← Torna a Codice delle Assicurazioni Private (D.Lgs. 209/2005)
Ultimo aggiornamento: 27 Maggio 2026
Fonte: Normattiva.it · Gazzetta Ufficiale
Indice
  1. Testo dell'articolo
  2. Commento
  3. Casi pratici
  4. Domande frequenti
  5. Vedi anche
In sintesi
  • Le sentenze passate in giudicato prima della liquidazione coatta sono opponibili all’impresa designata nei limiti del massimale legale.
  • Se la liquidazione coatta interviene prima del giudicato, il processo prosegue contro commissario e impresa designata dopo 6 mesi.
  • Le pronunce successive sono comunque opponibili all’impresa designata nei limiti dell’articolo 283, comma 4.
  • La regola si estende anche alle ordinanze a favore del danneggiato in stato di bisogno.
  • La norma garantisce continuità della tutela giudiziale nonostante il dissesto dell’assicuratore.

Testo dell'articoloVigente

Art. 289 D.Lgs. 209/2005 — Effetti della liquidazione coatta sulle sentenze passate in giudicato e sui giudizi pendenti

D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 — Codice delle assicurazioni private

1. Le sentenze ottenute dal danneggiato nei confronti dell'impresa di assicurazione sono opponibili, se passate in giudicato prima che sia stato pubblicato il decreto di liquidazione coatta, all'impresa designata per il risarcimento dei danni entro i limiti fissati dall'articolo 283, comma 4.

2. Se il decreto di liquidazione coatta interviene prima della formazione del giudicato, il processo prosegue, nei confronti del commissario liquidatore e dell'impresa designata, decorsi sei mesi dalla pubblicazione del decreto di liquidazione coatta. In ogni caso le pronunce sono opponibili, entro i limiti di risarcibilità fissati dall'articolo 283, comma 4, nei confronti dell'impresa designata.

3. La disposizione di cui al comma 1 si applica anche per le ordinanze ottenute dal danneggiato che versi in stato di bisogno.

Commento

L’articolo 289 risolve il problema processuale del danneggiato che ha già instaurato un giudizio (o ottenuto una sentenza) contro l’impresa di assicurazione poi posta in liquidazione coatta. Senza una regola specifica, la sopravvenuta procedura concorsuale potrebbe vanificare lo sforzo processuale. La disposizione tutela il danneggiato traslando gli effetti sull’impresa designata.

Sentenze già passate in giudicato

Se la sentenza di condanna del responsabile o dell’impresa è passata in giudicato prima della pubblicazione del decreto di liquidazione coatta, essa è opponibile all’impresa designata entro i limiti del massimale legale dell’articolo 283, comma 4. Il danneggiato non deve riproporre il giudizio: gli basta presentare la sentenza all’impresa designata per ottenere il pagamento.

Giudizi pendenti al momento della liquidazione

Se invece il decreto di liquidazione è pubblicato prima del giudicato, il processo prosegue — ma con un’importante variazione soggettiva. Decorsi sei mesi dalla pubblicazione del decreto, il giudizio si svolge nei confronti del commissario liquidatore (in rappresentanza dell’impresa decotta) e dell’impresa designata (in nome del Fondo). Le pronunce ottenute sono opponibili all’impresa designata entro i limiti di legge.

Il termine semestrale

I sei mesi di pausa rispondono a esigenze pratiche: consentono al commissario di prendere cognizione del fascicolo, valutare la posizione e organizzare la difesa. È un periodo di sospensione necessaria, durante il quale i termini processuali sono interrotti. Trascorsi i sei mesi, il processo riprende il suo corso naturale.

Estensione alle ordinanze provvisionali

Il comma 3 estende la disciplina alle ordinanze ottenute dal danneggiato che versi in stato di bisogno ex articolo 147 del Codice (provvedimento d’urgenza per anticipo di somme). Si tutela in particolare chi subisce gravi lesioni e necessita di immediato sostegno economico, anche quando l’impresa originaria è in dissesto.

Effetti sui terzi e sui garanti

L’articolo 289 produce effetti anche per i terzi obbligati: garanti, fideiussori, eventuali assicuratori di secondo livello. La sentenza opponibile all’impresa designata libera l’assicurato originario nei limiti del massimale legale ma non oltre. Per l’eccedenza i creditori conservano azione verso il responsabile diretto e contro il patrimonio dell’impresa in liquidazione tramite insinuazione al passivo.

Coordinamento con la procedura concorsuale

Le sentenze opponibili al Fondo non interferiscono con la procedura concorsuale dell’impresa: i danneggiati possono comunque insinuare al passivo per l’eccedenza non coperta dal massimale legale. Il commissario liquidatore dovrà tener conto delle pronunce nella ricostruzione del passivo e nella formazione del piano di riparto, secondo le regole della legge fallimentare e del Codice di crisi.

Tutela cautelare durante la pausa

Durante i sei mesi di sospensione del processo, il danneggiato può comunque richiedere misure cautelari urgenti ai sensi dell’articolo 700 c.p.c. o, nelle ipotesi di stato di bisogno, l’ordinanza provvisionale dell’articolo 147 del Codice. La sospensione non priva il danneggiato di tutela immediata per le situazioni di particolare gravità, garantendo continuità di protezione anche nel periodo di assestamento procedurale.

Casi pratici

Caso 1: Sentenza passata in giudicato e impresa designata

Caso 2: Giudizio in corso e pausa di sei mesi

Domande frequenti

Devo riproporre il giudizio se ho già una sentenza passata in giudicato?

No. La sentenza è opponibile all’impresa designata entro il massimale legale. Basta presentarla con la richiesta di pagamento.

Cosa accade durante i 6 mesi di pausa del processo?

I termini processuali sono interrotti. Il commissario liquidatore deve costituirsi e l’impresa designata deve essere chiamata a partecipare al processo.

L’opponibilità è piena o solo entro il massimale?

Solo entro il massimale legale dell’articolo 283, comma 4. L’eccedenza resta credito verso la massa concorsuale dell’impresa, da insinuare al passivo.

A cura di
Andrea Marton — Autore e divulgatore giuridico
Autore e responsabile editoriale di La Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica gratuita su 54 testi e codici italiani. I contenuti hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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