Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale
Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.
Metodo editoriale
Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.
Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia
I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.
Art. 104 L. 689/1981 – Nuovo testo degli articoli 163 , 175 e 237 del codice penale
L. 24 novembre 1981, n. 689 – testo aggiornato
Nota: gli importi in lire sono quelli della novella del 1981. Nel testo vigente dell’art. 237 c.p. la cauzione di buona condotta è una somma non inferiore a 103,29 euro né superiore a 2.065,83 euro.
Gli articoli 163 , 175 e 237 del codice penale sono sostituiti dai seguenti: "Art.
163. – (Sospensione condizionale della pena). – Nel pronunciare sentenza di condanna alla reclusione o all'arresto per un tempo non superiore a due anni, ovvero a pena pecuniaria che, sola o congiunta alla pena detentiva e ragguagliata a norma dell'articolo 135, sia equivalente ad una pena privativa della libertà personale per un tempo non superiore, nel complesso, a due anni, il giudice può ordinare che l'esecuzione della pena rimanga sospesa per il termine di cinque anni se la condanna è per delitto e di due anni se la condanna è per contravvenzione. Se il reato è stato commesso da un minore degli anni diciotto, la sospensione può essere ordinata quando si infligga una pena restrittiva della libertà personale non superiore a tre anni, ovvero una pena pecuniaria che, sola o congiunta alla pena detentiva e ragguagliata a norma dell'articolo 135, sia equivalente ad una pena privativa della libertà personale per un tempo non superiore, nel complesso, a tre anni. Se il reato è stato commesso da persona di età superiore agli anni diciotto ma inferiore agli anni ventuno o da chi ha compiuto gli anni settanta, la sospensione può essere ordinata quando si infligga una pena restrittiva della libertà personale non superiore a due anni e sei mesi ovvero una pena pecuniaria che, sola o congiunta alla pena detentiva e ragguagliata a norma dell'articolo 135, sia equivalente ad una pena privativa della libertà personale per un tempo non superiore, nel complesso, a due anni e sei mesi". "Art.
175. – (Non menzione della condanna nel certificato del casellario giudiziale). – Se, con una prima condanna, è inflitta una pena detentiva non superiore a due anni, ovvero una pena pecuniaria non superiore a un milione, il giudice, avuto riguardo alle circostanze indicate nell'articolo 133, può ordinare in sentenza che non sia fatta menzione della condanna nel certificato del casellario giudiziale, spedito a richiesta di privati, non per ragione di diritto elettorale. La non menzione della condanna può essere altresì concessa quando è inflitta congiuntamente una pena detentiva non superiore a due anni ed una pena pecuniaria che, ragguagliata a norma dell'articolo 135 e cumulata alla pena detentiva, priverebbe complessivamente il condannato della libertà personale per un tempo non superiore a trenta mesi. Se il condannato commette successivamente un delitto, l'ordine di non fare menzione della condanna precedente è revocato. Le disposizioni di questo articolo non si applicano quando alla condanna conseguono pene accessorie". "Art.
237. – (Cauzione di buona condotta). – La cauzione di buona condotta è data mediante il deposito, presso la Cassa delle ammende, di una somma non inferiore a lire duecentomila, né superiore a lire quattro milioni. In luogo del deposito, è ammessa la prestazione di una garanzia mediante ipoteca o anche mediante fideiussione solidale. La durata della misura di sicurezza non può essere inferiore a un anno, né superiore a cinque, e decorre dal giorno in cui la cauzione fu prestata".
Art. 49 L. 184/1983 – Inventario dei beni dell’adottato
Testo vigente – Legge 4 maggio 1983, n. 184 (aggiornato da Normattiva)
1. L'adottante deve fare l'inventario dei beni dell'adottato e trasmetterlo al giudice tutelare entro trenta giorni dalla data della comunicazione della sentenza di adozione. Si osservano, in quanto applicabili, le disposizioni contenute nella sezione III del capo I del titolo X del libro primo del codice civile.
2. L'adottante che omette di fare l'inventario nel termine stabilito o fa un inventario infedele può essere privato dell'amministrazione dei beni dal giudice tutelare, salvo l'obbligo del risarcimento dei danni
Art. 103-quater L. 689/1981 – (Disposizioni relative ai minorenni)
L. 24 novembre 1981, n. 689 – testo aggiornato
La pena pecuniaria, anche sostitutiva, applicata per un reato commesso da persona minore di età, in caso di mancato pagamento si converte nel lavoro di pubblica utilità sostitutivo, se vi è il consenso del minore non più soggetto ad obbligo di istruzione. In caso contrario, si converte nella detenzione domiciliare sostitutiva. La durata della pena da conversione non può superare un anno, se la pena convertita è la multa, ovvero sei mesi, se la pena convertita è l'ammenda. Tuttavia, in caso di insolvibilità del condannato la durata massima della pena da conversione non può superare sei mesi, se la pena convertita è la multa, ovvero tre mesi, se la pena convertita è l'ammenda. Si applicano, in quanto compatibili, gli articoli 71, 102 e 103, nonché l'articolo
103-ter. Si applica altresì, in quanto compatibile, l' articolo 660 del codice di procedura penale. Non si applica l'articolo 103-bis e il minore, nel corso dell'esecuzione della detenzione domiciliare sostitutiva, può essere affidato in prova al servizio sociale ai sensi dell' articolo 5 del decreto legislativo 2 ottobre 2018, n. 121.
Aliquota 2025: 50% se l’immobile è la tua abitazione principale e sei proprietario o titolare di un diritto reale; 36% negli altri casi.
Massimale di spesa: 96.000 euro per unità immobiliare. Se hai già speso in anni precedenti per lo stesso intervento, il tetto si abbatte di conseguenza.
L’agevolazione vale per edifici ricadenti nelle zone sismiche ad alta pericolosità e nella zona sismica 3.
La detrazione è divisa in 10 rate annuali di pari importo nella dichiarazione dei redditi.
Se i lavori riducono il rischio sismico di una o due classi, fino al 2024 spettavano aliquote più alte (70%, 75%, 80%, 85%): quelle rate continuano ad apparire nel 730/2026.
Per le spese 2025 occorre indicare i dati catastali dell’immobile nella sezione III-B del quadro E.
Come funziona il Sismabonus: la detrazione per i lavori antisismici
Il Sismabonus è la detrazione IRPEF per chi sostiene spese di adeguamento sismico su edifici esistenti. In pratica, se hai pagato nel 2025 per rendere casa tua più sicura contro i terremoti, puoi recuperare una parte di quella spesa scalandola dall’imposta che devi allo Stato.
Dal 1 gennaio 2025 le regole sono cambiate rispetto agli anni precedenti. L’aliquota del 50% spetta solo a chi è proprietario (o titolare di un diritto reale come l’usufrutto) sull’immobile adibito ad abitazione principale. Per tutti gli altri casi – seconde case, immobili locati, pertinenze – la percentuale scende al 36%.
Se invece stai portando in dichiarazione una rata di lavori eseguiti dal 2021 al 2024, le aliquote erano diverse e più generose (fino all’85% per condomini che passavano di due classi di rischio). Quelle vecchie rate compaiono comunque nel 730/2026: occorre indicare l’anno di sostenimento della spesa e il numero di rata progressiva.
Aliquote Sismabonus per anno di spesa (quadro E, rigo E41-E43)
Anno spesa
Tipo immobile / intervento
Aliquota
2025
Abitazione principale (proprietario o diritto reale)
50%
2025
Altri immobili (seconda casa, locato, ecc.)
36%
2021-2024
Edificio unifamiliare o condominio – riduzione 1 classe rischio
70%
2021-2024
Parti comuni condominio – riduzione 1 classe rischio
75%
2021-2024
Parti comuni condominio – riduzione 2 classi rischio
85%
2021-2024
Acquisto unità in edificio ricostruito – 2 classi rischio
85%
Esempio pratico
Tizio ha speso 60.000 euro nel 2025 per rafforzare la struttura portante della sua casa (abitazione principale, zona sismica 2). È proprietario dell’immobile. Detrazione spettante: 50% di 60.000 = 30.000 euro, da recuperare in 10 rate da 3.000 euro ciascuna. Nel 730/2026 inserisce la prima rata: 3.000 euro scalati dall’IRPEF dovuta.
Documenti necessari
Fatture dell’impresa che ha eseguito i lavori
Bonifico bancario/postale ‘parlante’ (con codice fiscale e partita IVA del beneficiario)
Asseverazione del tecnico abilitato sulla riduzione del rischio sismico e sulla classe di appartenenza
Dati catastali dell’immobile (per spese 2025: sezione III-B del quadro E)
Comunicazione al Portale nazionale delle classificazioni sismiche (PNCS) per interventi Superbonus
Caso 1 – Casa di proprietà, abitazione principale
Scenario. Caio ha la sua casa di abitazione in zona sismica 1. Nel 2025 ha fatto installare un sistema di isolamento alla base dell’edificio. Spesa totale: 80.000 euro. È l’unico proprietario.
Come si applica. Caio ha diritto all’aliquota del 50%, riservata ai proprietari che intervengono sulla propria abitazione principale. Il massimale è 96.000 euro, quindi tutta la spesa rientra. Detrazione totale: 40.000 euro, in 10 rate da 4.000 euro. Nel 730/2026 dichiara la prima rata.
In pratica
Aliquota 50% perché è abitazione principale e lui è proprietario.
Prima rata detraibile nel 730/2026: 4.000 euro.
Nella sezione III-B va indicato il codice catastale del comune e i dati dell’immobile.
Caso 2 – Seconda casa in zona sismica
Scenario. Sempronio possiede un appartamento in zona sismica 3, non è la sua abitazione principale (ci va in vacanza). Nel 2025 ha fatto lavori antisismici per 30.000 euro.
Come si applica. Poiché l’immobile non è l’abitazione principale di Sempronio, dal 2025 l’aliquota applicabile scende al 36%. Detrazione totale: 10.800 euro, in 10 rate da 1.080 euro. La spesa rientra ampiamente nel massimale di 96.000 euro.
In pratica
Aliquota 36% perché non è l’abitazione principale.
Prima rata nel 730/2026: 1.080 euro.
Non va compilata la colonna 7 (percentuale Superbonus) perché non ci sono le condizioni per aliquote maggiorate.
Quando rivolgersi a un professionista
La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.
Se l’immobile è la tua abitazione principale e sei proprietario o titolare di un diritto reale, detrai il 50% della spesa. Negli altri casi (seconda casa, immobile locato) l’aliquota è il 36%.
Qual è il massimale di spesa ammesso?
Il limite è 96.000 euro per unità immobiliare. Se hai già speso in anni precedenti per lo stesso cantiere, devi sottrarre quelle somme al tetto: puoi detrarrti solo la differenza fino a 96.000 euro.
Quante rate devo usare per recuperare la detrazione?
La detrazione si spalma in 10 rate annuali di pari importo. Nel 730/2026 indichi la rata numero 1 se hai sostenuto la spesa nel 2025, la rata numero 2 se la spesa era del 2024, e così via.
In quali zone sismiche spetta la detrazione?
Spetta per edifici situati nelle zone sismiche ad alta pericolosità e nella zona sismica 3. Per le zone sismiche 1, 2 e 3 si applicano anche le aliquote maggiorate se i lavori abbassano la classe di rischio dell’edificio.
Se ho fatto i lavori nel condominio, posso detrarre?
Sì. Per gli interventi sulle parti comuni del condominio, ogni condomino detrae la quota a lui spettante. Nella dichiarazione va indicato il codice fiscale del condominio nella colonna 3 del rigo E41-E43.
Ho ancora rate di lavori fatti nel 2022: come le dichiaro?
Indichi l’anno 2022 nella colonna 1 del rigo, il numero di rata progressiva nella colonna 8 e l’aliquota che vigeva in quell’anno. Le regole 2025 non cambiano retroattivamente le rate già avviate.
Art. 103-ter L. 689/1981 – (Disposizioni applicabili)
L. 24 novembre 1981, n. 689 – testo aggiornato
Alla semilibertà sostitutiva, alla detenzione domiciliare sostitutiva e al lavoro di pubblica utilità sostitutivo, quali pene da conversione della multa e dell'ammenda ai sensi del presente Capo, si applicano, in quanto compatibili e non espressamente derogate, le disposizioni del Capo III della presente legge e le ulteriori disposizioni di legge, ovunque previste, che si riferiscono alle corrispondenti pene sostitutive.
Art. 103-bis L. 689/1981 – (Inapplicabilità delle misure alternative alla detenzione)
L. 24 novembre 1981, n. 689 – testo aggiornato
Le misure alternative alla detenzione, di cui al Capo VI del Titolo I della legge 26 luglio 1975 n. 354, non si applicano al condannato alla semilibertà sostitutiva o alla detenzione domiciliare sostitutiva derivanti da conversione della pena pecuniaria ai sensi del presente Capo.
Deduzione piena: i contributi previdenziali e assistenziali obbligatori riducono il reddito complessivo su cui si calcola l’IRPEF, senza limite di importo.
Rigo E21 del Quadro E (Sezione II) del 730; chi ha partita IVA (artigiani, commercianti, professionisti) usa il modello Redditi PF e li indica nel rigo RP21, i forfettari nel rigo LM35.
Conta l’anno del pagamento: nel 730/2026 vanno i contributi versati nel 2025, anche se riferiti ad anni precedenti.
Anche per i familiari a carico: la deduzione spetta anche se i contributi sono stati pagati nell’interesse di un familiare fiscalmente a carico.
Contributi volontari inclusi: rientrano anche i versamenti volontari all’ente pensionistico, quelli per il riscatto degli anni di laurea e per la ricongiunzione di periodi assicurativi.
Assicurazione casalinghe: i contributi INAIL per l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni domestici sono anch’essi deducibili.
Nessun importo da versare in più: si tratta di contributi già pagati nel corso dell’anno; la deduzione riduce automaticamente le imposte dovute.
Cosa sono i contributi previdenziali deducibili e perché conviene indicarli
Ogni anno, lavoratori autonomi, artigiani, commercianti e altre categorie versano contributi all’INPS o ad altri enti previdenziali. Questi versamenti – obbligatori per legge – danno diritto a una deduzione dal reddito complessivo: significa che si paga l’IRPEF su una base più bassa, e quindi si risparmia sulle imposte.
La deduzione, a differenza della detrazione, non riduce direttamente l’imposta da pagare ma abbassa il reddito su cui l’imposta viene calcolata. In pratica: se hai un reddito di 30.000 euro e hai versato 4.000 euro di contributi previdenziali obbligatori, l’IRPEF si calcola su 26.000 euro.
Per ottenere questo vantaggio non devi fare nulla di complicato: basta indicare l’importo nel rigo E21 del Quadro E del modello 730. Il CAF o il professionista che assiste nella compilazione provvederà a calcolare la deduzione spettante.
Attenzione: se il datore di lavoro ha già considerato questi contributi nel calcolo delle ritenute (come accade spesso per i lavoratori dipendenti), non devi riportarli di nuovo nella dichiarazione – l’importo è già stato dedotto in busta paga.
Rigo E21 del 730 o rigo RP21 del modello Redditi: chi usa quale
Il 730 non può essere usato da chi nel 2025 ha avuto redditi d’impresa, anche in forma di partecipazione, o redditi di lavoro autonomo per i quali serve la partita IVA: queste persone presentano il modello Redditi Persone fisiche 2026. Il contributo è lo stesso, cambia il rigo.
Dove si indicano i contributi previdenziali nella dichiarazione 2026
Chi li ha versati
Modello
Rigo
Dipendente o pensionato che paga contributi volontari, riscatto della laurea o ricongiunzione
730/2026
E21
Chi paga l’assicurazione INAIL casalinghe o il «fondo casalinghe»
730/2026
E21
Artigiano o commerciante con ditta individuale o socio di società di persone
Redditi PF 2026
RP21
Professionista con partita IVA (gestione separata INPS o cassa professionale)
Redditi PF 2026
RP21
Contribuente in regime forfettario
Redditi PF 2026
LM35 (la parte che non trova capienza va in LM49 e si deduce dal reddito complessivo)
Riscatto anni di laurea e ITS Academy (versati dall'interessato)
Deducibili se il dichiarante ha redditi propri
Ricongiunzione periodi assicurativi
Deducibile per intero
Esempio pratico
Tizio è un commerciante con reddito d’impresa di 28.000 euro nel 2025. Ha versato 5.800 euro di contributi INPS obbligatori alla Gestione Commercianti. Avendo reddito d’impresa non può usare il 730: nel modello Redditi PF 2026 indica 5.800 euro nel rigo RP21 e la base imponibile IRPEF scende da 28.000 a 22.200 euro. Per il 2025 i redditi fino a 28.000 euro sono tassati al 23%, quindi il risparmio è di 5.800 x 23% = 1.334 euro.
Documenti necessari
Ricevute di versamento INPS (bollettini F24 o estratto contributi INPS)
Certificazione Unica 2026 del datore di lavoro (punto 431 e punti 432-437, per verificare quanto già dedotto in busta paga)
Comunicazione INPS dei contributi dovuti (per autonomi/artigiani/commercianti)
Ricevuta del bollettino INAIL (per l’assicurazione casalinghe)
Quietanza di pagamento per contributi volontari o riscatto laurea
Artigiana con contributi fissi INPS
Scenario. Caio gestisce un laboratorio di sartoria come artigiana individuale. Nel 2025 ha versato all’INPS contributi fissi e variabili per un totale di 3.900 euro.
Come si applica. Come artigiana individuale ha reddito d’impresa, quindi presenta il modello Redditi PF 2026 e indica 3.900 euro nel rigo RP21 (lo stesso contributo, per un dipendente, andrebbe nel rigo E21 del 730). Poiché non ha un datore di lavoro che ha già operato la deduzione, l’intero importo abbassa il suo reddito complessivo prima del calcolo dell’IRPEF. Non c’è alcun massimale: la deduzione è integrale. Se Caio fosse in regime forfettario, i contributi andrebbero invece nel rigo LM35 e ridurrebbero il reddito soggetto a imposta sostitutiva.
In pratica
Inserire il totale dei contributi versati nell’anno 2025 nel rigo RP21 del modello Redditi PF (E21 se si presenta il 730).
Conservare le ricevute F24 o l’estratto contributivo INPS come documentazione.
Se il CAF richiede prova dei versamenti, basta l’estratto contributi scaricabile dal sito INPS.
Lavoratore dipendente con prosecuzione volontaria
Scenario. Sempronio è un lavoratore dipendente che, avendo avuto un periodo di disoccupazione, ha versato contributi INPS in prosecuzione volontaria per 1.200 euro nel 2025.
Come si applica. Il datore di lavoro di Sempronio ha già dedotto in busta paga i contributi trattenuti dal suo stipendio. I 1.200 euro di prosecuzione volontaria, invece, non risultano nella Certificazione Unica e devono essere indicati separatamente nel rigo E21. Sempronio può così dedurre anche questa somma.
In pratica
Verificare nel punto 431 della Certificazione Unica quanto il datore di lavoro ha già dedotto.
Indicare nel rigo E21 solo i contributi versati in proprio che non compaiono nella Certificazione Unica.
I due importi (quelli del datore + quelli versati autonomamente) non vanno sommati nello stesso rigo se già dedotti dal sostituto.
Contributi pagati in ritardo o per un altro anno: in quale dichiarazione
Gli oneri deducibili seguono l’anno in cui li paghi: nel quadro E del 730/2026 vanno le spese sostenute nel 2025. Un contributo che si riferisce al 2025 ma che hai pagato nel 2026, per esempio una rata versata in ritardo o il saldo pagato con l’F24 di giugno 2026, si deduce nella dichiarazione del 2027; una rata del 2024 pagata nel 2025 si deduce invece ora. L’art. 10, comma 1, lettera e), del TUIR parla infatti di oneri «sostenuti» dal contribuente.
Contributi pagati per il coniuge o per un collaboratore dell’impresa familiare
La deduzione spetta anche per i contributi versati per un familiare fiscalmente a carico, per esempio il coniuge senza redditi: li deduce chi li ha pagati, nel proprio rigo E21 o RP21. Se il familiare non è a carico, li deduce solo lui.
Per l’impresa familiare artigiana o commerciale le istruzioni del modello Redditi danno una regola precisa: il titolare versa i contributi anche per i familiari che collaborano, ma poiché per legge ha diritto di rivalsa su di loro non può dedurli, nemmeno se la rivalsa non l’ha esercitata, a meno che il collaboratore sia fiscalmente a carico. Il collaboratore li deduce solo se il titolare ha effettivamente esercitato la rivalsa. Nel forfettario il titolare deduce nel rigo LM35 anche i contributi dei collaboratori fiscalmente a carico e di quelli non a carico per i quali non ha esercitato la rivalsa.
Contributi volontari e riscatto della laurea: c’è un limite?
No. I contributi volontari versati alla propria gestione pensionistica obbligatoria (prosecuzione volontaria, ricongiunzione, riscatto della laurea o degli anni di ITS Academy) si deducono per intero, come quelli obbligatori. Il limite di 5.164,57 euro riguarda un’altra cosa: i contributi alla previdenza complementare (fondi pensione), che vanno nel rigo E27 e seguenti, non nel rigo E21. Il riscatto della laurea pagato per un familiare a carico che non ha redditi, invece, non si deduce: dà una detrazione del 19% con il codice 32 nei righi da E8 a E10. Vedi riscatto della laurea nel 730 e previdenza complementare per i familiari a carico.
Quando rivolgersi a un professionista
La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.
Devo indicare i contributi INPS nel 730 se sono dipendente?
Di solito no: i contributi trattenuti in busta paga sono già esclusi dal reddito, e gli oneri deducibili già considerati dal datore di lavoro sono indicati nel punto 431 della Certificazione Unica (dettaglio nei punti da 432 a 437). Nel rigo E21 vanno solo i contributi versati in proprio, come la prosecuzione volontaria o il riscatto della laurea.
C’è un limite massimo di deduzione per i contributi previdenziali obbligatori?
No. I contributi obbligatori (INPS, INAIL casalinghe, contributi agricoli) si deducono per l’intero importo versato, senza alcun tetto massimo.
Sono artigiano o commerciante: uso il rigo E21 del 730?
No, se hai reddito d’impresa non puoi usare il 730: presenti il modello Redditi PF 2026 e indichi i contributi INPS nel rigo RP21. Se sei in regime forfettario li indichi nel rigo LM35.
Ho pagato nel 2026 contributi che si riferiscono al 2025: dove li deduco?
Nella dichiarazione dell’anno in cui li hai pagati, quindi nel 2027 (redditi 2026). Nel 730/2026 vanno i contributi versati nel 2025, anche se riferiti ad anni precedenti.
Posso dedurre i contributi versati per un familiare a carico?
Sì. Se hai pagato contributi previdenziali nell’interesse di un familiare fiscalmente a carico (per esempio il coniuge), puoi indicarli nel rigo E21 e ottenere la deduzione.
I contributi per il riscatto della laurea si deducono qui o altrove?
Dipende da chi li ha versati. Se li ha versati direttamente l’interessato che ha redditi propri, si deducono nel rigo E21. Se li ha versati un familiare per una persona fiscalmente a carico, si indicano tra le spese detraibili (codice 32 nei righi da E8 a E10) con detrazione del 19%.
Cosa indica il punto 431 della Certificazione Unica?
È l’importo totale degli oneri deducibili già considerati dal datore di lavoro nel calcolo delle ritenute; nei punti da 432 a 437 c’è il dettaglio per tipo di onere. Quegli importi sono già stati dedotti e non vanno ripetuti nel rigo E21.
L’assicurazione INAIL casalinghe è davvero deducibile?
Sì. Il premio versato all’INAIL per l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni domestici – la cosiddetta ‘assicurazione casalinghe’ – è un contributo assistenziale deducibile nel rigo E21 per l’intero importo.
Cos’è una plusvalenza: è il guadagno che realizzi vendendo un titolo finanziario (azione, ETF, obbligazione, valuta) a un prezzo più alto di quello che hai pagato. Si calcola come corrispettivo di vendita meno costo di acquisto, incluse le spese di intermediazione.
Aliquota principale: 26% per le plusvalenze realizzate dal 1° luglio 2014 in poi su partecipazioni non qualificate, ETF, obbligazioni e altri strumenti finanziari (Sezione II, righi T11-T16).
Aliquota del 20% per le plusvalenze realizzate dal 1° gennaio 2012 al 30 giugno 2014 (Sezione I, righi T1-T6). Quelle ancora anteriori al 31 dicembre 2011 scontano il 12,50 per cento, ma i corrispettivi vanno riportati al 62,50 per cento.
Minusvalenze compensabili: se hai perso più di quanto hai guadagnato, la minusvalenza può essere riportata nei quattro anni successivi per ridurre le plusvalenze future, a condizione di dichiararla nel Quadro T (Sezione VII).
Il Quadro T non serve se la banca ha già applicato il 26%: se usi il regime del risparmio amministrato (il più comune con il conto titoli in banca), la banca trattiene l’imposta direttamente e non devi compilare il Quadro T.
Cripto-attività (Sezione V): le plusvalenze su criptovalute realizzate entro il 31 dicembre 2025 sono soggette all’imposta sostitutiva del 26 per cento. Dal 1° gennaio 2025 non c’è più la soglia di esenzione di 2.000 euro.
Quando devi compilare il Quadro T
Se hai un conto titoli in banca e la banca applica il ‘regime del risparmio amministrato’, lei stessa calcola e versa le imposte sulle tue compravendite di azioni, ETF e obbligazioni. In questo caso non devi compilare il Quadro T: tutto è già a posto.
Devi invece compilarlo se gestisci gli investimenti in proprio senza intermediario residente, oppure se hai scelto il ‘regime dichiarativo’ (cioè hai deciso di gestire tu la tassazione). In questi casi le plusvalenze – cioè i guadagni netti realizzati sulle vendite di strumenti finanziari nel 2025 – vanno indicate nel Quadro T del 730/2026.
Il principio di base è semplice: plusvalenza = corrispettivo di vendita meno costo di acquisto (aumentato di spese notarili, commissioni di intermediazione e simili, esclusi gli interessi passivi). Se il risultato è positivo, hai una plusvalenza e paghi l’imposta. Se è negativo, hai una minusvalenza che puoi riportare in avanti per compensare guadagni futuri entro quattro anni.
Aliquote imposta sostitutiva sulle plusvalenze finanziarie
Periodo di realizzo
Aliquota
Sezione Quadro T
Fino al 31/12/2011
12,50% (corrispettivi al 62,50%)
Sezione I
Dal 01/01/2012 al 30/06/2014
20%
Sezione I
Dal 01/07/2014 in poi (non qualificate)
26%
Sezione II
Partecipazioni qualificate dal 01/01/2019
26%
Sezione II
Cripto-attività (fino al 31/12/2024)
26% (soglia 2.000 euro)
Sezione V
Cripto-attività (dal 01/01/2025)
26% (nessuna soglia)
Sezione V
Esempio pratico
Caio ha venduto nel maggio 2025 (quindi dopo il 1° luglio 2014) 500 azioni di una società italiana per 8.500 euro totali. Le aveva comprate anni fa per 5.200 euro e ha pagato 120 euro di commissioni di intermediazione. Costo fiscalmente riconosciuto = 5.200 + 120 = 5.320 euro. Plusvalenza = 8.500 – 5.320 = 3.180 euro. Imposta sostitutiva dovuta = 3.180 x 26% = 826,80 euro. Caio compila la Sezione II del Quadro T, indicando 8.500 euro nel rigo T11 colonna 1 (corrispettivi) e 5.320 euro nel rigo T11 colonna 2 (costi).
Documenti necessari
Estratto conto del conto titoli o rendiconto annuale dell’intermediario finanziario con dettaglio di tutte le compravendite del 2025
Note contrattuali di acquisto dei titoli (con data e prezzo di acquisto originale)
Certificazione delle minusvalenze rilasciata dall’intermediario (se si trasferiscono minusvalenze certificate dalla banca)
Documentazione del costo di acquisto rideterminato (perizia giurata) se si è proceduto alla rivalutazione
Eventuale prospetto di liquidazione del modello 730-3 del 2025 per le minusvalenze residue degli anni precedenti
ETF venduto in guadagno: Tizio investitore in proprio
Scenario. Tizio ha scelto il regime dichiarativo per il suo conto titoli. Nel 2025 vende un ETF azionario incassando 12.000 euro contro un costo di acquisto di 9.000 euro (commissioni incluse), realizzando una plusvalenza di 3.000 euro.
Come si applica. Tizio compila la Sezione II del Quadro T (plusvalenze dal 1° luglio 2014 al 26 per cento). Indica 12.000 euro nel rigo T11 colonna 1 e 9.000 euro nella colonna 2. La plusvalenza netta è 3.000 euro; l’imposta sostitutiva sarà 3.000 x 26% = 780 euro. Il codice tributo per il pagamento è ‘1100’.
In pratica
Usa la Sezione II per le compravendite avvenute dopo il 1° luglio 2014.
Includi nel costo anche le commissioni di acquisto e vendita: abbassano la plusvalenza tassabile.
Per il versamento dell’imposta usa il codice tributo 1100 sul modello F24.
Minusvalenze da riportare: Sempronio in perdita
Scenario. Sempronio nel 2025 vende azioni in perdita: ha incassato 4.000 euro da titoli che gli erano costati 6.500 euro. Minusvalenza di 2.500 euro. Non ha avuto plusvalenze nello stesso anno.
Come si applica. Sempronio non paga nessuna imposta nel 2025, ma deve dichiarare la minusvalenza nella Sezione VII del Quadro T (rigo T102 per le perdite della Sezione II) indicando 2.500 euro nella colonna relativa al 2025. Questa minusvalenza può compensare plusvalenze future nei quattro anni successivi (2026, 2027, 2028, 2029). Se non la dichiara ora, perde definitivamente il diritto alla compensazione.
In pratica
Dichiara sempre le minusvalenze nella Sezione VII anche se non hai plusvalenze da compensare: è l’unico modo per ‘salvarle’ per gli anni futuri.
Le minusvalenze si possono usare solo entro quattro anni dal loro realizzo.
Le minusvalenze certificate dalla banca vanno nel rigo T14 (Sezione II) o T4 (Sezione I), non nella Sezione VII.
Quando rivolgersi a un professionista
La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.
Se la banca ha già ritenuto il 26% sulle mie vendite, devo comunque compilare il Quadro T?
No. Se operi in regime di risparmio amministrato, la banca (o il broker) trattiene e versa l’imposta per ogni singola compravendita. Non devi fare nulla nella dichiarazione. Il Quadro T serve solo in regime dichiarativo o senza intermediario residente.
Le minusvalenze di un anno possono compensare le plusvalenze degli anni successivi?
Sì, ma solo entro quattro anni. Per esempio, una minusvalenza realizzata nel 2025 e dichiarata nel rigo T102 può compensare plusvalenze fino al 2029 compreso. Devi riportarla ogni anno nella Sezione VII finché non la esaurisci.
Quanto si paga sulle plusvalenze da Bitcoin o altre cripto-attività nel 2025?
Il 26 per cento, senza alcuna soglia di esenzione per le cessioni avvenute dal 1° gennaio 2025 in poi. Per le cessioni effettuate entro il 31 dicembre 2024 la soglia di esenzione era di 2.000 euro. Le cripto si dichiarano nella Sezione V (righi T41-T44).
Come calcolo il costo di acquisto se ho comprato lo stesso titolo in più momenti?
Si usa il metodo LIFO (last in, first out) o il costo medio ponderato a seconda della tipologia di strumento. Il tuo intermediario dovrebbe fornirtelo nel rendiconto. In mancanza di documentazione certa, per i metalli preziosi si usa il 75 per cento del corrispettivo come costo forfetario (per operazioni fino al 31 dicembre 2023).
Le plusvalenze da cessione di partecipazioni qualificate vanno sempre nel Quadro T?
Per le cessioni avvenute dal 1° gennaio 2019 in poi, le plusvalenze da partecipazioni qualificate sono tassate al 26 per cento e vanno nella Sezione II del Quadro T. Per cessioni precedenti (fino al 31 dicembre 2018) si applicano le percentuali di concorso al reddito (40%, 49,72%, 58,14%) e si usava la Sezione III.
Posso usare le minusvalenze su azioni per compensare i guadagni sugli ETF?
Dipende dalla tipologia. Le minusvalenze realizzate nell’ambito della Sezione II (plusvalenze al 26%) si compensano con le plusvalenze della Sezione II. Le minusvalenze della Sezione I (20%) con quelle della Sezione I, e così via. Non si possono compensare liberamente tra sezioni diverse, tranne in alcuni casi specifici previsti dalla norma.
Deduzione, non detrazione: le erogazioni a enti religiosi riducono il reddito su cui calcoli l’IRPEF, non direttamente l’imposta.
Massimale 1.032,91 euro per ciascun ente religioso: se hai donato a più enti, il limite si applica separatamente per ognuno.
Pagamento tracciabile come regola: bonifico, conto corrente postale, carta di debito o credito, carta prepagata, assegno bancario o circolare. Il contante è ammesso solo per gli enti indicati dalla risoluzione AE 72/E del 2017, con attestazione numerata dell’ente.
Oltre 10 enti ammessi: dalla Chiesa cattolica alla Chiesa valdese, dalle comunità ebraiche a quelle buddiste e induiste, fino alla Chiesa d’Inghilterra.
Dove indicarla nel 730: rigo E24 della Sezione II (oneri deducibili) del Quadro E.
Documenti da conservare: ricevuta di bonifico o estratto conto; per la Tavola Valdese è valida anche la certificazione su stampati numerati.
Cos'è la deduzione per erogazioni a enti religiosi
Se nel 2025 hai fatto una donazione in denaro a una istituzione religiosa riconosciuta dallo Stato italiano, puoi ridurre il reddito su cui calcoli l’IRPEF. Questo meccanismo si chiama deduzione: anziché abbattere direttamente l’imposta da pagare, abbassa la base imponibile, cioè il reddito da cui parte il calcolo.
Il limite è di 1.032,91 euro per ciascuna istituzione religiosa a cui hai donato. Se hai versato di più, la parte eccedente non produce alcun beneficio fiscale. Se invece hai donato a due enti diversi, il massimale si applica separatamente: potresti dedurre fino a 2.065,82 euro in totale.
Questa agevolazione riguarda esclusivamente le istituzioni elencate nelle istruzioni ufficiali del Modello 730/2026. Non vale per qualunque associazione religiosa, ma solo per quelle che hanno stipulato un accordo formale con lo Stato italiano. L’elenco include la maggior parte delle confessioni presenti in Italia.
Istituzioni religiose ammesse e massimale deducibile
Istituzione religiosa
Massimale per ente
Istituto centrale per il sostentamento del clero (Chiesa cattolica)
1.032,91 euro
Chiese cristiane avventiste, Assemblee di Dio, Valdesi/Metodisti, Battisti, Luterani
1.032,91 euro ciascuna
Unione delle Comunità ebraiche italiane
1.032,91 euro
Sacra arcidiocesi ortodossa d'Italia
1.032,91 euro
Unione Buddhista Italiana, Unione Induista Italiana, IBISG Soka Gakkai
1.032,91 euro ciascuna
Associazione 'Chiesa d'Inghilterra'
1.032,91 euro
Esempio pratico
Tizio ha versato 800 euro all’Istituto centrale per il sostentamento del clero e 600 euro all’Unione delle Comunità ebraiche italiane. Per il primo ente può dedurre 800 euro (sotto il massimale). Per il secondo può dedurre 600 euro (anch’essi sotto il massimale). In totale deduce 1.400 euro dal suo reddito complessivo. Se avesse versato 1.500 euro a un solo ente, la deduzione si fermerebbe a 1.032,91 euro e i restanti 467,09 euro sarebbero persi.
Documenti necessari
Ricevuta di bonifico bancario o postale con causale liberale
Estratto conto carta di credito o debito con il versamento
Attestazione o certificazione numerata della Tavola Valdese (per erogazioni ai Valdesi)
Ricevuta di versamento in conto corrente postale (per gli enti che lo prevedono)
Donazione unica alla Chiesa cattolica
Scenario. Caio versa ogni anno 500 euro all’Istituto centrale per il sostentamento del clero tramite bonifico bancario. Non ha mai chiesto la deduzione perché non sapeva come funzionava.
Come si applica. I 500 euro sono interamente deducibili perché sotto il massimale di 1.032,91 euro. Caio deve indicare l’importo nel rigo E24 del Quadro E e conservare la ricevuta del bonifico. Chi presta l’assistenza fiscale (CAF o commercialista) calcolerà la riduzione del reddito complessivo.
In pratica
Inserisci 500 euro nel rigo E24 del Quadro E.
Conserva la ricevuta del bonifico per almeno 5 anni.
Non è necessario allegare nulla al 730: la documentazione va esibita solo se richiesta dall’Agenzia delle Entrate.
Donazioni a due enti diversi
Scenario. Sempronio ha donato 1.000 euro all’Unione Buddhista Italiana e 1.200 euro alla Chiesa Evangelica Luterana in Italia nel corso del 2025.
Come si applica. Per l’Unione Buddhista Italiana deduce l’intero importo di 1.000 euro (sotto il massimale). Per la Chiesa Luterana può dedurre solo 1.032,91 euro, poiché i 1.200 euro versati superano il limite: i restanti 167,09 euro non producono beneficio fiscale. In totale Sempronio deduce 2.032,91 euro.
In pratica
Compila il rigo E24 due volte (o usa modelli aggiuntivi) per indicare separatamente le due erogazioni.
Il massimale di 1.032,91 euro vale per ciascun ente, non sull’importo totale delle donazioni.
Per la parte eccedente il massimale non è possibile ottenere alcuna agevolazione.
Quando rivolgersi a un professionista
La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.
Quanto posso dedurre per le donazioni agli enti religiosi?
Puoi dedurre fino a 1.032,91 euro per ciascuna istituzione religiosa a cui hai donato. Il limite si applica separatamente per ogni ente: se hai donato a due istituzioni diverse, il massimale vale due volte.
Eccezione: il contante è ammesso per alcune confessioni. La regola della tracciabilità non è assoluta. Per le erogazioni alla Tavola valdese (Unione delle Chiese metodiste e valdesi) il contante è sempre stato ammesso, e con la risoluzione n. 72/E del 19 giugno 2017 l’Agenzia delle Entrate ha esteso la stessa regola alle altre istituzioni religiose i cui decreti di attuazione prevedono le medesime modalità di documentazione: l’Istituto centrale per il sostentamento del clero della Chiesa cattolica (art. 46 L. 222/1985, D.M. 12 dicembre 1988) e l’Unione delle Chiese Cristiane Avventiste del settimo giorno (art. 29 L. 516/1988, D.M. 1° dicembre 1989), oltre a UCEBI, CELI e alle Comunità ebraiche (UCEI).
In questi casi la deduzione spetta anche per il versamento in contanti, ma solo se si possiede l’attestazione o certificazione rilasciata dall’ente su stampati predisposti e numerati, che devono riportare: numero progressivo dell’attestazione, cognome, nome e comune di residenza del donante, importo e causale dell’erogazione. Come chiarito dalla circolare 21/E del 2010 e dalla risoluzione 69/E del 2011, questa ricevuta è sufficiente da sola: non serve affiancarla a una ricevuta bancaria o postale.
Posso pagare in contanti e avere ugualmente la deduzione?
Dipende dall’ente. Di regola servono strumenti tracciabili: bonifico bancario o postale, carta di debito, di credito o prepagata, assegno bancario o circolare. Il contante è però ammesso per la Tavola valdese e, in forza della risoluzione AE 72/E del 2017, per l’Istituto centrale per il sostentamento del clero, per l’Unione delle Chiese Cristiane Avventiste del settimo giorno, per UCEBI, CELI e per le Comunità ebraiche: in questi casi occorre l’attestazione dell’ente su stampato numerato, che da sola basta a documentare l’erogazione.
Quali documenti devo conservare?
Devi conservare la ricevuta del bonifico o l’estratto conto che attesta il pagamento. Per le erogazioni alla Tavola Valdese è valida anche la certificazione su appositi stampati numerati rilasciata dalla stessa Tavola Valdese.
Dove si indica nel Modello 730?
Nel rigo E24 della Sezione II del Quadro E, quella riservata agli oneri deducibili (non alle detrazioni).
La deduzione vale anche se ho donato a un'associazione religiosa non nell'elenco?
No. La deduzione spetta solo per le istituzioni elencate nelle istruzioni ufficiali del 730/2026, che hanno stipulato un’intesa con lo Stato italiano. Per le altre donazioni possono valere agevolazioni diverse (ad esempio per le ONLUS), ma non questa.
Se ho donato 1.500 euro a un solo ente, perdo tutto ciò che supera 1.032,91 euro?
Sì, la parte eccedente non produce alcun effetto fiscale. Non puoi ‘trasferirla’ ad anni successivi né sommarla ad altre agevolazioni.
Art. 103 L. 689/1981 – (Mancato pagamento della pena pecuniaria per insolvibilità del condannato)
L. 24 novembre 1981, n. 689 – testo aggiornato
Quando le condizioni economiche e patrimoniali del condannato al momento dell'esecuzione rendono impossibile il pagamento della multa o dell'ammenda entro il termine di cui all' articolo 660 del codice di procedura penale indicato nell'ordine di esecuzione, la pena pecuniaria è convertita nel lavoro di pubblica utilità sostitutivo ovvero, se il condannato si oppone, nella detenzione domiciliare sostitutiva. Il ragguaglio si esegue in ogni caso a norma dell' articolo 135 del codice penale e un giorno di lavoro di pubblica utilità sostitutivo consiste nella prestazione di due ore di lavoro. In ogni caso il lavoro di pubblica utilità sostitutivo e la detenzione domiciliare sostitutiva non possono avere durata superiore a due anni, se la pena convertita è la multa, e durata superiore a un anno, se la pena convertita è l'ammenda. Se è stato disposto il pagamento rateale, ai sensi dell' articolo 133-ter del codice penale, la conversione ha luogo per la parte residua della pena pecuniaria. Il condannato può in ogni caso far cessare l'esecuzione del lavoro di pubblica utilità sostitutiva o della detenzione domiciliare sostitutiva pagando la multa o l'ammenda, dedotta la somma corrispondente alla durata della pena da conversione espiata. A tal fine può essere ammesso al pagamento rateale, ai sensi dell' articolo 133-ter del codice penale.
Art. 102 L. 689/1981 – Conversione delle pene pecuniarie principali per mancato pagamento
L. 24 novembre 1981, n. 689 – testo aggiornato
Il mancato pagamento della multa o dell'ammenda entro il termine di cui all' articolo 660 del codice di procedura penale indicato nell'ordine di esecuzione ne comporta la conversione nella semilibertà sostitutiva. Il ragguaglio si esegue a norma dell' articolo 135 del codice penale. In ogni caso la semilibertà sostitutiva non può avere durata superiore a quattro anni, se la pena convertita è quella della multa, e durata superiore a due anni, se la pena convertita è quella dell'ammenda. Se è stato disposto il pagamento rateale, ai sensi dell' articolo 133-ter del codice penale, la conversione ha luogo per la parte residua della pena pecuniaria. Il condannato può sempre far cessare l'esecuzione della semilibertà pagando la multa o l'ammenda, dedotta la somma corrispondente alla durata della pena da conversione espiata; a tal fine, può essere ammesso al pagamento rateale, ai sensi dell' articolo 133-ter del codice penale.
L’usucapione è il modo di acquisto della proprietà e di altri diritti reali a titolo originario attraverso il possesso continuato e ininterrotto per il tempo fissato dalla legge. Disciplinata dagli articoli 1158-1167 del codice civile, l’usucapione rappresenta uno degli istituti più antichi del diritto privato e risponde all’esigenza di consolidare situazioni di fatto protratte nel tempo. Per gli immobili il termine ordinario è di venti anni, ridotto in presenza di titolo idoneo e buona fede. Questa guida illustra requisiti, termini, eccezioni, modalità di accertamento giudiziale e trascrizione dell’atto acquisitivo.
Cosa stabilisce la legge in materia
L’art. 1158 c.c. costituisce la norma cardine: la proprietà dei beni immobili e degli altri diritti reali di godimento sui beni medesimi si acquistano in virtù del possesso continuato per venti anni. Il termine ventennale costituisce la regola generale e si applica a tutti gli immobili (terreni, fabbricati, unità immobiliari urbane) e a tutti i diritti reali (proprietà piena, usufrutto, uso, abitazione, servitù prediali apparenti, superficie). L’usucapione ordinaria (art. 1158 c.c.) non richiede titolo né buona fede: si fonda sul possesso continuato per venti anni.
L’art. 1159 c.c. disciplina l’usucapione abbreviata decennale per gli immobili acquistati in buona fede da chi non era proprietario in forza di un titolo idoneo a trasferire la proprietà, debitamente trascritto. Il termine si riduce a dieci anni dalla data della trascrizione. Si tratta di una forma di tutela del terzo acquirente in buona fede da non dominus, fondata sulla congiunta presenza di tre elementi: titolo astrattamente idoneo, buona fede al momento dell’acquisto, trascrizione del titolo nei registri immobiliari. Il termine decennale è considerato compromesso ragionevole tra esigenze di tutela del proprietario originario e quelle del sub-acquirente.
Gli articoli successivi specificano regimi particolari: l’art. 1159-bis c.c. concerne l’usucapione speciale per la piccola proprietà rurale (fondi rustici con annessi fabbricati situati in comuni classificati montani); l’art. 1160 c.c. disciplina l’usucapione delle universalità di mobili; l’art. 1161 c.c. disciplina l’usucapione dei beni mobili (dieci anni in buona fede, venti anni in mala fede); l’art. 1162 c.c. disciplina l’usucapione dei beni mobili iscritti in pubblici registri; l’art. 1163 c.c. disciplina i vizi del possesso (possesso violento o clandestino); l’art. 1164 c.c. regola il mutamento del titolo da detenzione a possesso; l’art. 1165 c.c. richiama le disposizioni sulla prescrizione per quanto concerne sospensione, interruzione e computo dei termini.
Requisiti del possesso ad usucapionem
Il possesso idoneo all’usucapione è definito dall’art. 1140 c.c. come il potere sulla cosa che si manifesta in un’attività corrispondente all’esercizio della proprietà o di altro diritto reale. Non basta la mera detenzione: occorre l’animus possidendi, ossia la volontà di esercitare il diritto come proprio. Il distacco tra possesso (animus + corpus) e detenzione (corpus senza animus dominicale) è essenziale. Chi tiene la cosa per altri – locatario, comodatario, depositario, mero amministratore – è detentore qualificato e non possessore; il suo godimento, per quanto prolungato, non vale a usucapire.
I quattro requisiti del possesso ad usucapionem sono: continuità (godimento ininterrotto, salvo brevi interruzioni materiali non significative); non interruzione (assenza di atti che spezzino il decorso del termine, sia naturali – perdita del corpus oltre l’anno – sia civili – domande giudiziali di rivendica, riconoscimento del diritto altrui); pacificità (assenza di violenza o clandestinità, ai sensi dell’art. 1163 c.c.); pubblicità (esercizio visibile, non occulto). Il possesso clandestino – esercitato in modo da sfuggire alla conoscenza del proprietario – non vale a usucapire; il possesso violento esige di essere “purgato” dalla violenza prima che il termine inizi a decorrere.
L’art. 1141 c.c. introduce la presunzione di possesso: si presume il possesso in colui che esercita il potere di fatto, salvo prova contraria che esso abbia cominciato a esercitarlo semplicemente come detenzione. L’art. 1142 c.c. introduce la presunzione di possesso intermedio: chi ha esercitato il possesso in tempi anteriori e attualmente lo esercita si presume averlo posseduto anche nel tempo intermedio. L’art. 1146 c.c. regola la successione e l’accessione del possesso: l’erede continua il possesso del de cuius; il successore a titolo particolare può unire il proprio possesso a quello del dante causa per computare il termine complessivo.
Termini: ordinari, abbreviati e speciali
Il termine ordinario per l’usucapione immobiliare è di vent’anni. Decorre dall’inizio del possesso ad usucapionem, ossia dal momento in cui sussistono congiuntamente animus possidendi, corpus, continuità, pacificità e pubblicità. La giurisprudenza richiede che il possessore fornisca prova rigorosa della data di inizio: testimonianze, documenti, atti pubblici, comportamenti esteriori inequivoci. La semplice utilizzazione del bene non è sufficiente: occorre la dimostrazione di un comportamento uti dominus, come la realizzazione di opere, la coltivazione, il pagamento di imposte e tributi, la dichiarazione catastale, la stipula di contratti relativi al bene.
Il termine abbreviato decennale dell’art. 1159 c.c. richiede titolo idoneo, buona fede e trascrizione. Il titolo idoneo è quello che, astrattamente, sarebbe stato sufficiente a trasferire la proprietà se proveniente da legittimo proprietario: atto pubblico, scrittura privata autenticata, sentenza, testamento debitamente pubblicato. La buona fede è ignoranza di ledere l’altrui diritto: deve sussistere al momento dell’acquisto, basta anche se successivamente svanisce. La trascrizione del titolo ex art. 2643 c.c. e art. 2644 c.c. è essenziale: solo dalla data della trascrizione decorre il termine decennale.
Sussistono termini speciali. L’art. 1159-bis c.c. prevede l’usucapione speciale per la piccola proprietà rurale in comuni montani: termine ridotto a quindici anni, motivato dall’esigenza di valorizzare l’agricoltura di alta quota e di sanare situazioni storiche. Per le servitù prediali apparenti l’usucapione segue le regole generali; per quelle non apparenti l’art. 1061 c.c. esclude l’usucapione (l’invisibilità del peso impedisce la presunzione di tolleranza del proprietario). L’art. 1165 c.c. regola sospensione e interruzione: sospensione tra coniugi, tra esercente la responsabilità genitoriale e minore, tra tutore e tutelato; interruzione per domanda giudiziale o riconoscimento espresso del diritto altrui.
Accertamento giudiziale e trascrizione
L’usucapione, pur essendo modo di acquisto automatico a titolo originario, richiede di norma un accertamento giudiziale per consolidarsi sul piano formale e per consentire la circolazione del bene. La sentenza di accertamento ha natura dichiarativa: accerta il verificarsi dell’usucapione, non la costituisce. Il giudizio si introduce con citazione del precedente proprietario (o suoi eredi) davanti al tribunale del luogo dove si trova l’immobile. L’attore deve provare rigorosamente: la data di inizio del possesso, la durata ventennale (o decennale per la forma abbreviata), la sussistenza dei caratteri di pacificità, continuità, pubblicità, non interruzione.
La prova si articola tipicamente in testimoniale (vicini, condòmini, agricoltori del fondo, artigiani che hanno eseguito lavori), documentale (ricevute di pagamento utenze e imposte, dichiarazioni catastali, contratti di manutenzione, foto datate, comunicazioni con vicini), eventualmente peritale (per la dimostrazione di opere realizzate o di confini consolidati). La Cassazione richiede prova “ferma e tranquillante” dei requisiti: il dubbio è interpretato a favore del proprietario formale risultante dai registri immobiliari. Il termine ventennale va calcolato con precisione, tenuto conto di eventuali interruzioni civili (atti di citazione, diffide formali) e naturali (perdita del corpus protratta oltre un anno).
La sentenza di accertamento dell’usucapione è soggetta a trascrizione nei registri immobiliari ai sensi degli articoli 2643 e seguenti, in particolare dell’art. 2651 c.c. che disciplina la trascrizione delle sentenze costitutive e di accertamento dell’acquisto a titolo originario. La trascrizione produce due effetti: consente la opponibilità ai terzi dell’acquisto a titolo originario, rendendolo prevalente rispetto a eventuali atti dispositivi compiuti dal precedente proprietario; consente all’usucapente di disporre del bene (vendita, donazione, costituzione di garanzie). Senza trascrizione la sentenza è valida tra le parti ma non opponibile a terzi acquirenti di buona fede dal precedente proprietario.
Caso 1 – Fondo agricolo coltivato per oltre trent’anni. Tizio ha coltivato fin dal 1995 un appezzamento di terreno confinante con la propria proprietà, ritenendolo derelitto. Ha realizzato opere di sistemazione, pagato i tributi locali, dichiarato il fondo come pertinenza nelle proprie denunce. Nel 2026 intende formalizzare l’acquisto: il termine ventennale è ampiamente superato. Tizio cita in giudizio gli eredi del catastalmente intestato; la sentenza accerta l’usucapione e viene trascritta nei registri. Tizio diventa formalmente proprietario.
Caso 2 – Appartamento ricevuto in buona fede da non dominus. Caia nel 2014 ha acquistato un appartamento da Caio mediante atto notarile regolarmente trascritto. Caia ignorava che Caio non fosse l’effettivo proprietario, essendo emerso solo nel 2022 un precedente atto a favore di terzi mai trascritto. L’acquisto di Caia è in buona fede, con titolo astrattamente idoneo e trascritto: decorsi dieci anni dalla trascrizione (2024) Caia ha usucapito ai sensi dell’art. 1159 c.c. Il vero proprietario originario non può più rivendicare il bene.
Errore frequente – Confondere detenzione e possesso. Sempronio ha utilizzato per oltre vent’anni un magazzino ricevuto in comodato gratuito dal cognato. Il godimento è prolungato ma a titolo di mera detenzione qualificata. Non vi è animus possidendi: Sempronio sa di tenere il bene per altri. L’usucapione non si è verificata. Per realizzarla sarebbe stato necessario un atto di interversione del possesso ex art. 1141 c.c. (manifestazione esterna inequivoca di voler godere come proprietario), seguito da nuovo decorso ventennale dal mutamento del titolo. La sola protrazione della detenzione non produce alcun effetto acquisitivo.
Sul versante dei costi, il giudizio di usucapione comporta contributo unificato parametrato al valore dell’immobile, spese di assistenza legale variabili in base alla complessità istruttoria, eventuali costi peritali. La trascrizione della sentenza prevede imposta ipotecaria (2% del valore catastale), imposta catastale (1%) e imposta di registro fissa. Per immobili abitativi sotto i 1.500 euro di rendita catastale e in presenza di destinazione a prima abitazione del beneficiario, è possibile fruire del regime agevolato. La parcella complessiva di un giudizio non contenzioso (con eredi consenzienti) parte indicativamente da poche migliaia di euro; quella contenziosa è più consistente in funzione della durata.
Domande frequenti
Quanti anni servono per usucapire un immobile?
Il termine ordinario è di venti anni di possesso continuato, pacifico, pubblico e non interrotto. Si riduce a dieci anni se l’acquisto avviene in buona fede da chi non era proprietario, sulla base di un titolo astrattamente idoneo regolarmente trascritto nei registri immobiliari. Per la piccola proprietà rurale in comuni montani il termine è di quindici anni. Per i beni mobili il termine ordinario è di vent’anni, ridotto a dieci in buona fede.
Posso usucapire un immobile che ho ricevuto in comodato?
No, non direttamente. Chi riceve un bene in comodato, locazione, deposito o altra forma di concessione precaria del godimento è detentore qualificato: detiene il bene per altri, senza animus dominicale. La sua posizione, per quanto protratta nel tempo, non vale a usucapire. Per acquisire la qualità di possessore occorre un atto formale di interversione (art. 1141 c.c.), manifestato esternamente in modo inequivoco; dal mutamento decorre nuovo termine ventennale.
L’usucapione richiede sempre un giudizio?
L’usucapione è modo di acquisto automatico al maturare dei requisiti, ma sul piano formale richiede generalmente un accertamento giudiziale per essere opposta a terzi e trascritta nei registri immobiliari. Esiste anche la mediazione obbligatoria in materia di usucapione (art. 5 D.Lgs. 28/2010): occorre tentare la mediazione prima del giudizio. Se tutti gli eredi del precedente proprietario sono concordi, può essere sufficiente un accordo in sede di mediazione, omologato e trascritto.
Cosa interrompe il termine di usucapione?
Il termine si interrompe per cause naturali (perdita del possesso protratta oltre un anno: il proprietario riprende il bene, il possessore è cacciato e non riesce a recuperarlo entro l’anno) o per cause civili (notificazione di atto di citazione o domanda giudiziale di rivendica, riconoscimento espresso del diritto altrui da parte del possessore). Una semplice diffida stragiudiziale non interrompe l’usucapione; occorre un atto formale con efficacia istruttoria nei termini di legge.
Quanto costa un giudizio di usucapione?
I costi variano in funzione del valore dell’immobile e della complessità istruttoria. Voci principali: contributo unificato parametrato al valore (da poche centinaia a qualche migliaio di euro), onorario del legale secondo i parametri ministeriali, eventuali costi peritali (geometra per il rilievo confinario, agronomo per fondi agricoli), imposte di registro e ipotecarie sulla trascrizione finale (2% e 1% sul valore catastale). Un’usucapione non contenziosa risolta in mediazione contiene i costi entro alcune migliaia di euro; una controversia ordinaria può superarli largamente.
Risorse correlate
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