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Ultimo aggiornamento: 23 Maggio 2026
Fonte: Normattiva.it · Gazzetta Ufficiale
Indice
  1. Testo dell'articolo
  2. Commento
  3. Massime giurisprudenziali
  4. Pronunce Corte Costituzionale
  5. Prassi e linee guida
  6. Casi pratici
  7. Domande frequenti
  8. Vedi anche
In sintesi
  • Il lavoratore ha diritto a una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del lavoro svolto.
  • La retribuzione deve essere comunque sufficiente ad assicurare un'esistenza libera e dignitosa per sé e la famiglia.
  • La durata massima della giornata lavorativa è fissata dalla legge (oggi 8 ore giornaliere e 40 settimanali per il d.lgs. 66/2003).
  • Il diritto al riposo settimanale e alle ferie annuali retribuite è irrinunciabile: qualsiasi patto contrario è nullo.

Testo dell'articoloVigente

Informazione giuridica di carattere generale — Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.
Art. 36 Cost. — Titolo III: rapporti economici

In vigore dal 1° gennaio 1948

Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.

La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge.

Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi.

⚖ Aggiornato dalla Legge di Bilancio 2026
Questo articolo è interessato da 8 commi della Legge 30 dicembre 2025, n. 199.

Commento

L'art. 36 Cost. garantisce al lavoratore una retribuzione proporzionata al lavoro, sufficiente per una vita dignitosa, con riposo e ferie.

Ratio

L'articolo 36 della Costituzione afferma il principio che il compenso del lavoro non può essere meramente nominale ma deve garantire una dignità materiale al lavoratore e alla sua famiglia. La ratio è di vietare il c.d. "lavoro servile", in cui il salario sia così basso da non permettere la sopravvivenza. Il costituente ha riconosciuto che il mercato del lavoro, in assenza di vincoli normativi, tende verso lo sfruttamento e che pertanto lo Stato deve porre un pavimento garantito di protezione. La retribuzione è così configurata non solo come corrispettivo economico ma come elemento di tutela della dignità umana e della libertà personale.

Analisi

La disposizione articola tre dimensioni della retribuzione. Primo, la proporzionalità: il compenso deve corrispondere "alla quantità e qualità" del lavoro prestato, escludendo dunque retribuzioni arbitrarie o eccessivamente ridotte indipendentemente dall'output lavorativo. Secondo, il minimo vitale garantito: "in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa". Questo linguaggio ha fondamento giurisprudenziale nella nozione di "retribuzione minima garantita", pur non essendo stato fissato uno standard monetario specifico. La Corte Costituzionale ha chiarito che questo principio non impedisce il dumping salariale totale ma esclude retribuzioni manifestamente inadeguate alla sopravvivenza. Terzo, il diritto al riposo settimanale e alle ferie annuali retribuite: sono considerati elementi strutturali della dignità lavorativa, non meri benefici cedibili. L'articolo vieta specificamente la rinuncia a questi diritti, anche se il lavoratore lo desideri, poiché si tratta di diritti indisponibili.

Quando si applica

La norma si applica in qualsiasi rapporto lavorativo, sia esso dipendente che formalmente autonomo. Nel caso di un lavoratore part-time che guadagni 400 euro mensili in una grande città, la retribuzione potrebbe essere valutata come insufficiente a garantire sopravvivenza dignitosa, pur se legalmente dovuta secondo il contratto collettivo. Nel caso di ferie non godute e mai compensate economicamente, il datore non può opporre la volontà espressa del lavoratore: le ferie devono essere fruite o compensate. Una clausola contrattuale che vieti il riposo settimanale è nulla per contrasto con l'articolo 36.

Connessioni

L'articolo 36 è parte di un blocco di disposizioni sulla protezione del lavoro (artt. 35-40) e si collega direttamente all'articolo 35 (tutela generale del lavoro). Si rimanda all'articolo 4 (diritto al lavoro) e all'articolo 3 (eguaglianza sostanziale). La retribuzione minima è, in sede giudiziale, spesso interpretata alla luce dell'articolo 2 (diritti inviolabili della persona). Le leggi ordinarie di recepimento delle direttive europee sulla retribuzione minima costituiscono attuazione di questa norma. Rimanda al Patto ONU sui Diritti Economici, Sociali e Culturali e alle convenzioni ILO sulla retribuzione equa.

Pronunce della Corte Costituzionale

Sentenza n. 4/2024

La Corte dichiara incostituzionale una norma di interpretazione autentica che riduceva retroattivamente le maggiorazioni retributive di anzianita per i dipendenti pubblici, ribadendo che la retribuzione del lavoratore tutelata dall'art. 36 Cost. non puo essere compressa per esigenze di mero contenimento della spesa pubblica in pendenza di giudizi. La pronuncia conferma che la giusta retribuzione e diritto irretrattabile sottratto a interventi legislativi a sorpresa.

Consulta la pronuncia su www.cortecostituzionale.it

Casi pratici

Caso 1: Retribuzione sotto il minimo contrattuale

Tizio lavora come impiegato presso una piccola azienda commerciale con un contratto individuale che prevede una paga inferiore ai minimi del CCNL Commercio. Anche se Tizio ha firmato il contratto, può rivolgersi al giudice del lavoro chiedendo le differenze retributive: il giudice applica i minimi tabellari del CCNL come parametro dell'art. 36 Cost. e condanna il datore al pagamento delle somme arretrate, dichiarando nulla la clausola difforma.

Caso 2: Ferie negate e monetizzazione durante il rapporto

Caia, impiegata in uno studio professionale, accetta per iscritto di rinunciare alle ferie dell'anno in cambio di un'indennità sostitutiva, su richiesta del datore. L'accordo è nullo: durante il rapporto di lavoro in corso le ferie non possono essere monetizzate. Caia conserva il diritto a godere delle ferie in natura e, in caso di mancata fruizione imputabile al datore, ha diritto sia al riposo sia al risarcimento del danno.

Caso 3: Straordinario sistematico e riposo settimanale

Sempronio, operaio turnista, viene abitualmente impiegato anche la domenica senza che gli venga garantito un giorno di riposo alternativo nel corso della settimana. Il datore viola l'art. 36, comma 3, Cost. e l'art. 9 d.lgs. 66/2003. L'Ispettorato del Lavoro, a seguito di un accesso ispettivo, irroga sanzioni amministrative e impone il recupero del riposo settimanale; Sempronio può inoltre agire in giudizio per il risarcimento del danno biologico da usura psicofisica.

Domande frequenti

Cosa stabilisce l'art. 36 della Costituzione italiana?

L'art. 36 Cost. riconosce al lavoratore tre diritti fondamentali: una retribuzione proporzionata al lavoro e sufficiente per una vita dignitosa, la limitazione legale dell'orario giornaliero, e il riposo settimanale con ferie annuali retribuite irrinunciabili.

Il lavoratore può rinunciare alle ferie o al riposo settimanale?

No. L'art. 36, comma 3, Cost. sancisce espressamente l'irrinunciabilità di ferie e riposo settimanale. Qualsiasi accordo con cui il lavoratore vi rinunci preventivamente è nullo per contrasto con una norma imperativa di rango costituzionale.

Come viene determinata la retribuzione sufficiente in assenza di un salario minimo legale?

In mancanza di un salario minimo legale generalizzato, la giurisprudenza della Cassazione utilizza i minimi tabellari dei contratti collettivi nazionali di lavoro (CCNL) più rappresentativi del settore come parametro di riferimento per valutare la sufficienza della retribuzione ex art. 36 Cost.

Qual è la durata massima dell'orario di lavoro prevista dalla legge italiana?

Il d.lgs. 66/2003 fissa l'orario normale a 40 ore settimanali. Sono previste limitazioni allo straordinario e un riposo minimo di 11 ore consecutive ogni 24 ore. L'art. 36 Cost. demanda alla legge ordinaria la fissazione di questo limite.

Qual è il legame tra l'art. 36 e l'art. 37 della Costituzione?

L'art. 37 Cost. estende le garanzie dell'art. 36 alle lavoratrici e ai minori, sancendo la parità di retribuzione a parità di lavoro tra uomo e donna. I due articoli operano congiuntamente nel vietare la discriminazione salariale e nel tutelare le categorie più vulnerabili nel mercato del lavoro.

A cura di
Andrea Marton — Autore e divulgatore giuridico
Autore e responsabile editoriale di La Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica gratuita su 54 testi e codici italiani. I contenuti hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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