Autore: Andrea Marton

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Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Art. 197 c.p.p.: Incompatibilità con l’ufficio di testimone

    Art. 197 c.p.p.: Incompatibilità con l’ufficio di testimone

    Art. 197 c.p.p. – Incompatibilità con l’ufficio di testimone

    Testo vigente – D.P.R. 447/1988 (aggiornato da Normattiva)

    Incompatibilità con l’ufficio di testimone

    1. Non possono essere assunti come testimoni:

    a) i coimputati del medesimo reato o le persone imputate in un procedimento connesso a norma dell’articolo 12, comma 1, lettera a), salvo che nei loro confronti sia stata pronunciata sentenza irrevocabile di proscioglimento, di condanna o di applicazione della pena ai sensi dell’articolo 444;

    b) salvo quanto previsto dall’articolo 64, comma 3, lettera c), le persone imputate in un procedimento connesso a norma dell’articolo 12, comma 1, lettera c), o di un reato collegato a norma dell’articolo 371, comma 2, lettera b), prima che nei loro confronti sia stata pronunciata sentenza irrevocabile di proscioglimento, di condanna o di applicazione della pena ai sensi dell’articolo 444 ;

    c) il responsabile civile e la persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria;

    d) coloro che nel medesimo procedimento svolgono o hanno svolto la funzione di giudice, pubblico ministero o loro ausiliario nonché il difensore che abbia svolto attività di investigazione difensiva e coloro che hanno formato la documentazione delle dichiarazioni e delle informazioni assunte ai sensi dell’articolo 391-ter.

  • Art. 197-bis c.p.p.: Persone imputate o giudicate in un procedimento connesso o per reato collegato che assumono l’ufficio di testimone

    Art. 197-bis c.p.p.: Persone imputate o giudicate in un procedimento connesso o per reato collegato che assumono l’ufficio di testimone

    Art. 197-bis c.p.p. – Persone imputate o giudicare in un procedimento connesso o per reato collegato che assumono l’ufficio di testimone

    Testo vigente – D.P.R. 447/1988 (aggiornato da Normattiva)

    1. L’imputato in un procedimento connesso ai sensi dell’articolo 12 o di un reato collegato a norma dell’articolo 371, comma 2, lettera b), può essere sempre sentito come testimone quando nei suoi confronti è stata pronunciata sentenza irrevocabile di proscioglimento, di condanna o di applicazione della pena ai sensi dell’articolo 444.

    2. L’imputato in un procedimento connesso ai sensi dell’articolo 12, comma 1, lettera c), o di un reato collegato a norma dell’articolo 371, comma 2, lettera b), può essere sentito come testimone, inoltre, nel caso previsto dall’articolo 64, comma 3, lettera c).

    3. Nei casi previsti dai commi 1 e 2 il testimone è assistito da un difensore. In mancanza di difensore di fiducia è designato un difensore di ufficio.

    4. Nel caso previsto dal comma 1 il testimone non può essere obbligato a deporre sui fatti per i quali è stata pronunciata in giudizio sentenza di condanna nei suoi confronti, se nel procedimento egli aveva negato la propria responsabilità ovvero non aveva reso alcuna dichiarazione. Nel caso previsto dal comma 2 il testimone non può essere obbligato a deporre su fatti che concernono la propria responsabilità in ordine al reato per cui si procede o si è proceduto nei suoi confronti.

    5. In ogni caso le dichiarazioni rese dai soggetti di cui al presente articolo non possono essere utilizzate contro la persona che le ha rese nel procedimento a suo carico, nel procedimento di revisione della sentenza di condanna ed in qualsiasi giudizio civile o amministrativo relativo al fatto oggetto dei procedimenti e delle sentenze suddette.

    6. Alle dichiarazioni rese dalle persone che assumono l’ufficio di testimone ai sensi del presente articolo si applica la disposizione di cui all’articolo 192, comma 3.

  • Articolo 201 Codice di Procedura Penale: Segreto di ufficio

    Articolo 201 Codice di Procedura Penale: Segreto di ufficio

    Art. 201 c.p.p. – Segreto di ufficio

    Testo vigente – D.P.R. 447/1988 (aggiornato da Normattiva)

    Segreto di ufficio

    1. Salvi i casi in cui hanno l’obbligo di riferirne all’autorità giudiziaria, i pubblici ufficiali, i pubblici impiegati e gli incaricati di un pubblico servizio hanno l’obbligo di astenersi dal deporre su fatti conosciuti per ragioni del loro ufficio che devono rimanere segreti.

    2. Si applicano le disposizioni dell’articolo 200 commi 2 e 3.

  • Art. 206 c.p.p.: Assunzione della testimonianza di agenti diplomatici

    Art. 206 c.p.p.: Assunzione della testimonianza di agenti diplomatici

    Art. 206 c.p.p. – Assunzione della testimonianza di agenti diplomatici

    Testo vigente – D.P.R. 447/1988 (aggiornato da Normattiva)

    Assunzione della testimonianza di agenti diplomatici

    1. Se deve essere esaminato un agente diplomatico o l’incaricato di una missione diplomatica all’estero durante la sua permanenza fuori dal territorio dello Stato, la richiesta per l’esame è trasmessa, per mezzo del ministero di grazia e giustizia, all’autorità consolare del luogo. Si procede tuttavia nelle forme ordinarie nei casi previsti dall’articolo 205 comma 3.

    2. Per ricevere le deposizioni di agenti diplomatici della Santa Sede accreditati presso lo Stato italiano ovvero di agenti diplomatici di uno stato estero accreditati presso lo Stato italiano o la Santa Sede si osservano le convenzioni e le consuetudini internazionali.

  • Art. 207 c.p.p.: Testimoni sospettati di falsità o reticenza. Testimoni renitenti

    Art. 207 c.p.p.: Testimoni sospettati di falsità o reticenza. Testimoni renitenti

    Art. 207 c.p.p. – Testimoni sospettati di falsità o reticenza Testimoni renitenti

    Testo vigente – D.P.R. 447/1988 (aggiornato da Normattiva)

    Testimoni sospettati di falsità o reticenza Testimoni renitenti

    1. Se nel corso dell’esame un testimone rende dichiarazioni contraddittorie, incomplete o contrastanti con le prove già acquisite, il presidente o il giudice glielo fa rilevare rinnovandogli, se del caso, l’avvertimento previsto dall’articolo 497 comma 2. Allo stesso avvertimento provvede se un testimone rifiuta di deporre fuori dei casi espressamente previsti dalla legge e, se il testimone persiste nel rifiuto, dispone l’immediata trasmissione degli atti al pubblico ministero perché proceda a norma di legge.

    2. Con la decisione che definisce la fase processuale in cui il testimone ha prestato il suo ufficio, il giudice, se ravvisa indizi del reato previsto dall’articolo 372 del codice penale, ne informa il pubblico ministero trasmettendogli i relativi atti.

  • Articolo 209 Codice di Procedura Penale: Regole per l’esame

    Articolo 209 Codice di Procedura Penale: Regole per l’esame

    Art. 209 c.p.p. – Regole per l’esame

    Testo vigente – D.P.R. 447/1988 (aggiornato da Normattiva)

    Regole per l’esame

    1. All’esame delle parti si applicano le disposizioni previste dagli articoli 194, 198 comma 2 e 499 e, se è esaminata una parte diversa dall’imputato, quelle previste dall’articolo 195.

    2. Se la parte rifiuta di rispondere a una domanda, ne è fatta menzione nel verbale.

  • Art. 210 c.p.p.: Esame di persona imputata in un procedimento connesso

    Art. 210 c.p.p.: Esame di persona imputata in un procedimento connesso

    Art. 210 c.p.p. – Esame di persona imputata in un procedimento connesso

    Testo vigente – D.P.R. 447/1988 (aggiornato da Normattiva)

    Esame di persona imputata in un procedimento connesso

    1. Nel dibattimento, le persone imputate in un procedimento connesso a norma dell’articolo 12, comma 1, lettera a), nei confronti delle quali si procede o si è proceduto separatamente e che non possono assumere l’ufficio di testimone , sono esaminate a richiesta di parte, ovvero, nel caso indicato nell’articolo 195, anche di ufficio.

    2. Esse hanno obbligo di presentarsi al giudice,il quale, ove occorra, ne ordina l’accompagnamento coattivo. Si osservano le norme sulla citazione dei testimoni.

    3. Le persone indicate nel comma 1 sono assistite da un difensore che ha diritto di partecipare all’esame. In mancanza di un difensore di fiducia è designato un difensore di ufficio.

    4. Prima che abbia inizio l’esame, il giudice avverte le persone indicate nel comma 1 che, salvo quanto disposto dall’articolo 66 comma 1, esse hanno facoltà di non rispondere.

    5. All’esame si applicano le disposizioni previste dagli articoli 194, 195 , 498, 499 e 500 .

    6. Le disposizioni dei commi precedenti si applicano anche alle persone imputate in un procedimento connesso ai sensi dell’articolo 12, comma 1, lettera c), o di un reato collegato a norma dell’articolo 371, comma 2, lettera b), che non hanno reso in precedenza dichiarazioni concernenti la responsabilità dell’imputato. Tuttavia a tali persone è dato l’avvertimento previsto dall’articolo 64, comma 3, lettera c), e se esse non si avvalgono della facoltà di non rispondere, assumono l’ufficio di testimone. Al loro esame si applicano, in tal caso, oltre alle disposizioni richiamate dal comma 5, anche quelle previste dagli articoli 197-bis e 497.

  • Articolo 215 Codice di Procedura Penale: Ricognizione di cose

    Articolo 215 Codice di Procedura Penale: Ricognizione di cose

    Art. 215 c.p.p. – Ricognizione di cose

    Testo vigente – D.P.R. 447/1988 (aggiornato da Normattiva)

    Ricognizione di cose

    1. Quando occorre procedere alla ricognizione del corpo del reato o di altre cose pertinenti al reato, il giudice procede osservando le disposizioni dell’articolo 213, in quanto applicabili.

    2. Procurati, ove possibile, almeno due oggetti simili a quello da riconoscere, il giudice chiede alla persona chiamata alla ricognizione se riconosca taluno tra essi e, in caso affermativo, la invita a dichiarare quale abbia riconosciuto e a precisare se ne sia certa.

    3. Si applicano le disposizioni dell’articolo 214 comma 3.

  • Articolo 216 Codice di Procedura Penale: Altre ricognizioni

    Articolo 216 Codice di Procedura Penale: Altre ricognizioni

    Art. 216 c.p.p. – Altre ricognizioni

    Testo vigente – D.P.R. 447/1988 (aggiornato da Normattiva)

    Altre ricognizioni

    1. Quando dispone la ricognizione di voci, suoni o di quanto altro può essere oggetto di percezione sensoriale, il giudice procede osservando le disposizioni dell’articolo 213, in quanto applicabili.

    2. Si applicano le disposizioni dell’articolo 214 comma 3.

  • Art. 219 c.p.p.: Modalità dell’esperimento giudiziale

    Art. 219 c.p.p.: Modalità dell’esperimento giudiziale

    Art. 219 c.p.p. – Modalità dell’esperimento giudiziale

    Testo vigente – D.P.R. 447/1988 (aggiornato da Normattiva)

    Modalità dell’esperimento giudiziale

    1. L’ordinanza che dispone l’esperimento giudiziale contiene una succinta enunciazione dell’oggetto dello stesso e l’indicazione del giorno, dell’ora e del luogo in cui si procederà alle operazioni.

    Con la stessa ordinanza o con un provvedimento successivo il giudice può designare un esperto per l’esecuzione di determinate operazioni.

    2. Il giudice dà gli opportuni provvedimenti per lo svolgimento delle operazioni, disponendo per le rilevazioni fotografiche o cinematografiche o con altri strumenti o procedimenti.

    3. Anche quando l’esperimento è eseguito fuori dell’aula di udienza, il giudice può adottare i provvedimenti previsti dall’articolo 471 al fine di assicurare il regolare compimento dell’atto.

    4. Nel determinare le modalità dell’esperimento, il giudice, se del caso, dà le opportune disposizioni affinchè esso si svolga in modo da non offendere sentimenti di coscienza e da non esporre a pericolo l’incolumità delle persone o la sicurezza pubblica.

  • Articolo 221 Codice di Procedura Penale: Nomina del perito

    Articolo 221 Codice di Procedura Penale: Nomina del perito

    Art. 221 c.p.p. – Nomina del perito

    Testo vigente – D.P.R. 447/1988 (aggiornato da Normattiva)

    Nomina del perito

    1. Il giudice nomina il perito scegliendolo tra gli iscritti negli appositi albi o tra persone fornite di particolare competenza nella specifica disciplina. Quando la perizia è dichiarata nulla, il giudice cura, ove possibile, che il nuovo incarico sia affidato ad altro perito.

    2. Il giudice affida l’espletamento della perizia a più persone quando le indagini e le valutazioni risultano di notevole complessità ovvero richiedono distinte conoscenze in differenti discipline.

    3. Il perito ha l’obbligo di prestare il suo ufficio, salvo che ricorra uno dei motivi di astensione previsti dall’articolo 36.

  • Art. 223 c.p.p.: Astensione e ricusazione del perito

    Art. 223 c.p.p.: Astensione e ricusazione del perito

    Art. 223 c.p.p. – Astensione e ricusazione del perito

    Testo vigente – D.P.R. 447/1988 (aggiornato da Normattiva)

    Astensione e ricusazione del perito

    1. Quando esiste un motivo di astensione, il perito ha l’obbligo di dichiararlo.

    2. Il perito può essere ricusato dalle parti nei casi previsti dall’articolo 36 a eccezione di quello previsto dal comma 1 lettera h) del medesimo articolo.

    3. La dichiarazione di astensione o di ricusazione può essere presentata fino a che non siano esaurite le formalità di conferimento dell’incarico e, quando si tratti di motivi sopravvenuti ovvero conosciuti successivamente, prima che il perito abbia dato il proprio parere.

    4. Sulla dichiarazione di astensione o di ricusazione decide, con ordinanza, il giudice che ha disposto la perizia.

    5. Si osservano, in quanto applicabili, le norme sulla ricusazione del giudice.

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