Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Art. 228 CPI – Esenzione e sospensione del pagamento dei diritti

    Art. 228 CPI – Esenzione e sospensione del pagamento dei diritti

    D.Lgs. 10 febbraio 2005, n. 30 – testo aggiornato

    1. All’inventore, il quale dimostri di essere in condizioni di indigenza, il Ministro delle attività produttive può concedere l’esenzione dai diritti di concessione e la sospensione dal pagamento dei diritti annuali per i primi cinque anni. Allo scadere del quinto anno l’inventore che intende mantenere in vigore il brevetto deve pagare, oltre il diritto annuale per il sesto anno anche quelli arretrati. In caso contrario il brevetto decade e l’inventore non è tenuto al pagamento dei diritti degli anni anteriori.

  • Art. 188 L. Fall. – Abrogato (oggi CCII)

    Art. 188 L. Fall. – Abrogato (oggi CCII)

    Art. 188 L. Fall. – Ammissione alla procedura

    Articolo abrogato dal D.Lgs. 9 gennaio 2006, n. 5. Fonte: Normattiva.

  • Art. 57 TUPI: Articolo 57

    Art. 57 TUPI: Articolo 57

    Testo vigente verificato su Normattiva. Scheda in arricchimento editoriale.

    ( Art.61 del d.lgs n.29 del 1993 , come sostituito dall' art.29 del d.lgs n.546 del 1993 , successivamente modificato prima dall' art.43, comma 8 del d.lgs n.80 del 1998 e poi dall'art.l7 del d.lgs n.387 del 1998 ) 01.

    Le pubbliche amministrazioni costituiscono al proprio interno, entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione e senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, il "Comitato unico di garanzia per le pari opportunità, la valorizzazione del benessere di chi lavora e contro le discriminazioni" che sostituisce, unificando le competenze in un solo organismo, i comitati per le pari opportunità e i comitati paritetici sul fenomeno del mobbing, costituiti in applicazione della contrattazione collettiva, dei quali assume tutte le funzioni previste dalla legge, dai contratti collettivi relativi al personale delle amministrazioni pubbliche o da altre disposizioni.

    02.

    Il Comitato unico di garanzia per le pari opportunità, la valorizzazione del benessere di chi lavora e contro le discriminazioni ha composizione paritetica ed è formato da un componente designato da ciascuna delle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative a livello di amministrazione e da un pari numero di rappresentanti dell'amministrazione in modo da assicurare nel complesso la presenza paritaria di entrambi i generi.

    Il presidente del Comitato unico di garanzia è designato dall'amministrazione.

    03.

    Il Comitato unico di garanzia, all'interno dell'amministrazione pubblica, ha compiti propositivi, consultivi e di verifica e opera in collaborazione con la consigliera o il consigliere nazionale di parità.

    Contribuisce all'ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico, migliorando l'efficienza delle prestazioni collegata alla garanzia di un ambiente di lavoro caratterizzato dal rispetto dei principi di pari opportunità, di benessere organizzativo e dal contrasto di qualsiasi forma di discriminazione e di violenza morale o psichica per i lavoratori.

    04.

    Le modalità di funzionamento dei Comitati unici di garanzia sono disciplinate da linee guida contenute in una direttiva emanata di concerto dal Dipartimento della funzione pubblica e dal Dipartimento per le pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei ministri entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione.

    05.

    La mancata costituzione del Comitato unico di garanzia comporta responsabilità dei dirigenti incaricati della gestione del personale, da valutare anche al fine del raggiungimento degli obiettivi.

    Le pubbliche amministrazioni, al fine di garantire pari opportunità tra uomini e donne per l'accesso al lavoro ed il trattamento sul lavoro: a) riservano alle donne, salva motivata impossibilità, almeno un terzo dei posti di componente delle commissioni di concorso, fermo restando il principio di cui all'articolo 35, comma 3, lettera e) ; in caso di quoziente frazionario si procede all'arrotondamento all'unità superiore qualora la cifra decimale sia pari o superiore a 0,5 e all'unità inferiore qualora la cifra decimale sia inferiore a 0,5 ; b) adottano propri atti regolamentari per assicurare pari opportunità fra uomini e donne sul lavoro, conformemente alle direttive impartite dalla Presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento della funzione pubblica; c) garantiscono la partecipazione delle proprie dipendenti ai corsi di formazione e di

    Fonte: Normattiva.it.

  • Art. 186 bis L. Fall. – Concordato con continuità aziendale

    Art. 186 bis L. Fall. – Concordato con continuità aziendale

    Art. 186-bis L. Fall. – Concordato con continuità aziendale

    Testo vigente (aggiornato da Normattiva)

    Quando il piano di concordato di cui all’articolo 161, secondo comma, lettera e) prevede la prosecuzione dell’attività di impresa da parte del debitore,la cessione dell’azienda in esercizio ovvero il conferimento dell’azienda in esercizio in una o più società, anche di nuova costituzione, si applicano le disposizioni del presente articolo.

    Il piano può prevedere anche la liquidazione di beni non funzionali all’esercizio dell’impresa.

    Nei casi previsti dal presente articolo: a) il piano di cui all’articolo 161, secondo comma, lettera e), deve contenere anche un’analitica indicazione dei costi e dei ricavi attesi dalla prosecuzione dell’attività d’impresa prevista dal piano di concordato, delle risorse finanziarie necessarie e delle relative modalità di copertura; b) la relazione del professionista di cui all’articolo 161, terzo comma, deve attestare che la prosecuzione dell’attività d’impresa prevista dal piano di concordato è funzionale al miglior soddisfacimento dei creditori; c) il piano può prevedere, fermo quanto disposto dall’articolo 160, secondo comma, una moratoria fino a due anni dall’omologazione per il pagamento dei creditori muniti di privilegio, pegno o ipoteca, salvo che sia prevista la liquidazione dei beni o diritti sui quali sussiste la causa di prelazione.

    In tal caso, i creditori muniti di cause di prelazione di cui al periodo precedente non hanno diritto al voto.

    Fermo quanto previsto nell’articolo 169-bis, i contratti in corso di esecuzione alla data di deposito del ricorso, anche stipulati con pubbliche amministrazioni, non si risolvono per effetto dell’apertura della procedura.

    Sono inefficaci eventuali patti contrari.

    L’ammissione al concordato preventivo non impedisce la continuazione di contratti pubblici se il professionista designato dal debitore di cui all’articolo 67 ha attestato la conformità al piano e la ragionevole capacità di adempimento.

    Di tale continuazione può beneficiare, in presenza dei requisiti di legge, anche la società cessionaria o conferitaria d’azienda o di rami d’azienda cui i contratti siano trasferiti.

    Il giudice delegato, all’atto della cessione o del conferimento, dispone la cancellazione delle iscrizioni e trascrizioni.

    Le disposizioni del presente comma si applicano anche nell’ipotesi in cui l’impresa è stata ammessa a concordato che non prevede la continuità aziendale se il predetto professionista attesta che la continuazione è necessaria per la migliore liquidazione dell’azienda in esercizio.

    Successivamente al deposito della domanda di cui all’articolo 161, la partecipazione a procedure di affidamento di contratti pubblici deve essere autorizzata dal tribunale, e, dopo il decreto di apertura, dal giudice delegato, acquisito il parere del commissario giudiziale ove già nominato.

    L’ammissione al concordato preventivo non impedisce la partecipazione a procedure di assegnazione di contratti pubblici, quando l’impresa presenta in gara: a) una relazione di un professionista in possesso dei requisiti di cui all’articolo 67, terzo comma, lettera d), che attesta la conformità al piano e la ragionevole capacità di adempimento del contratto; b) LETTERA ABROGATA DAL D.L. 18 APRILE 2019, N. 32 CONVERTITO CON MODIFICAZIONI DALLA L. 14 GIUGNO 2019, N. 55 .

    Fermo quanto previsto dal comma precedente, l’impresa in concordato può concorrere anche riunita in raggruppamento temporaneo di imprese, purché non rivesta la qualità di mandataria e sempre che le altre imprese aderenti al raggruppamento non siano assoggettate ad una procedura concorsuale.

    In tal caso la dichiarazione di cui al quarto comma, lettera b), può provenire anche da un operatore facente parte del raggruppamento.

    Se nel corso di una procedura iniziata ai sensi del presente articolo l’esercizio dell’attività d’impresa cessa o risulta manifestamente dannoso per i creditori, il tribunale provvede ai sensi dell’articolo 173.

    Resta salva la facoltà del debitore di modificare la proposta di concordato.

    Ogni sei mesi successivi alla presentazione della relazione di cui all’articolo 172, primo comma, il commissario giudiziale redige un rapporto riepilogativo secondo quanto previsto dall’articolo 33, quinto comma, e lo trasmette ai creditori a norma dell’articolo 171, secondo comma.

    Conclusa l’esecuzione del concordato, deposita un rapporto riepilogativo finale redatto in conformità a quanto previsto dall’articolo 33, quinto comma.

    Norma superata, non abrogata. Su Normattiva questo articolo non risulta abrogato. Il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (D.Lgs. 12 gennaio 2019, n. 14) è in vigore dal 15 luglio 2022 (art. 389) e disciplina le procedure aperte da quella data; l’art. 390 stabilisce però che i ricorsi e le domande depositati prima restano definiti secondo la legge fallimentare. Per una situazione attuale il riferimento è il Codice della crisi.

  • Art. 207 D.Lgs. 259/2003 – Autorizzazione all’impianto ed all’esercizio di stazioni radioelettriche a bordo degli aeromobili

    Art. 207 D.Lgs. 259/2003 – Autorizzazione all’impianto ed all’esercizio di stazioni radioelettriche a bordo degli aeromobili

    Codice delle comunicazioni elettroniche (D.Lgs. 1 agosto 2003, n. 259)

    1. Le norme per il rilascio delle autorizzazioni all’impianto ed all’esercizio di stazioni radioelettriche a bordo degli aeromobili sono stabilite con decreto del Ministro delle imprese e del made in Italy. articolo precedente articolo successivo

  • Art. 186 L. Fall. – Risoluzione concordato

    Art. 186 L. Fall. – Risoluzione concordato

    Art. 186 L. Fall. – Risoluzione e annullamento del concordato

    Risoluzione e annullamento del concordato

  • Art. 185 L. Fall. – Esecuzione del concordato

    Art. 185 L. Fall. – Esecuzione del concordato

    Art. 185 L. Fall. – Esecuzione del concordato

    Testo vigente (aggiornato da Normattiva)

    Dopo l’omologazione del concordato, il commissario giudiziale ne sorveglia l’adempimento, secondo le modalità stabilite nella sentenza di omologazione.

    Egli deve riferire al giudice ogni fatto dal quale possa derivare pregiudizio ai creditori.

    Si applica il secondo comma dell’art. 136.

    Il debitore è tenuto a compiere ogni atto necessario a dare esecuzione alla proposta di concordato presentata da uno o più creditori, qualora sia stata approvata e omologata.

    Nel caso in cui il commissario giudiziale rilevi che il debitore non sta provvedendo al compimento degli atti necessari a dare esecuzione alla suddetta proposta o ne sta ritardando il compimento, deve senza indugio riferirne al tribunale.

    Il tribunale, sentito il debitore, può attribuire al commissario giudiziale i poteri necessari a provvedere in luogo del debitore al compimento degli atti a questo richiesti.

    Il soggetto che ha presentato la proposta di concordato approvata e omologata dai creditori può denunziare al tribunale i ritardi o le omissioni da parte del debitore, mediante ricorso al tribunale notificato al debitore e al commissario giudiziale, con il quale può chiedere al tribunale di attribuire al commissario giudiziale i poteri necessari a provvedere in luogo del debitore al compimento degli atti a questo richiesti.

    Fermo restando il disposto dell’articolo 173, il tribunale, sentiti in camera di consiglio il debitore e il commissario giudiziale, può revocare l’organo amministrativo, se si tratta di società, e nominare un amministratore giudiziario stabilendo la durata del suo incarico e attribuendogli il potere di compiere ogni atto necessario a dare esecuzione alla suddetta proposta, ivi inclusi, qualora tale proposta preveda un aumento del capitale sociale del debitore, la convocazione dell’assemblea straordinaria dei soci avente ad oggetto la delibera di tale aumento di capitale e l’esercizio del voto nella stessa.

    Quando è stato nominato il liquidatore a norma dell’articolo 182, i compiti di amministratore giudiziario possono essere a lui attribuiti.

    Norma superata, non abrogata. Su Normattiva questo articolo non risulta abrogato. Il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (D.Lgs. 12 gennaio 2019, n. 14) è in vigore dal 15 luglio 2022 (art. 389) e disciplina le procedure aperte da quella data; l’art. 390 stabilisce però che i ricorsi e le domande depositati prima restano definiti secondo la legge fallimentare. Per una situazione attuale il riferimento è il Codice della crisi.

  • Art. 184 L. Fall. – Effetti del concordato

    Art. 184 L. Fall. – Effetti del concordato

    Art. 184 L. Fall. – Effetti del concordato per i creditori

    Effetti del concordato per i creditori

  • Art. 183 L. Fall. – Reclamo

    Art. 183 L. Fall. – Reclamo

    Art. 183 L. Fall. – Reclamo

    Testo vigente (aggiornato da Normattiva)

    Contro il decreto del tribunale può essere proposto reclamo alla corte di appello, la quale pronuncia in camera di consiglio.

    Con lo stesso reclamo è impugnabile la sentenza dichiarativa di fallimento, contestualmente emessa a norma dell’articolo 180, settimo comma.

    Norma superata, non abrogata. Su Normattiva questo articolo non risulta abrogato. Il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (D.Lgs. 12 gennaio 2019, n. 14) è in vigore dal 15 luglio 2022 (art. 389) e disciplina le procedure aperte da quella data; l’art. 390 stabilisce però che i ricorsi e le domande depositati prima restano definiti secondo la legge fallimentare. Per una situazione attuale il riferimento è il Codice della crisi.

  • Art. 182 decies L. Fall. – Coobbligati e soci illimitatamente responsabili

    Art. 182 decies L. Fall. – Coobbligati e soci illimitatamente responsabili

    Art. 182-decies L. Fall. – Coobbligati e soci illimitatamente responsabili

    Testo vigente (aggiornato da Normattiva)

    Ai creditori che hanno concluso gli accordi di ristrutturazione si applica l’ articolo 1239 del codice civile .

    Nel caso in cui l’efficacia degli accordi sia estesa ai creditori non aderenti, costoro conservano impregiudicati i diritti contro i coobbligati, i fideiussori del debitore e gli obbligati in via di regresso.

    Salvo patto contrario, gli accordi di ristrutturazione della società hanno efficacia nei confronti dei soci illimitatamente responsabili, i quali, se hanno prestato garanzia, continuano a rispondere per tale diverso titolo, salvo che non sia diversamente previsto.

    Norma superata, non abrogata. Su Normattiva questo articolo non risulta abrogato. Il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (D.Lgs. 12 gennaio 2019, n. 14) è in vigore dal 15 luglio 2022 (art. 389) e disciplina le procedure aperte da quella data; l’art. 390 stabilisce però che i ricorsi e le domande depositati prima restano definiti secondo la legge fallimentare. Per una situazione attuale il riferimento è il Codice della crisi.

  • Rateizzare una cartella: come si chiede la dilazione

    In sintesi

    • Si chiede ad Agenzia Riscossione, non all’Agenzia delle Entrate: sono due enti diversi, ognuno con le proprie competenze.
    • Si può fare online: la domanda di dilazione si presenta sul sito di Agenzia Riscossione senza andare allo sportello.
    • Numero di rate e soglie: dipendono dall’importo della cartella e dalla situazione economica del contribuente; i limiti esatti sono aggiornati per legge e vanno verificati anno per anno.
    • Decadenza dal piano: se salti un certo numero di rate consecutive il piano decade e l’importo torna esigibile in un’unica soluzione.
    • Interessi di dilazione: sulla rateizzazione si pagano interessi la cui misura va verificata sul sito di Agenzia Riscossione per il piano attuale.

    Cos'è la rateizzazione e chi la gestisce

    Quando arriva una cartella di pagamento – il documento con cui Agenzia Riscossione ti chiede di versare imposte o contributi non pagati – il termine ordinario per saldare è 60 giorni dalla notifica. Se non puoi pagare tutto in una volta, puoi chiedere la dilazione del debito, cioè pagarlo a rate nel tempo.

    La rateizzazione si chiede ad Agenzia Riscossione (ex Equitalia), non all’Agenzia delle Entrate: i due enti sono distinti. Agenzia Riscossione gestisce la riscossione coattiva dei debiti già iscritti a ruolo, mentre l’Agenzia delle Entrate gestisce i controlli e le dichiarazioni. Confondere i due è uno degli errori più comuni.

    Il numero massimo di rate concedibili e le soglie per accedere alla dilazione semplificata (senza documentazione aggiuntiva) cambiano per legge e possono essere aggiornati da provvedimenti normativi: prima di presentare la domanda, verifica i limiti aggiornati direttamente sul sito di Agenzia Riscossione. In questa guida ti spieghiamo il funzionamento generale e i passi da seguire.

    Come funziona la rateizzazione: schema generale
    Aspetto Regola generale
    Chi gestisce la domanda Agenzia Riscossione (non Agenzia delle Entrate)
    Termine per presentare la domanda Prima che l'Agenzia avvii procedure esecutive (pignoramento, fermo, ipoteca)
    Numero massimo di rate Variabile per legge: verifica sul sito di Agenzia Riscossione per il piano vigente
    Importi sotto soglia Dilazione semplificata, senza documentazione della situazione economica
    Importi sopra soglia Richiesta documentazione (ISEE o bilancio) per dimostrare la temporanea difficoltà
    Interessi di dilazione Si applicano sul debito residuo; misura aggiornata per legge
    Decadenza Di norma dopo un certo numero di rate non pagate (verifica il contratto di dilazione)

    Esempio pratico

    • Esempio: Tizio riceve una cartella da 4.800 euro per IRPEF non versata. Non può pagare tutto subito. Accede al sito di Agenzia Riscossione con SPID, usa il servizio online ‘Rateizza i tuoi debiti’ e verifica che l’importo rientri nella fascia per la dilazione semplificata (senza documentare il reddito). Sceglie il piano di rate disponibile, ottiene il piano di ammortamento con le rate mensili comprensive di interessi di dilazione e versa la prima rata. Finché paga regolarmente, le procedure esecutive sono sospese.

    Documenti necessari

    • Cartella di pagamento ricevuta (numero identificativo cartella)
    • Credenziali di accesso SPID, CIE o CNS per la richiesta online
    • ISEE in corso di validità (per importi sopra la soglia della dilazione semplificata)
    • Per ditte individuali e società: documentazione contabile della temporanea difficoltà economica
    • Eventuale delega se si agisce tramite intermediario (commercialista, CAF)

    Caso 1 – Tizio chiede la rateizzazione online senza documentare il reddito

    Scenario. Tizio riceve una cartella di pagamento per un importo che rientra nella soglia per la dilazione semplificata. Non ha problemi di reddito documentali, ma non può pagare tutto in un’unica soluzione.

    Come si applica. Tizio accede al portale di Agenzia Riscossione con SPID e seleziona la funzione di rateizzazione online. Per gli importi sotto la soglia prevista dalla normativa vigente, non serve allegare documentazione economica: la domanda è semplificata. Il sistema gli propone il piano di rate disponibile con l’importo di ogni rata (comprensiva degli interessi di dilazione) e la scadenza. Tizio accetta il piano, ottiene il provvedimento di accoglimento e inizia a pagare le rate con i bollettini generati dal sistema. Finché rispetta il piano, fermi amministrativi e pignoramenti sono sospesi.

    In pratica

    • Presentare la domanda prima dei 60 giorni dalla notifica della cartella è importante: dopo possono partire le procedure esecutive.
    • Il piano di rate viene comunicato da Agenzia Riscossione via posta o area riservata: verifica sempre l’importo di ogni rata prima di pagare.
    • Conserva tutte le ricevute di pagamento delle rate: sono la prova del rispetto del piano.

    Caso 2 – Caio decade dal piano per rate non pagate

    Scenario. Caio aveva ottenuto una rateizzazione su una cartella da 9.000 euro e stava pagando regolarmente. Poi attraversa un periodo difficile e salta più rate consecutive di quelle consentite dal piano.

    Come si applica. Superato il numero di rate non pagate previsto come limite per la decadenza, Agenzia Riscossione revoca il piano di dilazione. Il debito residuo torna esigibile in un’unica soluzione e Agenzia Riscossione può riprendere le procedure esecutive: fermo del veicolo, pignoramento dello stipendio o del conto, iscrizione di ipoteca sui beni. Caio può tentare di chiedere una nuova rateizzazione, ma le condizioni dipendono dalla normativa vigente al momento della nuova domanda. Agire prima della decadenza – contattando Agenzia Riscossione appena si prevede di non riuscire a pagare – è sempre la soluzione migliore.

    In pratica

    • Se prevedi di non riuscire a pagare una rata, contatta subito Agenzia Riscossione: in alcuni casi è possibile rinegoziare il piano prima della decadenza.
    • La decadenza non è automaticamente definitiva: verifica se la normativa vigente permette una nuova domanda di dilazione.
    • In caso di decadenza le procedure esecutive riprendono: agisci in fretta per evitare fermi o pignoramenti.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Come si chiede la rateizzazione di una cartella?

    Si presenta la domanda ad Agenzia Riscossione, non all’Agenzia delle Entrate. È possibile farlo online sul sito di Agenzia Riscossione con SPID, CIE o CNS, oppure allo sportello. Per importi sotto una certa soglia la procedura è semplificata e non richiede documentazione sul reddito.

    Quante rate si possono ottenere?

    Il numero massimo di rate dipende dall’importo del debito e dalla normativa vigente, che può cambiare per legge. Verifica sempre i limiti aggiornati sul sito di Agenzia Riscossione o rivolgiti a un professionista prima di fare la domanda.

    Posso chiedere la rateizzazione dopo aver già ricevuto un pignoramento?

    Se le procedure esecutive sono già iniziate la situazione è più complessa: in alcuni casi è ancora possibile presentare domanda, ma le condizioni cambiano. È consigliabile rivolgersi a un professionista o contattare direttamente Agenzia Riscossione.

    Cosa succede se salto una rata?

    La perdita del beneficio della dilazione (decadenza) scatta quando si supera il numero di rate non pagate previsto dal piano. Dopo la decadenza il debito residuo torna esigibile in un’unica soluzione e possono riprendere le procedure esecutive.

    Si pagano interessi sulla rateizzazione?

    Sì, sulle rate si applicano interessi di dilazione la cui misura è stabilita per legge e può variare. Il piano di ammortamento fornito da Agenzia Riscossione indica l’importo esatto di ogni rata comprensiva di interessi.

    La rateizzazione blocca il fermo del veicolo o il pignoramento?

    Sì, la concessione della dilazione sospende le procedure esecutive in corso o ne impedisce l’avvio, finché si rispetta il piano di pagamento. Se si decade dal piano, le misure possono essere riattivate.

    Posso rateizzare anche le cartelle vecchie?

    In linea generale sì, la rateizzazione si può chiedere per debiti iscritti a ruolo indipendentemente dall’anno, salvo che siano già intervenute cause di inammissibilità. Verifica la tua situazione sul sito di Agenzia Riscossione o con un professionista.

  • Contratto a tempo determinato nel CCNL Portieri e Proprietari di Fabbricato: causali e durata

    CCNL Portieri e Proprietari di Fabbricato

    Contratto a tempo determinato nel CCNL Portieri e Proprietari di Fabbricato: causali e durata

    Il contratto a tempo determinato consente di assumere per un periodo predefinito, ma entro limiti stringenti di durata, causali e numero. Dopo il Decreto Dignità molti di questi limiti rinviano espressamente alla contrattazione collettiva: conoscerli evita la conversione del rapporto a tempo indeterminato.

    In sintesi

    Il contratto a termine dura al massimo 24 mesi; oltre i 12 richiede una causale (esigenze tecnico-organizzative, sostituzione o causali individuate dal CCNL). Sono ammesse al massimo 4 proroghe e vanno rispettati gli intervalli di stop&go. Il superamento dei limiti comporta la conversione a tempo indeterminato. Matura il diritto di precedenza.

    Dati contrattuali

    Parti firmatarie
    Confedilizia · Filcams-CGIL · Fisascat-CISL · Uiltucs-UIL
    Istituti trattati
    Contratto a termine · Causali e durata · Proroghe, rinnovi e precedenza
    Riferimenti
    D.Lgs. 81/2015, artt. 19-29 (contratto a termine, Decreto Dignità) · CCNL per causali e contingentamento
    Fonte
    Testo del CCNL depositato presso il CNEL

    I limiti in sintesi

    La disciplina del contratto a tempo determinato (D.Lgs. 81/2015, come modificato dal Decreto Dignità) fissa alcuni limiti inderogabili e rinvia per il resto al contratto collettivo. La tabella riepiloga i principali.

    Contratto a termine — limiti di legge e rinvio al CCNL
    Aspetto Regola di legge Ruolo del CCNL
    Durata massima 24 mesi (rinnovi e proroghe inclusi, pari livello) Può prevedere durate diverse in casi specifici
    Causale Necessaria oltre 12 mesi e per i rinnovi Individua causali ulteriori (art. 19)
    Tetto di contingentamento 20% degli stabili al 1° gennaio Può fissare una percentuale diversa
    Proroghe Massimo 4 nei 24 mesi —
    Intervalli (stop&go) 10 gg (≤ 6 mesi) / 20 gg (> 6 mesi) Esenzione per attività stagionali
    Diritto di precedenza Dopo 6 mesi nella stessa azienda Disciplina termini e modalità
    Le percentuali e le causali specifiche del settore sono fissate dal CCNL: per i valori esatti si rinvia al testo contrattuale vigente.

    Durata, causali e limiti

    La disciplina del contratto a termine, ridisegnata dal Decreto Dignità, poggia su alcuni paletti che il CCNL integra.

    Durata e causali

    La durata massima è di 24 mesi (sommando rinnovi e proroghe per mansioni di pari livello). Fino a 12 mesi il contratto può essere privo di causale; oltre i 12 mesi occorre una causale: sostituzione, esigenze tecnico-organizzative o le causali individuate dal contratto collettivo.

    Proroghe e rinnovi

    Sono ammesse al massimo 4 proroghe nei 24 mesi; il rinnovo richiede sempre la causale. Tra due contratti a termine vanno rispettati gli intervalli di 10 giorni (contratti fino a 6 mesi) o 20 giorni (oltre i 6 mesi).

    Conversione e precedenza

    Il superamento dei limiti di durata, del numero di proroghe o degli intervalli comporta la conversione del rapporto a tempo indeterminato. Dopo 6 mesi nella stessa azienda matura inoltre il diritto di precedenza nelle assunzioni stabili per mansioni equivalenti.

    Diritto di precedenza e conversione

    Due conseguenze meritano attenzione. La prima è il diritto di precedenza: il lavoratore che ha prestato attività a termine per più di sei mesi presso la stessa azienda ha titolo di preferenza nelle assunzioni a tempo indeterminato per mansioni equivalenti effettuate nei mesi successivi, a condizione di manifestare la propria volontà nei termini. La seconda è la conversione: il superamento dei limiti di durata, del numero di proroghe o degli intervalli, e l’assenza della causale dove richiesta, determinano la trasformazione del rapporto a tempo indeterminato fin dal momento della violazione.

    Casi pratici

    Tizio — quinta proroga
    Tizio ha già avuto quattro proroghe del contratto a termine. Una quinta proroga, pur restando entro i 24 mesi, supera il numero massimo consentito: dal momento della quinta proroga il rapporto si considera a tempo indeterminato.
    Caia — nuovo contratto senza rispettare l’intervallo
    Caia conclude un contratto a termine di 8 mesi e viene riassunta dopo soli 10 giorni. Per i contratti superiori a 6 mesi l’intervallo minimo è di 20 giorni: il mancato rispetto dello stop&go comporta la trasformazione del secondo contratto a tempo indeterminato.

    Domande frequenti

    Il contratto a termine deve indicare una causale?
    Non sempre: fino a 12 mesi può essere acausale. Oltre i 12 mesi, e per i rinnovi, serve una causale — esigenze di sostituzione, ragioni tecnico-organizzative o le causali individuate dal CCNL.
    Quante proroghe sono ammesse?
    Al massimo quattro nell’arco dei 24 mesi, a prescindere dal numero di contratti. La quinta proroga determina la trasformazione del rapporto a tempo indeterminato.
    Che cosa sono gli intervalli di stop&go?
    Sono i giorni che devono intercorrere tra due contratti a termine con lo stesso lavoratore: 10 giorni se il primo contratto era fino a 6 mesi, 20 giorni se superiore. Le attività stagionali ne sono esenti.
    Quando il contratto a termine si trasforma a tempo indeterminato?
    Quando si superano i 24 mesi complessivi, le 4 proroghe, gli intervalli di stop&go, o manca la causale dove richiesta. In questi casi il rapporto si considera a tempo indeterminato fin dalla violazione.

    Stesso CCNL: consulta anche minimi per livello, come darle, preavviso e telematiche, Preavviso, licenziamento e dimissioni nel CCNL Portieri e Proprietari di Fabbricato, Ferie e permessi nel CCNL Portieri e Proprietari di Fabbricato, Maternità, paternità e congedi nel CCNL Portieri e Proprietari di Fabbricato e Tredicesima e mensilità aggiuntive nel CCNL Portieri e Proprietari di Fabbricato.

    Contenuto divulgativo aggiornato alle regole generali di legge (D.Lgs. 81/2015). Per causali, percentuali di contingentamento e casi di stagionalità si rinvia sempre al testo del CCNL vigente.

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