Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Art. 212 L. Fall. – Ripartizione dell’attivo

    Art. 212 L. Fall. – Ripartizione dell’attivo

    Art. 212 L. Fall. – Ripartizione dell’attivo

    Testo vigente (aggiornato da Normattiva)

    Le somme ricavate dalla liquidazione dell’attivo sono distribuite secondo l’ordine stabilito nell’art. 111.

    Previo il parere del comitato di sorveglianza, e con l’autorizzazione dell’autorità che vigila sulla liquidazione, il commissario può distribuire acconti parziali, sia a tutti i creditori, sia ad alcune categorie di essi, anche prima che siano realizzate tutte le attività e accertate tutte le passività.

    Le domande tardive per l’ammissione di crediti o per il riconoscimento di diritti reali non pregiudicano le ripartizioni già avvenute, e possono essere fatte valere sulle somme non ancora distribuite, osservate le disposizioni dell’art. 112.

    Alle ripartizioni parziali si applicano le disposizioni dell’art. 113.

    Norma superata, non abrogata. Su Normattiva questo articolo non risulta abrogato. Il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (D.Lgs. 12 gennaio 2019, n. 14) è in vigore dal 15 luglio 2022 (art. 389) e disciplina le procedure aperte da quella data; l’art. 390 stabilisce però che i ricorsi e le domande depositati prima restano definiti secondo la legge fallimentare. Per una situazione attuale il riferimento è il Codice della crisi.

  • Art. 211 L. Fall. – Società con responsabilità sussidiaria limitata o illimitata dei soci (abrogato)

    Art. 211 L. Fall. – Società con responsabilità sussidiaria limitata o illimitata dei soci (abrogato)

    Art. 211 L. Fall. – Società con responsabilità sussidiaria limitata o illimitata dei soci

    R.D. 16 marzo 1942, n. 267 – Legge fallimentare

    Articolo abrogato. Non è più in vigore: l’abrogazione è stata disposta dal D.Lgs. 12 settembre 2007, n. 169. Il testo previgente è riportato qui sotto a fini di consultazione storica.

    Testo previgente

    Nella liquidazione di una società con responsabilità sussidiaria limitata o illimitata dei soci, il commissario liquidatore, dopo il deposito nella cancelleria del tribunale dell’elenco previsto dall’art. 209, comma primo, previa autorizzazione dell’autorità che vigila sulla liquidazione, può chiedere ai soci il versamento delle somme che egli ritiene necessarie per l’estinzione delle passività.

    Si osservano per il rimanente le disposizioni dell’art. 151, sostituiti ai poteri del giudice delegato quelli del presidente del tribunale e al curatore il commissario liquidatore ed escluso il reclamo a norma dell’art. 26

  • Art. 210 L. Fall. – Liquidazione dell’attivo

    Art. 210 L. Fall. – Liquidazione dell’attivo

    Art. 210 L. Fall. – Liquidazione dell’attivo

    Testo vigente (aggiornato da Normattiva)

    Il commissario ha tutti i poteri necessari per la liquidazione dell’attivo, salve le limitazioni stabilite dall’autorità che vigila sulla liquidazione.

    In ogni caso per la vendita degli immobili e per la vendita dei mobili in blocco occorrono l’autorizzazione dell’autorità che vigila sulla liquidazione e il parere del comitato di sorveglianza.

    Nel caso di società con soci a responsabilità limitata il presidente del tribunale può, su proposta del commissario liquidatore, ingiungere con decreto ai soci a responsabilità limitata e ai precedenti titolari delle quote o delle azioni di eseguire i versamenti ancora dovuti, quantunque non sia scaduto il termine stabilito per il pagamento.

    Norma superata, non abrogata. Su Normattiva questo articolo non risulta abrogato. Il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (D.Lgs. 12 gennaio 2019, n. 14) è in vigore dal 15 luglio 2022 (art. 389) e disciplina le procedure aperte da quella data; l’art. 390 stabilisce però che i ricorsi e le domande depositati prima restano definiti secondo la legge fallimentare. Per una situazione attuale il riferimento è il Codice della crisi.

  • Art. 209 L. Fall. – Formazione dello stato passivo

    Art. 209 L. Fall. – Formazione dello stato passivo

    Art. 209 L. Fall. – Formazione dello stato passivo

    Testo vigente (aggiornato da Normattiva)

    Salvo che le leggi speciali stabiliscano un maggior termine, entro novanta giorni dalla data del provvedimento di liquidazione, il commissario forma l’elenco dei crediti ammessi o respinti e delle domande indicate nel secondo comma dell’articolo 207 accolte o respinte, e lo deposita nella cancelleria del luogo dove l’impresa ha la sede principale.

    Il commissario trasmette l’elenco dei crediti ammessi o respinti a coloro la cui pretesa non sia in tutto o in parte ammessa a mezzo posta elettronica certificata ai sensi dell’articolo 207, quarto comma.

    Col deposito in cancelleria l’elenco diventa esecutivo.

    Le impugnazioni, le domande tardive di crediti e le domande di rivendica e di restituzione sono disciplinate dagli articoli 98, 99, 101 e 103, sostituiti al giudice delegato il giudice istruttore ed al curatore il commissario liquidatore.(50) Restano salve le disposizioni delle leggi speciali relative all’accertamento dei crediti chirografari nella liquidazione delle imprese che esercitano il credito.

    Norma superata, non abrogata. Su Normattiva questo articolo non risulta abrogato. Il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (D.Lgs. 12 gennaio 2019, n. 14) è in vigore dal 15 luglio 2022 (art. 389) e disciplina le procedure aperte da quella data; l’art. 390 stabilisce però che i ricorsi e le domande depositati prima restano definiti secondo la legge fallimentare. Per una situazione attuale il riferimento è il Codice della crisi.

  • Articolo 105 TU Giustizia Tributaria: Termini d’impugnazione

    Art. 105 D.Lgs. 175/2024 – Termini d’impugnazione

    Testo vigente – D.Lgs. 14 novembre 2024, n. 175 (Testo unico della giustizia tributaria) (aggiornato da Normattiva)

    1. Se la legge non dispone diversamente il termine per impugnare la sentenza della corte di giustizia tributaria di primo e secondo grado è di sessanta giorni, decorrente dalla sua notificazione ad istanza di parte, salvo quanto disposto dall'articolo 87, comma 3.

    2. Nel caso di revocazione per i motivi di cui ai numeri 1, 2, 3 e 6 dell'articolo 395 del codice di procedura civile il termine di sessanta giorni decorre dal giorno in cui è stato scoperto il dolo o sono state dichiarate false le prove o è stato recuperato il documento o è passata in giudicato la sentenza che accerta il dolo del giudice.

  • Art. 207 L. Fall. – Comunicazione ai creditori e ai terzi

    Art. 207 L. Fall. – Comunicazione ai creditori e ai terzi

    Art. 207 L. Fall. – Comunicazione ai creditori e ai terzi

    Testo vigente (aggiornato da Normattiva)

    Entro un mese dalla nomina il commissario comunica a ciascun creditore, a mezzo posta elettronica certificata, se il relativo indirizzo del destinatario risulta dal registro delle imprese ovvero dall’Indice nazionale degli indirizzi di posta elettronica certificata delle imprese e dei professionisti e, in ogni altro caso, a mezzo lettera raccomandata o telefax presso la sede dell’impresa o la residenza del creditore, il suo indirizzo di posta elettronica certificata e le somme risultanti a credito di ciascuno secondo le scritture contabili e i documenti dell’impresa.

    Contestualmente il commissario invita i creditori ad indicare, entro il termine di cui al terzo comma, il loro indirizzo di posta elettronica certificata, con l’avvertimento sulle conseguenze di cui al quarto comma e relativo all’onere del creditore di comunicarne ogni variazione.

    La comunicazione s’intende fatta con riserva delle eventuali contestazioni.

    Analoga comunicazione è fatta a coloro che possono far valere domande di rivendicazione, restituzione e separazione su cose mobili possedute dall’impresa.

    Entro quindici giorni dal ricevimento della comunicazione i creditori e le altre persone indicate dal comma precedente possono far pervenire al commissario mediante posta elettronica certificata le loro osservazioni o istanze.

    Tutte le successive comunicazioni sono effettuate dal commissario all’indirizzo di posta elettronica certificata indicato ai sensi del primo comma.

    In caso di mancata indicazione dell’indirizzo di posta elettronica certificata o di mancata comunicazione della variazione, ovvero nei casi di mancata consegna per cause imputabili al destinatario, esse si eseguono mediante deposito in cancelleria.

    Si applica l’articolo 31-bis, terzo comma, sostituendo al curatore il commissario liquidatore.

    Norma superata, non abrogata. Su Normattiva questo articolo non risulta abrogato. Il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (D.Lgs. 12 gennaio 2019, n. 14) è in vigore dal 15 luglio 2022 (art. 389) e disciplina le procedure aperte da quella data; l’art. 390 stabilisce però che i ricorsi e le domande depositati prima restano definiti secondo la legge fallimentare. Per una situazione attuale il riferimento è il Codice della crisi.

  • Art. 206 L. Fall. – Poteri del commissario

    Art. 206 L. Fall. – Poteri del commissario

    Art. 206 L. Fall. – Poteri del commissario

    Testo vigente (aggiornato da Normattiva)

    L’azione di responsabilità contro gli amministratori e i componenti degli organi di controllo dell’impresa in liquidazione, a norma degli articoli 2393 e 2394 del codice civile , è esercitata dal commissario liquidatore, previa autorizzazione dell’autorità, che vigila sulla liquidazione.

    Per il compimento degli atti previsti dall’art. 35, in quanto siano di valore indeterminato o di valore superiore a lire cinquantamila, e per la continuazione dell’esercizio dell’impresa il commissario deve essere autorizzato dall’autorità predetta, la quale provvede sentito il comitato di sorveglianza.

    Norma superata, non abrogata. Su Normattiva questo articolo non risulta abrogato. Il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (D.Lgs. 12 gennaio 2019, n. 14) è in vigore dal 15 luglio 2022 (art. 389) e disciplina le procedure aperte da quella data; l’art. 390 stabilisce però che i ricorsi e le domande depositati prima restano definiti secondo la legge fallimentare. Per una situazione attuale il riferimento è il Codice della crisi.

  • Art. 205 L. Fall. – Relazione del commissario

    Art. 205 L. Fall. – Relazione del commissario

    Art. 205 L. Fall. – Relazione del commissario

    Testo vigente (aggiornato da Normattiva)

    L’imprenditore o, se l’impresa è una società o una persona giuridica, gli amministratori devono rendere al commissario liquidatore il conto della gestione relativo al tempo posteriore all’ultimo bilancio.

    Il commissario è dispensato dal formare il bilancio annuale, ma deve presentare alla fine di ogni semestre all’autorità che vigila sulla liquidazione una relazione sulla situazione patrimoniale dell’impresa e sull’andamento della gestione accompagnata da un rapporto del comitato di sorveglianza.

    Nello stesso termine, copia della relazione è trasmessa al comitato di sorveglianza, unitamente agli estratti conto dei depositi postali o bancari relativi al periodo.

    Il comitato di sorveglianza o ciascuno dei suoi componenti possono formulare osservazioni scritte.

    Altra copia della relazione è trasmessa, assieme alle eventuali osservazioni, per via telematica all’ufficio del registro delle imprese ed è trasmessa a mezzo di posta elettronica certificata ai creditori e ai titolari di diritti sui beni.

    Norma superata, non abrogata. Su Normattiva questo articolo non risulta abrogato. Il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (D.Lgs. 12 gennaio 2019, n. 14) è in vigore dal 15 luglio 2022 (art. 389) e disciplina le procedure aperte da quella data; l’art. 390 stabilisce però che i ricorsi e le domande depositati prima restano definiti secondo la legge fallimentare. Per una situazione attuale il riferimento è il Codice della crisi.

  • Art. 204 L. Fall. – Commissario liquidatore

    Art. 204 L. Fall. – Commissario liquidatore

    Art. 204 L. Fall. – Commissario liquidatore

    Testo vigente (aggiornato da Normattiva)

    Il commissario liquidatore procede a tutte le operazioni della liquidazione secondo le direttive dell’autorità che vigila sulla liquidazione, e sotto il controllo del comitato di sorveglianza.

    Egli prende in consegna i beni compresi nella liquidazione, le scritture contabili e gli altri documenti dell’impresa, richiedendo, ove occorra, l’assistenza di un notaio.

    Il commissario liquidatore forma quindi l’inventario, nominando se necessario, uno o più stimatori per la valutazione dei beni.

    Norma superata, non abrogata. Su Normattiva questo articolo non risulta abrogato. Il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (D.Lgs. 12 gennaio 2019, n. 14) è in vigore dal 15 luglio 2022 (art. 389) e disciplina le procedure aperte da quella data; l’art. 390 stabilisce però che i ricorsi e le domande depositati prima restano definiti secondo la legge fallimentare. Per una situazione attuale il riferimento è il Codice della crisi.

  • Operazioni non imponibili: esportazioni e art. 8 IVA

    In sintesi

    • Nessuna IVA addebitata al cliente, ma il fornitore conserva il pieno diritto a detrarre l’IVA sugli acquisti.
    • Rientrano qui: esportazioni (art. 8), servizi internazionali (art. 9), cessioni intracomunitarie (art. 41 DL 331/93).
    • Le esportazioni alimentano il plafond degli esportatori abituali: chi nell’anno precedente (o nei dodici mesi precedenti) ha esportato per oltre il 10% del volume d’affari può acquistare senza IVA con la dichiarazione d’intento.
    • Sono profondamente diverse dalle esenti art. 10: le esenti limitano la detrazione, le non imponibili no.
    • Il quadro VE della dichiarazione IVA contiene una sezione specifica per le operazioni non imponibili.
    • Se le operazioni non imponibili degli artt. 8, 8-bis e 9 superano il 25% di tutte le operazioni, l’eccedenza di IVA detraibile può essere chiesta a rimborso già in dichiarazione (art. 30, terzo comma, lett. b).

    Non imponibile non è uguale a esente: la distinzione che conta

    Nel linguaggio comune si dice spesso ‘senza IVA’ per indicare qualsiasi operazione che non espone l’imposta in fattura. Ma nella legge IVA italiana questa espressione nasconde situazioni molto diverse tra loro. Un’operazione può non addebitare IVA perché è esente (art. 10 DPR 633/1972), perché è non imponibile (artt. 8, 8-bis, 9 dello stesso decreto e art. 41 del DL 331/1993), oppure perché è direttamente fuori campo IVA. Le conseguenze operative di queste tre categorie sono radicalmente diverse.

    Le operazioni non imponibili sono quelle che la legge esclude dall’applicazione dell’aliquota IVA non perché l’operazione sia ‘privilegiata’ in senso sociale o economico (come avviene per la sanità o l’istruzione), ma perché avvengono al di fuori del territorio italiano o hanno un collegamento con mercati esteri. La logica è quella del principio di destinazione: l’IVA si applica nel paese di consumo finale, non in quello di produzione. Quando si esporta, il bene sarà consumato all’estero e sarà lì che verrà eventualmente tassato.

    La conseguenza più importante per chi effettua queste operazioni è duplice: da un lato non si addebita IVA al cliente estero o comunitario; dall’altro si conserva il pieno diritto a detrarre l’IVA pagata sugli acquisti effettuati in Italia per realizzare quelle stesse operazioni. Questo le rende radicalmente diverse dalle esenti art. 10, che invece limitano la detrazione tramite il pro-rata. Chi esporta molto può quindi accumulare un credito IVA significativo, che può essere rimborsato, compensato o riportato all’anno successivo.

    Un altro effetto riguarda chi esporta in modo continuativo. Secondo l’art. 1 del DL 746/1983, chi nell’anno solare precedente ha effettuato esportazioni (art. 8, comma 1, lettere a e b) per un ammontare superiore al 10% del proprio volume d’affari può acquistare beni e servizi senza IVA, nei limiti del plafond. In alternativa all’anno solare precedente si possono assumere come riferimento, mese per mese, i dodici mesi precedenti. Per farlo l’esportatore abituale invia al fornitore una dichiarazione d’intento: non vale per le operazioni esenti dell’art. 10.

    Principali operazioni non imponibili IVA e riferimenti normativi
    Tipo di operazione Riferimento normativo Effetto sul plafond
    Esportazioni dirette di beni Art. 8, c. 1, lett. a) DPR 633/1972 Sì, concorre
    Cessioni a esportatori abituali (con dichiarazione d'intento) Art. 8, c. 1, lett. c) DPR 633/1972 No (per il fornitore)
    Servizi relativi a esportazioni e trasporti internazionali Art. 9 DPR 633/1972 Sì, concorre
    Cessioni intracomunitarie di beni a soggetti IVA UE Art. 41 DL 331/1993 Sì, concorre

    Art. 8, lettere a, b e c: le tre ipotesi di esportazione

    L’art. 8 del DPR 633/1972 non descrive un’unica esportazione ma tre ipotesi, con prove diverse. Il testo usa ancora l’espressione «Comunità economica europea» per indicare il territorio dell’Unione europea.

    Art. 8, comma 1, DPR 633/1972: le ipotesi di cessione all’esportazione
    Ipotesi Cosa prevede Come si prova l’esportazione
    Lettera a Cessione con trasporto o spedizione dei beni fuori dall’Unione europea a cura o a nome del cedente (anche per incarico del cessionario) Documento doganale, oppure vidimazione dell’ufficio doganale sulla fattura o sulla bolla di accompagnamento
    Lettera b Cessione con trasporto o spedizione fuori dall’Unione europea entro 90 giorni dalla consegna, a cura del cessionario non residente o per suo conto Vidimazione dell’ufficio doganale o postale su un esemplare della fattura
    Lettera b-bis Cessioni con trasporto fuori dall’Unione europea entro 180 giorni alle pubbliche amministrazioni e ai soggetti della cooperazione allo sviluppo iscritti nell’elenco dell’art. 26 della L. 125/2014, per finalità umanitarie Documentazione doganale
    Lettera c Cessioni e servizi resi a chi, avendo esportato, acquista senza IVA con la dichiarazione d’intento Dichiarazione d’intento con ricevuta telematica dell’Agenzia delle Entrate

    La lettera b non vale per i beni destinati a dotazione o provvista di bordo di imbarcazioni o navi da diporto, di aeromobili da turismo o di altri mezzi di trasporto ad uso privato, né per i beni trasportati nei bagagli personali fuori dall’Unione europea.

    Fattura a un privato extra-UE: si può usare l’art. 8?

    Sì, se la cessione rientra nella lettera b: il testo parla di «cessionario non residente» e non richiede che abbia la partita IVA. Servono però il trasporto o la spedizione fuori dall’Unione europea entro 90 giorni dalla consegna e la vidimazione doganale (o postale) sulla fattura. Restano esclusi i beni che il cliente porta con sé nei bagagli personali e i mezzi di trasporto ad uso privato. Un negozio che consegna la merce al turista che la porta via con sé non può quindi usare la lettera b.

    Quale articolo per fatturare un servizio a un cliente estero

    L’art. 8 riguarda le cessioni di beni. Per i servizi conta prima di tutto il luogo di effettuazione: ai sensi dell’art. 7-ter i servizi resi a un soggetto passivo stabilito in Italia sono territoriali, quelli resi a un soggetto passivo stabilito all’estero sono fuori dal territorio dello Stato. Il servizio a un’impresa tedesca o statunitense è quindi di norma fuori campo IVA per mancanza del requisito territoriale, non una operazione non imponibile dell’art. 8.

    Cambia l’annotazione da riportare in fattura (art. 21, commi 6 e 6-bis): «operazione non imponibile» per le operazioni degli artt. 8, 8-bis, 9 e 38-quater; «inversione contabile» per i servizi a un soggetto passivo debitore dell’imposta in un altro Stato UE; «operazione non soggetta» per le operazioni che si considerano effettuate fuori dall’Unione europea. L’art. 9, invece, riguarda i servizi internazionali o connessi agli scambi internazionali (trasporti, spedizioni, servizi doganali e simili): una consulenza informatica non rientra tra questi.

    Dichiarazione d’intento: come funziona

    L’esportatore abituale che vuole acquistare o importare senza IVA presenta una dichiarazione d’intento redatta sul modello approvato dall’Agenzia delle Entrate e trasmessa per via telematica all’Agenzia, che rilascia una ricevuta con il protocollo di ricezione. La dichiarazione può riguardare più operazioni. Gli estremi del protocollo vanno indicati nelle fatture emesse dal fornitore in base ad essa (art. 1, comma 1, lett. c, DL 746/1983). Il limite di acquisto è il plafond: l’ammontare dei corrispettivi delle esportazioni dell’anno solare precedente, oppure quello dei dodici mesi precedenti se si è scelta questa opzione (art. 8, secondo comma).

    Fattura sbagliata: IVA applicata su un’operazione non imponibile

    Se il fornitore indica in fattura un’imposta superiore a quella reale, ad esempio applica l’IVA su una cessione che era non imponibile, l’imposta è dovuta per l’intero importo indicato (art. 21, comma 7). Per correggere l’errore si può emettere una variazione in diminuzione, ma entro un anno dall’effettuazione dell’operazione (art. 26, comma 3). Nel caso opposto, cioè una fattura non imponibile emessa senza i requisiti, l’imposta non addebitata va regolarizzata con una fattura di rettifica che indichi l’IVA (art. 26, comma 1).

    Art. 8-bis: navi e aeromobili

    L’art. 8-bis assimila alle esportazioni, se non rientrano già nell’art. 8, le cessioni di navi adibite alla navigazione in alto mare o alla pesca, di aeromobili destinati a imprese di navigazione aerea che effettuano prevalentemente trasporti internazionali, dei relativi apparati motori, ricambi e dotazioni di bordo, e i servizi di costruzione, manutenzione, riparazione e noleggio di questi mezzi. Le navi da diporto sono escluse.

    Esempio pratico

    • Beta Snc produce componenti meccanici e li vende a un’azienda tedesca registrata ai fini IVA in Germania. Si tratta di una cessione intracomunitaria ai sensi dell’art. 41 del DL 331/93: Beta Snc emette fattura senza IVA, indica il numero di identificazione IVA del cliente tedesco e compila il modello INTRA. Nell’anno, Beta Snc ha acquistato materie prime e macchinari pagando 18.000 euro di IVA. Poiché tutte le sue operazioni sono non imponibili, ha diritto a detrarre integralmente quei 18.000 euro. Se non li può compensare, può chiedere il rimborso ai sensi dell’art. 30, terzo comma, lett. b), DPR 633, perché le operazioni non imponibili superano il 25% di tutte le operazioni effettuate.

    Documenti necessari

    • Fatture di vendita con indicazione ‘operazione non imponibile’ e riferimento normativo (art. 8 o art. 41 DL 331/93)
    • Documentazione doganale (bolletta di esportazione) per le esportazioni extra-UE
    • Modelli INTRA (INTRA 1-bis per le cessioni intracomunitarie) presentati all’Agenzia delle Dogane
    • Dichiarazioni d’intento ricevute dai clienti esportatori abituali (se si è il fornitore)
    • Dichiarazione IVA annuale (quadri VE sezione operazioni non imponibili, VF, VX)

    Caso 1 – Tizio, consulente IT con clienti extra-UE

    Scenario. Tizio è un consulente informatico italiano che fornisce servizi di sviluppo software a un’azienda negli Stati Uniti. Il cliente è una società commerciale americana, non registrata ai fini IVA in Italia.

    Come si applica. Il cliente è una società commerciale statunitense, quindi un soggetto passivo non stabilito in Italia. Per l’art. 7-ter DPR 633/1972 il servizio non si considera effettuato nel territorio dello Stato: è fuori campo IVA per mancanza del requisito territoriale e Tizio riporta in fattura l’annotazione «operazione non soggetta» (art. 21, comma 6-bis). Non si tratta di un servizio internazionale dell’art. 9, che riguarda trasporti, spedizioni e servizi doganali. Tizio non addebita IVA e conserva il diritto alla detrazione sull’IVA degli acquisti (hardware, software, abbonamenti professionali): non c’è alcun pro-rata, a differenza di chi effettua operazioni esenti art. 10. Se le operazioni non soggette di questo tipo prevalgono sul totale, può chiedere il rimborso dell’eccedenza detraibile (art. 30, terzo comma, lett. d).

    In pratica

    • Nessuna IVA in fattura al cliente estero: operazione non imponibile o fuori campo.
    • IVA sugli acquisti italiani (attrezzature, utenze studio) pienamente detraibile.
    • Nessun pro-rata: la detrazione non è limitata dalle operazioni con l’estero.
    • Se prevalgono le operazioni non imponibili, possibile credito IVA rimborsabile.

    Caso 2 – Caio, produttore agricolo che esporta in Francia

    Scenario. Caio possiede un’azienda agricola che produce vino. Vende partite di vino sia a ristoranti italiani (operazioni imponibili al 22% o con aliquota ridotta) sia a un importatore francese registrato ai fini IVA in Francia (cessione intracomunitaria).

    Come si applica. Le cessioni al ristoratore italiano sono imponibili: Caio addebita IVA. Le cessioni all’importatore francese sono operazioni non imponibili ai sensi dell’art. 41 del DL 331/93: Caio emette fattura senza IVA, verifica il numero IVA del cliente francese tramite il sistema VIES e compila il modello INTRA 1-bis. Per queste vendite Caio non perde il diritto a detrarre l’IVA sugli acquisti (fertilizzanti, attrezzature, bottiglie). Se nel complesso le esportazioni pesano per oltre il 10% del volume d’affari, Caio può avere i requisiti per acquistare senza IVA con la dichiarazione d’intento: le regole del plafond per le cessioni intracomunitarie vanno verificate caso per caso.

    In pratica

    • Cessioni intracomunitarie all’importatore francese: non imponibili art. 41 DL 331/93, senza IVA.
    • Verifica obbligatoria del numero IVA del cliente UE tramite VIES prima di emettere senza IVA.
    • IVA sugli acquisti: pienamente detraibile anche per la quota relativa alle vendite in Francia.
    • Per diventare esportatore abituale conta il peso delle esportazioni (art. 8, lettere a e b) sul volume d’affari: oltre il 10%.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Qual è la differenza principale tra non imponibile ed esente?

    È la più importante distinzione nella classificazione IVA. Le operazioni non imponibili (artt. 8, 8-bis, 9 DPR 633, art. 41 DL 331/93) non addebitano IVA ma danno pieno diritto alla detrazione e concorrono al plafond degli esportatori. Le operazioni esenti (art. 10) non addebitano IVA ma limitano la detrazione tramite il pro-rata. Chi confonde le due categorie rischia di calcolare male l’IVA detraibile.

    Chi può acquistare senza IVA con la dichiarazione d'intento?

    Gli esportatori abituali: chi nell’anno solare precedente (o nei dodici mesi precedenti, se ha scelto questa opzione) ha effettuato esportazioni dell’art. 8, comma 1, lettere a e b, per un ammontare superiore al 10% del proprio volume d’affari (art. 1 DL 746/1983). La dichiarazione d’intento va trasmessa per via telematica all’Agenzia delle Entrate, che rilascia una ricevuta con il protocollo da riportare nella fattura del fornitore. L’acquisto senza IVA è consentito fino a concorrenza del plafond.

    Le operazioni non imponibili compaiono nella dichiarazione IVA annuale?

    Sì. Vanno indicate nel quadro VE della dichiarazione IVA annuale, nella sezione specifica per le operazioni non imponibili, distinte dalle esenti. Concorrono alla formazione del volume d’affari e al calcolo del plafond. Non incidono negativamente sul pro-rata.

    Se ho solo operazioni non imponibili, posso chiedere il rimborso IVA?

    Sì, in presenza dei requisiti dell’art. 30 DPR 633/1972. Il rimborso dell’eccedenza detraibile si può chiedere già in dichiarazione, se di importo superiore a 2.582,28 euro (cinque milioni di lire nel testo di legge), tra gli altri casi quando le operazioni non imponibili degli artt. 8, 8-bis e 9 superano il 25% di tutte le operazioni effettuate, oppure quando prevalgono le operazioni non soggette per mancanza di territorialità (artt. da 7 a 7-septies). Altrimenti l’eccedenza si riporta nell’anno successivo.

    Le cessioni intracomunitarie sono sempre non imponibili?

    Le cessioni intracomunitarie di beni a soggetti passivi (cioè a imprese o professionisti registrati ai fini IVA in un altro Stato UE) sono non imponibili ai sensi dell’art. 41 del DL 331/93, a condizione che il numero IVA del cliente sia valido e verificabile nel sistema VIES e che i beni siano fisicamente trasferiti in altro Stato UE. Le cessioni a privati consumatori nell’UE seguono regole diverse.

    Cosa succede se emetto una fattura non imponibile senza avere i requisiti?

    L’operazione resta imponibile: l’IVA non addebitata va regolarizzata con una fattura di rettifica che la indichi (art. 26, comma 1, DPR 633/1972). Per il caso opposto, cioè l’IVA indicata in fattura in misura superiore a quella reale, l’imposta è dovuta per l’intero importo (art. 21, comma 7) e la variazione in diminuzione è possibile entro un anno dall’effettuazione dell’operazione (art. 26, comma 3). Verifica sempre i requisiti prima di emettere la fattura.

    Le operazioni non imponibili aumentano il credito IVA?

    Indirettamente sì. Chi effettua operazioni non imponibili non incassa IVA dai clienti ma paga IVA sui propri acquisti italiani. Poiché questa IVA è interamente detraibile, il risultato è un credito IVA (IVA a credito superiore a IVA a debito) che si può riportare, compensare o rimborsare.

    Posso emettere con l'art. 8 una fattura a un privato che vive fuori dall'Unione europea?

    Sì, se la cessione rientra nell’art. 8, comma 1, lettera b: cessionario non residente, trasporto o spedizione dei beni fuori dall’Unione europea entro 90 giorni dalla consegna e vidimazione dell’ufficio doganale (o postale) su un esemplare della fattura. La lettera b non si applica ai beni trasportati nei bagagli personali né ai mezzi di trasporto ad uso privato.

    Vedi anche: Esterometro, Quadro VE, Operazioni esenti IVA, Base imponibile IVA, art. 6 T.U.IVA e Cessioni di beni IVA.

  • CCNL Gas-Acqua: apprendistato tecnici, patentini

    CCNL Gas e Acqua (Federgasacqua)

    In sintesi

    Nel settore gas-acqua l’apprendistato professionalizzante si rivolge ai giovani tra 18 e 29 anni e dura al massimo 3 anni (art. 44 D.Lgs. 81/2015). Il CCNL non usa il sotto-inquadramento ma una retribuzione in percentuale: con il rinnovo del 2023 la quota d’ingresso è salita dal 75% all’80%. Al termine, se nessuno recede, il rapporto prosegue a tempo indeterminato.

    Dati contrattuali

    Parti firmatarie
    Utilitalia · Anfida · Proxigas · Assogas · Filctem-CGIL · Femca-CISL · Uiltec-UIL
    Ultimo rinnovo
    8 maggio 2025, per il triennio 2025-2027 (il precedente era del 18 maggio 2023)
    Vigenza
    1° gennaio 2025 – 31 dicembre 2027. Aumento dei minimi (TEM) di 260 euro in quattro tranche: 90 euro dal 1° luglio 2025, 60 dal 1° luglio 2026, 60 dal 1° luglio 2027 e 50 dal 1° ottobre 2027. Dal 1° gennaio 2026 l’orario contrattuale scende a 38 ore medie settimanali
    Platea
    ~50.000 (tecnici reti gas, operatori distribuzione idrica, dipendenti multiutility, personale impianti depurazione)

    Tabella riepilogativa

    Apprendistato nel settore gas-acqua
    Caratteristica Regola Fonte
    Età (professionalizzante) 18-29 anni (da 17 con qualifica professionale) Art. 44 D.Lgs. 81/2015
    Durata Minimo 6 mesi, massimo 3 anni Artt. 42 e 44 D.Lgs. 81/2015
    Retribuzione In percentuale; quota d’ingresso all’80% dal rinnovo 2022-2024 CCNL gas-acqua, rinnovo 2023
    Formazione di base e trasversale Offerta pubblica fino a 120 ore nel triennio Art. 44 D.Lgs. 81/2015
    Fine del periodo Recesso con preavviso, altrimenti tempo indeterminato Art. 42 D.Lgs. 81/2015

    Tipologie apprendistato

    La legge prevede tre forme: l’apprendistato per la qualifica e il diploma professionale (dai 15 ai 25 anni), quello professionalizzante (dai 18 ai 29 anni, il più usato) e quello di alta formazione e ricerca, per titoli universitari e dottorati (18-29 anni, con un diploma di scuola secondaria superiore). Il professionalizzante dura al massimo 3 anni; i 5 anni sono ammessi solo per i profili artigiani (art. 44 D.Lgs. 81/2015).

    Retribuzione in percentuale

    La legge consente ai contratti collettivi di pagare l’apprendista inquadrandolo fino a due livelli sotto quello finale oppure fissando la retribuzione in percentuale (art. 42, comma 5, D.Lgs. 81/2015). Il CCNL gas-acqua usa la percentuale: con il rinnovo 2022-2024 la quota d’ingresso è passata dal 75% all’80% della retribuzione. Le percentuali dei periodi successivi sono nel testo del CCNL, che non abbiamo trovato in una fonte aperta; i minimi del livello finale sono nelle tabelle retributive del CCNL gas-acqua.

    Formazione e piano formativo

    Il contratto di apprendistato contiene il piano formativo individuale. La formazione professionalizzante è a carico del datore; quella pubblica per le competenze di base e trasversali arriva al massimo a 120 ore nel triennio ed è organizzata dalle Regioni (art. 44). Nel settore la formazione comprende spesso le qualifiche richieste dalla normativa tecnica per lavorare sulle reti.

    Fine dell’apprendistato

    Al termine del periodo ciascuna parte può recedere con preavviso ai sensi dell’art. 2118 c.c.; durante il preavviso continua la disciplina dell’apprendistato. Se nessuno recede, il rapporto prosegue come ordinario rapporto a tempo indeterminato (art. 42, comma 4). Durante l’apprendistato valgono le sanzioni ordinarie per il licenziamento illegittimo.

    Casi pratici

    Tizio – Apprendista di 21 anni
    Tizio, 21 anni, è assunto come apprendista professionalizzante per una figura tecnica delle reti. Il contratto non può durare più di 3 anni. Nel primo periodo riceve l’80% della retribuzione del livello di destinazione.
    Caia – Fine del percorso
    Al termine dei 3 anni né Caia né l’azienda comunicano il recesso: il rapporto prosegue a tempo indeterminato senza bisogno di un nuovo contratto.
    Sempronio – Apprendistato di alta formazione
    Sempronio, 25 anni e diplomato, si iscrive a un corso universitario: l’azienda può assumerlo con l’apprendistato di alta formazione, firmando un protocollo con l’università che fissa durata e modalità della formazione (art. 45).

    Domande frequenti

    Quanto dura un apprendistato nel gas-acqua?
    Il professionalizzante dura da un minimo di 6 mesi a un massimo di 3 anni (artt. 42 e 44 D.Lgs. 81/2015).
    Quanto guadagna un apprendista?
    Una percentuale della retribuzione del livello finale: dal rinnovo 2022-2024 la quota d’ingresso è dell’80%. I minimi dei livelli sono nelle tabelle retributive del CCNL gas-acqua.
    Fino a che età si può essere assunti?
    Per il professionalizzante fino a 29 anni compiuti; da 17 anni per chi ha già una qualifica professionale.
    Cosa succede alla fine dell’apprendistato?
    Se nessuna delle parti recede con preavviso, il rapporto continua a tempo indeterminato (art. 42 D.Lgs. 81/2015).

    Fonti: D.Lgs. 81/2015, artt. 42-45 (Normattiva) · sintesi del rinnovo 2022-2024 dal comunicato sindacale (FiscoeTasse). Dati verificati a ottobre 2026.

    Stesso CCNL: consulta anche stipendi 2026 per livello, preavviso 30-180 giorni, ferie 28 gg, ROL, permessi, maternità, paternità, congedi, 13ª, 14ª, premi produttività e malattia, comporto e infortunio.

    Le informazioni di questa guida hanno finalità divulgativa e sono aggiornate al rinnovo del CCNL Gas e Acqua (Federgasacqua). Per situazioni specifiche è consigliabile consultare un consulente del lavoro, il sindacato di categoria o l’Ispettorato Territoriale del Lavoro.

  • Art. 203 L. Fall. – Effetti dell’accertamento giudiziario dello stato d’insolvenza

    Art. 203 L. Fall. – Effetti dell’accertamento giudiziario dello stato d’insolvenza

    Art. 203 L. Fall. – Effetti dell’accertamento giudiziario dello stato d’insolvenza

    Testo vigente (aggiornato da Normattiva)

    Accertato giudizialmente lo stato d’insolvenza a norma degli articoli 195 o 292, sono applicabili con effetto dalla data del provvedimento che ordina la liquidazione le disposizioni del titolo II, capo III, sezione III, anche nei riguardi dei soci a responsabilità illimitata.

    PERIODO ABROGATO DAL D.LGS. 8 LUGLIO 1999, N. 270 .

    L’esercizio delle azioni di revoca degli atti compiuti in frode dei creditori compete al commissario liquidatore.

    Il commissario liquidatore presenta al procuratore del Re Imperatore una relazione in conformità di quanto è disposto dall’art. 33, primo comma.

    Norma superata, non abrogata. Su Normattiva questo articolo non risulta abrogato. Il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (D.Lgs. 12 gennaio 2019, n. 14) è in vigore dal 15 luglio 2022 (art. 389) e disciplina le procedure aperte da quella data; l’art. 390 stabilisce però che i ricorsi e le domande depositati prima restano definiti secondo la legge fallimentare. Per una situazione attuale il riferimento è il Codice della crisi.

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