Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Art bonus nel 730/2026: credito d’imposta 65% per la cultura

    In sintesi

    • Cos’è: un credito d’imposta per chi fa donazioni a sostegno di beni culturali pubblici, musei, teatri e fondazioni lirico-sinfoniche.
    • Aliquota: 65% della donazione effettuata.
    • Limite annuale: il credito spetta nei limiti del 15% del reddito imponibile.
    • Come si usa: in tre quote annuali di pari importo (un terzo per anno). La parte non usata si riporta agli anni successivi.
    • Pagamento obbligatorio: la donazione deve essere fatta tramite banca, ufficio postale o strumenti tracciabili (carte, assegni).
    • Dove si indica nel 730: Quadro G, rigo G9, Sezione VII.

    Come funziona l'Art bonus

    L’Art bonus è un incentivo fiscale pensato per chi vuole contribuire alla tutela del patrimonio culturale italiano. In pratica, se nel 2025 hai fatto una donazione in denaro a favore di beni culturali pubblici, teatri, musei, fondazioni lirico-sinfoniche o altri enti pubblici che operano nello spettacolo, lo Stato ti restituisce il 65% di quanto hai donato sotto forma di credito d’imposta, cioè uno sconto diretto sulla tua IRPEF.

    Il credito non si ottiene tutto in una volta: viene diviso in tre quote uguali da usare una per anno. Se in un anno la tua IRPEF non basta ad assorbire la quota, la parte che avanza si riporta agli anni successivi finché non si esaurisce. Non c’è dunque il rischio di perdere il beneficio.

    Attenzione al tetto: il credito complessivo spetta nei limiti del 15% del tuo reddito imponibile annuo. Se la tua donazione è molto alta rispetto al reddito, la parte eccedente non genera ulteriore credito. La donazione deve essere fatta esclusivamente tramite strumenti tracciabili: bonifico bancario, bollettino postale, carta di credito o debito, assegni. I contanti non sono ammessi.

    Aliquota e regole dell'Art bonus
    Voce Dettaglio
    Aliquota del credito 65% della donazione
    Tetto annuale 15% del reddito imponibile
    Utilizzo 3 quote annuali di pari importo
    Quota non usata Si riporta nelle dichiarazioni degli anni successivi
    Pagamento ammesso Banca, ufficio postale, carte, assegni (tracciabili)
    Dove nel 730 Quadro G, rigo G9, Sezione VII

    Esempio pratico

    • Caio ha un reddito imponibile di 30.000 euro. Nel 2025 ha donato 2.000 euro al suo teatro comunale. Il 15% di 30.000 euro è 4.500 euro: la donazione di 2.000 euro rientra nel limite. Il credito totale è il 65% di 2.000 euro = 1.300 euro, da usare in tre quote da 433 euro ciascuna (arrotondando). Nel 730/2026 Caio usa la prima quota di 433 euro in diminuzione dell’IRPEF. Le altre due quote le userà nelle dichiarazioni del 2027 e del 2028.

    Documenti necessari

    • Ricevuta del bonifico o del versamento tracciabile (estratto conto, ricevuta carta)
    • Lettera o ricevuta dell’ente beneficiario che attesta la donazione
    • Documentazione che identifichi l’ente come soggetto ammissibile all’Art bonus
    • 730-3 dell’anno precedente se si sta usando una quota residua di credito già maturato

    Caso 1: prima donazione nel 2025, uso della prima quota

    Scenario. Tizio ha un reddito imponibile di 20.000 euro. A novembre 2025 ha donato 1.500 euro a un museo pubblico della sua città tramite bonifico.

    Come si applica. Il 15% di 20.000 euro è 3.000 euro: la donazione di 1.500 euro è sotto il limite. Il credito totale è il 65% di 1.500 euro = 975 euro, suddiviso in tre quote da 325 euro ciascuna. Nel 730/2026 Tizio indica nella colonna 1 del rigo G9 il valore della spesa 2025 (1.500 euro). Il sistema calcola la prima quota da 325 euro e la detrae dall’IRPEF. Le due quote restanti si riverseranno automaticamente nelle dichiarazioni 2027 e 2028.

    In pratica

    • Conserva il bonifico e qualsiasi ricevuta dell’ente beneficiario.
    • La prima quota si usa già nel 730/2026; le altre due negli anni successivi.
    • Se il reddito è basso, controlla che il 15% del reddito copra almeno la donazione.

    Caso 2: credito residuo da anni precedenti

    Scenario. Sempronio aveva già donato nel 2023 e aveva maturato un credito Art bonus. Nel 730/2025 ha usato la prima quota. Nel 730/2026 deve usare la seconda.

    Come si applica. Sempronio non deve indicare una nuova donazione, ma riportare il credito residuo e la rata dell’anno precedente. Nel rigo G9 colonna 2 riporta il residuo come indicato nel rigo 130 del Mod. 730-3/2025; in colonna 3 indica la rata del credito 2024; in colonna 4 la rata del credito 2023. Il sistema calcola la quota spettante per il 2025 e la imputa in diminuzione dell’IRPEF.

    In pratica

    • Tieni il 730-3 degli anni passati: contiene i dati residui da riportare.
    • Il meccanismo delle tre rate fa sì che il beneficio si distribuisca su tre anni.
    • Anche la quota residua non usata torna automaticamente l’anno successivo.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Quanto si recupera con l'Art bonus?

    Il 65% della donazione effettuata, nei limiti del 15% del proprio reddito imponibile annuo. Il credito si utilizza in tre quote annuali uguali.

    Posso donare a qualsiasi museo o teatro?

    No. L’ente beneficiario deve essere pubblico o avere specifiche caratteristiche previste dalla legge: beni culturali pubblici, istituti e luoghi della cultura di appartenenza pubblica, fondazioni lirico-sinfoniche, teatri di tradizione, festival, circuiti di distribuzione e altri soggetti indicati dalla normativa. Conviene verificare con l’ente se rientra tra i beneficiari dell’Art bonus.

    Posso donare in contanti?

    No. La donazione deve essere fatta esclusivamente tramite strumenti tracciabili: banca, ufficio postale, carte di debito o credito, assegni bancari e circolari. Il contante non è ammesso.

    Cosa succede se non riesco a usare tutta la quota in un anno?

    La parte di quota annuale non utilizzata (perché l’IRPEF non era sufficiente) viene riportata automaticamente agli anni successivi. Non si perde.

    Si può cumulare l'Art bonus con la detrazione ordinaria per le liberalità culturali?

    No. Per le stesse donazioni non è possibile usare sia il credito Art bonus sia la detrazione ordinaria per erogazioni liberali prevista nel Quadro E. Bisogna scegliere l’una o l’altra agevolazione.

    Dove trovo conferma di essere beneficiario dell'Art bonus?

    Il Ministero della Cultura pubblica sul proprio sito l’elenco degli enti e dei beni culturali che beneficiano dell’Art bonus. Prima di donare, è consigliabile verificare che il destinatario sia in elenco.

  • Art. 101 L. 689/1981 – Nuovo testo degli articoli 24 , 26 , 66 , 78 , 135 e 136 del codice penale

    Art. 101 L. 689/1981 – Nuovo testo degli articoli 24 , 26 , 66 , 78 , 135 e 136 del codice penale

    L. 24 novembre 1981, n. 689 – testo aggiornato

    Nota: gli importi in lire sono quelli della novella del 1981 come promulgata. Nel codice penale vigente sono oggi in euro: la multa (art. 24 c.p.) va da 50 a 50.000 euro e l’ammenda (art. 26 c.p.) da 20 a 10.000 euro; anche gli altri limiti richiamati sono stati convertiti e aggiornati in euro.

    Gli articoli 24 , 26 , 66 , 78 , 135 , 136 del codice penale sono sostituiti dai seguenti: "Art.

    24. – (Multa). – La pena della multa consiste nel pagamento allo Stato di una somma non inferiore a lire diecimila, né superiore a dieci milioni. Per i delitti determinati da motivi di lucro, se la legge stabilisce soltanto la pena della reclusione, il giudice può aggiungere la multa da lire diecimila a lire quattro milioni". "Art.

    26. – (Ammenda). – La pena dell'ammenda consiste nel pagamento allo Stato di una somma non inferiore a lire quattromila né superiore a lire due milioni". "Art.

    66. – (Limiti degli aumenti di pena nel caso di concorso di più circostanze aggravanti). – Se concorrono più circostanze aggravanti, la pena da applicare per effetto degli aumenti non può superare il triplo del massimo stabilito dalla legge per il reato, salvo che si tratti delle circostanze indicate nel secondo capoverso dell'articolo 63, né comunque eccedere: 1) gli anni trenta, se si tratta della reclusione; 2) gli anni cinque, se si tratta dell'arresto; 3) e, rispettivamente, lire venti milioni o quattro milioni, se si tratta della multa o dell'ammenda; ovvero, rispettivamente, lire sessanta milioni o dodici milioni se il giudice si avvale della facoltà di aumento indicata nel capoverso dell'articolo 133-bis". "Art.

    78. – (Limiti degli aumenti delle pene principali). – Nel caso di concorso di reati preveduto dall'articolo 73, la pena da applicare a norma dello stesso articolo non può essere superiore al quintuplo della più grave fra le pene concorrenti, né comunque eccedere: 1) trenta anni per la reclusione; 2) sei anni per l'arresto; 3) lire trenta milioni per la multa e sei milioni per l'ammenda; ovvero lire centoventicinque milioni per la multa e venticinque milioni per l'ammenda, se il giudice si vale della facoltà di aumento indicata nel capoverso dell'articolo

    133-bis. Nel caso di concorso di reati preveduto dall'articolo 74, la durata delle pene da applicare a norma dell'articolo stesso non può superare gli anni trenta. La parte della pena eccedente tale limite è detratta in ogni caso dall'arresto". "Art.

    135. – (Ragguaglio fra pene pecuniarie e pene detentive). – Quando, per qualsiasi effetto giuridico, si deve eseguire un ragguaglio fra pene pecuniarie e pene detentive, il computo ha luogo calcolando venticinquemila lire, o frazione di venticinquemila lire, di pena pecuniaria per un giorno di pena detentiva". "Art.

    136. – (Modalità di conversione di pene pecuniarie). – Le pene della multa e dell'ammenda, non eseguite per insolvibilità del condannato, si convertono a norma di legge".

  • Congedo parentale fino ai 14 anni del figlio: come funziona, con esempio

    In sintesi

    • Il congedo parentale si estende fino al quattordicesimo anno di età del figlio
    • L’indennita’ INPS del 30% segue il nuovo limite di quattordici anni
    • I sei mesi per genitore e il tetto complessivo restano invariati
    • Il prolungamento per disabilità grave sale al quattordicesimo anno
    • La modifica vale anche per adozione e affidamento (art. 36 D.Lgs. 151/2001)

    Cosa prevede la Legge di Bilancio 2026

    Il comma 219 della L. 199/2025 modifica il D.Lgs. 151/2001 estendendo da dodici a quattordici anni l’eta’ del figlio entro cui i genitori possono fruire del congedo parentale, con indennità INPS al 30% della retribuzione fino al nuovo limite.

    Approfondimento normativo completo: Comma 219 LB26: congedi parentali estesi fino al quattordicesimo.

    Congedo parentale fino ai 14 anni: la modifica del comma 219 LB26 spiegata

    Il comma 219 della Legge di Bilancio 2026 (L. 30 dicembre 2025, n. 199) ha modificato il D.Lgs. 26 marzo 2001, n. 151, estendendo da dodici a quattordici anni l’eta’ del figlio entro cui è possibile fruire del congedo parentale. La modifica, tecnicamente sobria, ha un impatto concreto sulle famiglie con figli nella fascia 12-14 anni, corrispondente al passaggio dalla scuola primaria alla secondaria di primo grado, una fase in cui le esigenze di cura e accompagnamento educativo sono spesso particolarmente intense.

    L’intervento tocca quattro articoli del D.Lgs. 151/2001: l’art. 32 sul congedo ordinario, l’art. 33 sul prolungamento per disabilità grave, l’art. 34 sul trattamento economico e l’art. 36 sulla disciplina per adozione e affidamento. La struttura del congedo rimane invariata: ciascun genitore ha diritto a sei mesi di congedo, con un tetto complessivo familiare di dieci o undici mesi a seconda dei casi, con indennità INPS al 30% della retribuzione (e nelle mensilità aggiuntive previste dal D.Lgs. 105/2022 all’80% o al 60%).

    Dal punto di vista pratico, la modifica significa che un genitore che in passato non aveva più potuto fruire del congedo per un figlio che aveva compiuto 12 anni, nel 2026 può riprendere a farne domanda fino al compimento del quattordicesimo anno. Il congedo va richiesto all’INPS con il modulo specifico e autorizzato dal datore di lavoro; è frazionabile in giorni o ore a seconda del contratto collettivo applicabile.

    Checklist per fruire del congedo parentale fino ai 14 anni

    • Verificare l’eta’ del figlio: il congedo è fruibile fino al compimento dei 14 anni;
    • Calcolare i mesi già fruiti in precedenza per non superare il tetto individuale (6 mesi);
    • Presentare domanda all’INPS online (o tramite patronato) con anticipo adeguato;
    • Comunicare al datore di lavoro la fruizione con il preavviso contrattuale previsto;
    • Verificare se il CCNL applicabile prevede una integrazione al 30% INPS.

    Caso 1: madre con figlio di 13 anni che non aveva esaurito i mesi di congedo

    Scenario. Caia, dipendente a tempo indeterminato nel settore privato, ha un figlio di 13 anni. In passato ha fruito di tre mesi di congedo parentale quando il figlio era piccolo. Con il vecchio limite a 12 anni, non poteva più fruirne; nel 2026 vuole sapere se può prendere altri mesi.

    Come si legge in pratica. Con la modifica del comma 219 LB26, Caia può fruire dei tre mesi di congedo parentale rimanenti (su sei totali per genitore) fino al compimento dei 14 anni del figlio. L’indennita’ INPS è pari al 30% della retribuzione per i periodi rientranti nel limite. È necessario presentare domanda all’INPS prima dell’inizio del periodo di congedo e comunicare al datore di lavoro con il preavviso previsto dal CCNL.

    Riepilogo Caso 1

    • Figlio: 13 anni – rientra nel nuovo limite di 14 anni ex comma 219 LB26
    • Mesi residui: 3 (su 6 totali per genitore)
    • Indennità INPS: 30% della retribuzione per i periodi fruiti
    • Domanda: da presentare all’INPS prima dell’inizio del congedo
    • Preavviso datore di lavoro: verificare il CCNL applicabile

    Caso 2: padre con figlio di 12 anni e 8 mesi, congedo mai fruito

    Scenario. Tizio, dipendente pubblico, non ha mai fruito del congedo parentale. Il figlio ha 12 anni e 8 mesi. Nel 2025, con il vecchio limite, avrebbe avuto solo 4 mesi di finestra utile; nel 2026 con il nuovo limite a 14 anni ha più tempo a disposizione.

    Come si legge in pratica. Tizio può ora fruire dei sei mesi di congedo parentale a cui ha diritto entro il quattordicesimo anno del figlio, guadagnando circa 16 mesi di finestra temporale aggiuntiva rispetto al vecchio limite. L’indennita’ INPS del 30% si applica coerentemente fino al nuovo limite. Per i dipendenti pubblici, le modalità di fruizione seguono le disposizioni specifiche del comparto; si raccomanda di verificare con il patronato o il proprio ufficio HR.

    Riepilogo Caso 2

    • Figlio: 12 anni e 8 mesi – finestra ampliata al 14 anno
    • Mesi disponibili: 6 (congedo mai fruito)
    • Dipendente pubblico: modalità di fruizione da verificare con ufficio HR
    • Indennità INPS: 30% della retribuzione per i periodi fruiti
    • Vantaggio rispetto al 2025: circa 16 mesi di finestra temporale in più

    Caso 3: famiglia con figlio adottato di 13 anni

    Scenario. Sempronio e Caia hanno adottato un bambino di 13 anni. La lettera d) del comma 219 LB26 modifica anche l’art. 36 del D.Lgs. 151/2001 sulla disciplina per adozione e affidamento. Vogliono sapere se possono fruire del congedo parentale.

    Come si legge in pratica. Grazie alla modifica dell’art. 36 del D.Lgs. 151/2001 operata dalla lettera d) del comma 219, anche i genitori adottivi possono fruire del congedo parentale fino ai 14 anni del figlio. Le regole specifiche per l’adozione nazionale e internazionale possono presentare decorrenze differenti; si raccomanda di verificare le istruzioni INPS aggiornate per il computo del limite in caso di adozione.

    Riepilogo Caso 3

    • Figlio adottato: 13 anni – incluso nel nuovo limite grazie all’art. 36 modificato
    • Norma: lettera d) comma 219 LB26 modifica art. 36 D.Lgs. 151/2001
    • Congedo: fruibile fino ai 14 anni, modalità da verificare con INPS
    • Decorrenza per adottivi: da verificare su istruzioni INPS aggiornate
    • Azione: contattare patronato per domanda specifica per adozione

    Quando conviene una verifica

    Un esperto ti guida nel calcolo dei mesi residui e nella domanda INPS Consulta un patronato per la domanda di congedo parentale.

    Norme e fonti collegate

    Domande frequenti

    Cos'è il congedo parentale e cosa cambia con il comma 219 LB26 per i figli fino a 14 anni?

    Il congedo parentale è un periodo di astensione facoltativa dal lavoro, retribuita dall’INPS al 30%, prevista dal D.Lgs. 151/2001. Il comma 219 della Legge di Bilancio 2026 ha esteso da dodici a quattordici anni l’eta’ del figlio entro cui è possibile fruirne, ampliando la finestra temporale per i genitori e allineando la misura alle esigenze del passaggio scolastico dalla primaria alla secondaria.

    Quanti mesi di congedo parentale spettano a ciascun genitore fino ai 14 anni?

    Ciascun genitore ha diritto a un massimo di sei mesi di congedo parentale, con un tetto complessivo familiare di dieci o undici mesi a seconda che entrambi i genitori ne fruiscano. Il numero di mesi non è aumentato dalla riforma; è ampliata solo la finestra temporale entro cui fruirne, ora estesa fino ai 14 anni del figlio.

    L'indennita' INPS al 30% si applica anche per i periodi di congedo tra i 12 e i 14 anni?

    Sì, la lettera c) del comma 219 LB26 modifica l’art. 34 del D.Lgs. 151/2001 estendendo coerentemente il trattamento economico INPS al 30% (e nelle mensilità aggiuntive previste al 60% o all’80% ex D.Lgs. 105/2022) fino al nuovo limite dei quattordici anni.

    Il prolungamento del congedo per figlio con disabilità grave segue lo stesso limite?

    Sì, la lettera b) del comma 219 modifica l’art. 33 del D.Lgs. 151/2001: il prolungamento del congedo per il figlio con disabilità grave, fino a tre anni complessivi, è ora fruibile entro il quattordicesimo anno di vita anziché il dodicesimo, in linea con la modifica generale.

    Il congedo parentale fino ai 14 anni vale anche per i figli adottivi o in affidamento?

    Sì, la lettera d) del comma 219 LB26 modifica l’art. 36 del D.Lgs. 151/2001 allineando la disciplina dell’adozione e dell’affidamento al nuovo limite dei quattordici anni. Le regole specifiche di decorrenza per l’adozione internazionale vanno verificate con le istruzioni INPS aggiornate.

  • Art. 100 L. 689/1981 – Condizioni economiche del reo; valutazione agli effetti della pena pecuniaria – Pagamento rateale della multa o della ammenda

    Art. 100 L. 689/1981 – Condizioni economiche del reo; valutazione agli effetti della pena pecuniaria – Pagamento rateale della multa o della ammenda

    L. 24 novembre 1981, n. 689 – testo aggiornato

    Dopo l' articolo 133 del codice penale sono inseriti i seguenti: "Art.

    133-bis. – (Condizioni economiche del reo; valutazione agli effetti della pena pecuniaria). – Nella determinazione dell'ammontare della multa o dell'ammenda il giudice deve tenere conto, oltre che dei criteri indicati dall'articolo precedente, anche delle condizioni economiche del reo. Il giudice può aumentare la multa o l'ammenda stabilite dalla legge sino al triplo o diminuirle sino ad un terzo quando, per le condizioni economiche del reo, ritenga che la misura massima sia inefficace ovvero che la misura minima sia eccessivamente gravosa". "Art.

    133-ter. – (Pagamento rateale della multa o dell'ammenda). – Il giudice, con la sentenza di condanna o con il decreto penale, può disporre, in relazione alle condizioni economiche del condannato, che la multa o l'ammenda venga pagata in rate mensili da tre a trenta. Ciascuna rata tuttavia non può essere inferiore a lire trentamila". In ogni momento il condannato può estinguere la pena mediante un unico pagamento".

  • Art. 99 L. 689/1981 – Norma transitoria

    Art. 99 L. 689/1981 – Norma transitoria

    L. 24 novembre 1981, n. 689 – testo aggiornato

    Per i reati perseguibili a querela ai sensi delle disposizioni precedenti, connessi prima del giorno dell'entrata in vigore della presente legge, il termine per presentare la querela decorre dal giorno suddetto, se la persona offesa ha avuto in precedenza notizie del fatto costituente reato. Se è pendente il procedimento, il giudice informa la persona offesa dal reato della facoltà di esercitare il diritto di querela e il termine decorre dal giorno in cui la persona offesa è stata informata.

  • Art. 98 L. 689/1981 – Modifica dell’ articolo 640 del codice penale in materia di truffa

    Art. 98 L. 689/1981 – Modifica dell’ articolo 640 del codice penale in materia di truffa

    L. 24 novembre 1981, n. 689 – testo aggiornato

    Nell' articolo 640 del codice penale è aggiunto in fine il seguente comma: "Il delitto è punibile a querela della persona offesa, salvo che ricorra taluna delle circostanze previste dal capoverso precedente o un'altra circostanza aggravante".

  • Art. 97 L. 689/1981 – Casi di esclusione della perseguibilità a querela

    Art. 97 L. 689/1981 – Casi di esclusione della perseguibilità a querela

    L. 24 novembre 1981, n. 689 – testo aggiornato

    Dopo l' articolo 639 del codice penale è inserito il seguente: "Art.

    639-bis. – (Casi di esclusione della perseguibilità a querela). – Nei casi previsti dagli articoli 631, 632, 633 e 636 si procede d'ufficio se si tratta di acque, terreni, fondi o edifici pubblici o destinati ad uso pubblico".

  • Art. 96 L. 689/1981 – Modifica dell’ articolo 636 del codice penale in materia di introduzione o abbandono di animali nel fondo altrui e pascolo abusivo

    Art. 96 L. 689/1981 – Modifica dell’ articolo 636 del codice penale in materia di introduzione o abbandono di animali nel fondo altrui e pascolo abusivo

    L. 24 novembre 1981, n. 689 – testo aggiornato

    Nell' articolo 636 del codice penale è aggiunto in fine il seguente comma: "Il delitto è punibile a querela della persona offesa".

  • Art. 95 L. 689/1981 – Deviazione di acque e modificazione dello stato dei luoghi

    Art. 95 L. 689/1981 – Deviazione di acque e modificazione dello stato dei luoghi

    L. 24 novembre 1981, n. 689 – testo aggiornato

    Nota: gli importi in lire sono quelli della novella del 1981. Nel testo vigente dell’art. 632 c.p. la multa è fino a 206 euro.

    L' articolo 632 del codice penale è sostituito dal seguente: "Art.

    632. – (Deviazione di acque e modificazione dello stato dei luoghi). – Chiunque, per procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto, devia acque, ovvero immuta nell'altrui proprietà lo stato dei luoghi, è punito, a querela della persona offesa, con la reclusione fino a tre anni e con la multa fino a lire quattrocentomila".

  • Articolo 48 L. 184/1983: Responsabilità genitoriale e amministrazione dei beni nell’adozione

    Art. 48 L. 184/1983 – Responsabilità genitoriale e amministrazione dei beni nell’adozione

    Testo vigente – Legge 4 maggio 1983, n. 184 (aggiornato da Normattiva)

    Se il minore è adottato da due coniugi, o dal coniuge di uno dei genitori, la responsabilità genitoriale
    sull'adottato ed il relativo esercizio spettano ad entrambi. L'adottante ha l'obbligo di mantenere l'adottato, di istruirlo ed educarlo conformemente a quanto prescritto dall'articolo 147 del codice civile. Se l'adottato ha beni propri, l'amministrazione di essi, durante la minore età dell'adottato stesso, spetta all'adottante, il quale non ne ha l'usufrutto legale, ma può impiegarne le rendite per le spese di mantenimento, istruzione ed educazione del minore con l'obbligo di investirne l'eccedenza in modo fruttifero. Si applicano le disposizioni dell'articolo 382 del codice civile.

  • Art. 94 L. 689/1981 – Usurpazione

    Art. 94 L. 689/1981 – Usurpazione

    L. 24 novembre 1981, n. 689 – testo aggiornato

    Nota: gli importi in lire sono quelli della novella del 1981. Nel testo vigente dell’art. 631 c.p. la multa è fino a 206 euro.

    L' articolo 631 del codice penale è sostituito dal seguente: "Art.

    631. – (Usurpazione). – Chiunque, per appropriarsi, in tutto o in parte, dell'altrui cosa immobile, ne rimuove o altera i termini è punito, a querela della persona offesa, con la reclusione fino a tre anni e con la multa fino a lire quattrocentomila".

  • Art. 93 L. 689/1981 – Modifica dell’ articolo 627 del codice penale in materia di sottrazione di cose comuni

    Art. 93 L. 689/1981 – Modifica dell’ articolo 627 del codice penale in materia di sottrazione di cose comuni

    L. 24 novembre 1981, n. 689 – testo aggiornato

    Il primo comma dell'articolo 627 del codice penale è sostituito dal seguente: "Il comproprietario, socio o coerede che, per procurare a sé o ad altri un profitto, si impossessa della cosa comune, sottraendola a chi la detiene, è punito, a querela della persona offesa, con la reclusione fino a due anni o con la multa da lire quarantamila a quattrocentomila".

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