Testo dell'articoloVigente
Art. 5-quinquies D.Lgs. 28/2010 – Formazione del magistrato, valutazione del contenzioso definito con mediazione demandata e collaborazione
D.Lgs. 4 marzo 2010, n. 28 – testo aggiornato
1. Il magistrato cura la propria formazione e il proprio aggiornamento in materia di mediazione con la frequentazione di seminari e corsi, organizzati dalla Scuola superiore della magistratura, anche attraverso le strutture didattiche di formazione decentrata.
2. Ai fini della valutazione di cui all' articolo 11 del decreto legislativo 5 aprile 2006, n. 160 , la frequentazione di seminari e corsi di cui al comma 1, il numero e la qualità degli affari definiti con ordinanza di mediazione o mediante accordi conciliativi costituiscono, rispettivamente, indicatori di impegno, capacità e laboriosità del magistrato.
3. Le ordinanze con cui il magistrato demanda le parti in mediazione e le controversie definite a seguito della loro adozione sono oggetto di specifica rilevazione statistica.
4. Il capo dell'ufficio giudiziario può promuovere, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, progetti di collaborazione con università, ordini degli avvocati, organismi di mediazione, enti di formazione e altri enti e associazioni professionali e di categoria, nel rispetto della reciproca autonomia, per favorire il ricorso alla mediazione demandata e la formazione in materia di mediazione. (9) 10
In sintesi
Indice dei contenuti
L'articolo 5-quinquies è una norma di sistema, inserita dalla Cartabia per consolidare la mediazione come strumento ordinario del processo civile. Affronta tre temi: formazione del magistrato, valutazione professionale e collaborazione istituzionale.
La formazione come prerequisito
La mediazione demandata richiede competenze specifiche: capacità di valutare la conciliabilità della causa, di redigere ordinanze motivate, di interpretare gli esiti del procedimento. La Scuola Superiore della Magistratura ha quindi il compito di assicurare percorsi formativi adeguati. È un investimento culturale, non solo tecnico.
Valutazione professionale
La capacità di promuovere efficacemente la mediazione demandata entra tra gli elementi valutativi della professionalità del magistrato. Si tratta di un'innovazione di rilievo: il legislatore non si limita a consentire la mediazione demandata, ma la incoraggia rendendola parte del profilo professionale. Resta inteso che la valutazione non penalizza il magistrato che, motivatamente, ritenga la causa non conciliabile.
Collaborazione tra istituzioni
Uffici giudiziari, organismi di mediazione e ordini forensi sono invitati a collaborare nella diffusione della cultura mediativa. Si pensi a protocolli sull'individuazione delle cause idonee, a percorsi formativi congiunti, a osservatori sulla qualità delle procedure. Questa rete istituzionale è la condizione di efficacia della politica deflattiva.
Implicazioni operative
Per i magistrati: documentare le ragioni dell'invio in mediazione e dell'esito, partecipare ai percorsi formativi, dialogare con gli organismi. Per gli avvocati: presentare ai giudici elementi che evidenzino la conciliabilità (relazioni continuative, danni quantificabili, disponibilità delle parti). Per gli organismi: rendicontare gli esiti in modo trasparente, alimentando la base statistica del sistema.
Una norma culturale
L'articolo 5-quinquies non incide direttamente su un procedimento specifico, ma sull'orientamento dell'intero sistema. Le sue ricadute si vedranno nel medio periodo, attraverso una progressiva integrazione della mediazione nella prassi giudiziaria.
Casi pratici
Caso 1: protocollo di tribunale
Un tribunale adotta un protocollo con gli organismi locali: nelle cause condominiali e successorie il giudice invita le parti in mediazione dopo la prima udienza, salvo motivata esclusione. La prassi riduce i tempi medi e aumenta i tassi di accordo. L'esperienza viene rendicontata alla Scuola Superiore della Magistratura come buona pratica.
Caso 2: formazione applicata
Tizio è giudice di primo grado e, dopo aver partecipato a un corso sulla mediazione demandata, applica criteri più affinati. Nelle controversie sanitarie complesse seleziona quelle con disponibilità delle parti al confronto e ottiene un tasso di conciliazione superiore alla media. L'esperienza arricchisce il suo profilo professionale.
Domande frequenti
I magistrati hanno formazione obbligatoria sulla mediazione?
La Scuola Superiore della Magistratura cura percorsi formativi specifici; la legge non impone obbligatorietà rigida ma valorizza la formazione nel quadro professionale.
La promozione della mediazione incide sulla valutazione del magistrato?
Sì, la capacità di promuovere efficacemente la mediazione demandata è elemento valutativo. Non penalizza chi motivatamente la esclude.
Esistono protocolli tra tribunali e organismi?
Sì, molti uffici giudiziari hanno protocolli per individuare cause idonee e gestire i flussi. Sono strumenti pratici che migliorano l'efficacia del sistema.