Indice
  1. Testo dell'articolo
  2. Commento
  3. Casi pratici
  4. Domande frequenti
  5. Vedi anche

Testo dell'articoloVigente

Informazione giuridica di carattere generale. Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.

Art. 25 septiesdecies D.Lgs. 231/2001 Responsabilita Enti – (Delitti contro il patrimonio culturale)

In vigore dal 04/07/2001

((

1. In relazione alla commissione del delitto previsto dall' articolo 518-novies del codice penale , si applica all'ente la sanzione pecuniaria da cento a quattrocento quote.

2. In relazione alla commissione dei delitti previsti dagli articoli 518-ter , 518-decies e 518-undecies del codice penale , si applica all'ente la sanzione pecuniaria da duecento a cinquecento quote.

3. In relazione alla commissione dei delitti previsti dagli articoli 518-duodecies e 518-quaterdecies del codice penale , si applica all'ente la sanzione pecuniaria da trecento a settecento quote.

4. In relazione alla commissione dei delitti previsti dagli articoli 518-bis , 518-quater e 518-octies del codice penale , si applica all'ente la sanzione pecuniaria da quattrocento a novecento quote.

5. Nel caso di condanna per i delitti di cui ai commi da 1 a 4, si applicano all'ente le sanzioni interdittive previste dall'articolo 9, comma 2, per una durata non superiore a due anni. ))

In sintesi

L'art. 25-septiesdecies del D.Lgs. 231/2001 - da non confondere con il D.Lgs. 231/2007 in materia di antiriciclaggio - introduce la responsabilità amministrativa degli enti per i delitti contro il patrimonio culturale, inseriti nel codice penale agli artt. 518-bis e seguenti dal D.Lgs. 125/2022. Il legislatore ha costruito una scala sanzionatoria a quattro livelli in funzione della gravità del reato presupposto: si va da un minimo di cento quote (art. 518-novies, impossessamento illecito di beni culturali) fino a novecento quote per i reati di maggiore allarme sociale, come il traffico illecito di reperti (art. 518-bis), la ricettazione di beni culturali (art. 518-quater) e il riciclaggio aggravato (art. 518-octies). A queste sanzioni pecuniarie si affiancano, in caso di condanna, le sanzioni interdittive di cui all'art. 9, comma 2 - tra cui la sospensione o revoca di licenze, il divieto di contrattare con la PA, l'esclusione da agevolazioni -, applicabili per una durata fino a due anni. Il corretto presidio del rischio impone alle organizzazioni attive nel settore del commercio d'arte, delle aste, del restauro e della logistica culturale di integrare nel proprio Modello Organizzativo e di Gestione (MOG) specifici protocolli di due diligence sulla provenienza dei beni, verificando la presenza di certificati di lecita esportazione e aggiornando il catalogo dei reati presupposto sulla base del nuovo Titolo VIII-bis c.p.

L'art. 25-septiesdecies è stato introdotto nel sistema della responsabilità da reato degli enti dal D.Lgs. 125/2022, che ha recepito la Direttiva UE 2019/884 e contestualmente riformato il Titolo VIII-bis del codice penale. La norma si inserisce nel filone di ampliamento progressivo del catalogo dei reati presupposto del D.Lgs. 231/2001: oggi questo corpus comprende decine di fattispecie, dagli illeciti societari ai reati ambientali, fino ai reati culturali. È fondamentale non confondere questo decreto con il D.Lgs. 231/2007 (antiriciclaggio): i due testi condividono solo il numero ma disciplinano materie del tutto distinte, e l'art. 25-septiesdecies appartiene esclusivamente al regime della responsabilità degli enti da reato.

La struttura sanzionatoria a gradini rispecchia la logica del «giusto proporzionamento» voluta dal legislatore: i reati di mero possesso o importazione illecita (art. 518-novies) sono puniti con le soglie più basse, mentre le condotte di commercializzazione transnazionale (art. 518-bis), ricettazione (art. 518-quater) e riciclaggio culturale (art. 518-octies) raggiungono le sanzioni più elevate, fino a novecento quote. Poiché il valore di una quota oscilla tra 258 e 1.549 euro (art. 10, D.Lgs. 231/2001), l'esposizione massima teorica può superare il milione di euro. Sul piano della compliance, le organizzazioni esposte - case d'aste, gallerie d'arte, operatori di import-export di antichità - devono adottare nel MOG una specifica parte speciale dedicata al rischio «patrimonio culturale», con procedure di tracciabilità, verifica dei titoli di proprietà e formazione del personale.

L'Organismo di Vigilanza (OdV) è chiamato a monitorare l'effettiva applicazione di queste procedure, verificando periodicamente che i fornitori e i partner commerciali siano iscritti agli elenchi ufficiali previsti dal Codice dei beni culturali (D.Lgs. 42/2004). In mancanza di un MOG idoneo e di una vigilanza effettiva da parte dell'OdV, l'ente non potrà beneficiare dell'esimente prevista dagli artt. 6 e 7 del D.Lgs. 231/2001 e sarà chiamato a rispondere in via autonoma rispetto alla responsabilità penale dell'autore materiale del reato. Per un'analisi approfondita del caso concreto è sempre opportuno rivolgersi a un professionista legale qualificato.

Casi pratici

Caso 1: Casa d'aste senza verifica provenienza

Caso 2: Galleria d'arte con parte speciale aggiornata

Domande frequenti

Quali reati contro il patrimonio culturale fanno scattare la responsabilità dell'ente ai sensi dell'art. 25-septiesdecies?

Tutti i delitti introdotti nel Titolo VIII-bis del codice penale dal D.Lgs. 125/2022: dal semplice impossessamento illecito di beni culturali (art. 518-novies c.p.) fino al traffico illecito transnazionale (art. 518-bis) e al riciclaggio di beni culturali (art. 518-octies). Le sanzioni variano da cento a novecento quote a seconda della fattispecie concretamente contestata.

Un'impresa di logistica che trasporta opere d'arte rischia la responsabilità 231 per questo articolo?

Sì, se un soggetto apicale o subordinato dell'impresa commette uno dei reati presupposto nell'interesse o a vantaggio dell'ente. Per escludere la responsabilità occorre dotarsi di un MOG con parte speciale dedicata, che preveda verifiche sistematiche sulla provenienza delle opere, sull'esportazione autorizzata e sull'identità dei committenti.

Qual è la differenza tra l'art. 25-septiesdecies del D.Lgs. 231/2001 e il D.Lgs. 231/2007?

I due decreti condividono solo il numero progressivo. Il D.Lgs. 231/2001 disciplina la responsabilità amministrativa degli enti derivante da reato; l'art. 25-septiesdecies è una delle sue norme sanzionatorie sui beni culturali. Il D.Lgs. 231/2007 è invece il decreto antiriciclaggio, che impone obblighi di adeguata verifica della clientela a intermediari finanziari e professionisti. Sono normative distinte, con destinatari e sanzioni diversi.

Vedi anche
A cura di
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza, praticante commercialista
Fondatore e responsabile editoriale di Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica e fiscale gratuita su 101 testi e codici italiani. I contenuti sono curati e rivisti da un team di laureati in economia; hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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