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Ultimo aggiornamento: 23 Maggio 2026
Fonte: Normattiva.it · Gazzetta Ufficiale
Indice
  1. Testo dell'articolo
  2. Commento
  3. Casi pratici
  4. Domande frequenti
  5. Vedi anche
In sintesi
  • Il piano di bacino distrettuale è strumento di pianificazione di livello superiore con valore di piano territoriale di settore.
  • Si articola in piani stralcio funzionali e in piani di gestione delle acque e del rischio di alluvioni.
  • Le sue previsioni prevalgono su piani urbanistici comunali e regionali nelle materie di competenza.
  • È adottato dalla Conferenza istituzionale permanente dell'Autorità di bacino, con partecipazione del pubblico.
  • Definisce vincoli, perimetrazioni a rischio (PAI) e programmi di intervento per la difesa del suolo.

Testo dell'articoloVigente

Informazione giuridica di carattere generale — Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.
Art. 70 Cod. Amb. — adozione dei programmi

D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 — testo aggiornato

1. I programmi di intervento sono adottati dalla Conferenza istituzionale permanente di cui all’articolo 63, comma 4; tali programmi sono inviati ai componenti della conferenza stessa almeno venti giorni prima della data fissata per la conferenza; in caso di decisione a maggioranza, la delibera di adozione deve fornire una adeguata ed analitica motivazione rispetto alle opinioni dissenzienti espresse in seno alla conferenza.

2. La scadenza di ogni programma triennale è stabilita al 31 dicembre dell’ultimo anno del triennio e le somme autorizzate per l’attuazione del programma per la parte eventualmente non ancora impegnata alla predetta data sono destinate ad incrementare il fondo del programma triennale successivo per l’attuazione degli interventi previsti dal programma triennale in corso o dalla sua revisione.

3. Entro il 31 dicembre del penultimo anno del programma triennale in corso, i nuovi programmi di intervento relativi al triennio successivo, adottati secondo le modalità di cui al comma 1, sono trasmessi al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare , affinchè, entro il successivo 3 giugno, sulla base delle previsioni contenute nei programmi e sentita la Conferenza Stato-regioni, trasmetta al Ministro dell’economia e delle finanze l’indicazione del fabbisogno finanziario per il successivo triennio, ai fini della predisposizione del disegno di legge finanziaria.

4. Gli interventi previsti dai programmi triennali sono di norma attuati in forma integrata e coordinata dai soggetti competenti, in base ad accordi di programma ai sensi dell’ articolo 34 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 .

Commento

Il piano di bacino distrettuale è lo strumento di pianificazione di livello superiore con cui l'Autorità di bacino programma e coordina interventi di difesa del suolo, utilizzazione e tutela delle acque. Ha valore di piano territoriale di settore e prevale sui piani urbanistici e di gestione del territorio.

Funzione del piano

Il piano di bacino è strumento di pianificazione di livello superiore: non si limita a indicare obiettivi, ma definisce vincoli e prescrizioni operative immediatamente vincolanti per le amministrazioni del distretto. Prevale sui piani regolatori comunali e sui piani territoriali regionali per le materie di competenza, ed è strumento di attuazione delle direttive europee.

Contenuti tipici

Comprende il quadro conoscitivo del distretto (idrologia, geomorfologia, uso del suolo), le aree a pericolosità e rischio idrogeologico (PAI), la classificazione dei corpi idrici, il programma di misure, gli interventi strutturali e non strutturali per la difesa del suolo. Indica le aree di rispetto fluviale, le fasce di esondazione e le opere di mitigazione.

Piani stralcio e piani di gestione

Il piano di bacino è oggi articolato in piani stralcio funzionali (assetto idrogeologico, qualità delle acque, gestione delle alluvioni) per garantire flessibilità e tempi rapidi di adozione. Il piano di gestione delle acque ex direttiva 2000/60/CE e il piano di gestione del rischio di alluvioni ex direttiva 2007/60/CE sono coordinati con il piano di bacino.

Procedimento di adozione

Il procedimento prevede istruttoria tecnica della Segreteria, adozione del progetto da parte della Conferenza istituzionale, pubblicazione e raccolta delle osservazioni, conferenze di servizi e approvazione finale. Sono previste forme di partecipazione pubblica, soprattutto per i piani di gestione, con consultazione di cittadini, associazioni e portatori di interesse.

Effetti su urbanistica ed edilizia

Le previsioni del piano di bacino e dei piani stralcio sono immediatamente prevalenti: i comuni adeguano i propri strumenti urbanistici e nelle aree perimetrate a rischio elevato o molto elevato vigono limiti severi alle trasformazioni edilizie. Le imprese e i cittadini devono verificare la mappatura PAI prima di pianificare nuovi interventi sul territorio.

Partecipazione del pubblico

La direttiva 2000/60/CE impone la consultazione pubblica nella formazione del piano di gestione delle acque: i progetti sono pubblicati per almeno sei mesi e cittadini, imprese e associazioni possono formulare osservazioni. La direttiva 2007/60/CE prevede analoga partecipazione per i piani di gestione del rischio di alluvioni. La partecipazione non è formalità: le osservazioni motivate devono essere prese in considerazione.

Ciclo di aggiornamento sessennale

I piani di gestione delle acque e dei rischi di alluvioni sono aggiornati ogni sei anni: a ogni ciclo si verifica lo stato di attuazione delle misure precedenti, si misura l'efficacia, si aggiornano le pressioni e si fissano nuovi traguardi. Questa cadenza richiede continuità di azione amministrativa e capacità di apprendimento istituzionale.

Domande frequenti

Il piano di bacino prevale sul piano regolatore comunale?

Sì, in materia di assetto idrogeologico e tutela delle acque le previsioni del piano di bacino e dei piani stralcio prevalgono sugli strumenti urbanistici comunali, che devono adeguarsi entro i termini stabiliti.

Cosa succede se costruisco in un'area perimetrata a rischio elevato?

Le costruzioni in aree a rischio idrogeologico elevato (R3) o molto elevato (R4) sono di norma vietate o subordinate a prescrizioni stringenti e a opere di mitigazione. Le violazioni espongono a ordini di ripristino e a sanzioni.

Posso partecipare alla formazione del piano di gestione delle acque?

Sì, la direttiva 2000/60/CE impone forme di partecipazione pubblica: i progetti di piano sono pubblicati per consultazione e cittadini, associazioni e imprese possono presentare osservazioni.

A cura di
Andrea Marton — Autore e divulgatore giuridico
Autore e responsabile editoriale di La Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica gratuita su 54 testi e codici italiani. I contenuti hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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