Autore: Andrea Marton

  • Supercondominio e parti comuni: come funziona

    Quando più palazzine condividono il viale d’accesso, il cancello automatico, la cabina idrica o l’area verde, si parla di supercondominio. È una realtà sempre più comune nei complessi residenziali. La sua disciplina si ricava dall’art. 1117-bis del codice civile e dalle regole generali sul condominio. Vediamo come funziona.

    Cos’è il supercondominio

    Il supercondominio si ha quando più edifici, ciascuno costituito (o costituibile) in autonomo condominio, hanno in comune alcune parti, impianti o servizi: il viale e il cancello d’ingresso, l’impianto di illuminazione esterna, l’area a verde, la cabina dell’acqua, la portineria comune. Ogni edificio resta un condominio a sé per le proprie parti, ma per i beni comuni a tutti gli edifici si crea una gestione di livello superiore.

    Le norme applicabili

    L’art. 1117-bis estende l’applicazione delle norme sul condominio a tutti i casi in cui più unità immobiliari o più edifici hanno parti comuni ai sensi dell’art. 1117. Significa che alle parti comuni del supercondominio si applicano, in quanto compatibili, le regole su ripartizione delle spese, assemblea, maggioranze e amministratore già viste per il condominio ordinario.

    La gestione e l’assemblea

    Per le decisioni che riguardano le parti comuni a tutti gli edifici è competente l’assemblea del supercondominio, cui partecipano i proprietari delle singole unità. Le spese di tali parti si ripartiscono tra gli edifici e, all’interno di ciascuno, tra i condòmini, secondo i rispettivi valori. Le decisioni che riguardano invece solo un singolo edificio restano di competenza della relativa assemblea di condominio.

    Quando i condòmini sono tanti: i rappresentanti

    Nei supercondomìni di grandi dimensioni far partecipare tutti a ogni assemblea sarebbe ingestibile. Per questo, quando i partecipanti sono più di sessanta, per la gestione ordinaria delle parti comuni a più edifici e per la nomina dell’amministratore, ciascun condominio deve designare un proprio rappresentante all’assemblea del supercondominio. Per le decisioni straordinarie e quelle che incidono sui diritti dei singoli, invece, restano coinvolti tutti i condòmini.

    Amministratore e conflitti

    Il supercondominio può avere un proprio amministratore per le parti comuni a più edifici, distinto da quelli dei singoli condomìni. È una struttura che richiede chiarezza nella contabilità separata tra i diversi livelli, per evitare confusione tra spese di edificio e spese comuni. In caso di contrasti valgono gli stessi strumenti del condominio: impugnazione delle delibere, revoca dell’amministratore, mediazione.

    Articoli di legge da consultare

    Domande frequenti

    Cos’è il supercondominio?

    È la situazione in cui più edifici, ciascuno autonomo condominio, hanno parti o impianti in comune (viale, cancello, area verde, cabina idrica). A queste parti comuni si applicano le norme sul condominio.

    Chi decide sulle parti comuni a più edifici?

    L’assemblea del supercondominio. Quando i partecipanti superano i sessanta, per la gestione ordinaria e la nomina dell’amministratore ogni condominio designa un proprio rappresentante.

    Le spese del supercondominio come si dividono?

    Si ripartiscono tra gli edifici e, all’interno di ciascuno, tra i condòmini secondo i rispettivi valori millesimali, applicando le regole generali del condominio.

    Risorse correlate

    I contenuti hanno finalità divulgativa e non sostituiscono la consulenza di un avvocato. Per la propria situazione specifica si raccomanda di rivolgersi a un professionista abilitato.

  • CCNL Ferrovie / Attività Ferroviarie: tredicesima, quattordicesima e premi

    CCNL Ferrovie / Attività Ferroviarie

    Tredicesima, quattordicesima e premi: CCNL Ferrovie / Attività Ferroviarie

    Il CCNL Mobilità/Attività Ferroviarie è uno dei contratti che prevede 14 mensilità: la tredicesima da liquidare entro il 15 dicembre e la quattordicesima entro il 27 luglio. Il rinnovo del 22 maggio 2025 ha introdotto la novità che i periodi di congedo parentale concorrono al calcolo della quattordicesima.

    In sintesi

    Il CCNL Ferrovie prevede 14 mensilità: tredicesima entro il 15 dicembre e quattordicesima entro il 27 luglio. Entrambe si calcolano sulla retribuzione mensile in vigore e si frazionano per dodicesimi in caso di assunzione o cessazione in corso d’anno. Dal 2025 il congedo parentale concorre al calcolo della quattordicesima. I premi di risultato sono definiti dalla contrattazione aziendale.

    Dati contrattuali

    Parti datoriali
    Agens · Ancp · Confcooperative Lavoro e Servizi · Legacoop Produzione e Servizi
    Parti sindacali
    Filt-Cgil · Fit-Cisl · Uiltrasporti · Ugl-Ferrovieri · Fast-Confsal · Orsa Ferrovie
    Vigenza
    1° gennaio 2024 – 31 dicembre 2026 (rinnovo 22 maggio 2025)
    Norma di legge
    Art. 2120 c.c. (TFR e mensilità aggiuntive); d.lgs. 314/1997 (tassazione)

    Tabella riepilogativa

    Tredicesima e quattordicesima — CCNL Ferrovie/Attività Ferroviarie
    Mensilità Scadenza pagamento Base di calcolo Periodi che concorrono
    Tredicesima Entro 15 dicembre Retribuzione mensile in vigore a dicembre Tutti i mesi lavorati + malattia/maternità obbligatoria + infortunio + congedo parentale
    Quattordicesima Entro 27 luglio Retribuzione mensile in vigore a luglio Come tredicesima + congedo parentale (novità 2025)

    Calcolo per dodicesimi: per i rapporti di lavoro iniziati o cessati in corso d’anno, tredicesima e quattordicesima si calcolano proporzionalmente: 1/12 per ogni mese lavorato. Si conta un mese pieno anche se l’assunzione o la cessazione avviene entro i primi 15 giorni del mese (o negli ultimi 15 giorni per la cessazione).

    La tredicesima: scadenza e calcolo

    La tredicesima mensilità è corrisposta entro il 15 dicembre di ogni anno. Il CCNL Ferrovie stabilisce che il calcolo si basa sulla retribuzione mensile in vigore al momento del pagamento. La tredicesima comprende:

    • il minimo tabellare del livello;
    • gli scatti di anzianità maturati;
    • l’indennità di funzione (per i livelli Q1 e Q2);
    • le eventuali indennità fisse mensili previste dal CCNL o dall’accordo aziendale.

    Non entrano nel calcolo della tredicesima le voci variabili della busta paga mensile (straordinari, indennità di turno occasionali, rimborsi spese).

    I periodi di assenza che concorrono al calcolo della tredicesima sono: malattia nei limiti del comporto, congedo obbligatorio di maternità e paternità, infortunio sul lavoro, congedo parentale (indennizzato), ferie e permessi retribuiti.

    La quattordicesima: scadenza e novità 2025

    La quattordicesima mensilità è corrisposta entro il 27 luglio di ogni anno. Si calcola sulla retribuzione mensile in vigore a luglio, con la stessa logica della tredicesima.

    La novità introdotta dal rinnovo del 22 maggio 2025 riguarda il congedo parentale: a partire dall’entrata in vigore del rinnovo, i mesi di congedo parentale goduti concorrono al calcolo della quattordicesima. In precedenza, il congedo parentale riduceva l’importo della quattordicesima proporzionalmente, in quanto non veniva considerato nel computo dei mesi lavorati. Con il rinnovo questo svantaggio è eliminato: un genitore che ha fruito di 2 mesi di congedo parentale nei 12 mesi precedenti luglio riceve comunque la quattordicesima intera.

    Frazionamento in caso di assunzione o cessazione

    Per i lavoratori assunti o cessati in corso d’anno, tredicesima e quattordicesima vengono liquidate pro-quota. Il calcolo avviene per dodicesimi:

    • si conta un dodicesimo per ogni mese intero lavorato nel periodo di riferimento (dicembre precedente – novembre corrente per la tredicesima; luglio precedente – giugno corrente per la quattordicesima);
    • le frazioni di mese superiori a 15 giorni si contano come mese intero;
    • le frazioni inferiori a 15 giorni non si computano.

    In caso di cessazione del rapporto (dimissioni, licenziamento, pensionamento), i ratei maturati di tredicesima e quattordicesima sono liquidati nella busta paga finale insieme al TFR e alle ferie residue.

    Premi di risultato e welfare aziendale

    Il CCNL Ferrovie non prevede un premio di risultato a livello nazionale. La contrattazione di secondo livello (accordi aziendali) è il luogo in cui vengono definiti:

    • Premi di risultato legati a indicatori di performance aziendale (puntualità dei treni, produttività, sicurezza, soddisfazione dei clienti);
    • Welfare aziendale: crediti da spendere su piattaforme per beni e servizi (rimborsi medici, istruzione, mobilità).

    Il Contratto Aziendale del Gruppo FS del 22 maggio 2025 prevede la possibilità di convertire il premio di risultato in welfare con un top-up aziendale del 10%: chi sceglie il welfare al posto del cash riceve il 10% in più di valore. La base di welfare aziendale è stata elevata a 300 euro annui (+200 euro rispetto al precedente contratto).

    Casi pratici

    Tizio — Assunzione a maggio: calcolo tredicesima

    Tizio è assunto il 3 maggio al livello C1 (minimo 2.107,30 euro mensili dal 1° giugno 2026). Al 15 dicembre maturerà la tredicesima relativa ai mesi maggio, giugno, luglio, agosto, settembre, ottobre, novembre (7 mesi): il calcolo darà 7/12 × 2.107,30 = circa 1.230 euro lordi. Il mese di maggio si conta per intero essendo stato assunto il 3 del mese.

    Caia — Congedo parentale e quattordicesima (novità 2025)

    Caia è capotreno (B2, minimo 2.137,04 euro). Tra febbraio e marzo (2 mesi) ha fruito di congedo parentale. Con le vecchie regole, la sua quattordicesima di luglio sarebbe stata decurtata di 2/12. Con la novità del rinnovo 2025, il congedo parentale concorre al calcolo: Caia riceve la quattordicesima intera (2.137,04 euro lordi). Il beneficio concreto è di circa 356 euro lordi rispetto alla precedente disciplina.

    Sempronio — Premio di risultato e scelta welfare

    Sempronio, macchinista livello B1 al Gruppo FS, matura un premio di risultato annuo di 800 euro. Ha la facoltà di scegliere se riceverlo in busta paga (con la fiscalità agevolata del 5% di tassazione sostitutiva prevista dalla legge per i premi fino a 3.000 euro) oppure convertirlo in welfare aziendale. Se sceglie il welfare, il top-up del 10% gli garantisce 880 euro di credito welfare, esente da imposte e contributi.

Domande frequenti

Quando viene pagata la tredicesima nel CCNL Ferrovie?
La tredicesima deve essere corrisposta entro il 15 dicembre di ogni anno. Si calcola sulla retribuzione in vigore a dicembre e si fraziona per dodicesimi per i rapporti iniziati o cessati in corso d’anno.
Quando viene pagata la quattordicesima?
La quattordicesima è corrisposta entro il 27 luglio. Dal rinnovo del 22 maggio 2025, i periodi di congedo parentale concorrono al suo calcolo, eliminando la penalizzazione per i genitori che si sono assentati per congedo.
Come si calcola la tredicesima se si è assunti a metà anno?
Per dodicesimi: 1/12 per ogni mese intero lavorato. Le frazioni di mese superiori a 15 giorni si contano come mese intero. Esempio: assunto il 3 maggio, al 15 dicembre si maturano 7/12 della tredicesima.
La tredicesima è inclusa nel calcolo del TFR?
Sì. Il TFR si calcola sulla retribuzione annua lorda, che include le mensilità aggiuntive. Tredicesima e quattordicesima entrano nella base di calcolo del TFR ai sensi dell’art. 2120 c.c.
Esistono premi di risultato nel settore ferroviario?
I premi di risultato non sono previsti dal CCNL nazionale ma vengono definiti dalla contrattazione aziendale. Il Contratto Aziendale del Gruppo FS prevede premi legati a puntualità, sicurezza e produttività, convertibili in welfare con un top-up del 10%.

Stesso CCNL: consulta anche tabelle retributive e minimi 2024-2026, preavviso, modulo telematico, giusta causa, preavviso e licenziamento, ferie, permessi e ROL, maternità, paternità e congedi e malattia e infortunio.

Le informazioni di questa guida hanno finalità divulgativa e sono aggiornate al rinnovo del CCNL Mobilità/Attività Ferroviarie del 22 maggio 2025, con vigenza 1° gennaio 2024 – 31 dicembre 2026. Per situazioni specifiche consultare un consulente del lavoro, il sindacato di categoria (Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti, Ugl-Ferrovieri, Fast-Confsal, Orsa Ferrovie) o l’Ispettorato Territoriale del Lavoro.

  • Art. 304 D.Lgs. 209/2005 – Diritto di regresso e di surroga

    Art. 304 D.Lgs. 209/2005 – Diritto di regresso e di surroga

    D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private

    1. Il Fondo di garanzia per le vittime della caccia che, anche in via di transazione, ha risarcito il danno nei casi previsti all'articolo 302, comma 1, lettere a) e b), ha azione di regresso nei confronti del responsabile del danno per il recupero dell'indennizzo pagato, nonché degli interessi e delle spese.

    2. Nel caso previsto all'articolo 302, comma 1, lettera c), il Fondo di garanzia per le vittime della caccia che ha risarcito il danno è surrogato, per l'importo pagato, nei diritti dell'assicurato e del danneggiato verso l'impresa posta in liquidazione coatta, beneficiando dello stesso trattamento previsto per i crediti di assicurazione indicati all'articolo 258, comma 4, lettera a).

  • Art. 202 D.Lgs. 259/2003 – Sospensione o revoca della licenza di esercizio

    Art. 202 D.Lgs. 259/2003 – Sospensione o revoca della licenza di esercizio

    Codice delle comunicazioni elettroniche (D.Lgs. 1 agosto 2003, n. 259)

    1. La licenza di esercizio si intende revocata di diritto nel caso di radiazione dell’aeromobile dal Registro aeronautico nazionale. Il Ministero, di intesa con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, sospende, in qualsiasi momento, salvo successiva revoca, la licenza di esercizio nei casi previsti dalle leggi e dai regolamenti sulle radiocomunicazioni e quando la stazione non risponda alle condizioni contenute nella licenza stessa. articolo precedente articolo successivo

  • Art. 1218 Codice della Navigazione – Inosservanza di norme sulle segnalazioni

    Art. 1218 Codice della Navigazione – Inosservanza di norme sulle segnalazioni

    R.D. 30 marzo 1942, n. 327 – Codice della navigazione

    Il comandante della nave e del galleggiante marittimi o dell'aeromobile, nazionali o stranieri, che non osserva le norme sulle segnalazioni relative alla circolazione marittima o aerea, è punito con l'arresto fino a sei mesi ovvero con l'ammenda da lire cinquecento a diecimila. Se il fatto è commesso dal comandante della nave adibita alla navigazione interna la pena è dell'ammenda da lire cento a duemila.

  • Sostituto d’imposta: chi è e cosa fa

    In sintesi

    • Chi è il sostituto d’imposta: datori di lavoro, committenti, enti, condomini – chi paga somme soggette a ritenuta.
    • Trattiene e versa: il sostituto detrae l’imposta dal pagamento e la versa allo Stato al posto del percettore, con F24 entro il 16 del mese successivo.
    • Certifica con la CU: la Certificazione Unica riepiloga i redditi corrisposti e le ritenute operate; confluisce nella dichiarazione precompilata.
    • Dichiara con il 770: il modello 770 è la dichiarazione del sostituto, presentata entro il 31 ottobre dell’anno successivo.
    • Ritenuta a titolo d’acconto vs d’imposta: l’acconto si conguaglia in dichiarazione; quella d’imposta è definitiva e non va più dichiarata dal percettore.

    Il sostituto d'imposta in parole semplici

    Quando ricevi lo stipendio, il tuo datore di lavoro non ti paga l’intera somma lorda: ne trattiene una parte e la versa direttamente all’Agenzia delle Entrate. Quel datore di lavoro si chiama sostituto d’imposta, perché si ‘sostituisce’ a te nel pagare l’imposta allo Stato.

    Non è un privilegio del lavoro dipendente: anche un’azienda che commissiona una consulenza a un professionista, un condominio che paga una ditta di pulizie o una piattaforma di affitti brevi che incassa i canoni per conto del proprietario sono sostituti d’imposta. Ogni volta che la legge lo prevede, chi paga la somma deve trattenere una quota e versarla al fisco.

    Il meccanismo serve a riscuotere l’imposta in modo capillare e tempestivo, prima ancora che il contribuente presenti la propria dichiarazione dei redditi. Per il percettore, la ritenuta subita è quasi sempre un anticipo: verrà poi confrontata con l’imposta effettivamente dovuta a fine anno e, se risulta in eccesso, darà diritto a un rimborso.

    Capire come funziona il sostituto d’imposta è utile per leggere correttamente la busta paga, interpretare la fattura di un professionista, compilare la dichiarazione e sapere cosa aspettarsi dalla Certificazione Unica che arriva ogni anno.

    Chi è il sostituto d'imposta e cosa certifica
    Soggetto Ritenuta applicata Documento rilasciato
    Datore di lavoro (dipendenti) IRPEF progressiva su busta paga (acconto, conguaglio fine anno) CU Lavoro Dipendente
    Committente (professionisti/autonomi) 20% sul compenso imponibile (acconto) CU Lavoro Autonomo
    Committente (prestazioni occasionali) 20% sul compenso (acconto) CU Redditi Diversi
    Condominio (appalti di opere/servizi) 4% sui corrispettivi (acconto) CU / attestazione ritenuta
    Intermediario affitti brevi 21% sui canoni (acconto o imposta) CU Locazioni Brevi

    Esempio pratico

    • Alfa Srl commissiona a Tizio, commercialista, una consulenza da 1.000 euro. Alfa trattiene 200 euro (20% di 1.000) e ne versa 800 a Tizio. Entro il 16 del mese successivo Alfa versa i 200 euro all’Erario con F24 (codice tributo 1040). A marzo dell’anno seguente rilascia a Tizio la CU con ‘compenso erogato: 1.000 euro; ritenuta operata: 200 euro’. Tizio inserisce quei dati nel modello Redditi, calcola la sua IRPEF totale e detrae i 200 euro già versati da Alfa: se l’IRPEF dovuta è 350 euro, ne paga solo altri 150; se è 180 euro, riceve 20 euro di rimborso.

    Documenti necessari

    • Certificazione Unica (CU) rilasciata dal sostituto d’imposta
    • Buste paga o prospetti di liquidazione del compenso
    • Ricevute F24 dei versamenti ritenute (disponibili sul cassetto fiscale)
    • Modello 770 del sostituto (per verifiche e controlli incrociati)
    • Fatture o note di parcella con indicazione della ritenuta d’acconto

    Caso 1 – Tizio, lavoratore dipendente

    Scenario. Tizio è assunto a tempo indeterminato da una piccola impresa. Ogni mese riceve la busta paga con la retribuzione lorda, l’IRPEF trattenuta e il netto accreditato.

    Come si applica. Il datore di lavoro è il sostituto d’imposta di Tizio. Applica le aliquote IRPEF progressive, riconosce le detrazioni per lavoro dipendente e, a dicembre, effettua il conguaglio di fine anno: se ha trattenuto troppo, rimborsa la differenza in busta paga; se ha trattenuto poco, integra la trattenuta. A marzo rilascia la CU con il totale dei redditi e delle ritenute dell’anno; quei dati confluiscono automaticamente nella dichiarazione precompilata di Tizio sul portale dell’Agenzia delle Entrate.

    In pratica

    • Tizio non deve versare nulla di tasca propria: ci pensa il datore.
    • La CU arriva di norma entro il 16 marzo ed è già precaricata nel 730 precompilato.
    • Se Tizio ha altri redditi (es. affitto), il conguaglio finale avviene con il 730 o il modello Redditi.

    Caso 2 – Caio, professionista con partita IVA

    Scenario. Caio è un avvocato che emette una parcella da 2.000 euro + IVA a una società cliente. In fattura indica la ritenuta d’acconto del 20%.

    Come si applica. La società cliente è il sostituto d’imposta di Caio. Trattiene 400 euro (20% di 2.000), paga a Caio 1.600 euro (più IVA separata che non è colpita dalla ritenuta) e versa i 400 euro al fisco entro il 16 del mese successivo con F24 codice 1040. A fine anno rilascia a Caio la CU con compenso 2.000 euro e ritenuta 400 euro. Caio usa questo dato per scomputare i 400 euro dall’IRPEF dovuta nel modello Redditi.

    In pratica

    • La ritenuta non si applica all’IVA: riguarda solo il compenso imponibile.
    • Se Caio ha più clienti sostituti, somma tutte le ritenute certificate nelle rispettive CU.
    • Se la ritenuta subita supera l’IRPEF calcolata, Caio ha diritto a rimborso o può usarla in compensazione.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Chi è obbligato ad agire come sostituto d'imposta?

    Chiunque eroghi somme soggette a ritenuta per legge: datori di lavoro, società, enti pubblici e privati, condomini, intermediari di affitti brevi. Anche i privati che assumono collaboratori domestici sono sostituti, ma con regole semplificate.

    Entro quando il sostituto deve versare le ritenute?

    Entro il giorno 16 del mese successivo a quello in cui ha effettuato il pagamento. Il versamento avviene con modello F24 usando il codice tributo specifico per ogni tipo di ritenuta (es. 1040 per lavoro autonomo, 1001 per lavoro dipendente).

    Quando arriva la Certificazione Unica?

    Di norma entro il 16 marzo dell’anno successivo a quello a cui si riferiscono i redditi. Per le CU di soli redditi di lavoro autonomo non rilevanti per la precompilata, il termine è più ampio. Il sostituto la trasmette anche all’Agenzia delle Entrate.

    Cosa succede se il sostituto non versa le ritenute?

    Il sostituto rischia sanzioni per omesso o tardivo versamento. Può regolarizzarsi con il ravvedimento operoso (art. 13 D.Lgs. 472/1997), pagando la ritenuta dovuta, gli interessi legali e la sanzione ridotta in base al ritardo, il tutto tramite F24.

    La ritenuta a titolo d'imposta è sempre definitiva?

    Sì. La ritenuta a titolo d’imposta esaurisce il prelievo fiscale su quel reddito: il percettore non la dichiara né la conguaglia. Ne è un esempio la cedolare secca sugli affitti brevi (21%) quando il locatore ha scelto quell’opzione.

    Il modello 770 riguarda anche me come lavoratore?

    No: il 770 è presentato dal sostituto d’imposta, non dal lavoratore o dal professionista. Il contribuente usa la CU ricevuta dal sostituto per compilare la propria dichiarazione (730 o Redditi PF).

  • Art. 224 CPI – Risorse finanziarie

    Art. 224 CPI – Risorse finanziarie

    D.Lgs. 10 febbraio 2005, n. 30 – testo aggiornato

    1. L’Ufficio italiano brevetti e marchi provvede all’assolvimento dei propri compiti ed al finanziamento della ricerca di anteriorità con le risorse di bilancio iscritte allo stato di previsione della spesa del Ministero delle attività produttive, con i corrispettivi direttamente riscossi per i servizi resi in materia di proprietà industriale.

    2. Il Ministero delle attività produttive provvede a corrispondere annualmente il cinquanta per cento dell’ammontare delle tasse di cui al comma 1 all’Ufficio europeo dei brevetti, così come previsto dall’articolo 39 della convenzione di Monaco del 5 ottobre 1973, ratificata dalla legge 25 maggio 1978, n. 260 .

    3. L’Ufficio italiano brevetti e marchi provvede all’assolvimento dei propri compiti anche con i versamenti ed i rimborsi eventualmente effettuati da organismi internazionali di proprietà industriale ai quali l’Italia partecipa e con ogni altro provento derivante dalla sua attività.

  • Art. 318 quinquies Cod. Amb. – Notizie di reato non pervenute dall’organo accertatore)

    Art. 318 Quinquies Cod. Amb. – Notizie di reato non pervenute dall’organo accertatore)

    D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato

    1. Se il pubblico ministero prende notizia di una contravvenzione di propria iniziativa ovvero la riceve da privati o da pubblici ufficiali o incaricati di un pubblico servizio diversi dall’organo di vigilanza e dalla polizia giudiziaria, ne dà comunicazione all’organo di vigilanza o alla polizia giudiziaria affinchè provveda agli adempimenti di cui agli articoli 318-ter e

    318-quater. 2. Nel caso previsto dal comma 1, l’organo di vigilanza o la polizia giudiziaria informano il pubblico ministero della propria attività senza ritardo.

  • Regime IVA per cassa: come funziona e a chi conviene

    In sintesi

    • Opzione su volume d’affari fino a 2 milioni: possono aderire le imprese e i professionisti con volume d’affari non superiore a 2 milioni di euro nell’anno precedente.
    • IVA esigibile all’incasso: l’IVA sulle vendite va versata solo quando il cliente paga effettivamente, non alla data della fattura.
    • Detrazione all’atto del pagamento: anche l’IVA sugli acquisti diventa detraibile solo quando si paga il fornitore.
    • Differimento massimo di un anno: anche se il cliente non paga, l’IVA diventa comunque esigibile dopo un anno dall’emissione della fattura (salvo procedura concorsuale).
    • Vantaggio finanziario: si evita di versare IVA all’Erario prima di averla incassata, riducendo il fabbisogno di liquidità.

    Come funziona l'IVA per cassa

    Nel regime IVA ordinario, l’imposta sulle vendite diventa esigibile – cioè va versata all’Erario – nel momento in cui si emette la fattura, indipendentemente da quando il cliente paga. Questo può creare un problema di liquidità: chi vende con pagamenti dilazionati deve versare l’IVA prima di averla incassata.

    Il regime IVA per cassa, disciplinato dall’articolo 32-bis del decreto legge 83/2012, risolve questo problema: l’IVA sulle vendite diventa esigibile solo quando il corrispettivo viene effettivamente incassato, e quella sugli acquisti diventa detraibile solo quando la fattura viene effettivamente pagata. In sostanza, il momento fiscalmente rilevante si sposta dalla data della fattura alla data del movimento di cassa.

    Il regime è opzionale e riservato ai soggetti con volume d’affari non superiore a 2 milioni di euro. L’opzione si esercita nella dichiarazione IVA annuale e vale per l’intero anno. Esiste però un limite temporale di sicurezza: se il cliente non paga entro un anno dall’emissione della fattura, l’IVA diventa comunque esigibile (salvo il caso in cui il cliente sia assoggettato a procedura concorsuale, come fallimento o concordato).

    Regime ordinario vs regime per cassa: confronto
    Aspetto Regime ordinario Regime per cassa
    IVA sulle vendite esigibile Alla data della fattura Alla data dell'incasso
    IVA sugli acquisti detraibile Alla data della fattura ricevuta Alla data del pagamento al fornitore
    Limite temporale Nessuno Max 1 anno dall'emissione della fattura
    Volume d'affari massimo Nessun limite Non superiore a 2 milioni di euro
    Obbligo di annotazione Standard Deve risultare dai registri la data dell'incasso/pagamento

    Esempio pratico

    • Tizio è un artigiano idraulico con volume d’affari di 300.000 euro. A marzo emette una fattura a Caio (un privato) di 5.000 euro + IVA al 22% (1.100 euro). Caio paga a luglio. Nel regime ordinario Tizio avrebbe dovuto versare i 1.100 euro nella liquidazione di marzo (entro il 16 aprile). Con il regime per cassa, l’IVA diventa esigibile solo a luglio e Tizio la versa nella liquidazione di luglio (entro il 16 agosto). Se Caio non paga affatto, dopo un anno dall’emissione (cioè da marzo dell’anno successivo) l’IVA diventa comunque esigibile e Tizio deve versarla anche senza aver incassato il corrispettivo.

    Documenti necessari

    • Dichiarazione IVA annuale con esercizio dell’opzione per il regime per cassa
    • Fatture emesse (con annotazione della data di incasso nei registri)
    • Fatture ricevute dai fornitori (con annotazione della data di pagamento)
    • Estratti conto bancari o ricevute di pagamento (prova delle date di incasso e pagamento)
    • Registro IVA vendite e registro IVA acquisti aggiornati con le date di incasso/pagamento

    Fornitore con clienti che pagano a 90 giorni

    Scenario. Alfa Srl, piccola impresa di servizi grafici con volume d’affari di 800.000 euro, lavora quasi esclusivamente con aziende che pagano a 90 giorni. Emette fatture per 50.000 euro a gennaio.

    Come si applica. Nel regime ordinario Alfa Srl dovrebbe versare l’IVA (22%, cioè 11.000 euro) entro il 16 febbraio, pur non avendo ancora incassato nulla. Con il regime per cassa, l’IVA diventa esigibile solo quando i clienti pagano, presumibilmente ad aprile. Alfa Srl non deve anticipare denaro al Fisco: versa l’IVA nella liquidazione del mese in cui arriva effettivamente il pagamento. Questo migliora sensibilmente il flusso di cassa.

    In pratica

    • Alfa Srl deve annotare nei registri IVA non solo la data della fattura ma anche la data dell’incasso effettivo, per documentare il momento in cui l’IVA diventa esigibile.
    • Se un cliente non paga entro un anno dall’emissione della fattura, l’IVA va versata comunque: il regime per cassa non è una protezione contro i crediti inesigibili.

    Artigiano che acquista materiali a credito

    Scenario. Caio è un falegname che acquista legno e attrezzatura da fornitori con pagamento a 60 giorni. Riceve fatture per materiali a febbraio (IVA 22%) ma paga i fornitori ad aprile.

    Come si applica. Nel regime ordinario Caio potrebbe detrarre l’IVA sugli acquisti già a febbraio, nella liquidazione di quel mese. Con il regime per cassa, la detrazione scatta solo ad aprile, quando paga effettivamente i fornitori. In questo caso il regime è leggermente svantaggioso per la detrazione sugli acquisti, ma vantaggioso per l’IVA sulle proprie vendite se i suoi clienti pagano anch’essi a dilazione. Il beneficio netto va valutato considerando l’intero ciclo incassi-pagamenti.

    In pratica

    • Il regime per cassa conviene davvero quando i tempi di incasso dai clienti sono più lunghi dei tempi di pagamento ai fornitori: in quel caso si evita di anticipare IVA al Fisco.
    • Se invece si incassa prima di pagare i fornitori, il vantaggio si riduce o scompare: il regime ordinario potrebbe essere più semplice da gestire.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Chi può aderire al regime IVA per cassa?

    Possono aderire i soggetti passivi IVA (imprese e professionisti) con volume d’affari non superiore a 2 milioni di euro nell’anno solare precedente. L’opzione si esercita nella dichiarazione IVA annuale.

    L'IVA va versata anche se il cliente non paga mai?

    Sì. Anche senza incasso, l’IVA diventa esigibile al massimo entro un anno dalla data di emissione della fattura. Fa eccezione il caso in cui il cliente sia assoggettato a una procedura concorsuale (fallimento, concordato, ecc.): in quel caso il termine decorre dalla chiusura della procedura.

    Il regime per cassa vale anche per le vendite verso la PA in split payment?

    No. Le operazioni soggette a split payment seguono le proprie regole: l’IVA è versata dall’ente acquirente all’Erario indipendentemente dal regime IVA del fornitore.

    Si può uscire dal regime per cassa una volta scelto?

    Sì, l’opzione può essere revocata. In genere la revoca opera dall’anno successivo ed è indicata nella dichiarazione IVA annuale. Verificare le modalità operative nelle istruzioni dell’Agenzia delle Entrate dell’anno in corso.

    Come va annotata la data di incasso nei registri IVA?

    I registri IVA devono riportare, per ogni operazione, sia la data della fattura sia la data dell’effettivo incasso (o pagamento per gli acquisti). In assenza di questa annotazione, il Fisco potrebbe presumere che l’IVA fosse esigibile dalla data della fattura.

    Il regime per cassa si applica a tutte le fatture emesse?

    In linea di principio sì, una volta esercitata l’opzione. Esistono tuttavia operazioni escluse per natura (ad esempio le operazioni intracomunitarie e quelle con inversione contabile seguono le proprie regole di esigibilità): per i dettagli verificare le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate.

    Vedi anche: Spettacoli e intrattenimenti, Regime IVA editoria, Regime IVA agricoltura, Agenzie di viaggio, Associazioni e legge 398 e Regime del margine.

  • Art. 274 TUEL – Articolo 274

    Art. 274 TUEL – Articolo 274

    D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267 – testo aggiornato

    1. 1. Sono o restano abrogate le seguenti disposizioni: a) regio decreto 3 marzo 1934, n. 383 ; b) articoli 31 e 32 del regio decreto 7 giugno 1943, n. 651 ; c) articoli 2, commi 1 , 2 e 3 , e 23, commi 2 e 3, della legge 8 marzo 1951, n. 122 ; d) articolo 63 della legge 10 febbraio 1953, n. 62 ; e) articoli 6, 9, 9-bis fatta salva l’applicabilità delle disposizioni ivi previste agli amministratori regionali ai sensi dell’ articolo 19 della legge 17 febbraio 1968, n. 108, 72 , commi 3 e 4, e 75 del decreto del Presidente della Repubblica del 16 maggio 1960, n. 570 ; f) legge 13 dicembre 1965, n. 1371 ; g) articolo 6, comma 1, della legge 18 marzo 1968, n. 444 ; h) articolo 6, comma 3, della legge 3 dicembre 1971, n. 1102 ; i) articolo 16, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616 ; j) articolo 6, comma 15, del decreto-legge 29 dicembre 1977, n. 946 , convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 1978, n. 43 ; k) articolo 4, del decreto-legge 10 novembre 1978, n. 702 , convertito, con modificazioni, dalla legge 8 gennaio 1979, n. 3 ; l) legge 23 aprile 1981, n. 154 , fatte salve le disposizioni ivi previste per i consiglieri regionali; m) articoli 4 e 6 della legge 23 marzo 1981, n. 93 ; n) articolo 15, punto 4.4, limitatamente al primo periodo, articoli 35-bis e 35-ter, del decreto-legge 28 febbraio 1983, n. 55 , convertito, con modificazioni, dalla legge 26 aprile 1983, n. 131 ; o) legge 27 dicembre 1985, n. 816 ; p) articoli 15, salvo per quanto riguarda gli amministratori e i componenti degli organi comunque denominati delle aziende sanitarie locali e ospedaliere, i consiglieri regionali, 15-bis e 16 della legge 19 marzo 1990, n. 55 ; q) legge 8 giugno 1990, n. 142 ; r) articolo 13-bis, del decreto-legge 12 gennaio 1991, n. 6 , convertito, con modificazioni, dalla legge 15 marzo 1991, n. 80 ; s) articolo 15, del decreto-legge 13 maggio 1991, n. 152 , convertito, con modificazioni, dalla legge 12 luglio 1991, n. 203 ; t) decreto-legge 31 maggio 1991, n. 164 convertito, con modificazioni, dalla legge 22 luglio 1991, n. 221 ; u) articolo 2, della legge 11 agosto 1991, n. 271 ; v) articoli 1 e 4 comma 2, della legge 18 gennaio 1992, n. 16 ; w) articolo 12 commi 1 , 3 , 4 , 5 , 7 e 8, della legge 23 dicembre 1992, n. 498 ; x) articolo 3, comma 9, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502 , limitatamente a quanto riguarda le cariche di consigliere comunale, provinciale, sindaco, assessore comunale, presidente e assessore di comunità montane; y) articoli da 44 a 47, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504 ; z) articoli 8 e 8-bis, del decreto-legge 18 gennaio 1993, n. 8 , convertito, con modificazioni, dalla legge 19 marzo 1993, n. 68 ; aa) articolo 36-bis, comma 2, del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29 ; bb) articolo 3 del decreto-legge 25 febbraio 1993, n. 42 , convertito, con modificazioni, dalla legge 23 aprile 1993, n. 120 ; cc) legge 25 marzo 1993, n. 81 , limitatamente agli articoli: 1, 2, 3, comma 5, 5, 6, 7, 7-bis, 8, 9, 10, commi 1 e 2, da 12 a 27 e 31; dd) articoli 1 e 7 della legge 15 ottobre 1993, n. 415 ; ee) decreto-legge 20 dicembre 1993, n. 529 , convertito dalla legge 11 febbraio 1994, n. 108 ; ff) articoli 1 , 2 e 4 della legge 12 gennaio 1994, n. 30 ; gg) articolo 4, commi 2 , 3 e 5 del decreto-legge 31 gennaio 1995, n. 26 , convertito, con modificazioni, dalla legge 29 marzo 1995, n. 95 ; hh) articoli da 1 a 114 del decreto legislativo 25 febbraio 1995, n. 77 ; ii) articolo 5, commi 8 , 8-bis , 8-ter , 9 , 9-bis ed 11-bis del decreto-legge 28 agosto 1995, n. 361 , convertito, con modificazioni, dalla legge 27 ottobre 1995, n. 437 ; jj) articolo 1, comma 89 , ed articolo 3, comma 69, della legge 28 dicembre 1995, n. 549 ; kk) legge 15 maggio 1997, n. 127 , limitatamente agli articoli: 4; 5 ad eccezione del comma 7; 6 commi 1, 2, 3, 4, 5, 7, 8, 10, 11 e 12 fatta salva l’applicabilità delle disposizioni ivi previste per le camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, le aziende sanitarie locali e ospedaliere; 10; 17, commi 8, 9 e 18, secondo periodo, da 33 a 36, 37, nella parte in cui si riferisce al controllo del comitato regionale di controllo, da 38 a 45, 48, da 51 a 59, da 67 a 80 ad eccezione del 79-bis, da 84 a 86; ll) articolo 2, commi 12 , 13 , 15 , 16 , 29 , 30 e 31 della legge 16 giugno 1998, n. 191 ; mm) articolo 4, comma 2, della legge 18 novembre 1998, n. 415 ; nn) articolo 2, comma 1, del decreto-legge 26 gennaio 1999, n. 8 , convertito, con modificazioni, dalla legge 25 marzo 1999, n. 75 ; oo) articolo 9, comma 5, della legge 8 marzo 1999, n. 50 ; pp) articoli 2 , 7 e 8, commi 4 e 5, della legge 30 aprile 1999, n. 120 ; qq) legge 3 agosto 1999, n. 265 , limitatamente agli articoli 1; 2; 3; 4, commi 1 e 3; 5; 6 tranne il comma 8; 7 comma 1; 8; 11 tranne il comma 13; 13, commi 1, 3 e 4; 14; 16; 17, comma 3; 18, commi 1 e 2; 19; 20; 21; 22; 23; 24; 25; 26, commi da 1 a 6; 27; 28, commi 3, 5, 6 e 7; 29; 30; 32 e 33; rr) legge 13 dicembre 1999, n. 475 , ad eccezione dell’articolo 1, comma 3, e fatte salve le disposizioni ivi previste per gli amministratori regionali.

  • Codice EORI: cos’è e come si richiede

    In sintesi

    • Identificativo doganale europeo: il codice EORI (Economic Operators Registration and Identification) identifica in modo univoco l’operatore in tutte le operazioni doganali dell’Unione Europea.
    • Obbligatorio per importare ed esportare: chiunque presenti dichiarazioni doganali nell’UE deve essere in possesso di un codice EORI valido.
    • Richiesta una tantum: il codice si ottiene con una singola domanda all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e non scade.
    • Collegato alla partita IVA: per i soggetti italiani il codice EORI è costruito a partire dalla partita IVA, con il prefisso del Paese (IT seguito dai 11 cifre della P.IVA).
    • Valido in tutta l’UE: una volta registrato in un Paese membro, il codice EORI è riconosciuto e utilizzabile in tutti gli altri Stati dell’Unione.

    Che cos'è il codice EORI e a chi serve

    Ogni volta che una merce attraversa la frontiera doganale dell’Unione Europea, le autorità doganali devono sapere chi è il soggetto che effettua l’operazione: l’importatore che riceve la merce o l’esportatore che la invia all’estero. A questo scopo esiste il codice EORI, acronimo di Economic Operators Registration and Identification.

    Il codice EORI è un numero di identificazione univoco assegnato a ciascun operatore economico (impresa, professionista, ente) che svolge operazioni doganali nell’Unione Europea. Viene registrato in una banca dati europea condivisa da tutte le dogane degli Stati membri: inserendo il codice, qualsiasi dogana UE può immediatamente identificare l’operatore.

    Per i soggetti italiani, il codice EORI è direttamente collegato alla partita IVA: è composto dal prefisso ‘IT’ seguito dalle 11 cifre della partita IVA (es. IT12345678901). Non è un codice separato da ricordare o gestire: se si conosce la propria partita IVA, si conosce anche la struttura del proprio codice EORI.

    Il codice EORI è obbligatorio per chiunque presenti o faccia presentare dichiarazioni doganali nell’UE, anche tramite uno spedizioniere doganale. Senza di esso non è possibile effettuare operazioni di import o export. La buona notizia è che si ottiene con una procedura semplice, si richiede una volta sola e non scade.

    Caratteristiche principali del codice EORI
    Caratteristica Dettaglio
    Formato per soggetti italiani IT + 11 cifre della partita IVA (es. IT12345678901)
    Chi deve richiederlo Chiunque effettui operazioni doganali di import/export nell'UE
    Dove si richiede (Italia) Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (sportello o portale telematico)
    Validità Tempo indeterminato (non scade); valido in tutta l'UE
    Costo Nessun costo per la registrazione
    Banca dati Registrato nel sistema europeo EORI condiviso fra tutti gli Stati membri

    Esempio pratico

    • Alfa Srl, con partita IVA 02345678901, decide di iniziare a importare materie prime dalla Turchia. Prima di presentare la prima dichiarazione doganale, l’amministratore verifica se la società è già registrata nel sistema EORI. Dopo la registrazione, il codice EORI di Alfa Srl sarà IT02345678901. D’ora in poi, ogni dichiarazione doganale presentata in Italia o in qualsiasi altro Paese UE riporterà questo codice, che identifica Alfa Srl senza ambiguità di fronte a tutte le dogane europee.

    Documenti necessari

    • Modulo di richiesta di attribuzione del codice EORI (disponibile sul sito dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli)
    • Partita IVA del soggetto richiedente (per persone giuridiche: visura camerale aggiornata)
    • Documento di identità del legale rappresentante (per le imprese)
    • Codice fiscale del richiedente (per persone fisiche che effettuano operazioni doganali)

    Caso 1 – Alfa Srl: prima importazione extra-UE

    Scenario. Alfa Srl è una piccola impresa manifatturiera che ha sempre acquistato materie prime da fornitori europei. Decide per la prima volta di importare un componente dalla Corea del Sud.

    Come si applica. Prima di procedere, Alfa Srl deve verificare di avere un codice EORI. Poiché non ha mai effettuato operazioni doganali, non è ancora registrata. L’amministratore presenta la domanda all’Agenzia delle Dogane tramite il portale telematico, allegando la visura camerale. L’Agenzia attribuisce il codice EORI, che per i soggetti italiani corrisponde a IT + partita IVA. Da quel momento Alfa Srl può presentare dichiarazioni doganali in Italia e in qualsiasi altro Paese UE utilizzando lo stesso codice.

    In pratica

    • Il codice EORI di Alfa Srl viene registrato nella banca dati europea: qualsiasi dogana UE può verificarlo.
    • Alfa Srl non dovrà richiedere un nuovo codice se in futuro vorrà anche esportare o operare in un altro Paese UE.
    • Lo spedizioniere doganale che gestisce l’operazione per conto di Alfa Srl inserirà il codice EORI nella dichiarazione doganale.

    Caso 2 – Tizio: professionista con acquisti da Paesi terzi

    Scenario. Tizio è un professionista che acquista occasionalmente attrezzature specializzate da un fornitore extra-UE per la propria attività.

    Come si applica. Anche una persona fisica che effettua operazioni doganali ha bisogno del codice EORI. Tizio presenta la richiesta all’Agenzia delle Dogane indicando il proprio codice fiscale e partita IVA. Il codice EORI attribuito sarà IT + partita IVA (se Tizio è titolare di partita IVA) oppure sarà basato sul codice fiscale nelle casistiche previste dall’Agenzia. Una volta ottenuto, Tizio potrà effettuare operazioni doganali senza dover ripetere la procedura di registrazione.

    In pratica

    • Anche i liberi professionisti e le ditte individuali devono registrarsi nel sistema EORI prima di effettuare operazioni doganali.
    • La registrazione è gratuita e ha effetto immediato o in tempi brevi dopo la verifica dei dati.
    • Il codice è personale: non si può usare il codice EORI di un altro soggetto per le proprie operazioni doganali.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Il codice EORI è obbligatorio anche per chi esporta solo occasionalmente?

    Sì. L’obbligo di possedere un codice EORI si applica a qualsiasi soggetto che presenti dichiarazioni doganali nell’UE, indipendentemente dalla frequenza delle operazioni. Chi effettua anche una sola importazione o esportazione extra-UE ne ha bisogno.

    Come si verifica se si è già in possesso di un codice EORI?

    È possibile consultare la banca dati pubblica EORI sul sito della Commissione Europea (ec.europa.eu), inserendo il proprio codice fiscale o partita IVA preceduti dal prefisso IT. In questo modo si verifica in pochi secondi se la registrazione è già avvenuta.

    Quanto tempo ci vuole per ottenere il codice EORI?

    L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli assegna il codice EORI in tempi relativamente rapidi dopo la presentazione della domanda completa. In molti casi la registrazione avviene in pochi giorni lavorativi.

    Il codice EORI ha una data di scadenza?

    No. Una volta registrato, il codice EORI è valido a tempo indeterminato. Viene cancellato solo se l’operatore cessa l’attività o ne fa richiesta esplicita.

    Lo spedizioniere doganale può usare il proprio codice EORI al posto di quello dell'importatore?

    No. Il codice EORI identifica il soggetto che effettua l’operazione doganale (l’importatore o l’esportatore). Lo spedizioniere doganale che agisce per conto del cliente inserisce il codice EORI del cliente nella dichiarazione, non il proprio. Solo nei casi di rappresentanza indiretta lo spedizioniere appare come dichiarante, ma il codice EORI del rappresentato rimane nell’operazione.

    Un'impresa con sede in un Paese UE deve registrarsi di nuovo se effettua operazioni doganali in un altro Paese UE?

    No. Il codice EORI è riconosciuto in tutta l’Unione Europea. Un’impresa italiana con codice EORI italiano può effettuare operazioni doganali in Francia, Germania o qualsiasi altro Stato membro senza dover ottenere un nuovo codice.

  • Dichiarazione IVA a debito: come si versa il saldo

    In sintesi

    • Codice tributo 6099: il saldo IVA annuale si versa con il modello F24 usando il codice tributo 6099, indicando come anno di riferimento il periodo d’imposta.
    • Acconto già versato: l’acconto IVA versato entro il 27 dicembre (codice tributo 6013) riduce il saldo annuale; nel quadro VL viene portato in detrazione dai versamenti periodici.
    • Rateizzazione possibile: il saldo IVA annuale può essere versato in rate mensili, con applicazione degli interessi sulle rate successive alla prima.
    • Tre metodi per l’acconto: storico (88% del versamento dell’anno precedente), previsionale (88% di quanto si stima di dover versare) o analitico (100% delle operazioni fino al 20 dicembre).
    • Saldo a credito: se dalla dichiarazione emerge un credito, si può riportarlo, compensarlo in F24 o chiederne il rimborso – non si versa nulla con 6099.

    Quando la dichiarazione IVA chiude a debito: cosa fare

    Quando dalla dichiarazione IVA annuale emerge un saldo a debito – cioè quando l’IVA sulle vendite supera l’IVA detraibile sugli acquisti, al netto di tutti i versamenti periodici già effettuati – occorre versare la differenza all’Erario. Capire come funziona questo versamento, con quale strumento e in quale misura, è fondamentale per evitare errori e sanzioni.

    Lo strumento è il modello F24: il modulo unificato che si usa per pagare la grande maggioranza dei tributi italiani. Per il saldo IVA annuale il codice tributo da indicare nel modello F24 è il 6099. Come anno di riferimento va indicato il periodo d’imposta a cui si riferisce la dichiarazione (ad esempio, se si versa il saldo per l’anno 2025, si indica 2025). Il codice 6099 è stabile e non cambia di anno in anno.

    Un elemento che alleggerisce spesso il saldo finale è l’acconto IVA, versato entro il 27 dicembre dell’anno di riferimento. Chi ha già versato l’acconto – con il codice tributo 6013 – ha già anticipato una parte dell’IVA dovuta per l’ultimo periodo dell’anno. In sede di dichiarazione annuale, questo importo viene considerato tra i versamenti già effettuati e va quindi a ridurre il saldo residuo. Solo la differenza eventualmente ancora dovuta viene versata con il codice 6099.

    È importante non confondere il saldo annuale con le liquidazioni periodiche: i versamenti mensili (codici 6001-6012) e trimestrali (codici 6031-6034) riguardano i singoli periodi dell’anno e vengono già effettuati nel corso dell’anno stesso. La dichiarazione annuale verifica che il totale dei versamenti periodici copra effettivamente il debito complessivo e, in caso di differenza, richiede il versamento del saldo residuo.

    Codici tributo F24 per i versamenti IVA
    Tipo di versamento Codice tributo F24
    Versamenti mensili IVA (gennaio-dicembre) 6001-6012
    Versamenti trimestrali IVA (1°-4° trimestre) 6031-6034
    Acconto IVA (versamento entro 27 dicembre) 6013
    Saldo IVA annuale da dichiarazione 6099

    Esempio pratico

    • Caio è un commerciante che liquida l’IVA trimestralmente. Nel corso del 2025 ha versato tre liquidazioni trimestrali per un totale di 9.000 euro (codici 6031-6033) e a dicembre ha versato un acconto di 1.800 euro (codice 6013) calcolato con il metodo storico: 88% del versamento del 4° trimestre dell’anno precedente. Dalla dichiarazione IVA annuale risulta un debito complessivo di 12.500 euro. Sottraendo i 9.000 euro delle liquidazioni periodiche e i 1.800 euro di acconto, il saldo residuo è 12.500 – 9.000 – 1.800 = 1.700 euro. Caio versa questi 1.700 euro con F24 codice 6099, indicando 2025 come anno di riferimento.

    Documenti necessari

    • Quadro VX della dichiarazione IVA (indica il saldo a debito o a credito)
    • Modelli F24 delle liquidazioni periodiche versate nel corso dell’anno (codici 6001-6012 o 6031-6034)
    • Modello F24 dell’acconto IVA versato a dicembre (codice tributo 6013)
    • Eventuale prospetto di rateizzazione se si sceglie il versamento dilazionato
    • Documentazione di supporto al metodo di calcolo dell’acconto (storico, previsionale o analitico)

    Caso 1 – Tizio, professionista che sceglie la rateizzazione del saldo

    Scenario. Tizio è un architetto. Dalla sua dichiarazione IVA annuale emerge un saldo a debito di 4.200 euro. Avendo disponibilità di cassa ridotta nel periodo, Tizio valuta se sia possibile rateizzare questo importo invece di versarlo in un’unica soluzione.

    Come si applica. Il saldo IVA annuale può essere versato in rate mensili. La prima rata va versata entro il termine ordinario previsto per il saldo; le rate successive si versano entro il 16 di ciascun mese e scontano l’applicazione di interessi. Tizio deve stare attento al fatto che la rateizzazione non elimina il debito ma lo dilaziona con un costo aggiuntivo (gli interessi). Se intende rateizzare, deve pianificare con anticipo e indicare correttamente il numero di rate nella delega F24, sempre con il codice 6099. In ogni caso è opportuno verificare le modalità e i termini esatti con le istruzioni ufficiali dell’anno in corso o con il proprio commercialista.

    In pratica

    • La rateizzazione è una facoltà, non un obbligo: conviene valutarla solo se il costo degli interessi è inferiore al costo di un finanziamento alternativo o alla difficoltà di liquidità immediata.
    • Il codice tributo da usare rimane 6099 anche per le rate; cambiano solo le indicazioni sul numero di rata e sull’importo degli interessi separato dalla quota capitale.

    Caso 2 – Caio, imprenditore che ha versato l'acconto con il metodo previsionale

    Scenario. Caio gestisce un negozio di elettronica. A dicembre 2025 ha stimato che il suo debito IVA per l’ultimo periodo sarebbe stato basso perché si aspettava un calo delle vendite. Ha quindi calcolato l’acconto con il metodo previsionale: 88% del debito IVA che prevedeva di dover versare per l’ultimo periodo.

    Come si applica. Se la previsione di Caio si rivela corretta – o addirittura prudente – e il debito effettivo del 4° trimestre è inferiore o uguale a quanto previsto, l’acconto versato copre la quota dovuta e il saldo finale risulta minimo o nullo. Se invece le vendite di dicembre sono state superiori alle previsioni e il debito reale è maggiore, Caio si trova con un acconto insufficiente: dovrà versare la differenza con il codice 6099. La scelta del metodo previsionale è rischiosa se le stime sono ottimistiche: in caso di acconto insufficiente possono applicarsi sanzioni e interessi sull’importo non versato nei termini. Il metodo storico (88% dell’anno precedente) è di norma più sicuro perché si basa su dati certi.

    In pratica

    • Il metodo previsionale è conveniente se si è ragionevolmente certi che il debito dell’ultimo periodo sarà inferiore a quello dell’anno precedente; in caso di errore si pagano sanzioni e interessi.
    • Il metodo storico (88% del versamento dell’anno precedente) è più prudente e viene utilizzato dalla maggioranza dei contribuenti proprio per la sua semplicità e certezza.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Qual è il codice tributo F24 per il saldo IVA annuale?

    Il codice tributo da usare nel modello F24 per il saldo IVA annuale è il 6099. Come anno di riferimento va indicato il periodo d’imposta a cui si riferisce la dichiarazione (es. 2025 per la dichiarazione presentata nel 2026).

    Come si calcola l'acconto IVA di dicembre?

    Ci sono tre metodi alternativi: storico (88% del versamento dell’ultimo periodo dell’anno precedente), previsionale (88% di quanto si stima di dover versare per l’ultimo periodo) e analitico (100% del debito risultante dalle operazioni effettuate fino al 20 dicembre). Si sceglie il metodo più conveniente.

    L'acconto IVA versato a dicembre va dichiarato nella dichiarazione annuale?

    Sì. L’acconto IVA (codice tributo 6013) versato entro il 27 dicembre viene riportato tra i versamenti effettuati nel quadro VL della dichiarazione annuale e riduce di conseguenza il saldo residuo da versare con il codice 6099.

    Si può rateizzare il saldo IVA annuale?

    Sì. Il saldo IVA annuale può essere versato in rate mensili. La prima rata va versata entro il termine ordinario; le rate successive scontano l’applicazione di interessi. La rateizzazione va pianificata e dichiarata correttamente nel modello F24.

    Cosa succede se il saldo IVA annuale risulta a credito?

    Se dal quadro VX emerge un credito IVA, non si versa nulla con il codice 6099. Il credito può essere: riportato in detrazione nell’anno successivo, usato in compensazione orizzontale in F24 (con visto di conformità se supera 5.000 euro annui), oppure chiesto a rimborso nei casi tassativi previsti dalla legge.

    Qual è la soglia minima sotto la quale l'acconto IVA non è dovuto?

    È prevista una soglia minima al di sotto della quale l’acconto non è dovuto. La soglia va verificata in base alla normativa vigente nell’anno di riferimento, poiché storicamente è stata fissata attorno a poche decine di euro ma può essere modificata da disposizioni di legge.

    Cosa succede se non si versa il saldo IVA nei termini?

    L’omesso o tardivo versamento del saldo IVA comporta l’applicazione di sanzioni e interessi. È possibile regolarizzare la situazione tramite il ravvedimento operoso (art. 13 del D.Lgs. 472/1997), che riduce la sanzione in proporzione al ritardo con cui si provvede al pagamento spontaneo.

    Vedi anche: IRAP: dichiarazione, acconti e come si versa, Dichiarazione d’intento, Quadro VF, Quadro VE, Dichiarazione IVA omessa o tardiva e Dichiarazione IVA integrativa.