Indice
  1. Testo dell'articolo
  2. Commento
  3. Pronunce Corte Costituzionale
  4. Prassi e linee guida
  5. Casi pratici
  6. Domande frequenti
  7. Vedi anche

Testo dell'articoloVigente

Art. 317-bis c.p. – Pene accessorie

Testo vigente – R.D. 1398/1930 (aggiornato da Normattiva)

La condanna per i reati di cui agli articoli 314, 317, 318, 319, 319-bis, 319-ter, 319-quater, primo comma, 320, 321, 322, 322-bis e 346-bis importa l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e l’incapacità in perpetuo di contrattare con la pubblica amministrazione, salvo che per ottenere le prestazioni di un pubblico servizio. Nondimeno, se viene inflitta la reclusione per un tempo non superiore a due anni o se ricorre la circostanza attenuante prevista dall’articolo 323-bis, primo comma, la condanna importa l’interdizione e il divieto temporanei, per una durata non inferiore a cinque anni né superiore a sette anni.

Quando ricorre la circostanza attenuante prevista dall’articolo 323-bis, secondo comma, la condanna per i delitti ivi previsti importa le sanzioni accessorie di cui al primo comma del presente articolo per una durata non inferiore a un anno né superiore a cinque anni .

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In sintesi

  • Pena accessoria obbligatoria per reati di corruzione e concussione
  • Interdizione perpetua dai pubblici uffici per pene detentive superiori a tre anni
  • Interdizione temporanea se la pena è inferiore a tre anni per circostanze attenuanti
  • Applica a condannati per gli articoli 314, 317, 319 e 319-ter
  • Effetto: incapacità permanente di ricoprire incarichi pubblici
Indice dei contenuti

La condanna per concussione (art. 317) e corruzione (artt. 314, 318, 319) comporta l'interdizione perpetua dai pubblici uffici.

Ratio

Le pene accessorie nel diritto penale italiano rappresentano conseguenze ulteriori rispetto alla pena principale, colpendo specifici diritti o capacità del condannato. Nel caso della corruzione e della concussione, l'interdizione dai pubblici uffici rispecchia il principio che chi ha abusato della propria qualifica pubblica per commettere reati non può continuare a ricoprire posizioni di responsabilità. È una forma di protezione istituzionale e di fiducia pubblica.

Analisi

L'articolo 317-bis stabilisce che la condanna per concussione (art. 317) e corruzione per l'esercizio della funzione (art. 318) o per atto contrario ai doveri d'ufficio (art. 319) importa ipso facto l'interdizione perpetua dai pubblici uffici. Tuttavia, il comma successivo introduce una deroga: se il tribunale applica circostanze attenuanti tali da infliggere una pena detentiva inferiore ai tre anni, l'interdizione diventa temporanea (non perpetua). La temporaneità della pena detentiva costituisce quindi una soglia critica nel determinare il tipo di interdizione.

Quando si applica

Un sindaco condannato per corruzione per atto contrario ai doveri d'ufficio (art. 319) a quattro anni di reclusione: automaticamente subisce l'interdizione perpetua dai pubblici uffici. Se invece fosse stato condannato a due anni (per circostanze attenuanti), subirebbe l'interdizione temporanea. Un funzionario condannato per concussione a sei anni: interdizione perpetua. Una volta interdetto perpetuamente, non può candidarsi a cariche pubbliche, continuare a ricoprire il ruolo, neppure dopo scontata la pena.

Connessioni

Collegata agli articoli 314, 318, 319, 319-ter (reati dai quali dipende l'interdizione), 27 della Costituzione (principi di proporzionalità della pena), 658 Codice Penale (definizione di interdizione dai pubblici uffici), 315 (abolito). L'interdizione è registrata nel casellario giudiziale e costituisce causa permanente di incandidabilità per uffici pubblici secondo la legislazione su conflitti di interesse e Agenzia per l'anticorruzione.

Pronunce della Corte Costituzionale

Prassi e linee guida

Ministero della Giustizia

Codici giuridici

Il Ministero della Giustizia mette a disposizione la raccolta ufficiale dei codici giuridici italiani aggiornati, utile per consultare il testo vigente e i collegamenti normativi.

Casi pratici

Caso 1: Caso 1

Tizio è un assessore comunale condannato definitivamente per corruzione per atto contrario ai doveri d'ufficio (art. 319) a una pena di cinque anni di reclusione (nessuna circostanza attenuante significativa). Per effetto dell'articolo 317-bis, subisce automaticamente l'interdizione perpetua dai pubblici uffici. Conseguenze: decade immediatamente dalla carica di assessore, non può più candidarsi a sindaco, consigliere, assessore o altra carica pubblica, nemmeno dopo il completamento della pena. Rimane interdetto per sempre nel casellario.

Caso 2: Caio è un ufficiale della Guardia di Finanza condannato per concussione (art

317) a tre anni e mezzo di reclusione. Essendo la pena superiore a tre anni, subisce l'interdizione perpetua dai pubblici uffici. Tuttavia, se il tribunale d'appello, accogliendo circostanze attenuanti molto significative, lo avesse condannato a due anni e sei mesi, l'interdizione diventerebbe temporanea (es., dieci anni dalla liberazione), permettendogli teoricamente di essere riabilitato dopo tale periodo.

Domande frequenti

L'interdizione temporanea quale durata ha?

La durata non è fissa. Dipende dalle valutazioni del tribunale in base alle circostanze. Può variare da alcuni anni fino a decine di anni, ma rimane comunque temporanea e non permanente come la perpetua.

Se sono interdetto perpetuamente, posso almeno lavorare nel privato?

Sì, l'interdizione dai pubblici uffici riguarda solo la sfera pubblica. Potete lavorare nel settore privato, come consulente o imprenditore, senza alcuna limitazione.

Un'interdizione temporanea scade automaticamente o devo riabilitarmi?

Scade automaticamente al termine del periodo stabilito. Non è necessaria una domanda di riabilitazione, ma il casellario registra comunque il termine della misura.

Se sono interdetto perpetuamente e muoio, la sentenza rimane agli atti?

Sì, la condanna rimane definitiva nel casellario, anche dopo la morte. È un dato storico e amministrativo permanente.

Posso impugnare la pena accessoria separatamente dalla pena detentiva?

No, l'interdizione non è autonomamente ricorribile: dipende dalla sentenza di condanna nel suo complesso. L'impugnazione della pena principale coinvolge anche le pene accessorie.

Ultimo aggiornamento redazionale: 9 maggio 2026
Fonti consultate: 2 fontei verificate
Vedi anche
A cura di
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale
Fondatore e responsabile editoriale di Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica e fiscale gratuita su 101 testi e codici italiani. È un progetto individuale: la selezione delle fonti, la stesura dei commenti e la revisione sono curate direttamente dall’autore. I contenuti hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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