Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale
Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.
Metodo editoriale
Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.
Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia
I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.
20 maggio 2025 (ipotesi di accordo), per il quadriennio 2025-2028, sottoscritta da FE.N.I.O.F. con l’assistenza di Confcommercio e da Filt-CGIL, Fit-CISL e Uiltrasporti (il precedente era dell’8 febbraio 2022)
Vigenza
1° gennaio 2025 – 31 dicembre 2028. Aumento strutturale di 200 euro al 4° livello in quattro tranche (agosto 2025, agosto 2026, settembre 2027, ottobre 2028); contributo al Fondo EST +3 euro al mese dal 1° luglio 2025; indennità domenicale da 4,65 a 6,15 euro. Le imprese funebri pubbliche e i servizi cimiteriali seguono un contratto distinto, la cui ipotesi di rinnovo 2025-2027 è stata siglata con Utilitalia il 7 luglio 2026
Le informazioni di questa guida hanno finalità divulgativa e sono aggiornate al rinnovo del CCNL Pompe Funebri (Servizi Funebri). Per situazioni specifiche è consigliabile consultare un consulente del lavoro, il sindacato di categoria o l’Ispettorato Territoriale del Lavoro.
Art. 92 L. 689/1981 – Modifica dell’ articolo 590 del codice penale in materia di lesioni personali colpose
L. 24 novembre 1981, n. 689 – testo aggiornato
L'ultimo comma dell' articolo 590 del codice penale è sostituito dal seguente: "Il delitto è punibile a querela della persona offesa, salvo nei casi previsti nel primo e secondo capoverso, limitatamente ai fatti commessi con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro o relative all'igiene del lavoro o che abbiano determinato una malattia professionale".
Art. 91 L. 689/1981 – Modifica dell’ articolo 582 del codice penale in materia di lesione personale
L. 24 novembre 1981, n. 689 – testo aggiornato
Il secondo comma dell'articolo 582 del codice penale è sostituito dal seguente: "Se la malattia ha una durata non superiore ai venti giorni e non concorre alcuna delle circostanze aggravanti previste negli articoli 583 e 585, ad eccezione di quelle indicate nel numero 1 e nell'ultima parte dell'articolo 577, il delitto è punibile a querela della persona offesa".
Codice utilizzo «1»: indica nel quadro B che l’immobile è la tua abitazione principale (o quella dei tuoi familiari).
La rendita concorre al reddito complessivo, ma spetta una deduzione pari all’ammontare della rendita stessa: in pratica l’IRPEF sull’abitazione principale è zero.
Pertinenze (box, cantina, ecc.) classificate C/2, C/6 o C/7: massimo una per categoria, trattamento analogo all’abitazione principale.
Abitazioni di lusso (A/1, A/8, A/9): pagano l’IMU ma non l’IRPEF. Nella colonna 12 del quadro B va inserito il codice 2.
Rendita rivalutata del 5%: non la calcoli tu, ci pensa chi presta l’assistenza fiscale (CAF o professionista).
Ricovero permanente in istituto: continui ad avere diritto alla deduzione per abitazione principale, purché la casa non sia affittata.
Che cosa si dichiara nel quadro B per la casa in cui vivi
Se sei proprietario (o usufruttuario) della casa in cui abiti, devi indicarla nel quadro B del modello 730. Non perché tu debba pagare l’IRPEF su di essa, ma perché la legge vuole che la rendita catastale risulti nella dichiarazione, anche quando poi viene azzerata dalla deduzione.
La rendita catastale è il valore che il catasto attribuisce all’immobile: la trovi nella visura catastale o nell’atto di acquisto. Nel 730 la inserisci così com’è, senza rivalutarla: chi elabora la dichiarazione applicherà automaticamente la rivalutazione del 5%.
Il meccanismo è semplice: la rendita entra nel reddito complessivo, ma subito dopo viene dedotta per intero. Il risultato è che l’IRPEF sull’abitazione principale è sempre pari a zero, salvo che l’immobile sia classificato come ‘di lusso’ (categorie A/1, A/8, A/9): in quel caso paga l’IMU, e l’IRPEF non si applica per un motivo diverso.
Lo stesso trattamento vale per le pertinenze: il box, la cantina o il posto auto iscritti in catasto con una rendita propria. Puoi indicare come pertinenza dell’abitazione principale al massimo un’unità per ciascuna delle categorie C/2, C/6 e C/7.
Codici utilizzo e trattamento fiscale dell'abitazione principale
Situazione
Codice col. 2
Codice col. 12 IMU
Effetto IRPEF
Abitazione principale ordinaria (non di lusso)
1
– (non si compila)
Deduzione integrale, IRPEF = 0
Pertinenza con rendita autonoma (box, cantina)
5
– (non si compila)
Deduzione integrale, IRPEF = 0
Abitazione principale di lusso (A/1, A/8, A/9)
1
2
Nessuna IRPEF, assoggettata a IMU
Pertinenza di abitazione principale di lusso
5
2
Nessuna IRPEF, assoggettata a IMU
Esempio pratico
Tizio possiede un appartamento (categoria A/2) con rendita catastale di 600 euro. Nel quadro B indica: colonna 1 = 600, colonna 2 = codice ‘1’, colonna 3 = 365 giorni, colonna 4 = 100%. Chi elabora il 730 rivaluta la rendita del 5% (= 630 euro) e la deduce dal reddito complessivo: l’effetto netto sull’IRPEF è zero. Se Tizio avesse anche un box con rendita di 50 euro, indicherebbe un secondo rigo con colonna 2 = codice ‘5’: stessa deduzione, stessa conseguenza.
Documenti necessari
Visura catastale dell’immobile (per leggere la rendita catastale e la categoria)
Atto di compravendita o contratto di mutuo (per confermare la quota di possesso)
Certificato di residenza o documentazione anagrafica (se la dimora abituale è dei familiari)
Verbale di assegnazione, in caso di alloggio di cooperativa edilizia
Caso 1 – Tizio vive nella sua casa, nessuna particolarità
Scenario. Tizio è proprietario al 100% di un appartamento A/3 con rendita catastale di 450 euro, in cui risiede tutto l’anno con la famiglia.
Come si applica. Indica il codice ‘1’ nella colonna 2. La rendita entra nel reddito complessivo ma viene interamente dedotta: nessuna IRPEF da pagare sull’immobile. La colonna 12 rimane vuota.
In pratica
Rendita da inserire in colonna 1: 450 euro (quella non rivalutata).
Giorni di possesso: 365, quota: 100%.
Nessun importo aggiuntivo da versare: la deduzione azzera l’imposta.
Caso 2 – Caio possiede un appartamento di lusso (categoria A/1)
Scenario. Caio abita in un immobile classificato A/1, che per legge è soggetto a IMU anche se è la sua abitazione principale.
Come si applica. Caio inserisce comunque il codice ‘1’ nella colonna 2, ma nella colonna 12 ‘Casi particolari IMU’ scrive il codice ‘2’. In questo modo il sistema sa che l’immobile paga l’IMU: non vengono calcolate né IRPEF né addizionali, e non spetta la deduzione.
In pratica
Colonna 2 (Utilizzo): codice ‘1’.
Colonna 12 (Casi particolari IMU): codice ‘2’.
Risultato: zero IRPEF, ma l’IMU resta dovuta al Comune.
Quando rivolgersi a un professionista
La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.
Devo dichiarare la mia abitazione principale anche se non pago IRPEF su di essa?
Sì. Va sempre indicata nel quadro B del 730: la rendita compare nel reddito complessivo ma viene poi azzerata dalla deduzione. L’obbligo di compilazione non dipende dall’imposta dovuta.
Quante pertinenze posso indicare come pertinenza dell'abitazione principale?
Al massimo una per ciascuna categoria catastale C/2 (cantine, soffitte), C/6 (box, rimesse) e C/7 (tettoie). Quindi potenzialmente tre unità in totale, una per categoria.
La deduzione spetta anche se vive in casa solo mio figlio e io abito altrove?
Sì, la deduzione spetta anche quando la casa è la dimora abituale di un familiare del contribuente (coniuge, parenti entro il terzo grado, affini entro il secondo grado). In quel caso si usa ugualmente il codice ‘1’.
Cosa succede se sono in una casa di riposo e la mia casa è vuota?
Se sei trasferito permanentemente in un istituto di ricovero o sanitario e la casa non è affittata, hai ancora diritto alla deduzione per abitazione principale. La condizione è che l’immobile non sia locato.
Il mio CAF rivaluta la rendita o devo farlo io?
Non devi fare nulla: inserisci la rendita catastale così come appare nella visura. Chi presta l’assistenza fiscale (CAF, patronato o professionista) applica automaticamente la rivalutazione del 5%.
Posso avere la deduzione per due case?
No. La deduzione per l’abitazione principale spetta per una sola unità immobiliare: quella in cui dimori abitualmente. Se possiedi una seconda casa usata da un familiare, la deduzione compete solo per la tua.
Nel 730/2026 si dichiarano le rate residue del Superbonus su spese sostenute dal 2020 in poi, con aliquote diverse a seconda dell’anno.
Per le spese sostenute nel 2025 l’aliquota è del 65%; per quelle del 2024 era del 70%; per quelle del 2023 del 90%; per quelle fino al 2022 del 110%.
Dal 2025 il Superbonus spetta solo a condomini e persone fisiche con edifici da 2 a 4 unità, purché la CILA fosse stata presentata entro il 15 ottobre 2024.
Le rate 2025 di spese sostenute dal 2024 in poi si spalmanno in 10 quote annuali; le spese fino al 2021 erano in 5 rate.
Chi ha optato nel 2023 per la ripartizione in 10 rate (anziché 4) delle spese 2022 o 2023 deve barrare l’apposita casella nel 730.
Il Superbonus non è cumulabile con altri incentivi pubblici sugli stessi interventi.
Che cos'è il Superbonus e come funziona nel 730/2026
Il Superbonus è la detrazione maggiorata per interventi di efficienza energetica e riduzione del rischio sismico. Negli anni ha cambiato percentuale più volte, per cui nel 730/2026 potresti trovarti a dichiarare rate di spese fatte in anni diversi, ognuna con la propria aliquota.
La logica è questa: non recuperi tutta la detrazione in un anno solo, ma a pezzi (rate) spalmati su più anni. Il numero di rate dipende dall’anno in cui hai sostenuto la spesa: 5 rate per le spese fino al 2021, 4 rate per le spese 2022-2023 (salvo opzione per 10 rate), 10 rate per le spese dal 2024 in poi.
Dal 2025 il Superbonus è accessibile solo in situazioni specifiche: condomini o persone fisiche che intervengono su edifici formati da 2 a 4 unità, a condizione che la comunicazione di inizio lavori asseverata (CILA) fosse stata depositata entro il 15 ottobre 2024. Se non rientri in questi casi, nel 730/2026 dichiari solo le rate ancora in corso di spese già sostenute in anni precedenti.
Aliquote Superbonus per anno di sostenimento della spesa
Anno spesa
Aliquota Superbonus
Numero rate (dal 2024 in poi)
Fino al 2021
110%
5 rate (già avviate)
2022
110% o aliquota ridotta
4 rate (o 10 su opzione)
2023
90%
4 rate (o 10 su opzione)
2024
70%
10 rate
2025
65%
10 rate
Esempio pratico
Caio fa parte di un condominio che ha completato lavori di coibentazione nel 2024. La sua quota di spesa è stata 50.000 euro. L’aliquota 2024 era del 70%, quindi detrazione totale: 35.000 euro in 10 rate da 3.500 euro. Nel 730/2026 Caio indica la rata numero 2 (quella del 2026, cioè il secondo anno su dieci): 3.500 euro scalati dall’IRPEF. Deve indicare l’anno ‘2024’ nella colonna anno e il numero ‘2’ nella colonna ‘numero rata’.
Documenti necessari
Fatture e bonifici relativi agli interventi trainanti e trainati
Asseverazione del tecnico sul miglioramento di due classi energetiche (o raggiungimento della classe più alta)
Attestato di prestazione energetica (APE) ante e post intervento
CILA (comunicazione di inizio lavori asseverata) con data di presentazione
Per i condomini: delibera assembleare approvativa dei lavori
Ricevuta di invio dati all’ENEA entro 90 giorni dalla fine lavori
Caso 1 – Condominio con lavori conclusi nel 2024
Scenario. Tizio abita in un condominio di 8 appartamenti. I lavori di isolamento termico (cappotto) sono stati terminati nel 2024. La quota di spesa di Tizio era 40.000 euro. La CILA era stata presentata entro il 15 ottobre 2024.
Come si applica. L’aliquota per le spese 2024 è 70%. Detrazione di Tizio: 70% di 40.000 = 28.000 euro in 10 rate da 2.800 euro. Nel 730/2026 Tizio dichiara la rata numero 2 (la seconda su dieci). Indica 2024 nella colonna anno e ‘2’ nella colonna rata. Il codice fiscale del condominio va nella colonna 3.
In pratica
Aliquota 70% perche’ la spesa era del 2024.
10 rate totali: nel 730/2026 si dichiara la rata n. 2.
Indicare il codice fiscale del condominio, non i dati catastali individuali.
Caso 2 – Persona fisica con edificio bifamiliare, spesa 2025
Scenario. Sempronio possiede un edificio composto da due appartamenti (uno suo, uno del fratello). La CILA per i lavori di isolamento è stata presentata a settembre 2024. I lavori sono stati completati e pagati nel 2025.
Come si applica. Sempronio rientra tra i soggetti ammessi al Superbonus dal 2025 (edificio da 2 a 4 unità, CILA presentata entro il 15 ottobre 2024). L’aliquota per le spese 2025 è il 65%. Se ha speso 80.000 euro (sua quota), la detrazione è 65% di 80.000 = 52.000 euro in 10 rate da 5.200 euro. Nel 730/2026 indica la rata numero 1.
In pratica
Condizione chiave: CILA presentata entro il 15 ottobre 2024.
Aliquota 65% per le spese 2025.
Prima rata da dichiarare nel 730/2026: 5.200 euro (su 10 totali).
Quando rivolgersi a un professionista
La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.
Qual è l'aliquota del Superbonus per le spese del 2025?
Per le spese sostenute nel 2025 l’aliquota è del 65%. Si scende rispetto al 70% del 2024 e al 90% del 2023.
In quante rate si divide il Superbonus?
Dipende dall’anno di spesa. Per le spese sostenute fino al 2021 erano 5 rate. Dal 2024 in poi sono 10 rate. Per le spese 2022-2023 erano 4 rate, salvo opzione (irrevocabile) per 10 rate tramite dichiarazione integrativa.
Chi può ancora usufruire del Superbonus nel 2025?
Solo i condomini e le persone fisiche che intervengono su edifici composti da 2 a 4 unità, purché la CILA sia stata presentata entro il 15 ottobre 2024. Non è più aperto a nuovi interventi su edifici unifamiliari.
Ho rate di Superbonus del 2021: le dichiaro ancora?
Sì. Le vecchie rate continuano finché non esaurisci le 5 quote previste. Indichi l’anno 2021 nella colonna anno e il numero di rata corrispondente all’anno in corso.
Il Superbonus è cumulabile con altri incentivi?
No. Non è cumulabile con altri incentivi pubblici o agevolazioni previste dalla normativa europea, nazionale o regionale sugli stessi interventi.
Cosa succede se la ENEA non riceve la comunicazione in tempo?
La mancata o tardiva trasmissione delle informazioni all’ENEA non comporta la perdita del diritto alla detrazione.
Art. 90 L. 689/1981 – Modifica dell’ articolo 570 del codice penale in materia di violazione degli obblighi di assistenza familiare
L. 24 novembre 1981, n. 689 – testo aggiornato
Nell' articolo 570 del codice penale dopo il secondo comma è inserito il seguente: "Il delitto è punibile a querela della persona offesa salvo nei casi previsti dal numero 1 e, quando il reato è commesso nei confronti dei minori, dal numero 2 del precedente comma".
Sono imposte aggiuntive all’IRPEF: l’addizionale regionale e quella comunale si calcolano sul reddito imponibile e si pagano insieme all’IRPEF, ma vanno a comuni e regioni.
L’acconto addizionale comunale 2025 va nel rigo F1 colonna 3: se nel 2025 hai presentato il 730/2025, l’importo si trova al punto 124 della CU 2026.
Chi ha versato autonomamente usa l’F24 con codice 3843: è il codice tributo per l’acconto dell’addizionale comunale all’IRPEF versato senza sostituto.
Il saldo dell’addizionale è calcolato da chi presta assistenza fiscale: non devi calcolarlo da solo; il CAF o il sostituto ci pensano sulla base del reddito complessivo e delle aliquote del comune/regione di residenza.
Alcuni comuni fissano soglie di esenzione: le soglie legate al solo reddito le applica in automatico chi calcola il 730; il rigo F7 serve quando la soglia dipende da condizioni che dalla dichiarazione non risultano (ad esempio l’ISEE o la composizione del nucleo familiare) e tu le possiedi.
Le eccedenze non rimborsate si riportano nel rigo F3: i crediti di addizionale regionale (colonna 8) e comunale (colonna 11) non restituiti dal sostituto si indicano qui per compensarli.
Addizionale regionale e comunale: cosa sono e come si inseriscono nel 730
Oltre all’IRPEF ‘statale’, ogni cittadino paga anche due imposte aggiuntive che vanno rispettivamente alla propria regione e al proprio comune di residenza. Si chiamano addizionale regionale all’IRPEF e addizionale comunale all’IRPEF. Non sono un bis della stessa tassa: sono tributi separati, con aliquote fissate autonomamente da regioni e comuni, che si sommano all’IRPEF e concorrono a finanziare i servizi locali.
Nel modello 730/2026 queste addizionali compaiono in diversi punti. L’acconto dell’addizionale comunale relativo al 2025 va indicato nel quadro F insieme agli altri acconti (rigo F1, colonna 3). Il saldo – cioè la parte definitiva calcolata sul reddito effettivo del 2025 – viene determinato automaticamente da chi presta assistenza fiscale e poi trattenuto dallo stipendio o rimborsato in busta paga, senza che tu debba fare calcoli.
Ci sono però alcune situazioni che richiedono attenzione: le eccedenze (crediti) di addizionale non rimborsa dal sostituto, che vanno riportate nel rigo F3; le soglie di esenzione deliberate da alcuni comuni, che puoi comunicare nel rigo F7; e i casi particolari di addizionale sospesa per eventi eccezionali o di contribuenti con domicili diversi nel caso di dichiarazione congiunta.
Addizionale regionale e comunale nel quadro F: riepilogo
Voce
Rigo / Colonna
Fonte se 730/2025 con sostituto
Fonte se F24 autonomo
Addizionale regionale trattenuta dal datore di lavoro o dall'ente pensionistico
Addizionale comunale sospesa per eventi eccezionali (saldo e acconto)
F5, col. 4
Punti 33, 34 e 132 CU 2026
—
Eccedenza add. regionale non rimborsata
F3, col. 8
Punto 74 CU 2026
Col. 5 rigo RX2 REDDITI PF 2025
Eccedenza add. comunale non rimborsata
F3, col. 11
Punto 84 CU 2026
Col. 5 rigo RX3 REDDITI PF 2025
Eccedenza add. regionale usata in compensazione F24
F3, col. 9
—
—
Eccedenza add. comunale usata in compensazione F24
F3, col. 12
—
—
Soglia di esenzione add. comunale (saldo 2025)
F7, col. 1
Delibera comunale su finanze.gov.it
—
Soglia di esenzione add. comunale (acconto 2026)
F7, col. 3
Delibera comunale su finanze.gov.it
—
Esempio pratico
Caio abita in un comune che ha deliberato una soglia di esenzione dall’addizionale comunale per famiglie con ISEE inferiore a un certo importo. Caio verifica sul sito www.finanze.gov.it che il suo comune ha fissato la soglia e che lui rispetta i requisiti. Nel 730/2026 compila il rigo F7: nella colonna 1 indica l’importo della soglia di esenzione per il 2025, e nella colonna 2 il codice ‘1’ (esenzione non collegata al reddito imponibile) oppure ‘2’ (altra agevolazione). Compilando il rigo F7, attesta di avere i requisiti e non si vede calcolare l’addizionale comunale per il 2025.
Documenti necessari
Certificazione Unica 2026 (punti 74 per add. regionale, 84 per add. comunale, 124 per acconto add. comunale)
Modello REDDITI PF 2025 (righi RX2 col. 5 per add. regionale, RX3 col. 5 per add. comunale) se non hai presentato il 730/2025
Modello F24 con codice tributo 3843 se hai versato l’acconto add. comunale autonomamente
Delibera comunale sull’addizionale (consultabile su www.finanze.gov.it, sezione ‘fiscalità locale, addizionale comunale all’IRPEF’) per verificare soglie di esenzione
Prospetto di liquidazione 730-3/2025 (righi 97, 117 per addizionale comunale coniugi) in caso di dichiarazione congiunta
Tizio: lavoratore dipendente con acconto add. comunale trattenuto dal datore
Scenario. Tizio è un dipendente a tempo pieno che nel 2025 ha presentato il 730/2025 con sostituto. Il datore di lavoro ha trattenuto dallo stipendio anche l’acconto dell’addizionale comunale per il 2025.
Come si applica. Tizio trova l’importo dell’acconto al punto 124 della sua CU 2026 e lo riporta nel rigo F1, colonna 3. Non deve fare altro: il saldo dell’addizionale regionale e di quella comunale relativi al 2025 viene calcolato dal CAF (o dal sostituto) sulla base del reddito complessivo del 2025 e delle aliquote in vigore nel comune e nella regione di residenza al 1° gennaio 2025.
In pratica
Cerca il punto 124 sulla tua CU 2026: è l’acconto add. comunale che il datore ha già trattenuto.
Inserisci l’importo nel rigo F1 colonna 3: non servono altri calcoli da parte tua.
Se hai cambiato comune di residenza durante l’anno, comunica il domicilio al 1° gennaio 2025 a chi compila il tuo 730: è rilevante per l’aliquota comunale da applicare.
Sempronio: residente in comune con soglia di esenzione add. comunale
Scenario. Sempronio vive in un piccolo comune che ha deliberato una soglia di esenzione dall’addizionale comunale per nuclei familiari con determinate caratteristiche (es. presenza di figli a carico o ISEE sotto una certa soglia). Sempronio ritiene di avere i requisiti.
Come si applica. Le istruzioni del 730/2026 prevedono la Sezione VI del quadro F proprio per questo caso. Sempronio verifica sul sito www.finanze.gov.it le delibere del suo comune, controlla di soddisfare le condizioni previste, e compila il rigo F7. Nella colonna 1 indica l’importo della soglia di esenzione deliberata per il 2025; nella colonna 2 il codice ‘1’ o ‘2’ a seconda del tipo di agevolazione. Per l’acconto 2026 usa le colonne 3 e 4. Compilando il rigo attesta formalmente di possedere i requisiti.
In pratica
Verifica sul sito www.finanze.gov.it (sezione ‘addizionale comunale all’IRPEF’) se il tuo comune ha deliberato soglie di esenzione per il 2025.
Se soddisfi i requisiti, compila il rigo F7: colonne 1 e 2 per il saldo 2025, colonne 3 e 4 per l’acconto 2026.
Le colonne 1/2 e le colonne 3/4 sono tra loro alternative: si compila una o l’altra, non entrambe nella stessa coppia.
Codice tributo 3843: l’acconto dell’addizionale comunale con l’F24
Chi non ha un sostituto d’imposta che trattiene le addizionali (o presenta il modello Redditi) le versa da sé con l’F24. I codici tributo indicati dalle istruzioni Redditi PF 2026 sono tre:
Addizionali IRPEF: codici tributo F24
Codice
Cosa si paga
Sezione dell’F24
Anno di riferimento
3843
Addizionale comunale, acconto (autotassazione)
IMU e altri tributi locali
L’anno per cui si versa l’acconto (es. 2026)
3844
Addizionale comunale, saldo (autotassazione)
IMU e altri tributi locali
L’anno del saldo (es. 2025)
3801
Addizionale regionale
Regioni
L’anno d’imposta (es. 2025)
Nella sezione «IMU e altri tributi locali» il campo «codice ente/codice comune» va compilato con il codice catastale del comune, una lettera seguita da tre cifre (per esempio H501 per Roma). Se si paga a rate, il campo «rateazione» contiene il numero della rata e il numero totale di rate (per esempio 0106 per la prima di sei). Secondo la scheda dell’Agenzia, per questo codice le caselle «Acc.» e «Saldo» non vanno barrate. Nella scheda dell’Agenzia il codice 3844 è indicato come utilizzabile anche per un importo a credito; per il 3843 questa indicazione non c’è.
Acconto addizionale comunale 2026: quanto è e quando si paga
L’acconto è pari al 30% dell’addizionale comunale calcolata applicando al reddito imponibile del 2025 l’aliquota deliberata dal comune in cui si aveva il domicilio fiscale al 1° gennaio 2025 (art. 1, comma 4, D.Lgs. 360/1998). Con il 730 e il sostituto d’imposta lo trattiene il datore di lavoro o l’ente pensionistico. Chi versa da sé lo paga insieme al saldo IRPEF: entro il 30 giugno 2026, oppure entro il 30 luglio 2026 con la maggiorazione dello 0,40%. Si può rateizzare, ma le rate devono chiudersi entro il 16 dicembre. Le imposte che non superano 12 euro ciascuna non si versano.
Perché il 730 può chiedere addizionali a debito anche se il datore le ha già trattenute
Le addizionali si calcolano sul reddito complessivo al netto degli oneri deducibili, e sono dovute solo se, per lo stesso anno, risulta dovuta l’IRPEF al netto delle detrazioni (art. 1, comma 4, D.Lgs. 360/1998). Il datore di lavoro trattiene le addizionali solo sui redditi che paga lui (righi C10-C13). Il 730 le ricalcola su tutti i redditi dell’anno: altri redditi, un secondo rapporto di lavoro, oneri e detrazioni diverse possono far emergere una differenza a debito o a credito. La differenza esce nel prospetto di liquidazione e viene trattenuta o rimborsata in busta paga. Le addizionali regionale e comunale non sono deducibili da nessuna imposta.
Addizionale regionale: le aliquote 2025 di Lombardia ed Emilia-Romagna
Il saldo 2025 che si calcola nel 730/2026 usa le aliquote regionali dell’anno d’imposta 2025, riportate nella tabella allegata alle istruzioni Redditi PF 2026. Per le due regioni più cercate le aliquote sono queste (ogni aliquota si applica alla parte di reddito nello scaglione):
Addizionale regionale IRPEF 2025: aliquote per scaglione
Regione
Fino a 15.000 €
15.000-28.000 €
28.000-50.000 €
Oltre 50.000 €
Lombardia
1,23%
1,58%
1,72%
1,73%
Emilia-Romagna
1,33%
1,93%
2,93%
3,33%
Le aliquote delle altre regioni sono nella stessa tabella. Le delibere comunali (aliquote e soglie di esenzione) sono sul sito del Dipartimento delle Finanze. Le aliquote regionali 2026 serviranno per il 730/2027.
Quando rivolgersi a un professionista
La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.
Come si calcola l'addizionale regionale e comunale IRPEF?
Le addizionali si calcolano applicando le aliquote deliberate dalla regione e dal comune di residenza al reddito imponibile IRPEF. Non devi calcolarle da solo: chi presta assistenza fiscale (CAF, sostituto o professionista) lo fa automaticamente elaborando il tuo 730.
Qual è il codice tributo per l'acconto addizionale comunale versato con F24?
Il codice tributo è 3843, da indicare sul modello F24 per i versamenti autonomi dell’acconto dell’addizionale comunale all’IRPEF con riferimento all’anno 2025.
Se ho cambiato comune di residenza durante il 2025, quale addizionale pago?
L’addizionale comunale si calcola in base al comune in cui risultavi residente al 1° gennaio 2025. Se ti sei trasferito durante l’anno, la residenza al 1° gennaio è quella che conta. Comunica questa informazione a chi compila il 730.
Come faccio a sapere se il mio comune ha una soglia di esenzione?
Consulta il sito www.finanze.gov.it, nella sezione dedicata alla ‘fiscalità locale, addizionale comunale all’IRPEF’. Lì trovi le delibere di tutti i comuni italiani con le eventuali aliquote e soglie di esenzione.
Ho un credito di addizionale regionale non rimborsato: dove lo indico?
Nel rigo F3 colonna 8. L’importo lo trovi al punto 74 della CU 2026 (se hai presentato il 730/2025) oppure nella colonna 5 del rigo RX2 del modello REDDITI PF 2025. Devi indicare anche il codice regione nella colonna 7 dello stesso rigo.
L'acconto dell'addizionale comunale per il 2026 viene calcolato automaticamente?
Sì. Chi presta assistenza fiscale calcola l’acconto dell’addizionale comunale per il 2026 in base alla liquidazione del 730/2026. Se ritieni di non doverlo versare (perché prevedi un reddito molto inferiore), puoi compilare il rigo F6 colonne 3-4 per ridurlo o azzerarlo.
Quanto è l’acconto dell’addizionale comunale 2026 e quando si paga?
È il 30% dell’addizionale comunale calcolata sul reddito imponibile del 2025 con l’aliquota del comune di domicilio fiscale al 1° gennaio 2025. Con il 730 e il sostituto d’imposta viene trattenuto in busta paga o sulla pensione. Chi versa da sé usa l’F24 con il codice tributo 3843 e anno 2026, insieme al saldo IRPEF: entro il 30 giugno 2026, oppure entro il 30 luglio 2026 con la maggiorazione dello 0,40%, anche a rate da concludere entro il 16 dicembre.
Sotto quale importo l’addizionale regionale o comunale non si versa?
Le imposte risultanti dalla dichiarazione che non superano 12 euro ciascuna non si versano e non si compensano: la regola vale per l’IRPEF e per ciascuna addizionale. Anche il sostituto d’imposta non esegue il versamento o il rimborso di una singola imposta o addizionale se l’importo che risulta dal 730 è uguale o inferiore a 12 euro.
Art. 89 L. 689/1981 – Casi di perseguibilità a querela
L. 24 novembre 1981, n. 689 – testo aggiornato
Dopo l' articolo 493 del codice penale è inserito il seguente: "Art.
493-bis. – (Casi di perseguibilità a querela). – I delitti previsti dagli articoli 485 e 486 e quelli previsti dagli articoli 488, 489 e 490, quando concernono una scrittura privata, sono punibili a querela della persona offesa. Si procede d'ufficio, se i fatti previsti dagli articoli di cui al precedente comma riguardano un testamento olografo".
30 aprile 2026: l’Agenzia delle Entrate mette a disposizione il 730 precompilato nell’area riservata del proprio sito.
30 settembre 2026: termine ultimo per presentare il 730 (precompilato o ordinario) all’Agenzia, al Caf, al professionista o al sostituto d’imposta.
Luglio 2026: il datore di lavoro inizia i rimborsi IRPEF e le trattenute delle somme dovute nella busta paga.
Agosto o settembre 2026: per i pensionati, i rimborsi e le trattenute partono dal secondo mese successivo alla ricezione del prospetto di liquidazione.
Novembre 2026: trattenuta della seconda o unica rata di acconto IRPEF e cedolare secca. La comunicazione al sostituto per ridurlo o non versarlo va fatta entro il 12 ottobre 2026 (il 10 cade di sabato).
26 ottobre 2026: termine (scaduto) per presentare il 730 integrativo se emergono correzioni a favore del contribuente (il 25 ottobre è domenica).
2 novembre 2026: Redditi PF correttivo del 730 e Redditi PF per chi non ha presentato nulla (il 31 ottobre è sabato).
10 novembre 2026: 730 integrativo di tipo 2 online, per chi ha cambiato o perso il sostituto d’imposta.
1° febbraio 2027: ultimo giorno per il Redditi PF tardivo, entro 90 giorni dal 2 novembre.
Il 30 settembre è passato: cosa puoi fare adesso
Dopo il 30 settembre il 730 ordinario non si può più inviare, ma restano diverse strade. Quella giusta dipende da cosa è successo.
Rimedi dopo la scadenza del 730/2026
Situazione
Cosa si presenta
Entro
Hai inviato il 730 e hai dimenticato una spesa o un dato a tuo favore
730 integrativo (codice 1, 2 o 3), solo tramite Caf o professionista abilitato
26 ottobre 2026 (scaduto)
Vuoi correggere il 730 anche a tuo sfavore, o farlo da solo online
Redditi PF correttivo, anche dall’applicazione della precompilata se il 730 era stato inviato da lì
2 novembre 2026
Dopo il 2 novembre trovi un errore
Redditi PF integrativo
31 dicembre 2031
Hai cambiato lavoro o sei rimasto senza sostituto e il datore ha negato il conguaglio
730 integrativo di tipo 2 dall’applicazione web
10 novembre 2026
Non hai presentato nessuna dichiarazione
Redditi PF (anche precompilato)
2 novembre 2026
Hai saltato anche il 2 novembre
Redditi PF tardivo, con sanzioni ridotte
1° febbraio 2027
Vuoi ridurre l’acconto di novembre trattenuto in busta paga
Comunicazione scritta al sostituto d’imposta
12 ottobre 2026
Hai presentato il 730 senza sostituto e devi l’acconto
Secondo o unico acconto con F24
30 novembre 2026
Oltre i 90 giorni la dichiarazione si considera omessa e non si può più regolarizzare con il ravvedimento. Se dalla dichiarazione tardiva emerge un debito, si versano imposta, sanzioni e interessi al tasso legale: il calcolo è nella guida al ravvedimento operoso; le conseguenze dell’omissione sono in dichiarazione dei redditi omessa: sanzioni e ravvedimento. Per accesso e correzioni nell’applicazione dell’Agenzia vedi la guida al 730 precompilato 2026.
Perché le scadenze del 730 non sono tutte la stessa data
Quando si parla di ‘730 2026’ viene subito in mente la scadenza del 30 settembre: è il termine per consegnare la dichiarazione. Ma le date importanti sono molte di più, e vanno dal momento in cui il precompilato diventa disponibile fino all’acconto di novembre. Conoscerle serve a non farsi trovare impreparati e a capire quando aspettarsi rimborsi o trattenute in busta paga.
Il 730/2026 riguarda i redditi percepiti nel 2025 (periodo d’imposta 2025). Le istruzioni ufficiali dell’Agenzia delle Entrate precisano ogni scadenza, comprese quelle intermedie in cui il Caf o il sostituto d’imposta deve consegnare al contribuente il prospetto di liquidazione (modello 730-3) prima di trasmettere la dichiarazione.
Una regola pratica da tenere a mente: se una scadenza cade di sabato o in un giorno festivo, si sposta automaticamente al primo giorno feriale successivo. Per questo il 730 integrativo di ottobre è il 26 (e non il 25, che nel 2026 è domenica), e il modello REDDITI correttivo ha come termine il 2 novembre (il 31 ottobre è sabato).
Calendario delle scadenze 730/2026
Data
Adempimento
30 aprile 2026
Disponibilità del 730 precompilato nell'area riservata dell'Agenzia delle Entrate
15 gennaio 2026 (già passata)
Termine entro cui il sostituto d'imposta comunica la disponibilità a prestare assistenza fiscale
15 giugno 2026
Consegna del prospetto 730-3 per le dichiarazioni presentate al sostituto, al Caf o al professionista entro il 31 maggio (poi 29 giugno, 23 luglio, 15 settembre e 30 settembre, in base alla data di presentazione)
30 settembre 2026
Termine ultimo di presentazione del 730 a Agenzia, Caf, professionista o sostituto
Luglio 2026
Prima busta paga con rimborsi IRPEF o trattenute per dipendenti
Agosto-settembre 2026
Rimborsi e trattenute per pensionati (secondo mese dopo ricezione 730-4)
12 ottobre 2026 (il 10 è sabato)
Termine per comunicare al sostituto la riduzione o l'azzeramento dell'acconto di novembre
26 ottobre 2026 (scaduto)
Termine per 730 integrativo a favore del contribuente (codice 1, 2 o 3 nel frontespizio)
Novembre 2026
Trattenuta seconda o unica rata di acconto IRPEF e cedolare secca
2 novembre 2026
Termine per presentare il modello REDDITI correttivo nei termini (il 31 ottobre è sabato)
10 novembre 2026
730 integrativo di tipo 2 dall’applicazione web, dopo il diniego del sostituto al conguaglio
30 novembre 2026
Secondo o unico acconto con F24 per chi ha il 730 senza sostituto o il modello Redditi
1° febbraio 2027
Redditi PF tardivo, entro 90 giorni dal 2 novembre (il 31 gennaio è domenica)
Dicembre 2026
Rimborsi per chi ha presentato il 730 senza sostituto d'imposta
Esempio pratico
Caio porta i suoi documenti al Caf il 10 giugno 2026. Il Caf deve consegnargli la copia della dichiarazione e il prospetto di liquidazione (modello 730-3) entro il 29 giugno (scadenza per le dichiarazioni presentate dall’1 al 20 giugno). A luglio Caio trova in busta paga il rimborso IRPEF di 520 euro calcolato dal prospetto. Ad agosto si accorge di aver dimenticato di inserire una spesa medica: può presentare un 730 integrativo entro il 26 ottobre, oppure un modello REDDITI correttivo entro il 2 novembre.
Documenti necessari
Certificazione Unica 2026 (rilasciata dal sostituto entro il 16 marzo 2026)
Ricevute e fatture delle spese sostenute nel 2025
Attestati di versamento F24 di acconti eventualmente pagati
Dati catastali di terreni e fabbricati
Prospetto di liquidazione (modello 730-3) da conservare per verifica
Documentazione per il 730 integrativo (se presentato a Caf o professionista)
Chi si accorge di un errore dopo aver presentato il 730
Scenario. Sempronia ha presentato il 730 a maggio tramite il suo datore di lavoro. Ad agosto si rende conto di non aver indicato alcune spese mediche che le avrebbero dato un rimborso maggiore.
Come si applica. Sempronia ha due strade: presentare un 730 integrativo con codice 1 entro il 26 ottobre 2026 (termine scaduto: ora restano il modello REDDITI PF 2026 correttivo entro il 2 novembre 2026 o la dichiarazione integrativa a favore) (rivolgendosi a un Caf o professionista, anche se il 730 originale era stato fatto dal sostituto), oppure presentare un modello REDDITI Persone fisiche 2026 come dichiarazione integrativa. In entrambi i casi, la procedura avviata con il 730 originale non si ferma: il datore di lavoro ha già effettuato o inizierà a effettuare i conguagli del 730 originario.
In pratica
Il 730 integrativo a favore del contribuente va presentato sempre a un Caf o professionista, anche se il 730 originale era stato fatto dal sostituto d’imposta.
La presentazione di una dichiarazione integrativa non blocca i rimborsi o le trattenute del 730 originario già in corso.
Chi vuole ridurre l'acconto di novembre
Scenario. Tizio sa che nel 2026 avrà molte spese detraibili e ritiene che l’acconto IRPEF di novembre indicato nel prospetto di liquidazione sia superiore a quello che effettivamente dovrà pagare.
Come si applica. Tizio può comunicare per iscritto al suo sostituto d’imposta, entro il 12 ottobre 2026 (il 10 cade di sabato), l’importo ridotto che ritiene dovuto oppure che l’acconto non sia dovuto affatto. Lo fa sotto la propria responsabilità. Se la riduzione risulta infondata, sono previste sanzioni. La trattenuta di novembre riguarda la seconda o unica rata di acconto IRPEF e cedolare secca.
In pratica
La comunicazione di riduzione acconto va consegnata al sostituto d’imposta entro il 12 ottobre 2026: non si può fare dopo.
Valutare con attenzione prima di chiedere la riduzione: se l’importo dichiarato risulta troppo basso, scattano interessi e sanzioni.
Quando rivolgersi a un professionista
La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.
Art. 88 L. 689/1981 – Violazione colposa dei doveri inerenti alla custodia di cose sottoposte a pignoramento o sequestro giudiziario o conservativo
L. 24 novembre 1981, n. 689 – testo aggiornato
Nota: gli importi in lire sono quelli della novella del 1981; nel testo vigente del codice penale i richiami pecuniari sono oggi espressi in euro.
Dopo l' articolo 388 del codice penale è inserito il seguente: "Art.
388-bis. – (Violazione colposa dei doveri inerenti alla custodia di cose sottoposte a pignoramento ovvero a sequestro giudiziario o conservativo). – Chiunque, avendo in custodia una cosa sottoposta a pignoramento ovvero a sequestro giudiziario o conservativo, per colpa ne cagiona la distruzione o la dispersione, ovvero ne agevola la soppressione o la sottrazione, è punito, a querela della persona offesa, con la reclusione fino a sei mesi o con la multa fino a lire seicentomila".
Art. 87 L. 689/1981 – Sottrazione, distruzione o danneggiamento di cose sottoposte a pignoramento, sequestro giudiziario o conservativo
L. 24 novembre 1981, n. 689 – testo aggiornato
Nota: gli importi in lire sono quelli della novella del 1981. La materia è oggi nell’art. 388 c.p., più volte riformato: al primo comma la multa va da 103 a 1.032 euro.
Il terzo comma dell'articolo 388 del codice penale è sostituito dai seguenti commi: "Chiunque sottrae, sopprime, distrugge, disperde o deteriora una cosa di sua proprietà sottoposta a pignoramento ovvero a sequestro giudiziario o conservativo è punito con la reclusione fino a un anno e con la multa fino a lire seicentomila. Si applicano la reclusione da due mesi a due anni e la multa da lire sessantamila a lire seicentomila se il fatto è commesso dal proprietario su una cosa affidata alla sua custodia e la reclusione da quattro mesi a tre anni e la multa da lire centomila a un milione se il fatto è commesso dal custode al solo scopo di favorire il proprietario della cosa. Il custode di una cosa sottoposta a pignoramento ovvero a sequestro giudiziario o conservativo che indebitamente rifiuta, omette o ritarda un atto dell'ufficio è punito con la reclusione fino ad un anno o con la multa fino a un milione. Il colpevole è punito a querela della persona offesa".
Art. 86 L. 689/1981 – Nuovo testo degli articoli 334 e 335 del codice penale
L. 24 novembre 1981, n. 689 – testo aggiornato
Nota: gli importi in lire sono quelli della novella del 1981. Nel codice penale vigente l’art. 334 prevede la multa da 51 a 516 euro (da 30 a 309 euro per il proprietario custode, fino a 309 euro per il proprietario non custode) e l’art. 335 una pena pecuniaria fino a 309 euro.
Gli articoli 334 e 335 del codice penale sono sostituiti dai seguenti: "Art.
334. – (Sottrazione o danneggiamento di cose sottoposte a sequestro disposto nel corso di un procedimento penale o dalla autorità amministrativa). – Chiunque sottrae, sopprime, distrugge, disperde o deteriora una cosa sottoposta a sequestro disposto nel corso di un procedimento penale o dall'autorità amministrativa e affidata alla sua custodia, al solo scopo di favorire il proprietario di essa, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da lire centomila a un milione. Si applicano la reclusione da tre mesi a due anni e la multa da lire sessantamila a lire seicentomila se la sottrazione, la soppressione, la distruzione, la dispersione o il deterioramento sono commessi dal proprietario della cosa, affidata alla sua custodia. La pena è della reclusione da un mese ad un anno e della multa fino a lire seicentomila, se il fatto è commesso dal proprietario della cosa medesima non affidata alla sua custodia". "Art.
335. – (Violazione colposa di doveri inerenti alla custodia di cose sottoposte a sequestro disposto nel corso di un procedimento penale o dall'autorità amministrativa). – Chiunque, avendo in custodia una cosa sottoposta a sequestro disposto nel corso di un procedimento penale o dall'autorità amministrativa, per colpa ne cagiona la distruzione o la dispersione, ovvero ne agevola la sottrazione o la soppressione, è punito con la reclusione fino a sei mesi o con la multa fino a lire seicentomila".
Informazione di carattere generale. I calcoli e le indicazioni di questa pagina hanno finalità divulgativa e si basano sulle fonti ufficiali indicate nel metodo editoriale. Non sostituiscono il parere di un professionista abilitato: per la valutazione del caso concreto è necessario rivolgersi a un avvocato, a un commercialista o a un consulente iscritto al proprio albo.