Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Articolo 393-bis Codice Penale: Causa di non punibilità

    Articolo 393-bis Codice Penale: Causa di non punibilità

    Art. 393-bis c.p. – Causa di non punibilità

    Testo vigente – R.D. 1398/1930 (aggiornato da Normattiva)

    Non si applicano le disposizioni degli articoli 336, 337, 338, 339,339-bis, 341-bis, 342 e 343 quando il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio ovvero il pubblico impiegato abbia dato causa al fatto preveduto negli stessi articoli, eccedendo con atti arbitrari i limiti delle sue attribuzioni.

  • Art. 394 c.p. – Sfida a duello (abrogato)

    Art. 394 c.p. – Sfida a duello (abrogato)

    Art. 394 c.p. – Sfida a duello

    R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398 – Codice penale

    Articolo abrogato. Non è più in vigore: l’abrogazione è stata disposta dalla L. 25 giugno 1999, n. 205. Il testo previgente è riportato qui sotto a fini di consultazione storica.

    Testo previgente

    Chiunque sfida altri a duello, anche se la sfida non è accettata, è punito, se il duello non avviene, con la multa da lire duecento a duemila.

    La stessa pena si applica a chi accetta la sfida, sempre che il duello non avvenga

  • Art. 395 c.p. – Portatori di sfida (abrogato)

    Art. 395 c.p. – Portatori di sfida (abrogato)

    Art. 395 c.p. – Portatori di sfida

    R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398 – Codice penale

    Articolo abrogato. Non è più in vigore: l’abrogazione è stata disposta dalla L. 25 giugno 1999, n. 205.

  • Art. 396 c.p. – Uso delle armi in duello (abrogato)

    Art. 396 c.p. – Uso delle armi in duello (abrogato)

    Art. 396 c.p. – Uso delle armi in duello

    R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398 – Codice penale

    Articolo abrogato. Non è più in vigore: l’abrogazione è stata disposta dalla L. 25 giugno 1999, n. 205. Il testo previgente è riportato qui sotto a fini di consultazione storica.

    Testo previgente

    Chiunque fa uso delle armi in duello è punito, anche se non cagiona all’avversario una lesione personale, con la reclusione fino a sei mesi o con la multa da lire cinquecento a diecimila.

    Il duellante è punito: 1° con la reclusione fino a due anni, se dal fatto deriva all’avversario una lesione personale, grave o gravissima; 2° con la reclusione da uno a cinque anni, se dal fatto deriva la morte.

    Ai padrini o secondi e alle persone, che hanno agevolato il duello, si applica la multa da lire cinquecento a diecimila.

    Se padrini o secondi sono gli stessi portatori della sfida, non si applicano loro le disposizioni dell’

  • Art. 397 c.p. – Casi di applicazione delle pene ordinarie stabilite per l’omicidio e per la lesione personale (abrogato)

    Art. 397 c.p. – Casi di applicazione delle pene ordinarie stabilite per l’omicidio e per la lesione personale (abrogato)

    Art. 397 c.p. – Casi di applicazione delle pene ordinarie stabilite per l’omicidio e per la lesione personale

    R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398 – Codice penale

    Articolo abrogato. Non è più in vigore: l’abrogazione è stata disposta dalla L. 25 giugno 1999, n. 205. Il testo previgente è riportato qui sotto a fini di consultazione storica.

    Testo previgente

    In luogo delle disposizioni dell’ , si applicano quelle contenute nel capo primo del titolo dodicesimo: 1° se le condizioni del combattimento non sono state precedentemente stabilite da padrini o secondi, ovvero se il combattimento non avviene alla loro presenza; 2° se le armi adoperate nel combattimento non sono uguali, e non sono spade, sciabole o pistole egualmente cariche, ovvero se sono armi di precisione o a più colpi; 3° se nella scelta delle armi o nel combattimento è commessa frode o violazione delle condizioni stabilite; 4° se è stato espressamente convenuto, ovvero se risulta dalla specie del duello, o dalla distanza fra i combattenti, o dalle altre condizioni stabilite, che uno dei duellanti doveva rimanere ucciso.

    La frode o la violazione delle condizioni stabilite, quanto alla scelta delle armi o al combattimento, è a carico non solo di chi ne è l’autore, ma anche di quello fra i duellanti, padrini o secondi, che ne ha avuto conoscenza prima o durante il combattimento

  • Art. 384-bis c.p.: Punibilità dei fatti commessi in collegamento audiovisivo nel corso di una rogatoria dall’estero

    Art. 384-bis c.p.: Punibilità dei fatti commessi in collegamento audiovisivo nel corso di una rogatoria dall’estero

    Art. 384-bis c.p. Punibilità dei fatti commessi in collegamento audiovisivo nel corso di una rogatoria dall’estero. (1)

    I delitti di cui agli articoli 366, 367, 368, 369, 371-bis, 372 e 373, commessi in occasione di un collegamento audiovisivo nel corso di una rogatoria all’estero, si considerano commessi nel territorio dello Stato e sono puniti secondo la legge italiana.

  • Art. 385 Codice Penale: Evasione

    Art. 385 Codice Penale: Evasione

    Art. 385 c.p. – Evasione

    Testo vigente – R.D. 1398/1930 (aggiornato da Normattiva)

    Chiunque, essendo legalmente arrestato o detenuto per un reato, evade, è punito con la reclusione da uno a tre anni .

    La pena è della reclusione da due a cinque anni se il colpevole commette il fatto usando violenza o minaccia verso le persone, ovvero mediante effrazione; ed è da tre a sei anni se la violenza o minaccia è commessa con armi o da più persone riunite.

    Le disposizioni precedenti si applicano anche all’imputato che essendo in stato di arresto nella propria abitazione o in altro luogo designato nel provvedimento se ne allontani, nonché al condannato ammesso a lavorare fuori dello stabilimento penale.

    Quando l’evaso si costituisce in carcere prima della condanna, la pena è diminuita.

  • Articolo 386 Codice Penale: Procurata evasione

    Articolo 386 Codice Penale: Procurata evasione

    Art. 386 c.p. – Procurata evasione

    Testo vigente – R.D. 1398/1930 (aggiornato da Normattiva)

    Chiunque procura o agevola l’evasione di una persona legalmente arrestata o detenuta per un reato, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni.

    Si applica la reclusione da tre a dieci anni se il fatto è commesso a favore di un condannato alla pena di morte o all’ergastolo.

    La pena è aumentata se il colpevole, per commettere il fatto, adopera alcuno dei mezzi indicati nel primo capoverso dell’articolo precedente.

    La pena è diminuita:

    1° se il colpevole è un prossimo congiunto;

    2° se il colpevole, nel termine di tre mesi dall’evasione, procura la cattura della persona evasa o la presentazione di lei all’Autorità.

    La condanna importa in ogni caso l’interdizione dai pubblici uffici.

  • Articolo 387 Codice Penale: Colpa del custode

    Articolo 387 Codice Penale: Colpa del custode

    Art. 387 c.p. – Colpa del custode

    Testo vigente – R.D. 1398/1930 (aggiornato da Normattiva)

    Chiunque, preposto per ragione del suo ufficio alla custodia, anche temporanea, di una persona arrestata o detenuta per un reato, ne cagiona, per colpa, l’evasione, è punito con la reclusione fino a tre anni o con la multa da lire mille a diecimila.

    Il colpevole non è punibile se nel termine di tre mesi dall’evasione procura la cattura della persona evasa o la presentazione di lei all’Autorità.

  • Art. 388 c.p.: Mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice

    Art. 388 c.p.: Mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice

    Art. 388 c.p. – Mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice

    Testo vigente – R.D. 1398/1930 (aggiornato da Normattiva)

    Chiunque, per sottrarsi all’adempimento degli obblighi nascenti da un provvedimento dell’autorità giudiziaria, o dei quali è in corso l’accertamento dinanzi all’autorità giudiziaria stessa, compie, sui propri o sugli altrui beni, atti simulati o fraudolenti, o commette allo stesso scopo altri fatti fraudolenti, è punito, qualora non ottemperi all’ingiunzione di eseguire il provvedimento, con la reclusione fino a tre anni o con la multa da euro 103 a euro 1.032.

    La stessa pena si applica a chi elude …

    l’esecuzione di un provvedimento del giudice civile, ovvero amministrativo o contabile, che concerna l’affidamento di minori o di altre persone incapaci, ovvero prescriva misure cautelari a difesa della proprietà, del possesso o del credito.

    La stessa pena si applica a chi elude l’esecuzione di un provvedimento del giudice che prescriva misure inibitorie o correttive a tutela dei diritti di proprietà industriale.

    È altresì punito con la pena prevista al primo comma chiunque, essendo obbligato alla riservatezza per espresso provvedimento adottato dal giudice nei procedimenti che riguardino diritti di proprietà industriale, viola il relativo ordine.

    Chiunque sottrae, sopprime, distrugge, disperde o deteriora una cosa di sua proprietà sottoposta a pignoramento ovvero a sequestro giudiziario o conservativo è punito con la reclusione fino a un anno e con la multa fino a euro 309.

    Si applicano la reclusione da due mesi a due anni e la multa da euro 30 a euro 309 se il fatto è commesso dal proprietario su una cosa affidata alla sua custodia, e la reclusione da quattro mesi a tre anni e la multa da euro 51 a euro 516 se il fatto è commesso dal custode al solo scopo di favorire il proprietario della cosa.

    Il custode di una cosa sottoposta a pignoramento ovvero a sequestro giudiziario o conservativo che indebitamente rifiuta, omette o ritarda un atto dell’ufficio è punito con la reclusione fino ad un anno o con la multa fino a euro 516.

    La pena di cui al settimo comma si applica al debitore o all’amministratore, direttore generale o liquidatore della società debitrice che, invitato dall’ufficiale giudiziario a indicare le cose o i crediti pignorabili, omette di rispondere nel termine di quindici giorni o effettua una falsa dichiarazione.

    Il colpevole è punito a querela della persona offesa.

  • Art. 388-bis c.p.: Violazione colposa dei doveri inerenti alla custodia di cose sottoposte a pignoramento ovvero a sequestro giudiziario o conservativo

    Art. 388-bis c.p.: Violazione colposa dei doveri inerenti alla custodia di cose sottoposte a pignoramento ovvero a sequestro giudiziario o conservativo

    Art. 388-bis c.p. – Violazione colposa dei doveri inerenti alla custodia di cose sottoposte a pignoramento ovvero a sequestro giudiziario o conservativo

    Testo vigente – R.D. 1398/1930 (aggiornato da Normattiva)

    Chiunque, avendo in custodia una cosa sottoposta a pignoramento ovvero a sequestro giudiziario o conservativo, per colpa ne cagiona la distruzione o la dispersione, ovvero ne agevola la soppressione o la sottrazione, è punito, a querela della persona offesa, con la reclusione fino a sei mesi o con la multa fino a lire seicentomila .

  • Articolo 389 Codice Penale: Inosservanza di pene accessorie

    Articolo 389 Codice Penale: Inosservanza di pene accessorie

    Art. 389 c.p. Inosservanza di pene accessorie

    In vigore dal 1° luglio 1931

    Chiunque, avendo riportato una condanna da cui consegue una pena accessoria, trasgredisce agli obblighi o ai divieti inerenti a tale pena, è punito con la reclusione da due a sei mesi. La stessa pena si applica a chi trasgredisce agli obblighi o ai divieti inerenti ad una pena accessoria provvisoriamente applicata.

Informazione di carattere generale. I calcoli e le indicazioni di questa pagina hanno finalità divulgativa e si basano sulle fonti ufficiali indicate nel metodo editoriale. Non sostituiscono il parere di un professionista abilitato: per la valutazione del caso concreto è necessario rivolgersi a un avvocato, a un commercialista o a un consulente iscritto al proprio albo.