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Art. 319-ter c.p. Corruzione in atti giudiziari
In vigore dal 1° luglio 1931
Se i fatti indicati negli articoli 318 e 319 sono commessi per favorire o danneggiare una parte in un processo civile, penale o amministrativo, si applica la pena della reclusione da quattro a dieci anni. (1)
Se dal fatto deriva l’ingiusta condanna di taluno alla reclusione non superiore a cinque anni, la pena è della reclusione da cinque(2) a dodici anni ; se deriva l’ingiusta condanna alla reclusione superiore a cinque anni o all’ergastolo, la pena è della reclusione da sei a venti anni.
:(1) così sostituite dall’art. 1, L. 6 novembre 2012, n. 190.
:(2) così sostituita dall’art. 1, L. 6 novembre 2012, n. 190.
Avvertenza: il testo è pubblicato a fini informativi e divulgativi. Per casi specifici è sempre consigliato rivolgersi a un professionista abilitato.
In sintesi
Corruzione in atti giudiziari: punizione da quattro a dieci anni; fino a venti se ne deriva ingiusta condanna.
Ratio
La corruzione in atti giudiziari è una variante qualificata che colpisce la corruzione commessa nel contesto di un processo. La ragione della maggior severità risiede nel danno istituzionale: non solo si compromette l'integrità del funzionario, ma si contamina il processo stesso, venendo meno il principio di imparzialità della magistratura. Se ne deriva un'ingiusta condanna, il danno è ulteriormente aggravato dalla perdita di libertà della persona innocente.
Analisi
L'art. 319-ter c.p. aggrava i reati di corruzione (artt. 318-319) quando la corruzione avviene al fine di favorire o danneggiare una parte in processo civile, penale o amministrativo. La norma prevede due fasce di pena: la base (quattro a dieci anni), e due fasce aggravate se dal fatto deriva una condanna. La gradazione segue la gravità della sentenza ingiusta: fino a cinque anni (cinque-dodici anni di reclusione); superiore a cinque anni o ergastolo (sei-venti anni). L'elemento soggettivo richiede il dolo specifico di influenzare l'esito del processo.
Quando si applica
Un giudice civile riceve una tangente da un'impresa per pronunciare sentenza favorevole in una lite commerciale, causando la perdita di una lite a un concorrente innocente; un sostituto procuratore accetta denaro da un avvocato per omettere di indagare su un reato di cui ha acquisito notizia; un perito giudiziale in un processo di risarcimento è corrotto per aumentare il danno nei calcoli. In questi casi la corruzione è giudiziale e l'aggravamento scatta automaticamente.
Connessioni
Strettamente collegata agli artt. 318-319 c.p. (sua base legale), si differenzia per il contesto processuale. Connessa inoltre ai reati di falsa testimonianza (art. 372 c.p.), frode processuale (art. 374 c.p.), e perjury nel sistema angloamericano. Se la corruzione non è in atto giudiziale, non scatta la qualificazione dell'art. 319-ter. Il nesso di causalità tra corruzione e ingiusta condanna deve essere provato.
Domande frequenti
Quale differenza c'è tra corruzione semplice e corruzione in atti giudiziari?
La corruzione semplice (art. 319) è generica. La giudiziale (art. 319-ter) è qualificata quando finalizzata a influenzare un processo civile, penale o amministrativo. Le pene sono più severe.
Se il funzionario corrotto non è un magistrato, si applica comunque l'art. 319-ter?
Sì. Rientra per i pubblici ufficiali che intervengono in processi, come cancellieri, periti, ausiliari di polizia giudiziaria, persino difensori pubblici in qualità di pubblico incaricato.
Cosa succede se la corruzione in atti giudiziari non provoca una condanna ingiusta?
La base è quattro-dieci anni. L'aggravamento a cinque-dodici o sei-venti scatta solo se la corruzione deriva effettivamente una condanna ingiusta all'innocente.
Chi può denunciare corruzione giudiziale?
Chiunque ne ha notizia: la parte danneggiata, altri testimoni, gli avvocati. Non è reato di querela, procede d'ufficio il pubblico ministero.
La corruzione giudiziale prescrive?
Sì, in venti anni dal fatto. Tuttavia, la prescrizione è sospesa durante il processo e riprende dopo la sentenza di primo grado.