In sintesi
- I fondi propri di base sono composti da due voci patrimoniali: eccedenza attivi su passivi e passività subordinate.
- L'eccedenza è valutata secondo i criteri Solvency II (Capi I-bis e II del Titolo) a fair value.
- L'importo delle azioni proprie detenute si sottrae dall'eccedenza.
- Le passività subordinate computabili devono rispettare requisiti di durata, subordinazione e assenza di incentivi al rimborso.
- Sono il nucleo già disponibile del patrimonio assicurativo, distinto dai fondi accessori richiamabili.
Testo dell'articoloVigente
Art. 44-quater D.Lgs. 209/2005 — (Fondi propri di base)
D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 — Codice delle assicurazioni private
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1. 1. I fondi propri di base sono costituiti dai seguenti elementi patrimoniali: a) l'eccedenza delle attività rispetto alle passività, valutata ai sensi dei Capi I-bis e II del presente Titolo e delle relative disposizioni di attuazione adottate dalla Commissione europea, diminuita dell'importo delle azioni proprie detenute dall'impresa; b) le passività subordinate.
))
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Commento
L'eccedenza patrimoniale Solvency II
La lettera a) del comma 1 individua il primo pilastro: l'eccedenza delle attività rispetto alle passività, valutate secondo i criteri di Solvency II. Si tratta della rappresentazione economica del patrimonio netto, ma calcolata a fair value e con le tecniche Best Estimate + Risk Margin per le riserve tecniche. È diversa dal patrimonio netto civilistico: i conti riflettono valori di mercato, non costi storici.
La sottrazione delle azioni proprie
L'eccedenza è ridotta dall'importo delle azioni proprie detenute dall'impresa. La ratio è simile a quella del diritto societario (art. 2357 c.c.): le azioni proprie non sono patrimonio aggiuntivo, ma una neutralizzazione di parte del capitale. Contarle come patrimonio significherebbe gonfiare artificialmente la solvibilità.
Le passività subordinate come fondi di base
La lettera b) include tra i fondi propri di base le passività subordinate qualificate. La logica è prudenziale: pur essendo debito contabile, queste passività hanno caratteristiche tali da assorbire perdite in continuità aziendale o in liquidazione, prima di altri creditori. Solvency II prevede requisiti stringenti: subordinazione effettiva, durata adeguata (perpetue o di lungo termine), assenza di incentivi al rimborso anticipato (step-up), capacità di sospensione delle cedole.
Il criterio di valutazione Solvency II
Il richiamo ai Capi I-bis e II e alle disposizioni di attuazione UE significa applicare la disciplina dell'art. 35-quater: valutazione market consistent degli attivi (prezzi di mercato attivi quando disponibili, mark-to-model con input osservabili in mancanza), valutazione tecnica delle passività assicurative (Best Estimate + Risk Margin). I parametri attuariali e i tassi di sconto sono quelli pubblicati dall'EIOPA.
Distinzione rispetto al patrimonio civilistico
Una compagnia può presentare un patrimonio netto civilistico modesto e fondi propri Solvency II elevati, o viceversa. Le differenze derivano da: rivalutazioni di attivi (titoli AFS, immobili), differenze tra riserve tecniche civilistiche (locali GAAP) e Best Estimate Solvency II, computo di passività subordinate, trattamento dei profitti attesi futuri (EPIFP). Il management deve gestire entrambe le grandezze con governance dedicate.
Strumenti ibridi e clausole loss-absorption
Gli strumenti subordinati emessi per essere computati nei fondi propri Solvency II richiedono clausole contrattuali specifiche: subordinazione assoluta rispetto agli assicurati, cancellazione discrezionale delle cedole, principal write-down o conversione in azioni in caso di breach del SCR. La mancanza anche di una sola di queste clausole declassa lo strumento di un livello (da Tier 1 a Tier 2, o da Tier 2 a Tier 3) o ne impedisce la computabilità. Art. 44-quater si applica anche alle emissioni infragruppo, con cautele ulteriori per evitare double counting nel calcolo consolidato del SCR di gruppo (art. 220-bis).
Composizione concreta dei livelli
La classificazione in tier (1, 2, 3) di cui art. 44-quater è premessa logica si traduce in pratica così: nel Tier 1 entrano capitale ordinario versato, riserve di utili e sovrapprezzo, riserva di riconciliazione (differenza fra attivo e passivo valutati a fair value Solvency II), e una quota limitata di strumenti subordinati 'restricted' (perpetui, con cancellazione delle cedole). Nel Tier 2 rientrano strumenti subordinati 'dated' (almeno 10 anni residui) e fondi propri accessori autorizzati. Il Tier 3 è residuale (subordinati con scadenza ridotta, attività fiscali differite eccedenti la quota Tier 1). I limiti quantitativi degli artt. 46 e 82 Reg. del. 2015/35 fissano il peso massimo di Tier 2 e Tier 3 rispetto al SCR.
Casi pratici
Caso 1: Caso 1 — Sempronio Vita e l'emissione di Tier 2
Caso 2: Caso 2 — Caia Danni e l'acquisto di azioni proprie
Domande frequenti
Quali requisiti deve avere una passività subordinata per essere fondo proprio di base?
I principali requisiti (Solvency II Delegated Regulation, artt. 71-77) sono: subordinazione effettiva rispetto a tutti gli altri creditori non subordinati, durata originaria di almeno 5 anni (Tier 2) o perpetua (Tier 1), assenza di incentivi al rimborso anticipato (step-up), facoltà di differire il pagamento di cedole e capitale in caso di stress, principal loss absorption mechanism per i Tier 1.
Cosa accade se l'eccedenza attivi/passivi è negativa?
Significa che il valore Solvency II degli attivi non copre le passività: l'impresa è in una situazione di insolvenza tecnica. L'IVASS interviene con misure di vigilanza prudenziale (richiesta di piano di risanamento) e, nei casi più gravi, con la liquidazione coatta amministrativa ex art. 245 del Codice.
I dividendi distribuiti riducono i fondi propri di base?
Sì. La distribuzione di utili o di riserve riduce l'eccedenza attivi-passivi e quindi i fondi propri di base. Per questo motivo l'art. 211-bis prevede una procedura di notifica preventiva all'IVASS per le distribuzioni significative.
Vedi anche