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Ultimo aggiornamento: 27 Maggio 2026
Fonte: Normattiva.it · Gazzetta Ufficiale
Indice
  1. Testo dell'articolo
  2. Commento
  3. Casi pratici
  4. Domande frequenti
  5. Vedi anche
In sintesi
L'art. 27 del D.Lgs. 231/2001 stabilisce il principio fondamentale della responsabilità patrimoniale dell'ente: dell'obbligazione per il pagamento della sanzione pecuniaria risponde esclusivamente l'ente con il proprio patrimonio o fondo comune, senza che si possa rivalere sulle persone fisiche che hanno commesso il reato presupposto. Questa separazione patrimoniale è coerente con la natura «para-penale» della responsabilità degli enti e con il principio di autonomia della responsabilità dell'ente rispetto a quella delle persone fisiche (art. 8, D.Lgs. 231/2001). Il comma 2 attribuisce ai crediti dello Stato derivanti da questi illeciti un privilegio processuale: la sanzione pecuniaria 231 è equiparata alla pena pecuniaria ai fini delle disposizioni del codice di procedura penale sui crediti da reato. Ciò significa che in caso di insolvenza dell'ente o di concorso con altri creditori, lo Stato gode di una posizione preferenziale nel recupero delle somme. Questa norma ha ricadute pratiche significative in sede di valutazione del rischio da parte dei creditori dell'ente e nella pianificazione delle operazioni straordinarie.

Testo dell'articoloVigente

Art. 27 D.Lgs. 231/2001 Responsabilita Enti — Responsabilità patrimoniale dell’ente

In vigore dal 04/07/2001

1. Dell'obbligazione per il pagamento della sanzione pecuniaria risponde soltanto l'ente con il suo patrimonio o con il fondo comune.

2. I crediti dello Stato derivanti degli illeciti amministrativi dell'ente relativi a reati hanno privilegio secondo le disposizioni del codice di procedura penale sui crediti dipendenti da reato. A tale fine, la sanzione pecuniaria si intende equiparata alla pena pecuniaria.

Commento

L'art. 27 del D.Lgs. 231/2001 svolge una funzione di raccordo sistematico essenziale: chiarisce che la sanzione pecuniaria 231 è un'obbligazione dell'ente in quanto tale, non di chi lo amministra o di chi ha fisicamente compiuto il reato. La persona fisica autrice del reato risponderà penalmente secondo le norme ordinarie; l'ente risponderà «amministrativamente» (ancorché in sede penale) solo con il proprio patrimonio. Questo significa che soci, azionisti e amministratori non possono essere escussi personalmente per le sanzioni 231 dell'ente, salvo che abbiano agito in qualità di autori del reato presupposto e siano già oggetto di una distinta condanna penale.

Il riferimento al «fondo comune» riguarda gli enti privi di personalità giuridica — associazioni non riconosciute, comitati, partnership informali — per i quali non esiste un patrimonio separato in senso tecnico: in questi casi, la sanzione si soddisfa sul fondo che il gruppo ha messo in comune. Il comma 2 introduce invece un profilo di diritto processuale rilevante: il credito dello Stato per la sanzione pecuniaria 231 segue le regole privilegiate previste per le pene pecuniarie nel codice di rito (artt. 316 e seguenti c.p.p.), con possibilità di sequestro conservativo e vincoli sui beni dell'ente già nella fase cautelare.

In un'ottica di compliance e gestione del rischio, la norma ha implicazioni dirette nella due diligence delle operazioni di M&A e nella valutazione del merito creditizio delle società. Un ente sottoposto a procedimento 231 può avere il proprio patrimonio gravato da sequestri cautelari: chi acquista quote o si appresta a fondersi con quel soggetto deve considerare tale passivo potenziale. Per approfondire le implicazioni specifiche nel singolo caso è sempre necessario il supporto di un professionista legale qualificato.

Casi pratici

Caso 1: SRL in liquidazione e passivo 231

Caso 2: Holding che acquisisce target con procedimento 231 in corso

Domande frequenti

Se l'ente condannato ex D.Lgs. 231/2001 è insolvente, chi paga la sanzione pecuniaria?

Nessun altro. L'art. 27 stabilisce con chiarezza che dell'obbligazione risponde «soltanto l'ente» con il suo patrimonio. Gli amministratori, i soci e gli autori del reato non sono tenuti al pagamento in via personale per la sola sanzione 231. Lo Stato potrà insinuarsi nel passivo fallimentare (o nelle procedure di liquidazione) con il privilegio riconosciuto dal comma 2.

La sanzione pecuniaria 231 è presa in considerazione nelle operazioni di due diligence pre-acquisizione?

Sì, ed è uno degli aspetti più rilevanti della legal due diligence. Un procedimento 231 in corso espone l'ente target a un passivo potenziale significativo (sanzioni pecuniarie fino a centinaia di migliaia di euro) e a rischi di sanzioni interdittive. L'acquirente deve verificare l'esistenza di procedimenti pendenti, la presenza di un MOG adeguato e l'esposizione al rischio di reiterazione.

Il sequestro preventivo del patrimonio dell'ente può avvenire prima della condanna?

Sì. L'art. 53 del D.Lgs. 231/2001 prevede il sequestro preventivo a fini di confisca per i beni di cui potrebbe disporsi la confisca ex art. 19, già nella fase delle indagini. Il credito statale per la sanzione pecuniaria beneficia inoltre del regime privilegiato del c.p.p. per i crediti da reato, che consente misure conservative preventive.

A cura di
Andrea Marton — Autore e divulgatore giuridico
Autore e responsabile editoriale di La Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica gratuita su 54 testi e codici italiani. I contenuti hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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