Autore: Andrea Marton

  • Corte cost. n. 255/2003 – Polizia giudiziaria citante e testimone nel giudizio di pace

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    La Corte costituzionale ha dichiarato manifestamente inammissibile la questione di legittimità degli artt. 11, comma 2, e 20, comma 2, del d.lgs. n. 274 del 2000 nella parte in cui non vietavano all’ufficiale di polizia giudiziaria di cumulare le funzioni di soggetto citante e di testimone nel medesimo processo davanti al giudice di pace.

    Di cosa si tratta

    Nel processo penale davanti al giudice di pace, l’ufficiale di polizia giudiziaria può richiedere l’autorizzazione alla comparizione dell’imputato e sottoscrivere la citazione a giudizio. Se lo stesso ufficiale è poi chiamato a testimoniare, si pone un problema di imparzialità della fonte di prova, poiché chi ha svolto funzioni di accusa non dovrebbe essere anche testimone nel medesimo processo.

    La questione di legittimità costituzionale

    Il Giudice di pace di Mazara del Vallo ha sollevato, in riferimento all’art. 111, secondo e terzo comma, della Costituzione, questione di legittimità degli artt. 11, comma 2, e 20, comma 2, del d.lgs. n. 274 del 2000 nella parte in cui non prevedevano che le funzioni di autorizzazione e citazione fossero svolte da soggetti diversi dall’ufficiale chiamato a testimoniare.

    La decisione della Corte

    La questione è stata dichiarata manifestamente inammissibile. I rimettenti non avevano dimostrato adeguatamente la rilevanza della questione nel caso concreto, né avevano motivato l’impossibilità di un’interpretazione conforme a Costituzione delle norme impugnate.

    Il principio

    Il rimettente deve motivare esaurientemente sia la rilevanza della questione nel caso concreto sia l’impossibilità di un’interpretazione della norma conforme a Costituzione; in mancanza, la questione è dichiarata manifestamente inammissibile.

    Domande e risposte

    Qual è il ruolo della polizia giudiziaria nel processo davanti al giudice di pace?

    Nel processo penale di pace la polizia giudiziaria svolge funzioni più estese rispetto al processo ordinario: compie attività di indagine, può richiedere atti e fungere da organo di impulso; ciò la espone al rischio di commistione tra funzioni di accusa e di testimonianza.

    Perché la doppia veste era problematica?

    Perché la stessa persona aveva partecipato alla costruzione del caso come organo requirente e veniva poi chiamata a testimoniare; questo poteva compromettere l’imparzialità della testimonianza e il diritto dell’imputato a un processo equo.

    Come si poteva risolvere in via interpretativa?

    I giudici avrebbero potuto applicare per analogia le norme sull’incompatibilità del testimone o valorizzare i principi del giusto processo per escludere la testimonianza dell’ufficiale che aveva svolto funzioni di accusa nel medesimo processo.

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  • Corte cost. n. 254/2003 – Inammissibilità conflitto bis Sgarbi eredi Costagliola

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    La Corte costituzionale ha dichiarato inammissibile il secondo ricorso per conflitto di attribuzione proposto dalla Corte d’appello di Napoli nei confronti della Camera dei deputati, relativo alla delibera sull’insindacabilità delle dichiarazioni del deputato Sgarbi nei confronti degli eredi del magistrato Costagliola.

    Di cosa si tratta

    Gli eredi del magistrato Gennaro Costagliola avevano convenuto in giudizio il deputato Vittorio Sgarbi chiedendo il risarcimento per dichiarazioni diffamatorie rese in trasmissioni televisive. La Camera aveva deliberato l’insindacabilità di quelle dichiarazioni ex art. 68, primo comma, Cost. La Corte d’appello di Napoli aveva già sollevato una volta il conflitto di attribuzione; in questa ordinanza ne proponeva una seconda proposizione.

    La questione di legittimità costituzionale

    La Corte d’appello di Napoli, prima sezione civile, ha proposto un nuovo ricorso per conflitto di attribuzione nei confronti della Camera dei deputati in relazione alla medesima delibera del 21 luglio 1998, con cui l’Assemblea aveva dichiarato insindacabili le dichiarazioni televisive del deputato Sgarbi.

    La decisione della Corte

    Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha rilevato che si trattava di una seconda proposizione del conflitto avverso la stessa delibera, dopo che il primo conflitto aveva già esaurito il rimedio; la reiterazione del medesimo conflitto sullo stesso atto è inammissibile.

    Il principio

    Il conflitto di attribuzione in materia di insindacabilità parlamentare non può essere riproposto più volte avverso la stessa delibera; una volta esaurito il rimedio con la prima proposizione, non è possibile tornare alla Corte sullo stesso atto.

    Domande e risposte

    Perché la Corte d’appello ha proposto un secondo ricorso?

    Probabilmente per ottenere un riesame alla luce di nuove argomentazioni o di una diversa prospettazione del nesso funzionale; tuttavia il sistema non consente una doppia impugnazione della stessa delibera.

    Cosa distingue questo caso dal n. 252/2003?

    Nel n. 252 il conflitto era proposto per la prima volta dalla Corte d’appello di Roma; nel n. 254 la Corte d’appello di Napoli proponeva il conflitto per la seconda volta avverso la stessa delibera — vizio che ne determinava l’inammissibilità.

    Gli eredi Costagliola hanno ottenuto tutela?

    Con la dichiarazione di inammissibilità la delibera parlamentare è rimasta in piedi; la domanda risarcitoria non poteva proseguire e la questione risarcitoria è rimasta irrisolta per gli eredi.

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  • Corte cost. n. 253/2003 – Misure di sicurezza infermi di mente e discrezionalità del giudice

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    La Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 222 del codice penale (ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario) nella parte in cui non consentiva al giudice di adottare, in luogo del ricovero in O.P.G., una diversa misura di sicurezza idonea a garantire cure adeguate e a contenere la pericolosità sociale dell’infermo di mente.

    Di cosa si tratta

    Quando un imputato è riconosciuto totalmente incapace di intendere e di volere, non viene condannato ma può essere sottoposto a misure di sicurezza. L’art. 222 c.p. imponeva in modo automatico il ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario (O.P.G.) al verificarsi di determinate condizioni, senza lasciare al giudice alcuna possibilità di scegliere una misura diversa anche quando questa fosse più adatta al caso concreto.

    La questione di legittimità costituzionale

    Il Giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Genova ha sollevato questione di legittimità dell’art. 222 c.p. in riferimento agli artt. 3 e 32 della Costituzione, nel caso di un imputato totalmente incapace la cui pericolosità sociale era esclusa solo in regime di comunità psichiatrica, rendendo inadeguato il più restrittivo ricovero in O.P.G.

    La decisione della Corte

    La Corte ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 222 c.p. nella parte in cui non consente al giudice di adottare, in luogo del ricovero in O.P.G., una diversa misura di sicurezza prevista dalla legge — in specie la libertà vigilata con prescrizioni — idonea ad assicurare cure adeguate e a far fronte alla pericolosità sociale. Ha dichiarato non fondata la questione relativa all’art. 219 c.p.

    Il principio

    L’automatismo nell’applicazione di misure di sicurezza per gli infermi di mente non è compatibile con gli artt. 3 e 32 della Costituzione; il giudice deve poter scegliere la misura concretamente adeguata alle esigenze di cura e di contenimento della pericolosità sociale del singolo individuo.

    Domande e risposte

    Cos’è l’ospedale psichiatrico giudiziario?

    L’O.P.G. era una struttura ibrida tra carcere e ospedale psichiatrico, destinata agli autori di reato totalmente incapaci di intendere e di volere ritenuti socialmente pericolosi; la legge n. 81 del 2014 ha disposto la chiusura degli O.P.G. e la loro sostituzione con le REMS (Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza).

    Perché l’automatismo del ricovero era incostituzionale?

    Perché non consentiva di valutare il caso concreto: se l’infermo di mente era pericoloso solo in assenza di trattamento comunitario, l’O.P.G. — molto più restrittivo — non era la misura proporzionata alle sue effettive esigenze di cura e contenimento.

    Quale evoluzione normativa è seguita alla sentenza?

    La pronuncia ha aperto la strada a misure di sicurezza flessibili per gli infermi di mente, culminando nella legge n. 81 del 2014 che ha chiuso gli O.P.G. e imposto misure terapeutiche individualizzate nelle REMS.

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  • Corte cost. n. 252/2003 – Conflitto attribuzioni Maroni e insindacabilità parlamentare

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    La Corte costituzionale ha dichiarato ammissibile il ricorso per conflitto di attribuzione proposto dalla Corte d’appello di Roma nei confronti della Camera dei deputati in relazione alla delibera sull’insindacabilità delle opinioni del deputato Roberto Maroni nei confronti di Roberto Napoli.

    Di cosa si tratta

    Roberto Napoli aveva convenuto in giudizio civile il deputato Roberto Maroni per dichiarazioni asseritamente diffamatorie. La Camera aveva deliberato che quelle dichiarazioni concernevano opinioni espresse nell’esercizio delle funzioni parlamentari, coperte dall’insindacabilità ex art. 68, primo comma, Cost. Il Tribunale di Roma aveva ritenuto improcedibile la domanda di risarcimento sulla base della delibera; la Corte d’appello ha sollevato il conflitto.

    La questione di legittimità costituzionale

    La Corte d’appello di Roma, sezione I civile, ha proposto conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato nei confronti della Camera dei deputati, contestando che le dichiarazioni del deputato Maroni — relative a un procedimento penale che aveva coinvolto persone poi prosciolta — potessero essere considerate esercizio di funzioni parlamentari.

    La decisione della Corte

    La Corte ha dichiarato ammissibile il ricorso a norma dell’art. 37 della legge n. 87 del 1953 e ha disposto la comunicazione immediata alla Camera dei deputati, riservando ogni definitivo giudizio al merito. La fase di ammissibilità verifica solo i requisiti formali del conflitto.

    Il principio

    Quando una delibera parlamentare di insindacabilità viene contestata da un giudice civile che si vede impedito di accertare la responsabilità del parlamentare, il conflitto di attribuzione è lo strumento costituzionale per risolvere la controversia.

    Domande e risposte

    Qual era il contenuto delle dichiarazioni contestate a Maroni?

    Le dichiarazioni riguardavano critiche su un procedimento penale che aveva coinvolto soggetti poi prosciolti; il Napoli, colpito dalle accuse, chiedeva il risarcimento del danno alla reputazione.

    Perché il giudice civile ha sollevato il conflitto?

    Perché la delibera camerale di insindacabilità gli impediva di esaminare la domanda di risarcimento nel merito; senza il conflitto non avrebbe potuto verificare se la Camera avesse correttamente applicato la prerogativa parlamentare.

    Qual è il passo successivo dopo la dichiarazione di ammissibilità?

    La Corte fissa l’udienza di merito; le parti presentano memorie e argomentano sulla questione dell’insindacabilità; la Corte decide poi con sentenza o ordinanza di merito.

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  • Corte cost. n. 251/2003 – Messa in mora preventiva nell’assicurazione RC auto

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    La Corte costituzionale ha dichiarato manifestamente infondata la questione di legittimità dell’art. 22 della legge n. 990 del 1969 sull’assicurazione obbligatoria RC auto, che imponeva al danneggiato di richiedere il risarcimento all’assicuratore con raccomandata almeno sessanta giorni prima di agire in giudizio.

    Di cosa si tratta

    Prima di poter fare causa all’assicuratore per danni da sinistro stradale, la legge del 1969 sull’assicurazione RC auto imponeva al danneggiato di inviare una raccomandata con avviso di ricevimento all’assicuratore, attendendo almeno sessanta giorni. Un Giudice di pace aveva contestato questa regola come lesiva del diritto di difesa e del principio di uguaglianza.

    La questione di legittimità costituzionale

    Il Giudice di pace di Osimo ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, 24 e 111 della Costituzione, questione di legittimità dell’art. 22 della legge n. 990 del 1969 nella parte in cui pone l’onere della preventiva messa in mora dell’assicuratore come condizione di procedibilità dell’azione risarcitoria.

    La decisione della Corte

    La questione è stata dichiarata manifestamente infondata. La Corte ha rilevato che la norma persegue una finalità legittima: consentire all’assicuratore di valutare il sinistro e formulare una proposta risarcitoria stragiudiziale, deflazionando il contenzioso. L’onere imposto al danneggiato non è irragionevole né lesivo del diritto di difesa.

    Il principio

    L’imposizione di un onere di preventiva messa in mora dell’assicuratore prima dell’azione giudiziaria è una scelta legislativa ragionevole finalizzata a deflazionare il contenzioso, compatibile con il diritto di difesa e il principio di uguaglianza.

    Domande e risposte

    Perché la legge imponeva la preventiva raccomandata?

    Per consentire all’assicuratore di istruire il sinistro, accertare responsabilità e danni, e formulare un’offerta risarcitoria stragiudiziale; l’obiettivo era ridurre i processi per danni da circolazione stradale.

    La norma è ancora in vigore?

    La legge n. 990 del 1969 è stata abrogata dal Codice delle assicurazioni private (d.lgs. n. 209 del 2005) che ha introdotto la procedura di indennizzo diretto; l’obbligo di preventiva richiesta risarcitoria è stato mantenuto con adattamenti.

    Cosa succedeva se il danneggiato agiva senza la preventiva messa in mora?

    L’azione era improcedibile; il giudice sospendeva il processo fino a quando non fosse decorso il termine di sessanta giorni dalla richiesta risarcitoria inviata all’assicuratore.

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  • Corte cost. n. 250/2003 – Incompatibilità testimone ex coindagato con archiviazione

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    La Corte costituzionale ha dichiarato manifestamente inammissibile la questione di legittimità degli artt. 61, 197, comma 1, lettera a), e 210 c.p.p. relativa all’incompatibilità con l’ufficio di testimone della persona già indagata per il medesimo fatto la cui posizione sia stata poi archiviata perché estranea al fatto.

    Di cosa si tratta

    Nel processo penale alcune persone non possono essere sentite come testimoni ordinari. La Corte d’assise di Agrigento doveva sentire persone già indagate per un omicidio, la cui posizione era stata poi archiviata come estranee al fatto; il pubblico ministero chiedeva di citarle come testimoni, ma i difensori eccepivano l’incompatibilità. La questione era se l’archiviazione rimuovesse o meno la condizione di incompatibilità.

    La questione di legittimità costituzionale

    La Corte d’assise di Agrigento ha sollevato, in riferimento agli artt. 3 e 111 della Costituzione, questione di legittimità degli artt. 61, 197, comma 1, lettera a), e 210 c.p.p. nella parte in cui prevedono l’incompatibilità con l’ufficio di testimone per persone già indagate per il medesimo fatto non in concorso con l’imputato, la cui posizione sia stata poi archiviata per estraneaità al fatto.

    La decisione della Corte

    La questione è stata dichiarata manifestamente inammissibile per difetto di motivazione sulla rilevanza nel caso concreto. Il giudice a quo non aveva dimostrato che la questione fosse rilevante nel suo procedimento, non avendo chiarito se le persone da sentire rientrassero effettivamente nelle ipotesi di incompatibilità contestate.

    Il principio

    La questione di legittimità costituzionale deve essere rilevante nel giudizio a quo: il rimettente deve spiegare in che modo la decisione della Corte inciderebbe concretamente sull’esito del processo che è chiamato a definire.

    Domande e risposte

    Chi è incompatibile con l’ufficio di testimone?

    Tra gli altri, i coimputati nel medesimo procedimento e i soggetti che per i fatti del procedimento potrebbero essere chiamati a rispondere (art. 197 c.p.p.); costoro sono sentiti con le garanzie dell’esaminato ex art. 210 c.p.p. e non sono obbligati a rispondere.

    Qual è la differenza tra testimone e imputato sentito ex art. 210 c.p.p.?

    Il testimone ha l’obbligo di dire la verità e può essere perseguito per falsa testimonianza; l’imputato sentito ex art. 210 ha la facoltà di non rispondere e non può essere condannato per le proprie dichiarazioni mendaci.

    L’archiviazione è sufficiente a rimuovere l’incompatibilità?

    La norma non disponeva espressamente in tal senso; la questione interpretativa richiedeva di stabilire se l’archiviazione per estraneaità al fatto fosse equivalente a una pronuncia che esclude definitivamente la responsabilità.

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  • Corte cost. n. 249/2003 – Incidente probatorio dopo scadenza termini delle indagini

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    La Corte costituzionale ha dichiarato manifestamente infondata la questione di legittimità degli artt. 392 e 393 c.p.p. nella parte in cui non prevedono la possibilità di richiedere l’incidente probatorio dopo la scadenza del termine di cui all’art. 405, comma 2, c.p.p. e prima dell’udienza preliminare.

    Di cosa si tratta

    L’incidente probatorio consente di assumere anticipatamente prove che potrebbero non essere disponibili al dibattimento. Il G.i.p. del Tribunale di Latina aveva ricevuto una richiesta di incidente probatorio per una perizia tecnica complessa, presentata dopo la scadenza del termine ordinario delle indagini ma prima dell’udienza preliminare; la norma non consentiva di accoglierla.

    La questione di legittimità costituzionale

    Il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, 24 e 111 della Costituzione, questione di legittimità degli artt. 392 e 393 c.p.p. nella parte in cui non prevedono che la richiesta di incidente probatorio possa essere presentata dopo la scadenza del termine ex art. 405, comma 2, c.p.p. e prima dell’udienza preliminare.

    La decisione della Corte

    La questione è stata dichiarata manifestamente infondata. La Corte ha rilevato che la rigorosa delimitazione temporale dell’incidente probatorio risponde a esigenze sistematiche del processo accusatorio e non contrasta con i principi costituzionali invocati; il diritto alla prova trova adeguata tutela nel dibattimento.

    Il principio

    La delimitazione temporale dell’incidente probatorio risponde a una scelta sistematica del legislatore compatibile con i principi costituzionali del giusto processo; il diritto alla prova è garantito in via ordinaria nel contraddittorio dibattimentale.

    Domande e risposte

    A cosa serve l’incidente probatorio?

    Consente di acquisire anticipatamente prove che non potrebbero essere raccolte al dibattimento senza pregiudizio; la prova assunta conserva piena validità per il giudizio di merito.

    Perché il G.i.p. di Latina chiedeva la modifica della norma?

    Perché la difesa aveva richiesto una perizia tecnica che, se svolta al dibattimento, avrebbe provocato una sospensione superiore a sessanta giorni; anticiparla avrebbe garantito celerità processuale.

    Come può essere disposta oggi una perizia complessa dopo i termini?

    Il difensore può chiedere al G.u.p. di disporre l’atto istruttorio in udienza preliminare oppure attendere il dibattimento; in alternativa, può presentare tempestivamente la richiesta di incidente probatorio entro i termini ordinari.

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  • Corte cost. n. 248/2003 – Ammissibilità conflitto Paolone e insindacabilità Camera

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    La Corte costituzionale ha dichiarato ammissibile, riservando ogni definitivo giudizio, il conflitto di attribuzione proposto dal Tribunale di Catania nei confronti della Camera dei deputati in relazione alla delibera sull’insindacabilità delle opinioni espresse dal deputato Benito Paolone nei confronti di Vincenzo Bianco.

    Di cosa si tratta

    Il deputato Benito Paolone era imputato di diffamazione aggravata davanti al Tribunale di Catania per dichiarazioni ritenute offensive nei confronti di Vincenzo Bianco. La Camera aveva deliberato che quelle dichiarazioni costituivano opinioni espresse nell’esercizio delle funzioni parlamentari, coperte dall’insindacabilità ex art. 68, primo comma, della Costituzione. Il Tribunale ha sollevato il conflitto, ritenendo erroneamente applicata la prerogativa parlamentare.

    La questione di legittimità costituzionale

    Il Tribunale di Catania, in composizione monocratica (4ª sezione penale), ha proposto ricorso per conflitto di attribuzione nei confronti della Camera dei deputati, contestando che le dichiarazioni del deputato Paolone potessero essere qualificate come opinioni espresse nell’esercizio delle funzioni parlamentari.

    La decisione della Corte

    La Corte, riservando ogni definitivo giudizio, ha dichiarato ammissibile il ricorso ai sensi dell’art. 37 della legge n. 87 del 1953 e ha disposto la comunicazione immediata alla Camera dei deputati. La dichiarazione di ammissibilità è una fase preliminare che non anticipa il merito.

    Il principio

    La valutazione di ammissibilità del conflitto di attribuzione è fase distinta e preliminare rispetto al giudizio di merito; la dichiarazione di ammissibilità non anticipa alcun giudizio sull’effettiva sussistenza del nesso funzionale tra le dichiarazioni e le funzioni parlamentari.

    Domande e risposte

    Cosa succede dopo la dichiarazione di ammissibilità?

    La Corte fissa l’udienza di merito in cui le parti possono contraddire sulla questione sostanziale; solo allora viene deciso se la Camera ha effettivamente leso le attribuzioni del giudice penale.

    Qual è il ruolo della Camera in questo tipo di conflitti?

    La Camera è il soggetto che ha deliberato sull’insindacabilità; nel giudizio davanti alla Corte può difendere la propria delibera argomentando l’esistenza del nesso funzionale tra le dichiarazioni contestate e le funzioni parlamentari del deputato.

    Come si misura il nesso funzionale?

    La giurisprudenza costituzionale richiede che le dichiarazioni siano riconducibili a specifici atti parlamentari tipici (interrogazioni, interpellanze, dichiarazioni in aula, ecc.) o a un contesto inequivocabilmente connesso all’esercizio del mandato.

    Norme collegate

  • Corte cost. n. 247/2003 – Insindacabilità parlamentare Sgarbi e nesso funzionale

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    La Corte costituzionale ha dichiarato inammissibile il ricorso per conflitto di attribuzioni proposto dal Tribunale di Roma contro la delibera della Camera dei deputati che aveva dichiarato insindacabili le dichiarazioni del deputato Vittorio Sgarbi nei confronti del magistrato Roberto Pennisi.

    Di cosa si tratta

    Il deputato Vittorio Sgarbi era imputato di diffamazione aggravata per alcune dichiarazioni offensive della reputazione del magistrato Roberto Pennisi, diffuse tramite un comunicato stampa ANSA e pubblicate su un quotidiano nel 1994. La Camera dei deputati aveva deliberato che quelle dichiarazioni costituivano opinioni espresse nell’esercizio delle funzioni parlamentari, coperte dall’insindacabilità di cui all’art. 68, primo comma, della Costituzione.

    La questione di legittimità costituzionale

    Il Tribunale di Roma, sezione IV penale, ha sollevato conflitto di attribuzioni nei confronti della Camera dei deputati, contestando che le dichiarazioni rese tramite comunicato stampa ANSA al di fuori di qualsiasi sede parlamentare potessero essere considerate opinioni espresse nell’esercizio delle funzioni parlamentari.

    La decisione della Corte

    Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. Secondo la giurisprudenza consolidata della Corte, l’insindacabilità richiede un nesso funzionale tra le dichiarazioni e l’esercizio delle funzioni parlamentari; il ricorso mancava dei requisiti motivazionali necessari per superare la soglia di ammissibilità del conflitto.

    Il principio

    Il conflitto di attribuzioni in materia di insindacabilità parlamentare è ammissibile solo quando il giudice rimettente argomenta in modo specifico l’assenza del nesso funzionale tra le dichiarazioni contestate e l’esercizio delle funzioni del parlamentare.

    Domande e risposte

    Cos’è l’insindacabilità parlamentare ex art. 68 Cost.?

    È la garanzia che protegge i parlamentari da azioni legali per le opinioni espresse e i voti dati nell’esercizio delle loro funzioni; la delibera camerale attesta che le dichiarazioni rientrano in tale protezione.

    Cosa distingue le opinioni protette da quelle non protette?

    Il nesso funzionale: le opinioni sono protette solo se si collegano all’esercizio concreto del mandato parlamentare; le dichiarazioni rese in contesti puramente privati o estranei all’attività parlamentare non sono coperte.

    Perché il comunicato stampa ANSA non era automaticamente protetto?

    Perché era diffuso al di fuori delle sedi parlamentari; l’art. 68 Cost. protegge le opinioni connesse all’esercizio delle funzioni, non qualsiasi dichiarazione resa da un parlamentare in qualsiasi contesto.

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  • Corte cost. n. 246/2003 – Pensione privilegiata militari e sclerosi multipla

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    La Corte costituzionale ha dichiarato manifestamente inammissibile la questione di legittimità dell’art. 169, secondo comma, del d.P.R. n. 1092 del 1973 nella parte in cui estende il termine decennale per la domanda di pensione privilegiata solo al morbo di Parkinson e non alla sclerosi multipla.

    Di cosa si tratta

    La legge sul trattamento di quiescenza dei dipendenti civili e militari fissa un termine di cinque anni dalla cessazione dal servizio per presentare la domanda di pensione privilegiata. Per il morbo di Parkinson il termine è elevato a dieci anni, data la difficoltà diagnostica. La Corte dei conti ha sollevato questione perché la stessa difficoltà diagnostica caratterizza la sclerosi multipla, malattia da cui era affetto un aviere in congedo che aveva visto respinta la sua domanda.

    La questione di legittimità costituzionale

    La Corte dei conti, sezione giurisdizionale per la Regione Puglia, ha sollevato questione di legittimità dell’art. 169, secondo comma, del d.P.R. n. 1092 del 1973, in riferimento all’art. 3 della Costituzione, nella parte in cui estende il termine decennale solo al morbo di Parkinson e non alla sclerosi multipla, malattia anch’essa di difficile diagnosi.

    La decisione della Corte

    La questione è stata dichiarata manifestamente inammissibile. La Corte aveva già esaminato la medesima questione con l’ordinanza n. 300 del 2001, dichiarandola a sua volta manifestamente inammissibile. I rimettenti non avevano addotto argomenti nuovi tali da giustificare una riapertura del giudizio.

    Il principio

    La mera reiterazione di una questione già dichiarata inammissibile, senza nuovi argomenti, non può essere accolta dalla Corte; il giudice rimettente deve offrire elementi nuovi rispetto ai precedenti per riaprire il giudizio.

    Domande e risposte

    Cos’è la pensione privilegiata per i militari?

    È la pensione spettante al dipendente pubblico che contrae una malattia o subisce lesioni in conseguenza del servizio prestato; viene riconosciuta su domanda dell’interessato entro i termini di legge.

    Perché il termine è più lungo per il morbo di Parkinson?

    Perché il Parkinson è una malattia a insorgenza lenta e difficile diagnosi; il legislatore ha ritenuto necessario dare più tempo ai malati per accorgersi della patologia e collegarla al servizio svolto.

    La norma discriminatoria è stata poi modificata?

    La questione è rimasta aperta per anni; il problema è stato affrontato in via interpretativa o attraverso disposizioni speciali per singole patologie, senza una modifica organica della norma impugnata.

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  • Corte cost. n. 245/2003 – Favor rei e sanzioni amministrative per violazioni sui rifiuti

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    La Corte costituzionale ha dichiarato manifestamente infondate le questioni di legittimità dell’art. 1 della legge n. 689 del 1981 e dell’art. 52, comma 1, del d.lgs. n. 22 del 1997, confermando che il principio del favor rei non si estende automaticamente alle sanzioni amministrative in materia di rifiuti.

    Di cosa si tratta

    Nelle sanzioni penali vige il principio del favor rei: se la legge cambia tra il momento del fatto e la sentenza, si applica quella più favorevole all’imputato. I giudici rimettenti chiedevano se questo principio si estendesse anche alle sanzioni amministrative irrogate per violazioni in materia di rifiuti, in particolare quando una modifica normativa successiva aveva reso meno grave la sanzione applicabile.

    La questione di legittimità costituzionale

    I Tribunali di Milano e di Ferrara hanno sollevato, in riferimento all’art. 3 della Costituzione, questione di legittimità dell’art. 1 della legge n. 689 del 1981 e dell’art. 52, comma 1, del d.lgs. n. 22 del 1997 nella parte in cui non prevedevano l’applicazione della sanzione amministrativa più favorevole sopravvenuta.

    La decisione della Corte

    Le questioni sono state dichiarate manifestamente infondate. La Corte ha ribadito il proprio orientamento consolidato: il principio del favor rei è proprio del diritto penale e non si estende automaticamente alle sanzioni amministrative; la scelta del legislatore di non prevedere la retroattività della norma sanzionatoria più favorevole in materia amministrativa non viola l’art. 3 Cost.

    Il principio

    Il principio del favor rei è proprio del diritto penale e non si estende automaticamente alle sanzioni amministrative; la scelta legislativa di non prevedere la retroattività della norma sanzionatoria più favorevole in materia amministrativa è conforme al principio di uguaglianza.

    Domande e risposte

    Cosa prevede il principio del favor rei?

    In materia penale, se la legge successiva al fatto è più favorevole all’imputato rispetto a quella vigente al momento del fatto, si applica la legge più favorevole, anche se la condotta era già stata giudicata (art. 2 c.p.).

    Perché i rimettenti applicavano la questione ai rifiuti?

    Perché il d.lgs. n. 22 del 1997 (decreto Ronchi) aveva modificato le sanzioni per alcune violazioni; i soggetti sanzionati con le vecchie regole più severe chiedevano l’applicazione retroattiva del regime più mite.

    Il diritto europeo ha cambiato questa situazione?

    La Corte EDU e la Corte di giustizia UE hanno progressivamente esteso le garanzie del diritto penale a sanzioni amministrative di natura punitiva; la questione è stata oggetto di evoluzione giurisprudenziale negli anni successivi al 2003.

    Norme collegate

  • Corte cost. n. 244/2003 – Decorrenza termini custodia cautelare e connessione qualificata

    Leggi la decisione integrale
    Testo integrale ufficiale della pronuncia (Consulta OnLine) e PDF dal sito della Corte.

    📄 Leggi il testo integrale →PDF dal sito della Corte costituzionale

    La Corte costituzionale ha dichiarato manifestamente inammissibile la questione di legittimità dell’art. 297, comma 3, c.p.p. in materia di decorrenza del termine massimo di custodia cautelare per fatti in connessione qualificata, sollevata dal Tribunale di Torino.

    Di cosa si tratta

    L’art. 297, comma 3, c.p.p. prevede che, in caso di più ordinanze cautelari per fatti in connessione qualificata, i termini decorrono dalla contestazione più risalente solo se la connessione era già nota al momento della prima ordinanza. Il Tribunale di Torino dubitava della costituzionalità di questa condizione, ritenendola irragionevole e suscettibile di pratiche elusive da parte dell’accusa.

    La questione di legittimità costituzionale

    Il Tribunale di Torino ha sollevato, in riferimento all’art. 13, ultimo comma, della Costituzione, questione di legittimità dell’art. 297, comma 3, c.p.p. nella parte in cui la decorrenza unificata dei termini opera solo quando la connessione era già nota al momento dell’emissione della prima ordinanza cautelare.

    La decisione della Corte

    La questione è stata dichiarata manifestamente inammissibile. I rimettenti non avevano motivato adeguatamente perché le interpretazioni già fornite dalla Corte non fossero applicabili al caso di specie. La questione mancava dei necessari requisiti motivazionali.

    Il principio

    Le questioni di legittimità costituzionale devono essere adeguatamente motivate in relazione alla specifica situazione processuale del caso concreto; la mera ripetizione di questioni già esaminate senza ulteriori argomenti ne determina l’inammissibilità.

    Domande e risposte

    Cosa significa connessione qualificata in materia cautelare?

    Si ha connessione qualificata quando più reati sono legati da un nesso di continuazione, concorso formale o altri rapporti previsti dalla legge; in questi casi i termini di custodia vengono unificati per evitare una detenzione complessiva superiore ai limiti massimi.

    Perché il Tribunale di Torino dubitava della norma?

    Perché riteneva irragionevole che la decorrenza unificata operasse solo quando la connessione era già nota al primo atto cautelare, favorendo potenzialmente prassi elusive da parte dell’accusa.

    Cosa comporta la manifesta inammissibilità?

    La Corte non esamina il merito della questione, rilevando un difetto formale o motivazionale; la norma rimane invariata e i processi pendenti seguono le regole in vigore.

    Norme collegate