Autore: Andrea Marton

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Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Art. 344-sexies D.Lgs. 209/2005 – (Misure transitorie in materia di Requisito Patrimoniale di Solvibilità)

    Art. 344-sexies D.Lgs. 209/2005 – (Misure transitorie in materia di Requisito Patrimoniale di Solvibilità)

    D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private

    1. 1. In deroga agli articoli 45-bis, 45-ter, comma 3, e 45-sexies, il calcolo del Requisito Patrimoniale di Solvibilità è effettuato secondo le disposizioni seguenti: a) fino al 31 dicembre 2017 i parametri standard da utilizzare per il calcolo del sottomodulo per le concentrazioni del rischio di mercato e del sottomodulo di rischio di spread secondo la formula standard per le esposizioni verso le amministrazioni o le banche centrali degli Stati membri denominate e finanziate nella valuta nazionale di uno Stato membro sono gli stessi rispetto a quelli che sarebbero applicati alle esposizioni denominate e finanziate nella loro valuta nazionale; b) nel 2018 i parametri standard da utilizzare per il calcolo del sottomodulo per le concentrazioni del rischio di mercato e del sottomodulo di rischio di spread secondo la formula standard sono ridotti dell'80 per cento in relazione alle esposizioni verso le amministrazioni o le banche centrali degli Stati membri denominate e finanziate nella valuta nazionale di un altro Stato membro; c) nel 2019 i parametri standard da utilizzare per il calcolo del sottomodulo per le concentrazioni del rischio di mercato e del sottomodulo di rischio di spread secondo la formula standard sono ridotti del 50 per cento in relazione alle esposizioni verso le amministrazioni o le banche centrali degli Stati membri denominate e finanziate nella valuta nazionale di un altro Stato membro; d) a decorrere dal 1° gennaio 2020 i parametri standard da utilizzare per il calcolo del sottomodulo per le concentrazioni del rischio di mercato e del sottomodulo di rischio di spread secondo la formula standard non sono ridotti in relazione alle esposizioni verso le amministrazioni o le banche centrali degli Stati membri denominate e finanziate nella valuta nazionale di un altro Stato membro.

    2. 2. In deroga agli articoli 45-bis, 45-ter, comma 3, e 45-sexies, in materia di calcolo del Requisito Patrimoniale di Solvibilità, i parametri standard da utilizzare per le azioni acquistate dall'impresa entro il 1° gennaio 2016, in sede di calcolo del sottomodulo del rischio azionario secondo la formula standard senza l'opzione prevista all'articolo 45-novies sono calcolati come media ponderata tra: a) il parametro standard da utilizzare in sede di calcolo del sottomodulo del rischio azionario conformemente all'articolo 45-novies; nonché b) il parametro standard da utilizzare in sede di calcolo del sottomodulo del rischio azionario secondo la formula standard senza l'opzione di cui all'articolo 45-novies.

    3. La ponderazione relativa al parametro di cui al comma 2, lettera b), aumenta almeno linearmente alla fine di ogni anno, partendo dallo 0 per cento nell'anno avente inizio il 1° gennaio 2016 fino al 100 per cento al 1° gennaio 2023.

  • 730 congiunto coniugi 2026: quando si può fare e come funziona

    In sintesi

    • Chi può farlo: entrambi i coniugi devono avere redditi che rientrano nel modello 730; basta che almeno uno dei due possa usarlo.
    • Chi è il dichiarante: il coniuge che ha come sostituto d’imposta il soggetto a cui viene presentata la dichiarazione, oppure quello scelto per i conguagli.
    • Schede 8-5-2 per mille separate: anche nella dichiarazione congiunta, le scelte per la destinazione dell’8, del 5 e del 2 per mille vanno consegnate in due buste distinte, una per coniuge.
    • Quando non si può: se uno dei coniugi è deceduto prima della presentazione, o se si dichiara per conto di persone incapaci o minorenni.
    • Rimborsi in caso di congiunta: in presenza di imposte sostitutive (quadri M, T, W), l’erogazione del rimborso avviene sempre in capo al soggetto dichiarante.
    • Unioni civili equiparate: le norme sui coniugi si applicano anche alle parti di un’unione civile tra persone dello stesso sesso.

    Che cos'è il 730 congiunto e perché può convenire

    Il modello 730 può essere presentato da soli oppure insieme al coniuge, in un’unica dichiarazione condivisa. Questa seconda opzione si chiama ‘dichiarazione in forma congiunta’ e può semplificare la gestione degli adempimenti per le coppie in cui entrambi i partner hanno redditi che rientrano nel 730.

    La forma congiunta non è un obbligo: è una scelta. Conviene valutarla caso per caso, soprattutto quando uno dei due coniugi ha spese detraibili superiori all’imposta che dovrebbe pagare individualmente. Attenzione però: nella dichiarazione congiunta i redditi restano separati e ciascuno paga le proprie imposte. Non si sommano i redditi dei due per creare un’aliquota unica.

    Per poterla usare è necessario che entrambi i coniugi abbiano redditi compatibili con il modello 730 e che almeno uno dei due possa effettivamente usarlo. Le norme sui coniugi si applicano anche alle parti delle unioni civili tra persone dello stesso sesso, come previsto dalla legge 76/2016.

    730 congiunto: quando si può e quando no
    Condizione 730 congiunto possibile?
    Entrambi i coniugi con redditi compatibili con il 730; almeno uno può usarlo Si
    Uno dei coniugi ha redditi d'impresa o partita IVA professionale No (quel coniuge deve usare il modello REDDITI)
    Uno dei coniugi è deceduto prima della presentazione No
    Dichiarazione per conto di persona incapace o minorenne No
    Unione civile tra persone dello stesso sesso Si (equiparata al matrimonio dalla L. 76/2016)

    Esempio pratico

    • Tizio e Caia sono sposati. Tizio è dipendente e ha anche redditi da fabbricati; Caia è pensionata. Entrambi hanno solo redditi compatibili con il 730. Possono presentare la dichiarazione congiunta. Tizio viene indicato come ‘dichiarante’ perché il suo datore di lavoro effettuerà i conguagli. Le schede per l’8, il 5 e il 2 per mille vengono inserite in due buste separate: una con i dati di Tizio, una con quelli di Caia. Se Caia avesse una partita IVA professionale, non potrebbe partecipare alla congiunta e ciascuno presenterebbe la propria dichiarazione separatamente.

    Documenti necessari

    • Certificazione Unica 2026 di entrambi i coniugi
    • Documento di identità di entrambi i coniugi
    • Documenti delle spese detraibili di entrambi (ricevute, fatture, scontrini parlanti)
    • Dati catastali di terreni e fabbricati posseduti da ciascuno
    • Modello 730-1 (scheda 8-5-2 per mille) in busta chiusa, una per coniuge
    • Delega per l’accesso al 730 precompilato (se ci si rivolge a Caf o professionista)

    Coniugi con redditi diversi: chi è il dichiarante

    Scenario. Sempronio è dipendente di un’azienda privata e ha un datore di lavoro che presta assistenza fiscale. Sua moglie Caia è pensionata INPS. Vogliono presentare il 730 congiunto.

    Come si applica. Il dichiarante è Sempronio, perché è il suo sostituto d’imposta (il datore di lavoro) a cui viene presentata la dichiarazione per effettuare i conguagli. Caia figura come ‘coniuge’ nella dichiarazione. I conguagli fiscali di entrambi transitano attraverso la busta paga di Sempronio. Ciascuno compila la propria scheda per l’8-5-2 per mille e la inserisce in una busta separata.

    In pratica

    • Il dichiarante è sempre il coniuge il cui sostituto d’imposta gestisce i conguagli: scegliere bene chi è il dichiarante evita problemi operativi.
    • Anche se i redditi restano separati, è utile raccogliere i documenti di spesa di entrambi prima di andare dal Caf: potrebbero esserci detrazioni da ‘spostare’ al coniuge con imposta maggiore.

    Un coniuge senza sostituto d'imposta: la congiunta senza sostituto

    Scenario. Tizio lavora come co.co.co. e non ha un datore di lavoro fisso nel 2026. Sua moglie Caia è dipendente. Vogliono presentare il 730 congiunto.

    Come si applica. Caia diventa il dichiarante, perché ha un sostituto d’imposta. La dichiarazione viene presentata tramite il datore di lavoro di Caia o un Caf. In alternativa, possono optare per la modalità senza sostituto: in quel caso Caia è comunque il dichiarante e i conguagli vengono gestiti dall’Agenzia delle Entrate (rimborso da dicembre, debiti con F24). L’erogazione del rimborso per le eventuali imposte sostitutive dei quadri M, T e W avviene separatamente per dichiarante e coniuge.

    In pratica

    • Nella congiunta senza sostituto, i crediti e i debiti da imposte sostitutive (quadri M, T, W) vengono calcolati separatamente per ciascun coniuge.
    • Se si sceglie il Caf, portare la documentazione completa di entrambi: il Caf appone un visto di conformità che certifica la correttezza dei dati di tutte e due.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Chi può presentare il 730 congiunto nel 2026?

    I coniugi (o le parti di un’unione civile) entrambi con redditi compatibili con il modello 730 e con almeno uno che può usarlo. Non si può usare se uno dei due ha redditi d’impresa, partita IVA professionale o se è deceduto prima della presentazione.

    I redditi dei due coniugi si sommano nella dichiarazione congiunta?

    No. I redditi restano separati e ciascuno paga le proprie imposte. La congiunta non crea un’aliquota unica: semplifica la presentazione ma non modifica il calcolo dell’imposta di ciascuno.

    Chi è il 'dichiarante' nella dichiarazione congiunta?

    Il coniuge che ha come sostituto d’imposta il soggetto a cui viene presentata la dichiarazione. In sostanza, è il coniuge il cui datore di lavoro o ente pensionistico effettua i conguagli.

    Le schede per l'8, il 5 e il 2 per mille sono una sola nella dichiarazione congiunta?

    No. Ogni coniuge compila la propria scheda (Mod. 730-1) e la inserisce in una busta separata, anche quando si presenta la dichiarazione in forma congiunta.

    Cosa succede se uno dei due coniugi muore prima di presentare la dichiarazione?

    In quel caso la dichiarazione congiunta non è possibile. Il coniuge superstite presenta la propria dichiarazione individuale; per il coniuge deceduto, la dichiarazione viene presentata dagli eredi con il modello REDDITI Persone fisiche.

    Le unioni civili possono fare il 730 congiunto?

    Si. La legge 76/2016 equipara le parti di un’unione civile tra persone dello stesso sesso ai coniugi, quindi possono presentare la dichiarazione in forma congiunta alle stesse condizioni.

  • Art. 29 D.Lgs. 42/2004 – Conservazione

    Art. 29 D.Lgs. 42/2004 – Conservazione

    D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 – Codice dei beni culturali e del paesaggio

    1. La conservazione del patrimonio culturale è assicurata mediante una coerente, coordinata e programmata attività di studio, prevenzione, manutenzione e restauro.

    2. Per prevenzione si intende il complesso delle attività idonee a limitare le situazioni di rischio connesse al bene culturale nel suo contesto.

    3. Per manutenzione si intende il complesso delle attività e degli interventi destinati al controllo delle condizioni del bene culturale e al mantenimento dell'integrità, dell'efficienza funzionale e dell'identità del bene e delle sue parti.

    4. Per restauro si intende l'intervento diretto sul bene attraverso un complesso di operazioni finalizzate all'integrità materiale ed al recupero del bene medesimo, alla protezione ed alla trasmissione dei suoi valori culturali. Nel caso di beni immobili situati nelle zone dichiarate a rischio sismico in base alla normativa vigente, il restauro comprende l'intervento di miglioramento strutturale.

    5. Il Ministero definisce, anche con il concorso delle regioni e con la collaborazione delle università e degli istituti di ricerca competenti, linee di indirizzo, norme tecniche, criteri e modelli di intervento in materia di conservazione dei beni culturali.

    6. Fermo quanto disposto dalla normativa in materia di progettazione ed esecuzione di opere su beni architettonici, gli interventi di manutenzione e restauro su beni culturali mobili e superfici decorate di beni architettonici sono eseguiti in via esclusiva da coloro che sono restauratori di beni culturali ai sensi della normativa in materia.

    7. I profili di competenza dei restauratori e degli altri operatori che svolgono attività complementari al restauro o altre attività di conservazione dei beni culturali mobili e delle superfici decorate di beni architettonici sono definiti con decreto del Ministro adottato ai sensi dell' articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400 , d'intesa con la Conferenza Stato-regioni.

    8. Con decreto del Ministro adottato ai sensi dell' articolo 17, comma 3, della legge n. 400 del 1988 di concerto con il Ministro dell'università e della ricerca , sono definiti i criteri ed i livelli di qualità cui si adegua l' insegnamento del restauro.

    9. L'insegnamento del restauro è impartito dalle scuole di alta formazione e di studio istituite ai sensi dell' articolo 9 del decreto legislativo 20 ottobre 1998, n. 368 , nonché dai centri di cui al comma 11 e dagli altri soggetti pubblici e privati accreditati presso lo Stato. Con decreto del Ministro adottato ai sensi dell' articolo 17, comma 3, della legge n. 400 del 1988 di concerto con il Ministro dell'università e della ricerca , sono individuati le modalità di accreditamento, i requisiti minimi organizzativi e di funzionamento dei soggetti di cui al presente comma, le modalità della vigilanza sullo svolgimento delle attività didattiche e dell'esame finale, abilitante alle attività di cui al comma 6 e avente valore di esame di Stato, cui partecipa almeno un rappresentante del Ministero, il titolo accademico rilasciato a seguito del superamento di detto esame, che è equiparato al diploma di laurea specialistica o magistrale, nonché le caratteristiche del corpo docente. Il procedimento di accreditamento si conclude con provvedimento adottato entro novanta giorni dalla presentazione della domanda corredata dalla prescritta documentazione.

    9-bis. Dalla data di entrata in vigore dei decreti previsti dai commi 7, 8 e 9, agli effetti dell'esecuzione degli interventi di manutenzione e restauro su beni culturali mobili e superfici decorate di beni architettonici, nonché agli effetti del possesso dei requisiti di qualificazione da parte dei soggetti esecutori di detti lavori, la qualifica di restauratore di beni culturali è acquisita esclusivamente in applicazione delle predette disposizioni.

    10. La formazione delle figure professionali che svolgono attività complementari al restauro o altre attività di conservazione è assicurata da soggetti pubblici e privati ai sensi della normativa regionale. I relativi corsi si adeguano a criteri e livelli di qualità definiti con accordo in sede di Conferenza Stato-regioni, ai sensi dell' articolo 4 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281 .

    11. Mediante appositi accordi il Ministero e le regioni, anche con il concorso delle università e di altri soggetti pubblici e privati, possono istituire congiuntamente centri, anche a carattere interregionale, dotati di personalità giuridica, cui affidare attività di ricerca, sperimentazione, studio, documentazione ed attuazione di interventi di conservazione e restauro su beni culturali, di particolare complessità. Presso tali centri possono essere altresì istituite, ove accreditate, ai sensi del comma 9, scuole di alta formazione per l'insegnamento del restauro. All' attuazione del presente comma si provvede nell'ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

  • Redditi di capitale nel 730/2026: dividendi e interessi esteri

    In sintesi

    • Vanno dichiarati solo i redditi su cui non è stata applicata la ritenuta: se banca o intermediario italiano ha già trattenuto la ritenuta a titolo d’imposta, il reddito non va inserito nel 730.
    • Dividendi da società italiane post-2017: non si dichiarano: dal 2018 in avanti gli utili di qualunque tipo sono assoggettati a ritenuta a titolo d’imposta dagli intermediari e non vanno indicati nel quadro D.
    • Dividendi da Paesi a fiscalità privilegiata: 100% in dichiarazione: i proventi da società localizzate in Paesi a regime fiscale privilegiato concorrono integralmente al reddito complessivo e vanno dichiarati nel quadro D, rigo D1.
    • Dividendi ‘storici’ con quote parziali al reddito: per utili prodotti fino al 2007 si dichiara il 40% dell’importo; per utili 2008-2016 il 49,72%; per utili 2017 il 58,14%. Vale per le partecipazioni qualificate e solo se la distribuzione è stata deliberata entro il 31 dicembre 2022; dopo, anche questi utili subiscono la ritenuta del 26%.
    • Redditi esteri senza ritenuta: rigo M31 del quadro M: i redditi di capitale di fonte estera percepiti senza l’intervento di intermediari residenti vanno nel rigo M31 e sono soggetti a imposta sostitutiva: lettera H per i dividendi esteri (26%, senza opzione per la tassazione ordinaria), G per gli interessi di conti esteri, B per i fondi UE armonizzati.
    • Interessi su obbligazioni senza imposta sostitutiva: rigo M32: se su interessi e premi di obbligazioni non è stata applicata l’imposta sostitutiva, vanno dichiarati nel rigo M32 del quadro M.

    Quando un reddito di capitale va dichiarato nel 730

    I redditi di capitale sono i frutti del tuo denaro o dei tuoi investimenti: dividendi da azioni, interessi su obbligazioni o conti, proventi da fondi e contratti finanziari. In Italia questi redditi sono quasi sempre già tassati alla fonte: la banca o l’intermediario trattiene l’imposta prima di accreditarti il denaro, e tu non devi fare nulla in più. Ma esistono situazioni – soprattutto con investimenti esteri – in cui la ritenuta non viene applicata, e in quel caso devi dichiarare il reddito nel modello 730.

    La regola fondamentale è questa: se un intermediario italiano ha già applicato la ritenuta a titolo d’imposta o l’imposta sostitutiva, il reddito non va indicato nel quadro D. Se invece hai ricevuto dividendi, interessi o altri proventi finanziari senza che nessuno abbia trattenuto le imposte – perché l’intermediario è estero, o perché si tratta di titoli particolari – allora devi dichiararlo tu nella tua dichiarazione dei redditi.

    Nel modello 730/2026 i redditi di capitale vanno principalmente in due posti: nel quadro D (righi D1 e D2) se si tratta di utili e altri proventi ‘storici’ o di particolari categorie di redditi ancora soggetti a tassazione progressiva, oppure nel quadro M (rigo M31 per i redditi esteri soggetti a imposta sostitutiva, rigo M32 per gli interessi su obbligazioni senza imposta sostitutiva).

    Dove va dichiarato il reddito di capitale nel 730/2026
    Tipo di reddito Quadro / Rigo Quota imponibile o regime
    Dividendi italiani o esteri post-2017 (ritenuta già applicata) Non va dichiarato Ritenuta a titolo d'imposta già trattenuta
    Dividendi da Paesi a fiscalità privilegiata (non quotati) Quadro D, rigo D1 (codice 2 o 3) 100% nel reddito complessivo
    Dividendi 'qualificati' prodotti fino al 2007 Quadro D, rigo D1 (codice 1) 40% nel reddito complessivo
    Dividendi 'qualificati' prodotti 2008-2016 Quadro D, rigo D1 (codice 5) 49,72% nel reddito complessivo
    Dividendi 'qualificati' prodotti 2017 Quadro D, rigo D1 (codice 9) 58,14% nel reddito complessivo
    Dividendi di azioni estere incassati senza intermediario italiano (es. broker estero) Quadro M, rigo M31, lettera H Imposta sostitutiva 26%, nessuna opzione per la tassazione ordinaria
    Interessi di depositi e conti correnti esteri Quadro M, rigo M31, lettera G Imposta sostitutiva nella misura della ritenuta italiana
    Proventi di fondi ed ETF UE/SEE armonizzati senza ritenuta Quadro M, rigo M31, lettera B Imposta sostitutiva 26%, opzione per la tassazione ordinaria possibile
    Interessi su obbligazioni senza imposta sostitutiva Quadro M, rigo M32 Imposta sostitutiva secondo aliquota applicabile
    Interessi da mutui, depositi, c/c (senza ritenuta italiana) Quadro D, rigo D2 (codice 1) Tassazione ordinaria nel reddito complessivo

    Esempio pratico

    • Tizio detiene azioni di una società americana quotata al Nasdaq. Nel 2025 ha ricevuto un dividendo netto di 1.400 euro: la società USA ha già trattenuto una withholding tax del 15% alla fonte. Poiché le azioni sono state acquistate tramite una banca italiana che ha applicato la ritenuta a titolo d’imposta prevista dalla normativa italiana, Tizio non deve dichiarare nulla nel quadro D. Se invece Tizio avesse ricevuto un dividendo di 2.000 euro da una società registrata in un Paese a fiscalità privilegiata (non quotata), dovrebbe dichiarare l’intero importo (100%) nel rigo D1 del quadro D, con il codice 2 o 3 nella colonna 1. In quel caso i 2.000 euro si sommano agli altri redditi e vengono tassati con le aliquote IRPEF progressive.

    Documenti necessari

    • Certificazione degli utili (CUPE) rilasciata dalla società emittente italiana o dall’intermediario (indica i punti 28-41 rilevanti per il rigo D1)
    • Estratto conto o documentazione rilasciata dall’intermediario estero attestante l’importo lordo dei dividendi ricevuti e le eventuali ritenute applicate all’estero
    • Documentazione degli interessi e proventi da obbligazioni estere per cui non è stata applicata l’imposta sostitutiva (per il rigo M32)
    • Eventuale attestazione dell’intermediario estero per proventi da fondi esteri non conformi alle direttive UE (per il rigo D2 codice 4)

    Caso 1 – Interessi su un prestito concesso a un amico all'estero

    Scenario. Caio ha prestato 20.000 euro a un amico residente in Belgio. Nel 2025 ha ricevuto interessi per 800 euro. Non ha intermediari in mezzo: è un accordo privato tra persone fisiche.

    Come si applica. Gli interessi da capitali dati a mutuo rientrano tra i redditi di capitale (codice 1 del rigo D2). Poiché non c’è nessun intermediario che applica la ritenuta, Caio deve dichiarare i 800 euro nel rigo D2 del quadro D, indicando il codice 1 nella colonna 1. Le istruzioni precisano che questi interessi si presumono percepiti alle scadenze e nella misura pattuita; se la misura non è determinata per iscritto, gli interessi si calcolano al saggio legale. Il reddito concorre al reddito complessivo di Caio e viene tassato con le aliquote IRPEF ordinarie.

    In pratica

    • Gli interessi da prestiti privati (mutui tra privati) vanno nel rigo D2, colonna 1, al lordo di eventuali ritenute subite.
    • Se la misura degli interessi non è scritta, si usa il saggio legale.
    • L’importo si somma agli altri redditi e viene tassato con le aliquote IRPEF progressive.

    Caso 2 – Dividendi da fondo estero non conforme alle direttive UE, percepiti senza ritenuta

    Scenario. Sempronio ha investito in un fondo comune di investimento di diritto extra-UE. Nel 2025 ha ricevuto proventi per 3.500 euro direttamente sul conto, senza che nessun intermediario italiano abbia applicato ritenute.

    Come si applica. I proventi da organismi di investimento collettivo in valori mobiliari di diritto estero non conformi alle direttive comunitarie vanno dichiarati nel rigo D2 del quadro D, con codice 4. Poiché l’intermediario non ha applicato ritenute, Sempronio deve dichiarare l’intero importo di 3.500 euro nella colonna 2 del rigo D2. I proventi concorrono alla formazione del reddito complessivo e sono tassati con le aliquote IRPEF ordinarie. Se invece il fondo fosse un OICR di diritto estero conforme alla direttiva UE (UCITS) e i proventi fossero percepiti senza ritenuta, andrebbero nel rigo M31 del quadro M come redditi di capitale di fonte estera soggetti a imposta sostitutiva.

    In pratica

    • Proventi da fondi extra-UE non conformi alle direttive: rigo D2 codice 4, tassazione ordinaria.
    • Proventi da fondi UE (UCITS) senza ritenuta applicata: rigo M31 del quadro M, imposta sostitutiva.
    • Conservare la documentazione dell’intermediario o del fondo che attesti l’assenza di ritenute.

    Dividendi esteri su un broker estero: il rigo M31 con la lettera H

    È il caso più cercato: azioni americane o europee comprate tramite un intermediario non residente, che accredita i dividendi senza applicare la ritenuta italiana. Il dividendo va nel rigo M31 del quadro M del 730/2026, compilato così:

    • colonna 1: lettera H (utili di fonte estera da partecipazioni non qualificate o qualificate, tassati al 26%);
    • colonna 2: codice dello Stato estero preso dall’elenco «Paesi e territori esteri» in appendice alle istruzioni;
    • colonna 3: l’ammontare del reddito; le istruzioni del rigo M31 chiedono l’importo «al lordo di eventuali ritenute subìte nello Stato estero»;
    • colonna 4: l’aliquota, 26.

    Per la lettera H le istruzioni escludono l’opzione per la tassazione ordinaria: la colonna 7 non si barra e la ritenuta trattenuta all’estero non dà credito d’imposta in Italia. Il credito per le imposte estere spetta, con l’opzione, solo per i proventi di fondi esteri. Gli interessi di un conto estero usano la lettera G, i fondi e gli ETF armonizzati UE la lettera B.

    Attenzione: le azioni e i conti tenuti presso un intermediario estero vanno indicati anche nel quadro RW (monitoraggio e IVAFE), che non fa parte del 730 e si compila con il modello Redditi PF. Vedi la guida al quadro RW e quella su IVIE e IVAFE. Le stesse partite nel modello Redditi PF vanno nel quadro RM: quadro RM per i redditi esteri.

    Cosa non va nel 730: azioni possedute, conti italiani, regime amministrato

    • Il semplice possesso di azioni o ETF non si dichiara nel 730: si dichiarano i redditi (dividendi, interessi) quando non sono già stati tassati alla fonte.
    • Interessi del conto corrente in una banca italiana: la banca applica la ritenuta del 26% a titolo d’imposta, nulla da dichiarare.
    • Dividendi incassati tramite banca italiana, anche su azioni estere: la banca applica la ritenuta e il reddito non va dichiarato.
    • Plusvalenze da vendita di titoli: non sono redditi di capitale ma redditi diversi; dipende dal regime scelto con l’intermediario, vedi regime dichiarativo, amministrato e gestito.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Devo dichiarare i dividendi di azioni italiane se la banca ha già trattenuto le imposte?

    No. Se un intermediario italiano ha applicato la ritenuta a titolo d’imposta o l’imposta sostitutiva, il reddito non va indicato nel quadro D. Dal 2018 in avanti, tutti i dividendi da società italiane (e da società estere con azioni in regime di risparmio amministrato o gestito presso una banca italiana) sono soggetti a ritenuta e non vanno dichiarati.

    Cosa sono i dividendi da Paesi a fiscalità privilegiata e perché si trattano diversamente?

    Sono i proventi distribuiti da società localizzate in Paesi o territori con un regime fiscale particolarmente vantaggioso (cosiddetti ‘paradisi fiscali’). Per evitare che vengano usati per sfuggire alla tassazione italiana, questi dividendi concorrono al 100% al reddito complessivo – mentre i dividendi ordinari post-2017 sono tassati con ritenuta a titolo d’imposta.

    Gli interessi sul conto corrente italiano vanno dichiarati nel 730?

    No. Gli interessi sui conti correnti bancari italiani sono già assoggettati a imposta sostitutiva del 26 per cento trattenuta direttamente dalla banca. Non vanno indicati nella dichiarazione dei redditi.

    Cos’è il rigo M31 e quando si usa?

    Il rigo M31 serve per dichiarare i redditi di capitale di fonte estera percepiti direttamente, senza l’intervento di intermediari residenti in Italia. Sono soggetti a imposta sostitutiva nella stessa misura della ritenuta italiana sui redditi della stessa natura (art. 18 del TUIR). In colonna 1 va la lettera del tipo di reddito: H per i dividendi esteri, G per gli interessi di conti esteri, B per i fondi UE armonizzati. L’opzione per la tassazione ordinaria (colonna 7) è possibile in generale, ma non per le lettere A e H.

    Devo dichiarare gli interessi su un conto corrente estero?

    Dipende. Se gli interessi sono stati accreditati da una banca estera senza ritenuta italiana, e non hai un intermediario italiano che ha già applicato l’imposta, devi dichiararli. Se si tratta di redditi di capitale di fonte estera percepiti direttamente, vanno nel rigo M31 (imposta sostitutiva). Se invece sono interessi da un contratto di mutuo privato, vanno nel rigo D2 con codice 1.

    Cosa succede se ho ricevuto dividendi esteri e ho già pagato le imposte nel Paese estero?

    Per i dividendi esteri dichiarati nel rigo M31 con la lettera H l’imposta sostitutiva è del 26% e le istruzioni escludono l’opzione per la tassazione ordinaria: la ritenuta estera non dà credito d’imposta in Italia. Il credito per le imposte pagate all’estero spetta con l’opzione per la tassazione ordinaria (colonna 7) per i proventi dei fondi esteri, e per gli utili che concorrono al reddito complessivo dichiarati nel quadro D.

    Dove dichiaro i dividendi di azioni estere incassati su un broker estero?

    Nel rigo M31 del quadro M del 730/2026, con la lettera H in colonna 1, il codice dello Stato estero in colonna 2, l’importo in colonna 3 e l’aliquota 26 in colonna 4. Le azioni detenute presso l’intermediario estero vanno indicate anche nel quadro RW, che si compila con il modello Redditi PF.

    Le azioni che possiedo vanno dichiarate nel 730?

    Il possesso in sé no: nel 730 si dichiarano i redditi non ancora tassati, come i dividendi incassati senza ritenuta italiana. Se però le azioni sono depositate presso un intermediario estero, scatta il quadro RW per il monitoraggio e l’IVAFE, che fa parte del modello Redditi PF.

    Da leggere insieme

  • Art. 28 D.Lgs. 42/2004 – Misure cautelari e preventive

    Art. 28 D.Lgs. 42/2004 – Misure cautelari e preventive

    D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 – Codice dei beni culturali e del paesaggio

    1. Il soprintendente può ordinare la sospensione di interventi iniziati contro il disposto degli articoli 20, 21, 25, 26 e 27 ovvero condotti in difformità dall'autorizzazione.

    2. Al soprintendente spetta altresì la facoltà di ordinare l'inibizione o la sospensione di interventi relativi alle cose indicate nell'articolo 10, anche quando per esse non siano ancora intervenute la verifica di cui all'articolo 12, comma 2, o la dichiarazione di cui all'articolo 13.

    3. L'ordine di cui al comma 2 si intende revocato se, entro trenta giorni dalla ricezione del medesimo, non è comunicato, a cura del soprintendente, l'avvio del procedimento di verifica o di dichiarazione.

    4. In caso di realizzazione di lavori pubblici ricadenti in aree di interesse archeologico, anche quando per esse non siano intervenute la verifica di cui all'articolo 12, comma 2, o la dichiarazione di cui all'articolo 13, il soprintendente può richiedere l'esecuzione di saggi archeologici preventivi sulle aree medesime a spese del committente . . . .

  • Art. 27 D.Lgs. 42/2004 – Situazioni di urgenza

    Art. 27 D.Lgs. 42/2004 – Situazioni di urgenza

    D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 – Codice dei beni culturali e del paesaggio

    1. Nel caso di assoluta urgenza possono essere effettuati gli interventi provvisori indispensabili per evitare danni al bene tutelato, purché ne sia data immediata comunicazione alla soprintendenza, alla quale sono tempestivamente inviati i progetti degli interventi definitivi per la necessaria autorizzazione.

  • Articolo 61 TU Giustizia Tributaria: Comunicazioni, notificazioni e depositi telematici

    Art. 61 D.Lgs. 175/2024 – Comunicazioni, notificazioni e depositi telematici

    Testo vigente – D.Lgs. 14 novembre 2024, n. 175 (Testo unico della giustizia tributaria) (aggiornato da Normattiva)

    1. Le comunicazioni sono effettuate mediante posta elettronica certificata ai sensi del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82. Tra le pubbliche amministrazioni di cui all'articolo 2, comma 2, del predetto decreto legislativo, le comunicazioni sono effettuate anche ai sensi dell'articolo 76 del medesimo decreto. L'indirizzo di posta elettronica certificata del difensore o delle parti è indicato nel ricorso o nel primo atto difensivo. È onere del difensore comunicare ogni variazione dell'indirizzo di posta elettronica certificata a quelli delle altre parti costituite e alla segreteria la quale, in difetto, non è tenuta a cercare il nuovo indirizzo del difensore né ad effettuargli la comunicazione mediante deposito in segreteria. In caso di pluralità di difensori di una parte costituita, la comunicazione è perfezionata se ricevuta da almeno uno di essi, cui spetta informarne gli altri.

    2. Nelle ipotesi di mancata indicazione dell'indirizzo di posta elettronica certificata del difensore o della parte ed ove lo stesso non sia reperibile da pubblici elenchi, ovvero nelle ipotesi di mancata consegna del messaggio di posta elettronica certificata per cause imputabili al destinatario, le comunicazioni sono eseguite esclusivamente mediante deposito in segreteria della corte di giustizia tributaria di primo e secondo grado.

    3. Le parti, i consulenti e gli organi tecnici di cui all'articolo 52, comma 2, notificano e depositano gli atti processuali, i documenti e i provvedimenti giurisdizionali esclusivamente con le modalità telematiche previste dalle vigenti norme tecniche del processo tributario telematico, salva la possibilità, nelle ipotesi di cui al comma 2 e all'articolo 129 comma 3 di effettuare le notificazioni e i depositi ai sensi dell'articolo 60.

    4. L'indicazione dell'indirizzo di posta elettronica certificata valevole per le comunicazioni e le notificazioni equivale alla comunicazione del domicilio eletto.

    5. La violazione delle disposizioni dei commi da 1 a 3, nonché delle vigenti norme tecniche del processo tributario telematico, non costituisce causa di invalidità del deposito, salvo l'obbligo di regolarizzarlo nel termine perentorio stabilito dal giudice.

  • Art. 25 D.Lgs. 42/2004 – Conferenza di servizi

    Art. 25 D.Lgs. 42/2004 – Conferenza di servizi

    D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 – Codice dei beni culturali e del paesaggio

    1. Nei procedimenti relativi ad opere o lavori incidenti su beni culturali, ove si ricorra alla conferenza di servizi, l'assenso espresso in quella sede dal competente organo del Ministero con dichiarazione motivata, acquisita al verbale della conferenza e contenente le eventuali prescrizioni impartite per la realizzazione del progetto, sostituisce, a tutti gli effetti, l'autorizzazione di cui all'articolo 21.

    2. Qualora l'organo ministeriale esprima motivato dissenso, la decisione conclusiva è assunta ai sensi delle vigenti disposizioni di legge in materia di procedimento amministrativo.

    3. Il destinatario della determinazione conclusiva favorevole adottata in conferenza di servizi informa il Ministero dell'avvenuto adempimento delle prescrizioni da quest'ultimo impartite.

  • Articolo 28 L. 184/1983: Riservatezza sull’adozione e accesso alle origini

    Art. 28 L. 184/1983 – Riservatezza sull’adozione e accesso alle origini

    Testo vigente – Legge 4 maggio 1983, n. 184 (aggiornato da Normattiva)

    1. Il minore adottato è informato di tale sua condizione ed i genitori adottivi vi provvedono nei modi e termini che essi ritengono più opportuni.

    2. Qualunque attestazione di stato civile riferita all'adottato deve essere rilasciata con la sola indicazione del nuovo cognome e con l'esclusione di qualsiasi riferimento alla paternità e alla maternità del minore e dell'annotazione di cui all'articolo 26, comma 4.

    3. L'ufficiale di stato civile, l'ufficiale di anagrafe e qualsiasi altro ente pubblico o privato, autorità o pubblico ufficio debbono rifiutarsi di fornire notizie, informazioni, certificazioni, estratti o copie dai quali possa comunque risultare il rapporto di adozione, salvo autorizzazione espressa dell'autorità giudiziaria. Non è necessaria l'autorizzazione qualora la richiesta provenga dall'ufficiale di stato civile, per verificare se sussistano impedimenti matrimoniali.

    4. Le informazioni concernenti l'identità dei genitori biologici possono essere fornite ai genitori adottivi, quali esercenti la responsabilità genitoriale, su autorizzazione del tribunale per i minorenni, solo se sussistono gravi e comprovati motivi. Il tribunale accerta che l'informazione sia preceduta e accompagnata da adeguata preparazione e assistenza del minore. Le informazioni possono essere fornite anche al responsabile di una struttura ospedaliera o di un presidio sanitario, ove ricorrano i presupposti della necessità e della urgenza e vi sia grave pericolo per la salute del minore.

    5. L'adottato, raggiunta l'età di venticinque anni, può accedere a informazioni che riguardano la sua origine e l'identità dei propri genitori biologici. Può farlo anche raggiunta la maggiore età, se sussistono gravi e comprovati motivi attinenti alla sua salute psico-fisica. L'istanza deve essere presentata al tribunale per i minorenni del luogo di residenza.

    6. Il tribunale per i minorenni procede all'audizione delle persone di cui ritenga opportuno l'ascolto; assume tutte le informazioni di carattere sociale e psicologico, al fine di valutare che l'accesso alle notizie di cui al comma 5 non comporti grave turbamento all'equilibrio psico-fisico del richiedente. Definita l'istruttoria, il tribunale per i minorenni autorizza con decreto l'accesso alle notizie richieste.

    7. L'accesso alle informazioni non è consentito nei confronti della madre che abbia dichiarato alla nascita di non volere essere nominata ai sensi dell'articolo 30, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 3 novembre 2000, n. 396.

    8. Fatto salvo quanto previsto dai commi precedenti, l'autorizzazione non è richiesta per l'adottato maggiore di età quando i genitori adottivi sono deceduti o divenuti irreperibili.

  • Spese sanitarie oltre 15.493,71 euro: rateizzazione in 4 quote nel 730

    In sintesi

    • Soglia 15.493,71 euro: solo se le spese sanitarie dei righi E1, E2 ed E3 superano complessivamente questa cifra si può scegliere la rateizzazione.
    • 4 quote annuali costanti: la detrazione del 19% si divide in quattro parti uguali, una per dichiarazione.
    • Scelta facoltativa: puoi detrarre tutto nell’anno oppure spalmare. Basta barrare l’apposita casella nel 730.
    • Il calcolo lo fa il CAF o il sostituto: non devi fare nessun calcolo manuale. La rateizzazione viene gestita da chi presta l’assistenza fiscale.
    • Se hai già rateizzato in anni precedenti: devi compilare il rigo E6 per continuare a usufruire delle rate successive.
    • La franchigia rimane: la detrazione del 19% si applica solo sulla parte di spesa che supera 129,11 euro (la franchigia, cioè la quota che resta sempre a tuo carico).

    Quando puoi rateizzare le spese sanitarie

    La regola generale è che le spese sanitarie danno diritto a una detrazione del 19% nell’anno in cui le hai pagate. Ma se le tue spese sanitarie del 2025 – quelle dei righi E1 (spese proprie e dei familiari a carico), E2 (familiari non a carico con patologie esenti) ed E3 (persone con disabilità) – superano complessivamente 15.493,71 euro, puoi scegliere di non usare tutta la detrazione in una volta.

    In quel caso puoi spalmarla in quattro anni, dividendo la detrazione in quattro quote annuali uguali. È una scelta, non un obbligo: se preferisci detrarre tutto subito, puoi farlo. La rateizzazione conviene quando hai un’imposta da pagare relativamente bassa rispetto alla detrazione spettante – in quel caso rischi di ‘perdere’ la quota che non riesce ad abbattere l’imposta (la cosiddetta incapienza).

    Per scegliere la rateizzazione non serve fare calcoli: è sufficiente barrare la casella nel Modello 730 e chi presta l’assistenza fiscale (CAF, commercialista o sostituto d’imposta) si occupa del resto.

    Come funziona la rateizzazione delle spese sanitarie
    Elemento Valore / regola
    Soglia per accedere alla rateizzazione Oltre 15.493,71 euro (righi E1 + E2 + E3)
    Franchigia sempre a carico del contribuente 129,11 euro
    Aliquota di detrazione 19%
    Numero di quote annuali 4 quote costanti e di pari importo
    Come si attiva Barrando l'apposita casella nel 730
    Chi calcola le rate CAF, commercialista o sostituto d'imposta (Mod. 730-3)

    Esempio pratico

    • Tizio ha sostenuto nel 2025 spese sanitarie per 20.000 euro (rigo E1). Superando la soglia di 15.493,71 euro, sceglie la rateizzazione. La base su cui si calcola la detrazione è 20.000 – 129,11 = 19.870,89 euro. La detrazione totale è 19.870,89 × 19% = 3.775,47 euro. Divisa in 4 quote: 943,87 euro l’anno. Tizio indicherà 943,87 euro nel suo 730/2026 (prima rata) e altrettanto nei tre anni successivi.

    Documenti necessari

    • Fatture, ricevute fiscali e scontrini parlanti delle spese sanitarie sostenute nel 2025
    • Scontrino farmaceutico con codice fiscale, denominazione e quantità del farmaco
    • 730-3 degli anni precedenti (se stai continuando una rateizzazione già avviata, rigo 136 del 730-3/2025)
    • Documentazione relativa a patologie esenti (per le spese del rigo E2)

    Prima rateizzazione: spese molto alte in un solo anno

    Scenario. Caio ha affrontato nel 2025 un intervento chirurgico importante e spese mediche connesse per un totale di 22.000 euro, tutte a proprio carico e indicate nel rigo E1. La sua imposta IRPEF prevista per il 2025 è di circa 3.000 euro.

    Come si applica. La detrazione totale sarebbe (22.000 – 129,11) × 19% = 4.145,35 euro. Se Caio la usasse tutta nel 2025, potrebbe assorbire solo 3.000 euro (la sua imposta) e perderebbe 1.145,35 euro per incapienza. Scegliendo la rateizzazione, ogni anno detrae 4.145,35 / 4 = 1.036,34 euro: ampiamente sotto la sua imposta annuale, così non perde nulla.

    In pratica

    • Indica le spese nel rigo E1 e barra la casella della rateizzazione.
    • Il CAF calcolerà automaticamente la quota annuale e la indicherà nel Mod. 730-3.
    • Nei tre anni successivi compila il rigo E6 per continuare a usufruire delle rate.

    Rateizzazione avviata in anno precedente: come continuare

    Scenario. Sempronio nel 2023 ha rateizzato spese sanitarie di 18.000 euro. Nel 730/2026 (per l’anno 2025) deve indicare la terza rata.

    Come si applica. Sempronio non deve inserire le spese originali nel rigo E1 di nuovo: quelle le ha già indicate nel 730/2024. Deve compilare il rigo E6, indicando in colonna 1 il numero della rata (3) e in colonna 2 l’importo delle spese originali (18.000 euro), oppure recuperare il dato dal rigo E6 del suo 730/2025.

    In pratica

    • Non reinserire le spese nel rigo E1: usa solo il rigo E6.
    • Il numero della rata da inserire in colonna 1 dipende da quando hai iniziato: se hai iniziato nel 2023, nel 2025 sei alla rata n. 3.
    • L’importo in colonna 2 è sempre quello delle spese originali (non la quota annua).

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Quando posso scegliere di rateizzare le spese sanitarie?

    Puoi scegliere la rateizzazione solo se le spese sanitarie dei righi E1, E2 ed E3 superano complessivamente 15.493,71 euro. Sotto questa soglia, la detrazione si usa interamente nell’anno.

    La rateizzazione è obbligatoria se supero la soglia?

    No, è facoltativa. Se vuoi usare tutta la detrazione subito, puoi farlo anche con spese superiori a 15.493,71 euro. La rateizzazione conviene solo se hai il rischio di incapienza, cioè se la detrazione supera l’imposta che devi pagare.

    Come si attiva la rateizzazione nel 730?

    Barrando l’apposita casella nel rigo E1 (o E3) del Quadro E. Il calcolo delle rate lo effettua chi presta l’assistenza fiscale: non devi calcolare nulla a mano.

    La franchigia di 129,11 euro si applica ogni anno?

    No. La franchigia si applica una volta sola sull’importo totale delle spese al momento della prima dichiarazione. Nelle rate successive si usa la quota della detrazione già calcolata al netto della franchigia.

    Se ho già rateizzato negli anni scorsi, cosa devo fare nel 730/2026?

    Compila il rigo E6 indicando in colonna 1 il numero della rata e in colonna 2 l’importo originale delle spese. L’importo lo trovi nel rigo 136 del tuo Mod. 730-3/2025 (se hai rateizzato nel 2024) oppure nel rigo E6 del 730/2025 (se hai iniziato prima).

    Posso smettere di rateizzare a metà percorso?

    Le istruzioni non prevedono questa possibilità: una volta scelta la rateizzazione, le 4 rate vanno indicate nelle 4 dichiarazioni consecutive. Rivolgiti al CAF se ti trovi in questa situazione.

    Vedi anche: Spese mediche oltre 15.493 euro, Spese sanitarie per familiari a carico, Spese sanitarie e ausili per disabili, Aumento stipendio medici 2022-2024, Aumento stipendio OSS 2022-2024 e Aumento stipendio professioni sanitarie tecniche 2022-2024.

  • Art. 24 D.Lgs. 42/2004 – Interventi su beni pubblici

    Art. 24 D.Lgs. 42/2004 – Interventi su beni pubblici

    D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 – Codice dei beni culturali e del paesaggio

    1. Per gli interventi su beni culturali pubblici da eseguirsi da parte di amministrazioni dello Stato, delle regioni, di altri enti pubblici territoriali, nonché di ogni altro ente ed istituto pubblico, l'autorizzazione necessaria ai sensi dell'articolo 21 può essere espressa nell'ambito di accordi tra il Ministero ed il soggetto pubblico interessato.

  • Plusvalenze da vendita immobili nel 730: quando si pagano le tasse

    In sintesi

    • La plusvalenza si tassa solo entro 5 anni dall’acquisto: se vendi un immobile comprato da più di cinque anni, la plusvalenza è in linea di massima esclusa dal reddito.
    • Eccezione: abitazione principale: anche se vendi entro 5 anni, se l’immobile è stato la tua casa per la maggior parte del periodo, la plusvalenza non è tassata.
    • Quadro D, rigo D4 con codice ‘2’: la plusvalenza da cessione di immobili detenuti da meno di cinque anni si inserisce qui nel 730.
    • Opzione per l’imposta sostitutiva del 26%: puoi chiedere al notaio di applicare direttamente l’imposta sostitutiva all’atto della cessione; in quel caso non inserisci nulla nel 730.
    • La plusvalenza si calcola come differenza tra prezzo di vendita e costo di acquisto, aumentato di ogni altro costo inerente documentato.

    Quando la vendita di un immobile genera un reddito tassabile

    Non tutte le vendite di immobili generano un reddito da dichiarare. La regola di base, secondo le istruzioni del 730/2026, è questa: se hai acquistato (o costruito) un immobile e lo rivendi entro cinque anni, la differenza positiva tra il prezzo di vendita e il costo di acquisto – la cosiddetta plusvalenza – costituisce un reddito diverso tassabile. Se sono trascorsi più di cinque anni, la cessione non genera di norma redditi imponibili.

    Ci sono due eccezioni importanti che escludono la tassazione anche entro i cinque anni. Prima eccezione: gli immobili acquisiti per successione (eredità) non generano plusvalenza tassabile in nessun caso. Seconda eccezione: se l’immobile è stato adibito ad abitazione principale del cedente o dei suoi familiari per la maggior parte del periodo intercorso tra l’acquisto e la vendita, la plusvalenza è esclusa.

    Se la plusvalenza è tassabile, hai due strade: dichiararla nel quadro D del 730 e assoggettarla a IRPEF ordinaria insieme agli altri redditi, oppure optare per l’imposta sostitutiva del 26%, applicata direttamente dal notaio al momento della vendita. In questo secondo caso non inserisci nulla nel 730: le istruzioni precisano esplicitamente che ‘non vanno indicati i corrispettivi delle cessioni se sulle plusvalenze realizzate è stata applicata e versata a cura del notaio, all’atto della cessione, l’imposta sostitutiva’.

    Plusvalenze immobiliari: tassate o no?
    Situazione Tassazione
    Vendita dopo 5 anni dall'acquisto Non tassata (reddito escluso)
    Vendita entro 5 anni, immobile non adibito ad abitazione principale Tassata: IRPEF ordinaria o imposta sostitutiva 26%
    Vendita entro 5 anni, abitazione principale per la maggior parte del periodo Non tassata
    Immobile ricevuto per successione (eredità) Non tassata in nessun caso
    Immobile ricevuto per donazione (entro 5 anni) Tassata: i 5 anni si calcolano dall'acquisto del donante

    Esempio pratico

    • Tizio acquista un appartamento a Milano nel gennaio 2022 al prezzo di 200.000 euro (spese notarili e imposte di registro incluse: 5.000 euro, costo complessivo 205.000 euro). Lo rivende nel giugno 2025 a 240.000 euro. La plusvalenza è 240.000 – 205.000 = 35.000 euro. Poiché sono trascorsi meno di cinque anni e l’appartamento non era la sua abitazione principale, la plusvalenza è tassabile. Tizio può scegliere al momento del rogito di applicare l’imposta sostitutiva del 26%: paga 9.100 euro (26% di 35.000) tramite il notaio e non inserisce nulla nel 730. Oppure può dichiarare i 35.000 euro nel quadro D e assoggettarli a IRPEF ordinaria: la scelta dipende dalla sua aliquota marginale.

    Documenti necessari

    • Atto di acquisto (rogito notarile) dell’immobile ceduto, con indicazione del prezzo pagato
    • Atto di vendita (rogito) con indicazione del prezzo incassato
    • Fatture e ricevute di tutti i costi inerenti l’acquisto (notaio, imposta di registro, eventuali lavori di ristrutturazione documentati)
    • Prospetto riepilogativo con: corrispettivo lordo, spese inerenti, plusvalenza per ciascuna operazione (da conservare ed esibire su richiesta)
    • Perizia giurata di stima (obbligatoria, da conservare ed esibire)

    Tizio: vende entro 5 anni e sceglie l'imposta sostitutiva al notaio

    Scenario. Tizio ha acquistato un bilocale nel 2022 come investimento (mai usato come abitazione principale) e lo rivende nel 2025 realizzando una plusvalenza di 30.000 euro. Prima del rogito chiede al notaio di applicare l’imposta sostitutiva.

    Come si applica. Il notaio applica e versa l’imposta sostitutiva del 26% sulla plusvalenza (7.800 euro). Tizio non inserisce nulla nel quadro D del 730: la cessione è ‘chiusa’ fiscalmente al rogito. Questa soluzione è conveniente se la sua aliquota IRPEF marginale è superiore al 26%.

    In pratica

    • Comunica al notaio prima del rogito che vuoi applicare l’imposta sostitutiva: la scelta è irrevocabile dopo la firma.
    • Il notaio calcola la plusvalenza, applica il 26% e versa l’imposta: conserva la ricevuta.
    • Non inserire nulla nel 730: il quadro D rimane vuoto per questa operazione.

    Caio: vende entro 5 anni e dichiara la plusvalenza nel 730

    Scenario. Caio ha acquistato un immobile nel 2022 per 150.000 euro (più 4.000 euro di costi) e lo vende nel 2025 per 170.000 euro, senza richiedere l’imposta sostitutiva al notaio. La plusvalenza è 16.000 euro.

    Come si applica. Caio inserisce nel rigo D4 del 730 il codice ‘2’ in colonna 3 (cessione di immobili detenuti da meno di cinque anni), il corrispettivo lordo di 170.000 euro in colonna 4 e le spese inerenti (154.000 euro, ossia prezzo di acquisto più costi) in colonna 5. La plusvalenza netta di 16.000 euro concorre al suo reddito complessivo e viene tassata alle aliquote IRPEF ordinarie. Se la sua aliquota marginale è inferiore al 26%, questa strada è più conveniente rispetto all’imposta sostitutiva.

    In pratica

    • Inserisci nella colonna 4 il corrispettivo lordo percepito (prezzo di vendita), non la plusvalenza netta.
    • Le spese in colonna 5 devono essere documentate: rogito di acquisto, notaio, imposta di registro, eventuali lavori.
    • Le spese non possono superare il corrispettivo percepito: il reddito minimo è zero, non negativo.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Se ho venduto la mia casa dopo 5 anni, devo dichiarare qualcosa?

    No. La plusvalenza da cessione di immobili acquistati o costruiti da più di cinque anni non è tassabile e non va inserita nel quadro D.

    Cosa succede se l'immobile me lo ha donato qualcuno?

    Le istruzioni del 730/2026 precisano che per gli immobili ricevuti per donazione il periodo di cinque anni decorre dalla data di acquisto o costruzione da parte del donante, non dalla data della donazione. Se il donante lo aveva acquistato da più di cinque anni, la plusvalenza non è tassata.

    Posso scegliere l'imposta sostitutiva del 26% dopo aver già firmato il rogito?

    No. L’opzione per l’imposta sostitutiva si esercita al momento dell’atto notarile ed è irrevocabile. Se non l’hai scelta al rogito, la plusvalenza va dichiarata nel quadro D e tassata con IRPEF ordinaria.

    Quali spese posso detrarre dal corrispettivo per calcolare la plusvalenza?

    Il prezzo di acquisto o il costo di costruzione, più ogni altro costo inerente documentato: spese notarili, imposte di registro, IPT, eventuali costi di ristrutturazione. Non è deducibile la cosiddetta indennità di rinuncia.

    Se la plusvalenza è negativa (ho venduto in perdita), devo comunque dichiarare?

    Se il corrispettivo è inferiore al costo di acquisto, non c’è plusvalenza e non c’è reddito da dichiarare. Non è possibile portare la minusvalenza in compensazione con altri redditi.

    Vedi anche: Plusvalenza sulla vendita di un immobile entro 5 anni, Plusvalenza su immobile ricevuto in donazione, Plusvalenza cessione azienda, Sistema del prezzo-valore, Imposta di registro e ipocatastali sulla donazione e Imposta di registro sulla divisione di eredità e immobili.

Informazione di carattere generale. I calcoli e le indicazioni di questa pagina hanno finalità divulgativa e si basano sulle fonti ufficiali indicate nel metodo editoriale. Non sostituiscono il parere di un professionista abilitato: per la valutazione del caso concreto è necessario rivolgersi a un avvocato, a un commercialista o a un consulente iscritto al proprio albo.