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Ultimo aggiornamento: 27 Maggio 2026
Fonte: Normattiva.it · Gazzetta Ufficiale
Indice
  1. Testo dell'articolo
  2. Commento
  3. Casi pratici
  4. Domande frequenti
  5. Vedi anche
In sintesi
L'articolo 12-bis della L. 898/1970 riconosce all'ex coniuge divorziato un diritto a una quota del trattamento di fine rapporto (TFR) percepito dall'altro coniuge alla cessazione del rapporto di lavoro. Il diritto sorge se l'ex coniuge non si è risposato ed è titolare di assegno divorzile ex art. 5 al momento in cui il TFR viene percepito. La quota spettante è pari al quaranta per cento del TFR riferibile agli anni in cui il rapporto di lavoro è coinciso con il matrimonio: il calcolo è proporzionale alla durata della sovrapposizione tra il rapporto lavorativo e il vincolo coniugale. Il diritto sorge anche se il TFR matura dopo la sentenza di divorzio, purché il rapporto di lavoro fosse iniziato durante il matrimonio. Questa norma attua una forma di partecipazione dell'ex coniuge al risparmio previdenziale accumulato durante il matrimonio, riconoscendo il contributo dato alla vita familiare anche in termini indiretti di supporto alla carriera dell'altro coniuge. Il TFR, istituto tipicamente italiano, costituisce una retribuzione differita erogata alla cessazione del rapporto: l'art. 12-bis garantisce che la quota maturata durante il matrimonio non sia una ricchezza esclusiva del lavoratore, ma sia condivisa con il coniuge che ha contribuito alla stabilità familiare permettendo all'altro di lavorare.

Testo dell'articoloVigente

Informazione giuridica di carattere generale — Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.
Art. 12-bis L. 898/1970 — Quota TFR spettante al coniuge divorziato

L. 1 dicembre 1970, n. 898 — Disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio (divorzio)

1. Il coniuge nei cui confronti sia stata pronunciata sentenza di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio ha diritto, se non passato a nuove nozze e in quanto sia titolare di assegno ai sensi dell’art. 5, ad una percentuale dell’indennità di fine rapporto percepita dall’altro coniuge all’atto della cessazione del rapporto di lavoro anche se l’indennità viene a maturare dopo la sentenza.

2. Tale percentuale è pari al quaranta per cento dell’indennità totale riferibile agli anni in cui il rapporto di lavoro è coinciso con il matrimonio.

Commento

Ratio della norma

L'art. 12-bis risponde alla medesima logica compensativa e perequativa dell'art. 5 sull'assegno divorzile: il coniuge — spesso la moglie — che ha sacrificato la propria carriera per dedicarsi alla famiglia ha indirettamente contribuito alla carriera e quindi alla maturazione del TFR dell'altro coniuge. La norma riconosce questo contributo indiretto attribuendo una quota del TFR, che è una forma di retribuzione differita e risparmio forzoso tipicamente italiano.

Analisi e struttura

Il comma 1 stabilisce i presupposti: (a) sentenza di scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio; (b) il richiedente non si è risposato; (c) il richiedente è titolare di assegno divorzile ex art. 5; (d) il TFR viene percepito dall'altro coniuge alla cessazione del rapporto di lavoro, anche se la maturazione avviene dopo la sentenza di divorzio. Il comma 2 fissa la quota: il quaranta per cento dell'indennità totale riferibile agli anni in cui il rapporto di lavoro è coinciso con il matrimonio. Il meccanismo di calcolo è proporzionale: se Tizio ha lavorato dieci anni totali e cinque di questi erano durante il matrimonio, la base di calcolo è il 50% del TFR totale, e l'ex coniuge ha diritto al 40% di tale metà. L'espressione riferibile agli anni richiede un calcolo pro-rata del TFR totale.

Quando si applica

Il diritto all'art. 12-bis nasce al momento della percezione del TFR da parte dell'ex coniuge lavoratore, non al momento del divorzio. Questo significa che il diritto può sorgere anni dopo la sentenza di divorzio, quando il lavoratore va in pensione o perde il lavoro. I presupposti devono sussistere al momento della percezione: l'ex coniuge che nel frattempo si sia risposato perde il diritto. Il TFR rilevante è quello percepito dall'ex coniuge dipendente; per i lavoratori autonomi non vi è un equivalente diretto, anche se la giurisprudenza ha talvolta esteso il principio ad analoghi trattamenti di fine rapporto previsti da contratti di collaborazione o da fondi di previdenza complementare.

Confronto e norme correlate

L'art. 12-bis si affianca all'assegno divorzile ex art. 5 e alla quota di reversibilità ex art. 9 come strumenti di tutela economica dell'ex coniuge. Si distingue dall'assegno divorzile perché è una prestazione una tantum, non periodica, e dipende dalla cessazione del rapporto di lavoro dell'altro coniuge piuttosto che dallo stato di bisogno del richiedente. Va coordinato con le norme fiscali: la quota del TFR percepita dall'ex coniuge è soggetta a tassazione separata, analogamente al TFR percepito dal lavoratore. In materia di previdenza complementare (fondi pensione), la dottrina e la giurisprudenza hanno discusso se la norma si estenda anche alle prestazioni dei fondi, con orientamenti non sempre concordi.

Problemi applicativi

Il principale problema applicativo riguarda il calcolo della quota proporzionale: determinare quanti anni di rapporto di lavoro coincidano con il matrimonio richiede di accertare sia la data di inizio del rapporto lavorativo sia le date del matrimonio e del divorzio, e di calcolare la sovrapposizione. In presenza di rapporti di lavoro interrotti e ripresi, il calcolo si complica ulteriormente. Un secondo problema riguarda il momento della domanda giudiziale: il diritto nasce alla percezione del TFR, ma il richiedente deve sapere quando il datore ha liquidato il TFR all'ex coniuge, informazione che non sempre è accessibile. La giurisprudenza ha riconosciuto obblighi informativi in capo al coniuge lavoratore, ma la tutela pratica rimane difficile senza una struttura di monitoraggio. Infine, l'estensione a trattamenti analoghi al TFR per i lavoratori autonomi e i dirigenti rimane un terreno controverso.

Casi pratici

Caso 1: Calcolo della quota TFR dopo matrimonio di otto anni e lavoro di quindici

Caso 2: Perdita del diritto per nuovo matrimonio prima della percezione del TFR

Caso 3: TFR maturato dopo il divorzio ma da rapporto di lavoro iniziato durante il matrimonio

Domande frequenti

Cos'è la quota TFR spettante al coniuge divorziato ex art. 12-bis L.898/1970?

È il diritto dell'ex coniuge divorziato a ricevere il 40% del TFR (trattamento di fine rapporto) riferibile agli anni in cui il rapporto di lavoro dell'altro coniuge è coinciso con il matrimonio. Sorge solo se l'ex coniuge non si è risposato ed è titolare di assegno divorzile al momento in cui il TFR viene percepito.

Come si calcola la quota del TFR spettante all'ex coniuge?

Si calcola il rapporto tra gli anni di lavoro durante il matrimonio e gli anni totali di lavoro, si applica questo rapporto al TFR totale per trovare la quota matrimoniale, e si prende il 40% di quest'ultima. Esempio: 8 anni di matrimonio su 15 di lavoro, TFR 60.000 euro → 32.000 euro × 40% = 12.800 euro spettanti all'ex coniuge.

Il diritto all'art. 12-bis nasce subito con il divorzio?

No. Il diritto nasce al momento in cui l'ex coniuge lavoratore percepisce effettivamente il TFR (pensionamento, licenziamento, fine contratto). A quella data devono sussistere tutti i presupposti: ex coniuge non risposato, titolare di assegno divorzile. Il TFR può essere percepito anche molti anni dopo il divorzio.

Il diritto vale anche per i lavoratori autonomi?

La norma è scritta per i lavoratori dipendenti che percepiscono il TFR. Per i lavoratori autonomi non vi è un equivalente legale, ma la giurisprudenza ha in alcuni casi esteso il principio ad analoghi trattamenti di fine mandato o indennità contrattuali, richiedendo però una valutazione caso per caso.

A cura di
Andrea Marton — Autore e divulgatore giuridico
Autore e responsabile editoriale di La Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica gratuita su 54 testi e codici italiani. I contenuti hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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