Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Art. 60 DPR 230/2000 – Attività organizzate per i detenuti e gli internati che non lavorano

    Art. 60 DPR 230/2000 – Attività organizzate per i detenuti e gli internati che non lavorano

    Decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 2000, n. 230 – Regolamento recante norme sull’ordinamento penitenziario e sulle misure privative e limitative della libertà

    1. La direzione si adopera per organizzare, in coincidenza con le ore di lavoro. attività di tempo libero per i soggetti che, indipendentemente dalla loro volontà, non svolgono attività lavorativa.

  • Art. 59 DPR 230/2000 – Attività culturali, ricreative e sportive

    Art. 59 DPR 230/2000 – Attività culturali, ricreative e sportive

    Decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 2000, n. 230 – Regolamento recante norme sull’ordinamento penitenziario e sulle misure privative e limitative della libertà

    1. I programmi delle attività culturali, ricreative e sportive sono articolati in modo da favorire possibilità di espressioni differenziate. Tali attività devono essere organizzate in modo da favorire la partecipazione dei detenuti e internati lavoratori e studenti.

    2. I programmi delle attività sportive sono rivolti, in particolare, ai giovani; per il loro svolgimento deve essere sollecitata la collaborazione degli enti nazionali e locali preposti alla cura delle attività sportive.

    3. I rappresentanti dei detenuti e degli internati nella commissione prevista dall'articolo 27 della legge sono nominati con le modalità indicate dall'articolo 67 del presente regolamento, nel numero di tre o cinque, rispettivamente, per gli istituti con un numero di detenuti o di internati presenti non superiore o superiore a cinquecento unità.

    4. La commissione, avvalendosi anche della collaborazione dei detenuti e degli internati indicati nell'articolo 71, cura l'organizzazione delle varie attività in corrispondenza alle previsioni dei programmi.

    5. Le riunioni delle commissioni si svolgono durante il tempo libero.

    6. Nella organizzazione e nello svolgimento delle attività, la direzione può avvalersi dell'opera degli assistenti volontari e delle persone indicate nell'articolo 17 della legge.

  • Art. 58 DPR 230/2000 – Manifestazioni della libertà religiosa

    Art. 58 DPR 230/2000 – Manifestazioni della libertà religiosa

    Decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 2000, n. 230 – Regolamento recante norme sull’ordinamento penitenziario e sulle misure privative e limitative della libertà

    1. I detenuti e gli internati hanno diritto di partecipare ai riti della loro confessione religiosa purché compatibili con l'ordine e la sicurezza dell'istituto e non contrari alla legge, secondo le disposizioni del presente articolo.

    2. È consentito ai detenuti e agli internati che lo desiderino di esporre, nella propria camera individuale o nel proprio spazio di appartenenza nella camera a più posti, immagini e simboli della propria confessione religiosa.

    3. È consentito, durante il tempo libero, a singoli detenuti e internati di praticare il culto della propria professione religiosa, purché non si esprima in comportamenti molesti per la comunità.

    4. Per la celebrazione dei riti del culto cattolico, ogni istituto è dotato di una o più cappelle in relazione alle esigenze del servizio religioso. Fino all'entrata in vigore delle disposizioni di esecuzione dell'intesa di cui all'articolo 11, comma 2, dell'accordo, con protocollo addizionale, firmato a Roma il 18 febbraio 1984, che apporta modificazioni al Concordato lateranense dell'11 febbraio 1929, tra la Repubblica italiana e la Santa Sede, ratificato e reso esecutivo con la legge 25 marzo 1985, n. 121 , le pratiche di culto, l'istruzione e l'assistenza spirituale dei cattolici sono assicurate da uno o più cappellani in relazione alle esigenze medesime; negli istituti in cui operano più cappellani , l'incarico di coordinare il servizio religioso è affidato ad uno di essi dal provveditore regionale dell'amministrazione penitenziaria, ovvero, se trattasi di istituti per minorenni, dal direttore del centro per la giustizia minorile , sentito l'ispettore dei cappellani.

    5. Per l'istruzione religiosa o le pratiche di culto di appartenenti ad altre confessioni religiose, anche in assenza di ministri di culto, la direzione dell'istituto mette a disposizione idonei locali.

    6. La direzione dell'istituto, al fine di assicurare ai detenuti e agli internati che ne facciano richiesta, l'istruzione e l'assistenza spirituale, nonché la celebrazione dei riti delle confessioni diverse da quella cattolica, si avvale dei ministri di culto indicati da quelle confessioni religiose i cui rapporti con lo Stato italiano sono regolati con legge; si avvale altresì dei ministri di culto indicati a tal fine dal Ministero dell'interno; può, comunque, fare ricorso, anche fuori dei casi suindicati, a quanto disposto dall'articolo 17, secondo comma, della legge.

  • Art. 57 DPR 230/2000 – Peculio

    Art. 57 DPR 230/2000 – Peculio

    Decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 2000, n. 230 – Regolamento recante norme sull’ordinamento penitenziario e sulle misure privative e limitative della libertà

    1. Il peculio dei condannati e degli internati si distingue in fondo vincolato e fondo disponibile.

    2. È destinata al fondo vincolato la quota di un quinto della mercede. La rimanente parte del peculio costituisce il fondo disponibile, che non può superare il limite di due milioni di lire. L'eventuale eccedenza non fa parte del peculio e, salvo che non debba essere immediatamente utilizzata per spese inerenti alla difesa legale, al pagamento di multe o ammende, nonché al pagamento di debiti, viene inviata ai familiari o conviventi secondo le indicazioni dell'interessato, o depositata a suo nome presso un istituto bancario o un ufficio postale.

    3. Il fondo vincolato non può essere utilizzato nel corso della esecuzione delle misure privative della libertà. Tuttavia, in considerazione di particolari motivazioni il direttore dell'istituto può autorizzare l'utilizzazione di parte del fondo vincolato.

    4. Il fondo disponibile può essere usato per invii ai familiari o conviventi, per acquisti autorizzati, per la corrispondenza, per spese inerenti alla difesa legale, al pagamento di multe, ammende o debiti e per tutti gli altri usi rispondenti a finalità trattamentali. Il pagamento delle spese inerenti alla difesa legale avviene su presentazione della parcella o della richiesta scritta di anticipo sulla medesima, recante l'indicazione degli estremi del procedimento, se questo è in corso; una copia della parcella o della richiesta di anticipo viene conservata dalla direzione dell'istituto.

    5. Il peculio degli imputati è interamente disponibile e non può superare il limite di quattro milioni.

    6. Il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria stabilisce, all'inizio di ciascun anno, l'ammontare delle somme che possono essere spese per gli acquisti e la corrispondenza e di quelle che possono essere inviate ai familiari o conviventi.

    7. La disposizione del comma 6 è derogabile su autorizzazione del direttore dell'istituto solo per acquisti di strumenti , oggetti e libri occorrenti per attività di studio e di lavoro.

    8. La direzione dell'istituto, alla fine di ciascun anno finanziario, procede alla determinazione e all'accredito degli interessi legali maturati sul peculio di ciascun detenuto o internato presente nell'istituto.

    9. Gli interessi si calcolano sui saldi di fine mese.

    10. Al detenuto o all'internato dimesso la direzione dell'istituto corrisponde la somma costituente il peculio e l'importo degli interessi maturati. Il fondo dei detenuti e degli internati eccedente gli ordinari bisogni della cassa dell'istituto per il servizio relativo al fondo stesso è versato alla Cassa depositi e prestiti. L'ammontare degli interessi corrisposti dalla Cassa depositi e prestiti è versato all'erario.

    11. Al condannato o all'internato ammesso al regime di semilibertà sono consegnate somme in contanti prelevate dal fondo disponibile, in relazione alle spese che egli deve sostenere, anche in eccesso al limite fissato nel comma 6.

    12. Al detenuto o all'internato in permesso o in licenza è consegnata una somma in contanti prelevata dal peculio disponibile, nella misura richiesta dalle circostanze.

    13. I limiti di somme determinati nel presente articolo possono essere variati con decreto del Ministro della giustizia.

  • Art. 56 DPR 230/2000 – Prelievi sulla remunerazione

    Art. 56 DPR 230/2000 – Prelievi sulla remunerazione

    Decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 2000, n. 230 – Regolamento recante norme sull’ordinamento penitenziario e sulle misure privative e limitative della libertà

    1. Il prelievo della quota di remunerazione a titolo di rimborso delle spese di mantenimento e i prelievi previsti dal secondo comma, numeri 1) e 3), dell'articolo 145 del codice penale nei confronti dei condannati si effettuano in occasione di ogni liquidazione della remunerazione.

    2. Ferma restando la competenza del giudice dell'esecuzione per le controversie relative all'attribuzione e alla liquidazione delle spese di mantenimento, sui reclami relativi all'ordine seguito nei prelievi di cui all' articolo 145 del codice penale decide il magistrato di sorveglianza.

  • CCNL Autoscuole: periodo di prova

    CCNL Autoscuole

    Il periodo di prova nel CCNL Autoscuole

    Durata graduata per livello, forma scritta a pena di nullità e recesso libero: tutto quello che serve sapere sulla prova per insegnanti, istruttori e addetti alle pratiche.

    In sintesi

    Nel CCNL Autoscuole il periodo di prova deve risultare da atto scritto a pena di nullità e ha una durata che va dai 6 mesi dei Quadri ai 10 giorni lavorativi del 1° livello (art. 5), entro il limite di legge di sei mesi. Durante la prova il recesso è libero per entrambe le parti, ma restano vietati i recessi discriminatori o ritorsivi. Malattia e ferie sospendono il decorso. Superata la prova, l'assunzione diventa definitiva e il periodo conta nell'anzianità.

    Dati contrattuali

    CCNL
    Autoscuole, Scuole Nautiche e Studi di Consulenza Automobilistica e Nautica
    Parti firmatarie
    UNASCA · CONFARCA (datoriali) · FIT-CISL · FILT-CGIL · UILTRASPORTI
    Decorrenza
    Testo consolidato del 28 febbraio 2023, in vigore dal 1° gennaio 2021 e scaduto il 31 dicembre 2023; si applica in ultrattività finché non sarà rinnovato
    Ambito
    Dipendenti di autoscuole, scuole nautiche, studi e agenzie di consulenza automobilistica (pratiche auto)
    Fonte
    Testo consolidato 28/02/2023 (codice CNEL IC91) letto su ContrattiCCNL.it e ilCCNL.it; sintesi Mysolution (gennaio 2017) per i punti non toccati dal rinnovo del 2023

    A cosa serve il periodo di prova

    Il periodo di prova permette al datore di lavoro di valutare le capacità del lavoratore e al lavoratore di valutare l'ambiente e le condizioni di lavoro. Durante la prova il rapporto è già pienamente in essere: spettano retribuzione, contribuzione e tutele, ma il recesso è libero per entrambe le parti.

    Forma scritta obbligatoria

    Il patto di prova deve risultare da atto scritto sottoscritto prima o contestualmente all'inizio del rapporto. In mancanza di forma scritta, l'assunzione si considera definitiva senza prova. L'atto deve indicare durata, livello di inquadramento e mansioni.

    Durata del periodo di prova per livello

    La durata massima del periodo di prova è fissata dall’art. 5 del CCNL ed è graduata in base al livello di inquadramento: più elevata è la professionalità, più lungo è il periodo entro cui valutare la prestazione.

    Durata massima del periodo di prova per livello (art. 5 CCNL)
    Livello o qualifica Durata massima della prova
    Quadri 6 mesi
    5° livello 4 mesi
    Insegnanti e istruttori (di norma 3° e 4° livello) 4 mesi
    4°, 3° e 2° livello 3 mesi
    1° livello 10 giorni lavorativi

    Nota: le durate sono quelle del CCNL autoscuole come riportate nella sintesi Mysolution del 2017 e nelle schede di settore; per legge la prova non può superare i sei mesi (limite generale dell’art. 2096 c.c. e della disciplina vigente). Per i contratti a termine la prova dura un terzo del periodo previsto e si considera assolta se il rapporto diventa a tempo indeterminato; per gli apprendisti non può superare 30 giorni di effettiva presenza al lavoro.

    Come si computa il periodo

    Per gli apprendisti la prova si calcola in giorni di effettiva presenza al lavoro; per gli altri il CCNL indica mesi, e per il 1° livello 10 giorni lavorativi. Le assenze per malattia, infortunio, ferie e congedi sospendono il decorso della prova, che si prolunga di altrettanti giorni: la logica è garantire un'effettiva valutazione della prestazione.

    Recesso durante la prova

    Durante il periodo di prova entrambe le parti possono recedere liberamente, senza obbligo di motivazione e senza preavviso, salvo che il contratto preveda un minimo garantito di durata. Restano comunque vietati i recessi discriminatori o ritorsivi e quelli intimati in violazione di tutele inderogabili (ad esempio durante la gravidanza), che sono nulli e impugnabili.

    Esito della prova

    Se al termine del periodo nessuna delle parti recede, l'assunzione si considera definitiva e il periodo di prova si computa nell'anzianità di servizio, rilevante per scatti, ferie, comporto, preavviso e TFR.

    Casi pratici

    Tizio — istruttore in prova senza patto scritto
    Tizio inizia a lavorare come istruttore di guida ma nessuno gli fa firmare il patto di prova. Dopo due settimane il datore vuole interrompere il rapporto invocando la prova. Poiché manca la forma scritta, l'assunzione si considera definitiva senza prova: l'eventuale recesso segue le regole ordinarie del licenziamento.
    Caia — malattia durante la prova
    Caia, addetta alle pratiche, è in prova quando si assenta dieci giorni per malattia. Il periodo di prova non scorre durante la malattia: la durata si prolunga di dieci giorni, in modo che il datore possa valutarla per l'intero periodo previsto.
    Sempronio — recesso in prova ritenuto ritorsivo
    Sempronio, dopo aver segnalato un'irregolarità sulla sicurezza dei veicoli dell'autoscuola, riceve il recesso in prova. Sospettando un intento ritorsivo, si rivolge al sindacato: il recesso in prova è libero, ma quello ritorsivo è nullo e può essere impugnato davanti al Giudice del Lavoro.
  • Art. 55 DPR 230/2000 – Assegni per il nucleo familiare

    Art. 55 DPR 230/2000 – Assegni per il nucleo familiare

    Decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 2000, n. 230 – Regolamento recante norme sull’ordinamento penitenziario e sulle misure privative e limitative della libertà

    1. I detenuti e gli internati lavoratori devono fornire alla direzione dell'istituto la documentazione, per essi prescritta, intesa a dimostrare il diritto agli assegni per il nucleo familiare per le persone a carico.

    2. Qualora il detenuto o l'internato non provveda a fornire la documentazione, la direzione ne informa le persone a carico, invitandole a provvedervi.

    3. Ove i soggetti o le persone a carico incontrino difficoltà nella produzione dei documenti richiesti, la direzione provvede direttamente all'acquisizione, chiedendo agli uffici competenti le certificazioni necessarie.

    4. Gli importi sono consegnati direttamente alle persone a carico o spediti alle stesse.

    5. Se la persona a carico è incapace, gli assegni sono versati al suo legale rappresentante o, se questi è lo stesso detenuto o internato, alla persona a cui l'incapace è affidato.

  • Art. 54 DPR 230/2000 – Lavoro in semilibertà

    Art. 54 DPR 230/2000 – Lavoro in semilibertà

    Decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 2000, n. 230 – Regolamento recante norme sull’ordinamento penitenziario e sulle misure privative e limitative della libertà

    1. I datori di lavoro dei condannati e degli internati in regime di semilibertà sono tenuti a versare alla direzione dell'istituto la retribuzione al netto delle ritenute previste dalle leggi vigenti e l'importo degli eventuali assegni per il nucleo familiare dovuti al lavoratore. I datori di lavoro devono anche dimostrare alla stessa direzione l'adempimento degli obblighi relativi alla tutela assicurativa e previdenziale.

    2. I condannati e gli internati ammessi al lavoro in semilibertà esercitano i diritti riconosciuti ai lavoratori liberi con le sole limitazioni che conseguono agli obblighi inerenti alla esecuzione della misura privativa della libertà.

    3. I condannati e gli internati ammessi al lavoro autonomo in semilibertà versano alla direzione dell'istituto i corrispettivi al netto delle ritenute non appena percepiti.

  • Art. 53 DPR 230/2000 – Esclusione dalle attività lavorative

    Art. 53 DPR 230/2000 – Esclusione dalle attività lavorative

    Decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 2000, n. 230 – Regolamento recante norme sull’ordinamento penitenziario e sulle misure privative e limitative della libertà

    1. L'esclusione dall'attività lavorativa è adottata dal direttore dell'istituto, sentito il parere dei componenti del gruppo di osservazione, nonché, se del caso, del preposto alle lavorazioni e del datore di lavoro, nei casi in cui il detenuto o l'internato manifesti un sostanziale rifiuto nell'adempimento dei suoi compiti e doveri lavorativi.

  • Art. 52 DPR 230/2000 – Lavoro a domicilio

    Art. 52 DPR 230/2000 – Lavoro a domicilio

    Decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 2000, n. 230 – Regolamento recante norme sull’ordinamento penitenziario e sulle misure privative e limitative della libertà

    1. Il lavoro a domicilio all'interno dell'istituto penitenziario può essere svolto, nel rispetto della normativa in materia, anche durante le ore destinate al lavoro ordinario, con l'osservanza delle modalità e condizioni di cui all'articolo 51.

  • Art. 51 DPR 230/2000 – Attività artigianali, intellettuali o artistiche

    Art. 51 DPR 230/2000 – Attività artigianali, intellettuali o artistiche

    Decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 2000, n. 230 – Regolamento recante norme sull’ordinamento penitenziario e sulle misure privative e limitative della libertà

    1. Le attività artigianali, intellettuali e artistiche si svolgono, fuori delle ore destinate al lavoro ordinario, in appositi locali o, in casi particolari, nelle camere, se ciò non comporti l'uso di attrezzi ingombranti o pericolosi o non arrechi molestia.

    2. Gli imputati possono essere ammessi ad esercitare tali attività, a loro richiesta anche nelle ore dedicate al lavoro.

    3. I condannati e gli internati che richiedono di svolgere attività artigianali, intellettuali o artistiche durante le ore di lavoro, possono esservi autorizzati ed esonerati dal lavoro ordinario, quando dimostrino di possedere le attitudini previste dal quattordicesimo comma dell'articolo 20 della legge e si dedichino ad esse con impegno professionale.

    4. Le autorizzazioni, sentito il gruppo di osservazione e trattamento, sono date dal direttore dell'istituto che determina le prescrizioni da osservare anche in relazione al rimborso delle spese eventualmente sostenute dall'amministrazione.

    5. Può essere consentito l'invio dei beni prodotti a destinatari fuori dall'istituto, senza spese per l'amministrazione.

    6. Sull'utile finanziario derivante dall'attività artigianale, intellettuale o artistica, percepito dal condannato o dall'internato, anche in semilibertà o al lavoro all'esterno, vengono effettuati i prelievi ai sensi dell'articolo 24, primo comma, della legge.

  • Art. 50 DPR 230/2000 – Obbligo del lavoro

    Art. 50 DPR 230/2000 – Obbligo del lavoro

    Decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 2000, n. 230 – Regolamento recante norme sull’ordinamento penitenziario e sulle misure privative e limitative della libertà

    1. I condannati e i sottoposti alle misure di sicurezza della colonia agricola e della casa di lavoro, che non siano stati ammessi al regime di semilibertà o al lavoro all'esterno o non siano stati autorizzati a svolgere attività artigianali, intellettuali o artistiche o lavoro a domicilio, per i quali non sia disponibile un lavoro rispondente ai criteri indicati nel sesto comma dell'articolo 20 della legge, sono tenuti a svolgere un'altra attività lavorativa tra quelle organizzate nell'istituto.

Informazione di carattere generale. I calcoli e le indicazioni di questa pagina hanno finalità divulgativa e si basano sulle fonti ufficiali indicate nel metodo editoriale. Non sostituiscono il parere di un professionista abilitato: per la valutazione del caso concreto è necessario rivolgersi a un avvocato, a un commercialista o a un consulente iscritto al proprio albo.