- Il piano di bacino distrettuale è strumento di pianificazione di livello superiore con valore di piano territoriale di settore.
- Si articola in piani stralcio funzionali e in piani di gestione delle acque e del rischio di alluvioni.
- Le sue previsioni prevalgono su piani urbanistici comunali e regionali nelle materie di competenza.
- È adottato dalla Conferenza istituzionale permanente dell'Autorità di bacino, con partecipazione del pubblico.
- Definisce vincoli, perimetrazioni a rischio (PAI) e programmi di intervento per la difesa del suolo.
Testo dell'articoloVigente
Art. 72 Cod. Amb. — finanziamento
D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 — testo aggiornato
1. Ferme restando le entrate connesse alle attività di manutenzione ed esercizio delle opere idrauliche, di bonifica e di miglioria fondiaria, gli interventi previsti dalla presente sezione sono a totale carico dello Stato e si attuano mediante i programmi triennali di cui all’articolo
69. 2. Per le finalità di cui al comma 1, si provvede ai sensi dell’ articolo 11, comma 3, lettera d), della legge 5 agosto 1978, n. 468 . I predetti stanziamenti sono iscritti nello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze fino all’espletamento della procedura di ripartizione di cui ai commi 3 e 4 del presente articolo sulla cui base il Ministro dell’economia e delle finanze apporta, con proprio decreto, le occorrenti variazioni di bilancio.
3. Il Comitato dei Ministri di cui all’articolo 57, sentita la Conferenza Stato-regioni, predispone lo schema di programma nazionale di intervento per il triennio e la ripartizione degli stanziamenti tra le Amministrazioni dello Stato e le regioni, tenendo conto delle priorità indicate nei singoli programmi ed assicurando, ove necessario, il coordinamento degli interventi. A valere sullo stanziamento complessivo autorizzato, lo stesso Comitato dei Ministri propone l’ammontare di una quota di riserva da destinare al finanziamento dei programmi per l’adeguamento ed il potenziamento funzionale, tecnico e scientifico dell’ Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA ).
4. Il programma nazionale di intervento e la ripartizione degli stanziamenti, ivi inclusa la quota di riserva a favore dell’ Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA ), sono approvati dal Presidente del Consiglio dei Ministri, ai sensi dell’articolo
57. 5. Il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare , entro trenta giorni dall’approvazione del programma triennale nazionale, su proposta della Conferenza Stato-regioni, individua con proprio decreto le opere di competenza regionale, che rivestono grande rilevanza tecnico-idraulica per la modifica del reticolo idrografico principale e del demanio idrico, i cui progetti devono essere sottoposti al parere del Consiglio superiore dei lavori pubblici, da esprimere entro novanta giorni dalla richiesta.
Stesso numero, altri codici
- Art. 72 D.Lgs. 159/2011 — Reati concernenti le armi e gli esplosivi
- Art. 72 D.Lgs. 209/2005 — Nozione di controllo
- Art. 72 D.Lgs. 42/2004 — Ingresso nel territorio nazionale
- Art. 72 CAD — Articolo abrogato
- Art. 72 Codice Civile: Successione a cui sarebbe chiamata la
- Articolo 72 Codice della Crisi d'Impresa e dell’Insolvenza
Commento
Il piano di bacino distrettuale è lo strumento di pianificazione di livello superiore con cui l'Autorità di bacino programma e coordina interventi di difesa del suolo, utilizzazione e tutela delle acque. Ha valore di piano territoriale di settore e prevale sui piani urbanistici e di gestione del territorio.
Funzione del piano
Il piano di bacino è strumento di pianificazione di livello superiore: non si limita a indicare obiettivi, ma definisce vincoli e prescrizioni operative immediatamente vincolanti per le amministrazioni del distretto. Prevale sui piani regolatori comunali e sui piani territoriali regionali per le materie di competenza, ed è strumento di attuazione delle direttive europee.
Contenuti tipici
Comprende il quadro conoscitivo del distretto (idrologia, geomorfologia, uso del suolo), le aree a pericolosità e rischio idrogeologico (PAI), la classificazione dei corpi idrici, il programma di misure, gli interventi strutturali e non strutturali per la difesa del suolo. Indica le aree di rispetto fluviale, le fasce di esondazione e le opere di mitigazione.
Piani stralcio e piani di gestione
Il piano di bacino è oggi articolato in piani stralcio funzionali (assetto idrogeologico, qualità delle acque, gestione delle alluvioni) per garantire flessibilità e tempi rapidi di adozione. Il piano di gestione delle acque ex direttiva 2000/60/CE e il piano di gestione del rischio di alluvioni ex direttiva 2007/60/CE sono coordinati con il piano di bacino.
Procedimento di adozione
Il procedimento prevede istruttoria tecnica della Segreteria, adozione del progetto da parte della Conferenza istituzionale, pubblicazione e raccolta delle osservazioni, conferenze di servizi e approvazione finale. Sono previste forme di partecipazione pubblica, soprattutto per i piani di gestione, con consultazione di cittadini, associazioni e portatori di interesse.
Effetti su urbanistica ed edilizia
Le previsioni del piano di bacino e dei piani stralcio sono immediatamente prevalenti: i comuni adeguano i propri strumenti urbanistici e nelle aree perimetrate a rischio elevato o molto elevato vigono limiti severi alle trasformazioni edilizie. Le imprese e i cittadini devono verificare la mappatura PAI prima di pianificare nuovi interventi sul territorio.
Partecipazione del pubblico
La direttiva 2000/60/CE impone la consultazione pubblica nella formazione del piano di gestione delle acque: i progetti sono pubblicati per almeno sei mesi e cittadini, imprese e associazioni possono formulare osservazioni. La direttiva 2007/60/CE prevede analoga partecipazione per i piani di gestione del rischio di alluvioni. La partecipazione non è formalità: le osservazioni motivate devono essere prese in considerazione.
Ciclo di aggiornamento sessennale
I piani di gestione delle acque e dei rischi di alluvioni sono aggiornati ogni sei anni: a ogni ciclo si verifica lo stato di attuazione delle misure precedenti, si misura l'efficacia, si aggiornano le pressioni e si fissano nuovi traguardi. Questa cadenza richiede continuità di azione amministrativa e capacità di apprendimento istituzionale.
Domande frequenti
Il piano di bacino prevale sul piano regolatore comunale?
Sì, in materia di assetto idrogeologico e tutela delle acque le previsioni del piano di bacino e dei piani stralcio prevalgono sugli strumenti urbanistici comunali, che devono adeguarsi entro i termini stabiliti.
Cosa succede se costruisco in un'area perimetrata a rischio elevato?
Le costruzioni in aree a rischio idrogeologico elevato (R3) o molto elevato (R4) sono di norma vietate o subordinate a prescrizioni stringenti e a opere di mitigazione. Le violazioni espongono a ordini di ripristino e a sanzioni.
Posso partecipare alla formazione del piano di gestione delle acque?
Sì, la direttiva 2000/60/CE impone forme di partecipazione pubblica: i progetti di piano sono pubblicati per consultazione e cittadini, associazioni e imprese possono presentare osservazioni.
Vedi anche