Testo dell'articoloVigente
Art. 24 L. 104/1992 – Eliminazione o superamento delle barriere architettoniche
L. 5 febbraio 1992, n. 104 – Legge-quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate. Testo vigente letto su Normattiva l’8 ottobre 2026.
1. Tutte le opere edilizie riguardanti edifici pubblici e privati aperti al pubblico che sono suscettibili di limitare l’accessibilità e la visitabilità di cui alla legge 9 gennaio 1989, n. 13, e succes- sive modificazioni, sono eseguite in conformità alle disposizioni di cui alla legge 30 marzo 1971, n. 118, e successive modificazioni, al regolamento approvato con decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1978, n. 384, alla citata legge n. 13 del 1989, e successive modificazioni, e al citato decreto del Ministro dei lavori pubblici 14 giugno 1989, n. 236.
2. Per gli edifici pubblici e privati aperti al pubblico soggetti ai vincoli di cui alle leggi 1o giugno 1939, n. 1089, e successive modificazioni, e 29 giugno 1939, n. 1497, e successive modificazioni, nonché ai vincoli previsti da leggi speciali aventi le medesime finalità, qualora le autorizzazioni previste dagli articoli 4 e 5 della citata legge n. 13 del 1989 non possano venire concesse, per il mancato rilascio del nulla osta da parte delle autorità competenti alla tutela del vincolo, la conformità alle norme vigenti in materia di accessibilità e di superamento delle barriere architettoniche può essere realizzata con opere provvisionali, come definite dall’articolo 7 del decreto del Presidente della Repubblica 7 gennaio 1956, n. 164, nei limiti della compatibilità suggerita dai vincoli stessi.
3. Alle comunicazioni al comune dei progetti di esecuzione dei lavori riguardanti edifici pubblici e aperti al pubblico, di cui al comma 1, rese ai sensi degli articoli 15, terzo comma, e 26, secondo comma, della legge 28 febbraio 1985, n. 47, e successive modicazioni, sono allegate una documentazione grafica e una dichiarazione di conformità alla normativa vigente in materia di accessibilità e di superamento delle barriere architettoniche, anche ai sensi del comma 2 del presente articolo.
4. Il rilascio della concessione o autorizzazione edilizia per le opere di cui al comma 1 è subordinato alla verifica della conformità del progetto compiuta dall’ufficio tecnico o dal tecnico incaricato dal comune. Il sindaco, nel rilasciare il certificato di agibilità e di abitabilità per le opere di cui al comma 1, deve accertare che le opere siano state realizzate nel rispetto delle disposizioni vigenti in materia di eliminazione delle barriere architettoniche. A tal fine può richiedere al proprietario dell’immobile o all’intestatario della concessione una dichiarazione resa sotto forma di perizia giurata redatta da un tecnico abilitato.
5. Nel caso di opere pubbliche, fermi restando il divieto di finanziamento di cui all’articolo 32, comma 20, della legge 28 febbraio 1986, n. 41, e l’obbligo della dichiarazione del progettista, l’accertamento di conformità alla normativa vigente in materia di eliminazione delle barriere architettoniche spetta all’Amministrazione competente, che dà atto in sede di approvazione del progetto.
6. La richiesta di modifica di destinazione d’uso di edifici in luoghi pubblici o aperti al pubblico è accompagnata dalla dichiarazione di cui al comma 3. Il rilascio del certificato di agibilità e di abitabilità è condizionato alla verifica tecnica della conformità della dichiarazione allo stato dell’immobile.
7. Tutte le opere realizzate negli edifici pubblici e privati aperti al pubblico in difformità dalle disposizioni vigenti in materia di accessibilità e di eliminazione delle barriere architettoniche, nelle quali le difformità siano tali da rendere impossibile l’utilizzazione dell’opera da parte delle persone handicappate, sono dichiarate inabitabili e inagibili. Il progettista, il direttore dei lavori, il responsabile tecnico degli accertamenti per l’agibilità o l’abitabilità ed il collaudatore, ciascuno per la propria competenza, sono direttamente responsabili. Essi sono puniti con l’ammenda da lire 10 milioni a lire 50 milioni e con la sospensione dai rispettivi albi professionali per un periodo compreso da uno a sei mesi.
8. Il Comitato per l’edilizia residenziale (CER), di cui all’articolo 3 della legge 5 agosto 1978, n. 457, fermo restando il divieto di finanziamento di cui all’articolo 32, comma 20, della citata legge n. 41 del 1986, dispone che una quota dei fondi per la realizzazione di opere di urbanizzazione e per interventi di recupero sia utilizzata per la eliminazione delle barriere architettoniche negli insediamenti di edilizia residenziale pubblica realizzati prima della data di entrata in vigore della presente legge.
9. I piani di cui all’articolo 32, comma 21, della citata legge n. 41 del 1986 sono modificati con integrazioni relative all’accessibilità degli spazi urbani, con particolare riferimento all’individuazione e alla realizzazione di percorsi accessibili, all’installazione di semafori acustici per non vedenti, alla rimozione della segnaletica installata in modo da ostacolare la circolazione delle persone handicappate.
10. Nell’ambito della complessiva somma che in ciascun anno la Cassa depositi e prestiti concede agli enti locali per la contrazione di mutui con finalità di investimento, una quota almeno pari al 2 per cento è destinata ai prestiti finalizzati ad interventi di ristrutturazione e recupero in attuazione delle norme di cui al regolamento approvato con decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1978, n. 384.
11. I comuni adeguano i propri regolamenti edilizi alle disposizioni di cui all’articolo 27 della citata legge n. 118 del 1971, all’articolo 2 del citato regolamento approvato con decreto del Presidente della Repubblica n. 384 del 1978, alla citata legge n. 13 del 1989, e successive modificazioni, e al citato decreto del Ministro dei lavori pubblici 14 giugno 1989, n. 236, entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge. Scaduto tale termine, le norme dei regolamenti edilizi comunali contrastanti con le disposizioni del presente articolo perdono efficacia.
In sintesi
Indice dei contenuti
Il quadro normativo sulle barriere architettoniche
L'art. 24 L. 104/1992 si inserisce in un quadro normativo articolato sulle barriere architettoniche, di cui costituisce uno dei pilastri. Le altre fonti principali sono: la L. 13/1989 (finanziamento adeguamenti edifici privati); il DM 14 giugno 1989 n. 236 (prescrizioni tecniche per edifici privati e di edilizia residenziale pubblica); il D.P.R. 24 luglio 1996 n. 503 (norme per gli edifici pubblici e spazi pubblici); il D.P.R. 380/2001 (T.U. Edilizia) art. 79 ss. sull'adeguamento degli edifici esistenti.
Edifici pubblici e di pubblico interesse
L'art. 24 c. 1 dispone che il rilascio della concessione edilizia sia subordinato all'osservanza delle prescrizioni sull'eliminazione delle barriere architettoniche. Negli edifici pubblici e in quelli aperti al pubblico (centri commerciali, ristoranti, alberghi, ecc.) gli adeguamenti sono obbligatori. I progetti devono prevedere accessibilità totale; gli edifici esistenti devono essere adeguati progressivamente. Il sistema sanzionatorio prevede dinieghi di certificato di agibilità e sanzioni amministrative.
Edifici privati e contributi L. 13/1989
Per gli edifici privati, l'art. 24 si raccorda con la L. 13/1989 che istituisce un Fondo per la rimozione delle barriere nei privati cittadini con disabilità (o con limitazioni motorie permanenti). I contributi sono erogati dai Comuni su domanda, secondo graduatorie con criteri di precedenza (handicap grave, redditi, urgenza). Sono finanziabili: rampe esterne, ascensori, montascale, adeguamenti bagni, allargamento porte. L'evoluzione recente prevede anche detrazioni fiscali specifiche.
Detrazioni fiscali per barriere
Il sistema fiscale offre incentivi importanti. Il Bonus barriere 75%, introdotto dal D.L. 34/2020 e prorogato, consente detrazione del 75% delle spese per interventi di abbattimento barriere (limite di spesa modulato). La L. di bilancio 2024 ha ridimensionato l'agevolazione, oggi limitata a specifici interventi diretti. Restano operativi il bonus ristrutturazione (50%) e l'ecobonus per interventi che includono adeguamenti.
Condominio e maggioranze agevolate
Un'innovazione significativa riguarda il condominio. L'art. 1120 c.c. (modificato dalla L. 220/2012) prevede maggioranze agevolate per le innovazioni dirette all'eliminazione delle barriere: maggioranza degli intervenuti che rappresenti almeno un terzo del valore millesimale. La L. 13/1989 art. 2 c. 2 prevede inoltre che, in caso di rifiuto dell'assemblea, il portatore di handicap o chi lo assiste possa installare a proprie spese le opere necessarie, salvo non comportino notevole pregiudizio all'edificio.
Tutela giudiziaria
La mancata eliminazione delle barriere è impugnabile con diversi strumenti: ricorso al TAR contro provvedimenti illegittimi (mancata revoca agibilità, omessa imposizione di adeguamenti); azione civile ordinaria ex L. 67/2006 contro le discriminazioni; in condominio, azione di nullità delle delibere che impediscano interventi di accessibilità (art. 1137 c.c.). La giurisprudenza è consolidata nel tutelare il diritto all'accessibilità come componente del diritto alla vita di relazione.
Prassi e linee guida
Min. Infrastrutture - Barriere architettoniche
Eliminazione barriere ex art. 24 L. 104/1992 e D.M. 236/1989: requisiti accessibilita/visitabilita/adattabilita immobili residenziali e pubblici.
Casi pratici
Caso 1: Tizio: contributo L. 13/1989 per ascensore
Tizio, residente in palazzina senza ascensore, presenta domanda al Comune per contributo ex L. 13/1989 e art. 24 L. 104/1992. La graduatoria gli riconosce l'urgenza per handicap grave. Il contributo copre il 50% del costo dell'ascensore; integra con detrazione fiscale e installa l'impianto.
Caso 2: Caia: delibera condominiale agevolata
Caia chiede al condominio l'autorizzazione a installare rampa esterna per accesso disabili. L'assemblea, ex art. 1120 c.c. modificato, delibera con maggioranza agevolata. La rampa è installata: nessun condomino può opporsi se l'innovazione non altera la stabilità dell'edificio.
Caso 3: Sempronio: azione contro inaccessibilità ristorante
Sempronio, in carrozzina, denuncia il ristorante per assenza di rampa e bagno accessibile. Promuove azione ex L. 67/2006 e art. 24 L. 104/1992. Il giudice ordina l'adeguamento entro sei mesi e condanna al risarcimento del danno non patrimoniale per discriminazione subita.
Caso 4: Commento applicativo
L'art. 24 L. 104/1992 articola il sistema antibarriere: obbligo per edifici pubblici e aperti al pubblico, contributi L. 13/1989 per privati, detrazioni fiscali, maggioranze condominiali agevolate. La tutela giudiziaria è effettiva (TAR, L. 67/2006). Resta sfida l'enforcement diffuso, specie per edifici esistenti.
Domande frequenti
Cosa stabilisce l'art. 24 L. 104/1992?
Disciplina l'eliminazione delle barriere architettoniche subordinando il rilascio della concessione edilizia all'osservanza delle prescrizioni di accessibilità. Si raccorda con L. 13/1989, DM 236/1989, D.P.R. 503/1996 e T.U. Edilizia. È il pilastro normativo dell'accessibilità degli edifici pubblici e privati.
Quali contributi sono previsti per i privati?
La L. 13/1989 prevede contributi comunali per interventi di abbattimento barriere in abitazioni private, erogati per graduatoria con criteri di precedenza (handicap grave, urgenza, reddito). Si aggiungono detrazioni fiscali (Bonus 75% ora ridimensionato, bonus ristrutturazione 50%) per ampi interventi.
Il condominio può rifiutare l'installazione?
Le maggioranze sono agevolate ex art. 1120 c.c. modificato: maggioranza degli intervenuti che rappresenti almeno 1/3 del valore millesimale. Se l'assemblea rifiuta, il portatore di handicap può installare a proprie spese ex art. 2 L. 13/1989, salvo non comporti notevole pregiudizio all'edificio.
I ristoranti e i negozi devono essere accessibili?
Sì, in quanto edifici aperti al pubblico. L'obbligo è cogente. La mancata accessibilità fonda azione ex L. 67/2006 con richiesta di adeguamento e risarcimento. La giurisprudenza ha riconosciuto risarcimenti per discriminazione in danno di clienti con disabilità respinti per inaccessibilità.
Come si reagisce a barriere in edificio pubblico?
Si può presentare diffida al Comune titolare dell'immobile o del controllo edilizio. In caso di inerzia è possibile ricorrere al TAR per violazione delle norme sull'accessibilità. Le associazioni di tutela hanno legittimazione attiva. L'azione ex L. 67/2006 consente anche risarcimento individuale del danno.