Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Art. 75 D.Lgs. 231/2001 – Esecuzione delle sanzioni pecuniarie (abrogato)

    Art. 75 D.Lgs. 231/2001 – Esecuzione delle sanzioni pecuniarie

    D.Lgs. 8 giugno 2001, n. 231 – Responsabilità amministrativa degli enti

    Articolo abrogato. Non è più in vigore: l’abrogazione è stata disposta dal D.P.R. 30 maggio 2002, n. 155. Il testo previgente è riportato qui sotto a fini di consultazione storica.

    Testo previgente

    Le condanne al pagamento delle sanzioni amministrative pecuniarie sono eseguite nei modi stabiliti per l’esecuzione delle pene pecuniarie.

    2. Per il pagamento rateale, per la dilazione del pagamento e per la sospensione della riscossione delle sanzioni amministrative pecuniarie si osservano le disposizioni di cui agli articoli 19 e 19-bis del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602 , come modificato dall’ articolo 7 del decreto legislativo 26 febbraio 1999, n. 46

  • Art. 344-septies D.Lgs. 209/2005 – (Misure transitorie in materia di misure di salvaguardia)

    Art. 344-septies D.Lgs. 209/2005 – (Misure transitorie in materia di misure di salvaguardia)

    D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private

    1. In deroga all'articolo 222, commi 2-bis e 2-ter, in materia di violazione del Requisito Patrimoniale di Solvibilità e fatto salvo il comma 2-quater della medesima disposizione, se l'impresa rispetta il margine di solvibilità richiesto dalle disposizioni legislative e regolamentari in materia di margine di solvibilità applicabili al 31 dicembre 2015, ma, nel corso dell'anno 2016, non rispetta il Requisito Patrimoniale di Solvibilità di cui al Titolo III, capo IV bis, l'IVASS impone all'impresa di adottare i provvedimenti necessari per raggiungere il livello di fondi propri ammissibili a copertura del requisito patrimoniale di solvibilità o per ridurre il profilo di rischio dell'impresa al fine di garantire l'osservanza del requisito patrimoniale di solvibilità entro il 31 dicembre 2017.

    2. Nei casi di cui al comma 1 l'impresa presenta all'IVASS, ogni tre mesi, una relazione concernente le misure adottate e i progressi realizzati per raggiungere il livello di fondi propri ammissibili a copertura del requisito patrimoniale di solvibilità o per ridurre il proprio profilo di rischio al fine di garantire l'osservanza del requisito patrimoniale di solvibilità.

    3. L'estensione di cui al comma 1 è revocata dall'IVASS se dalla relazione sui progressi realizzati, di cui al comma 2, si evince che non vi sono stati progressi significativi nel ristabilire il livello di fondi propri ammissibili a copertura del requisito patrimoniale di solvibilità o nel ridurre il profilo di rischio al fine di garantire l'osservanza del requisito patrimoniale di solvibilità tra la data di rilevamento dell'inosservanza del Requisito Patrimoniale di Solvibilità e la data di presentazione della relazione sui progressi realizzati.

  • Art. 97 CTS – Coordinamento delle politiche di governo

    Art. 97 D.Lgs. 117/2017 Codice Terzo Settore – Coordinamento delle politiche di governo

    In vigore dal 03/08/2017

    1. È istituita, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, una Cabina di regia con il compito di coordinare, in raccordo con i ministeri competenti, le politiche di governo e le azioni di promozione e di indirizzo delle attività degli enti del Terzo settore.

    2. Ai fini di cui al comma 1, la Cabina di regia: a) coordina l'attuazione del presente codice al fine di assicurarne la tempestività, l'efficacia e la coerenza ed esprimendo, là dove prescritto, il proprio orientamento in ordine ai relativi decreti e linee guida; b) promuove le attività di raccordo con le amministrazioni pubbliche interessate, nonché la definizione di accordi, protocolli di intesa o convenzioni, anche con enti privati, finalizzati a valorizzare l'attività degli enti del Terzo settore e a sviluppare azioni di sistema; c) monitora lo stato di attuazione del presente codice anche al fine di segnalare eventuali soluzioni correttive e di miglioramento.

    3. La composizione e le modalità di funzionamento della Cabina di regia sono stabilite con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, da adottare, di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore del presente codice, assicurando la presenza di rappresentanti del sistema degli enti territoriali. La partecipazione alla Cabina di regia è gratuita e non dà diritto alla corresponsione di alcun compenso, indennità, emolumento o rimborso spese comunque denominato.

    4. All'attuazione del presente articolo si provvede con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente e senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

  • Art. 68 CAD – Analisi comparativa delle soluzioni

    Art. 68 D.Lgs. 82/2005 CAD – Analisi comparativa delle soluzioni

    In vigore dal 01/01/2006

    1. Le pubbliche amministrazioni acquisiscono programmi informatici o parti di essi nel rispetto dei principi di economicità e di efficienza, tutela degli investimenti, riuso e neutralità tecnologica, a seguito di una valutazione comparativa di tipo tecnico ed economico tra le seguenti soluzioni disponibili sul mercato: a) software sviluppato per conto della pubblica amministrazione; b) riutilizzo di software o parti di esso sviluppati per conto della pubblica amministrazione; c) software libero o a codice sorgente aperto; d) software fruibile in modalità cloud computing; e) software di tipo proprietario mediante ricorso a licenza d'uso; f) software combinazione delle precedenti soluzioni.

    1-bis. A tal fine, le pubbliche amministrazioni prima di procedere all'acquisto, secondo le procedure di cui al codice di cui al decreto legislativo n. 50 del 2016, effettuano una valutazione comparativa delle diverse soluzioni disponibili sulla base dei seguenti criteri: a) costo complessivo del programma o soluzione quale costo di acquisto, di implementazione, di mantenimento e supporto; b) livello di utilizzo di formati di dati e di interfacce di tipo aperto nonché di standard in grado di assicurare l'interoperabilità e la cooperazione applicativa tra i diversi sistemi informatici della pubblica amministrazione; c) garanzie del fornitore in materia di livelli di sicurezza, conformità alla normativa in materia di protezione dei dati personali, livelli di servizio tenuto conto della tipologia di software acquisito.

    1-ter. Ove dalla valutazione comparativa di tipo tecnico ed economico, secondo i criteri di cui al comma 1-bis, risulti motivatamente l'impossibilità di accedere a soluzioni già disponibili all'interno della pubblica amministrazione, o a software liberi o a codici sorgente aperto, adeguati alle esigenze da soddisfare, è consentita l'acquisizione di programmi informatici di tipo proprietario mediante ricorso a licenza d'uso. La valutazione di cui al presente comma è effettuata secondo le modalità e i criteri definiti dall'AgID.

    2. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 26 AGOSTO 2016, N. 179.

    2-bis. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 26 AGOSTO 2016, N. 179.

    3. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 13 DICEMBRE 2017, N. 217.

    4. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 26 AGOSTO 2016, N. 179. (28)

  • Art. 74 D.Lgs. 231/2001 – Giudice dell’esecuzione

    Art. 74 D.Lgs. 231/2001 Responsabilita Enti – Giudice dell’esecuzione

    In vigore dal 04/07/2001

    1. Competente a conoscere dell'esecuzione delle sanzioni amministrative dipendenti da reato è il giudice indicato nell' articolo 665 del codice di procedura penale .

    2. Il giudice indicato nel comma 1 è pure competente per i provvedimenti relativi: a) alla cessazione dell'esecuzione delle sanzioni nei casi previsti dall'articolo 3; b) alla cessazione dell'esecuzione nei casi di estinzione del reato per amnistia; c) alla determinazione della sanzione amministrativa applicabile nei casi previsti dall'articolo 21, commi 1 e 2; d) alla confisca e alla restituzione delle cose sequestrate.

    3. Nel procedimento di esecuzione si osservano le disposizioni di cui all' articolo 666 del codice di procedura penale , in quanto applicabili. Nei casi previsti dal comma 2, lettere b) e d) si osservano le disposizioni di cui all' articolo 667, comma 4, del codice di procedura penale .

    4. Quando è applicata l'interdizione dall'esercizio dell'attività, il giudice, su richiesta dell'ente, può autorizzare il compimento di atti di gestione ordinaria che non comportino la prosecuzione dell'attività interdetta. Si osservano le disposizioni di cui all' articolo 667, comma 4, del codice di procedura penale . Note all'art. 74: – Si riporta il testo degli articoli 665 , 666 e 667 del codice di procedura penale : "Art. 665 (Giudice competente). –

    1. Salvo diversa disposizione di legge, competente a conoscere dell'esecuzione di un provvedimento è il giudice che lo ha deliberato.

    2. Quando è stato proposto appello se il provvedimento è stato confermato o riformato soltanto in relazione alla pena, alle misure di sicurezza o alle disposizioni civili, è competente il giudice di primo grado; altrimenti è competente il giudice di appello.

    3. Quando vi è stato ricorso per cassazione e questo è stato dichiarato inammissibile o rigettato ovvero quando la corte ha annullato senza rinvio il provvedimento impugnato, è competente il giudice di primo grado, se il ricorso fu proposto contro provvedimento inappellabile ovvero a norma dell'art. 569, e il giudice indicato nel comma 2 negli altri casi. Quando è stato pronunciato l'annullamento con rinvio, è competente il giudice di rinvio.

    4. Se l'esecuzione concerne più provvedimenti emessi da giudici diversi, è competente il giudice che ha emesso il provvedimento divenuto irrevocabile per ultimo. Tuttavia, se i provvedimenti sono stati emessi da giudici ordinari e giudici speciali, è competente in ogni caso il giudice ordinario.

    4-bis. Se l'esecuzione concerne più provvedimenti emessi dal tribunale in composizione monocratica e collegiale, l'esecuzione è attribuita in ogni caso al collegio.". "Art. 666 (Procedimento di esecuzione). –

    1. Il giudice dell'esecuzione procede a richiesta del pubblico ministero dell'interessato o del difensore.

    2. Se la richiesta appare manifestamente infondata per difetto delle condizioni di legge ovvero costituisce mera riproposizione di una richiesta già rigettata, basata sui medesimi elementi, il giudice e il presidente del collegio, sentito il pubblico ministero, la dichiara inamissibile con decreto motivato, che è notificato entro cinque giorni all'interessato. Contro il decreto può essere proposto ricorso per cassazione.

    3. Salvo quanto previsto dal comma 2, il giudice o il presidente del collegio, designato il difensore di ufficio all'interessato che ne sia privo, fissa la data dell'udienza in camera di consiglio e ne fa dare avviso alle parti e ai difensori. L'avviso è comunicato o notificato almeno dieci giorni prima della data predetta. Fino a cinque giorni prima dell'udienza possono essere depositate memorie in cancelleria.

    4. L'udienza si svolge con la partecipazione necessaria del difensore e del pubblico ministero. L'interessato che ne fa richiesta è sentito personalmente; tuttavia, se è detenuto o internato in luogo posto fuori della circoscrizione del giudice, è sentito prima del giorno dell'udienza dal magistrato di sorveglianza del luogo, salvo che il giudice ritenga di disporre la traduzione.

    5. Il giudice può chiedere alle autorità competenti tutti i documenti e le informazioni di cui abbia bisogno; se occorre assumere prove, procede in udienza nel rispetto del contraddittorio.

    6. Il giudice decide con ordinanza. Questa è comunicata o notificata senza ritardo alle parti e ai difensori, che possono proporre ricorso per cassazione. Si osservano, in quanto applicabili, le disposizioni sulle impugnazioni e quelle sul procedimento in camera di consiglio davanti alla Corte di cassazione.

    7. Il ricorso non sospende l'esecuzione dell'ordinanza, a meno che il giudice che l'ha emessa disponga diversamente.

    8. Se l'interessato è infermo di mente, l'avviso previsto dal comma 3 è notificato anche al tutore o al curatore; se l'interessato ne è privo, il giudice o il presidente del collegio nomina un curatore provvisorio. Al tutore e al curatore competono gli stessi diritti dell'interessato.

    9. Il verbale di udienza è redatto soltanto in forma riassuntiva a norma dell'art. 140, comma 2.". "Art. 667 (Dubbio sull'identità fisica della persona detenuta). –

    1. Se vi è ragione di dubitare dell'identità della persona arrestata per esecuzione di pena o perché evasa mentre scontava una condanna, il giudice dell'esecuzione la interroga e compie ogni indagine utile alla sua identificazione anche a mezzo della polizia giudiziaria.

    2. Quando riconosce che non si tratta della persona nei cui confronti deve compiersi l'esecuzione, ne ordina immediatamente la liberazione. Se l'identità rimane incerta, ordina la sospensione dell'esecuzione, dispone la liberazione del detenuto e invita il pubblico ministero a procedere a ulteriori indagini.

    3. Se appare evidente che vi è stato un errore di persona e non è possibile provvedere tempestivamente a norma dei commi 1 e 2, la liberazione può essere ordinata in via provvisoria con decreto motivato dal pubblico ministero del luogo dove l'arrestato si trova. Il provvedimento del pubblico ministero ha effetto lino a quando non provvede il giudice competente, al quale gli atti sono immediatamente trasmessi.

    4. Il giudice dell'esecuzione provvede in ogni caso senza formalità con ordinanza comunicata al pubblico ministero e notificata all'interessato. Contro l'ordinanza possono proporre opposizione davanti allo stesso giudice il pubblico ministero. l'interessato e il difensore; in tal caso si procede a norma dell'art.

    666. L'opposizione è proposta, a pena di decadenza, entro quindici giorni dalla comunicazione o dalla notificazione dell'ordinanza.

    5. Se la persona detenuta deve essere giudicata per altri reati, l'ordinanza è comunicata all'autorità giudiziaria precedente.".

  • Tassa di concessione governativa: cos’è e come funziona

    In sintesi

    • La TCG è un tributo erariale (statale) dovuto per il rilascio di atti e provvedimenti amministrativi elencati nella Tariffa allegata al DPR 641/1972.
    • Si applica a concessioni, licenze, autorizzazioni, iscrizioni in albi e registri e ad altri documenti espressamente previsti dalla Tariffa.
    • È distinta dall’imposta di bollo e dai diritti di segreteria: ciascun tributo ha presupposti e basi normative proprie.
    • Il pagamento deve avvenire prima o contestualmente al rilascio dell’atto; per alcune voci la tassa è periodica (annuale o mensile).
    • Senza prova del pagamento il pubblico ufficiale non può dare corso all’atto: l’inadempimento rende l’atto inefficace.
    • Esenzioni soggettive e oggettive sono previste dalla legge per determinate categorie di soggetti e di atti.

    Che cos'è la tassa di concessione governativa

    La tassa di concessione governativa (comunemente abbreviata in TCG) è un tributo di natura erariale istituito dal DPR 22 luglio 1972, n. 641 e disciplinato dalla Tariffa allegata al medesimo decreto. Essa è dovuta ogni volta che un soggetto privato o un’impresa richiede allo Stato – o a un ente pubblico che agisce per conto dello Stato – il rilascio di un atto tipico: una concessione, una licenza, un’autorizzazione, oppure l’iscrizione in un albo o in un registro. La tassa non remunera un servizio specifico reso al richiedente, ma costituisce il corrispettivo pubblico per l’esercizio del potere concessorio dell’amministrazione.

    È importante non confondere la TCG con altri tributi che possono accompagnare gli stessi atti. L’imposta di bollo, disciplinata dal DPR 642/1972, colpisce la formazione o l’uso di determinati documenti scritti e prescinde dal fatto che vi sia un provvedimento concessorio. I diritti di segreteria, invece, sono corrispettivi di carattere amministrativo riscossi dagli uffici pubblici per la materiale attività istruttoria o di sportello. La TCG è cosa diversa da entrambi: si tratta di un vero tributo, il cui gettito confluisce nelle casse erariali, e il suo presupposto è specificamente il rilascio – o in alcuni casi il rinnovo o la vidimazione periodica – di atti espressamente elencati nella Tariffa.

    La struttura della Tariffa è stabile nei suoi elementi essenziali: per ciascuna voce è indicata la natura dell’atto, il soggetto passivo e la misura dell’imposta, fissata per legge. Gli importi, benché storicamente ancorati a valori precisi, vanno sempre verificati nella versione vigente della Tariffa al momento del pagamento, poiché possono essere oggetto di aggiornamenti normativi.

    Riepilogo
    Caratteristica Tassa di concessione governativa Imposta di bollo Diritti di segreteria
    Natura giuridica Tributo erariale Tributo erariale Corrispettivo amministrativo
    Presupposto Rilascio di atto concessorio/autorizzatorio elencato in Tariffa Formazione o uso di atti e documenti scritti Attività istruttoria o di sportello dell'ufficio
    Base normativa DPR 641/1972 e Tariffa allegata DPR 642/1972 e Tariffa allegata Varie norme di settore
    Periodicità Una tantum al rilascio o periodica per alcune voci Di regola una tantum per atto Di regola una tantum per pratica
    Conseguenza del mancato pagamento Inefficacia dell'atto; l'ufficio non può darvi corso Irregolarità dell'atto; possibile sanzione L'ufficio non avvia l'istruttoria

    Esempio pratico

    • Alfa Srl, società a responsabilità limitata con capitale sociale superiore alla soglia prevista dalla Tariffa, deve procedere ogni anno alla numerazione e bollatura dei propri libri sociali obbligatori. Prima di presentarsi all’ufficio competente, l’amministratore verifica sul sito dell’Agenzia delle Entrate la misura forfettaria vigente della TCG per la propria fascia di capitale, la versa con il modello F24 entro il 16 marzo (termine ordinario, salvo proroghe) e conserva la ricevuta. Senza quella ricevuta, la bollatura non può essere effettuata e i libri non risulterebbero regolari ai fini delle verifiche ispettive.

    Documenti necessari

    • Testo del DPR 22 luglio 1972, n. 641 (reperibile su Normattiva.it) con la Tariffa allegata aggiornata.
    • Circolare dell’Agenzia delle Entrate di riferimento per la voce di Tariffa applicabile al proprio caso.
    • Codice tributo F24 o F23 vigente per la voce TCG di interesse (verificare sul sito dell’Agenzia delle Entrate).
    • Documentazione rilasciata dall’ufficio amministrativo competente (es. Questura per porto d’armi, CCIAA per libri sociali) con le istruzioni di pagamento specifiche.
    • Ricevuta o attestazione del versamento da esibire all’ufficio al momento della richiesta dell’atto.
    • Eventuale attestazione di esenzione (delibera di ente, certificato di ONLUS o di ente del terzo settore) se il soggetto rientra in una categoria esente.

    Alfa Srl: libri sociali e TCG annuale

    Scenario. Alfa Srl è una società a responsabilità limitata con capitale sociale che supera la soglia indicata nella Tariffa allegata al DPR 641/1972. Ogni anno, entro il termine ordinario del 16 marzo, l’ufficio amministrativo deve versare la TCG forfettaria con modello F24 nella misura prevista dalla Tariffa per la propria fascia di capitale.

    Come si applica. L’importo è fissato per legge in misura forfettaria: verificare la misura vigente al momento del versamento. La fascia si determina in base al capitale sociale risultante al 1° gennaio di ciascun anno: se in un anno il capitale scende sotto la soglia, spetta la misura inferiore; se la supera, si applica la misura superiore. La ricevuta F24 viene conservata e allegata al libro verbali del consiglio di amministrazione come prova dell’adempimento. Senza ricevuta, l’ufficio competente non procede alla bollatura e i libri non risultano regolari ai fini delle verifiche ispettive.

    In pratica

    • Verificare il capitale sociale al 1° gennaio per determinare lo scaglione TCG applicabile.
    • Versare con modello F24, codice tributo dedicato, entro il 16 marzo (salvo proroghe).
    • Conservare la ricevuta F24 tra i documenti sociali e esibirla all’ufficio per la bollatura.

    Tizio: rilascio della licenza di porto d'armi per uso caccia

    Scenario. Tizio decide di richiedere per la prima volta la licenza di porto d’armi per uso caccia. Prima di presentare la domanda alla Questura competente si informa sugli adempimenti richiesti: oltre ai certificati medici e alla marca da bollo sull’istanza, deve versare la TCG per il rilascio della licenza.

    Come si applica. L’importo della TCG è fissato per legge nella Tariffa in misura diversa a seconda della tipologia di licenza: verificare la misura vigente. Il versamento avviene di norma tramite bollettino di conto corrente postale dedicato, reperibile direttamente allo sportello della Questura. Tizio compila il bollettino, lo versa in ufficio postale e porta la ricevuta insieme al resto della documentazione. La licenza non viene consegnata se manca la prova del pagamento della TCG: il pubblico ufficiale non può dare corso all’atto senza l’attestazione di avvenuto versamento.

    In pratica

    • Reperire il bollettino di conto corrente postale presso la Questura competente e verificare l’importo TCG vigente per la tipologia di licenza richiesta.
    • Versare la TCG prima dell’appuntamento allo sportello e conservare la ricevuta in originale.
    • Presentare la ricevuta insieme a certificati medici, marca da bollo e altri documenti: senza di essa la pratica resta sospesa.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    La tassa di concessione governativa è la stessa cosa dell'imposta di bollo?

    No. Sono due tributi distinti con presupposti diversi. L’imposta di bollo (DPR 642/1972) colpisce la formazione o l’uso di determinati atti e documenti scritti, indipendentemente da un provvedimento concessorio. La TCG (DPR 641/1972) è invece dovuta specificamente per il rilascio di atti concessori, autorizzatori o di iscrizione in albi e registri elencati nella relativa Tariffa. Entrambi i tributi possono essere dovuti contestualmente sullo stesso atto, ma la loro natura e il loro fondamento normativo sono separati.

    Cosa succede se non pago la tassa di concessione governativa prima del rilascio dell'atto?

    L’atto rimane inefficace e il pubblico ufficiale non può darvi corso. In pratica, lo sportello rifiuta di rilasciare la licenza, l’iscrizione o il provvedimento fino a quando non viene esibita la prova del pagamento. Il mancato pagamento espone inoltre il soggetto alle sanzioni amministrative previste dalla legge per l’inadempimento tributario.

    Tutti gli atti amministrativi sono soggetti alla TCG?

    No. La TCG è dovuta solo per gli atti espressamente indicati nella Tariffa allegata al DPR 641/1972. Si tratta di un elenco tassativo: concessioni, licenze, autorizzazioni, iscrizioni in albi e registri e altri provvedimenti specificamente elencati. Per gli atti non compresi in Tariffa non è dovuta alcuna TCG, fermi restando gli altri tributi eventualmente applicabili (bollo, diritti di segreteria, ecc.).

    La TCG si paga una sola volta o è periodica?

    Dipende dalla voce di Tariffa. Per molte voci la tassa è dovuta una sola volta al momento del rilascio dell’atto. Per altre voci – come la TCG annuale forfettaria per i libri sociali delle società di capitali o la TCG mensile sui contratti di abbonamento di telefonia mobile – il tributo ha carattere periodico (annuale o mensile) e va versato a ogni scadenza, anche in assenza di un nuovo rilascio.

    Le ONLUS e gli enti del terzo settore sono esenti dalla TCG?

    La Tariffa e alcune norme speciali prevedono ipotesi di esenzione soggettiva e oggettiva per determinate categorie di soggetti (tra cui, in certe condizioni, le ONLUS e gli enti del terzo settore) e per determinate tipologie di atti (ad esempio, atti relativi a procedimenti di lavoro o di interesse pubblico). Le esenzioni vanno verificate caso per caso sulla normativa vigente: chi ritiene di averne diritto deve documentare la propria condizione e, se necessario, produrre l’attestazione all’ufficio competente.

    Chi è il soggetto attivo della TCG?

    La TCG è un tributo erariale: il soggetto attivo è lo Stato. La riscossione fa capo all’Agenzia delle Entrate, ma per molte voci la concreta gestione del pagamento avviene tramite l’ufficio amministrativo che emette il provvedimento (ad esempio la Questura per le licenze di porto d’armi, la Camera di Commercio per le iscrizioni societarie). L’ufficio verifica l’avvenuto pagamento prima di rilasciare l’atto.

    La TCG si applica anche alle imprese individuali per i libri contabili?

    No. La TCG annuale forfettaria per la numerazione e bollatura dei libri è prevista esclusivamente per le società di capitali (Spa, Srl, Sapa). Le società di persone e le ditte individuali non sono soggette a questa specifica TCG: per i loro libri contabili e sociali si applica, se del caso, l’imposta di bollo sulla vidimazione, che è un tributo distinto con proprie regole.

  • Art. 96 CTS – Disposizioni di attuazione

    Art. 96 D.Lgs. 117/2017 Codice Terzo Settore – Disposizioni di attuazione

    In vigore dal 03/08/2017

    1. Ai sensi dell' articolo 7, comma 4, della legge 6 giugno 2016, n. 106 , con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, sentito il Ministro dell'interno e previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, sono definiti le forme, i contenuti, i termini e le modalità per l'esercizio delle funzioni di vigilanza, controllo e monitoraggio, le modalità di raccordo con le altre Amministrazioni interessate e gli schemi delle relazioni annuali. Con il medesimo decreto sono altresì individuati i criteri, i requisiti e le procedure per l'autorizzazione all'esercizio delle attività di controllo da parte delle reti associative nazionali e dei Centri di servizio per il volontariato, le forme di vigilanza da parte del Ministero del lavoro e delle politiche sociali sui soggetti autorizzati, nonché i criteri, che tengano anche conto delle dimensioni degli enti da controllare e delle attività da porre in essere, per l'attribuzione ai soggetti autorizzati ad effettuare i controlli ai sensi dell'articolo 93, delle relative risorse finanziarie, entro il limite massimo di 5 milioni di euro annui, a decorrere dall'anno

    2019. Note all'art. 96: – Per il testo dell' art. 7 della legge n. 106 del 2016 , si vedano note alle premesse.

  • Art. 67 CAD – Modalità di sviluppo ed acquisizione (abrogato)

    Art. 67 CAD – Modalità di sviluppo ed acquisizione

    D.Lgs. 7 marzo 2005, n. 82 – Codice dell’amministrazione digitale

    Articolo abrogato. Non è più in vigore: l’abrogazione è stata disposta dal D.Lgs. 26 agosto 2016, n. 179. Il testo previgente è riportato qui sotto a fini di consultazione storica.

    Testo previgente

    Le pubbliche amministrazioni centrali, per i progetti finalizzati ad appalti di lavori e servizi ad alto contenuto di innovazione tecnologica, possono selezionare uno o più proposte utilizzando il concorso di idee di cui all’ articolo 57 del decreto del Presidente della Repubblica 21 dicembre 1999, n. 554 .

    2. Le amministrazioni appaltanti possono porre a base delle gare aventi ad oggetto la progettazione, o l’esecuzione, o entrambe, degli appalti di cui al comma 1, le proposte ideative acquisite ai sensi del comma 1, previo parere tecnico di congruità del [DigitPA] ; alla relativa procedura è ammesso a partecipare, ai sensi dell’ articolo 57, comma 6, del decreto del Presidente della Repubblica 21 dicembre 1999, n. 554 , anche il soggetto selezionato ai sensi del comma 1, qualora sia in possesso dei relativi requisiti soggettivi

  • Art. 73 D.Lgs. 231/2001 – Revisione delle sentenze

    Art. 73 D.Lgs. 231/2001 Responsabilita Enti – Revisione delle sentenze

    In vigore dal 04/07/2001

    1. Alle sentenze pronunciate nei confronti dell'ente si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni del titolo IV del libro nono del codice di procedura penale ad eccezione degli articoli 643, 644, 645, 646 e

    647. Note all'art. 73: – Il titolo IV del libro nono del codice di procedura penale , reca: "Revisione". – Si riporta il testo degli articoli 643 , 644 , 645 , 646 e 647 del codice di procedura penale : "Art. 643 (Riparazione dell'errore giudiziario). –

    1. Chi è stato prosciolto in sede di revisione, se non ha dato causa per dolo o colpa grave all'errore giudiziario, ha diritto a una ripartizione commisurata alla durata della eventuale espiazione della pena o internamento e alle conseguenze personali e familiari derivanti dalla condanna.

    2. La riparazione si attua mediante pagamento di una somma di denaro ovvero, tenuto conto delle condizioni dell'avente diritto e della natura del danno, mediante la costituzione di una rendita vitalizia. L'avente diritto, su sua domanda, può essere accolto in un istituto a spese dello Stato.

    3. Il diritto alla ripartizione è escluso per quella parte della pena detentiva che sia computata nella determinazione della pena da espiare per un reato diverso, a norma dell'art. 657, comma 2.". "Art. 644 (Ripartizione in caso di morte). –

    1. Se il condannato muore, anche prima del procedimento di revisione, il diritto alla riparazione spetta al coniuge, ai discendenti e ascendenti, ai fratelli e sorelle, agli affini entro il primo grado e alle persone legate da vincolo di adozione con quella deceduta.

    2. A tali persone, tuttavia, non può essere assegnata a titolo di riparazione una somma maggiore di quella che sarebbe stata liquidata al prosciolto. La somma è ripartita equitativamente in ragione delle conseguenze derivate dall'errore a ciascuna persona.

    3. Il diritto alla riparazione non spetta alle persone che si trovino nella situazione di indegnità prevista nell' art. 463 del codice civile .". "Art. 645 (Domanda di riparazione). –

    1. La domanda di riparazione è proposta, a pena di inammissibilità, entro due anni dal passaggio in giudicato della sentenza di revisione ed è presentata per iscritto, unitamente ai documenti ritenuti utili, personalmente o per mezzo di procuratore speciale, nella cancelleria della corte di appello che ha pronunciato la sentenza.

    2. Le persone indicate nell'art. 644 possono presentare la domanda nello stesso termine, anche per mezzo del curatore indicato nell'art. 638 ovvero giovarsi della domanda già proposta da altri. Se la domanda è presentata soltanto da alcuna delle predette persone, questa deve fornire l'indicazione degli altri aventi diritto.". "Art. 646 (Procedimento e decisione). –

    1. Sulla domanda di riparazione la corte di appello decide in camera di consiglio osservando le forme previste dall'art.

    127. 2. La domanda, con il provvedimento che fissa l'udienza, è comunicata al pubblico ministero ed è notificata a cura della cancelleria, al Ministro del tesoro presso l'Avvocatura dello Stato che ha sede nel distretto della corte e a tutti gli interessati, compresi gli aventi diritto che non hanno proposto la domanda.

    3. L'ordinanza che decide sulla domanda di riparazione è comunicata al pubblico ministero e notificata a tutti gli interessati, i quali possono ricorrere per cassazione.

    4. Gli interessati che, dopo aver ricevuto la notificazione prevista dal comma 2, non formulano le proprie richieste nei termini e nelle forme previsti dall'art. 127, comma 2, decadono dal diritto di presentare la domanda di riparazione successivamente alla chiusura del procedimento stesso.

    5. Il giudice, qualora ne ricorrano le condizioni, assegna all'interessato una provvisionale a titolo di alimenti.". "Art. 647 (Risarcimento del danno e riparazione). –

    1. Nel caso previsto dall'art. 630, comma 1, lettera d), lo Stato, se ha corrisposto la riparazione, si surroga, fino alla concorrenza della somma pagata, nel diritto al risarcimento dei danni contro il responsabile.".

  • Art. 129 L. 633/1941

    Art. 129 L. 633/1941

    Testo vigente verificato su Normattiva. Scheda in arricchimento editoriale.

    L'autore può introdurre nell'opera tutte le modificazioni che crede, purché non ne alterino il carattere e la destinazione, fino a che l'opera non sia stata pubblicata per la stampa, salvo a sopportare le maggiori spese derivanti dalla modificazione.

    L'autore ha il medesimo diritto nei riguardi delle nuove edizioni.

    L'editore deve interpellarlo in proposito prima di procedere alle nuove edizioni.

    In difetto di accordo tra le parti il termine per eseguire le modificazioni è fissato dall'autorità giudiziaria.

    Se la natura dell'opera esige che essa sia aggiornata prima di una nuova edizione e l'autore rifiuti di aggiornarla, l'editore può farla aggiornare da altri, avendo cura, nella nuova edizione di segnalare e distinguere l'opera dell'aggiornatore.

    Fonte: Normattiva.it.

  • Art. 95 CTS – Vigilanza

    Art. 95 D.Lgs. 117/2017 Codice Terzo Settore – Vigilanza

    In vigore dal 03/08/2017

    1. La funzione di vigilanza, esercitata dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali, è finalizzata a verificare il funzionamento del sistema di registrazione degli enti del Terzo settore e del sistema dei controlli al fine di assicurare principi di uniformità tra i registri regionali all'interno del Registro unico nazionale e una corretta osservanza della disciplina prevista nel presente codice.

    2. A tal fine, entro il 15 marzo di ogni anno le Regioni e le Province autonome trasmettono al Ministero del lavoro e delle politiche sociali una relazione sulle attività di iscrizione degli enti al Registro unico nazionale del Terzo settore e di revisione periodica con riferimento ai procedimenti conclusi nell'anno precedente e sulle criticità emerse, nonché sui controlli eseguiti nel medesimo periodo e i relativi esiti.

    3. L'Organismo nazionale di controllo di cui all'articolo 64 trasmette al Ministero del lavoro e delle politiche sociali la relazione annuale sulla propria attività e sull'attività e lo stato dei Centri di servizio per il volontariato entro il termine previsto nel medesimo articolo.

    4. Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali può effettuare verifiche, anche in loco avvalendosi degli Ispettorati territoriali del lavoro, o a campione, sulle operazioni effettuate e sulle attività svolte dagli enti autorizzati al controllo, ai sensi dell'articolo 80 93, dirette al soddisfacimento delle finalità accertative espresse nel comma

    1. 5. La vigilanza sugli enti di cui all' articolo 1, comma 1, lettera a), della legge 19 novembre 1987, n. 476 è esercitata dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali. Negli organi di controllo di tali enti deve essere assicurata la presenza di un rappresentante dell'Amministrazione vigilante. Gli enti medesimi trasmettono al Ministero del lavoro e delle politiche sociali il bilancio di cui all'articolo 13 entro dieci giorni dalla sua approvazione. Al Ministero del lavoro e delle politiche sociali sono trasferite le competenze relative alla ripartizione dei contributi di cui all' articolo 2, comma 466, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 e successive modificazioni. Note all'art. 95: – Si riporta l' art. 1, comma 1, lettera a), della legge 19 novembre 1987, n. 476 (Nuova disciplina del sostegno alle attività di promozione sociale e contributi alle associazioni combattentistiche): «Art. 1 (Finalità). –

    1. Al fine di incoraggiare e sostenere attività di ricerca, di informazione e di divulgazione culturale e di integrazione sociale, nonché per la promozione sociale e per la tutela degli associati, lo Stato concede contributi: a) alle persone giuridiche privatizzate ai sensi dell' art. 115 del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616 , come successivamente modificato, escluse quelle combattentistiche e patriottiche previste dal titolo II della presente legge; b) agli enti e alle associazioni italiane che perseguono i fini di cui al successivo comma

    2. 2. I contributi sono concessi ai soggetti di cui alla lettera b) del comma 1 i quali, secondo gli scopi previsti dai rispettivi statuti, promuovano l'integrale attuazione dei diritti costituzionali concernenti l'uguaglianza di dignità e di opportunità e la lotta contro ogni forma di discriminazione nei confronti dei cittadini che, per cause di età, di deficit psichici, fisici o funzionali o di specifiche condizioni socio-economiche, siano in condizione di marginalità sociale.

    3. Gli enti e le associazioni italiane che usufruiscono dei contributi di cui al presente titolo sono tenuti ad utilizzarli per fini di promozione e di integrazione sociale, con esclusione quindi di qualsiasi altra prestazione di competenza delle regioni, dei comuni singoli o associati e del Servizio sanitario nazionale.». – Si riporta il testo dell'art. 2, comma 466, della citata n. 244 del 2007: «Art. 2 (Disposizioni concernenti le seguenti Missioni: Relazioni finanziarie con le autonomie territoriali; L'Italia in Europa e nel mondo; Difesa e sicurezza del territorio; Giustizia; Ordine pubblico e sicurezza; Soccorso civile; Agricoltura, politiche agroalimentari e pesca; Energia e diversificazione delle fonti energetiche; Competitività e sviluppo delle imprese; Diritto alla mobilità; Infrastrutture pubbliche e logistica; Comunicazioni; Commercio internazionale ed internazionalizzazione del sistema produttivo; Ricerca e innovazione; Sviluppo sostenibile e tutela del territorio e dell'ambiente; Tutela della salute; Tutela e valorizzazione dei beni e attività culturali e paesaggistici; Istruzione scolastica; Istruzione universitaria; Diritti sociali, solidarietà sociale e famiglia; Politiche previdenziali; Politiche per il lavoro; Immigrazione, accoglienza e garanzia dei diritti; Sviluppo e riequilibrio territoriale; Giovani e sport; Servizi istituzionali e generali delle amministrazioni pubbliche). –

    466. Il contributo di cui alla legge 23 settembre 1993, n. 379 , è erogato, per l'85 per cento, agli enti di formazione destinatari e, per la restante parte, all'Associazione nazionale privi della vista e ipovedenti Onlus, per le esigenze del Centro autonomie e mobilità e dell'annessa Scuola cani guida per ciechi e al Polo tattile multimediale della Stamperia regionale Braille Onlus di Catania. La ripartizione è operata dal Ministero dell'interno con proprio provvedimento adottato su proposta dell'Unione italiana ciechi tenuto conto dei progetti di attività presentati dagli enti di cui al periodo precedente. I medesimi enti sono tenuti agli adempimenti di rendicontazione già previsti dall'art. 2 della medesima legge n. 379 del 1993 per l'Unione italiana ciechi.».

  • Art. 66 CAD – Carta d’identità elettronica e carta nazionale dei servizi

    Art. 66 D.Lgs. 82/2005 CAD – Carta d’identità elettronica e carta nazionale dei servizi

    In vigore dal 01/01/2006

    1. Le caratteristiche e le modalità per il rilascio, della carta d'identità elettronica sono definite dal comma 2-bis dell'articolo 7-vicies ter del decreto-legge 31 gennaio 2005, n. 7, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 marzo 2005, n. 43.

    2. Le caratteristiche e le modalità per il rilascio, per la diffusione e l'uso della carta nazionale dei servizi sono definite con uno o più regolamenti, ai sensi dell' articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, adottati su proposta congiunta dei Ministri per la funzione pubblica e per l'innovazione e le tecnologie, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sentito il Garante per la protezione dei dati personali e d'intesa con la Conferenza unificata di cui all' articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, nel rispetto dei seguenti principi: a) all'emissione della carta nazionale dei servizi provvedono, su richiesta del soggetto interessato, le pubbliche amministrazioni che intendono rilasciarla; b) l'onere economico di produzione e rilascio delle carte nazionale dei servizi è a carico delle singole amministrazioni che le emettono; c) eventuali indicazioni di carattere individuale connesse all'erogazione dei servizi al cittadino, sono possibili nei limiti di cui al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196; (28) d) le pubbliche amministrazioni che erogano servizi in rete devono consentirne l'accesso ai titolari delle carta nazionale dei servizi indipendentemente dall'ente di emissione, che è responsabile del suo rilascio; e) la carta nazionale dei servizi può essere utilizzata anche per i pagamenti informatici tra soggetti privati e pubbliche amministrazioni, secondo quanto previsto dalla normativa vigente.

    3. La carta d'identità elettronica e l'analogo documento, rilasciato a seguito della denuncia di nascita e prima del compimento dell'età prevista dalla legge per il rilascio della carta d'identità elettronica, devono contenere: a) i dati identificativi della persona; b) il codice fiscale.

    4. La carta d'identità elettronica e l'analogo documento, rilasciato a seguito della denuncia di nascita e prima del compimento dell'età prevista dalla legge per il rilascio della carta d'identità elettronica, possono contenere, a richiesta dell'interessato ove si tratti di dati sensibili: a) l'indicazione del gruppo sanguigno; b) le opzioni di carattere sanitario previste dalla legge; c) i dati biometrici indicati col decreto di cui al comma 1, con esclusione, in ogni caso, del DNA; d) tutti gli altri dati utili al fine di razionalizzare e semplificare l'azione amministrativa e i servizi resi al cittadino, anche per mezzo dei portali, nel rispetto della normativa in materia di riservatezza; (28) e) le procedure informatiche e le informazioni che possono o debbono essere conosciute dalla pubblica amministrazione e da altri soggetti, occorrenti per la firma elettronica.

    5. La carta d'identità elettronica e la carta nazionale dei servizi possono essere utilizzate quali strumenti di autenticazione telematica per l'effettuazione di pagamenti tra soggetti privati e pubbliche amministrazioni, secondo le modalità stabilite con le Linee guida, sentiti il Ministro dell'economia e delle finanze e la Banca d'Italia.

    6. Con decreto del Ministro dell'interno, del Ministro per l'innovazione e le tecnologie e del Ministro dell'economia e delle finanze, sentito il Garante per la protezione dei dati personali e d'intesa con la Conferenza unificata di cui all' articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, sono dettate le regole tecniche e di sicurezza relative alle tecnologie e ai materiali utilizzati per la produzione della carta di identità elettronica, del documento di identità elettronico e della carta nazionale dei servizi, nonché le modalità di impiego.

    7. Nel rispetto della disciplina generale fissata dai decreti di cui al presente articolo e delle vigenti disposizioni in materia di protezione dei dati personali, le pubbliche amministrazioni, nell'ambito dei rispettivi ordinamenti, possono sperimentare modalità di utilizzazione dei documenti di cui al presente articolo per l'erogazione di ulteriori servizi o utilità.

    8. Le tessere di riconoscimento rilasciate dalle amministrazioni dello Stato ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 28 luglio 1967, n. 851, possono essere realizzate anche con modalità elettroniche, nel rispetto delle Linee guida, e contenere le funzionalità della carta nazionale dei servizi per consentire l'accesso per via telematica ai servizi erogati in rete dalle pubbliche amministrazioni.

    8-bis. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 26 AGOSTO 2016, N. 179.

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