Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Art. 62 D.Lgs. 79/2011 – Modalità di attribuzione

    Art. 62 D.Lgs. 79/2011 – Modalità di attribuzione

    Codice del turismo (D.Lgs. 23 maggio 2011, n. 79)

    1. Le attestazioni sono conferite nel giorno della giornata mondiale del turismo – 27 settembre – con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro delegato, sul quale è acquisito il parere della Conferenza unificata di cui agli articoli 8 e 9 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281.

    2. L’accertamento dei titoli per il conferimento dell’attestazione è fatto da una Commissione nominata con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri o del Ministro dallo stesso delegato e composta: a) dal Presidente del Consiglio dei Ministri o dal Ministro delegato, che la presiede; b) dal Capo del Dipartimento per lo sviluppo e la competitività del turismo o da un suo delegato; c) dal Coordinatore della Struttura di missione per il rilancio dell’immagine dell’Italia, ove esistente; d) dal Presidente dell’Agenzia nazionale per il turismo – ENIT o da un suo delegato; e) da tre membri, scelti dal Presidente del Consiglio dei Ministri o dal Ministro delegato fra persone in possesso di adeguata esperienza nel settore turistico.

    3. La partecipazione alla Commissione di cui al comma 2, è a titolo gratuito. articolo precedente articolo successivo

  • Smart working e contratti 2026: regole, accordi e diritti

    Il lavoro agile, comunemente indicato come smart working, è la modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato caratterizzata dall’assenza di vincoli stringenti di orario e di luogo e dall’esecuzione della prestazione in parte presso i locali aziendali e in parte all’esterno, mediante strumenti tecnologici. La disciplina è contenuta negli articoli 18-24 della Legge 22 maggio 2017, n. 81 – il cosiddetto “Statuto del lavoro autonomo”. Questa guida esamina l’accordo individuale, il diritto alla disconnessione, i profili di sicurezza, l’infortunio in lavoro agile e il trattamento normativo nel quadro 2026.

    Cosa stabilisce la legge in materia

    L’art. 18 della L. 81/2017 introduce nell’ordinamento il lavoro agile come modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato stabilita mediante accordo tra le parti, anche con forme di organizzazione per fasi, cicli e obiettivi, senza precisi vincoli di orario o di luogo di lavoro, con il possibile utilizzo di strumenti tecnologici per lo svolgimento dell’attività lavorativa. Non si tratta di una nuova tipologia contrattuale, ma di una modalità di organizzazione applicabile al rapporto subordinato ordinario disciplinato dall’art. 2094 c.c.: la retribuzione resta quella prevista dal contratto collettivo per analoghe mansioni svolte in sede, le ferie maturano secondo le regole ordinarie e il datore conserva i poteri direttivi e disciplinari.

    L’accordo individuale è disciplinato dall’art. 19 della L. 81/2017 che impone la forma scritta ai fini della regolarità amministrativa e della prova. L’accordo disciplina l’esecuzione della prestazione svolta all’esterno dei locali aziendali, anche con riguardo alle forme di esercizio del potere direttivo del datore e agli strumenti utilizzati dal lavoratore. Individua altresì i tempi di riposo del lavoratore e le misure tecniche e organizzative necessarie ad assicurare la disconnessione dalle strumentazioni tecnologiche di lavoro. L’art. 20 della L. 81/2017 garantisce parità di trattamento economico e normativo rispetto ai lavoratori che svolgono la prestazione interamente in sede aziendale, comprese le opportunità di sviluppo professionale e di progressione di carriera.

    Sul versante dei poteri datoriali, l’art. 21 della L. 81/2017 stabilisce che l’accordo individui le condotte connesse all’esecuzione della prestazione lavorativa all’esterno dei locali aziendali che danno luogo all’applicazione di sanzioni disciplinari. Il potere di controllo va esercitato nel rispetto delle disposizioni dello Statuto dei Lavoratori sui controlli a distanza e nel rispetto delle norme sulla protezione dei dati personali. La parità di trattamento di cui all’art. 20 L. 81/2017 si estende al diritto all’apprendimento permanente e al riconoscimento delle competenze acquisite. Restano fermi i diritti sindacali e di rappresentanza disciplinati dallo Statuto.

    L’accordo individuale di lavoro agile

    L’accordo individuale ex art. 19 L. 81/2017 è elemento costitutivo della modalità agile. La forma scritta è richiesta a fini di regolarità amministrativa: l’eventuale omissione non determina nullità del rapporto, che resta subordinato ordinario, ma espone il datore alle sanzioni amministrative e priva l’accordo di efficacia probatoria. L’accordo può essere stipulato a tempo determinato o indeterminato e prevedere il recesso unilaterale: con preavviso non inferiore a trenta giorni in caso di accordo a tempo indeterminato, o in presenza di giustificato motivo, anche senza preavviso. Nei rapporti con lavoratori disabili ai sensi della L. 68/1999 il preavviso del datore non è inferiore a novanta giorni per consentire un’adeguata riorganizzazione.

    Il contenuto minimo dell’accordo include: (1) durata e modalità di esecuzione della prestazione fuori dai locali aziendali, con specificazione delle fasce orarie e dei luoghi di lavoro consentiti; (2) strumenti tecnologici utilizzati dal lavoratore e ripartizione dei relativi costi e responsabilità; (3) modalità di esercizio del potere di controllo del datore, nel rispetto della normativa sulla protezione dei dati personali; (4) tempi di riposo e misure tecniche e organizzative per assicurare la disconnessione dalle strumentazioni tecnologiche; (5) condotte rilevanti sul piano disciplinare. È opportuna l’indicazione di profili accessori: cybersicurezza, riservatezza, formazione obbligatoria e protocolli di emergenza.

    La cosiddetta “fase emergenziale” 2020-2023 aveva consentito il ricorso al lavoro agile anche in assenza di accordo individuale per fronteggiare la pandemia: dal 1° aprile 2024 il regime è tornato a essere quello ordinario fondato sull’accordo scritto. Per il quadro 2026 restano operative le tutele specifiche per lavoratori con figli under 14, disabili e caregiver ex L. 104/1992: per queste categorie il datore valuta prioritariamente le richieste di accesso al lavoro agile e la negativa va motivata in forma scritta. Il mancato rispetto del diritto di precedenza espone a contenzioso e, nei casi più gravi, a condotta antisindacale qualora coinvolga rappresentanze.

    Diritto alla disconnessione, controlli e privacy

    Il diritto alla disconnessione rappresenta uno dei pilastri della disciplina italiana del lavoro agile. L’art. 19 impone che l’accordo individui le misure tecniche e organizzative necessarie per assicurare al lavoratore la possibilità di disconnettersi dalle strumentazioni tecnologiche di lavoro. La giurisprudenza ha precisato che la disconnessione non è mera facoltà del lavoratore, ma obbligo organizzativo del datore: la mancata predisposizione di misure (blocchi di sistema, fasce orarie di non reperibilità, configurazioni di policy aziendali) può configurare violazione dell’obbligo di sicurezza ex art. 2087 c.c. e fondare richieste di risarcimento per stress lavoro-correlato o burnout.

    I controlli a distanza sull’attività del lavoratore agile sono soggetti al regime generale dello Statuto dei Lavoratori: gli strumenti dai quali derivi la possibilità di controllo a distanza dell’attività devono essere installati previo accordo con la rappresentanza sindacale o autorizzazione dell’Ispettorato del Lavoro. Costituiscono eccezione gli strumenti necessari alla prestazione (computer portatile, smartphone aziendale, software gestionale) per i quali non è richiesto l’accordo collettivo, ma comunque l’informativa al lavoratore e il rispetto dei principi di minimizzazione e proporzionalità previsti dal GDPR. Il datore deve fornire informativa chiara sui dati raccolti, sulle finalità del trattamento e sulle modalità di esercizio dei diritti dell’interessato.

    Sul piano disciplinare l’art. 21 L. 81/2017 impone all’accordo individuale di identificare le condotte sanzionabili. Si applicano comunque le tutele procedurali previste dall’art. 7 dello Statuto dei Lavoratori: contestazione preventiva degli addebiti, termine di almeno cinque giorni per le giustificazioni, proporzionalità della sanzione. La mancata risposta del lavoratore a un controllo telematico, ad esempio, non integra automaticamente inadempimento: deve essere valutata alla luce dell’orario concordato, del diritto alla disconnessione e dell’obbligo di diligenza ex art. 2104 c.c.. L’utilizzo di software di sorveglianza continua (keystroke logging, screen capture periodico, geolocalizzazione costante) è generalmente illecito anche in regime di lavoro agile.

    Parità di trattamento e disciplina retributiva

    L’art. 20 L. 81/2017 sancisce che il lavoratore agile riceva un trattamento economico e normativo non inferiore a quello complessivamente applicato ai lavoratori che svolgono le medesime mansioni esclusivamente all’interno dei locali aziendali. La parità si articola in più piani: retribuzione globale, ferie, permessi, malattia, maternità, progressione di carriera e formazione. Il riferimento alla retribuzione attiene al trattamento complessivo previsto dal art. 2099 c.c. e dalla contrattazione collettiva applicabile, senza distinzioni in ragione della modalità di esecuzione. È vietata qualsiasi forma di indiretta penalizzazione del lavoratore agile sotto forma di esclusione da benefit (buoni pasto, premi di risultato, welfare aziendale) per il solo fatto della modalità organizzativa adottata.

    Sul versante dei buoni pasto, la giurisprudenza si è espressa con orientamento maggioritario favorevole al riconoscimento anche al lavoratore agile, qualora la contrattazione collettiva non distingua espressamente tra modalità di esecuzione e qualora la pausa pranzo rientri nel normale orario lavorativo. Per i premi di risultato e gli incentivi legati alla performance individuale, la modalità agile non può costituire criterio di esclusione: la valutazione va effettuata sui medesimi parametri di produttività applicabili al personale in sede. L’opportunità di un sistema chiaro di obiettivi misurabili (MBO) si rafforza in regime agile, rendendo il monitoraggio del risultato più trasparente rispetto al controllo della mera presenza.

    Sicurezza sul lavoro e infortuni

    L’art. 22 L. 81/2017 estende al lavoro agile gli obblighi di sicurezza ex art. 2087 c.c. e D.Lgs. 81/2008. Il datore garantisce la salute e la sicurezza del lavoratore agile e consegna a quest’ultimo e al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, con cadenza almeno annuale, un’informativa scritta nella quale sono individuati i rischi generali e specifici connessi alla particolare modalità di esecuzione del rapporto. Il lavoratore è tenuto a cooperare all’attuazione delle misure di prevenzione predisposte dal datore per fronteggiare i rischi connessi all’esecuzione della prestazione all’esterno dei locali aziendali.

    L’art. 23 L. 81/2017 disciplina la copertura assicurativa: il lavoratore ha diritto alla tutela contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali dipendenti dai rischi connessi alla prestazione lavorativa resa all’esterno dei locali aziendali. L’infortuno occorso durante il normale percorso di andata e ritorno dal luogo di abitazione a quello prescelto per lo svolgimento della prestazione lavorativa all’esterno dei locali aziendali è coperto in regime di tutela INAIL in itinere quando la scelta del luogo sia dettata da esigenze connesse alla prestazione stessa o dalla necessità di conciliare le esigenze di vita con quelle lavorative e risponda a criteri di ragionevolezza.

    Sul piano probatorio la qualificazione dell’infortunio come “in occasione di lavoro” richiede l’accertamento del nesso tra l’evento e la prestazione. INAIL ha chiarito con circolari operative che la tutela si estende a infortuni occorsi durante l’esecuzione di attività funzionalmente collegate alla prestazione lavorativa (utilizzo del computer, spostamenti per partecipare a riunioni online, pause fisiologiche), ma non a quelli verificatisi durante attività di natura strettamente personale. La denuncia di infortunio segue le regole ordinarie e va trasmessa entro le 48 ore dalla conoscenza. La produzione di documentazione contestuale (registrazione orari, location dell’evento, evidenze dell’attività lavorativa in corso) è elemento dirimente in caso di contestazione.

    Articoli chiave da consultare

    Casi pratici e clausole tipiche

    Caso 1. Tizio, programmatore in azienda IT, ha siglato accordo agile a tempo indeterminato con tre giorni a settimana di lavoro fuori sede. L’accordo prevede fascia di reperibilità 9:00-13:00 e 14:00-18:00, disconnessione obbligatoria dopo le 19:00 e nei fine settimana. Tizio riceve dal manager messaggi via piattaforma aziendale alle 22:00 con richiesta di risposta immediata. Lamenta il fatto in sede sindacale: il datore è tenuto a configurare blocchi tecnici alle comunicazioni fuori orario o richiamare i responsabili al rispetto del diritto alla disconnessione. La condotta reiterata può fondare richiesta risarcitoria per stress lavoro-correlato.

    Caso 2. Caia, impiegata amministrativa, lavora in modalità agile da casa. Durante una pausa caffè scivola sulle scale e si frattura il polso. La denuncia INAIL è accolta come infortunio in occasione di lavoro: la pausa fisiologica rientra nelle attività funzionalmente collegate alla prestazione e l’evento si è verificato all’interno del perimetro spaziale e temporale dell’attività lavorativa. Diverso sarebbe stato il caso di infortunio occorso durante un’attività estranea (ad esempio sistemare il giardino fuori dall’orario concordato).

    Caso 3. Sempronio è dipendente di una società di consulenza con accordo agile che consente di lavorare ovunque sul territorio nazionale. Decide di trasferirsi temporaneamente in altra regione mantenendo la prestazione agile e senza darne comunicazione al datore. L’azienda contesta la condotta come violazione delle clausole dell’accordo. Il giudice valuta caso per caso: se l’accordo non identificava espressamente i luoghi consentiti, il lavoratore conserva una certa discrezionalità; se invece l’accordo richiede preventiva comunicazione, l’omissione integra inadempimento contrattuale ma non necessariamente giusta causa di licenziamento.

    Domande frequenti

    Posso rifiutare il lavoro agile proposto dal datore?

    Sì. Il lavoro agile richiede sempre il consenso del lavoratore manifestato nell’accordo individuale. Il rifiuto della modalità agile, in assenza di obblighi contrattuali pregressi, non integra giustificato motivo di licenziamento né condotta disciplinarmente rilevante. Specularmente, il datore non è tenuto ad accogliere la richiesta di lavoro agile, salvo le ipotesi di precedenza previste per categorie protette (genitori di figli under 14, disabili, caregiver) per le quali è prescritta motivata risposta scritta.

    Il datore deve fornire gli strumenti di lavoro?

    L’accordo individuale disciplina la ripartizione di strumenti e costi. La prassi è che il datore fornisca dotazione tecnologica essenziale (laptop, accesso VPN, eventualmente smartphone) e si faccia carico delle relative manutenzioni. Costi di connettività, energia elettrica e spazio di lavoro presso il domicilio sono spesso a carico del lavoratore, salvo diversa pattuizione o contributo forfetario. La responsabilità per malfunzionamento degli strumenti forniti dal datore resta in capo a quest’ultimo; quella per danni causati da negligenza del lavoratore segue le regole ordinarie sulla diligenza nell’uso dei beni aziendali.

    L’infortunio in casa è coperto da INAIL?

    Sì, se occorso in occasione di lavoro o durante percorsi funzionalmente collegati alla prestazione (cosiddetto in itinere esteso al lavoro agile). La copertura richiede che l’evento si verifichi entro le coordinate spaziali e temporali dell’attività lavorativa concordata. Non sono coperti infortuni occorsi durante attività squisitamente personali. La documentazione della prestazione in corso (log di accesso, registrazione orari, comunicazioni aziendali) facilita il riconoscimento della copertura in sede di contestazione INAIL.

    Il datore può controllare il computer mentre lavoro da casa?

    Può monitorare l’attività lavorativa solo nei limiti consentiti dall’art. 4 dello Statuto dei Lavoratori e dal GDPR. Sono ammessi controlli funzionali alla prestazione (log di accesso, monitoraggio della produttività aggregata, verifica del rispetto delle policy di sicurezza informatica) previa informativa al lavoratore. Sono vietati controlli occulti, continui e capillari sull’attività personale del lavoratore (keystroke logging integrale, screen capture continuo, microfono o webcam attivati senza consenso). I dati raccolti possono essere utilizzati per scopi disciplinari solo se l’informativa preventiva lo prevedeva.

    Posso lavorare in lavoro agile da un’altra città o all’estero?

    Dipende dal contenuto dell’accordo individuale. Se l’accordo non specifica limiti geografici, il lavoratore conserva margini di discrezionalità nella scelta del luogo, purché compatibile con la prestazione. Se invece l’accordo identifica espressamente i luoghi consentiti, l’inadempimento espone a sanzioni disciplinari. Lo svolgimento all’estero solleva inoltre profili previdenziali, fiscali e di sicurezza non sempre coperti dall’accordo standard: è opportuna comunicazione preventiva al datore per regolarizzare l’esecuzione transfrontaliera.

    Risorse correlate

    Per approfondire la disciplina fiscale e sociale del lavoro autonomo si rimanda a Art. 8 D.Lgs. 81/2017; per la deducibilità delle spese di formazione Art. 9 D.Lgs. 81/2017; per il quadro generale della retribuzione Articolo 2099 Codice Civile: Retribuzione e dei riposi Art. 2110 c.c.: Infortunio, malattia, gravidanza, puerperio. L’analisi degli articoli 24, 25 e 26 del D.Lgs. 81/2017 completa il quadro contributivo e di entrata in vigore della disciplina.

    Questa guida ha valore divulgativo e non costituisce consulenza legale. Per casi specifici è raccomandato il parere di un professionista abilitato.

  • Art. 84 D.Lgs. 231/2001 – Comunicazioni alle autorità di controllo o di vigilanza

    Art. 84 D.Lgs. 231/2001 Responsabilita Enti – Comunicazioni alle autorità di controllo o di vigilanza

    In vigore dal 04/07/2001

    1. Il provvedimento che applica misure cautelari interdittive e la sentenza irrevocabile di condanna sono comunicati, a cura della cancelleria del giudice che li ha emessi, alle autorità che esercitano il controllo o la vigilanza sull'ente.

  • Art. 76 bis CAD – (Costi del SPC)

    Art. 76 bis D.Lgs. 82/2005 CAD – (Costi del SPC)

    1. I costi relativi alle infrastrutture nazionali per l'interoperabilità sono a carico dei fornitori, per i servizi da essi direttamente utilizzati e proporzionalmente agli importi dei relativi contratti di fornitura e una quota di tali costi è a carico delle pubbliche amministrazioni relativamente ai servizi da esse utilizzati. L'eventuale parte del contributo di cui all' articolo 18, comma 3, del decreto legislativo 1° dicembre 2009, n. 177, che eccede la copertura dei costi diretti e indiretti, comprensivi di rimborsi per eventuali attività specificamente richieste dalla Consip ad AgID in relazione alle singole procedure, sostenuti dalla stessa Consip per le attività di centrale di committenza di cui all' articolo 4, comma 3-quater, del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, è destinata a parziale copertura della quota dei costi relativi alle infrastrutture nazionali gestite da AgID.

  • Art. 83 D.Lgs. 231/2001 – Concorso di sanzioni

    Art. 83 D.Lgs. 231/2001 Responsabilita Enti – Concorso di sanzioni

    In vigore dal 04/07/2001

    1. Nei confronti dell'ente si applicano soltanto le sanzioni interdittive stabilite nel presente decreto legislativo anche quando diverse disposizioni di legge prevedono, in conseguenza della sentenza di condanna per il reato, l'applicazione nei confronti dell'ente di sanzioni amministrative di contenuto identico o analogo.

    2. Se, in conseguenza dell'illecito, all'ente è stata già applicata una sanzione amministrativa di contenuto identico o analogo a quella interdittiva prevista dal presente decreto legislativo, la durata della sanzione già sofferta è computata ai fini della determinazione della durata della sanzione amministrativa dipendente da reato.

  • Art. 76 CAD – Scambio di documenti informatici nell’ambito del Sistema pubblico diconnettività

    Art. 76 D.Lgs. 82/2005 CAD – Scambio di documenti informatici nell’ambito del Sistema pubblico diconnettività

    In vigore dal 01/01/2006

    1. Gli scambi di documenti informatici… nell'ambito del SPC, realizzati attraverso la cooperazione applicativa e nel rispetto delle relative procedure e regole tecniche di sicurezza, costituiscono invio documentale valido ad ogni effetto di legge. (1)

  • Art. 82 D.Lgs. 231/2001 – Questioni concernenti le iscrizioni e i certificati (abrogato)

    Art. 82 D.Lgs. 231/2001 – Questioni concernenti le iscrizioni e i certificati

    D.Lgs. 8 giugno 2001, n. 231 – Responsabilità amministrativa degli enti

    Articolo abrogato. Non è più in vigore: l’abrogazione è stata disposta dal D.P.R. 14 novembre 2002, n. 313. Il testo previgente è riportato qui sotto a fini di consultazione storica.

    Testo previgente

    Sulle questioni relative alle iscrizioni e ai certificati dell’anagrafe è competente il tribunale di Roma, che decide in composizione monocratica osservando le disposizioni di cui all’articolo 78

  • Art. 104 CTS – Entrata in vigore

    Art. 104 D.Lgs. 117/2017 Codice Terzo Settore – Entrata in vigore

    In vigore dal 03/08/2017

    1. Le disposizioni di cui agli articoli 77, 78, 81, 82, 83 e 84, comma 2, 85 comma 7 e dell'articolo 102, comma 1, lettere e), f) e g) si applicano in via transitoria a decorrere dal periodo di imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2017 e fino al periodo d'imposta di entrata in vigore delle disposizioni di cui al titolo X secondo quanto indicato al comma 2, alle Organizzazioni non lucrative di utilità sociale di cui all' articolo 10, del decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460 iscritte negli appositi registri, alle organizzazioni di volontariato iscritte nei registri di cui alla legge 11 agosto 1991, n. 266 , e alle associazioni di promozione sociale iscritte nei registri nazionali, regionali e delle provincie autonome di Trento e Bolzano previsti dall' articolo 7 della legge 7 dicembre 2000, n. 383 . Le disposizioni richiamate al primo periodo si applicano, a decorrere dall'operatività del Registro unico nazionale del Terzo settore, agli enti del Terzo settore iscritti nel medesimo Registro. Le disposizioni richiamate al primo periodo si applicano, a decorrere dall'operatività del Registro unico nazionale del Terzo settore, agli enti del Terzo settore iscritti nel medesimo Registro. (1)

    2. Le disposizioni del titolo X, salvo quanto previsto dal comma 1, si applicano agli enti iscritti nel Registro unico nazionale del Terzo settore a decorrere dal periodo di imposta successivo ((a quello in corso al 31 dicembre 2025)) .(1)

    3. Il presente decreto entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

  • Art. 75 CAD – Partecipazione al Sistema pubblico di connettività

    Art. 75 D.Lgs. 82/2005 CAD – Partecipazione al Sistema pubblico di connettività

    In vigore dal 01/01/2006

    1. I soggetti di cui all'articolo 2, comma 2, partecipano al SPC, salve le esclusioni collegate all'esercizio delle funzioni di ordine e sicurezza pubblica, difesa nazionale, consultazioni elettorali.

    2. Chiunque può partecipare al SPC nel rispetto delle regole tecniche di cui all'articolo 73, comma

    3-quater. 3. AgID rende gratuitamente disponibili specifiche delle interfacce tecnologiche, le linee guida, le regole di cooperazione e ogni altra informazione necessaria a garantire l'interoperabilità del SPC con ogni soluzione informatica sviluppata autonomamente da privati o da altre amministrazioni che rispettano le regole definite ai sensi dell'articolo 73, comma

    3-quater.

    3-bis. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 26 AGOSTO 2016, N. 179.

  • Art. 81 D.Lgs. 231/2001 – Certificati dell’anagrafe (abrogato)

    Art. 81 D.Lgs. 231/2001 – Certificati dell’anagrafe

    D.Lgs. 8 giugno 2001, n. 231 – Responsabilità amministrativa degli enti

    Articolo abrogato. Non è più in vigore: l’abrogazione è stata disposta dal D.P.R. 14 novembre 2002, n. 313. Il testo previgente è riportato qui sotto a fini di consultazione storica.

    Testo previgente

    Ogni organo avente giurisdizione, ai sensi del presente decreto legislativo, in ordine all’illecito amministrativo dipendente da reato ha diritto di ottenere, per ragioni di giustizia, il certificato di tutte le iscrizioni esistenti nei confronti dell’ente.

    Uguale diritto appartiene a tutte le pubbliche amministrazioni e agli enti incaricati di pubblici servizi quando il certificato è necessario per provvedere ad un atto delle loro funzioni, in relazione all’ente cui il certificato stesso si riferisce.

    2. Il pubblico ministero può richiedere, per ragioni di giustizia, il predetto certificato dell’ente sottoposto a procedimento di accertamento della responsabilità amministrativa dipendente da reato.

    3. L’ente al quale le iscrizioni si riferiscono ha diritto di ottenere il relativo certificato senza motivare la domanda.

    4. Nel certificato di cui al comma 3 non sono riportate le iscrizioni relative alle sentenze di applicazione della sanzione su richiesta e ai decreti di applicazione della sanzione pecuniaria

  • Art. 103 CTS – Disposizioni finanziarie

    Art. 103 D.Lgs. 117/2017 Codice Terzo Settore – Disposizioni finanziarie

    In vigore dal 03/08/2017

    1. Agli oneri derivanti dall'attuazione degli articoli 53, 62, 72, 77, 79, 80, 81, 82 e 83, 84, 85, 86, 96 e 101, pari a 40 milioni di euro per l'anno 2017, a 163 milioni di euro per l'anno 2018, a 166,1 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2019, si provvede mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all' articolo 1, comma 187, della legge 23 dicembre 2014, n. 190 .

    2. Ai fini dell'attuazione delle disposizioni di cui al comma 1, e all'articolo 73, comma 1, il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

    3. Dall'attuazione delle ulteriori disposizioni del presente decreto non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Le amministrazioni interessate provvedono all'attuazione delle disposizioni con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente. Note all'art. 103: – Si riporta l' art. 1, comma 187, della legge 23 dicembre 2014, n. 190 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2015)): «Art.

    1. –

    187. Per la riforma del terzo settore, dell'impresa sociale e per la disciplina del servizio civile universale è autorizzata la spesa di 50 milioni di euro per l'anno 2015, di 140 milioni di euro per l'anno 2016 e di 190 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2017.».

  • Art. 344-ter D.Lgs. 209/2005 – (Misure transitorie inerenti particolari tipi di imprese di assicurazione o di riassicurazione)

    Art. 344-ter D.Lgs. 209/2005 – (Misure transitorie inerenti particolari tipi di imprese di assicurazione o di riassicurazione)

    D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private

    1. 1. Fino alle date di cui al comma 2, lettere a) e b), i Titoli I, II, III, IV, V, VI, VII, XIV, XV, XVI, XVIII del presente Codice non si applicano alle imprese di assicurazione o riassicurazione che al 1° gennaio 2016 abbiano cessato di stipulare nuovi contratti di assicurazione o di riassicurazione e si limitino ad amministrare il portafoglio esistente nella prospettiva di cessare l'attività se: a) l'impresa ha dimostrato all'IVASS l'intenzione di cessare l'attività prima del 1° gennaio 2019; o b) l'impresa è sottoposta a provvedimenti di risanamento di cui al Titolo XVI, Capo II, ed è stato nominato un commissario.

    2. 2. L'impresa di cui: a) al comma 1, lettera a), è soggetta ai Titoli I, II, III, IV, V, VI, VII, XIV, XV, XVI, XVIII a decorrere dal 1° gennaio 2019 o da una data precedente qualora l'IVASS non sia soddisfatto dei progressi compiuti per la cessazione dell'attività; b) al comma 1, lettera b), è soggetta ai Titoli I, II, III, IV, V, VI, VII, XIV, XV, XVI, XVIII a decorrere dal 1° gennaio 2021 o da una data precedente qualora l'IVASS non sia soddisfatto dei progressi compiuti per la cessazione dell'attività.

    3. 3. Le disposizioni di cui ai commi 1 e 2 si applicano se l'impresa di cui al comma 1 soddisfa le seguenti condizioni: a) l'impresa non appartiene a un gruppo oppure, in caso contrario, tutte le imprese del gruppo cessano di stipulare nuovi contratti di assicurazione o di riassicurazione; b) l'impresa presenta all'IVASS una relazione annuale che illustri i progressi compiuti verso la cessazione della sua attività; c) l'impresa ha comunicato all'IVASS di applicare le misure transitorie. I commi 1 e 2 non ostano a che un'impresa operi in conformità dei titoli I, II, III, IV, V, VI, VII, XIV, XV, XVI, XVIII.

    4. L'IVASS predispone un elenco delle imprese di assicurazione e di riassicurazione di cui al comma 1 e lo comunica a tutti gli altri Stati membri.

    5. Ai fini e nei limiti dell'applicazione del comma 1, continuano ad applicarsi le disposizioni di cui ai Titoli I, II, III, IV, V, VI, VII, XIV, XV, XVI, XVIII nella formulazione vigente anteriormente al 1° gennaio 2016.

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