Art. 5-bis D.Lgs. 28/2010 – Procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo
D.Lgs. 4 marzo 2010, n. 28 – testo aggiornato
1. Quando l'azione di cui all'articolo 5, comma 1, è stata introdotta con ricorso per decreto ingiuntivo, nel procedimento di opposizione l'onere di presentare la domanda di mediazione grava sulla parte che ha proposto ricorso per decreto ingiuntivo. Il giudice alla prima udienza provvede sulle istanze di concessione e sospensione della provvisoria esecuzione se formulate e, accertato il mancato esperimento del tentativo obbligatorio di mediazione, fissa la successiva udienza dopo la scadenza del termine di cui all'articolo 6. A tale udienza, se la mediazione non è stata esperita, dichiara l'improcedibilità della domanda giudiziale proposta con il ricorso per decreto ingiuntivo, revoca il decreto opposto e provvede sulle spese. (9) 10
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In sintesi
Nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, la mediazione obbligatoria si svolge dopo la pronuncia sui provvedimenti urgenti.
L'onere è dell'opposto (creditore originario), pena improcedibilità dell'opposizione e definitività del decreto.
La regola supera precedenti incertezze interpretative su chi dovesse attivarsi.
Riforma Cartabia ha codificato il criterio fissato dalla giurisprudenza.
Indice dei contenuti
L'articolo 5-bis è una delle innovazioni più operative della riforma Cartabia. Risolve una questione che aveva diviso la giurisprudenza per anni: in caso di opposizione a decreto ingiuntivo, chi deve promuovere la mediazione, se la materia è tra quelle obbligatorie?
Il problema risolto
Prima della Cartabia, la giurisprudenza era oscillante. L'orientamento successivamente affermatosi attribuiva l'onere al creditore opposto, ossia a chi aveva ottenuto il decreto. Il legislatore ha recepito questa lettura, evitando che il debitore opponente potesse paralizzare la procedura mediativa per ottenere l'improcedibilità a proprio vantaggio.
Tempistica
La mediazione si esperisce dopo la pronuncia del giudice sulle istanze urgenti (provvisoria esecutorietà, sua sospensione). Solo all'esito di queste valutazioni preliminari il giudice fissa il termine per la mediazione. La logica è di non differire la tutela urgente del credito alle lungaggini conciliative.
Conseguenze della mancata attivazione
Se l'opposto non attiva la mediazione nel termine, l'opposizione è dichiarata improcedibile e il decreto ingiuntivo diventa definitivo. È una sanzione forte ma coerente: il creditore che ha scelto la via dell'ingiunzione si fa carico di completarne il percorso conciliativo, quando la legge lo impone.
Convenuto opponente
Il debitore opponente non resta passivo: ha onere di partecipare all'incontro, pena le conseguenze previste dall'art. 12-bis. La sua posizione è bilanciata: ha provocato il processo opponendosi, ma l'attivazione del procedimento mediativo grava su chi aveva ottenuto il provvedimento favorevole.
Effetto deflattivo
Il meccanismo dell'art. 5-bis ha lo scopo dichiarato di favorire la composizione conciliativa di crediti già documentati ma contestati. La sede mediativa è particolarmente idonea quando il debitore non nega il credito ma chiede dilazioni o ricalcoli.
Casi pratici
Caso 1: opposto inerte
Tizio ottiene un decreto ingiuntivo contro Caio per crediti contrattuali in materia mediabile. Caio si oppone. Il giudice concede la provvisoria esecutorietà e assegna termine per la mediazione, ma Tizio non vi provvede. L'opposizione viene dichiarata improcedibile, ma proprio per questa improcedibilità il decreto si stabilizza: un'occasione persa di confronto, perché Tizio avrebbe potuto rafforzare la propria posizione anche conciliativa.
Caso 2: mediazione tentata, esito negativo
Sempronio attiva la mediazione dopo l'opposizione del debitore. L'incontro si svolge ma non porta ad accordo: il giudizio prosegue regolarmente, con la condizione di procedibilità assolta.
Domande frequenti
Chi deve attivare la mediazione nell'opposizione a decreto ingiuntivo?
L'opposto, ossia il creditore originario che ha ottenuto il decreto. La regola, codificata dalla Cartabia, supera precedenti incertezze.
Quando si esperisce la mediazione nell'opposizione?
Dopo la pronuncia del giudice sulle istanze urgenti (concessione o sospensione della provvisoria esecutorietà). Solo allora si apre la fase conciliativa.
Cosa succede se l'opposto non attiva la mediazione?
L'opposizione è dichiarata improcedibile e il decreto diventa definitivo. Una sanzione che incide direttamente sulla validità del titolo esecutivo.
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale
Fondatore e responsabile editoriale di Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica e fiscale gratuita su 101 testi e codici italiani. È un progetto individuale: la selezione delle fonti, la stesura dei commenti e la revisione sono curate direttamente dall’autore. I contenuti hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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In sintesi
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L'articolo 5-bis è una delle innovazioni più operative della riforma Cartabia. Risolve una questione che aveva diviso la giurisprudenza per anni: in caso di opposizione a decreto ingiuntivo, chi deve promuovere la mediazione, se la materia è tra quelle obbligatorie?
Il problema risolto
Prima della Cartabia, la giurisprudenza era oscillante. L'orientamento successivamente affermatosi attribuiva l'onere al creditore opposto, ossia a chi aveva ottenuto il decreto. Il legislatore ha recepito questa lettura, evitando che il debitore opponente potesse paralizzare la procedura mediativa per ottenere l'improcedibilità a proprio vantaggio.
Tempistica
La mediazione si esperisce dopo la pronuncia del giudice sulle istanze urgenti (provvisoria esecutorietà, sua sospensione). Solo all'esito di queste valutazioni preliminari il giudice fissa il termine per la mediazione. La logica è di non differire la tutela urgente del credito alle lungaggini conciliative.
Conseguenze della mancata attivazione
Se l'opposto non attiva la mediazione nel termine, l'opposizione è dichiarata improcedibile e il decreto ingiuntivo diventa definitivo. È una sanzione forte ma coerente: il creditore che ha scelto la via dell'ingiunzione si fa carico di completarne il percorso conciliativo, quando la legge lo impone.
Convenuto opponente
Il debitore opponente non resta passivo: ha onere di partecipare all'incontro, pena le conseguenze previste dall'art. 12-bis. La sua posizione è bilanciata: ha provocato il processo opponendosi, ma l'attivazione del procedimento mediativo grava su chi aveva ottenuto il provvedimento favorevole.
Effetto deflattivo
Il meccanismo dell'art. 5-bis ha lo scopo dichiarato di favorire la composizione conciliativa di crediti già documentati ma contestati. La sede mediativa è particolarmente idonea quando il debitore non nega il credito ma chiede dilazioni o ricalcoli.
Casi pratici
Caso 1: opposto inerte
Tizio ottiene un decreto ingiuntivo contro Caio per crediti contrattuali in materia mediabile. Caio si oppone. Il giudice concede la provvisoria esecutorietà e assegna termine per la mediazione, ma Tizio non vi provvede. L'opposizione viene dichiarata improcedibile, ma proprio per questa improcedibilità il decreto si stabilizza: un'occasione persa di confronto, perché Tizio avrebbe potuto rafforzare la propria posizione anche conciliativa.
Caso 2: mediazione tentata, esito negativo
Sempronio attiva la mediazione dopo l'opposizione del debitore. L'incontro si svolge ma non porta ad accordo: il giudizio prosegue regolarmente, con la condizione di procedibilità assolta.
Domande frequenti
Chi deve attivare la mediazione nell'opposizione a decreto ingiuntivo?
L'opposto, ossia il creditore originario che ha ottenuto il decreto. La regola, codificata dalla Cartabia, supera precedenti incertezze.
Quando si esperisce la mediazione nell'opposizione?
Dopo la pronuncia del giudice sulle istanze urgenti (concessione o sospensione della provvisoria esecutorietà). Solo allora si apre la fase conciliativa.
Cosa succede se l'opposto non attiva la mediazione?
L'opposizione è dichiarata improcedibile e il decreto diventa definitivo. Una sanzione che incide direttamente sulla validità del titolo esecutivo.