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Testo dell'articoloVigente
Art. 259 c.p. Agevolazione colposa
In vigore dal 1° luglio 1931
Quando l’esecuzione di alcuni dei delitti preveduti dagli articoli 255, 256, 257 e 258 è stata resa possibile, o soltanto agevolata, per colpa di chi era in possesso dell’atto o documento o a cognizione della notizia, questi è punito con la reclusione da uno a cinque anni.
Si applica la reclusione da tre a quindici anni se sono state compromesse la preparazione o la efficienza bellica dello Stato ovvero le operazioni militari.
Le stesse pene si applicano quando l’esecuzione dei delitti suddetti è stata resa possibile o soltanto agevolata per colpa di chi aveva la custodia o la vigilanza dei luoghi o delle zone di terra, di acqua o di aria, nelle quali è vietato l’accesso nell’interesse militare dello Stato.
In sintesi
Indice dei contenuti
Punisce chi per colpa rende possibile o agevola reati di spionaggio militare, con pene fino a 15 anni nei casi più gravi.
Ratio
L'articolo 259 c.p. punisce l'agevolazione colposa dei reati di procacciamento e rivelazione di segreti di Stato (artt. 255-258). La norma si fonda sul principio della responsabilità del soggetto che, pur non intendendo favorire il crimine, ha cagionato con la sua negligenza o imperizia il verificarsi della fattispecie. Il legislatore riconosce che spesso i delitti di spionaggio e procacciamento sono resi possibili da omissioni o comportamenti incauti di chi era custode del segreto o della zona militare. La responsabilità è limitata al comportamento doloso del reato altrimenti, escludendo l'intenzionalità nel favorimento. Le pene sono significative, da uno a cinque anni nella forma ordinaria, sino a quindici anni se compromessa l'efficienza militare.
Analisi
La disposizione incrimina due ipotesi fondamentali: (a) chi, essendo in possesso di atti, documenti o notizie, cagiona colposamente che un terzo commetta reati di procacciamento (artt. 255-258) mediante negligenza nel custodia; (b) chi, avendo custodia o vigilanza di zone militari, cagiona colposamente l'accesso non autorizzato. L'elemento cruciale è la colpa: imperizia, negligenza, imprudenza o violazione di leggi/regolamenti. Non occorre dolo. La pena ordinaria è reclusione da uno a cinque anni. Se sono state compromesse la preparazione o l'efficienza bellica, la sanzione sale a tre-quindici anni. La norma si applica anche ai casi di agevolazione per semplice inosservanza di protocolli di sicurezza.
Quando si applica
Ricorre quando un soggetto, per negligenza, rende possibile l'altrui reato. Esempio: Tizio, incaricato della custodia di documenti riservati presso un ministero, per disattenzione non chiude adeguatamente l'archivio, permettendo a un collega di copiarli e trasmetterli all'estero. Oppure: Caio, responsabile della vigilanza di una base militare, per pigrizia omette di ispezionare regolarmente il perimetro, consentendo l'accesso non autorizzato. O ancora: Sempronio, tecnico di un ente di intelligence, per negligenza nella configurazione di un sistema, consente a un hacker esterno di accedere a banche dati classificate. La colpa deve essere accertata: negligenza consapevole o violazione consapevole di doveri di custodia.
Connessioni
L'articolo 259 completa la disciplina dei reati contro la sicurezza dello Stato aggiungendo una componente di responsabilità colposa. Si coordina con gli artt. 255-258, che descrivono le fattispecie dolose. L'art. 260 incrimina il possesso ingiustificato di mezzi di spionaggio, forma di reato preparatorio. L'art. 256-261 descrivono le forme gravi (procacciamento e rivelazione). L'art. 262 disciplina la rivelazione di notizie coperte da divieto. L'art. 263 riguarda l'abuso di segreti da parte di pubblici ufficiali.
Pronunce della Corte Costituzionale
Corte Cost., sent. n. 233/2018
Corte Cost., sent. n. 68/2017
Prassi dell'Agenzia delle Entrate
Ministero della Giustizia
Casi pratici
Gli esempi che seguono sono scenari illustrativi a scopo divulgativo, non sentenze reali.
Caso 1. Tizio, ufficiale dell'Esercito addetto alla gestione di documenti classificati, lascia incustodita, per dimenticanza al termine del turno, la cassaforte contenente planimetrie di installazioni militari segrete. Caio, dipendente civile della base, approfitta della situazione e fotografa i documenti trasmettendoli a un'agenzia straniera. Tizio risponde ai sensi dell'art. 259, co. 1, c.p. per agevolazione colposa del reato di rivelazione di segreti di Stato (art. 256 c.p.) commesso da Caio: la sua negligenza ha reso possibile la condotta altrui, pur in assenza di qualsiasi volontà di favorire lo spionaggio. Se i documenti riguardano piani operativi che compromettono le operazioni militari in corso, si applica il più severo regime sanzionatorio del secondo comma.
Caso 2. Sempronio è guardia giurata incaricata della vigilanza notturna di una zona portuale militare ad accesso vietato. Durante il turno si addormenta, omettendo i controlli previsti dal protocollo di sicurezza. Nel frattempo, Caio e un complice si introducono nell'area riservata e raccolgono informazioni sulle unità navali ivi ormeggiate, cedendole successivamente a potenze straniere. Sempronio è chiamato a rispondere ex art. 259, co. 3, c.p., che equipara la posizione del custode o del vigilante dei luoghi a quella di chi detiene documenti segreti: la sua condotta omissiva colposa ha agevolato l'accesso non autorizzato e, per tale tramite, la commissione del reato di procacciamento di notizie segrete (art. 255 c.p.).
Domande frequenti
Qual è la differenza tra l'art. 259 c.p. e i reati di spionaggio veri e propri?
I reati di spionaggio (artt. 255-258 c.p.) richiedono il dolo, cioè la volontà consapevole di rivelare o procacciare notizie segrete a danno dello Stato. L'art. 259 c.p. punisce invece chi, pur senza volerlo, ha reso possibile o agevolato quei reati per colpa, ossia per negligenza, imprudenza o violazione di regole di sicurezza.
Può essere condannato anche un privato cittadino che non è militare né dipendente pubblico?
In teoria sì: la norma non richiede una qualifica soggettiva specifica. Tuttavia, nella pratica, il reato ricade quasi sempre su militari, funzionari dei servizi di sicurezza o dipendenti di enti che trattano informazioni classificate, perché sono le categorie su cui gravano obblighi cautelari in materia di segreto.
Cosa significa che la colpa ha 'reso possibile' o 'agevolato' il reato altrui?
'Reso possibile' implica che senza la condotta negligente il reato di spionaggio non avrebbe potuto essere commesso; 'agevolato' significa che il reato sarebbe stato comunque ipotizzabile, ma la colpa del soggetto lo ha facilitato o anticipato. In entrambi i casi occorre un nesso causale diretto tra la negligenza e il fatto illecito del terzo.
Quando scatta l'aggravante con pena fino a 15 anni?
L'aggravante del secondo comma si applica quando la condotta colposa ha compromesso concretamente la preparazione o l'efficienza bellica dello Stato oppure ha pregiudicato operazioni militari in corso. È necessario che le conseguenze abbiano avuto un impatto reale sulla capacità difensiva o sulle attività operative delle forze armate.
Il reato si applica anche a chi sorveglia zone marittime o aeree, non solo terrestri?
Sì. Il terzo comma dell'art. 259 c.p. estende espressamente la responsabilità a chi aveva la custodia o la vigilanza di luoghi o zone di terra, di acqua o di aria in cui l'accesso è vietato nell'interesse militare. La tutela penale copre quindi qualsiasi perimetro a valenza militare, indipendentemente dal mezzo di accesso.
Fonti consultate: 3 fontei verificate