Indice
  1. Testo dell'articolo
  2. Commento
  3. Massime giurisprudenziali
  4. Pronunce Corte Costituzionale
  5. Prassi e linee guida
  6. Casi pratici
  7. Domande frequenti
  8. Vedi anche

Testo dell'articoloVigente

Informazione giuridica di carattere generale. Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.

Art. 231 c.c. – Paternità del marito

Testo vigente – R.D. 262/1942 (aggiornato da Normattiva)

Il marito è padre del figlio concepito o nato durante il matrimonio.

In sintesi

  • L'art. 231 c.c. detta la presunzione di paternità: il marito è padre del figlio concepito o nato durante il matrimonio.
  • La filiazione si stabilisce automaticamente in capo al marito della madre.
  • Riformulato dalla riforma della filiazione (L. 219/2012 e D.Lgs. 154/2013).
  • È una presunzione relativa: superabile con l'azione di disconoscimento (art. 243-bis c.c.).
  • Si coordina con la presunzione di concepimento (art. 232 c.c.).
Indice dei contenuti

L'art. 231 c.c. enuncia uno dei principi storici e fondanti del diritto di famiglia: il marito è padre del figlio concepito o nato durante il matrimonio. È la cosiddetta presunzione di paternità, regola che attribuisce automaticamente al marito della madre la qualità giuridica di padre, senza necessità di un riconoscimento o di un accertamento ulteriore. La disposizione è stata riscritta nell'ambito della riforma della filiazione, attuata con la legge 10 dicembre 2012, n. 219, e con il decreto legislativo 28 dicembre 2013, n. 154, che ha unificato lo stato di figlio superando la tradizionale distinzione tra figli legittimi e naturali. Pur nella nuova veste, la norma conserva la sua funzione essenziale: collegare la genitorialità paterna al vincolo matrimoniale.

La ratio della presunzione

La presunzione di paternità riposa su un dato di comune esperienza: i coniugi convivono e intrattengono rapporti, sicché è altamente probabile che il figlio della moglie sia stato generato dal marito. Da questa probabilità statistica il legislatore trae una regola giuridica di certezza, che consente di attribuire al minore uno stato di figlio fin dalla nascita, senza imporre indagini sulla concreta genitorialità. La presunzione tutela in primo luogo l'interesse del figlio a un immediato e stabile inquadramento familiare, garantendogli un padre giuridico e i diritti che da tale qualità derivano sul piano del mantenimento, dell'educazione e della successione.

Concepimento e nascita durante il matrimonio

La norma àncora la presunzione a due eventi alternativi: il concepimento o la nascita del figlio durante il matrimonio. È sufficiente che ricorra una delle due condizioni. Per stabilire quando un figlio si presume concepito durante il matrimonio occorre fare riferimento all'art. 232 c.c., che fissa il periodo legale di concepimento in funzione della data di nascita, presumendo concepito durante il matrimonio il figlio nato non prima di centottanta giorni dalla celebrazione e non oltre trecento giorni dalla data dello scioglimento, dell'annullamento o della cessazione degli effetti civili del matrimonio. Il coordinamento tra le due disposizioni permette di estendere o circoscrivere l'ambito della presunzione di paternità.

Una presunzione relativa e non assoluta

La paternità presunta non è un dato immutabile. Si tratta di una presunzione relativa, che può essere vinta attraverso l'azione di disconoscimento della paternità disciplinata dagli artt. 243-bis e seguenti del codice civile. Con tale azione il marito, la madre o il figlio possono dimostrare che il marito non è il padre biologico, in particolare attraverso le prove tecniche oggi disponibili, che consentono un accertamento di elevata attendibilità. L'azione è soggetta a precisi termini di decadenza e a regole di legittimazione attiva differenziate per ciascun soggetto. Finché il disconoscimento non viene accolto con sentenza, la paternità del marito resta ferma e produce tutti i suoi effetti.

L'inquadramento nello stato unico di figlio

La riforma del 2012-2013 ha eliminato la categoria della filiazione legittima come status separato, sostituendola con l'unico stato di figlio. L'art. 231 va dunque letto in questa cornice: la presunzione di paternità non crea più un figlio legittimo contrapposto al figlio naturale, ma individua semplicemente le modalità con cui lo stato di figlio si costituisce automaticamente quando la madre è coniugata. Il risultato è l'attribuzione al minore di una posizione giuridica identica nei contenuti a quella di ogni altro figlio, indipendentemente dal contesto matrimoniale o non matrimoniale in cui è nato.

Il rapporto con l'attribuzione del cognome e con l'atto di nascita

Dalla presunzione di paternità discendono effetti immediati anche sul piano formale. Il figlio nato da donna coniugata viene iscritto nei registri dello stato civile come figlio dei due coniugi, e l'indicazione del padre avviene proprio in forza della regola dell'art. 231, senza necessità di un atto di riconoscimento. La paternità presunta costituisce dunque il titolo in base al quale si forma l'atto di nascita e si attribuiscono il cognome e gli altri elementi dello stato del minore. Quando la presunzione non opera, perché ad esempio la madre non è coniugata, lo stato di figlio nei confronti del padre si costituisce attraverso il riconoscimento (art. 250 c.c.) o l'accertamento giudiziale (art. 269 c.c.).

Possesso di stato e prova della filiazione

La presunzione dell'art. 231 si inserisce nel sistema delle prove dello stato di figlio. La filiazione nei confronti dei genitori coniugati si prova ordinariamente con l'atto di nascita, ma in mancanza di esso può subentrare il possesso continuo dello stato di figlio (art. 237 c.c.), fondato su una serie di fatti che nel loro complesso dimostrano il rapporto. In questo quadro, la presunzione di paternità rappresenta il presupposto sostanziale che giustifica l'iscrizione del figlio come figlio del marito, mentre l'atto di nascita e il possesso di stato ne costituiscono gli strumenti probatori. La norma, pur sintetica, è quindi un perno attorno al quale ruota l'intero accertamento della genitorialità paterna nel matrimonio.

Il coordinamento con la presunzione di concepimento

La presunzione di paternità non opera isolatamente, ma si salda con la presunzione di concepimento dell'art. 232 c.c. Quest'ultima individua, in funzione della data di nascita, il periodo in cui il figlio si presume concepito, fissato tra il centottantesimo giorno dalla celebrazione del matrimonio e il trecentesimo giorno dalla sua cessazione. Le due presunzioni si rafforzano a vicenda: una volta stabilito, in base all'art. 232, che il concepimento ricade nel periodo matrimoniale, scatta la presunzione di paternità dell'art. 231, che attribuisce al marito la qualità di padre. Il sistema è costruito in modo da coprire le situazioni in cui la nascita avvenga in prossimità della celebrazione o della cessazione del matrimonio, garantendo certezza anche in questi casi di confine.

La tutela dell'interesse del figlio

L'intero meccanismo della presunzione di paternità è orientato alla protezione del minore. Attribuirgli fin dalla nascita un padre giuridico significa assicurargli immediatamente il diritto al mantenimento, all'educazione e all'istruzione, l'inserimento in un nucleo familiare e i diritti successori. La stabilità dello stato di figlio è un valore tutelato dall'ordinamento, ed è anche la ragione per cui il superamento della presunzione è circondato da cautele: l'azione di disconoscimento è soggetta a termini di decadenza e a regole di legittimazione che evitano contestazioni tardive o pretestuose, a salvaguardia della continuità dello stato del minore.

Domande frequenti

Cosa stabilisce la presunzione di paternità?

L'art. 231 c.c. dispone che il marito è padre del figlio concepito o nato durante il matrimonio. La paternità si attribuisce automaticamente al marito della madre, senza bisogno di un riconoscimento.

La presunzione di paternità può essere superata?

Sì. È una presunzione relativa, superabile con l'azione di disconoscimento della paternità (artt. 243-bis ss. c.c.), soggetta a termini di decadenza e regole di legittimazione, attraverso cui si può dimostrare che il marito non è il padre biologico.

Quando un figlio si presume concepito durante il matrimonio?

Lo stabilisce l'art. 232 c.c.: si presume concepito durante il matrimonio il figlio nato non prima di 180 giorni dalla celebrazione e non oltre 300 giorni dallo scioglimento, annullamento o cessazione degli effetti civili del matrimonio.

La presunzione vale anche se il figlio nasce dopo il divorzio?

Può valere. Se il figlio nasce entro il termine massimo previsto dall'art. 232 c.c. dalla cessazione del matrimonio, opera ancora la presunzione di paternità nei confronti dell'ex marito, salvo disconoscimento.

L'art. 231 c.c. distingue ancora tra figli legittimi e naturali?

No. Dopo la riforma della filiazione (L. 219/2012 e D.Lgs. 154/2013) esiste un unico stato di figlio. La presunzione individua solo come si costituisce automaticamente lo stato di figlio quando la madre è coniugata.

Ultimo aggiornamento redazionale: 2026-06-20
Fonti consultate: 1 fonte verificate
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A cura di
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza, praticante commercialista
Fondatore e responsabile editoriale di Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica e fiscale gratuita su 101 testi e codici italiani. I contenuti sono curati e rivisti da un team di laureati in economia; hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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