Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Art. 78 D.Lgs. 231/2001 – Conversione delle sanzioni interdittive

    Art. 78 D.Lgs. 231/2001 Responsabilita Enti – Conversione delle sanzioni interdittive

    In vigore dal 04/07/2001

    1. L'ente che ha posto in essere tardivamente le condotte di cui all'articolo 17, entro venti giorni dalla notifica dell'estratto della sentenza, può richiedere la conversione della sanzione amministrativa interdittiva in sanzione pecuniaria.

    2. La richiesta è presentata al giudice dell'esecuzione e deve contenere la documentazione attestante l'avvenuta esecuzione degli adempimenti di cui all'articolo

    17. 3. Entro dieci giorni dalla presentazione della richiesta, il giudice fissa l'udienza in camera di consiglio e ne fa dare avviso alle parti e ai difensori; se la richiesta non appare manifestamente infondata, il giudice può sospendere l'esecuzione della sanzione. La sospensione è disposta con decreto motivato revocabile.

    4. Se accoglie la richiesta il giudice, con ordinanza, converte le sanzioni interdittive, determinando l'importo della sanzione pecuniaria in una somma non inferiore a quella già applicata in sentenza e non superiore al doppio della stessa. Nel determinare l'importo della somma il giudice tiene conto della gravità dell'illecito ritenuto in sentenza e delle ragioni che hanno determinato il tardivo adempimento delle condizioni di cui all'articolo 17.

  • Art. 325-ter D.Lgs. 209/2005 – Pubblicazione delle sanzioni

    Art. 325-ter D.Lgs. 209/2005 – Pubblicazione delle sanzioni

    D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private

    1. I provvedimenti di applicazione delle sanzioni, le sentenze dei giudici amministrativi che decidono i ricorsi e i decreti che decidono i ricorsi straordinari al Presidente della Repubblica sono pubblicati per estratto nel Bollettino e sul sito internet dell'IVASS. L'IVASS, tenuto conto della violazione e degli interessi coinvolti, può stabilire modalità ulteriori per dare pubblicità al provvedimento, ponendo le relative spese a carico dell'autore della violazione.

    2. 2. L'IVASS può disporre la pubblicazione in forma anonima del provvedimento sanzionatorio quando quella ordinaria: a) abbia ad oggetto dati personali ai sensi del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196 , la cui pubblicazione appaia sproporzionata rispetto alla violazione sanzionata; b) possa comportare rischi per la stabilità dei mercati finanziari o pregiudicare lo svolgimento di una indagine penale in corso; c) possa causare un danno sproporzionato ai soggetti coinvolti, purché tale danno sia determinabile.

    3. Se le situazioni descritte al comma 2 hanno carattere temporaneo, la pubblicazione può essere rimandata ed effettuata quando dette esigenze sono venute meno.

    4. 4. L'IVASS … può escludere la pubblicazione del provvedimento sanzionatorio nel caso in cui le opzioni stabilite dai commi 2 e 3 siano ritenute insufficienti ad assicurare: a) che la stabilità dei mercati finanziari non sia messa a rischio; b) la proporzionalità della pubblicazione delle decisioni rispetto all'irrogazione delle sanzioni previste. (45)

  • Art. 100 CTS – Clausola di salvaguardia per le Province autonome

    Art. 100 D.Lgs. 117/2017 Codice Terzo Settore – Clausola di salvaguardia per le Province autonome

    In vigore dal 03/08/2017

    1. Le disposizioni del presente decreto sono applicabili nelle regioni a statuto speciale e nelle Province autonome di Trento e di Bolzano compatibilmente con i rispettivi statuti e le relative norme di attuazione, anche con riferimento alla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 .

    2. Tenendo conto della tutela delle minoranze, prevista dall' articolo 6 della Costituzione e dallo Statuto di Autonomia, la Provincia autonoma di Bolzano disciplina l'istituzione e la tenuta del registro unico del Terzo settore e l'utilizzo degli acronimi di cui al presente codice, nonché le funzioni di vigilanza, monitoraggio e controllo pubblico di cui al presente codice del terzo settore, nel rispetto dei principi previsti dagli articoli 99 e 100 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1972, n. 670 . Note all'art. 100: – La legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 (Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione) è pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 248 del 24 ottobre 2001 . – Per il testo del decreto del Presidente della Repubblica n. 670 del 1972 , si veda nelle note all'art. 82.

  • Art. 343 D.Lgs. 209/2005 – Intermediari già iscritti od operanti

    Art. 343 D.Lgs. 209/2005 – Intermediari già iscritti od operanti

    D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private

    1. I soggetti che alla data di entrata in vigore del presente codice sono iscritti all'Albo degli agenti di assicurazione o all'Albo nazionale dei mediatori di assicurazione e di riassicurazione sono iscritti di diritto nella corrispondente sezione del registro previsto dall'articolo 109, comma 2, previa dimostrazione dell'assolvimento dell'obbligo di stipulazione della polizza di responsabilità civile, di cui agli articoli 110, comma 3, e 112, comma 3, salvo quanto disposto all'articolo 109, comma 3, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore del presente codice.

    2. I soggetti che sono stati cancellati dall'Albo degli agenti di assicurazione o dall'Albo dei mediatori di assicurazione e riassicurazione nel termine, rispettivamente, di cinque anni o di due anni dalla data di entrata in vigore del presente codice possono essere nuovamente iscritti a condizione che la richiesta sia effettuata entro dodici mesi dall'entrata in vigore del presente codice e che la cancellazione non sia stata disposta in forza di un provvedimento disciplinare definitivo. L'iscrizione, salvo quanto disposto all'articolo 109, comma 3, è subordinata all'assolvimento dell'obbligo di stipulazione della polizza di responsabilità civile di cui all'articolo 110, comma 3.

    3. Le persone fisiche che, in vigenza della legge 7 febbraio 1979, n. 48 , e della legge 28 novembre 1984, n. 792 , avrebbero maturato i requisiti per l'iscrizione di diritto rispettivamente all'albo degli agenti di assicurazione o dei mediatori di assicurazione o di riassicurazione hanno titolo per l'iscrizione nella corrispondente sezione del registro previsto dall'articolo 109, se il periodo richiesto è completato entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore del presente codice. In pendenza del termine per l'iscrizione essi possono continuare ad esercitare l'attività precedentemente svolta.

    4. I soggetti di cui all'articolo 109, comma 2, lettere c), d) ed e), che alla data di entrata in vigore del presente codice esercitano l'attività di intermediazione assicurativa o riassicurativa possono iscriversi, con le modalità stabilite all'articolo 109, comma 4, nella corrispondente sezione del registro entro i successivi dodici mesi. In pendenza del termine per l'iscrizione essi possono continuare ad esercitare l'attività precedentemente svolta.

    5. Il Fondo di cui all'articolo 115 succede nei rapporti attivi e passivi al Fondo di garanzia per l'attività dei mediatori di assicurazione e di riassicurazione, di cui all' articolo 4, comma 1, lettera f), della legge 28 novembre 1984, n. 792 , e continua ad operare nei casi previsti dal decreto del Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato in data 30 aprile 1985, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 110 dell'11 maggio 1985 .

    6. Le persone fisiche di cui al presente articolo e quelle iscritte nel registro degli intermediari di assicurazione e di riassicurazione non sono soggette agli obblighi previsti a carico degli agenti di commercio in materia di previdenza integrativa.

  • Opposizione a decreto ingiuntivo: termini, atto e iter

    L’opposizione a decreto ingiuntivo è il rimedio processuale con cui il debitore ingiunto contesta la pretesa creditoria nel merito o per ragioni di rito. Il giudizio si svolge davanti al medesimo ufficio giudiziario che ha emesso il decreto e segue le forme del processo ordinario di cognizione. Il termine per opporsi è di 40 giorni dalla notifica del decreto; in casi tassativi può essere ridotto a 10 giorni o ampliato a 60. Questa guida illustra termini, atti, motivi opponibili, sospensione dell’esecutorietà provvisoria e costi del procedimento.

    Cosa stabilisce la legge in materia

    Il procedimento monitorio è disciplinato dagli articoli 633-656 del codice di procedura civile. L’art. 633 c.p.c. individua le condizioni di ammissibilità del ricorso per ingiunzione: il credito deve essere certo (non controverso nell’an), liquido (determinato nel quantum) ed esigibile (privo di termine o condizione non ancora scaduti); inoltre deve essere fondato su prova scritta. Si tratta di un procedimento speciale, sommario nella fase iniziale e a cognizione piena solo in caso di opposizione, pensato per consentire al creditore l’ottenimento rapido di un titolo esecutivo evitando le lungaggini del giudizio ordinario.

    Gli articoli 634 c.p.c., 635 c.p.c. e 636 c.p.c. specificano cosa costituisce prova scritta idonea: scritture private autenticate o registrate, cambiali, assegni bancari, certificati di liquidazione di borse, atti pubblici, fatture commerciali estratte da scritture contabili tenute regolarmente, libri contabili regolarmente bollati e vidimati per i crediti che ne derivano, parcelle professionali vidimate dall’ordine di appartenenza. La giurisprudenza ha ammesso la prova scritta anche per documenti elettronici sottoscritti con firma digitale e per le comunicazioni via PEC che integrino tutti gli elementi del credito. L’art. 637 c.p.c. attribuisce la competenza al giudice di pace o al tribunale in composizione monocratica che sarebbe competente per la domanda proposta in via ordinaria, con fori concorrenti per i crediti professionali di avvocati e notai.

    L’art. 640 c.p.c. disciplina il rigetto del ricorso quando il giudice non ritenga sufficientemente giustificata la domanda; il provvedimento di rigetto non pregiudica la riproposizione della domanda in via ordinaria. L’art. 641 c.p.c. regola l’emissione del decreto, contenente l’ordine di pagamento entro quaranta giorni e l’avvertimento al debitore che, decorso il termine senza opposizione, il decreto diventa definitivo ed esecutivo. La provvisoria esecutorietà – concessa o negata in sede monitoria ai sensi dell’art. 642 c.p.c. – incide profondamente sulla strategia difensiva. L’opposizione, regolata dall’art. 645 c.p.c., instaura un giudizio a cognizione piena in cui il creditore assume la veste sostanziale di attore: deve provare i fatti costitutivi della pretesa secondo le regole ordinarie (art. 2697 c.c.).

    Il termine di 40 giorni: come si conta

    Il termine ordinario è di 40 giorni dalla notifica del decreto e va calcolato escludendo il giorno iniziale e includendo quello finale (art. 155 c.p.c.). Si applica la sospensione feriale dal 1° al 31 agosto. L’art. 643 c.p.c. disciplina la notificazione del decreto al debitore residente in Italia; l’art. 644 c.p.c. introduce la regola per cui il decreto perde efficacia se la notifica non avviene entro 60 giorni dalla pronuncia. Per i debitori residenti in altri Stati dell’Unione europea, il termine di opposizione è di 50 giorni; per i residenti extra-UE, di 60 giorni. In presenza di gravi ragioni, il giudice può abbreviarlo fino a 10 giorni (art. 641 c.p.c. comma 2). L’inutile decorso del termine determina la definitività esecutiva del decreto: ai sensi dell’art. 647 c.p.c., il giudice, su istanza del creditore, dichiara esecutivo il decreto, che diviene titolo per l’esecuzione forzata e per l’iscrizione di ipoteca giudiziale. Il decreto definitivo costituisce titolo esecutivo a tutti gli effetti dell’art. 474 c.p.c..

    L’atto di opposizione e i motivi opponibili

    L’opposizione si propone con atto di citazione davanti allo stesso ufficio che ha emesso il decreto. L’atto deve essere notificato al creditore opposto entro il termine perentorio dei 40 giorni e va iscritto a ruolo entro 10 giorni dalla notifica (art. 165 c.p.c.). L’omessa o tardiva iscrizione a ruolo è causa di improcedibilità dell’opposizione, sanabile solo con la rimessione in termini se il debitore prova un impedimento incolpevole.

    I motivi possono attenere al rito (difetto delle condizioni di ammissibilità del monitorio, incompetenza per materia o per territorio, nullità della notifica del decreto, inidoneità della prova scritta posta a fondamento) o al merito (insussistenza originaria del credito, sua estinzione per pagamento o altra causa, eccezione di compensazione, prescrizione, difetto di prova, contestazione del titolo contrattuale). Tipiche difese di merito includono il pagamento intervenuto prima della notifica del decreto, il riconoscimento di credito proveniente da contratto nullo o annullabile, l’assenza di esigibilità per condizione sospensiva non avveratasi, l’eccezione di inadempimento del creditore opposto in caso di rapporti sinallagmatici (exceptio inadimpleti contractus).

    La giurisprudenza di legittimità, ormai consolidata, ha chiarito che nel giudizio di opposizione l’onere della prova segue le regole ordinarie del processo civile: spetta al creditore opposto, formalmente convenuto ma sostanzialmente attore, provare i fatti costitutivi della pretesa, mentre il debitore opponente deve provare i fatti estintivi, modificativi o impeditivi che eccepisce. Sul piano formale, l’art. 645 c.p.c. prevede che l’opposizione segua le forme del procedimento ordinario di cognizione; dopo la riforma Cartabia, l’opposizione può essere introdotta anche nelle forme del rito semplificato di cognizione (art. 281-decies, terzo comma, c.p.c.), più rapido, quando ne ricorrono i presupposti. La novità è particolarmente utile quando la controversia è di non particolare complessità o quando l’opposizione si limita a poche questioni di diritto. Per i procedimenti relativi a opposizione a decreto ingiuntivo nelle materie elencate dall’art. 5, comma 1, D.Lgs. 28/2010 (tra cui condominio, locazione, comodato, contratti assicurativi, bancari e finanziari), la mediazione obbligatoria ex art. 5-bis D.Lgs. 28/2010 è condizione di procedibilità: incombe sulla parte opposta promuovere la mediazione entro i termini di legge.

    Sospensione dell’esecutorietà provvisoria

    Se il decreto è munito di provvisoria esecutorietà ex art. 642 c.p.c., il creditore può iniziare immediatamente l’esecuzione forzata. L’art. 649 c.p.c. consente al debitore opponente di chiedere al giudice dell’opposizione la sospensione dell’esecutorietà: la sospensione è concessa quando ricorrono gravi motivi, valutati in termini di periculum (rischio di pregiudizio grave e irreparabile) e fumus (verosimile fondatezza dell’opposizione). La concessione è discrezionale e produce effetto immediato. Specularmente, l’art. 648 c.p.c. consente al creditore opposto di chiedere la concessione della provvisoria esecutorietà non concessa in sede monitoria quando l’opposizione appare manifestamente infondata. La condotta tenuta dalle parti nel giudizio rileva ai fini della liquidazione delle spese. È prassi presentare l’istanza di sospensione contestualmente all’atto di opposizione, indicando con precisione il pregiudizio temuto. L’art. 650 c.p.c. disciplina l’opposizione tardiva, ammessa se il debitore prova di non aver avuto tempestiva conoscenza del decreto per irregolarità della notifica, caso fortuito o forza maggiore: il termine decorre dal primo atto di esecuzione.

    Dal titolo all’esecuzione forzata

    Una volta che il decreto sia divenuto definitivo per mancata opposizione (art. 647 c.p.c.), oppure abbia ottenuto provvisoria esecutorietà in sede monitoria o di opposizione, il creditore può procedere all’esecuzione forzata. Il decreto definitivo costituisce titolo esecutivo a tutti gli effetti dell’art. 474 c.p.c., al pari di una sentenza passata in giudicato. Per procedere, il creditore deve notificare al debitore la copia esecutiva del decreto (con apposita formula esecutiva) e l’atto di precetto, contenente l’intimazione di adempiere entro dieci giorni dalla notificazione. Decorso il termine senza adempimento, il creditore può iniziare l’esecuzione forzata: pignoramento mobiliare, immobiliare o presso terzi, a seconda della tipologia di beni del debitore.

    Il decreto ingiuntivo divenuto definitivo legittima inoltre l’iscrizione di ipoteca giudiziale sui beni immobili del debitore. L’opposizione tardiva di cui all’art. 650 c.p.c. rimane esperibile in caso di esecuzione forzata anche dopo la formale dichiarazione di esecutorietà, purché ricorrano i presupposti di legge. In sede di esecuzione forzata, il debitore può sempre proporre opposizione all’esecuzione ex art. 615 c.p.c. (contestando il diritto del creditore a procedere) o opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 c.p.c. (contestando la regolarità formale degli atti). Particolare attenzione va prestata al rapporto tra opposizione a decreto ingiuntivo e opposizione all’esecuzione: la giurisprudenza esclude che si possa rimettere in discussione il titolo ormai definitivo, salve le ipotesi residuali di nullità radicale.

    Costi, esito e casi pratici

    Il contributo unificato per l’opposizione segue gli ordinari scaglioni per valore della causa: 43 euro fino a 1.100 euro, 98 euro fino a 5.200 euro, 237 euro fino a 26.000 euro, 518 euro fino a 52.000 euro, 759 euro fino a 260.000 euro, 1.214 euro fino a 520.000 euro, 1.686 euro oltre 520.000 euro. Si aggiungono onorario del difensore e marca da bollo per l’iscrizione a ruolo. Tizio riceve un decreto ingiuntivo per 12.000 euro fondato su fatture relative a una fornitura mai consegnata: propone opposizione tempestiva, chiede la sospensione della provvisoria esecutorietà e produce corrispondenza commerciale che dimostra il mancato adempimento del creditore; il giudice sospende l’esecuzione e rinvia per la prosecuzione del giudizio di merito. Caio riceve un decreto e si limita a contestare genericamente: l’opposizione viene rigettata e il decreto confermato. Sempronio scopre l’esistenza del decreto solo quando riceve l’atto di pignoramento: invoca l’art. 650 c.p.c. dimostrando l’irregolarità della notifica e ottiene di essere rimesso in termini. L’esito del giudizio è una sentenza che, ai sensi dell’art. 653 c.p.c., può rigettare l’opposizione (confermando il decreto), accoglierla integralmente (revocando il decreto) o accoglierla parzialmente, condannando il debitore al pagamento della somma minore effettivamente dovuta.

    Articoli chiave da consultare

    Domande frequenti

    Quanto tempo ho per opporre un decreto ingiuntivo?

    40 giorni dalla notifica per i residenti in Italia, 50 giorni per i residenti UE, 60 giorni per i residenti extra-UE. Il termine può essere ridotto a 10 giorni quando vi siano gravi ragioni di urgenza, ai sensi dell’art. 641 c.p.c.

    Cosa succede se non oppongo il decreto?

    Il decreto diventa definitivo ed esecutivo (art. 647 c.p.c.). Il creditore può procedere all’esecuzione forzata (pignoramento mobiliare, immobiliare o presso terzi) e iscrivere ipoteca giudiziale sui beni del debitore.

    Posso opporre dopo i 40 giorni?

    Sì, ma solo se ricorrono le condizioni dell’opposizione tardiva (art. 650 c.p.c.): irregolarità della notifica, caso fortuito o forza maggiore tali da impedire una tempestiva conoscenza. Il termine decorre dal primo atto di esecuzione e va proposto entro 10 giorni.

    Devo pagare comunque durante l’opposizione?

    Solo se il decreto è provvisoriamente esecutivo. In tal caso si può chiedere al giudice la sospensione ex art. 649 c.p.c. allegando gravi motivi. Se il decreto non è provvisoriamente esecutivo, l’esecuzione resta sospesa fino alla sentenza.

    Quanto costa un’opposizione?

    Contributo unificato per scaglioni di valore (da 43 a oltre 1.200 euro) più onorario del difensore secondo DM 55/2014. Il valore della causa è quello indicato nel decreto ingiuntivo. Le spese sono regolate in sentenza secondo il principio di soccombenza.

    Profili di prescrizione del credito

    L’eccezione di prescrizione è uno dei motivi più frequenti di opposizione. La prescrizione ordinaria è decennale (art. 2946 c.c.), ma molti crediti seguono termini brevi: cinque anni per crediti che si maturano periodicamente (canoni di locazione, retribuzioni periodiche, interessi), tre anni per i compensi dei professionisti, compresi i medici (art. 2956 c.c.), un anno per il prezzo delle merci vendute dai commercianti a chi non ne fa commercio (art. 2955 c.c.), sei mesi per i crediti degli albergatori per alloggio e vitto (art. 2954 c.c.). Il termine decorre dal momento in cui il credito poteva essere fatto valere e si interrompe con qualsiasi atto di costituzione in mora, riconoscimento del debito o azione giudiziaria. La notifica del ricorso e del decreto ingiuntivo interrompe la prescrizione (art. 2943 c.c.); il decreto va notificato entro 60 giorni dalla pronuncia, altrimenti diventa inefficace (art. 644 c.p.c.). L’eccezione di prescrizione, di natura sostanziale, va proposta in modo specifico nell’atto di opposizione e non può essere rilevata d’ufficio dal giudice.

    Strategia difensiva e tempistiche

    L’opposizione a decreto ingiuntivo richiede un’analisi strategica delle priorità. Il primo nodo è valutare se chiedere la sospensione della provvisoria esecutorietà: la scelta è quasi obbligata se il decreto è provvisoriamente esecutivo e il debitore non è in grado di adempiere senza pregiudizio. Il secondo nodo è la scelta del rito: ordinario o semplificato di cognizione (art. 281-decies c.p.c., che ha sostituito il rito sommario). Quest’ultimo, ammesso quando i fatti non sono controversi, la domanda è fondata su prova documentale, è di pronta soluzione o richiede un’istruzione non complessa (e sempre nelle cause del tribunale in composizione monocratica), consente una definizione più rapida ma con istruttoria più snella. Il terzo nodo è la formulazione dei motivi: vanno articolati con precisione, distinguendo profili di rito da profili di merito e indicando con esattezza le prove offerte.

    Le tempistiche tipiche del giudizio di opposizione sono significative. Dalla notifica dell’opposizione alla prima udienza intercorrono di norma quattro-otto mesi; la fase istruttoria, se necessaria, può durare ulteriori sei-dodici mesi; la sentenza viene pronunciata, salvo eccessivi carichi d’ufficio, entro l’anno successivo. La durata complessiva del giudizio di primo grado può quindi oscillare tra diciotto mesi e tre anni. In caso di appello, vanno aggiunti uno-due anni; in caso di ricorso per Cassazione, ulteriori due-quattro anni. La provvisoria esecutorietà del decreto, se non sospesa, consente al creditore di procedere all’esecuzione forzata già nelle more del giudizio: questo elemento rende cruciale, per il debitore, la richiesta tempestiva di sospensione ex art. 649 c.p.c..

    Risorse correlate

    Approfondisci con i nostri commenti: Articolo 633 Codice di Procedura Civile: Condizioni di ammissibilità, Articolo 641 Codice di Procedura Civile: Accoglimento della domanda, Articolo 645 Codice di Procedura Civile: Opposizione, Art. 649 c.p.c.: Sospensione dell'esecuzione provvisoria. Per il quadro complessivo del procedimento monitorio puoi consultare il Codice di procedura civile.

    Questa guida ha valore divulgativo e non costituisce consulenza legale. Per casi specifici è raccomandato il parere di un professionista abilitato.

  • Art. 71 CAD – Regole tecniche

    Art. 71 D.Lgs. 82/2005 CAD – Regole tecniche

    In vigore dal 01/01/2006

    1. L'AgID, previa consultazione pubblica da svolgersi entro il termine di trenta giorni, sentiti le amministrazioni competenti e il Garante per la protezione dei dati personali nelle materie di competenza, nonché acquisito il parere della Conferenza unificata, adotta Linee guida contenenti le regole tecniche e di indirizzo per l'attuazione del presente Codice. Le Linee guida divengono efficaci dopo la loro pubblicazione nell'apposita area del sito Internet istituzionale dell'AgID e di essa ne è data notizia nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana. Le Linee guida sono aggiornate o modificate con la procedura di cui al primo periodo.

    1-bis. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 30 DICEMBRE 2010, N. 235.

    1-ter. Le regole tecniche di cui al presente codice sono dettate in conformità ai requisiti tecnici di accessibilità di cui all' articolo 11 della legge 9 gennaio 2004, n. 4, alle discipline risultanti dal processo di standardizzazione tecnologica a livello internazionale ed alle normative dell'Unione europea.

    2. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 26 AGOSTO 2016, N. 179.

  • Art. 77 D.Lgs. 231/2001 – Esecuzione delle sanzioni interdittive

    Art. 77 D.Lgs. 231/2001 Responsabilita Enti – Esecuzione delle sanzioni interdittive

    In vigore dal 04/07/2001

    1. L'estratto della sentenza che ha disposto l'applicazione di una sanzione interdittiva è notificata all'ente a cura del pubblico ministero.

    2. Ai fini della decorrenza del termine di durata delle sanzioni interdittive si ha riguardo alla data della notificazione.

  • Art. 99 CTS – Modifiche normative

    Art. 99 D.Lgs. 117/2017 Codice Terzo Settore – Modifiche normative

    In vigore dal 03/08/2017

    1. Al decreto legislativo 28 settembre 2012, n. 178 sono apportate le seguenti modificazioni: a) all'articolo 1, comma 1, le parole: «nei registri regionali e provinciali delle associazioni di promozione sociale, applicandosi ad essa, per quanto non diversamente disposto dal presente decreto, la legge 7 dicembre 2000, n. 383 » sono sostituite dalle seguenti: «nella sezione organizzazioni di volontariato del registro unico nazionale del Terzo settore, applicandosi ad essa, per quanto non diversamente disposto dal presente decreto, il codice del Terzo settore di cui all' articolo 1, comma 2, lettera b), della legge 6 giugno 2016, n. 106 »; b) all'articolo 1, comma 6, le parole: «L'utilizzazione da parte della Associazione delle risorse disponibili a livello nazionale, regionale e locale per le Associazioni di promozione sociale è condizionata all'emanazione di un decreto del Ministro della salute, di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, sentita la Conferenza per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano, con il quale è stabilita la misura massima della medesima utilizzazione» sono soppresse; c) all'articolo 1-bis, le parole: «nei registri provinciali delle associazioni di promozione sociale, applicandosi ad essi, per quanto non diversamente disposto dal presente decreto, la legge 7 dicembre 2000, n. 383 » sono sostituite dalle seguenti: «nella sezione organizzazioni di volontariato del registro unico nazionale del Terzo settore, applicandosi ad essi, per quanto non diversamente disposto dal presente decreto, il codice del Terzo settore di cui all' articolo 1, comma 2, lettera b), della legge 6 giugno 2016, n. 106 ».

    2. All' articolo 26, comma 2, della legge 11 agosto 2014 n. 125 le parole «Organizzazioni non lucrative di utilità sociale (ONLUS)» sono sostituite dalle seguenti «enti del Terzo settore (ETS) non commerciali di cui all'articolo 79, comma 5, del codice del Terzo settore di cui all' articolo 1, comma 2, lettera b), della legge 6 giugno 2016, n. 106 ».

    3. A decorrere dal periodo d'imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2017 e fino all'abrogazione di cui all' articolo 102, comma 2, lettera h), all' articolo 14, comma 1, del decreto-legge 14 marzo 2005, n. 35 dopo le parole: «Le liberalità in denaro o in natura erogate da persone fisiche o da enti soggetti all'imposta sul reddito delle società» sono soppresse le seguenti «in favore di organizzazioni non lucrative di utilità sociale di cui all' articolo 10, commi 1, 8 e 9, del decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460, nonché quelle erogate in favore di associazioni di promozione sociale iscritte nel registro nazionale previsto dall' articolo 7, commi 1 e 2, della legge 7 dicembre 2000, n. 383,».

  • Art. 70 CAD – Banca dati dei programmi informatici riutilizzabili (abrogato)

    Art. 70 CAD – Banca dati dei programmi informatici riutilizzabili

    D.Lgs. 7 marzo 2005, n. 82 – Codice dell’amministrazione digitale

    Articolo abrogato. Non è più in vigore: l’abrogazione è stata disposta dal D.Lgs. 13 dicembre 2017, n. 217. Il testo previgente è riportato qui sotto a fini di consultazione storica.

    Testo previgente

    AgID definisce i requisiti minimi affinchè i programmi informatici realizzati dalle pubbliche amministrazioni siano idonei al riuso da parte di altre pubbliche amministrazioni, anche con riferimento a singoli moduli.

    Sono altresì definite le modalità di inserimento nella banca dati dei programmi informatici riutilizzabili gestita da AgID.

    2. [Comma abrogato dal D.Lgs. 26 agosto 2016, n. 179]

  • Art. 76 D.Lgs. 231/2001 – Pubblicazione della sentenza applicativa della condanna

    Art. 76 D.Lgs. 231/2001 Responsabilita Enti – Pubblicazione della sentenza applicativa della condanna

    In vigore dal 04/07/2001

    1. La pubblicazione della sentenza di condanna è eseguita a spese dell'ente nei cui confronti è stata applicata la sanzione. Si osservano le disposizioni di cui all' articolo 694, commi 2 , 3 e 4, del codice di procedura penale . Nota all'art. 76: – Si riporta il testo dell' art. 694 del codice di procedura penale : "Art. 694 (Spese per la pubblicazione di sentenze e obbligo di inserzione). –

    1. Il direttore o vice direttore responsabile di un giornale o periodico deve pubblicare, senza diritto ad anticipazione e a rifusione di spese non più tardi dei tre giorni successivi a quello in cui ne ha ricevuto ordine dall'autorità competente per l'esecuzione, la sentenza di condanna irrevocabile pronunciata contro di lui o contro altri per pubblicazione avvenuta nel suo giornale.

    2. Fuori di questo caso, quando l'inserzione di una sentenza penale in un giornale è ordinata dal giudice, il direttore o vice direttore responsabile del giornale o periodico designato deve eseguirla, a richiesta del pubblico ministero o della persona obbligata o autorizzata a provvedervi, previa anticipazione delle spese per l'importo e nei modi stabiliti dalle disposizioni sulla tariffa penale.

    3. La pubblicazione ordinata dal giudice per estratto o per intero può essere eseguita anche in foglio di supplemento dello stesso formato, corpo e carattere della parte principale del giornale o periodico, da unirsi a ciascuna copia di questo e in un unico contesto esattamente riprodotto.

    4. Se il direttore o il vice direttore responsabile contravviene alle disposizioni precedenti, è condannato in solido con l'editore e con il proprietario della tipografia al pagamento a favore della cassa delle ammende di una somma fino a lire tre milioni"."

  • Art. 98 CTS – Modifiche al codice civile

    Art. 98 D.Lgs. 117/2017 Codice Terzo Settore – Modifiche al codice civile

    In vigore dal 03/08/2017

    1. Dopo l' articolo 42 del codice civile , è inserito il seguente: «Art. 42-bis (Trasformazione, fusione e scissione). – Se non è espressamente escluso dall'atto costitutivo o dallo statuto, le associazioni riconosciute e non riconosciute e le fondazioni di cui al presente titolo possono operare reciproche trasformazioni, fusioni o scissioni. La trasformazione produce gli effetti di cui all'articolo

    2498. L'organo di amministrazione deve predisporre una relazione relativa alla situazione patrimoniale dell'ente in via di trasformazione contenente l'elenco dei creditori, aggiornata a non più di centoventi giorni precedenti la delibera di trasformazione, nonché la relazione di cui all'articolo 2500-sexies, secondo comma. Si applicano inoltre gli articoli 2499, 2500, 2500-bis, 2500-ter, secondo comma, 2500-quinquies e 2500-nonies, in quanto compatibili. Alle fusioni e alle scissioni si applicano, rispettivamente, le disposizioni di cui alle sezioni II e III del capo X, titolo V, libro V, in quanto compatibili. Gli atti relativi alle trasformazioni, alle fusioni e alle scissioni per i quali il libro V prevede l'iscrizione nel Registro delle imprese sono iscritti nel Registro delle Persone Giuridiche ovvero, nel caso di enti del Terzo settore, nel Registro unico nazionale del Terzo settore.». Note all'art. 98: – Si riportano gli articoli 2498, 2499, 2500, 2500-bis, 2500-ter, 2500-quinquies, 2500-sexies, 2500-nonies del codice civile : «Art. 2498 (Continuità dei rapporti giuridici). – Con la trasformazione l'ente trasformato conserva i diritti e gli obblighi e prosegue in tutti i rapporti anche processuali dell'ente che ha effettuato la trasformazione.». «Art. 2499 (Limiti alla trasformazione). – Può farsi luogo alla trasformazione anche in pendenza di procedura concorsuale, purché non vi siano incompatibilità con le finalità o lo stato della stessa.». «Art. 2500 (Contenuto, pubblicità ed efficacia dell'atto di trasformazione). – La trasformazione in società per azioni, in accomandita per azioni o a responsabilità limitata deve risultare da atto pubblico, contenente le indicazioni previste dalla legge per l'atto di costituzione del tipo adottato. L'atto di trasformazione è soggetto alla disciplina prevista per il tipo adottato ed alle forme di pubblicità relative, nonché alla pubblicità richiesta per la cessazione dell'ente che effettua la trasformazione. La trasformazione ha effetto dall'ultimo degli adempimenti pubblicitari di cui al comma precedente.». «Art. 2500-bis (Invalidità della trasformazione). – Eseguita la pubblicità di cui all'articolo precedente, l'invalidità dell'atto di trasformazione non può essere pronunciata. Resta salvo il diritto al risarcimento del danno eventualmente spettante ai partecipanti all'ente trasformato ed ai terzi danneggiati dalla trasformazione.». «Art. 2500-ter (Trasformazione di società di persone). – Salvo diversa disposizione del contratto sociale, la trasformazione di società di persone in società di capitali è decisa con il consenso della maggioranza dei soci determinata secondo la parte attribuita a ciascuno negli utili; in ogni caso al socio che non ha concorso alla decisione spetta il diritto di recesso. Nei casi previsti dal precedente comma il capitale della società risultante dalla trasformazione deve essere determinato sulla base dei valori attuali degli elementi dell'attivo e del passivo e deve risultare da relazione di stima redatta a norma dell'art. 2343 ovvero dalla documentazione di cui all'art. 2343-ter ovvero, infine, nel caso di società a responsabilità limitata, dell'art.

    2465. Si applicano altresì, nel caso di società per azioni o in accomandita per azioni, il secondo, terzo e, in quanto compatibile, quarto comma dell'art. 2343 ovvero, nelle ipotesi di cui al primo e secondo comma dell'art. 2343-ter, il terzo comma del medesimo articolo.». «Art. 2500-quinquies (Responsabilità dei soci). – La trasformazione non libera i soci a responsabilità illimitata dalla responsabilità per le obbligazioni sociali sorte prima degli adempimenti previsti dal terzo comma dell'art. 2500, se non risulta che i creditori sociali hanno dato il loro consenso alla trasformazione. Il consenso si presume se i creditori, ai quali la deliberazione di trasformazione sia stata comunicata per raccomandata o con altri mezzi che garantiscano la prova dell'avvenuto ricevimento, non lo hanno espressamente negato nel termine di sessanta giorni dal ricevimento della comunicazione.». «Art. 2500-sexies (Trasformazione di società di capitali). – Salvo diversa disposizione dello statuto, la deliberazione di trasformazione di società di capitali in società di persone è adottata con le maggioranze previste per le modifiche dello statuto. È comunque richiesto il consenso dei soci che con la trasformazione assumono responsabilità illimitata. Gli amministratori devono predisporre una relazione che illustri le motivazioni e gli effetti della trasformazione. Copia della relazione deve restare depositata presso la sede sociale durante i trenta giorni che precedono l'assemblea convocata per deliberare la trasformazione; i soci hanno diritto di prenderne visione e di ottenerne gratuitamente copia. Ciascun socio ha diritto all'assegnazione di una partecipazione proporzionale al valore della sua quota o delle sue azioni. I soci che con la trasformazione assumono responsabilità illimitata, rispondono illimitatamente anche per le obbligazioni sociali sorte anteriormente alla trasformazione. «Art. 2500-nonies (Opposizione dei creditori). – In deroga a quanto disposto dal terzo comma dell'art. 2500, la trasformazione eterogenea ha effetto dopo sessanta giorni dall'ultimo degli adempimenti pubblicitari previsti dallo stesso articolo, salvo che consti il consenso dei creditori o il pagamento dei creditori che non hanno dato il consenso. I creditori possono, nel suddetto termine di sessanta giorni, fare opposizione. Si applica in tal caso l'ultimo comma dell'art. 2445.».

  • Art. 69 CAD – Riuso delle soluzioni e standard aperti

    Art. 69 D.Lgs. 82/2005 CAD – Riuso delle soluzioni e standard aperti

    In vigore dal 01/01/2006

    1. Le pubbliche amministrazioni che siano titolari di soluzioni e programmi informatici realizzati su specifiche indicazioni del committente pubblico, hanno l'obbligo di rendere disponibile il relativo codice sorgente, completo della documentazione e rilasciato in repertorio pubblico sotto licenza aperta, in uso gratuito ad altre pubbliche amministrazioni o ai soggetti giuridici che intendano adattarli alle proprie esigenze, salvo motivate ragioni di ordine e sicurezza pubblica, difesa nazionale e consultazioni elettorali.

    2. Al fine di favorire il riuso dei programmi informatici di proprietà delle pubbliche amministrazioni, ai sensi del comma 1, nei capitolati o nelle specifiche di progetto è previsto, salvo che ciò risulti eccessivamente oneroso per comprovate ragioni di carattere tecnico-economico, che l'amministrazione committente sia sempre titolare di tutti i diritti sui programmi e i servizi delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione, appositamente sviluppati per essa.

    2-bis. Al medesimo fine di cui al comma 2, il codice sorgente, la documentazione e la relativa descrizione tecnico funzionale di tutte le soluzioni informatiche di cui al comma 1 sono pubblicati attraverso una o più piattaforme individuate dall'AgID con proprie Linee guida.

Informazione di carattere generale. I calcoli e le indicazioni di questa pagina hanno finalità divulgativa e si basano sulle fonti ufficiali indicate nel metodo editoriale. Non sostituiscono il parere di un professionista abilitato: per la valutazione del caso concreto è necessario rivolgersi a un avvocato, a un commercialista o a un consulente iscritto al proprio albo.