Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • I contenuti più tecnici sono sottoposti a revisione di professionisti abilitati.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Articolo 112 TU Giustizia Tributaria: Nuove prove in appello

    Art. 112 D.Lgs. 175/2024 – Nuove prove in appello

    Testo vigente – D.Lgs. 14 novembre 2024, n. 175 (Testo unico della giustizia tributaria) (aggiornato da Normattiva)

    1. Non sono ammessi nuovi mezzi di prova e non possono essere prodotti nuovi documenti, salvo che il collegio li ritenga indispensabili ai fini della decisione della causa ovvero che la parte dimostri di non aver potuto proporli o produrli nel giudizio di primo grado per causa ad essa non imputabile.

    2. Possono essere proposti motivi aggiunti qualora la parte venga a conoscenza di documenti, non prodotti dalle altre parti nel giudizio di primo grado, da cui emergano vizi degli atti o provvedimenti impugnati.

    3. Non è mai consentito il deposito
    delle notifiche dell'atto impugnato ovvero degli atti che ne costituiscono presupposto di legittimità che possono essere prodotti in primo grado anche ai sensi dell'articolo 58, comma 7.

  • Art. 26-bis DPR 602/1973 – Comunicazioni al domicilio digitale

    Art. 26-bis DPR 602/1973 – Comunicazioni al domicilio digitale

    D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 – Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito

    1. Gli atti e le comunicazioni dell’agente della riscossione dei quali la legge non prescrive la notificazione possono essere portati a conoscenza dei destinatari con le modalita’ e ai domicili digitali stabiliti dall’articolo 60-ter del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600.

  • Vendita di foto e video stock: come si dichiarano i compensi

    In sintesi

    • Le royalty da foto e video stock sono proventi da opera dell’ingegno: se sei l’autore, si dichiarano nel rigo D3 codice 1 del modello 730.
    • Riduzione forfetaria del 25%: si applica automaticamente ai compensi lordi; se hai meno di 35 anni la riduzione sale al 40%.
    • Se i diritti sono stati acquistati da terzi: i proventi vanno nel rigo D4 codice 6 del 730, senza riduzione forfetaria.
    • Attivita’ abituale con partita IVA: per fotografi professionisti in regime forfetario, il coefficiente per attivita’ professionali e’ il 78%.
    • Imposta sostitutiva forfetaria: 15% sul reddito netto (o 5% per i nuovi operatori nei primi cinque anni di attivita’).
    • Soglia forfetario: ricavi anno precedente non superiori a 85.000 euro; fuoriuscita se si superano 100.000 euro in corso d’anno.

    Foto e video stock: royalty o ricavi commerciali?

    Caricare le proprie foto e video su piattaforme come Shutterstock, Getty Images, Adobe Stock, Alamy o iStock puo’ generare guadagni ogni volta che qualcuno le scarica. Queste somme si chiamano royalty e hanno un trattamento fiscale specifico in Italia.

    La buona notizia e’ che le royalty percepite dall’autore delle opere (cioe’ da chi ha scattato o girato le foto/video) beneficiano di una riduzione forfetaria: si tassa solo il 75% del compenso lordo, non il totale. Se hai meno di 35 anni, la riduzione e’ ancora piu’ generosa: si tassa solo il 60% del compenso. Questo abbattimento e’ previsto direttamente dalle istruzioni ministeriali del modello 730.

    La situazione si complica se sei un fotografo professionista che vive di stock photography con regolarita’: in quel caso si parla di attivita’ abituale, con obbligo di partita IVA. Vediamo come funziona in entrambe le situazioni.

    Tassazione royalty foto e video stock
    Situazione Rigo dichiarazione Riduzione applicata
    Royalty percepite dall'autore (fotografo che scatta) D3 codice 1 nel 730 / RL25 in Redditi PF 25% (40% se under 35)
    Royalty percepite da erede o acquirente a titolo gratuito D4 codice 6 nel 730 Nessuna riduzione: importo intero
    Royalty percepite da acquirente a titolo oneroso dei diritti D4 codice 6 nel 730 25% forfetario
    Fotografo professionista abituale in regime forfetario Quadro LM, coefficiente 78% Imposta sostitutiva 15%

    Esempio pratico

    • Tizio, 38 anni, e’ un fotografo appassionato con un portfolio di 2.000 foto su Shutterstock. Nel 2025 ha guadagnato 2.100 euro di royalty. Tizio e’ l’autore di tutte le foto: i 2.100 euro vanno nel rigo D3 codice 1 del modello 730. La riduzione del 25% porta il reddito tassabile a 1.575 euro, che si aggiunge agli altri redditi di Tizio (ad esempio il suo stipendio) e viene tassato all’aliquota IRPEF del suo scaglione. Se Tizio avesse 30 anni, la riduzione sarebbe del 40% e il reddito tassabile scenderebbe a 1.260 euro. Se invece Tizio fosse un fotografo professionista con partita IVA forfetaria e guadagnasse 35.000 euro di royalty, il reddito imponibile sarebbe 35.000 x 78% = 27.300 euro, con imposta sostitutiva di 27.300 x 15% = 4.095 euro.

    Documenti necessari

    • Certificazione Unica 2026 (se la piattaforma e’ italiana o ha sostituto d’imposta italiano, causale B)
    • Estratto conto della piattaforma stock (Shutterstock, Getty, Adobe Stock, ecc.) con riepilogo royalty 2025
    • Contratto con la piattaforma che qualifica i pagamenti come royalty per utilizzo di opere dell’ingegno
    • Documenti attestanti la paternita’ delle opere (file RAW originali, metadati EXIF con data di scatto)
    • Fatture o note di debito emesse (se hai partita IVA)
    • Modello 730 o Redditi PF 2026 a seconda del regime fiscale applicabile

    Caso 1: Tizio guadagna royalty da Shutterstock senza partita IVA

    Scenario. Tizio, 45 anni, e’ un insegnante che nel tempo libero fotografa paesaggi. Ha caricato 800 foto su Shutterstock e nel 2025 ha guadagnato 1.850 euro di royalty. Non ha la partita IVA. Shutterstock non gli ha rilasciato una CU italiana.

    Come si applica. Le royalty percepite da Tizio sono proventi da utilizzazione economica di opere dell’ingegno da parte dell’autore (le foto sono sue). Vanno dichiarate nel rigo D3 codice 1 del modello 730, indicando l’importo lordo di 1.850 euro nella colonna 2. Chi presta l’assistenza fiscale applica la riduzione del 25%, riducendo il reddito tassabile a 1.387,50 euro. Non ci sono ritenute italiane da scomputare (piattaforma estera). L’importo si somma allo stipendio di Tizio e viene tassato con l’IRPEF del suo scaglione. Tizio deve conservare l’estratto conto Shutterstock scaricato dall’area personale.

    In pratica

    • Compila il rigo D3 codice 1 con il compenso lordo percepito da tutte le piattaforme stock.
    • La riduzione del 25% (o 40% se under 35) la calcola automaticamente il CAF o il software.
    • Senza CU italiana, usa l’estratto conto scaricabile dall’area personale della piattaforma.
    • Conserva anche i file originali delle foto come prova di essere l’autore.
    • Se hai pagato ritenute estere, puoi avere diritto al credito d’imposta per imposte estere.

    Caso 2: Caio fotografo professionista con partita IVA forfetaria

    Scenario. Caio, 34 anni, e’ un fotografo freelance che vive di stock photography e di servizi fotografici privati. Nel 2025 ha guadagnato 41.000 euro tra royalty stock e servizi fotografici. Ha la partita IVA in regime forfetario dal 2023.

    Come si applica. Caio e’ un professionista con attivita’ abituale: la partita IVA e’ obbligatoria e lui ce l’ha gia’. In regime forfetario, l’attivita’ fotografica rientra nel gruppo ‘Attivita’ Professionali, Scientifiche, Tecniche’ con coefficiente di redditabilita’ del 78%. Reddito imponibile = 41.000 x 78% = 31.980 euro. Imposta sostitutiva = 31.980 x 15% = 4.797 euro. Caio, avendo meno di 35 anni e avendo iniziato l’attivita’ nel 2023, potrebbe ancora applicare l’aliquota ridotta del 5% se si trova nei primi cinque anni: imposta sostitutiva = 31.980 x 5% = 1.599 euro. Deve verificare di rientrare nelle condizioni previste per l’aliquota ridotta.

    In pratica

    • In regime forfetario, compila il quadro LM del modello Redditi PF (non si usa il 730 in presenza di reddito forfetario).
    • Il coefficiente di redditabilita’ per attivita’ fotografica professionale e’ 78%.
    • L’imposta sostitutiva e’ 15%; scende al 5% per i nuovi operatori nei primi cinque anni se si soddisfano le condizioni.
    • Le royalty stock e i compensi per servizi fotografici si sommano nel totale dei compensi percepiti.
    • I contributi INPS gestione separata si deducono dal reddito lordo prima di calcolare l’imposta sostitutiva.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Le royalty di Getty Images si dichiarano diversamente da quelle di Shutterstock?

    No, il trattamento fiscale dipende dalla natura del compenso, non dalla piattaforma. Se sei l’autore delle foto e percepisci royalty per il loro utilizzo, si tratta sempre di proventi da opere dell’ingegno da dichiarare nel rigo D3 codice 1 (o RL25 in Redditi PF), con riduzione del 25%.

    Ho ereditato una raccolta di fotografie e guadagno royalty: come le dichiaro?

    Se hai ricevuto i diritti a titolo gratuito (eredita’, donazione), i proventi vanno nel rigo D4 codice 6 del modello 730 o 730. Devi dichiarare l’importo intero percepito, senza alcuna riduzione forfetaria: la riduzione del 25% spetta solo all’autore originale, non agli eredi.

    Devo dichiarare royalty pari a soli 300 euro?

    Si’, devi dichiararli. Non esiste una soglia di esenzione per le royalty da foto stock. Anche importi piccoli vanno indicati nel rigo D3 del modello 730. Trattandosi di importi bassi, l’imposta IRPEF aggiuntiva sara’ molto contenuta grazie anche alla riduzione del 25%.

    Posso detrarre l'acquisto della fotocamera o del software di ritocco?

    Se non hai partita IVA e dichiari come autore occasionale (rigo D3), non puoi detrarre direttamente i costi dell’attrezzatura: la riduzione forfetaria del 25% copre gia’ forfetariamente le spese. Se hai partita IVA in regime ordinario, si, le spese inerenti si deducono analiticamente. In regime forfetario, no: la forfetizzazione dei costi e’ inclusa nel coefficiente di redditabilita’.

    Le piattaforme estere trattengono gia' una ritenuta: la recupero?

    Dipende dalla convenzione contro le doppie imposizioni tra Italia e il Paese della piattaforma. Se la piattaforma ha trattenuto imposte estere, puoi avere diritto al credito d’imposta per le imposte pagate all’estero da indicare nel quadro CR del 730. E’ necessario conservare la documentazione delle ritenute applicate.

    Quando conviene aprire la partita IVA forfetaria per la stock photography?

    Conviene quando l’attivita’ e’ continuativa e i compensi iniziano a essere significativi. Con la partita IVA forfetaria, paghi solo il 15% su un reddito calcolato al 78% dei compensi (coefficiente per attivita’ professionali), senza IVA e senza contabilita’ complessa. Puoi mantenerla finche’ i compensi dell’anno precedente non superano 85.000 euro.

  • IRES o IRPEF per la piccola impresa: cosa pesa di più

    In sintesi

    • IRES: aliquota proporzionale del 24%, uguale per tutti i livelli di reddito societario.
    • IRPEF: tre scaglioni progressivi – 23% fino a 28.000 €, 33% da 28.000 a 50.000 € (dal 2026), 43% oltre 50.000 €.
    • La ditta individuale e la società di persone (SNC, SAS) pagano sempre IRPEF per trasparenza, anche se l’utile resta in azienda.
    • La SRL paga IRES sul reddito; solo quando distribuisce dividendi il socio versa il 26% aggiuntivo.
    • Il punto di indifferenza si trova intorno ai 28.000 euro di reddito imponibile: sopra quella soglia l’IRES tende a pesare meno dell’IRPEF progressiva.
    • Vanno sempre considerati anche addizionali regionali e comunali che si sommano all’IRPEF.

    Due sistemi di tassazione a confronto

    Quando si avvia o si riorganizza una piccola impresa, una delle prime domande è: meglio restare come ditta individuale o aprire una SRL? Dietro questa scelta c’è, in buona parte, la differenza tra IRES e IRPEF – due modi molto diversi di tassare il reddito.

    L’IRPEF (Imposta sul reddito delle persone fisiche) è progressiva: più guadagni, più alta è l’aliquota applicata alla parte di reddito che supera le soglie. Dopo la riforma, gli scaglioni sono tre: 23% fino a 28.000 euro, 33% da 28.000 a 50.000 euro (dal 2026, legge di bilancio 2026; fino al 2025 era il 35%), 43% oltre 50.000 euro. A questi si aggiungono le addizionali regionali e comunali.

    L’IRES (Imposta sul reddito delle società) è invece proporzionale: l’aliquota è fissa al 24% qualunque sia il livello di reddito della società di capitali. Questo la rende prevedibile, ma non automaticamente più conveniente: bisogna tenere conto anche di cosa succede quando l’utile viene prelevato dalla società.

    IRES vs IRPEF – confronto diretto
    Aspetto IRES (SRL) IRPEF (ditta individuale / soc. persone)
    Aliquota base 24% proporzionale (uguale per tutti) 23% / 33% / 43% progressiva per scaglioni
    Soglie di scaglione Nessuna – aliquota unica 28.000 € / 50.000 € / oltre
    Addizionali No (è imposta societaria) Sì – regionali + comunali sul reddito personale
    Tassazione al prelievo Dividendo: ulteriore 26% sul socio persona fisica Reddito già tassato in capo al titolare/socio
    Doppia imposizione Sì – IRES sulla società + 26% sul dividendo No – tassazione unica per trasparenza
    Reddito non distribuito Utile in azienda tassato solo al 24% (nessun prelievo aggiuntivo) Sempre tassato in capo al titolare, anche se non prelevato
    Mini-IRES premiale Possibile aliquota ridotta al 20% se rispettate condizioni Non applicabile

    Esempio pratico

    • Alfa SRL produce un reddito imponibile di 60.000 euro. Paga IRES: 60.000 × 24% = 14.400 euro. Se poi distribuisce tutto come dividendo al socio Tizio, Tizio versa il 26% sulla parte netta: (60.000 − 14.400) × 26% = 11.856 euro. Carico totale: 14.400 + 11.856 = 26.256 euro, pari al 43,8% del reddito iniziale. Se invece Tizio operasse come ditta individuale con lo stesso imponibile di 60.000 euro, pagherebbe: 23% su 28.000 = 6.440 euro + 33% su 22.000 = 7.260 euro + 43% su 10.000 = 4.300 euro = 18.000 euro totali (senza addizionali). Morale: la SRL conviene quando l’utile resta reinvestito in azienda; se tutto viene distribuito, la doppia imposizione IRES + 26% supera spesso l’IRPEF personale.

    Documenti necessari

    • Visura camerale o atto costitutivo della società
    • Dichiarazione dei redditi dell’anno precedente (Redditi PF o SC)
    • Prospetto degli utili distribuiti o delibera di distribuzione dividendi
    • Eventuale verbale assembleare con approvazione del bilancio
    • Documentazione per il calcolo degli acconti IRES/IRPEF già versati

    Caso 1 – Tizio, artigiano con reddito sotto i 28.000 euro

    Scenario. Tizio gestisce un laboratorio artigianale come ditta individuale. Il reddito imponibile annuo è di circa 22.000 euro.

    Come si applica. Con l’IRPEF, Tizio paga il 23% su 22.000 euro = 5.060 euro. Se avesse una SRL con lo stesso imponibile, l’IRES sarebbe 22.000 × 24% = 5.280 euro – già superiore. In questa fascia di reddito la ditta individuale è spesso più leggera fiscalmente, perché l’aliquota IRPEF del 23% è inferiore all’IRES del 24%. Il vantaggio però si azzera se si sommano le addizionali regionali e comunali, che possono portare l’imposizione IRPEF effettiva oltre il 24%.

    In pratica

    • Sotto i 28.000 euro di reddito, la differenza IRES-IRPEF è minima o nulla.
    • Valutare sempre le addizionali locali: in alcune regioni superano il 2%, ribaltando il confronto.
    • La ditta individuale evita i costi di gestione di una SRL (contabilità ordinaria obbligatoria, delibere, bilancio).

    Caso 2 – Caio, imprenditore con utili crescenti che non vuole distribuire

    Scenario. Caio possiede una piccola SRL nel settore del commercio. Il reddito societario è di 80.000 euro. Ha deciso di reinvestire tutto l’utile in azienda per i prossimi tre anni.

    Come si applica. La SRL versa IRES: 80.000 × 24% = 19.200 euro. Non si distribuisce dividendo, quindi il socio Caio non paga nulla a livello personale in questi tre anni. Se Caio operasse come ditta individuale con 80.000 euro di reddito, pagherebbe: 23% su 28.000 = 6.440 + 33% su 22.000 = 7.260 + 43% su 30.000 = 12.900 = 26.600 euro totali (più addizionali). La SRL che trattiene gli utili è significativamente più efficiente: risparmio di oltre 7.800 euro l’anno. Il vantaggio si ridurrà nel momento in cui Caio deciderà di prelevare quegli utili come dividendi.

    In pratica

    • La SRL è vantaggiosa quando si reinveste: l’utile non distribuito sconta solo il 24%.
    • Il risparmio fiscale annuo, capitalizzato nel tempo, finanzia la crescita dell’impresa.
    • Pianificare in anticipo il momento e il modo del prelievo (dividendo vs compenso amministratore) è essenziale.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Quando conviene passare da ditta individuale a SRL?

    Quando il reddito supera stabilmente i 28.000-35.000 euro e si ha intenzione di reinvestire gli utili in azienda piuttosto che distribuirli. In quel caso la tassazione proporzionale al 24% dell’IRES è più vantaggiosa degli scaglioni IRPEF alti.

    La SRL paga anche l'IRAP?

    In linea generale sì: le società di capitali sono soggette all’IRAP (Imposta regionale sulle attività produttive). Le ditte individuali e le società di persone possono essere soggette all’IRAP a seconda dell’attività svolta. Il regime IRAP va valutato separatamente rispetto all’IRES/IRPEF.

    Cos'è la mini-IRES e quando si applica?

    È un’aliquota IRES ridotta al 20%, applicabile quando la società rispetta determinate condizioni premiali (in particolare: utili trattenuti e investiti, mantenimento dei livelli occupazionali). I requisiti specifici sono indicati nelle istruzioni ministeriali per Redditi SC.

    Se la SRL paga IRES e poi distribuisce dividendi, si paga due volte?

    Sì, si tratta della cosiddetta ‘doppia imposizione economica’: l’utile è tassato con IRES (24%) in capo alla società, e il dividendo distribuito al socio persona fisica è ulteriormente tassato al 26%. Il carico complessivo può superare il 43%.

    È possibile ridurre il carico fiscale della SRL con il compenso amministratore?

    Sì: il compenso all’amministratore è deducibile dalla SRL per cassa (art. 95, comma 5 TUIR), riducendo la base imponibile IRES. In capo all’amministratore è reddito assimilato a lavoro dipendente, tassato con IRPEF progressiva e soggetto a contributi. La convenienza dipende dall’aliquota marginale IRPEF dell’amministratore.

    Le addizionali IRPEF pesano molto?

    Dipende dalla regione e dal comune. Si aggiungono all’IRPEF ordinaria e possono portare il prelievo effettivo sul reddito personale anche oltre il 25-26% nelle fasce basse, ribaltando il vantaggio teorico rispetto all’IRES del 24%.

  • Art. 26 DPR 602/1973 – Notificazione della cartella di pagamento

    Art. 26 DPR 602/1973 – Notificazione della cartella di pagamento

    D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 – Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito

    La cartella e’ notificata dagli ufficiali della riscossione o da altri soggetti abilitati dal concessionario nelle forme previste dalla legge ovvero, previa eventuale convenzione tra comune e concessionario, dai messi comunali o dagli agenti della polizia municipale. La notifica puo’ essere eseguita anche mediante invio di raccomandata con avviso di ricevimento; in tal caso, la cartella e’ notificata in plico chiuso e la notifica si considera avvenuta nella data indicata nell’avviso di ricevimento sottoscritto da una delle persone previste dal secondo comma o dal portiere dello stabile dove e’ l’abitazione, l’ufficio o l’azienda.

    La notifica della cartella puo’ essere eseguita con le modalita’ e ai domicili digitali stabiliti dall’articolo 60-ter del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600.

    Quando la notificazione della cartella di pagamento avviene mediante consegna nelle mani proprie del destinatario o di persone di famiglia o addette alla casa, all’ufficio o all’azienda, non e’ richiesta la sottoscrizione dell’originale da parte del consegnatario.

    Nei casi previsti dall’art. 140 del codice di procedura civile, la notificazione della cartella di pagamento si effettua con le modalita’ stabilite dall’art. 60 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, e si ha per eseguita nel giorno successivo a quello in cui l’avviso del deposito e’ affisso nell’albo del comune.

    Il concessionario deve conservare per cinque anni la matrice o la copia della cartella con la relazione dell’avvenuta notificazione o l’avviso di ricevimento ed ha l’obbligo di farne esibizione su richiesta del contribuente o dell’amministrazione.

  • Procura speciale: fac-simile e quando serve il notaio

    Modelli e fac-simile · Famiglia e persone

    In sintesi

    La procura speciale conferisce a una persona il potere di rappresentare e impegnare il rappresentato per un singolo affare determinato. La forma deve essere quella richiesta per l’atto da compiere: per compravendite e atti pubblici serve l’autentica del notaio.

    Scheda rapida

    Quando si usa
    Per farsi rappresentare in uno specifico affare
    Forma
    Quella prescritta per l’atto (spesso notarile)
    Invio consigliato
    Consegna al procuratore; copia all’ente/controparte
    Riferimenti
    Artt. 1387-1392 c.c.

    Cos’è e quando si usa

    La procura è l’atto con cui si conferisce ad altri il potere di rappresentanza, cioè di compiere atti giuridici in nome e per conto del rappresentato, i cui effetti ricadono direttamente su quest’ultimo. È speciale quando riguarda un singolo affare o categoria di affari (es. vendere un immobile, riscuotere una somma, firmare un determinato contratto); è generale quando riguarda tutti gli affari.

    L’art. 1392 c.c. stabilisce che la procura deve avere la stessa forma prescritta per il contratto che il rappresentante deve concludere. Perciò, per una compravendita immobiliare o per atti che richiedono l’atto pubblico o la scrittura privata autenticata, la procura deve essere autenticata dal notaio. Per atti a forma libera può bastare la scrittura privata. Il fac-simile qui sotto è una traccia: il documento valido va adeguato alla forma richiesta.

    Cosa deve contenere

    • Dati completi del rappresentato (procurante) e del procuratore
    • Indicazione precisa dell’affare e dei poteri conferiti
    • Eventuali limiti (importo, condizioni, durata)
    • Forma adeguata all’atto da compiere (autentica notarile se necessaria)
    • Luogo, data e firma; autentica del pubblico ufficiale ove richiesta

    Fac-simile: procura speciale

    Fac-simile da compilare
    PROCURA SPECIALE
    
    Io sottoscritto/a [NOME E COGNOME], nato/a a [LUOGO] il [DATA], residente in [INDIRIZZO], C.F. [CODICE FISCALE],
    
    NOMINO E COSTITUISCO
    
    mio/mia procuratore/trice speciale il/la Sig./Sig.ra [NOME E COGNOME], nato/a a [LUOGO] il [DATA], C.F. [CODICE FISCALE],
    
    affinché in mio nome e per mio conto compia il seguente atto: [INDICARE CON PRECISIONE, es. vendere l'immobile sito in ___ al prezzo non inferiore a euro ___ / riscuotere la somma di euro ___ presso ___ / stipulare il contratto di ___].
    
    A tal fine conferisco al procuratore ogni più ampio potere necessario al compimento dell'atto, con i seguenti limiti: [EVENTUALI LIMITI / "nessuno"].
    
    La presente procura è valida fino a [DATA / al compimento dell'atto].
    
    [LUOGO], [DATA]
    
    Il/La rappresentato/a [FIRMA]
    
    ____________________________________________
    (autentica della firma da parte del notaio/pubblico ufficiale, ove richiesta dalla legge)

    I campi tra parentesi quadre [COSÌ] vanno sostituiti con i tuoi dati. Verifica sempre date, importi e riferimenti prima dell’invio.

    Come inviarlo e conservarlo

    Verifica la forma necessaria: se l’atto da compiere richiede l’atto pubblico o la scrittura privata autenticata (es. compravendita di immobili, costituzione di società, atti soggetti a trascrizione), la procura va redatta o autenticata dal notaio. Per atti a forma libera può bastare la scrittura privata con copia dei documenti.

    Consegna l’originale al procuratore e fornisci copia alla controparte o all’ente che deve riconoscerne i poteri. Tieni la procura circoscritta e, se opportuno, fissa limiti (prezzo minimo, importo massimo, scadenza). La procura può essere revocata: la revoca va comunicata ai terzi per essere loro opponibile.

    Errori da evitare

    • Usare una scrittura privata semplice quando serve l’atto notarile
    • Conferire poteri troppo ampi senza limiti per un singolo affare
    • Non indicare con precisione l’atto da compiere
    • Dimenticare di comunicare ai terzi l’eventuale revoca

    Domande frequenti

    Quando la procura deve essere fatta dal notaio?
    Quando l’atto da compiere richiede una forma solenne: ad esempio la compravendita di immobili o gli atti soggetti a trascrizione. In tal caso la procura deve avere la stessa forma, con autentica notarile.
    Che differenza c'è tra delega e procura?
    La delega autorizza un’attività materiale (ritirare un documento); la procura conferisce il potere di rappresentare e impegnare giuridicamente il rappresentato (firmare contratti, riscuotere).
    Posso revocare la procura?
    Sì, in qualsiasi momento. Per essere efficace verso i terzi, però, la revoca deve essere portata a loro conoscenza con mezzi idonei.

    Questo modello ha finalità divulgativa e va adattato alla tua situazione concreta. Non sostituisce la consulenza di un avvocato o di un professionista qualificato: per controversie di valore o in caso di dubbio, fatti assistere prima di inviare comunicazioni con effetti giuridici.

  • Mensa scolastica e spese scuola nel 730: la detrazione 19% fino a 1.000 euro

    Detrazione nel 730. Se sei uno studente fuori sede, o lo è un familiare a carico, verifica la detrazione del 19% sui canoni di locazione per studenti fuori sede.

    In sintesi

    • Detrazione 19% sulle spese di istruzione per scuole dell’infanzia, primaria e secondaria del sistema nazionale, fino a 1.000 euro per alunno.
    • Cosa rientra: mensa scolastica, pre e post scuola, assistenza al pasto, gite, assicurazione scolastica, trasporto scolastico, contributi per ampliamento offerta formativa.
    • Dove si dichiara: rigo E8/E9/E10, codice onere 12. Un rigo per ogni alunno.
    • Pagamento tracciabile obbligatorio: dal 2020 la detrazione spetta solo se la spesa è pagata con strumenti tracciabili (bonifico, carta, PagoPA, MAV).
    • Non cumulabile con la detrazione per erogazioni liberali agli istituti scolastici (codice 31).
    • Redditi oltre 75.000 euro: questa spesa rientra nel ‘riordino delle detrazioni’ e potrebbe subire limitazioni.

    Cosa rientra nelle spese di istruzione detraibili

    Mandare i figli a scuola costa: mensa, gite, assicurazione, pre e post scuola, trasporto. Una parte di queste spese riduce l’imposta da pagare grazie alla detrazione del 19% per spese di istruzione (codice 12, rigo E8/E9/E10 del quadro E). Il limite massimo è di 1.000 euro per alunno all’anno.

    La legge parla di spese per la frequenza di scuole dell’infanzia (asilo e materna), del primo ciclo (elementari e medie) e della scuola secondaria di secondo grado (superiori), purché appartenenti al sistema nazionale di istruzione, sia pubbliche sia paritarie senza scopo di lucro. Le scuole private non paritarie sono escluse.

    Le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate chiariscono espressamente cosa rientra nella detrazione: le spese per la mensa scolastica e per i servizi scolastici integrativi come l’assistenza al pasto e il pre e post scuola; le spese per le gite scolastiche e per l’assicurazione della scuola; le spese per il servizio di trasporto scolastico; i contributi deliberati dagli organi d’istituto per ampliare l’offerta formativa (per esempio corsi di lingua o teatro, anche fuori orario e senza obbligo di frequenza).

    Attenzione a un limite importante: questa detrazione non è cumulabile con quella prevista per le erogazioni liberali agli istituti scolastici (codice 31). Se hai versato soldi alla scuola come donazione volontaria per innovazione o edilizia, quella va indicata con codice 31 e non può sommarsi al limite di 1.000 euro del codice 12.

    Spese di istruzione: cosa rientra e limiti
    Voce di spesa Ammessa? Limite annuo
    Mensa scolastica e assistenza al pasto Rientra nel tetto di 1.000 €/alunno
    Pre e post scuola Rientra nel tetto di 1.000 €/alunno
    Gite scolastiche Rientra nel tetto di 1.000 €/alunno
    Assicurazione scolastica Rientra nel tetto di 1.000 €/alunno
    Trasporto scolastico Rientra nel tetto di 1.000 €/alunno
    Corsi deliberati dall'istituto (lingua, teatro…) Rientra nel tetto di 1.000 €/alunno
    Erogazioni liberali (innovazione, edilizia…) No (codice 31 separato) Regime distinto

    Esempio pratico

    • Tizio ha due figli: uno alle medie, uno alle superiori. Per il figlio alle medie ha pagato mensa (600 euro), gita scolastica (80 euro) e assicurazione (20 euro): totale 700 euro. Per il figlio alle superiori ha pagato trasporto scolastico (450 euro) e corso di teatro deliberato dall’istituto (200 euro): totale 650 euro. Tizio compila due righi E8/E9 del quadro E, uno per ciascun figlio: indica 700 euro per il primo e 650 euro per il secondo (entrambi sotto il tetto di 1.000 euro). La detrazione è del 19%: 700 × 19% = 133 euro + 650 × 19% = 123,50 euro. Risparmio totale: 256,50 euro di IRPEF in meno.

    Documenti necessari

    • Ricevute o bollettini di pagamento della mensa scolastica (devono essere tracciabili)
    • Ricevute del servizio di trasporto scolastico
    • Quietanze per gite scolastiche e assicurazione
    • Ricevuta per iscrizione a corsi deliberati dall’organo d’istituto
    • Documentazione del pre e post scuola con indicazione del servizio erogato

    Figlio unico con più voci di spesa

    Scenario. Caia ha un figlio alle elementari. Nel 2025 ha pagato: mensa 750 euro, pre-scuola 150 euro, gita 60 euro, assicurazione 15 euro. Totale: 975 euro. Tutti i pagamenti sono stati effettuati tramite PagoPA o bonifico bancario.

    Come si applica. La spesa totale di 975 euro è sotto il tetto di 1.000 euro per alunno. Caia indica 975 euro nel rigo E8 con codice 12. La detrazione del 19% vale 185,25 euro di IRPEF in meno. Se avesse speso 1.200 euro, avrebbe potuto indicare solo 1.000 euro (il massimo detraibile).

    In pratica

    • Somma tutte le voci (mensa, gite, trasporto, pre-scuola): il tetto è sull’importo totale, non per singola voce.
    • Conserva ogni ricevuta di pagamento: la tracciabilità è obbligatoria per avere la detrazione.

    Due figli in scuole diverse, spesa da dividere tra genitori

    Scenario. Tizio e Caia hanno due figli: uno alle medie, uno alle superiori. I pagamenti sono stati effettuati da entrambi. Decidono di dividere la detrazione: Tizio deduce le spese del figlio alle medie (900 euro), Caia quelle del figlio alle superiori (850 euro).

    Come si applica. Ciascuno compila un rigo separato (E8 e E9) con il codice 12 e la spesa di competenza. Se la ricevuta è intestata a un solo genitore ma la spesa è condivisa, è possibile annotare sul documento la percentuale di ripartizione. Tizio ottiene una detrazione di 171 euro (19% × 900), Caia di 161,50 euro (19% × 850).

    In pratica

    • Se i figli sono più di uno, compila un rigo distinto per ciascun figlio.
    • La detrazione può essere ripartita tra i genitori: indica la percentuale sul documento di spesa.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    La mensa scolastica dà diritto alla detrazione?

    Sì, espressamente. Le istruzioni AdE citano la mensa scolastica e i servizi integrativi come l’assistenza al pasto e il pre e post scuola tra le spese ammesse (codice 12).

    Qual è il massimale della detrazione per istruzione scolastica?

    1.000 euro per alunno all’anno. Se hai due figli a scuola, il tetto è 1.000 euro per ciascuno, non 1.000 euro in totale.

    Le gite scolastiche sono detraibili?

    Sì, rientrano nelle spese di istruzione detraibili con codice 12, dentro il tetto di 1.000 euro per alunno.

    Devo pagare con carta o bonifico?

    Sì. Dal 2020 la detrazione del 19% per le spese di istruzione spetta solo se il pagamento è tracciabile (bonifico, carta, PagoPA, MAV). Non vale il contante.

    La scuola privata non statale è ammessa?

    Solo se la scuola fa parte del sistema nazionale di istruzione (paritaria ai sensi della L. 62/2000). Le scuole private non paritarie non sono ammesse al codice 12.

    Posso detrarre anche il corso di teatro organizzato dalla scuola?

    Sì, se il corso è stato deliberato dagli organi d’istituto per l’ampliamento dell’offerta formativa. Anche se si svolge fuori orario e senza obbligo di frequenza, rientra nella detrazione.

    Vedi anche: Spese istruzione scolastica figli, Mantenimento dei figli, Figli maggiorenni studenti a carico, Figli a carico, Detrazione 19% spese conservatorio e scuole AFAM e Bonus centri estivi e sport per i figli.

  • Accettazione dell’eredità con beneficio d’inventario

    Accettare un’eredità può essere rischioso: con l’accettazione pura e semplice si risponde dei debiti anche con il proprio patrimonio. Il beneficio d’inventario è lo strumento che limita questo rischio, separando i conti del defunto da quelli dell’erede. Vediamo come funziona, come si attiva e in quali casi la legge lo impone.

    A cosa serve il beneficio d’inventario

    L’articolo 484 del Codice civile consente di accettare l’eredità con beneficio d’inventario. L’effetto principale è la separazione tra il patrimonio del defunto e quello personale dell’erede.

    Senza questa separazione, accettando in modo puro e semplice, i due patrimoni si fondono e l’erede risponde dei debiti del defunto anche con i propri beni.

    La responsabilità entro il valore dei beni

    Con il beneficio d’inventario l’erede risponde dei debiti e dei legati solo nei limiti del valore dei beni ereditari ricevuti (la regola è sintetizzata nell’espressione intra vires hereditatis).

    In pratica, se i debiti superano l’attivo, l’erede non ci rimette il proprio patrimonio: paga i creditori fino a concorrenza di quanto ha ricevuto e non oltre.

    Come si fa: dichiarazione e inventario

    L’accettazione con beneficio si fa con dichiarazione ricevuta da un notaio o dal cancelliere del tribunale del luogo in cui si è aperta la successione, inserita nel registro delle successioni.

    Alla dichiarazione deve seguire la redazione dell’inventario dei beni ereditari entro i termini di legge. Inventario e dichiarazione sono entrambi necessari: senza l’inventario nei termini, il beneficio può venire meno.

    I casi in cui è obbligatorio

    In alcune situazioni la legge impone l’accettazione con beneficio d’inventario, a tutela di chi non può scegliere consapevolmente. È obbligatorio per le eredità devolute a:

    • minori e persone soggette a tutela;
    • interdetti e inabilitati;
    • enti e persone giuridiche (con alcune eccezioni).

    In questi casi l’accettazione pura e semplice non è ammessa.

    Beneficio d’inventario o rinuncia?

    Di fronte a un’eredità incerta, le strade sono due: accettare con beneficio oppure rinunciare. Si rinuncia quando non si vuole nulla a che fare con l’eredità; si accetta con beneficio quando vi sono beni che valgono la pena, ma si teme la presenza di debiti.

    Il beneficio consente di incassare l’eventuale attivo netto senza esporre il proprio patrimonio: è la scelta prudente quando la situazione patrimoniale del defunto non è chiara.

    Gli effetti pratici della separazione

    Con la separazione i creditori del defunto e i legatari si soddisfano sui beni ereditari; i creditori personali dell’erede non possono aggredire quei beni se non dopo il pagamento dei primi.

    L’erede beneficiato amministra il patrimonio ereditario con specifici doveri e deve rendere conto: in cambio, è protetto dal rischio di pagare di tasca propria debiti che superano l’attivo.

    Un esempio concreto

    Alla morte dello zio, Caia eredita un appartamento del valore di 150.000 euro, ma scopre l’esistenza di debiti per circa 200.000 euro. Se accettasse puramente e semplicemente, dovrebbe pagare i 200.000 euro anche con i propri risparmi. Accetta invece con beneficio d’inventario: redatto l’inventario, risponde dei debiti solo fino a 150.000 euro, il valore di ciò che ha ricevuto. Il suo patrimonio personale resta al sicuro.

    Articoli di legge da consultare

    Domande frequenti

    Cosa cambia rispetto all’accettazione pura e semplice?

    Con l’accettazione pura e semplice rispondi dei debiti anche con il tuo patrimonio. Con il beneficio d’inventario rispondi solo nei limiti del valore dei beni ricevuti, perché i due patrimoni restano separati.

    Per chi è obbligatorio il beneficio d’inventario?

    È obbligatorio per le eredità devolute a minori, interdetti, inabilitati, enti e persone giuridiche. Queste categorie non possono accettare puramente e semplicemente.

    Basta la dichiarazione o serve anche l’inventario?

    Servono entrambi. Alla dichiarazione ricevuta dal notaio o in tribunale deve seguire la redazione dell’inventario nei termini di legge; in mancanza, il beneficio può perdersi.

    Risorse correlate

    I contenuti hanno finalità divulgativa e non sostituiscono la consulenza di un avvocato. Per la propria situazione specifica si raccomanda di rivolgersi a un professionista abilitato.

    Vedi anche: Successione legittima, Rinuncia all’eredità, Eredità e casa del convivente, Imposta di registro sulla divisione di eredità e immobili, Acquisti immobiliari ed eredita degli enti privati e Valore dell’eredità e asse ereditario.

  • Art. 25-bis DPR 602/1973 – Rateazione cartella e responsabilità sussidiaria

    Art. 25-bis DPR 602/1973 – Rateazione cartella e responsabilità sussidiaria

    D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 – Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito

    1. In caso di responsabilita’ sussidiaria, quando il debitore principale ottiene la rateazione del pagamento delle somme iscritte a ruolo, la prescrizione del diritto di credito e’ sospesa anche nei confronti dei coobbligati in via sussidiaria, a decorrere dal versamento della prima rata e per l’intera durata del piano di rateazione ottenuto dal debitore principale. L’agente della riscossione da’ immediata notizia ai coobbligati in via sussidiaria della richiesta di rateazione avanzata dal debitore principale, del numero di rate richieste e della durata del piano di rateazione.

  • Studio associato o STP: quale forma per i professionisti

    In sintesi

    • Lo studio associato produce reddito di lavoro autonomo attribuito per trasparenza agli associati: ognuno paga l’IRPEF sulla propria quota.
    • La STP di capitali (es. STP-SRL) paga IRES al 24% sul reddito societario; i soci pagano poi il 26% sui dividendi distribuiti.
    • In entrambe le forme, la cassa professionale di categoria resta dovuta dai singoli professionisti iscritti.
    • Lo studio associato ha struttura più semplice e adempimenti ridotti; la STP richiede bilancio, contabilità ordinaria, deposito atti.
    • La responsabilità nello studio associato è personale dei singoli soci; nella STP-SRL può essere limitata al patrimonio sociale.
    • La scelta incide su detraibilità dei costi: il professionista in studio associato deduce i costi analitici dal reddito di lavoro autonomo.

    Lavorare insieme: due modelli molto diversi

    Avvocati, commercialisti, ingegneri, medici: quando più professionisti decidono di lavorare insieme, si pone subito la domanda sulla forma organizzativa. Le due opzioni principali sono lo studio associato (associazione professionale) e la STP – la Società tra Professionisti introdotta dalla legge 183/2011.

    La differenza non è solo burocratica. Riguarda come vengono tassati i redditi, chi risponde dei debiti, come vengono gestiti i rapporti con i clienti e come funziona la previdenza. Lo studio associato è la forma tradizionale: produce reddito di lavoro autonomo, attribuito direttamente ai soci in proporzione alle rispettive quote. Ciascuno paga l’IRPEF sulla sua parte. La struttura è trasparente – come una società di persone – ma rimane nell’alveo del lavoro autonomo.

    La STP è invece una vera e propria società, che può essere di persone o di capitali. La STP costituita come SRL, ad esempio, è soggetta all’IRES al 24% sul proprio reddito. Gli utili distribuiti ai soci scontano il 26% aggiuntivo. La qualificazione del reddito STP (lavoro autonomo o reddito d’impresa) ha ricevuto chiarimenti dall’Agenzia delle Entrate nel corso degli anni, e dipende dalla forma societaria scelta.

    Studio associato vs STP – confronto strutturale e fiscale
    Aspetto Studio associato STP (es. STP-SRL)
    Natura giuridica Associazione professionale – lavoro autonomo Società (di persone o capitali) tra professionisti
    Tassazione del reddito IRPEF progressiva per trasparenza su ogni associato (23% / 33% / 43%) IRES 24% in capo alla STP; poi 26% sui dividendi distribuiti ai soci
    Trasparenza fiscale Sì – reddito imputato ai soci anche se non distribuito No – reddito tassato in capo alla società
    Cassa professionale Dovuta dai singoli professionisti iscritti all'ordine Dovuta dai singoli professionisti iscritti all'ordine
    Responsabilità patrimoniale Personale e illimitata dei soci Limitata al patrimonio sociale (per la STP-SRL)
    Contabilità richiesta Semplificata possibile (se nei limiti) Ordinaria obbligatoria per la STP-SRL
    Adempimenti societari Ridotti – nessun bilancio depositato Bilancio, assemblea soci, deposito CCIAA, verbali

    Esempio pratico

    • Tizio e Caio sono due avvocati che lavorano insieme. Fatturano complessivamente 300.000 euro, con costi deducibili di 80.000 euro. Reddito netto: 220.000 euro, diviso in parti uguali: 110.000 euro ciascuno. Come studio associato, ognuno applica l’IRPEF progressiva sulla propria quota: 23% su 28.000 = 6.440 + 33% su 22.000 = 7.260 + 43% su 60.000 = 25.800 = 39.500 euro a testa (più addizionali). Come STP-SRL, la società paga IRES: 220.000 × 24% = 52.800 euro. Se poi distribuisce tutto: (220.000 − 52.800) × 26% = 43.472 euro. Totale IRES + imposta dividendo: 96.272 euro – sensibilmente più alto rispetto ai 79.880 euro totali dell’IRPEF sullo studio associato. La STP-SRL conviene solo se si reinvestono gli utili o se la struttura societaria porta vantaggi non fiscali (responsabilità limitata, ingresso di nuovi soci, ecc.).

    Documenti necessari

    • Atto costitutivo e statuto dello studio associato o della STP
    • Iscrizione all’albo professionale di competenza di tutti i soci
    • Registro dei compensi e delle spese (per il reddito di lavoro autonomo)
    • Bilancio d’esercizio (obbligatorio per la STP-SRL)
    • Certificazione di regolarità previdenziale con la cassa professionale
    • Eventuale accordo di distribuzione degli utili tra i soci

    Caso 1 – Tizio, medico specialista che vuole associarsi con due colleghi

    Scenario. Tizio è un medico con reddito di lavoro autonomo elevato. Valuta se aprire uno studio associato con due colleghi o costituire una STP-SRL.

    Come si applica. Come medico iscritto all’Ordine, Tizio deve versare i contributi alla propria cassa previdenziale (ENPAM) indipendentemente dalla forma organizzativa scelta. Nello studio associato, il reddito di ciascuno è tassato con l’IRPEF progressiva sulla quota di spettanza. La struttura è semplice da costituire e gestire. Con la STP-SRL, il reddito societario sconta l’IRES al 24%; se distribuito come dividendo, aggiunge il 26% in capo ai soci. Per un professionista sanitario con redditi elevati e intenzione di distribuire regolarmente gli utili, la STP di capitali rischia di essere meno efficiente dell’associazione professionale. La STP diventa interessante se i soci intendono reinvestire una parte degli utili nella struttura (attrezzature, locali) senza distribuirli.

    In pratica

    • La cassa previdenziale (ENPAM, CNPADC, ecc.) è sempre dovuta dal singolo professionista.
    • Lo studio associato è fiscalmente più semplice per chi distribuisce sistematicamente gli utili.
    • La STP-SRL offre responsabilità limitata: utile se l’attività comporta rischi patrimoniali elevati.

    Caso 2 – Caio, commercialista che valuta la STP per attrarre nuovi soci

    Scenario. Caio gestisce uno studio professionale avviato e vuole strutturarsi come STP per permettere l’ingresso di due giovani professionisti con quote minoritarie, facilitando la pianificazione della successione.

    Come si applica. La STP di capitali è la forma più adatta per gestire strutture complesse con più soci a diversi livelli: consente di emettere quote con diritti differenziati, di prevedere clausole di prelazione e di pianificare l’uscita dei soci fondatori. Dal punto di vista fiscale, la STP-SRL paga l’IRES al 24% sul reddito societario. Se gli utili vengono parzialmente reinvestiti (formazione, tecnologia, espansione), solo la parte distribuita come dividendo subisce il 26% in capo ai soci. In questa struttura, il costo fiscale della parte reinvestita è solo il 24% – inferiore all’IRPEF che Caio pagherebbe personalmente nella fascia alta (35-43%). La scelta richiede però una gestione professionale della contabilità ordinaria e l’obbligo di bilancio depositato.

    In pratica

    • La STP-SRL è adatta a strutture multi-socio con pianificazione dell’ingresso e dell’uscita dei professionisti.
    • La responsabilità limitata protegge il patrimonio personale dei soci per le obbligazioni societarie.
    • Il vantaggio fiscale emerge quando una quota degli utili viene reinvestita e non distribuita.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    La cassa previdenziale si paga anche se si è in una STP?

    Sì. La cassa professionale (INARCASSA, CNPADC, ENPAM, ecc.) è dovuta dal singolo professionista iscritto all’albo, indipendentemente dalla forma organizzativa. Non è la STP a versare i contributi alla cassa, ma ogni professionista a titolo personale.

    Uno studio associato può assumere dipendenti?

    Sì, uno studio associato può avere dipendenti. Le spese per il personale sono deducibili dal reddito di lavoro autonomo dello studio, riducendo il reddito imputato ai singoli associati.

    Nella STP il reddito è sempre classificato come reddito d'impresa?

    Dipende dalla forma societaria. Per la STP costituita come società di capitali (SRL) l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che il reddito è generalmente reddito d’impresa, soggetto a IRES. Per le STP di persone la qualificazione può essere diversa. È opportuno verificare la propria situazione specifica con un consulente.

    Chi risponde dei debiti dello studio associato?

    Nello studio associato la responsabilità è personale e illimitata dei soci. Ogni associato risponde con il proprio patrimonio personale per le obbligazioni dello studio. Nella STP-SRL, la responsabilità è in linea di principio limitata al patrimonio sociale, salvo eccezioni per obbligazioni professionali specifiche.

    È possibile passare da studio associato a STP in un secondo momento?

    Sì, ma il passaggio comporta la costituzione di una nuova società, il trasferimento dei contratti e dei rapporti in corso, e potenziali conseguenze fiscali (ad esempio sulla valutazione dell’avviamento). È un’operazione che richiede pianificazione anticipata e assistenza professionale.

    Il regime forfettario è compatibile con lo studio associato o la STP?

    Il regime forfettario è riservato alle persone fisiche che esercitano attività d’impresa, arti o professioni in forma individuale. Non è applicabile agli studi associati né alle STP: queste strutture seguono le regole ordinarie (IRPEF per trasparenza o IRES).

  • Art. 25 DPR 602/1973 – Cartella di pagamento

    Art. 25 DPR 602/1973 – Cartella di pagamento

    D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 – Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito

    1. Il concessionario notifica la cartella di pagamento al debitore iscritto a ruolo o al coobbligato nei confronti dei quali procede, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre: a) del terzo anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione, per le somme che risultano dovute a seguito dell’attivita’ di liquidazione prevista dall’articolo 36-bis del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600; b) del quarto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione, per le somme che risultano dovute a seguito dell’attivita’ di controllo formale prevista dall’articolo 36-ter; c) del secondo anno successivo a quello in cui l’accertamento e’ divenuto definitivo, per le somme dovute in base agli accertamenti dell’ufficio; c-bis) del terzo anno successivo a quello di scadenza dell’ultima rata del piano di rateazione per le somme dovute a seguito degli inadempimenti di cui all’articolo 15-ter.

    2. La cartella di pagamento, redatta in conformita’ al modello approvato con decreto del Ministero delle finanze, contiene l’intimazione ad adempiere l’obbligo risultante dal ruolo entro il termine di sessanta giorni dalla notificazione, con l’avvertimento che, in mancanza, si procedera’ ad esecuzione forzata.

    2-bis. La cartella di pagamento contiene anche l’indicazione della data in cui il ruolo e’ stato reso esecutivo.

    3. Ai fini della scadenza del termine di pagamento il sabato e’ considerato giorno festivo.

  • Detrazione o deduzione: che differenza c’è (con esempi)

    In sintesi

    • La detrazione riduce direttamente l’imposta da pagare (es. 19% delle spese sanitarie): se devi 1.000 euro di IRPEF e hai una detrazione di 190 euro, paghi 810 euro.
    • La deduzione riduce il reddito imponibile: si sottrae dal reddito lordo prima di calcolare l’IRPEF. Il risparmio dipende quindi dalla tua aliquota marginale.
    • Una deduzione da 1.000 euro vale 230 euro di risparmio per chi ha aliquota al 23%, ma 430 euro per chi ha aliquota al 43%: più alto è il reddito, più conviene dedurre.
    • Esempi di detrazioni: spese sanitarie (19%), interessi sul mutuo per la prima casa (19%), spese per istruzione, premi assicurativi.
    • Esempi di deduzioni: contributi previdenziali, contributi a fondi pensione complementare, assegno di mantenimento al coniuge, rendita catastale dell’abitazione principale.
    • Le detrazioni si calcolano sull’imposta lorda; le deduzioni si sottraggono dal reddito complessivo prima di calcolare l’imposta.

    La differenza tra detrazione e deduzione, spiegata in modo semplice

    Detrazione e deduzione: due parole che suonano simili ma funzionano in modo completamente diverso. Confonderle può portarti a stimare male il risparmio fiscale che ti spetta, oppure a non capire perché la tua dichiarazione è uscita con un importo diverso da quello che ti aspettavi.

    La differenza di fondo è questa: la detrazione agisce sull’imposta (abbassa il conto finale), mentre la deduzione agisce sul reddito (abbassa la base su cui si calcola l’imposta). È come se in un negozio la detrazione fosse uno sconto diretto sul totale da pagare alla cassa, mentre la deduzione fosse uno sconto sul prezzo del prodotto prima ancora di calcolare l’IVA.

    Il valore pratico delle due agevolazioni dipende dalla tua situazione: le detrazioni (come quella del 19% sulle spese sanitarie) danno lo stesso beneficio a tutti, indipendentemente dal reddito. Le deduzioni, invece, valgono di più per chi ha un reddito elevato, perché le aliquote IRPEF sono progressive: 23% fino a 28.000 euro, 33% da 28.000 a 50.000 euro (dal 2026; fino al 2025 era il 35%), 43% oltre 50.000 euro.

    Capire questa distinzione ti aiuta a pianificare meglio: per esempio, sapere che i contributi al fondo pensione sono deducibili (non detraibili) ti dice che il risparmio fiscale è tanto più alto quanto più guadagni.

    Detrazione vs deduzione: confronto diretto
    Aspetto Detrazione Deduzione
    Su cosa agisce Riduce l'imposta lorda già calcolata Riduce il reddito imponibile prima del calcolo dell'imposta
    Aliquota di risparmio Fissa (es. 19% per spese sanitarie) Variabile: dipende dall'aliquota marginale del contribuente (23%, 33% o 43%)
    Esempi tipici Spese sanitarie, interessi mutuo prima casa, spese istruzione, premi assicurativi Contributi previdenziali, contributi fondi pensione, assegno mantenimento coniuge, rendita catastale abitazione principale
    Risparmio per reddito basso (23%) Fisso: 19% della spesa (se detrazione al 19%) 23% della spesa dedotta
    Risparmio per reddito alto (43%) Fisso: 19% della spesa (se detrazione al 19%) 43% della spesa dedotta: più del doppio rispetto al reddito basso
    Dove si inserisce in dichiarazione Quadro E del 730 o Redditi PF (oneri e spese) Si sottrae dal reddito complessivo prima del Quadro E

    Esempio pratico

    • Tizio e Caio hanno entrambi versato 1.000 euro di contributi a un fondo pensione complementare nel 2025 (voce deducibile). Tizio ha un reddito di 20.000 euro (aliquota marginale 23%): la deduzione gli fa risparmiare 230 euro di IRPEF. Caio ha un reddito di 55.000 euro (aliquota marginale 43%): la stessa deduzione di 1.000 euro gli fa risparmiare 430 euro di IRPEF. Stessa spesa, risparmio fiscale quasi doppio. Se invece entrambi avessero spese sanitarie per 1.000 euro (detrazione al 19%), il risparmio sarebbe identico per entrambi: 1.000 × 19% = 190 euro ciascuno, indipendentemente dal reddito.

    Documenti necessari

    • Ricevute e fatture delle spese sanitarie (per detrazioni al 19%)
    • Quietanze degli interessi passivi sul mutuo (attestato rilasciato dalla banca)
    • Certificazione dei contributi versati al fondo pensione complementare
    • Documentazione degli assegni periodici corrisposti al coniuge separato (sentenza del tribunale)
    • CU (Certificazione Unica) del datore di lavoro con i contributi previdenziali già trattenuti
    • Ricevute di pagamento delle spese universitarie, scolastiche o per asili nido

    Tizio: spese sanitarie, una classica detrazione al 19%

    Scenario. Tizio ha un reddito da lavoro dipendente di 30.000 euro e ha sostenuto 2.000 euro di spese sanitarie nel 2025 (visite specialistiche, farmaci con ricetta, analisi).

    Come si applica. Le spese sanitarie danno diritto a una detrazione del 19% sulla parte eccedente la franchigia di 129,11 euro (la franchigia è la parte che resta a tuo carico e non si detrae). Spesa detraibile: 2.000 – 129,11 = 1.870,89 euro. Detrazione: 1.870,89 × 19% = 355 euro circa. Questa somma viene sottratta direttamente dall’IRPEF lorda di Tizio: se doveva 4.000 euro di IRPEF, ne paga circa 3.645. Il beneficio è lo stesso per tutti, indipendentemente dal reddito (purché ci sia sufficiente IRPEF da cui detrarre).

    In pratica

    • La franchigia di 129,11 euro si applica al totale delle spese sanitarie: è la parte che non si detrae.
    • Conserva tutti gli scontrini e le ricevute delle spese sanitarie: potrebbero essere richiesti in caso di controllo.
    • Se hai poco reddito e poca IRPEF lorda, la detrazione potrebbe essere solo parzialmente utilizzabile (non si ha rimborso in contanti per la parte eccedente l’imposta dovuta).

    Caio: contributi al fondo pensione, una deduzione che vale di più ad alto reddito

    Scenario. Caio è un dirigente con reddito di 60.000 euro e versa 3.000 euro annui a un fondo pensione complementare.

    Come si applica. I contributi ai fondi pensione complementari sono deducibili dal reddito complessivo. Caio porta in deduzione 3.000 euro: il suo reddito imponibile scende da 60.000 a 57.000 euro. Su questi 3.000 euro si applica la sua aliquota marginale del 43% (scaglione oltre 50.000 euro): risparmio IRPEF = 3.000 × 43% = 1.290 euro. Se fosse stato nel primo scaglione (23%), lo stesso versamento avrebbe dato un risparmio di soli 690 euro. La deduzione premia chi ha un reddito più alto.

    In pratica

    • Il fondo pensione è una delle poche deduzioni che cresce con il reddito: più guadagni, più risparmio fiscale ottieni.
    • Verifica il massimale deducibile annuo per i fondi pensione (le istruzioni non indicano un importo specifico per il 2025: verifica con il tuo CAF o commercialista).
    • La deduzione riduce il reddito su cui si calcolano anche le addizionali regionale e comunale, non solo l’IRPEF.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Qual è la differenza principale tra detrazione e deduzione?

    La detrazione riduce l’imposta già calcolata (es. detrazione al 19% delle spese sanitarie: 100 euro di spesa = 19 euro in meno di imposta). La deduzione riduce il reddito imponibile prima di calcolare l’imposta: il risparmio dipende dalla tua aliquota marginale.

    Le spese sanitarie sono detraibili o deducibili?

    Le spese sanitarie sono detraibili al 19% sulla parte eccedente la franchigia di 129,11 euro. Fanno eccezione alcune spese sanitarie specifiche per soggetti con disabilità, che invece sono deducibili.

    I contributi previdenziali versati all'INPS sono deducibili?

    Sì. I contributi previdenziali obbligatori (es. quelli versati come lavoratore dipendente, già trattenuti in busta paga, o quelli versati da artigiani e commercianti) sono deducibili dal reddito complessivo.

    Una detrazione non utilizzata perché l'imposta è bassa può essere rimborsata?

    No. Le detrazioni si sottraggono dall’IRPEF lorda: se l’imposta dovuta è inferiore alla detrazione, la parte eccedente è persa (non si recupera in contanti). Fanno eccezione alcune detrazioni che prevedono meccanismi di rimborso specifici.

    La deduzione per l'abitazione principale come funziona?

    Il reddito dell’abitazione principale concorre al reddito complessivo ai fini IRPEF, ma è prevista una deduzione pari alla rendita catastale dell’immobile (e delle pertinenze). In pratica, il reddito figurativo della casa in cui abiti viene annullato dalla deduzione, quindi non paghi IRPEF su di esso.

    Se ho sia detrazioni che deduzioni, quale ordine si applica?

    Prima si applicano le deduzioni (che riducono il reddito complessivo), poi si calcola l’IRPEF lorda sul reddito ridotto, e infine si sottraggono le detrazioni dall’IRPEF lorda. L’ordine è importante: prima reddito, poi imposta.

Informazione di carattere generale. I calcoli e le indicazioni di questa pagina hanno finalità divulgativa e si basano sulle fonti ufficiali indicate nel metodo editoriale. Non sostituiscono il parere di un professionista abilitato: per la valutazione del caso concreto è necessario rivolgersi a un avvocato, a un commercialista o a un consulente iscritto al proprio albo.