non solo all’area ZES del Mezzogiorno, ma richiede l’emanazione di un decreto interministeriale prima di poter essere operativa.

    Il comma 459 affida a un decreto del Ministro dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste (MASAF), di concerto con il Ministro delle imprese e del made in Italy (MIMIT) e con il Ministro dell’economia e delle finanze (MEF), il compito di stabilire i criteri e le modalità per l’attuazione del credito, con particolare attenzione alle procedure di concessione finalizzate al rispetto dei limiti di spesa. Il decreto deve essere adottato entro 60 giorni dall’entrata in vigore della L. 199/2025 (ossia entro la fine di febbraio 2026), ma fino alla sua pubblicazione il credito non è concretamente fruibile.

    Il comma 460, invece, è già immediatamente applicabile: ridetermina nella misura del 58,7839% la percentuale del credito per le microimprese e le piccole e medie imprese del settore della produzione primaria di prodotti agricoli e del settore forestale, rideterminando il provvedimento AdE del 12 dicembre 2025 (prot. n. 570047/2025). Si tratta di un aggiustamento tecnico della percentuale già fissata, non dell’introduzione di un nuovo tasso per il 2026: gli operatori che avevano pianificato sulla percentuale precedente devono aggiornare i propri calcoli.

    Requisiti e adempimenti

    • Impresa del settore agricolo, della pesca o delle foreste con investimenti ammissibili.
    • Attendere il decreto MASAF-MIMIT-MEF (entro 60 giorni dall’1 gennaio 2026) per la concreta operatività.
    • Per le microimprese e PMI: percentuale rideterminata al 58,7839% ex comma 460.
    • Rispetto dei limiti di spesa stabiliti dal comma 457 e delle procedure di concessione del decreto.
    • Iscrizione al Registro nazionale degli aiuti di Stato a cura del MASAF.

    Caso 1: Tizio, ditta individuale olivicola, Lecce

    Scenario. Tizio è un produttore oleario con 30 ettari di oliveto nel Salento, qualificato come piccola impresa ai sensi della normativa UE. Nel 2025 aveva già beneficiato del credito d’imposta agricoltura, con una percentuale del credito fissata dall’AdE. Nel 2026, con l’entrata in vigore della L. 199/2025, viene informato che la percentuale è stata rideterminata al 58,7839% dal comma 460, e che per accedere al credito per il 2026 occorre attendere il decreto MASAF-MIMIT-MEF.

    Come si legge in pratica. Il commercialista di Tizio aggiorna le proiezioni: la percentuale del 58,7839% si applica agli investimenti rientranti nel regime già definito dall’art. 16-bis e dai commi 454-458. Per gli investimenti del 2026 (ad esempio, acquisto di un nuovo frantoio da 200.000 euro) il credito teorico sarebbe pari al 58,7839% della spesa ammissibile, ma la fruizione concreta è subordinata all’emanazione del decreto ministeriale e all’apertura delle finestre di accesso che il decreto stesso definirà. Tizio è invitato a monitorare la Gazzetta Ufficiale e a non impegnare risorse nell’attesa di un beneficio non ancora operativo.

    Riepilogo Caso 1

    • Investimento pianificato: 200.000 euro in nuovo frantoio.
    • Percentuale rideterminata (comma 460): 58,7839% per PMI agricole.
    • Credito teorico illustrativo: 58,7839% × 200.000 euro = circa 117.568 euro.
    • Condizione: operatività subordinata al decreto MASAF-MIMIT-MEF.
    • Adempimento: seguire le procedure di concessione che il decreto definirà.

    Caso 2: Caia, SRL forestale, Cosenza

    Scenario. Caia gestisce una SRL che opera nel settore forestale (taglio e commercio di legname) in provincia di Cosenza. La società è classificata come media impresa. Nel 2026 intende acquistare un harvester forestale (macchina combinata abbatti-allestisci) per 480.000 euro. Il consulente verifica se il bene rientri tra quelli agevolabili ai sensi dei commi 454-458 L. 199/2025 e quali siano le modalità di accesso al credito.

    Come si legge in pratica. L’harvester è un bene strumentale direttamente connesso all’attività produttiva forestale. Tuttavia, fino all’emanazione del decreto MASAF-MIMIT-MEF (comma 459), i criteri di ammissibilità per il 2026 non sono ancora formalmente definiti. Il consulente segnala che la percentuale di riferimento per le PMI è quella rideterminata al 58,7839% dal comma 460, ma avverte che il credito effettivo dipende dal rispetto dei limiti di spesa del comma 457 e dalle procedure di concessione che il decreto ministeriale stabilirà. L’acquisto è comunque documentato e le fatture conservate in vista dell’apertura delle domande.

    Riepilogo Caso 2

    • Investimento: 480.000 euro in harvester forestale.
    • Settore: forestale, rientrante nei commi 454-458 L. 199/2025.
    • Percentuale PMI (comma 460): 58,7839% – credito illustrativo circa 282.163 euro.
    • Operatività: subordinata al decreto MASAF-MIMIT-MEF ex comma 459.
    • Azione: documentare l’acquisto e attendere le procedure di concessione.

    Caso 3: Sempronio, cooperativa di pesca, Mazara del Vallo

    Scenario. Sempronio è presidente di una cooperativa di pesca artigianale con sede a Mazara del Vallo. La cooperativa, classificata come piccola impresa, intende rinnovare parte della strumentazione di bordo e acquistare attrezzature di conservazione del pescato per 150.000 euro nel corso del 2026. Il consulente verifica se il settore della pesca sia incluso nel perimetro dei commi 454-458 (credito agricoltura generale) o solo nei commi 463-466 (credito ZES agricoltura/pesca).

    Come si legge in pratica. Il comma 459 della legge di bilancio 2026 si riferisce espressamente ai ‘commi da 454 a 458’, la cui portata include la produzione primaria agricola e il settore forestale come specificati dal comma 460. La norma non menziona esplicitamente la pesca nel comma 459, a differenza dei commi 463-466 che citano invece l’art. 16-bis del D.L. 124/2023. Sempronio è pertanto consigliato di approfondire, con il supporto di un professionista, se la propria attività ittica rientri nel perimetro dei commi 454-458 o se debba fare riferimento esclusivamente al credito ZES agricoltura e pesca dei commi 463-466, laddove l’investimento sia localizzato nell’area ZES unica.

    Riepilogo Caso 3

    • Investimento: 150.000 euro in attrezzature di pesca e conservazione.
    • Dubbio interpretativo: settore pesca nei commi 454-458 vs. soli commi 463-466.
    • Percentuale comma 460: applicabile alle PMI agricole e forestali (non menziona pesca).
    • Alternativa: credito ZES agricoltura/pesca (commi 463-466) se l’impresa è in area ZES.
    • Azione consigliata: verifica con professionista prima di presentare domanda.

    Quando conviene una verifica

    Per individuare il regime agevolativo più adatto alla tua impresa agricola o ittica: Parla con un consulente agricolo-fiscale.

    Norme e fonti collegate

    Domande frequenti

    Qual è la differenza tra il credito d'imposta agricoltura (commi 459-462) e il credito ZES agricoltura (commi 463-466)?

    I commi 459-462 attuano i commi 454-458 e riguardano investimenti agricoli e forestali su tutto il territorio nazionale, richiedendo un decreto MASAF-MIMIT-MEF per l’operatività. I commi 463-466 si applicano invece specificamente agli investimenti nella ZES unica del Mezzogiorno, si fondano sull’art. 16-bis del D.L. 124/2023 e prevedono un meccanismo di comunicazione diretta all’AdE con due finestre (aprile e novembre). I due crediti hanno basi normative, perimetri territoriali e procedure distinte.

    Il decreto MASAF-MIMIT-MEF è già stato pubblicato?

    Al momento dell’entrata in vigore della L. 199/2025 (1° gennaio 2026), il decreto del Ministro dell’agricoltura di concerto con MIMIT e MEF non era ancora stato emanato. Il comma 459 fissa un termine di 60 giorni dall’entrata in vigore della legge. Fino alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, il credito d’imposta per gli investimenti 2026 ex commi 454-458 non è concretamente fruibile. La presente pagina sarà aggiornata alla pubblicazione.

    La percentuale del 58,7839% vale per tutti i beneficiari?

    No. Il comma 460 della legge di bilancio 2026 ridetermina al 58,7839% la percentuale specificamente per le microimprese e le piccole e medie imprese del settore della produzione primaria agricola e del settore forestale. Le grandi imprese agricole seguono regole differenti, anche in relazione alla normativa UE sugli aiuti di Stato. Le eventuali percentuali per altri soggetti o settori dipendono dalle disposizioni del decreto attuativo.

    Il credito d'imposta agricoltura 2026 è cumulabile con altri incentivi?

    La legge di bilancio 2026 non regola espressamente la cumulabilità del credito con altri strumenti agevolativi. In generale, la compatibilità con altri incentivi – come i contributi europei del PSP 2023-2027 o le agevolazioni regionali – dipende dalle disposizioni specifiche di ciascuna misura e dai limiti previsti dalla normativa UE sugli aiuti di Stato. Il decreto MASAF-MIMIT-MEF potrà introdurre ulteriori chiarimenti sul punto.

    Cosa si intende per 'limiti di spesa' del comma 457?

    Il comma 457 dei commi 454-458 fissa un tetto complessivo alle risorse disponibili per il credito d’imposta agricoltura. Le procedure di concessione che il decreto MASAF-MIMIT-MEF definirà saranno finalizzate proprio ad assicurare il rispetto di questo limite, evitando che il totale dei crediti riconosciuti superi lo stanziamento autorizzato. Il meccanismo è pertanto a sportello o a riparto, secondo le modalità che il decreto stabilirà.

  • Art. 184 TUEL – Liquidazione della spesa

    Art. 184 TUEL – Articolo 184

    D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267 – testo aggiornato

    1. La liquidazione costituisce la successiva fase del procedimento di spesa attraverso la quale in base ai documenti ed ai titoli atti a comprovare il diritto acquisito del creditore, si determina la somma certa e liquida da pagare nei limiti dell’ammontare dell’impegno definitivo assunto.

    2. La liquidazione compete all’ufficio che ha dato esecuzione al provvedimento di spesa ed è disposta sulla base della documentazione necessaria a comprovare il diritto del creditore, a seguito del riscontro operato sulla regolarità della fornitura o della prestazione e sulla rispondenza della stessa ai requisiti quantitativi e qualitativi, al termini ed alle condizioni pattuite.

    3. L’atto di liquidazione, sottoscritto dal responsabile del servizio proponente, con tutti i relativi documenti giustificativi ed i riferimenti contabili è trasmesso al servizio finanziario per i conseguenti adempimenti.

    4. Il servizio finanziario effettua, secondo i principi e le procedure della contabilità pubblica, i controlli e riscontri amministrativi, contabili e fiscali sugli atti di liquidazione.

  • Borse di studio universitarie 2026: requisiti e importi, caso pratico

    In sintesi

    • Il fondo integrativo statale per borse di studio universitarie cresce di 250 milioni/anno dal 2026.
    • I livelli essenziali di prestazione (LEP) del diritto allo studio universitario sono garantiti per legge.
    • La finalità è rimuovere ostacoli economici e sociali all’accesso universitario per i meritevoli privi di mezzi.
    • Decreto MUR in attesa: definirà le modalità di monitoraggio dei LEP con intesa in Conferenza unificata.
    • I criteri individuali (ISEE, merito) restano disciplinati dal D.Lgs. 68/2012 e dai regolamenti DSU.

    Cosa prevede la Legge di Bilancio 2026

    I commi 712-714 della legge di bilancio 2026 (L. 199/2025), in vigore dal 1° gennaio 2026, incrementano di 250 milioni di euro annui il fondo integrativo statale per le borse di studio (art. 18 D.Lgs. 68/2012), garantiscono i livelli essenziali di prestazione (LEP) del diritto allo studio universitario e demandano a un decreto MUR – di concerto con MEF e Autorità delegata per gli affari regionali, previo parere CTFS e intesa in Conferenza unificata – le modalità di monitoraggio dei LEP. La norma è in parte in attesa di decreto attuativo.

    Approfondimento normativo completo: Commi 712-714 LB 2026: borse di studio universitarie e LEP diritto allo studio.

    Il potenziamento delle borse di studio universitarie nella legge di bilancio 2026

    Il diritto allo studio universitario è da sempre uno dei pilastri del sistema educativo italiano, sancito dall’articolo 34 della Costituzione: i capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. I commi 712-714 della legge di bilancio 2026 (L. 199/2025) richiamano esplicitamente questo principio e intervengono sul fondo integrativo statale per le borse di studio universitarie, incrementandolo di 250 milioni di euro annui a partire dall’anno 2026.

    Il fondo integrativo statale è disciplinato dall’articolo 18 del D.Lgs. 29 marzo 2012, n. 68, ed è destinato a integrare le risorse regionali per la concessione di borse di studio agli studenti universitari. I commi 712-714 dispongono inoltre che siano fatti salvi i livelli essenziali di prestazione (LEP) del diritto allo studio universitario di cui all’articolo 7 del D.Lgs. 68/2012. I LEP rappresentano il livello minimo di servizio che ogni regione deve garantire, indipendentemente dalla propria capacità fiscale.

    Il comma 714 prevede l’adozione di un decreto del Ministro dell’università e della ricerca (MUR), di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze e l’Autorità politica delegata per gli affari regionali e le autonomie, previo parere della Commissione tecnica per i fabbisogni standard e previa intesa in sede di Conferenza unificata. Tale decreto dovrà definire le modalità di monitoraggio dei LEP del diritto allo studio universitario. Fino alla sua pubblicazione, i criteri per la concessione delle borse di studio restano quelli già previsti dal D.Lgs. 68/2012 e dai regolamenti vigenti. Questa pagina sarà aggiornata quando il decreto verrà pubblicato.

    Cosa sapere sulle borse di studio universitarie 2026

    • Il fondo statale per borse di studio universitarie aumenta di 250 milioni di euro annui dal 2026.
    • I LEP del diritto allo studio universitario sono garantiti dall’art. 7 D.Lgs. 68/2012.
    • I requisiti individuali (ISEE, merito accademico) restano regolati dal D.Lgs. 68/2012.
    • Il decreto MUR per il monitoraggio dei LEP è ancora in attesa di adozione.
    • L’incremento del fondo non modifica automaticamente gli importi individuali: dipende dalla ripartizione regionale.

    Caso 1: Tizio, studente fuori sede con ISEE basso

    Scenario. Tizio è uno studente universitario fuori sede iscritto al secondo anno di una laurea magistrale in una città diversa da quella di residenza. Il suo ISEE è inferiore alla soglia prevista dal proprio DSU regionale per le borse di studio. Si chiede se l’aumento del fondo integrativo statale di 250 milioni annui previsto dal comma 713 LB 2026 si tradurrà automaticamente in un aumento dell’importo della sua borsa.

    Come si legge in pratica. L’incremento del fondo integrativo statale di 250 milioni di euro annui potenzia le risorse disponibili a livello nazionale, ma non si traduce automaticamente in un aumento proporzionale dell’importo della borsa individuale di Tizio. La ripartizione del fondo tra le regioni avviene secondo criteri stabiliti dal D.Lgs. 68/2012 e dai decreti ministeriali attuativi; ciascuna regione poi determina gli importi delle borse in base al proprio bilancio, al numero di aventi diritto e ai propri regolamenti DSU. Tizio dovrà verificare l’avviso di borsa della propria regione per l’anno accademico 2026-2027, che rifletterà le nuove risorse disponibili.

    Riepilogo Caso 1

    • Incremento fondo statale: 250 milioni/anno dal 2026.
    • Effetto automatico sulla borsa individuale: non immediato, dipende dalla ripartizione regionale.
    • Requisiti: ISEE e merito regolati dal D.Lgs. 68/2012 e dai regolamenti DSU regionali.
    • Azione consigliata: verificare l’avviso DSU della propria regione per l’a.a. 2026-2027.
    • I LEP garantiti dalla norma tutelano il livello minimo del servizio su tutto il territorio nazionale.

    Caso 2: Caia, studentessa in sede con reddito medio-basso

    Scenario. Caia è iscritta al terzo anno di una laurea triennale nella città di residenza dei propri genitori. Il suo ISEE familiare è di 18.000 euro. Negli anni precedenti non ha ottenuto la borsa di studio perché la propria regione aveva esaurito i fondi. Si chiede se il potenziamento del fondo statale introdotto dai commi 712-714 LB 2026 le darà maggiori possibilità di ottenere la borsa nel 2026.

    Come si legge in pratica. Il comma 712 garantisce che siano fatti salvi i livelli essenziali di prestazione del diritto allo studio universitario ai sensi dell’art. 7 D.Lgs. 68/2012. Ciò significa che le regioni sono tenute a garantire almeno il livello minimo di servizio previsto dai LEP. Con l’aumento del fondo statale di 250 milioni annui, le risorse complessive a disposizione delle regioni aumentano, il che potrebbe ridurre il rischio che studenti aventi diritto non ottengano la borsa per esaurimento fondi. Tuttavia, l’effettiva disponibilità per Caia dipende dalla regione, dal numero di domande presentate e dalla propria posizione nella graduatoria ISEE-merito.

    Riepilogo Caso 2

    • ISEE familiare ipotetico: 18.000 euro.
    • LEP garantiti: il diritto allo studio ha un livello minimo di prestazione tutelato per legge.
    • Maggiori risorse: il fondo statale aumenta di 250 milioni/anno, riducendo il rischio di capienza.
    • Procedura: domanda DSU da presentare secondo le scadenze regionali.
    • La posizione in graduatoria dipende da ISEE e requisiti di merito del regolamento regionale.

    Caso 3: Sempronio, responsabile del diritto allo studio di un ateneo

    Scenario. Sempronio è il responsabile dell’ufficio diritto allo studio di un ateneo statale. Deve aggiornare le informazioni sul sito dell’università per gli studenti che chiedono notizie sull’impatto dei commi 712-714 LB 2026 sulle borse di studio. Vuole capire cosa può comunicare con certezza e cosa è ancora in attesa di definizione.

    Come si legge in pratica. Sempronio può comunicare con certezza che il comma 713 prevede un incremento di 250 milioni di euro annui del fondo integrativo statale per le borse di studio a decorrere dal 2026, che il comma 712 garantisce i LEP del diritto allo studio universitario ai sensi dell’art. 7 D.Lgs. 68/2012, e che la finalità dichiarata è rimuovere gli ostacoli economici e sociali all’accesso universitario. Deve invece comunicare che il decreto MUR previsto dal comma 714, che definirà le modalità di monitoraggio dei LEP, non è ancora stato adottato e che gli importi individuali delle borse dipenderanno dalla ripartizione regionale del fondo aggiornato.

    Riepilogo Caso 3

    • Certo: fondo statale +250 milioni/anno dal 2026 (comma 713).
    • Certo: LEP del diritto allo studio garantiti (comma 712, art. 7 D.Lgs. 68/2012).
    • In attesa: decreto MUR per monitoraggio LEP (comma 714, intesa Conferenza unificata).
    • Da verificare: ripartizione regionale del fondo per determinare importi individuali.
    • Consiglio agli studenti: seguire le comunicazioni del proprio DSU regionale per le scadenze.

    Quando conviene una verifica

    Per orientamento sui requisiti e sulle procedure per le borse di studio universitarie: Consulta un esperto in diritto all'istruzione e borse di studio.

    Norme e fonti collegate

    Domande frequenti

    Di quanto aumenta il fondo statale per le borse di studio universitarie con la legge di bilancio 2026?

    Il comma 713 della legge di bilancio 2026 (L. 199/2025) incrementa di 250 milioni di euro annui il fondo integrativo statale per la concessione di borse di studio di cui all’articolo 18 del D.Lgs. 29 marzo 2012, n. 68. L’incremento decorre dall’anno 2026 ed è strutturale, ovvero non limitato a un singolo esercizio finanziario. Le risorse si aggiungono alla dotazione già esistente del fondo.

    Cosa sono i LEP del diritto allo studio universitario garantiti dal comma 712?

    I livelli essenziali di prestazione (LEP) del diritto allo studio universitario sono definiti dall’articolo 7 del D.Lgs. 29 marzo 2012, n. 68. Essi rappresentano il livello minimo di servizi – tra cui le borse di studio – che ogni regione è tenuta a garantire agli studenti aventi diritto, indipendentemente dalla propria capacità fiscale. Il comma 712 LB 2026 dispone che tali LEP siano fatti salvi, rafforzando la tutela degli studenti in regioni con minori risorse proprie.

    Il decreto MUR previsto dal comma 714 è già stato pubblicato?

    No. Il comma 714 prevede l’adozione di un decreto del Ministro dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze e l’Autorità delegata per gli affari regionali, previo parere della Commissione tecnica per i fabbisogni standard e previa intesa in sede di Conferenza unificata. Al momento dell’entrata in vigore della legge il decreto non era ancora stato adottato. Questa pagina sarà aggiornata quando il provvedimento verrà pubblicato.

    L'aumento del fondo statale modifica automaticamente i requisiti ISEE per le borse di studio?

    No. I requisiti di accesso alle borse di studio universitarie – in particolare le soglie ISEE e i requisiti di merito accademico – sono disciplinati dal D.Lgs. 68/2012 e dai regolamenti dei DSU regionali e degli atenei. I commi 712-714 LB 2026 incrementano le risorse disponibili e garantiscono i LEP, ma non modificano direttamente le soglie di reddito o le condizioni di ammissibilità. Eventuali variazioni ai criteri dovrebbero essere introdotte con specifici decreti ministeriali o regolamenti regionali.

    Uno studente che ha perso la borsa per esaurimento fondi può fare domanda di riesame grazie alla LB 2026?

    Il comma 713 incrementa il fondo integrativo statale a partire dal 2026, ma l’effetto si realizzerà sulle procedure di concessione delle borse relative all’anno accademico 2026-2027 e successivi. Non prevede meccanismi retroattivi per le procedure già concluse o per i fondi esauriti negli anni precedenti. Uno studente che abbia perso la borsa in passato per esaurimento fondi non ha titolo automatico al riesame per effetto della nuova norma; dovrà presentare nuova domanda nelle procedure future, verificando i bandi del proprio DSU regionale.

    Vedi anche: Aumento stipendio personale tecnico-amministrativo università 2022-2024, Aumento stipendi Università, AFAM ed enti di ricerca 2022-2024, Donazioni a università ed enti di ricerca, Università non statali, Detrazione 19% spese istruzione e università e Alloggi per studenti universitari.

  • Art. 194 CPI – Procedura di espropriazione

    Art. 194 CPI – Procedura di espropriazione

    D.Lgs. 10 febbraio 2005, n. 30 – testo aggiornato

    1. Il decreto di espropriazione è trasmesso in copia all’Ufficio italiano brevetti e marchi e notificato, nelle forme previste per la notificazione degli atti processuali civili, agli interessati. Avvenuta la notifica, i diritti che hanno formato oggetto della espropriazione vengono acquisiti dall’amministrazione espropriante, che ha, senz’altro, facoltà di avvalersene. All’amministrazione stessa è anche trasferito l’eventuale onere del pagamento dei diritti prescritti per il mantenimento in vigore del diritto di proprietà industriale. Salvo il caso che la pubblicazione possa recare pregiudizio, dei decreti di espropriazione e di quelli che modificano o revocano i precedenti decreti, l’Ufficio italiano brevetti e marchi dà notizia nel Bollettino ufficiale e fa annotazione nel titolo o nella domanda.

    2. Nel decreto di espropriazione della sola utilizzazione del diritto di proprietà industriale deve essere indicata la durata dell’utilizzazione espropriata. Nel caso in cui sia stata espropriata la sola utilizzazione del diritto di proprietà industriale, la brevettazione e la registrazione, nonché la pubblicazione dei relativi titoli si effettuano secondo la procedura ordinaria.

    3. Ai soli fini della determinazione dell’indennità da corrispondersi per l’espropriazione, se non si raggiunge l’accordo circa l’ammontare della stessa, provvede un Collegio di arbitratori composto di tre membri, nominati uno da ciascuna delle parti ed il terzo nominato dai primi due, o, in caso di disaccordo, dal presidente della sezione specializzata del Tribunale di Roma. Gli arbitratori devono essere scelti fra coloro che abbiano acquisito professionalità ed esperienza nel settore della proprietà industriale. Si applicano in quanto compatibili le norme dell’ articolo 806 e seguenti del codice di procedura civile .

    4. Il Collegio degli arbitratori deve procedere con equo apprezzamento tenendo conto della perdita del vantaggio competitivo che sarebbe derivato dal brevetto espropriato.

    5. Le spese dell’arbitraggio, gli onorari dovuti agli arbitri e le spese e gli onorari di difesa sono liquidati nel lodo, che stabilisce altresì su chi ed in quale misura debba gravare l’onere relativo. Tale onere grava, in ogni caso, sull’espropriato quando l’indennità venga liquidata in misura inferiore a quella offerta inizialmente dall’amministrazione.

    6. La determinazione degli arbitratari può essere impugnata davanti alla sezione specializzata del Tribunale di Roma che provvede alla quantificazione dell’indennità. Il termine dell’impugnazione è di sessanta giorni a decorrere dal momento in cui la determinazione dell’indennità viene comunicata alle parti.

  • Credito d’imposta per imprese energivore e gasivore 2026: chi può richiederlo

    In sintesi

    • Beneficiari: imprese negli elenchi CSEA delle energivore o gasivore per l’anno 2025.
    • Investimenti agevolati: beni materiali e immateriali nuovi strumentali (allegati A e B L. 232/2016) effettuati dal 1° gennaio al 31 dicembre 2025.
    • Limite massimo di spesa pubblica: 10 milioni di euro per l’anno 2026.
    • Non cumulabilità: il credito non può cumularsi con altre agevolazioni aventi ad oggetto i medesimi costi ammissibili.
    • Le percentuali massime del credito saranno definite da decreto MIMIT di concerto con MEF, sentito il MASE: il decreto non è ancora pubblicato.

    Cosa prevede la Legge di Bilancio 2026

    I commi 962-965 della L. 199/2025 riconoscono alle imprese iscritte agli elenchi CSEA delle energivore e gasivore per il 2025 un credito d’imposta sugli investimenti in beni materiali e immateriali nuovi strumentali (allegati A e B L. 232/2016) effettuati dal 1° gennaio al 31 dicembre 2025, nel limite massimo di 10 milioni di euro per il 2026. Il credito non è cumulabile con altre agevolazioni sui medesimi costi. Le percentuali sono definite da decreto MIMIT/MEF/MASE non ancora pubblicato.

    Approfondimento normativo completo: Commi 962-965 LB 2026: credito d’imposta investimenti per impres.

    Chi sono le imprese energivore e gasivore e perché il credito d'imposta 2026 le riguarda

    La Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025), ai commi 962-965, introduce un credito d’imposta dedicato alle imprese a forte consumo di energia elettrica (energivore) e a forte consumo di gas naturale (gasivore), iscritte nei rispettivi elenchi tenuti presso la Cassa per i servizi energetici e ambientali (CSEA) per l’anno 2025. La misura riconosce che queste imprese, già gravate da costi energetici strutturalmente elevati, abbiano necessità di incentivi specifici per mantenere la competitività degli investimenti produttivi.

    Il credito riguarda gli investimenti in beni materiali e immateriali nuovi strumentali all’esercizio d’impresa rientranti negli allegati A e B alla L. 232/2016, effettuati nel corso dell’intero anno 2025 (dal 1° gennaio al 31 dicembre 2025). Il limite massimo di spesa pubblica è fissato in 10 milioni di euro per il 2026 e il credito è utilizzabile esclusivamente in compensazione ai sensi dell’art. 17 D.Lgs. 241/97. Attenzione: la norma è in attesa di decreto attuativo del MIMIT di concerto con MEF e MASE, che definirà criteri, modalità e percentuali massime del credito. Senza tale decreto, l’aliquota concreta non è ancora determinata.

    Sul piano della non duplicazione dei benefici, il credito non è cumulabile con altre agevolazioni che abbiano ad oggetto i medesimi costi ammissibili. Le imprese devono quindi verificare attentamente se i beni già beneficiano di altri incentivi (ad esempio il credito ordinario beni 4.0) prima di accedere a questa misura specifica.

    Checklist: l'impresa energivora o gasivora soddisfa i requisiti?

    • L’impresa è iscritta all’elenco CSEA delle imprese a forte consumo di energia elettrica o a forte consumo di gas naturale per l’anno 2025.
    • Gli investimenti in beni strumentali (allegati A e B L. 232/2016) sono stati effettuati nel periodo 1° gennaio – 31 dicembre 2025.
    • Si verifica che i medesimi costi non siano già oggetto di un’altra agevolazione (divieto di cumulo).
    • Si monitora la pubblicazione del decreto MIMIT/MEF/MASE per conoscere le percentuali massime del credito.
    • Il credito è inserito nel piano di compensazione F24 per il 2026, nel rispetto del limite complessivo di 10 milioni di euro.

    Tizio Acciaio S.p.A.: impresa energivora con investimento in linea automatizzata

    Scenario. Tizio Acciaio S.p.A. è un’acciaieria iscritta all’elenco CSEA delle energivore per il 2025. Nel corso del 2025 ha effettuato investimenti in una linea di produzione automatizzata rientrante nell’allegato A alla L. 232/2016, per un valore ipotetico di 3 milioni di euro.

    Come si legge in pratica. Tizio Acciaio S.p.A. soddisfa il requisito soggettivo (iscrizione CSEA energivore 2025) e quello oggettivo (beni allegato A, investimento 2025). Il credito d’imposta sarà calcolato sull’investimento effettuato, nei limiti percentuali che il decreto MIMIT/MEF/MASE andrà a definire. Poiché le percentuali non sono ancora note, non è possibile quantificare il credito spettante. L’impresa non potrà cumulare il credito con altre agevolazioni aventi ad oggetto gli stessi 3 milioni di euro di investimento.

    Punti chiave per Tizio Acciaio S.p.A.

    • Requisito soggettivo: iscrizione CSEA energivore per il 2025 verificata.
    • Requisito oggettivo: bene allegato A, investimento effettuato nel 2025.
    • Aliquota del credito: definita dal decreto MIMIT/MEF/MASE, non ancora pubblicato.
    • Divieto di cumulo: verificare l’assenza di altre agevolazioni sugli stessi costi.
    • Compensazione in F24 nel 2026, nel limite massimo complessivo di 10 milioni di euro.

    Caia Gas S.r.l.: impresa gasivora con investimento in impianto di recupero

    Scenario. Caia Gas S.r.l. è iscritta all’elenco CSEA delle gasivore per il 2025. Ha investito nel 2025 in un sistema di recupero del calore di processo (allegato A L. 232/2016) per un valore ipotetico di 1,5 milioni di euro, beneficiando già di un contributo regionale del 5% sullo stesso impianto.

    Come si legge in pratica. Caia Gas S.r.l. soddisfa i requisiti soggettivo e oggettivo. Tuttavia, il comma 963 stabilisce espressamente che il credito d’imposta non è cumulabile con altre agevolazioni aventi ad oggetto i medesimi costi ammissibili. Il contributo regionale del 5% già percepito sullo stesso impianto potrebbe configurare un’agevolazione incompatibile. Prima di procedere alla compensazione, Caia Gas S.r.l. dovrà verificare se il contributo regionale ricade nel divieto di cumulo oppure se, per natura o base giuridica, ne è escluso.

    Punti chiave per Caia Gas S.r.l.

    • Verificare se il contributo regionale già percepito configura un’agevolazione incompatibile ex comma 963.
    • In caso di cumulo vietato, valutare la rinuncia al contributo regionale o l’esclusione di quella quota dalla base ammissibile.
    • La percentuale del credito sarà definita dal decreto MIMIT: attendere prima di quantificare il beneficio.
    • Il credito non concorre alla formazione del reddito IRES né alla base IRAP.
    • Il codice tributo per la compensazione F24 sarà istituito con risoluzione AdE successiva al decreto.

    Sempronio Vetro S.r.l.: impresa energivora con investimento in software allegato B

    Scenario. Sempronio Vetro S.r.l. è un’impresa vetraria energivora iscritta CSEA per il 2025. Ha acquistato nel 2025 un software di gestione energetica dell’impianto rientrante nell’allegato B alla L. 232/2016, per un valore ipotetico di 200.000 euro.

    Come si legge in pratica. Il comma 962 ricomprende espressamente i beni di cui agli allegati A e B alla L. 232/2016, quindi anche il software allegato B è agevolabile. Il limite massimo di spesa complessivo della misura è di 10 milioni di euro: data la limitatezza della dotazione rispetto alla platea potenziale, il decreto attuativo potrebbe introdurre criteri di priorità o percentuali di credito ridotte rispetto alle aliquote ordinarie del credito beni 4.0. Sempronio Vetro S.r.l. deve attendere il decreto MIMIT prima di procedere alla compensazione.

    Punti chiave per Sempronio Vetro S.r.l.

    • Il software allegato B è espressamente agevolabile dal comma 962.
    • Il limite massimo di 10 milioni dell’intera misura è contenuto: le percentuali effettive dipenderanno dal decreto.
    • Iscrizione CSEA energivore 2025: requisito soggettivo da documentare.
    • Nessun cumulo con agevolazioni aventi ad oggetto i medesimi costi del software.
    • Conservare documentazione tecnica di qualificazione del software come bene allegato B.

    Quando conviene una verifica

    La misura è riservata a una platea specifica e dipende da un decreto attuativo non ancora pubblicato. Un esperto in fiscalità d’impresa può aiutarti a verificare l’iscrizione CSEA, analizzare il divieto di cumulo e pianificare la compensazione. Consulta un esperto in agevolazioni fiscali.

    Norme e fonti collegate

    Domande frequenti

    Come si verifica se l'impresa è negli elenchi CSEA per il 2025?

    L’iscrizione agli elenchi delle imprese energivore e gasivore è gestita dalla Cassa per i servizi energetici e ambientali (CSEA). Le imprese presentano apposita istanza di iscrizione nei termini annualmente fissati. Per verificare la propria posizione, l’impresa deve fare riferimento alla documentazione rilasciata dalla CSEA per l’anno 2025. Il comma 962 richiede espressamente che l’iscrizione si riferisca all’anno 2025.

    Qual è la percentuale del credito d'imposta per energivori e gasivori?

    La norma non fissa direttamente le percentuali del credito. Il comma 964 demanda la definizione delle percentuali massime a un decreto del Ministro delle imprese e del made in Italy, di concerto con il MEF, sentito il MASE. Fino alla pubblicazione di tale decreto, le percentuali non sono determinate. Il comma 962 richiama le misure stabilite dai commi 4, 5, 7 e 8 dell’art. 38 del D.L. 19/2024, convertito in L. 56/2024, come riferimento per la struttura del credito.

    Il credito energivori 2026 è cumulabile con il credito ordinario beni 4.0?

    No. Il comma 963 prevede espressamente che il credito d’imposta non sia cumulabile con altre agevolazioni aventi ad oggetto i medesimi costi ammissibili. Se un bene 4.0 è già oggetto del credito d’imposta ordinario (art. 1, c. 446, L. 207/2024), non può essere incluso nella base di calcolo del credito energivori. L’impresa deve scegliere quale agevolazione applicare per ciascun investimento o ripartire i costi su basi distinte.

    Il credito è tassato ai fini IRES e IRAP?

    No. Il credito d’imposta non concorre alla formazione del reddito d’impresa ai fini IRES, come dispone l’art. 83 TUIR nel coordinamento con la misura. Analogamente, il credito è escluso dal valore della produzione netta ai fini IRAP ai sensi dell’art. 5 D.Lgs. 446/97. Si tratta di un beneficio netto per l’impresa, senza effetti di tassazione indiretta sul credito stesso.

    Cosa succede se il decreto attuativo non viene pubblicato entro il 2026?

    La norma (comma 964) prevede che il decreto MIMIT/MEF/MASE definisca criteri, modalità e percentuali. In assenza del decreto, il credito non è operativamente utilizzabile, poiché le percentuali e le modalità di presentazione delle comunicazioni non sarebbero determinate. Le imprese devono monitorare la Gazzetta Ufficiale. Il limite di spesa di 10 milioni per il 2026 suggerisce che il decreto verrà adottato nel corso del 2026 per rendere operativa la misura.

Informazione di carattere generale. I calcoli e le indicazioni di questa pagina hanno finalità divulgativa e si basano sulle fonti ufficiali indicate nel metodo editoriale. Non sostituiscono il parere di un professionista abilitato: per la valutazione del caso concreto è necessario rivolgersi a un avvocato, a un commercialista o a un consulente iscritto al proprio albo.