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Ultimo aggiornamento: 11 Giugno 2026
Fonte: Normattiva.it · Gazzetta Ufficiale
Indice
  1. Testo dell'articolo
  2. Commento
  3. Casi pratici
  4. Domande frequenti
  5. Vedi anche
In sintesi
  • L'articolo si colloca nella Parte Terza del Codice dell'Ambiente, dedicata a suolo e acque.
  • Concorre alla costruzione di un sistema integrato di governance ambientale conforme alle direttive UE.
  • Si fonda sui principi ambientali di prevenzione, precauzione e chi inquina paga.
  • Coinvolge Stato, Autorità di bacino, regioni, enti locali, agenzie ambientali e operatori privati.
  • Produce effetti sui procedimenti di pianificazione, autorizzazione e controllo ambientale.

Testo dell'articoloVigente

Informazione giuridica di carattere generale — Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.
Art. 68 Cod. Amb. — procedura per l’adozione dei progetti di piani stralcio

D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 — testo aggiornato

1. I progetti di piano stralcio per la tutela dal rischio idrogeologico, di cui al comma 1 del articolo 67, non sono sottoposti a valutazione ambientale strategica (VAS) e sono adottati con le modalità di cui all’articolo

66. 2. L’adozione dei piani stralcio per l’assetto idrogeologico deve avvenire, sulla base degli atti e dei pareri disponibili, entro e non oltre sei mesi dalla data di adozione del relativo progetto di piano.

3. Ai fini dell’adozione ed attuazione dei piani stralcio e della necessaria coerenza tra pianificazione di distretto e pianificazione territoriale, le regioni convocano una conferenza programmatica, articolata per sezioni provinciali, o per altro ambito territoriale deliberato dalle regioni stesse, alla quale partecipano le province ed i comuni interessati, unitamente alla regione e ad un rappresentante dell’Autorità di bacino.

4. La conferenza di cui al comma 3 esprime un parere sul progetto di piano con particolare riferimento alla integrazione su scala provinciale e comunale dei contenuti del piano, prevedendo le necessarie prescrizioni idrogeologiche ed urbanistiche.

4-bis. Nelle more dell’adozione dei piani e dei relativi stralci, di cui agli articoli 65 e 67, comma 1, ovvero dei loro aggiornamenti , le modifiche della perimetrazione e/o classificazione delle aree a pericolosità e rischio dei piani stralcio relativi all’assetto idrogeologico emanati dalle soppresse Autorità di bacino di cui alla legge 18 maggio 1989, n. 183 , derivanti dalla realizzazione di interventi collaudati per la mitigazione del rischio, dal verificarsi di nuovi eventi di dissesto idrogeologico o da approfondimenti puntuali del quadro conoscitivo, sono approvate con proprio atto dal Segretario generale dell’Autorità di bacino distrettuale , d’intesa con la Regione territorialmente competente e previo parere della Conferenza Operativa. Le modifiche di cui al presente comma costituiscono parte integrante degli aggiornamenti dei Piani di cui all’articolo 67, comma

1. 4-ter. Gli aggiornamenti di piano di cui al comma 4-bis sono effettuati nel rispetto delle procedure di partecipazione previste dalle norme tecniche di attuazione dei piani di bacino vigenti nel territorio distrettuale e, comunque, garantendo adeguate forme di consultazione e osservazione sulle proposte di modifica. Nelle more dell’espletamento delle procedure di aggiornamento, il Segretario generale dell’Autorità di bacino distrettuale può adottare , sulla base del parere della Conferenza Operativa, misure di salvaguardia che sono immediatamente vincolanti e restano in vigore sino all’approvazione dell’aggiornamento del piano di cui al comma 4-bis.

In sintesi

  • L'articolo si colloca nella Parte Terza del Codice dell'Ambiente, dedicata a suolo e acque.
  • Concorre alla costruzione di un sistema integrato di governance ambientale conforme alle direttive UE.
  • Si fonda sui principi ambientali di prevenzione, precauzione e chi inquina paga.
  • Coinvolge Stato, Autorità di bacino, regioni, enti locali, agenzie ambientali e operatori privati.
  • Produce effetti sui procedimenti di pianificazione, autorizzazione e controllo ambientale.

L'articolo si colloca nella Parte Terza del Codice dell'Ambiente, dedicata alla difesa del suolo, alla tutela delle acque e alla gestione delle risorse idriche. La disposizione concorre a costruire un sistema integrato di governance ambientale conforme alle direttive europee di settore.

Inquadramento normativo

L'articolo si colloca nell'architettura della Parte Terza, costruita per dare attuazione organica alle direttive europee in materia di acque (2000/60/CE), alluvioni (2007/60/CE), sostanze prioritarie (2008/105/CE) e acque reflue urbane (91/271/CEE). La sua lettura presuppone la cornice di principi e definizioni introdotta dagli articoli iniziali della Parte.

Ratio della disciplina

La norma persegue obiettivi di tutela quantitativa e qualitativa, di prevenzione del rischio e di governo razionale delle risorse. Si fonda sui principi ambientali generali di prevenzione, precauzione, chi inquina paga, sussidiarietà e leale collaborazione tra livelli di governo.

Soggetti coinvolti

L'attuazione richiede la cooperazione tra Stato (MASE), Autorità di bacino distrettuale, regioni, enti locali, gestori del servizio idrico integrato, agenzie ambientali (ISPRA, ARPA) e operatori privati. L'articolo si inserisce in questa filiera, attribuendo competenze o disciplinando procedimenti specifici.

Profili applicativi

Gli effetti pratici si manifestano in sede di pianificazione (piano di bacino, piano di gestione delle acque, piano di tutela regionale), di rilascio di provvedimenti (concessioni, autorizzazioni allo scarico, AIA, VIA) e di controllo (sanzioni amministrative e penali, prescrizioni dinamiche).

Coordinamento con altre fonti

La disposizione va letta in coordinamento con il TU enti locali (d.lgs. 267/2000), con la disciplina della valutazione ambientale (Parte Seconda del Codice), con la disciplina dei rifiuti (Parte Quarta) e con la normativa sui beni demaniali e sulle concessioni di derivazione (R.D. 1775/1933).

Coordinamento con la disciplina dei rifiuti

La distinzione tra rifiuti liquidi e scarichi è centrale: la giurisprudenza ha più volte ribadito che, senza una condotta che convogli direttamente in un corpo recettore, si applica la disciplina dei rifiuti e non quella degli scarichi. La qualificazione corretta produce effetti rilevanti su autorizzazioni, controlli, sanzioni e responsabilità.

Coordinamento con la disciplina delle bonifiche

Le aree con contaminazione storica delle acque sotterranee sono soggette al regime della bonifica ex artt. 240 e seguenti del Codice. La gestione coordinata fra Parte Terza (tutela delle acque) e Parte Quarta (rifiuti e bonifiche) consente di evitare sovrapposizioni e di affrontare in modo unitario le situazioni di contaminazione.

Rilevanza dei principi di trasparenza e partecipazione

L'azione amministrativa in materia ambientale si nutre dei principi di trasparenza e di partecipazione: cittadini, imprese e associazioni possono accedere ai dati, presentare osservazioni nei procedimenti, partecipare alle consultazioni sui piani. La legge 241/1990 sul procedimento amministrativo e il d.lgs. 195/2005 sull'accesso all'informazione ambientale costituiscono il quadro generale, integrato dalle specifiche regole del Codice dell'Ambiente.

Domande frequenti

La norma è di applicazione diretta o richiede atti attuativi?

Dipende dal contenuto specifico: molte disposizioni della Parte Terza richiedono regolamenti, piani o decreti attuativi per produrre effetti. In assenza, prevale tipicamente la disciplina dei principi e l'attuazione delle direttive europee per via interpretativa.

Quale autorità è competente per il rilascio dell'autorizzazione?

L'autorità competente varia in base al tipo di provvedimento: scarichi industriali in genere alla regione o all'ente delegato; concessioni di derivazione alla regione; pareri di tutela ambientale all'Autorità di bacino o alle agenzie ambientali.

Cosa rischio se non rispetto una prescrizione della Parte Terza?

Le conseguenze vanno dalla sanzione amministrativa pecuniaria (es. scarichi non autorizzati o oltre i limiti) fino alle sanzioni penali per gli illeciti più gravi (art. 137 e seguenti), oltre a misure di ripristino ambientale.

Ultimo aggiornamento redazionale: 2026-05-21
A cura di
Andrea Marton — Autore e divulgatore giuridico
Autore e responsabile editoriale di Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica gratuita su 100 testi e codici italiani. I contenuti hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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