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Testo dell'articoloVigente
Art. 258 c.p. – Spionaggio di notizie di cui è stata vietata la divulgazione
Testo vigente – R.D. 1398/1930 (aggiornato da Normattiva)
Chiunque si procura, a scopo di spionaggio politico o militare, notizie di cui l’Autorità competente ha vietato la divulgazione è punito con la reclusione non inferiore a dieci anni.
Si applica l’ergastolo se il fatto è commesso nell’interesse di uno Stato in guerra con lo Stato italiano.
Si applica la pena di morte se il fatto ha compromesso la preparazione o la efficienza bellica dello Stato, ovvero le operazioni militari.
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Vedi anche
→Cod. pen. art. 257 - Articolo 257 Codice Penale: Spionaggio politico o militare→Cod. pen. art. 259 - Articolo 259 Codice Penale: Agevolazione colposa→Cod. proc. pen. art. 1 - Articolo 1 Codice di Procedura Penale: Giurisdizione penale→Reati Tributari art. 1 - Art. 1 D.Lgs. 74/2000 - Definizioni→D.Lgs. 231/2001 art. 1 - Art. 1 D.Lgs. 231/2001 - Soggetti→Art. 256 c.p.: Procacciamento di notizie concernenti la sicurezz→Art. 260 c.p.: Introduzione clandestina in luoghi militari e possesso ingiustificato di mezzi di spionaggio→Art. 255 c.p.: Soppressione, falsificazione o sottrazione di att→Articolo 261 Codice Penale: Rivelazione di segreti di Stato→Articolo 254 Codice Penale: Agevolazione colposa→Art. 262 c.p.: Rivelazione di notizie di cui sia stata vietata la divulgazione→Articolo 253 Codice Penale: Distruzione o sabotaggio di opere militari
Informazione giuridica di carattere generale. Il testo della norma riproduce la fonte ufficiale vigente; il commento che segue è redazionale e ha finalità divulgativa. Questo contenuto non sostituisce in alcun modo il parere di un professionista abilitato: per la valutazione del caso concreto è necessario rivolgersi a un avvocato o a un consulente iscritto all'albo.
In sintesi
Indice dei contenuti
Punisce chi si procura notizie vietate a scopo di spionaggio politico o militare, con pena fino all'ergastolo.
Ratio
L'articolo 258 c.p. incrimina la forma di spionaggio diretta a notizie su cui l'autorità competente ha formalmente vietato la divulgazione. La disposizione integra un'aggravante rispetto al semplice procacciamento (art. 256), focalizzandosi su informazioni già sottoposte a divieto amministrativo esplicito. L'intento è rafforzare la tutela quando lo Stato ha già manifestato la volontà di mantenere il segreto mediante ordine diretto. La sanzione minima è elevata (reclusione non inferiore a dieci anni), riflettendo la consapevolezza del colpevole di violare un divieto già notificato. L'ergastolo si applica qualora il fatto sia commesso nell'interesse di uno Stato belligerante.
Analisi
La fattispecie richiede: (a) il procacciamento a scopo di spionaggio politico o militare; (b) la qualità delle notizie, che devono essere coperte da divieto formale dell'autorità competente. Il divieto deve essere esplicito e ufficiale: non è sufficiente una segretezza di fatto o una pratica amministrativa informale. La consapevolezza del divieto non è un elemento richiesto, benché il colpevole che agisce nonostante il divieto manifesto sia comunque colpevole. La reclusione minima è dieci anni. L'ergastolo si applica se il reato è commesso nell'interesse di uno Stato in guerra con l'Italia o se ha compromesso la preparazione o l'efficienza bellica dello Stato.
Quando si applica
Si applica quando il colpevole si procura, al fine di spionaggio, notizie sulle quali l'autorità competente (governo, ministeri, organi di sicurezza) ha emanato un divieto formale di divulgazione. Esempio: un impiegato ministeriale acquisisce a scopo di spionaggio documenti coperti da divieto del ministro della difesa. Oppure: un cittadino ottiene illegalmente informazioni su operazioni militari segrete, pur essendo stato diffidato dal Servizio di sicurezza. Il divieto deve risultare da atto amministrativo o comunicazione ufficiale. La distinzione dal 256 è che qui il divieto è esplicito.
Connessioni
L'articolo 258 occupa una posizione intermedia fra l'art. 256 (procacciamento generico) e l'art. 261 (rivelazione di segreti di Stato). Condivide con il 257 lo scopo di spionaggio, ma si distingue nel fatto che qui è decisivo il divieto formale dell'autorità. L'art. 262 disciplina la rivelazione (non il procacciamento) di notizie coperte da divieto. L'art. 259 punisce l'agevolazione colposa dei delitti di procacciamento. L'art. 260 incrimina il possesso ingiustificato di mezzi di spionaggio e l'introduzione clandestina in zone militari.
Pronunce della Corte Costituzionale
Corte Cost., sent. n. 233/2018
Corte Cost., sent. n. 68/2017
Prassi e linee guida
Ministero della Giustizia
Testo coordinato e aggiornato del Codice Penale consultabile sul portale ufficiale del Ministero della Giustizia, utile riferimento per Spionaggio di notizie di cui è stata vietata la divulgazione.
Casi pratici
Gli esempi che seguono sono scenari illustrativi a scopo divulgativo, non sentenze reali.
Caso 1. Tizio, dipendente di un ente pubblico con accesso a documentazione classificata sullo stato delle forze armate, decide di raccogliere sistematicamente rapporti riservati che il Ministero della Difesa ha vietato di divulgare. Agisce con l'intenzione di cederli a un'organizzazione straniera interessata alla capacità militare italiana. Tizio viene fermato prima di consegnare i documenti. Risponde comunque del reato di cui all'art. 258 c.p. nella forma base (reclusione non inferiore a dieci anni), poiché la condotta di procurarsi le notizie è già perfetta e il dolo specifico di spionaggio è provato, anche in assenza di effettiva trasmissione.
Caso 2. Caio, ex ufficiale dell'esercito, durante un conflitto armato in corso tra l'Italia e uno Stato straniero, si procura piani operativi classificati relativi agli schieramenti militari italiani, con l'esplicito scopo di favorire lo Stato nemico. Le informazioni, una volta nelle mani di Caio, vengono trafugate e causano il fallimento di un'operazione strategica. In questo caso ricorrono entrambe le aggravanti previste dal secondo e dal terzo comma: il fatto è commesso nell'interesse di uno Stato in guerra con l'Italia e ha compromesso le operazioni militari. Caio è pertanto punito con l'ergastolo.
Domande frequenti
È sufficiente leggere un documento segreto per commettere il reato di cui all'art. 258 c.p.?
Non basta la semplice lettura occasionale. Occorre che la persona si sia attivamente procurata la notizia vietata e che abbia agito con lo scopo specifico di spionaggio politico o militare. Senza questo fine, il fatto può al più integrare altre fattispecie (es. art. 326 c.p. per la rivelazione di segreti d'ufficio), ma non l'art. 258 c.p.
Chi è l'Autorità competente a vietare la divulgazione delle notizie?
Nella vigente disciplina, le notizie classificate vengono protette attraverso il sistema del segreto di Stato regolato dalla legge n. 124/2007. L'apposizione e la tutela del segreto di Stato spettano al Presidente del Consiglio dei Ministri, coordinato con i vertici dei servizi di informazione (AISE e AISI) e con il Ministero della Difesa per le materie militari.
Qual è la differenza tra l'art. 258 c.p. e l'art. 256 c.p.?
L'art. 256 c.p. punisce il procacciamento di notizie concernenti la sicurezza dello Stato in senso lato, anche quando non vi sia un formale divieto di divulgazione. L'art. 258 c.p. presuppone invece che l'Autorità competente abbia espressamente vietato la divulgazione di quelle notizie: il divieto formale è un elemento costitutivo del reato.
Quando si applica l'ergastolo per spionaggio di notizie vietate?
L'ergastolo si applica in due casi alternativi: quando il fatto è commesso nell'interesse di uno Stato che si trova in guerra con l'Italia, oppure quando il fatto ha concretamente compromesso la preparazione o l'efficienza bellica dello Stato italiano o lo svolgimento delle operazioni militari. Basta che si verifichi uno solo dei due presupposti.
Il reato è punibile anche se la notizia non viene mai trasmessa ad altri?
Sì. Il reato si consuma con il semplice procurarsi la notizia, indipendentemente dalla successiva trasmissione o divulgazione. Si tratta di un reato di mera condotta: non è necessario alcun risultato ulteriore. L'eventuale trasmissione della notizia a potenze straniere può invece integrare reati autonomi o circostanze ulteriori.
Fonti consultate: 3 fontei verificate