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Art. 1337 c.c. – Trattative e responsabilità precontrattuale

Testo vigente – R.D. 262/1942 (aggiornato da Normattiva)

Le parti, nello svolgimento delle trattative e nella formazione del contratto, devono comportarsi secondo buona fede.

Spiegazione

Già durante le trattative e la formazione del contratto le parti devono comportarsi secondo buona fede. Chi viola questo dovere – ad esempio recede ingiustificatamente da trattative avanzate, o tace circostanze rilevanti – risponde a titolo di responsabilità precontrattuale («culpa in contrahendo»).

Come funziona e quando si applica

La norma tutela l’affidamento della controparte ancor prima della conclusione del contratto. Il danno risarcibile è di regola l’«interesse negativo» (spese sostenute e occasioni perse). Comprende anche l’obbligo di informare l’altra parte delle cause di invalidità note (art. 1338).

Esempio pratico

Dopo mesi di trattative e spese, una parte abbandona senza motivo proprio sul punto di firmare: può essere tenuta a risarcire le spese sostenute dall’altra che confidava nella conclusione.

Domande frequenti

Si può chiedere il risarcimento se la trattativa salta?

Sì, se la rottura è contraria a buona fede e l’altra parte aveva un ragionevole affidamento sulla conclusione del contratto: è la responsabilità precontrattuale.

Norme collegate

Spiegazione divulgativa a scopo informativo, aggiornata alla normativa vigente; non sostituisce una consulenza legale sul caso concreto.

Contenuto redatto con l’assistenza di strumenti di intelligenza artificiale (L. 132/2025). La selezione delle fonti, la verifica sui testi ufficiali e la revisione finale sono a cura del responsabile editoriale. Metodo editoriale →

In sintesi

  • Buona fede precontrattuale: le parti devono comportarsi secondo buona fede durante le trattative e nella formazione del contratto.
  • Responsabilità precontrattuale: chi viola il dovere di buona fede nelle trattative risponde dei danni causati all'altra parte.
  • Fattispecie tipiche: rottura ingiustificata delle trattative, silenzio su circostanze rilevanti, induzione a trattare senza serietà di intenti.
Indice dei contenuti

Le parti, nello svolgimento delle trattative e nella formazione del contratto, devono comportarsi secondo buona fede. La violazione di questo dovere genera la responsabilità precontrattuale, con obbligo di risarcire il danno subito dalla controparte (cosiddetto interesse negativo).

Il principio di buona fede precontrattuale

L'articolo 1337 c.c. è il cardine della responsabilità precontrattuale (culpa in contrahendo), concetto elaborato da Rudolf von Jhering nella seconda metà dell'Ottocento e recepito dal Codice Civile italiano del 1942. La norma impone un obbligo di comportamento leale durante tutta la fase che precede la conclusione del contratto: dalle prime trattative fino alla firma. La buona fede precontrattuale è un dovere oggettivo di correttezza: non richiede indagini sull'elemento soggettivo delle parti, ma si misura sull'obiettiva conformità del comportamento ai canoni della correttezza e lealtà commerciale.

Le fattispecie di responsabilità precontrattuale

La violazione dell'art. 1337 c.c. si manifesta principalmente in tre situazioni: (1) Rottura ingiustificata delle trattative: una parte recede immotivatamente da trattative avanzate, dopo aver ingenerato nell'altra un fondato affidamento sulla conclusione del contratto. Non ogni interruzione delle trattative genera responsabilità: serve che le trattative fossero giunte a uno stadio avanzato, che esistesse un legittimo affidamento sulla conclusione, e che la rottura fosse priva di giustificazione. (2) Silenzio su circostanze rilevanti: la reticenza su informazioni che avrebbero potuto influenzare la decisione della controparte di concludere il contratto (coordinato con l'art. 1338 c.c. sulla conoscenza di cause di invalidità). (3) Induzione a trattare senza serietà: avviare trattative senza reale intenzione di concludere il contratto, al solo scopo di sottrarre tempo e risorse alla controparte o di carpire informazioni riservate.

Il danno risarcibile: l'interesse negativo

Il risarcimento per violazione dell'art. 1337 c.c. si misura sull'interesse negativo: la controparte lesa deve essere posta nella situazione in cui si sarebbe trovata se non avesse avviato le trattative (o non le avesse protratte). Il danno comprende: (a) le spese sostenute nelle trattative (danni emergenti); (b) la perdita di altre opportunità contrattuali sacrificate per dedicarsi alle trattative poi abortite (lucro cessante). Non comprende, di regola, il valore del contratto che si sarebbe concluso (c.d. interesse positivo o all'esecuzione): questo è riservato all'inadempimento contrattuale. La Cassazione ha però recentemente ampliato il risarcimento in alcuni casi, includendo anche la perdita del vantaggio che si sarebbe tratto dal contratto, quando la rottura era dolosa.

Natura della responsabilità e connessioni

La giurisprudenza qualifica la responsabilità ex art. 1337 come responsabilità extracontrattuale (aquiliana), soggetta alla prescrizione quinquennale ex art. 2947 c.c. Una parte della dottrina sostiene invece la natura contrattuale (da contatto sociale qualificato), con prescrizione decennale. L'art. 1337 va letto in connessione con l'art. 1338 c.c. (conoscenza di cause di invalidità), con l'art. 1440 c.c. (dolo incidente), con l'art. 2043 c.c. (responsabilità aquiliana) e con le norme speciali del Codice del Consumo sugli obblighi informativi precontrattuali.

Informazione giuridica di carattere generale. Il testo della norma riproduce la fonte ufficiale vigente; il commento che segue è redazionale e ha finalità divulgativa. Questo contenuto non sostituisce in alcun modo il parere di un professionista abilitato: per la valutazione del caso concreto è necessario rivolgersi a un avvocato o a un consulente iscritto all'albo.