Testo unico dei servizi pubblici locali di rilevanza economica (D.Lgs. 23 dicembre 2022, n. 201)
1. Il presente decreto entra in vigore il 31 dicembre 2022. Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare. Dato a Roma, addì 23 dicembre 2022 MATTARELLA Meloni, Presidente del Consiglio dei ministri Visto, il Guardasigilli: Nordio articolo precedente
Chi la rilascia: il sostituto d’imposta (datore di lavoro, ente previdenziale, committente) che ha corrisposto redditi soggetti a ritenuta.
Scadenza di trasmissione: di norma entro il 16 marzo il sostituto la invia all’Agenzia delle Entrate e la consegna al percettore.
Cosa certifica: redditi da lavoro dipendente, pensioni, redditi di lavoro autonomo e provvigioni, con le relative ritenute operate.
Ritenute a titolo d’acconto: quelle certificate nella CU si scomputano dall’IRPEF dovuta in sede di dichiarazione dei redditi.
Precompilata: i dati della CU confluiscono direttamente nel modello 730 precompilato messo a disposizione dall’Agenzia delle Entrate.
Termine più ampio: per le CU contenenti solo redditi di lavoro autonomo non rientranti nella precompilata è previsto un termine di trasmissione all’Agenzia successivo al 16 marzo.
Che cos'è la Certificazione Unica e a cosa serve
Quando ricevi uno stipendio, una pensione o un compenso professionale, chi ti paga non ti versa l’intera somma: trattiene una parte a titolo di imposta – la cosiddetta ritenuta – e la versa direttamente allo Stato al tuo posto. Questo soggetto si chiama sostituto d’imposta. La Certificazione Unica, abbreviata in CU, è il documento ufficiale che il sostituto ti rilascia per attestare quanto ti ha pagato e quanta imposta ha già trattenuto per tuo conto durante l’anno.
La CU non è un semplice pezzo di carta: è la fonte da cui parte la tua dichiarazione dei redditi. I dati che contiene finiscono nella dichiarazione precompilata che l’Agenzia delle Entrate mette a disposizione ogni primavera. Se la tua situazione è semplice – un solo datore di lavoro, nessuna altra fonte di reddito – potresti accettare la precompilata quasi senza modifiche, grazie proprio alle informazioni che il tuo datore ha comunicato con la CU.
Nella CU trovi i redditi che hai percepito nell’anno (stipendi, pensioni, compensi, provvigioni) e la somma delle ritenute già versate allo Stato. Questi dati ti servono per capire se a fine anno hai pagato troppo (e hai diritto a un rimborso) o troppo poco (e devi versare la differenza). Tenerla al sicuro è il primo passo per fare la dichiarazione senza sorprese.
Riepilogo: tipologie di reddito certificate nella CU
Tipo di reddito
Chi la rilascia
Tipo di ritenuta
Lavoro dipendente e assimilati
Datore di lavoro / ente
Acconto IRPEF (scaglioni progressivi)
Pensioni
Ente previdenziale (INPS, casse)
Acconto IRPEF (scaglioni progressivi)
Lavoro autonomo / professionisti
Committente / cliente
Acconto 20% sul compenso imponibile
Provvigioni agenti e rappresentanti
Mandante / preponente
23% sul 50% delle provvigioni (o 20% se agente con dipendenti)
Prestazioni occasionali
Committente sostituto
Acconto 20% sul compenso
Esempio pratico
Tizio lavora come libero professionista e nel 2025 ha fatturato a un cliente (committente sostituto) un compenso di 10.000 euro. Il committente ha trattenuto la ritenuta d’acconto del 20%, pari a 2.000 euro, e l’ha versata con F24. A marzo il committente consegna a Tizio la CU, che riporta: compenso 10.000 euro, ritenute operate 2.000 euro. Quando Tizio compila la dichiarazione dei redditi, indica quei 10.000 euro tra i redditi di lavoro autonomo e detrae i 2.000 euro già versati: se la sua IRPEF totale risulta, per esempio, 3.500 euro, deve versare solo i 1.500 euro rimanenti.
Documenti necessari
Certificazione Unica (CU) consegnata dal datore di lavoro, ente pensionistico o committente
Eventuale seconda CU se si hanno più sostituti (es. due datori di lavoro nell’anno)
Modello F24 con i versamenti delle ritenute (utile per verifica, in possesso del sostituto)
Deleghe di versamento o prospetti paga per riscontro dei singoli mesi
Caso 1 – Tizio, lavoratore dipendente con un solo datore
Scenario. Tizio è impiegato a tempo indeterminato. Nel 2025 ha avuto un unico datore di lavoro che ogni mese gli ha applicato la ritenuta IRPEF in busta paga, riconoscendo anche le detrazioni per lavoro dipendente.
Come si applica. A marzo il datore consegna a Tizio la CU con il totale dei redditi da lavoro dipendente e le ritenute operate nell’anno. Poiché il datore ha già eseguito il conguaglio di fine anno in busta paga (verificando se le ritenute mensili corrispondevano all’imposta dovuta), la CU riflette una situazione già regolata. Tizio trova quegli stessi dati nel 730 precompilato e, se non ha altre detrazioni da aggiungere, può accettarlo senza modifiche.
In pratica
Controlla che il reddito nella CU corrisponda alla somma degli imponibili delle buste paga dell’anno.
Se hai avuto permessi non retribuiti o periodi di malattia, l’imponibile in CU sarà inferiore alla retribuzione lorda: è normale.
Conserva la CU per almeno cinque anni: può servirti in caso di controllo.
Caso 2 – Caio, professionista con più committenti
Scenario. Caio è consulente informatico con partita IVA. Nel 2025 ha lavorato per tre aziende diverse, ognuna delle quali ha trattenuto la ritenuta d’acconto del 20% sui compensi pagati.
Come si applica. A marzo Caio riceve tre CU separate, una per ciascun committente sostituto. Ognuna certifica i compensi e le ritenute del singolo rapporto. Nella dichiarazione dei redditi Caio somma i compensi delle tre CU, calcola l’IRPEF totale sullo scaglione di reddito corrispondente e detrae tutte le ritenute certificate. Se il totale delle ritenute subite supera l’IRPEF calcolata, ha diritto a un rimborso; in caso contrario deve versare il saldo.
In pratica
Raccogli tutte le CU prima di compilare la dichiarazione: dimenticarne una significa dichiarare un reddito inferiore al reale.
Le ritenute d’acconto del 20% sono solo un anticipo: l’imposta definitiva dipende dal reddito complessivo e dall’aliquota marginale applicabile.
Se un committente non ti ha consegnato la CU entro il termine, richiedila formalmente: l’omessa certificazione è sanzionata per il sostituto.
Quando rivolgersi a un professionista
La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.
Il sostituto la trasmette all’Agenzia delle Entrate e la consegna al percettore di norma entro il 16 marzo. Per le CU contenenti solo redditi di lavoro autonomo non rientranti nella dichiarazione precompilata è previsto un termine più ampio.
Cosa faccio se il mio datore non mi consegna la CU?
Contatta il sostituto per iscritto e chiedi la consegna: l’omessa certificazione è sanzionata dalla legge. Puoi anche verificare direttamente sul sito dell’Agenzia delle Entrate, dove la CU trasmessa dal sostituto è consultabile nell’area riservata.
La CU sostituisce la busta paga?
No. La busta paga è il prospetto mensile della retribuzione; la CU è il riepilogo annuale di tutti i redditi e le ritenute e ha valore fiscale ufficiale. Ai fini della dichiarazione conta la CU, non le singole buste paga.
Devo allegare la CU alla dichiarazione dei redditi?
No, non si allega. I dati della CU vengono trasmessi direttamente dall’Agenzia delle Entrate tramite il sostituto e confluiscono nella precompilata. Devi solo conservarla in caso di controllo.
La ritenuta nella CU è l'imposta definitiva che devo?
Dipende. Se si tratta di ritenuta a titolo d’acconto (come per il lavoro autonomo al 20% o per il lavoro dipendente), è un anticipo: il conguaglio avviene in dichiarazione. Se è una ritenuta a titolo d’imposta (es. cedolare secca o certe ritenute su non residenti), l’imposta è già definitiva e non va riliquidata.
Ho avuto due datori di lavoro nell'anno: ricevo due CU?
Sì, ogni sostituto emette una CU separata per i redditi da lui corrisposti. Devi inserire i dati di tutte le CU ricevute nella dichiarazione, altrimenti rischi di dichiarare un reddito inferiore al reale.
Testo vigente verificato su Normattiva. Scheda in arricchimento editoriale.
Se più edizioni sono prevedute nel contratto, l'editore è obbligato ad avvisare l'autore dell'epoca presumibile dell'esaurimento dell'edizione in corso, entro un congruo termine, prima dell'epoca stessa.
Egli deve contemporaneamente dichiarare all'autore se intende o no procedere ad una nuova edizione.
Se l'editore ha dichiarato di rinunciare ad una nuova edizione o se, avendo dichiarato di volere procedere ad una nuova edizione, non vi procede nel termine di due anni dalla notifica di detta dichiarazione, il contratto si intende risoluto.
L'autore ha diritto al risarcimento dei danni per la mancata nuova edizione se non sussistano giusti motivi da parte dell'editore.
Chi è il sostituto: il condominio, per legge, assume il ruolo di sostituto d’imposta quando affida lavori o servizi con contratto di appalto.
Aliquota del 4%: la ritenuta è pari al 4% del corrispettivo lordo ed è applicata a titolo d’acconto – non è quindi un’imposta definitiva per l’impresa appaltatrice.
Cosa rientra: pulizie condominiali, manutenzioni, lavori edili, giardinaggio e qualsiasi prestazione resa nell’ambito di un contratto di appalto di opere o servizi.
Versamento con F24: la ritenuta trattenuta va versata entro il giorno 16 del mese successivo a quello in cui è stata operata.
Soglie cumulative: sono previste soglie minime per il versamento cumulativo, che permettono di accorpare importi di modesta entità.
Certificazione obbligatoria: il condominio (tramite l’amministratore) rilascia la Certificazione Unica all’impresa e la trasmette all’Agenzia delle Entrate.
Il condominio come sostituto d'imposta: che cosa significa
Quando un condominio affida la pulizia delle scale, la manutenzione dell’ascensore o un intervento edile a un’impresa esterna, non si limita a pagare la fattura. Per legge, il condominio è un sostituto d’imposta: deve trattenere una parte del corrispettivo – pari al 4% – e versarla direttamente allo Stato per conto dell’impresa che ha eseguito i lavori.
Questo meccanismo esiste perché lo Stato vuole garantirsi un anticipo sull’imposta che l’impresa appaltatrice dovrà poi pagare sulla propria dichiarazione dei redditi. Per l’impresa la ritenuta non è una perdita definitiva: viene scomputata dall’IRPEF o dall’IRES dovuta a fine anno.
In pratica l’amministratore di condominio è la figura che gestisce concretamente questi adempimenti: trattiene il 4%, versa la somma con modello F24 e rilascia la Certificazione Unica all’impresa. Capire come funziona il meccanismo è utile sia per i condomini che vogliono controllare la corretta gestione, sia per le imprese che ricevono pagamenti al netto della ritenuta.
Il condominio Alfa stipula un contratto annuale di pulizia con la ditta Servizi Verdi per un corrispettivo mensile di 500 euro. Ogni mese l’amministratore trattiene il 4% di 500 euro, cioè 20 euro, e versa alla ditta soltanto 480 euro. Entro il 16 del mese successivo versa i 20 euro all’Erario con F24. A fine anno la ditta avrà ricevuto 5.760 euro netti e potrà scomputare 240 euro di ritenute dalla propria dichiarazione dei redditi.
Documenti necessari
Contratto di appalto stipulato con l’impresa (per verificare che si tratti di appalto e non di semplice fornitura)
Fatture dell’impresa appaltatrice con evidenza del corrispettivo lordo
Ricevuta F24 dei versamenti mensili della ritenuta
Certificazione Unica (CU) emessa dal condominio e consegnata all’impresa
Modello 770 del condominio, riepilogo annuale di tutte le ritenute versate
Tizio: manutenzione straordinaria dell'ascensore
Scenario. Il condominio di Tizio commissiona alla ditta Alfa una revisione straordinaria dell’ascensore per 3.000 euro. L’amministratore si chiede se debba applicare la ritenuta.
Come si applica. Il contratto è un appalto di opere: l’amministratore deve trattenere il 4% di 3.000 euro, cioè 120 euro. Paga alla ditta 2.880 euro e versa i 120 euro con F24 entro il 16 del mese successivo. Entro i termini previsti rilascia la Certificazione Unica alla ditta, che utilizzerà quei 120 euro come credito d’imposta nella propria dichiarazione.
In pratica
Calcola il 4% sul corrispettivo lordo indicato in fattura.
Versa la ritenuta con F24 entro il 16 del mese successivo.
Rilascia la Certificazione Unica all’impresa nei termini previsti.
Caio: contratto di pulizia con importi modesti
Scenario. Il piccolo condominio di Caio paga un’impresa di pulizie 80 euro al mese. La ritenuta mensile del 4% è pari a 3,20 euro: l’amministratore si chiede se debba versarla ogni mese.
Come si applica. Per importi di modesta entità sono previste soglie minime per il versamento cumulativo. L’amministratore può quindi accumulare le ritenute di più mesi e versarle in un’unica soluzione quando si raggiunge la soglia, senza dover fare un F24 da pochi euro ogni mese. È importante tenere traccia degli importi accantonati per non perdere i termini complessivi.
In pratica
Verifica se gli importi mensili rientrano nelle soglie minime per il versamento cumulativo.
Tieni un registro delle ritenute mensili accantonate.
Versa in un’unica soluzione quando si supera la soglia, rispettando i termini.
Quando rivolgersi a un professionista
La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.
Il condominio deve applicare il 4% su tutte le fatture?
No: la ritenuta del 4% si applica solo ai contratti di appalto di opere o servizi. Non si applica, ad esempio, a semplici forniture di beni o a prestazioni occasionali prive di un contratto di appalto sottostante.
Chi si occupa degli adempimenti in condominio?
L’amministratore di condominio gestisce in concreto la trattenuta, il versamento con F24 e l’emissione della Certificazione Unica. Risponde personalmente degli eventuali omessi versamenti.
L'impresa appaltatrice perde il 4% trattenuto?
No. La ritenuta è a titolo d’acconto: l’impresa la recupera nella propria dichiarazione dei redditi come credito d’imposta, scomputandola dall’IRPEF o dall’IRES dovuta.
Cosa succede se l'amministratore non versa la ritenuta?
L’omesso versamento è sanzionato. È possibile regolarizzare la posizione con il ravvedimento operoso, versando la ritenuta, la sanzione ridotta (proporzionale al ritardo) e gli interessi legali, tutti con F24.
Il condominio deve presentare anche il modello 770?
Sì. Il modello 770 è la dichiarazione del sostituto d’imposta: il condominio (tramite l’amministratore) deve presentarlo in via telematica entro il 31 ottobre dell’anno successivo, riepilogando tutte le ritenute operate e i versamenti effettuati.
La ritenuta si applica anche se l'impresa è in regime forfettario?
I contribuenti in regime forfettario sono esclusi dall’applicazione delle ritenute d’acconto sui propri compensi e devono dichiararlo in fattura. In quel caso il condominio non deve trattenere il 4%. Verificare sempre la dicitura in fattura.
Dichiarazione telematica: si presenta all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli per ogni operazione con Paesi extra-UE.
All’importazione si pagano i dazi doganali e l’IVA all’importazione, entrambi liquidati in dogana.
All’esportazione la cessione è non imponibile IVA e non sconta dazi UE.
Codice EORI obbligatorio: chi importa o esporta deve registrarsi una sola volta; per i soggetti italiani è collegato alla partita IVA.
Rappresentante doganale: uno spedizioniere doganale può curare lo sdoganamento in nome e per conto dell’impresa.
Che cos'è la dichiarazione doganale e quando serve
Ogni volta che una merce varca il confine doganale dell’Unione Europea – entrando da un Paese extracomunitario o uscendo verso di esso – chi commercia è tenuto a presentare una dichiarazione doganale all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Non si tratta di un adempimento solo burocratico: è il documento con cui l’operatore comunica alle autorità cosa trasporta, quanto vale, da dove proviene e quale regime doganale vuole applicare.
La dichiarazione avviene per via telematica attraverso il sistema AIDA (Automazione Informatica Dogane e Accise), il canale ufficiale per tutte le pratiche doganali in Italia. All’atto pratico, gran parte delle imprese – soprattutto le PMI – affida questo compito a uno spedizioniere doganale iscritto all’albo, che agisce come rappresentante con due diverse modalità: rappresentanza diretta (agisce in nome e per conto dell’importatore) o indiretta (agisce in nome proprio per conto dell’importatore, con responsabilità solidale per i dazi).
La dichiarazione deve riportare il codice merce, il valore della merce, il Paese di origine e il regime doganale richiesto. Questi quattro elementi determinano quanto si paga e con quali formalità. Un errore nella classificazione può portare a recuperi di dazi e sanzioni, per questo è possibile richiedere preventivamente all’Agenzia delle Dogane una Informazione Tariffaria Vincolante (ITV), un parere ufficiale sul codice doganale da usare.
Import vs Export: obblighi e oneri a confronto
Aspetto
Importazione (extra-UE → UE)
Esportazione (UE → extra-UE)
Dichiarazione doganale
Obbligatoria, telematica
Obbligatoria, telematica
Dazi doganali
Dovuti (aliquota per prodotto e origine)
Non dovuti (nessun dazio UE in uscita)
IVA
IVA all'importazione, assolta in dogana
Cessione non imponibile IVA
Codice EORI
Obbligatorio
Obbligatorio
Documento di prova
Fattura, documento di trasporto, documento di origine
Fattura, prova di uscita dal territorio UE
Esempio pratico
Alfa Srl importa dalla Cina 500 pezzi di un accessorio elettronico. Il valore di fattura è 8.000 euro, il trasporto e l’assicurazione fino al porto di Genova ammontano a 600 euro: il valore doganale è quindi 8.600 euro (valore CIF). Lo spedizioniere presenta la dichiarazione di importazione con il codice TARIC corretto, indicando origine Cina e regime ‘immissione in libera pratica’. In dogana vengono liquidati i dazi calcolati sull’8.600 euro e, separatamente, l’IVA all’importazione sulla base imponibile (valore doganale + dazi). La merce viene poi immessa in libera circolazione nel mercato UE.
Documenti necessari
Fattura commerciale del fornitore estero (con valore, quantità, descrizione merce)
Documento di trasporto (polizza di carico, lettera di vettura CMR, airway bill)
Certificato o dichiarazione di origine (per eventuali preferenze tariffarie)
Codice EORI dell’importatore
Eventuale licenza di importazione o autorizzazione settoriale
Informazione Tariffaria Vincolante (ITV), se richiesta preventivamente
Tizio importa un macchinario dagli USA
Scenario. Tizio è titolare di una piccola officina meccanica e acquista un tornio industriale da un fornitore statunitense. Il prezzo concordato è franco fabbrica (EXW): Tizio paga il trasporto fino all’Italia, che ammonta a 1.200 euro, e l’assicurazione per 150 euro.
Come si applica. Il valore doganale non è il solo prezzo del macchinario, ma il valore CIF, cioè il prezzo più tutte le spese di trasporto e assicurazione fino al primo punto di ingresso nel territorio doganale UE. Lo spedizioniere classificherà il macchinario con il codice TARIC corretto e calcolerà i dazi sull’intero valore CIF. Dopodiché verrà liquidata anche l’IVA all’importazione, che Tizio potrà recuperare come credito nella sua liquidazione IVA periodica (essendo un soggetto passivo). Senza codice EORI la merce non può essere sdoganata: Tizio deve averlo richiesto preventivamente all’Agenzia delle Dogane.
In pratica
Il valore doganale comprende prezzo + trasporto + assicurazione fino alla frontiera UE (valore CIF).
I dazi si calcolano sul valore CIF; l’IVA si calcola su valore CIF + dazi.
Il codice EORI è obbligatorio: richiederlo una sola volta, è collegato alla partita IVA italiana.
L’IVA all’importazione è detraibile per i soggetti passivi nella liquidazione periodica.
Caio esporta abbigliamento verso il Giappone
Scenario. Caio gestisce un piccolo marchio di abbigliamento e riceve un ordine da un distributore giapponese per una fornitura da 15.000 euro. Si chiede se deve pagare dazi o IVA in Italia al momento della spedizione.
Come si applica. All’esportazione dall’UE non si pagano dazi doganali: le merci che escono dal territorio UE non sono tassate in uscita. Sul fronte IVA, la cessione all’esportazione è non imponibile: la fattura emessa da Caio al cliente giapponese non contiene IVA italiana. Caio deve però conservare la prova dell’effettiva uscita delle merci dal territorio UE (il documento doganale di esportazione con il visto di uscita). Gli eventuali dazi che il Giappone applicherà all’arrivo della merce sono a carico del compratore giapponese, secondo gli accordi commerciali tra UE e Giappone (che possono prevedere tariffe preferenziali). Anche Caio deve avere il codice EORI per presentare la dichiarazione di esportazione.
In pratica
L’esportazione è esente IVA (non imponibile): la fattura al cliente estero non riporta IVA italiana.
Non esistono dazi UE sulle merci in uscita.
Conservare sempre la prova dell’uscita dal territorio UE (bolletta doganale con visto uscita).
Il codice EORI è obbligatorio anche per esportare, non solo per importare.
Quando rivolgersi a un professionista
La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.
Chiunque importi merci da Paesi extra-UE o le esporti verso di essi nell’ambito di un’attività economica. I privati che acquistano piccole spedizioni online godono di franchigie: i dazi non si applicano fino a un valore intrinseco di 150 euro, le spedizioni regalo tra privati sono esenti fino a 45 euro.
Cos'è il codice EORI e come si ottiene?
È il numero di identificazione dell’operatore economico per le operazioni doganali in tutta l’UE. Si richiede una sola volta all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli; per i soggetti italiani è collegato alla partita IVA. È obbligatorio per chi importa o esporta.
Posso fare lo sdoganamento da solo senza uno spedizioniere?
Sì, in linea di principio. Nella pratica, la procedura telematica richiede accreditamento al sistema AIDA e conoscenza tecnica dei codici TARIC. La grande maggioranza delle imprese delega uno spedizioniere doganale iscritto all’albo, che può agire in rappresentanza diretta o indiretta.
Cosa succede se classifico la merce con il codice sbagliato?
L’Agenzia delle Dogane può recuperare i dazi non pagati con interessi e applicare sanzioni amministrative. Per evitare rischi, è possibile richiedere preventivamente una Informazione Tariffaria Vincolante (ITV): è un parere ufficiale vincolante sul codice doganale corretto.
All'esportazione devo pagare qualcosa in Italia?
No: all’uscita dal territorio UE non si pagano dazi. La fattura di vendita al cliente estero è emessa senza IVA (cessione non imponibile). Restano gli adempimenti doganali (dichiarazione di esportazione) e la necessità di conservare la prova dell’uscita effettiva delle merci.
Esistono regimi che consentono di non pagare subito i dazi?
Sì. Tra i regimi doganali speciali: il deposito doganale permette di stoccare la merce senza pagare dazi e IVA fino a quando non viene immessa in consumo; il perfezionamento attivo consente di lavorare merci estere da riesportare senza pagare dazi; l’ammissione temporanea permette di introdurre temporaneamente la merce con esonero totale o parziale dai dazi.
Reddito diverso: i proventi da ‘affitto, locazione, noleggio o concessione in uso di veicoli, macchine e altri beni mobili’ sono espressamente elencati nelle istruzioni AdE come redditi diversi (rigo D4, codice 3 del quadro D).
Nessuna franchigia: non esiste una soglia di esenzione: anche un piccolo compenso va dichiarato.
Importo da dichiarare: va indicato il reddito lordo percepito (colonna 4 del rigo D4); le spese inerenti possono essere indicate nella colonna 5.
Piattaforme con ritenuta: se la piattaforma ha applicato una ritenuta d’acconto, l’importo va riportato nella colonna 6 del rigo D4.
Attivita non abituale: se il noleggio diventa sistematico e organizzato come impresa, il modello 730 potrebbe non essere piu adeguato.
Documentazione: conserva i rendiconti della piattaforma o le ricevute di noleggio come prove dei proventi percepiti.
Guadagni dal car sharing: dove finiscono nel 730
Noleggiare la propria auto quando non la usi e diventato semplice grazie alle piattaforme di car sharing tra privati. Ma il compenso che ricevi e un reddito, e l’Agenzia delle Entrate lo sa.
Le istruzioni ufficiali al modello 730/2026 sono chiare: tra i redditi diversi da indicare nel rigo D4 rientrano i proventi da ‘affitto, locazione, noleggio o concessione in uso di veicoli, macchine e altri beni mobili’. Codice 3. Non c’e equivoco: il noleggio della tua auto e esattamente questa fattispecie.
Concretamente: se nel 2025 hai guadagnato soldi noleggiando la tua auto a privati – direttamente o tramite una piattaforma – quei soldi vanno nel quadro D del 730. Vediamo come compilarlo.
Caio ha noleggiato la sua auto tramite una piattaforma di car sharing per 45 giorni nel 2025, ricavando in totale 1.100 euro lordi. La piattaforma non ha applicato ritenute. Caio compila il rigo D4 del quadro D: in colonna 3 indica il codice 3, in colonna 4 indica 1.100 euro. Ha documentato spese inerenti (quote di assicurazione attribuibili al periodo di noleggio) pari a 120 euro, che inserisce in colonna 5. Il reddito netto imponibile risultante e 980 euro.
Documenti necessari
Rendiconto annuale della piattaforma di car sharing con dettaglio dei proventi
Ricevute o contratti di noleggio stipulati direttamente con privati
Documentazione delle spese inerenti (polizza assicurativa, eventuali costi di manutenzione attribuibili al noleggio)
Eventuale Certificazione Unica (CU) se la piattaforma ha operato ritenute alla fonte
Tizio noleggia la sua auto su una piattaforma online per qualche weekend
Scenario. Tizio nel 2025 ha messo a disposizione la sua auto su una piattaforma di car sharing per 12 fine settimana, incassando in totale 720 euro. La piattaforma non ha applicato nessuna ritenuta.
Come si applica. I 720 euro sono proventi da ‘concessione in uso di veicoli’ e rientrano nei redditi diversi (rigo D4, codice 3). Tizio li indica in colonna 4 del rigo D4. Se ha sostenuto spese inerenti documentate, le puo indicare in colonna 5. Non essendoci ritenute, la colonna 6 resta vuota.
In pratica
Rigo D4, colonna 3: codice 3.
Colonna 4: 720 euro (importo lordo percepito).
Colonna 5: eventuali spese inerenti documentate (non superano il corrispettivo).
Sempronia noleggia sistematicamente due auto e riceve ritenute
Scenario. Sempronia possiede due auto e le noleggia tramite una piattaforma che opera come sostituto d’imposta. Nel 2025 riceve 4.800 euro lordi, con una ritenuta d’acconto di 960 euro gia trattenuta.
Come si applica. I 4.800 euro lordi vanno indicati nel rigo D4, colonna 4, con codice 3. La ritenuta di 960 euro va indicata in colonna 6. Sempronia dovra valutare, se il noleggio diventa sistematico con due veicoli dedicati, se l’attivita si configura come commerciale: in quel caso il 730 potrebbe non essere il modello adatto e sarebbe opportuno un confronto con un professionista.
In pratica
Colonna 4: 4.800 euro lordi; colonna 6: 960 euro di ritenute.
Se l’attivita e continuativa e organizzata, valutare la qualificazione come reddito d’impresa.
Conservare il rendiconto annuale della piattaforma come documento giustificativo.
Quando rivolgersi a un professionista
La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.
I proventi da car sharing tra privati vanno dichiarati nel 730?
Si. Le istruzioni AdE al 730/2026 includono esplicitamente i proventi da ‘noleggio o concessione in uso di veicoli’ tra i redditi diversi da indicare nel rigo D4, codice 3.
C'e una soglia minima sotto cui non devo dichiarare nulla?
No, non esiste una franchigia per questa categoria. Anche un compenso di pochi euro va dichiarato nel rigo D4.
Posso dedurre le spese legate al noleggio?
Si, le spese specificamente inerenti la produzione del reddito (colonna 5 del rigo D4) possono essere indicate, ma non possono superare il corrispettivo percepito.
Se la piattaforma mi ha gia trattenuto una ritenuta, devo comunque dichiarare?
Si, devi dichiarare il reddito lordo (colonna 4) e indicare la ritenuta subita (colonna 6). Il CAF o il sostituto d’imposta scomputer a la ritenuta dall’imposta dovuta.
Cosa succede se uso l'auto a noleggio piu di 200 giorni l'anno?
Se l’attivita diventa sistematica e organizzata, potrebbe configurarsi come attivita commerciale e non essere piu dichiarabile con il modello 730. Meglio consultare un professionista.
La NASpI è tassata: è un reddito assimilato al lavoro dipendente e va dichiarato nel quadro C del 730.
L’INPS ti rilascia la Certificazione Unica 2026: è il documento che ti dice esattamente quanto hai percepito e quante ritenute sono state trattenute.
Stessa tassazione del lavoro: si applica l’IRPEF ordinaria e le addizionali regionali e comunali, calcolate sul tuo reddito complessivo.
Conta il numero di giorni: nel rigo C5 devi indicare i giorni coperti dalla NASpI, che influenzano il calcolo delle detrazioni.
Più CU nello stesso anno: se hai lavorato e poi preso la NASpI, hai due Certificazioni Uniche distinte da inserire entrambe nel 730.
La NASpI si paga le tasse: ecco perché
Molte persone pensano che le indennità di disoccupazione – come la NASpI (Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego) – siano soldi ‘neutri’ sul fronte fiscale. Non è così. Le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate per il modello 730/2026 chiariscono espressamente che le indennità di disoccupazione ordinaria e speciale (nell’edilizia, nell’agricoltura e in altri settori) rientrano tra i redditi assimilati al lavoro dipendente e devono essere inserite nel quadro C.
In pratica, la NASpI viene trattata come se fosse uno stipendio: concorre al tuo reddito complessivo, su cui si calcolano l’IRPEF e le addizionali. L’INPS, in qualità di sostituto d’imposta, trattiene le ritenute mese per mese e le certifica nella Certificazione Unica 2026 (CU 2026), che ti invia entro il 16 marzo 2026.
La buona notizia è che non devi fare calcoli complicati. Trovi tutto nella CU: il reddito percepito, le ritenute già versate e il numero di giorni. Il tuo CAF o il sostituto d’imposta trasferirà questi dati nel 730 e determinerà se c’è un rimborso o un saldo a debito.
NASpI nel 730: dati da inserire e dove trovarli
Dato richiesto
Dove trovarlo nella CU 2026
Reddito percepito (quadro C, rigo C1-C3, col. 3)
Punto 1 o 2 della Certificazione Unica 2026
Codice tipo reddito (col. 1)
Codice '2': redditi assimilati a lavoro dipendente
Numero di giorni (rigo C5, col. 1)
Punto 6 della Certificazione Unica 2026
Ritenute IRPEF (rigo C9, col. 1)
Punto 21 della Certificazione Unica 2026
Addizionale regionale (rigo C10)
Punto 22 della Certificazione Unica 2026
Esempio pratico
Tizio ha lavorato da gennaio ad aprile 2025 (120 giorni) e poi ha percepito la NASpI da maggio a dicembre (245 giorni). Ha due CU: quella del datore di lavoro con reddito 14.000 euro e quella dell’INPS con indennità NASpI di 9.000 euro. Nel 730 compila due righi nel quadro C: uno per i 14.000 euro (codice 2, 120 giorni) e uno per i 9.000 euro (codice 2, 245 giorni). In rigo C5 inserisce i giorni complessivi, stando attento a non contare due volte eventuali periodi sovrapposti. Le ritenute già trattenute da entrambi i sostituti vengono sommate nel rigo C9.
Documenti necessari
Certificazione Unica 2026 rilasciata dall’INPS (disponibile online sul sito INPS o via posta)
Certificazione Unica 2026 dell’eventuale datore di lavoro precedente
Codice fiscale
Documentazione INPS della domanda NASpI (utile in caso di discrepanze)
Tizio: solo NASpI per tutto il 2025
Scenario. Tizio ha perso il lavoro a dicembre 2024 e per tutto il 2025 ha percepito unicamente la NASpI dall’INPS.
Come si applica. Ha una sola Certificazione Unica, rilasciata dall’INPS. Compila un unico rigo nel quadro C (codice tipo reddito ‘2’), inserisce l’importo totale dell’indennità, i giorni coperti (punto 6 della CU) e le ritenute IRPEF già trattenute dall’INPS. Poiché è l’unico reddito dell’anno, il calcolo finale potrebbe restituirgli parte delle ritenute se il suo reddito complessivo è basso.
In pratica
Cerca la CU 2026 dell’INPS sul portale MyINPS o chiedi al CAF di scaricarla.
Verifica che il numero di giorni nella CU coincida con il periodo effettivo di percezione della NASpI.
Se non hai altri redditi, il tuo reddito complessivo coincide con l’indennità: le detrazioni per lavoro dipendente/assimilati potrebbero azzerare l’IRPEF.
Caio: lavoro dipendente e poi NASpI
Scenario. Caio ha lavorato da gennaio a giugno 2025, poi è stato licenziato e ha preso la NASpI da luglio a dicembre 2025.
Come si applica. Ha due Certificazioni Uniche: una del datore di lavoro e una dell’INPS. Non devono essere conguagliate tra loro (il datore non conosceva i redditi successivi), quindi Caio compila due righi distinti nel quadro C. Chi presta assistenza fiscale sommera i due redditi, ricalcolerà l’IRPEF sul totale e confronterà le ritenute già versate: se sono troppe, scatta il rimborso; se sono poche, c’è un saldo a debito.
In pratica
Porta al CAF entrambe le CU 2026: quella del datore di lavoro e quella dell’INPS.
Non sommare tu i due redditi: compila righi separati e lascia fare i conguagli al soggetto che presta assistenza fiscale.
Controlla che i giorni nelle due CU non si sovrappongano: la somma massima è 365.
Quando rivolgersi a un professionista
La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.
No. Le istruzioni del 730/2026 la includono esplicitamente tra i redditi assimilati al lavoro dipendente che vanno dichiarati nel quadro C e sono soggetti a IRPEF ordinaria.
Dove trovo la Certificazione Unica dell'INPS?
L’INPS la invia per posta o la mette a disposizione online sul portale MyINPS (sezione ‘Cedolini e documenti fiscali’). Il termine di rilascio è il 16 marzo 2026.
Se ho percepito la NASpI devo per forza fare il 730?
Non sempre. Dipende dall’ammontare del reddito complessivo e da eventuali altri redditi. In molti casi il sostituto d’imposta (INPS) ha già operato le ritenute correttamente, ma conviene presentare il 730 per recuperare eventuali eccedenze o fruire di detrazioni.
Come si calcola la detrazione per lavoro dipendente sulla NASpI?
La detrazione è rapportata al periodo di percezione dell’indennità (il numero di giorni nel rigo C5) ed è calcolata automaticamente da chi presta assistenza fiscale in base al reddito complessivo.
Cosa succede se ho ricevuto la NASpI e non la dichiaro?
L’INPS comunica all’Agenzia delle Entrate tutti i dati tramite la Certificazione Unica. Omettere il reddito costituisce un errore in dichiarazione soggetto a sanzioni in caso di controllo.
Art. 55 TUPI: responsabilità, infrazioni e sanzioni
Testo vigente verificato su Normattiva. Scheda in arricchimento editoriale.
(Responsabilità, infrazioni e sanzioni, procedure conciliative).
Le disposizioni del presente articolo e di quelli seguenti, fino all'articolo 55-octies, costituiscono norme imperative, ai sensi e per gli effetti degli articoli 1339 e 1419, secondo comma, del codice civile , e si applicano ai rapporti di lavoro di cui all'articolo 2, comma 2, alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2.
La violazione dolosa o colposa delle suddette disposizioni costituisce illecito disciplinare in capo ai dipendenti preposti alla loro applicazione. 71 2.
Ferma la disciplina in materia di responsabilità civile, amministrativa, penale e contabile, ai rapporti di lavoro di cui al comma 1 si applica l' articolo 2106 del codice civile .
Salvo quanto previsto dalle disposizioni del presente Capo, la tipologia delle infrazioni e delle relative sanzioni è definita dai contratti collettivi.
La pubblicazione sul sito istituzionale dell'amministrazione del codice disciplinare, recante l'indicazione delle predette infrazioni e relative sanzioni, equivale a tutti gli effetti alla sua affissione all'ingresso della sede di lavoro.
La contrattazione collettiva non può istituire procedure di impugnazione dei provvedimenti disciplinari.
Resta salva la facoltà di disciplinare mediante i contratti collettivi procedure di conciliazione non obbligatoria, fuori dei casi per i quali è prevista la sanzione disciplinare del licenziamento, da instaurarsi e concludersi entro un termine non superiore a trenta giorni dalla contestazione dell'addebito e comunque prima dell'irrogazione della sanzione.
La sanzione concordemente determinata all'esito di tali procedure non può essere di specie diversa da quella prevista, dalla legge o dal contratto collettivo, per l'infrazione per la quale si procede e non è soggetta ad impugnazione.
I termini del procedimento disciplinare restano sospesi dalla data di apertura della procedura conciliativa e riprendono a decorrere nel caso di conclusione con esito negativo.
Il contratto collettivo definisce gli atti della procedura conciliativa che ne determinano l'inizio e la conclusione.
Fermo quanto previsto nell'articolo 21, per le infrazioni disciplinari ascrivibili al dirigente ai sensi degli articoli 55-bis, comma 7, e 55-sexies, comma 3, si applicano, ove non diversamente stabilito dal contratto collettivo, le disposizioni di cui al comma 4 del predetto articolo 55-bis, ma le determinazioni conclusive del procedimento sono adottate dal dirigente generale o titolare di incarico conferito ai sensi dell'articolo 19, comma 3.
Testo vigente verificato su Normattiva. Scheda in arricchimento editoriale.
Le vendite delle opere e dei manoscritti di cui alla presente sezione, il cui prezzo minimo sia quello indicato al comma 1 dell'articolo 150, debbono essere denunciate, a cura del professionista intervenuto quale venditore acquirente o intermediario, mediante dichiarazione alla Società italiana degli autori ed editori (SIAE), nel termine e con le modalità stabilite nel regolamento.
Il soggetto di cui al comma 1 ha, altresì, l'obbligo di fornire alla Società italiana degli autori ed editori (SIAE), su richiesta di quest'ultima, per un periodo di tre anni successivi alla vendita, tutte le informazioni atte ad assicurare il pagamento dei compensi previsti dagli articoli precedenti, anche tramite l'esibizione della documentazione relativa alla vendita stessa.
Testo vigente verificato su Normattiva. Scheda in arricchimento editoriale.
L'autore dell'opera radiodiffusa, a termini degli articoli precedenti, ha il diritto di ottenere dall'ente esercente il servizio della radiodiffusione il pagamento di un compenso da liquidarsi, nel caso di disaccordo tra le parti, dall'autorità giudiziaria.
La domanda non può essere promossa dinanzi l'autorità giudiziaria prima che sia esperito il tentativo di conciliazione nei modi e nelle forme che saranno stabiliti nel regolamento.
Art. 119 D.Lgs. 175/2024 – Efficacia delle sentenze penali nel processo tributario e nel processo di Cassazione
Testo vigente – D.Lgs. 14 novembre 2024, n. 175 (Testo unico della giustizia tributaria) (aggiornato da Normattiva)
1. La sentenza irrevocabile di assoluzione perché il fatto non sussiste o l'imputato non lo ha commesso, pronunciata in seguito a dibattimento nei confronti del medesimo soggetto e sugli stessi fatti materiali oggetto di valutazione nel processo tributario, ha, in questo, efficacia di giudicato, in ogni stato e grado, quanto ai fatti medesimi.
2. La sentenza penale irrevocabile di cui al comma 1 può essere depositata anche nel giudizio di Cassazione fino a quindici giorni prima dell'udienza o dell'adunanza in camera di consiglio.
3. Le disposizioni dei commi 1 e 2 si applicano, limitatamente alle ipotesi di sentenza di assoluzione perché il fatto non sussiste, anche nei confronti della persona fisica nell'interesse della quale ha agito il dipendente, il rappresentante legale o negoziale, ovvero nei confronti dell'ente e società, con o senza personalità giuridica, nell'interesse dei quali ha agito il rappresentante o l'amministratore anche di fatto, nonché nei confronti dei loro soci o associati.
Chi è obbligato: le società di capitali (Srl, Spa e altre forme equiparate) devono depositare ogni anno il bilancio d’esercizio approvato dall’assemblea.
Quando: il deposito va effettuato di norma entro 30 giorni dall’approvazione assembleare del bilancio.
Formato obbligatorio: il bilancio si deposita in formato elettronico XBRL (eXtensible Business Reporting Language), uno standard strutturato leggibile dalle banche dati ufficiali.
Dove: il deposito avviene presso il Registro delle Imprese della Camera di Commercio competente per la sede legale della società.
Non è la dichiarazione dei redditi: il deposito del bilancio è un adempimento camerale distinto dalla dichiarazione fiscale: sono obblighi separati con scadenze e finalità diverse.
Perché le società devono depositare il bilancio
Ogni anno, dopo che l’assemblea dei soci approva il bilancio d’esercizio, le società di capitali devono compiere un passo ulteriore: depositarlo presso il Registro delle Imprese della Camera di Commercio. Questo adempimento si chiama ‘deposito del bilancio’ ed è distinto – spesso confuso – dalla dichiarazione dei redditi che la società presenta all’Agenzia delle Entrate.
Il motivo è la pubblicità legale: il Registro delle Imprese è un archivio pubblico. Chiunque – banche, fornitori, clienti, concorrenti – può consultare il bilancio depositato e farsi un’idea della salute finanziaria di una società. È uno strumento di trasparenza che il legislatore considera irrinunciabile per le forme societarie che limitano la responsabilità dei soci.
Dal punto di vista pratico, il deposito si esegue in formato elettronico XBRL, uno standard strutturato che permette alle banche dati ufficiali di leggere e comparare i dati di bilancio in modo automatico. Il file viene trasmesso telematicamente e, una volta accettato, il bilancio entra nel fascicolo pubblico della società.
Deposito del bilancio: schema riepilogativo
Voce
Dettaglio
Chi è obbligato
Società di capitali: Srl, Spa e forme equiparate
Cosa si deposita
Bilancio d'esercizio approvato dall'assemblea dei soci
Formato
Elettronico XBRL
Dove
Registro delle Imprese – Camera di Commercio della sede legale
Termine ordinario
Di norma entro 30 giorni dall'approvazione assembleare
Distinzione chiave
Adempimento camerale, separato dalla dichiarazione dei redditi
Esempio pratico
Alfa Srl chiude l’esercizio al 31 dicembre 2025. Il consiglio di amministrazione redige il progetto di bilancio e convoca l’assemblea ordinaria, che approva il bilancio il 28 aprile 2026. Da quella data decorrono i 30 giorni: Alfa Srl deve depositare il bilancio in formato XBRL al Registro delle Imprese entro il 28 maggio 2026. Il commercialista predispone il file XBRL, lo firma digitalmente e lo trasmette telematicamente allo sportello camerale. La dichiarazione dei redditi di Alfa Srl avrà invece una scadenza diversa, determinata dalla normativa fiscale, e va presentata all’Agenzia delle Entrate: i due adempimenti non si sovrappongono.
Documenti necessari
Bilancio d’esercizio approvato dall’assemblea (stato patrimoniale, conto economico, nota integrativa)
Verbale di assemblea che attesta l’approvazione del bilancio
File XBRL del bilancio, predisposto dal commercialista o dal software di contabilità
Firma digitale del legale rappresentante (o del soggetto delegato)
Ricevuta di pagamento del diritto di segreteria camerale
Visura camerale aggiornata della società (utile per verificare i dati identificativi prima del deposito)
Tizio, amministratore unico di una Srl: bilancio approvato in aprile
Scenario. Tizio amministra una piccola Srl con un solo socio. L’esercizio si chiude il 31 dicembre. Il bilancio è pronto a marzo ma Tizio aspetta l’approvazione formale: l’assemblea si riunisce il 15 aprile e approva il documento.
Come si applica. Il termine di 30 giorni decorre dal 15 aprile: Tizio deve depositare il bilancio al Registro delle Imprese entro il 15 maggio. Il commercialista predispone il file XBRL, il legale rappresentante (Tizio) lo firma digitalmente, e il tutto viene trasmesso telematicamente. Se il deposito arriva dopo il 15 maggio senza giustificato motivo, la società è inadempiente e può essere soggetta a sanzioni. Questo deposito nulla ha a che vedere con la dichiarazione dei redditi della società, che seguirà un calendario fiscale separato.
In pratica
Verificare la data esatta di approvazione assembleare e calcolare i 30 giorni da quella data.
Incaricare per tempo il commercialista di predisporre il file XBRL: la conversione del bilancio in quel formato richiede alcuni giorni.
Conservare la ricevuta di accettazione del Registro delle Imprese come prova dell’avvenuto deposito.
Caio, socio di una Spa: assemblea rinviata al termine di legge
Scenario. Caio è socio di una Spa con più azionisti. L’assemblea ordinaria per l’approvazione del bilancio non riesce a riunirsi entro il termine ordinario e viene convocata per il 29 giugno, che è l’ultimo giorno utile previsto dallo statuto per le situazioni che lo consentono.
Come si applica. Anche in questo caso, i 30 giorni per il deposito camerale decorrono dalla data di approvazione assembleare: il 29 giugno. Il termine per il deposito cade dunque intorno al 29 luglio. Il ritardo nell’approvazione dell’assemblea sposta automaticamente il termine per il deposito, purché l’assemblea stessa si sia tenuta entro i limiti consentiti dallo statuto e dalla legge. Non è necessario effettuare il deposito prima dell’approvazione: depositare una bozza non approvata non soddisfa l’obbligo.
In pratica
Il deposito può avvenire solo dopo l’approvazione assembleare: non anticipare con bozze o documenti provvisori.
Se l’assemblea si è svolta nei termini di legge, anche un’approvazione tardiva (giugno-luglio) è regolare e i 30 giorni decorrono da quella data.
Tenere traccia della data esatta del verbale assembleare: è il documento da cui parte il conteggio.
Quando rivolgersi a un professionista
La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.
Chi deve depositare il bilancio alla Camera di Commercio?
Le società di capitali: in primo luogo le Srl e le Spa. Non sono invece obbligate le società di persone (Snc, Sas) né le imprese individuali, che non hanno l’obbligo di redazione del bilancio nel senso tecnico-societario.
Entro quando va depositato il bilancio?
Di norma entro 30 giorni dall’approvazione del bilancio da parte dell’assemblea dei soci. La data di riferimento è quella del verbale assembleare, non la data di chiusura dell’esercizio.
Cos'è il formato XBRL e chi lo prepara?
XBRL (eXtensible Business Reporting Language) è uno standard informatico che ‘struttura’ i dati di bilancio in modo che i sistemi informativi possano leggerli automaticamente. In pratica, il file XBRL viene quasi sempre preparato dal commercialista della società usando software dedicati.
Il deposito del bilancio sostituisce la dichiarazione dei redditi?
No, sono due adempimenti completamente distinti. Il deposito del bilancio è un atto di pubblicità legale verso il Registro delle Imprese (Camera di Commercio). La dichiarazione dei redditi è un obbligo fiscale verso l’Agenzia delle Entrate. Hanno scadenze, destinatari e finalità diverse.
Cosa succede se si dimentica di depositare il bilancio?
La società è inadempiente rispetto a un obbligo di legge. Possono essere applicate sanzioni. Inoltre, il bilancio non risulta pubblico nel Registro delle Imprese, il che può creare problemi nei rapporti con banche e controparti commerciali che consultano la visura camerale.
Le società di persone (Snc, Sas) devono depositare il bilancio?
No. L’obbligo di depositare il bilancio in formato XBRL al Registro delle Imprese riguarda le società di capitali. Le società di persone non redigono un bilancio nel formato previsto per le società di capitali e non hanno questo specifico adempimento camerale.
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