- Il piano di bacino distrettuale è strumento di pianificazione di livello superiore con valore di piano territoriale di settore.
- Si articola in piani stralcio funzionali e in piani di gestione delle acque e del rischio di alluvioni.
- Le sue previsioni prevalgono su piani urbanistici comunali e regionali nelle materie di competenza.
- È adottato dalla Conferenza istituzionale permanente dell'Autorità di bacino, con partecipazione del pubblico.
- Definisce vincoli, perimetrazioni a rischio (PAI) e programmi di intervento per la difesa del suolo.
Testo dell'articoloVigente
Art. 69 Cod. Amb. — programmi di intervento
D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 — testo aggiornato
1. I piani di bacino sono attuati attraverso programmi triennali di intervento che sono redatti tenendo conto degli indirizzi e delle finalità dei piani medesimi e contengono l’indicazione dei mezzi per farvi fronte e della relativa copertura finanziaria.
2. I programmi triennali debbono destinare una quota non inferiore al quindici per cento degli stanziamenti complessivamente a: a) interventi di manutenzione ordinaria delle opere, degli impianti e dei beni, compresi mezzi, attrezzature e materiali dei cantieri-officina e dei magazzini idraulici; b) svolgimento del servizio di polizia idraulica, di navigazione interna, di piena e di pronto intervento idraulico; c) compilazione ed aggiornamento dei piani di bacino, svolgimento di studi, rilevazioni o altro nelle materie riguardanti la difesa del suolo, redazione dei progetti generali, degli studi di fattibilità, dei progetti di opere e degli studi di valutazione dell’impatto ambientale delle opere principali.
3. Le regioni, conseguito il parere favorevole della Conferenza istituzionale permanente di cui all’articolo 63, comma 4, possono provvedere con propri stanziamenti alla realizzazione di opere e di interventi previsti dai piani di bacino, sotto il controllo della predetta conferenza.
4. Le province, i comuni, le comunità montane e gli altri enti pubblici, previa autorizzazione della Conferenza istituzionale permanente di cui all’articolo 63, comma 4, possono concorrere con propri stanziamenti alla realizzazione di opere e interventi previsti dai piani di bacino.
Stesso numero, altri codici
- Art. 69 D.Lgs. 159/2011 — Elenco generale degli enti e delle amministrazioni
- Art. 69 D.Lgs. 209/2005 — Obblighi di comunicazione
- Art. 69 D.Lgs. 42/2004 — Ricorso amministrativo avverso il diniego di attestato
- Art. 69 CAD — Riuso delle soluzioni e standard aperti
- Art. 69 Codice Civile: Diritti spettanti alla persona di cui si ignora
Commento
Il piano di bacino distrettuale è lo strumento di pianificazione di livello superiore con cui l'Autorità di bacino programma e coordina interventi di difesa del suolo, utilizzazione e tutela delle acque. Ha valore di piano territoriale di settore e prevale sui piani urbanistici e di gestione del territorio.
Funzione del piano
Il piano di bacino è strumento di pianificazione di livello superiore: non si limita a indicare obiettivi, ma definisce vincoli e prescrizioni operative immediatamente vincolanti per le amministrazioni del distretto. Prevale sui piani regolatori comunali e sui piani territoriali regionali per le materie di competenza, ed è strumento di attuazione delle direttive europee.
Contenuti tipici
Comprende il quadro conoscitivo del distretto (idrologia, geomorfologia, uso del suolo), le aree a pericolosità e rischio idrogeologico (PAI), la classificazione dei corpi idrici, il programma di misure, gli interventi strutturali e non strutturali per la difesa del suolo. Indica le aree di rispetto fluviale, le fasce di esondazione e le opere di mitigazione.
Piani stralcio e piani di gestione
Il piano di bacino è oggi articolato in piani stralcio funzionali (assetto idrogeologico, qualità delle acque, gestione delle alluvioni) per garantire flessibilità e tempi rapidi di adozione. Il piano di gestione delle acque ex direttiva 2000/60/CE e il piano di gestione del rischio di alluvioni ex direttiva 2007/60/CE sono coordinati con il piano di bacino.
Procedimento di adozione
Il procedimento prevede istruttoria tecnica della Segreteria, adozione del progetto da parte della Conferenza istituzionale, pubblicazione e raccolta delle osservazioni, conferenze di servizi e approvazione finale. Sono previste forme di partecipazione pubblica, soprattutto per i piani di gestione, con consultazione di cittadini, associazioni e portatori di interesse.
Effetti su urbanistica ed edilizia
Le previsioni del piano di bacino e dei piani stralcio sono immediatamente prevalenti: i comuni adeguano i propri strumenti urbanistici e nelle aree perimetrate a rischio elevato o molto elevato vigono limiti severi alle trasformazioni edilizie. Le imprese e i cittadini devono verificare la mappatura PAI prima di pianificare nuovi interventi sul territorio.
Partecipazione del pubblico
La direttiva 2000/60/CE impone la consultazione pubblica nella formazione del piano di gestione delle acque: i progetti sono pubblicati per almeno sei mesi e cittadini, imprese e associazioni possono formulare osservazioni. La direttiva 2007/60/CE prevede analoga partecipazione per i piani di gestione del rischio di alluvioni. La partecipazione non è formalità: le osservazioni motivate devono essere prese in considerazione.
Ciclo di aggiornamento sessennale
I piani di gestione delle acque e dei rischi di alluvioni sono aggiornati ogni sei anni: a ogni ciclo si verifica lo stato di attuazione delle misure precedenti, si misura l'efficacia, si aggiornano le pressioni e si fissano nuovi traguardi. Questa cadenza richiede continuità di azione amministrativa e capacità di apprendimento istituzionale.
Domande frequenti
Il piano di bacino prevale sul piano regolatore comunale?
Sì, in materia di assetto idrogeologico e tutela delle acque le previsioni del piano di bacino e dei piani stralcio prevalgono sugli strumenti urbanistici comunali, che devono adeguarsi entro i termini stabiliti.
Cosa succede se costruisco in un'area perimetrata a rischio elevato?
Le costruzioni in aree a rischio idrogeologico elevato (R3) o molto elevato (R4) sono di norma vietate o subordinate a prescrizioni stringenti e a opere di mitigazione. Le violazioni espongono a ordini di ripristino e a sanzioni.
Posso partecipare alla formazione del piano di gestione delle acque?
Sì, la direttiva 2000/60/CE impone forme di partecipazione pubblica: i progetti di piano sono pubblicati per consultazione e cittadini, associazioni e imprese possono presentare osservazioni.
Vedi anche