Indice
  1. Testo dell'articolo
  2. Commento
  3. Massime giurisprudenziali
  4. Pronunce Corte Costituzionale
  5. Prassi e linee guida
  6. Casi pratici
  7. Domande frequenti
  8. Vedi anche

Testo dell'articoloVigente

Informazione giuridica di carattere generale. Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.

Art. 232 c.p.c. – Mancata risposta

In vigore dal 21 aprile 1942 (R.D. 1443/1940)

Se la parte non si presenta o rifiuta di rispondere senza giustificato motivo, il collegio, valutato ogni altro elemento di prova, può ritenere come ammessi i fatti dedotti nell’interrogatorio.

Il giudice istruttore, che riconosce giustificata la mancata presentazione della parte per rispondere all’interrogatorio, dispone per l’assunzione di esso anche fuori della sede giudiziaria.

In sintesi

  • La mancata risposta all'interrogatorio formale senza giustificato motivo produce una confessione giudiziale fittizia.
  • Il giudice valuta la condotta della parte insieme agli altri elementi di prova disponibili nel processo.
  • L'effetto non è automatico: il collegio esercita un potere discrezionale nel ritenere ammessi i fatti.
  • Se la mancata presentazione è giustificata, il giudice istruttore può disporre l'assunzione fuori sede.
  • La norma distingue tra assenza ingiustificata, che può nuocere alla parte, e assenza legittima, che consente un'audizione alternativa.
Indice dei contenuti

Se la parte non risponde all'interrogatorio formale senza giustificato motivo, il giudice può ritenere ammessi i fatti dedotti.

Ratio della norma

L'art. 232 c.p.c. mira a garantire l'effettività dell'interrogatorio formale come mezzo di prova, scoraggiando comportamenti dilatori o evasivi della parte. La norma bilancia il diritto di difesa con il principio di lealtà processuale: chi si sottrae ingiustificatamente alla chiamata a rispondere sopporta il rischio che i fatti dedotti vengano considerati pacifici.

Analisi del testo

La disposizione si articola in due commi distinti. Il primo attribuisce al collegio, e quindi al giudice che decide nel merito, la facoltà di ritenere ammessi i fatti dedotti nell'interrogatorio qualora la parte non si presenti o rifiuti di rispondere senza giustificato motivo. Si tratta di una valutazione discrezionale, non di una confessione automatica: il giudice deve ponderare tale comportamento unitamente a tutti gli altri elementi istruttori acquisiti. Il secondo comma regola l'ipotesi opposta: quando la mancata comparizione è giustificata (per motivi di salute, forza maggiore o analoga causa), il giudice istruttore può disporre l'assunzione dell'interrogatorio in un luogo diverso dalla sede del tribunale, anche presso l'abitazione o il luogo di degenza della parte.

Quando si applica

La norma si applica esclusivamente all'interrogatorio formale deferito ai sensi degli artt. 228-231 c.p.c., e non all'interrogatorio libero previsto dall'art. 117 c.p.c. L'effetto sanzionatorio scatta quando: (a) la parte ritualmente citata non compare all'udienza fissata per l'interrogatorio; (b) la parte compare ma si rifiuta di rispondere; (c) in entrambi i casi manca un giustificato motivo adeguatamente documentato. La valutazione del giustificato motivo spetta al giudice con ampia discrezionalità.

Connessioni con altre norme

L'art. 232 c.p.c. si coordina con l'art. 228 c.p.c. (ammissione dell'interrogatorio formale), l'art. 229 c.p.c. (confessione giudiziale spontanea) e l'art. 230 c.p.c. (svolgimento dell'interrogatorio). Va letto in combinato con l'art. 116 c.p.c., che attribuisce al giudice il potere di valutare liberamente le prove e di desumere argomenti di prova dal comportamento delle parti nel processo. Rileva inoltre l'art. 310 c.p.c. in tema di estinzione del processo, poiché l'interrogatorio non espletato per causa della parte non pregiudica la valutazione già effettuata.

Domande frequenti

Cosa succede se la parte non si presenta all'interrogatorio formale?

Se la mancata presentazione è ingiustificata, il collegio può ritenere ammessi i fatti dedotti nell'interrogatorio, valutando tale comportamento insieme agli altri elementi di prova. Non si tratta di un effetto automatico, ma di una facoltà discrezionale del giudice.

Il giudice è obbligato a ritenere ammessi i fatti in caso di assenza ingiustificata?

No. L'art. 232 c.p.c. attribuisce al collegio una mera facoltà, non un obbligo. Il giudice deve valutare il comportamento della parte nel contesto complessivo del materiale istruttorio e può anche non trarne conseguenze negative se gli altri elementi di prova depongono in senso contrario.

Quando la mancata presentazione è considerata giustificata?

È giustificata quando è determinata da cause oggettive indipendenti dalla volontà della parte, come malattia grave, ricovero ospedaliero, forza maggiore o altri impedimenti documentati. La valutazione spetta al giudice istruttore, che verifica la serietà e l'effettività del motivo addotto.

Cosa può fare il giudice se riconosce giustificata l'assenza?

In tal caso il giudice istruttore dispone che l'interrogatorio sia assunto fuori dalla sede giudiziaria, ad esempio presso l'abitazione o il luogo di cura della parte. In questo modo l'istruttoria prosegue senza penalizzare chi è legittimamente impossibilitato a comparire in udienza.

L'art. 232 c.p.c. si applica anche all'interrogatorio libero?

No. La norma riguarda esclusivamente l'interrogatorio formale (artt. 228-231 c.p.c.), che è un vero e proprio mezzo di prova deferito dalla controparte. L'interrogatorio libero ex art. 117 c.p.c., disposto d'ufficio dal giudice per chiarire i fatti, ha natura e disciplina diverse e non soggiace alle conseguenze previste dall'art. 232 c.p.c.

Ultimo aggiornamento redazionale: 2026-05-13
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A cura di
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza, praticante commercialista
Fondatore e responsabile editoriale di Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica e fiscale gratuita su 101 testi e codici italiani. I contenuti sono curati e rivisti da un team di laureati in economia; hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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